Andarli a prendere alle medie?

Mi ricordo quando all’istruzione c’era Mariastella Gelmini che criticavamo di brutto, mi rammento anche i tempi della Moratti che adesso in lontananza appaiono luminosissimi perchè la nuova ministra Fedeli ce le fa rimpiangere di brutto. Anzi no, sarebbe divertente se le sue uscite così irreali non dovessero invece essere necessariamente applicate alla vita di tutti i giorni.

L’ultima sua surreale esternazione riguarda l’obbligo di andare tassativamente a prendere i ragazzi a scuola alle medie. Io purtroppo l’ho sempre fatto perché (per complicarmi la vita) avevo scelto di far frequentare alle mie figlie una scuola media non nel nostro quartiere ma in uno vicino. Limitrofo ma non così “vicino” da poter essere raggiunto a piedi. Quindi per Anita ci sono stati alcuni anni in cui ha potuto avvalersi del pulmino scolastico, mentre per Emma (hanno tolto il pulmino, e oggi mi chiedo: ci sarà mica stato lo zampino della Fedeli?) mi sono sciroppata tre lunghi anni di pendolarismo casa-scuola-casa-scuola.

Quindi tutta questa bella e lunga esperienza mi dà diritto a qualche commento sulla circolare in cui si stabilisce che sia obbligatorio che un adulto vada a prendere a scuola gli studenti delle medie. La prima considerazione riguarda l’atteggiamento della Ministra che sembra provare un’acuta antipatia verso i genitori. Si predica una sacrosanta e strategica alleanza fra scuola e famiglia, ma con queste rigide prese di posizione mi sembra che la distanza scuola-genitori rischi solo di ampliarsi.

Ricordando con tracotanza che i figli sono responsabilità dei genitori si impone un nuovo rito famigliare senz’altro complicato da organizzare. Se le mamme non sono casalinghe o magari partite Iva freelance, chi potrà andare a prendere i ragazzi? I nonni, le badanti, le tate? E i costi in termini di tempo e denaro?

Di solito davanti alle scuole all’ora di uscita ci sono incredibili ingorghi stradali di parcheggi selvaggi, che bella idea incrementare questo fenomeno! E poi, nonostante alcuni commenti babbioni all’articolo del Corriere sopracitato, (in cui si ricorda che gli anni delle medie sono quelli in cui si può ricadere nella tossicopendenza!) al di là di questo allarmismo gli anni delle medie sono anche quelli in cui è giusto e lecito che i ragazzini possano trascorrere qualche minuto tranquilli fuori della scuola a chiacchierare con gli amici, a guardarsi intorno, ad addocchiare magari anche qualche compagno interessante.

La Fedeli davanti a questa rischiesta di giovane autonomia ha ribadito, di non rompere e obbedire, i primi amori sbocceranno nel pomeriggio se proprio devono!

Barbie abita in Corso Como

L’evento era andato in scena la sera del 6 Aprile, nella settimana della Design Week.
(E ora si è aggiudicato due importanti riconoscimenti nel BEA Awards)
La facciata del palazzo in Corso Como 5 a Milano, si è trasformata come per magia in una vera e propria Casa di Barbie.
Grazie al video mapping, la nuova frontiera della tecnologia che proietta immagini in computer grafica su superfici reali ottenendo spettacolari effetti di proiezione 3D, al calare del sole moltissimi spettatori hanno assistito alla “costruzione” della casa dei sogni di Barbie. Modaioli, famiglie e bambini fan di Barbie accorsi hanno assistito ad uno spettacolo eccezionale, un’esplosione di immagini che li ha coinvolti totalmente e ha mostrato loro la casa di Barbie che si è “composta” letteralmente sotto i loro occhi, prima la facciata esterna e poi i vari ambienti interni.
L’evento era parte integrante della campagna #PapàCheGiocanoConBarbie, lanciata in Italia a Febbraio 2017 che speriamo cambi un po’ i costumi e combatta le discriminazioni di genere. Se i papà giocano con Barbie, le mamme possono aiutare i maschietti a crescere imparando a rispettare bambine prima e ragazze poi.

Le principesse Disney hanno una loro utilità!

In occasione della mostra dedicata alle Principesse e alle eroine Disney che partirà dal 14 ottobre presso il Museo del fumetto a Milano, Fondazione Cineteca Italiana e MediCinema Italia Onlus presentano una rassegna cinematografica che dall’8 ottobre, ogni domenica alle ore 15, fino al 29 ottobre, presso il MIC – Museo Interattivo del Cinema, proporrà la proiezione di un film Disney: Biancaneve e i Sette Nani, Cenerentola, La Bella Addormentata nel bosco e Disney Frozen – Il regno di ghiaccio.

Ogni appuntamento, scherzosamente “vietato ai maggiori di 18 anni”, sarà allietato da un red carpet per tutti i bambini che vorranno vestire i panni dei personaggi preferiti di ognuna delle magiche avventure Disney.

L’intera rassegna è dedicata alla promozione del progetto MediCinema e le proiezioni  hanno l’obiettivo di contribuire alla raccolta fondi per la realizzazione della sala cinema integrata nel Grande Ospedale Metropolitano Niguarda. I genitori che accompagneranno i/le propri/e figli/e, oltre ad acquistare il biglietto d’ingresso per i bambini e le bambine (€ 5), potranno acquistare uno o più biglietti solidali (€ 10), il cui importo confluirà nella raccolta fondi per la promozione del progetto di MediCinema.

Gli appuntamenti cinematografici prendono il via domenica 8 ottobre alle ore 15 con l’intramontabile capolavoro Biancaneve e i sette nani (1937), che quest’anno compie 80 anni. Basato sull’omonima fiaba dei fratelli Grimm, è stato il primo lungometraggio prodotto da Walt Disney ed il primo interamente a colori.
Tutte le domeniche, prima della proiezione delle ore 15, dalle ore 14:30 il MIC diventerà un vero e proprio set dove i partecipanti, vestiti con i costumi dei loro personaggi preferiti, potranno sfilare sul red carpet, farsi foto e divertirsi ad interpretare le Principesse e gli altri personaggi.

Panoramica europea sui vaccini

Mi hanno inviato questa infografica che fa il punto sulla situazione vaccinale in Italia e in Europa e mi sono stupita nel vedere che in alcuni paesi altamente civilizzati, come ad esempio Inghilterra, Irlanda, Spagna, Portogallo, la situazione sia così diversa dalla nostra realtà.
Le discussioni e le polemiche sui vaccini continuano, personalmente ho vaccinato le mie figlie, mi sono astenuta solo nel caso del papilloma virus, dopo essermi ampiamente informata (ed esserne anche stata vittima con conseguente tumore al collo dell’utero).

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la soglia di sicurezza minima di uno Stato, si aggira intorno al 95%. Sotto questa percentuale gli agenti patogeni, responsabili dell’insorgenza di specifiche malattie, continuano a diffondersi nella società.
Dall’attività dell’Istituto Superiore di Sanità è emerso che in Italia questo limite non viene raggiunto per nessuno dei vaccini monitorati.
Si avvicinano alla copertura minima richiesta, (93%) solo i vaccini che contrastano Epatite B, Tetano, Polio, Difterite, Pertosse, Hib. Al contrario, la minor copertura vaccinale riguarda la varicella (30%).

Con l’approvazione del nuovo decreto legislativo sulla materia, il cui fine è ridurre al minimo la diffusione delle malattie infettive prevenibili da vaccino, per i minori da 0 ai 16 anni sarà obbligatorio effettuare determinate vaccinazioni.
Nel caso in cui ciò non avvenga, verrà corrisposta una multa e sarà preclusa al minore l’ammissione all’asilo nido e alle scuole dell’infanzia.

Il festival del disegno a Milano

Parte domani mattina, negli spazi dei Giardini Indro Montanelli, la seconda edizione di The Big Draw, il festival internazionale del disegno.
Inizia questo weekend a Milano, una maratona di due giorni con appuntamenti imperdibili, durante i quali si alternano workshop e incontri totalmente gratuiti con artisti e illustratori e poi si estenderà in tutta Italia.

Tutti sono invitati: grandi e piccoli, appassionati e professionisti, per sperimentare, disegnare e divertirsi, liberando la creatività.

I laboratori, con la guida esperta dello staff di Pleiadi, specialisti nella didattica e nella formazione dei ragazzi, sono disponibili a ciclo continuo durante le due giornate.

Si può provare il disegno sull’acqua con l’antica arte del Suminagashi, il percorso sensoriale all’interno del parco, la creazione dei colori della natura, l’acquerello botanico a cura della Scuola Superiore d’Arte Applicata del Castello Sforzesco oppure realizzare la propria spilletta, partecipare al maxi disegno sul muro dei colori, fino a sperimentare il movimento delle immagini con lo zootropio.

A cadenza oraria e con possibilità di prenotazione durante il festival, il programma prevede Atelier d’Artista con Pat Carra, Chiara Carrer, Anusc Castiglioni, Dario Cestaro, James Clough, Jim Le Fevre, Giulia Orecchia, Alessandro Sanna e Arianna Vairo che coinvolgono i partecipanti in lezioni e dimostrazioni dal vivo.

Novità di questa seconda edizione di The Big Draw Italia è la Stra-disegno: una grande corsa attraverso il parco alla ricerca di oggetti da raffigurare prevista per la domenica mattina. Qui è possibile scaricare il programma della manifestazione.

The Big Draw è un ente di beneficenza, fondato nel 2000 in Inghilterra, che promuove una campagna internazionale a sostegno del linguaggio universale del disegno come strumento di apprendimento, forma di espressione e di invenzione. Un grande festival con migliaia di attività pensate per coinvolgere chi ama disegnare e anche e soprattutto chi è convinto di non saperlo fare.

Alzeimer Fest

Tre giorni di festa, di musica, cibo, degustazioni, incontri, giri in barca, in bici, giochi per i bambini, il concerto della Banda Osiris e lo spettacolo di Paolo Hendel.

Dall’1 al 3 settembre, a Gavirate (un’ora da Milano in treno o in auto) sul lago di Varese, ci sarà la prima edizione dell’Alzheimer Fest, una specie di Oktober Fest ma meno alcolica, più allegra e vera.

Un raduno per festeggiare una malattia?

Sembra una cosa strana ma non è così: è un evento per combattere lo stigma su questa patologia sempre più diffusa. Qui si parlerà di Alzheimer anche in maniera più leggera, si condivideranno storie ed esperienze. Si cercherà il lato surreale della malattia, ma ci saranno anche approfondimenti, testimonianze, incontri con geriatri e specialisti. E’ una festa per sfidare la solitudine a cui condanna l’Alzheimer.

Quando qualcuno si ammala di nel nostro Paese diventa un problema personale. I famigliari dell’ammalato devono gestire la situazione al meglio delle loro possibilità e magari senza lamentarsi troppo. In solitudine, appunto.

In Italia gli ammalati sono un milione e ben tre milioni di famigliari che si occupano di loro.

Sono tanti, perchè la vita si è allungata e le malattie degenerative molto più frequenti. Un milione di persone che si isola dal mondo e vive in un universo parallelo di stranezze e demenza. Chi si prende cura di loro rischia di fare altrettanto, di perdere la brocca, di isolarsi. Convivere con l’Alzheimer è come abitare su un altro pianeta. Pochi, anche tra gli amici più empatici, riescono veramente a capire la nuova realtà in cui è precipitata la famiglia.

Opera di Maurizio Cattelan realizzata per Alzheimer Fest

Allora bisogna organizzarsi. Si fa rete. Per necessità e voglia di non soccombere a questo diavolo di malattia degenerativa che stravolge la vita alle persone che amiamo, sono nate molte associazioni di volontari e famigliari di ammalati di Alzheimer e una delle più “vivaci” si trova appunto a Gavirate.

Per capire meglio lo spirito della manifestazione guardate Il sogno di Mariuccia, un corto, ironico, delicato e commuovente, dedicato alle persone malate.

Opera creata da Maurizio Cattelan per Alzheimer Fest

Mamma in 3 ore

La qualità del rapporto mamma/bambino non è data dai litri di latte che lei fornisce, ma dall’amore con cui circonda il piccolo.
(buona e verissima notizia per tutte le mamme che hanno problemi di allattamento)
Questo è uno degli aforismi che si trovano nelle ultime pagine di Mamma in 3 ore
prezioso manuale di self help, esaustivo per tutte le neomamme, scritto da Giuseppe Ferrari, primario della divisione di Neonatologia e Pediatria dell’ospedale Umberto I a Torino.
Il titolo scelto dall’autore è volutamente provocatorio: bastano tre ore per leggere il libro e dopo si dovrebbe essere pronte, perfette per affrontare gioie e dolori della maternità.
Ogni mamma ha il bambino che si merita (nei primi anni di vita), riporta ancora Ferrari nell’elenco degli aforismi che devono far riflettere le madri.
Sembra quasi una minaccia, quindi altro che 3 ore, il manuale, per far funzionare le cose, conviene impararlo bene.
Magari anche un po’ a memoria.
Ma non c’è bisogno, perchè questo libro affronta i problemi relativi al primo anno con il bebé e, capitolo dopo capitolo, spiega proprio tutto. Come farcela in qualsiasi situazione, dalla più semplice a quelle di emergenza. Si può consultare di volta in volta, trovando facilmente l’argomento che interessa. Allattamento, coliche, dentizione, problemi di sonno, sviluppo motorio e cognitivo: c’è proprio tutto.
L’importante è imparare a mettersi in ascolto e cogliere le esigenze e i tempi del piccolo, perché il bebè è il miglior medico di se stesso. Un manuale che bada all’essenziale: agile e completo, ricco di consigli su come far crescere al meglio il proprio bambino. Senza trascurare gli imprevisti, i piccoli contrattempi, le preoccupazioni che, pare, siano quasi sempre immaginarie.
Questo scrive il grande pediatra ed esorta le mamme a stare traquille, ad avere fiducia nelle proprie capacità di ascolto e intuizione.
Però nelle ultime pagine del libro, Ferrari un sassolino dalla scarpa se lo toglie.
Dopo tanti anni di onorata carriera e tante frequentazioni con neonati, bambini e soprattutto con le loro mamme, si è divertito a stilare una piccola lista di stereotipi materni, descritti con tutti i loro tic e idiosincrasie.
Questa è la parte più divertente del libro e fa capire molto bene da dove provengono molti problemi dei nostri figli.

In estate viva il gioco libero!

Sfruttiamo l’estate per lasciare i nostri bambini liberi di giocare sfruttando la loro creatività, libri di sperimentare ma anche di annoiarsi.

A dispetto delle loro agende invernali piene di impegni, quando frequentano corsi per imparare uno strumento, praticare uno sport, apprendere una nuova lingua. Modi intelligenti di impiegare il tempo dei bambini ma a volte un po’ stressanti: sia per i genitori che devono organizzare e accompagnare sia per i piccoli che si stancano troppo.

Dov’è finito il tempo del gioco? Quello spazio temporale libero e spensierato che il bambino può impiegare per far galoppare la fantasia, costruire legami con altri bambini e con gli adulti senza che siano finalizzati al raggiungimento di altri traguardi e risultati misurabili.

Dell’importanza del gioco parlano le educatrici Jessica Joelle Alexander e Iben Dissing Sandahl nel best seller Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni

Ma perché il gioco libero è così importante? Perché senza poter costruire la loro identità e le loro relazioni in autonomia e indipendentemente da risultati esterni il bambino non svilupperà una personalità equilibrata. A cosa serve essere dei geni in matematica se non si hanno le capacità emotive di affrontare gli alti e bassi della vita?

Le autrici spiegano che lasciare il bambino libero di giocare lo aiuterà a sviluppare la resilienza, termine che indica la capacità di gestire le emozioni e controllare lo stress. Un’abilità fondamentale per prevenire i disturbi d’ansia e diventare adulti più equilibrati e felici.

In Danimarca non a caso si dà grande importanza allo sviluppo emotivo del bambino, non soltanto all’acquisizione di abilità e competenze. I bambini piccoli non vanno messi eccessivamente sotto pressione. Un bambino non dovrebbe sempre dover dare il massimo per ottenere un elogio.

Non è un caso che la Danimarca sia la patria dei Lego, i celebri mattoncini che consentono al bambino di usare l’immaginazione per giocare in libertà. Lego è la contrazione delle parole leg godt, che significano “giocare bene”.

Pixabay

Nel libro le esperte dispensano consigli ai genitori che vogliano regalare ai loro figli un’esperienza di gioco formativa e stimolante:

  1. Spegnete la tv, i cellulari e ogni altro apparecchio per stimolare i bambini a usare la loro immaginazione.
  2. Mettete a disposizione del bambino materiali e strumenti in grado di sviluppare tutti i sensi e la creatività. Non mostrategli come devono usarli, non guidateli nelle attività ludiche. Lasciateli liberi di imparare, condurre il gioco e creare e il loro cervello crescerà.
  3. Portate i bambini al parco, in spiaggia, nei boschi e in altre aree aperte in cui possano esplorare in autonomia senza rischi l’ambiente circostante.
  4. Fate frequentare ai vostri figli bambini di età diversa in modo che possano passare al livello successivo di apprendimento più facilmente.
  5. Per almeno 20 minuti al giorno mettetevi al loro livello e lasciate che siano loro a guidare il gioco, a coinvolgervi nella costruzione della loro realtà.
  6. Lasciate che giochino anche da soli per sviluppare l’immaginazione e usando voci diverse.
  7. In casa create un ambiente sicuro ma stimolante che li esorti a esplorare e a superare i loro limiti. Ad esempio un percorso a ostacoli con cuscini, materassini e piccoli sgabelli.
  8. Parlate ad altri genitori del movimento del gioco sano e cercate di coinvolgerli.
  9. Non intervenite subito in caso di conflitti tra vostro figlio e gli altri bambini. Il bambino deve imparare a rapportarsi ai bambini più difficili.
  10. Lasciate che il bambino trovi da sé le soluzioni. Fate un passo indietro e non proteggeteli quando non è necessario. Solo in questo modo svilupperanno le abilità più utili nella vita.

Praticando il gioco libero i bambini giorno dopo giorno impareranno a gestire la paura e la rabbia. Questo perché nel gioco non si ricevono mai troppe lodi. Il bambino deve costantemente negoziare le regole ed essere consapevole dello stato emotivo degli altri partecipanti per evitare che qualcuno si arrabbi e il gioco finisca: “Dal momento che i bambini vogliono giocare insieme, queste situazioni esigono che si esercitino ad andare d’accordo con gli altri, trattandoli da pari -scrivono le autrici- un’abilità fondamentale per essere in seguito felici nella vita”.

Il bambino libero di giocare oltre a essere più felice si immedesima nell’altro, sviluppando empatia e correndo un rischio minore di diventare un bullo.

Per rendere più facile la vacanza con il bebè

Quando si parte in vacanza con un bambino piccolo ci si porta dietro metà casa. Perchè è difficile scegliere quello che potrebbe servire, anzi di solito l’ansia fa pensare che tutto potrebbe essere indispensabile. E allora per sentirsi più sicure, per avere la situazione sotto controllo si impacchetta tutto e poi si parte cariche come sherpa.
E se poi mancasse qualcosa? La vocina interiore della neomamma è difficile da zittire.
Quando si parte con un bebè è normale avere mille dubbi… ricordo nella prima estate di vita di Anita che era previsto lo svezzamento. Dovevo darle prima la mela o la pera?
Un dubbio così amletico che avevo cercato anche un pediatra in vacanza.
Non il mio pediatria che era in ferie, ma un altro che viveva nel paesino vicino al lago dove avevamo affittato la casa delle vacanze. Era una signora simpatica che quando le avevo chiesto se era meglio grattuggiare prima la mela oppure (magari… forse… altre scuole di pensiero dicevano) la pera mi ha guardato con condiscendenza.
Perchè dal dilemma mela-pera discendeva poi l’altro grande timore materno: mio figlio crescerà abbastanza? E naturalemente, se non lo fa, la colpa è della mammma.

Insomma un inferno…ma adesso non è più così, esistono accessori che permettono di andare in vacanza con i piccolini con molta più serenità.
Per sapere se il pupo cresce e rientra nei classici percentili, non c’è bisogno di stanare un pediatra, si può ricorrere a questo misuratore, un apparecchio semplicissimo che permette di conoscere la circonferenza cranica del bebè e confrontarla con i vari standard di sviluppo, da tre mesi a tre anni. E’ un oggetto molto facile da utilizzare che si può mettere in valigia senza che occupi troppo spazio.
E’ un misuratore versatile, con un nastro in materia plastica indeformabile, oltre a essere usato per i bambini, può calcolare anche la distribuzione del tessuto adiposo negli adulti.
Magari nella pancia di vostro marito? Oppure se è palestrato diventa utile per una misurazione antropometrica della massa muscolare del bicipite!
Un altro strumento utile da mettere in valigia, è questo termometro , che sembra un giocattolo. Una stella marina galleggiante che farà in modo di non sbagliare la temperatura del bagnetto. E’ così simpatico che anche convincerà anche il bebè più riottoso a fare il bagnetto senza capricci.
(post in collaborazione con Gima)

Come imparare a fotografare i bambini

Oramai con i social, siamo tutti fotografi quindi meglio approfondire la tecnica per non perdere follower! Appuntamento importante per le mamme, (ma anche i papà, le nonne, le zie…) per imparare tutti i trucchi per fotografare al meglio i bambini.

Soggetti affascinanti ma difficili da rendere al meglio.

Per chi vive a Milano, c’è un interessante workshop dedicato alla Fotografia dei bambini e pensato appositamente per le mamme, organizzato da Manfrotto durante il Wide Photo Fest 17, in programma nella cinematografica Piazza Gae Aulenti dal 9 all’11 giugno.
Il workshop si svolgerà venerdì, alle ore 18:00, e sarà tenuto da Camilla Parolin,  fotografa professionista specializzata nella fotografia di gravidanza, neonati, bambini e famiglie. È possibile partecipare gratuitamente al workshop iscrivendosi qui.

 

Mamma mia: la gravidanza a fumettti!

Fare ironia sulla gravidanza e sui primi mesi di maternità è molto di moda, ma non avevo mai letto il diario a fumetti dei nove mesi dell’attesa. Perciò mi sono molto divertita con MAMMA MIA! della fumettista argentina Agustina Guerrero.

Dopo il grande successo in patria, il libro è stato esportato e tradotto, ed è uscito da poco in Italia. Dal test di gravidanza alla rottura delle acque: questa illustratrice racconta con una grande dose di umorismo i piccoli aneddoti quotidiani i mesi precedenti alla nascita.

Un volume di illustrazioni e vignette dove le risate per i momenti in cui Agustina ironizza sul suo aspetto o i suoi malesseri, si alternano alle pagine in cui condivide gli attimi di tenerezza, gli abbracci, i dubbi, le paure e le lacrime.

L’autrice ha realizzato il suo diario illustrato proprio durante la gravidanza, garantendo così spontaneità e freschezza alle sue pagine.

«Le mie sono vignette che raccontano la vita quotidiana di una trentenne, della relazione di una coppia, delle paure e insicurezze» racconta Agustina. «Esperienze che credevo accadessero solo a me ma che, vedendo i riscontri in Facebook e le persone che mi contattano (ragazze e ragazzi da ogni parte del mondo), sono molto comuni»

La realizzazione “in tempo reale” le ha permesso di scrivere una sorta di piccola guida per coppie in attesa: non solo il punto di vista di una donna quindi, ma quello di due persone che vivono insieme gli attimi chiave dei nove mesi, affrontando tutte le “conseguenze straordinarie” della pancia che cresce.

Come soppravvivere al primo anno di vita del bebè

I primi dodici mesi di vita, si sa, non sono facili: per la mamma così come per il bebè. Accanto alle indimenticabili situazioni di rito: il primo sorriso, la prima vaccinazione, il primo dentino, la prima parola, ci sono le fonti di stress e frustrazione: gli orari impossibili, la carenza di sonno, la mancanza di tempo per sé.

Diario semiserio della mamma e del bebè è quello che serve a ogni neomamma per non dimenticare – e fare pace – con tutto questo. Pagine da scrivere, annotare, colorare, leggere e personalizzare a seconda dell’umore e della situazione del giorno, dal primo al dodicesimo mese di vita del bebè.

Il diario è fatto per essere utilizzato in qualsiasi ordine. Si può scegliere semplicemente la pagina più rilevante nel momento. Puoi annotare la data e una frase per descrivere la giornata: le emozioni, le frustrazioni e anche i porconi.

Ai miei tempi avevo fatto uno scrapbook, per inibizione, una cosa molto più tenera e anche un po’ ipocrita che descriveva solo i momenti belli. Questo invee è un diario di combattimento a 360° in cui si può anche scarabbocchiare qualcosa quando non se ne può veramente più. E riderci sopra, vergognarsi o sentirsi in colpa, un giorno che invece le cose filano lisce e il bebé sembra un angioletto. Tanto è un diario e dovrebbe essere segreto 🙂

Forse noi siamo un po’ meglio…

Hannah Baker, protagonista di Tredici ha un carattere un po’ difficile e i nostri ragazzi l’hanno capito bene, tanto che girano in rete dei meme come quello qui sotto. Hannah se le cose non vanno come vuole lei è subito pronta a vendicarsi…

Discutendo della serie la mia amica Giannina, mi ha fatto scoprire questo video
del TED Talk di Peggy Orenstein, giornalista e autrice americana che, per tre anni, ha intervistato ragazze americane tra i 15 e 20 anni, indagando sulla loro sessualità.

Le testimonianze raccolte dalla Orenstein sono quelle di ragazze colte, che si definiscono indipendenti e determinate. Non sono quelle imbranate, poverette un po’ analfabete delle teen mums. Queste ragazze studiano, anche nelle università prestigiose della Ivy League, sanno quello che vogliono. Ma con le loro confidenze intime il loro empowerment di facciata crolla miseramente.

Mentre negli anni antichi del femminismo le donne rivendicavano il diritto di provare piacere nel fare sesso, attraverso i decenni (con un passaparola deformato) a queste ragazze il messaggio arrivato è: fare sesso.

Infatti tutte iniziano presto, quasi sempre offuscate dall’alcol. Meglio farlo per essere emancipate e cavarsi l’impiccio. Le loro aspettative nel sesso sono: non sentire male e non essere imbarazzate. Non conoscono il loro corpo. Le vecchie femministe consigliavano di guardarsi con uno specchietto, queste ragazze invece si sentono a posto solo dopo una ceretta totale alla brasiliana e magari, per chi se lo può permettere, una plastica alle grandi labbra.

L’intervento “cosmetico” di correzione alla vagina è aumentato del 80% tra il 2014 e il 2015 nelle ragazze al di sotto dei 20 anni. Il modello di intervento più richiesto si chiama “Barbie” perché naturalmente, essendo una bambola, tra le gambe ha un taglietto perfetto.

La Orenstein svela anche che questa inibizione nei riguardi degli organi genitali femminili viene da lontano: molto spesso nelle dinamiche familiari americane si crescono i maschietti con un simpatico cameratismo verso il loro “pisellino”, mentre verso il corpo femminile c’è omertà. Non ci sono nomignoli divertenti per la vagina. Si rimane sul vago.

Quest’ultima non è certamente una buona notizia, ma mi ha dato qualche speranza. Nelle case italiane “patatina” lo diciamo. Forse allora non siamo ancora messi così male. nonostante i nostri figli tendano a copiare tutto quello che viene dagli USA e Google sia la loro Bibbia, noi per fortuna/tradizione/allegria siamo meno inibiti.

E anche per le nostre ragazze forse c’è ancora un po’ di speranza.

Aiutiamo i bambini prematuri

Il problema dei bambini prematuri mi sta particolarmente a cuore, a questo tema infatti avevo dedicato, dieci anni fa, il primissimo post del blog.

Ne parlo ancora una volta perchè in questo periodo, fino all’8 maggio,  l’ospedale pediatrico milanese Vittore Buzzi, attraverso la sua fondazione (OBM Onlus) ha attivato una campagna di raccolta fondi tramite numero solidale. E’ un’iniziativa per sostenere le spese di acquisto di un macchinario per l’Ospedale, uno strumento che serve a diagnosticare per tempo una malattia della retina che spesso i prematuri sviluppano. E’ molto importante curarla fin da subito, per evitare che si aggravi e che porti alla cecità.

Testimonial di questa importante iniziativa benefica è Cristina, una bambina nata prematura alla 26ma settimana quando pesava solo 577gr. Poi, con tante cure e un’operazione agli occhi, è riuscita a vivere. La mamma di Cristina ha appeso sulla porta un fiocco rosa per la sua nascita solo quando l’ha presa in braccio e l’ha portata a casa.

Ora Cristina ha 7 anni ed è sana e forte, è una bambina superattiva, le piace molto fare sport, in particolare andare a cavallo. È riuscita a lottare grazie alle cure ricevute all’Ospedale Buzzi di Milano, insieme all’associazione OBM Onlus, che ogni giorno sta al fianco delle famiglie in questi delicati momenti, quando non essere soli fa la differenza.

Un’altra bellissima iniziativa sempre per aiutare i bambni nati troppo presto è Cuore di maglia, un’organizzazione di ragazze e signore di tutte le età bravissime con i ferri (come si diceva una volta). Adesso l’arte di fare la maglia si chiama knitting, all’inglese, è diventata molto di moda in tutto il mondo.

Le nuove magliaie sono artiste che fanno istallazioni oppure bombardano le città con yarn bombing, sono cioè graffitare con i gomitoli e ricoprono di lana, gli arredi urbani.

Ma ci sono anche le patite del knitting che mettono la loro abilità a disposizione dei più piccoli, anzi dei piccolissimi. Quei bambini così minuscoli che la misura delle loro cuffiette è uguale a quella di una mela e i calzini sono “mezzo pavesino”.

Quando vieni alla luce troppo in fretta, è difficile trovare l’abbigliamento della misura giusta, perchè anche la taglia “zero” da neonato è davvero troppo grande. Così gli indumenti minuscoli vengono creati ad hoc da queste magliaie gentili e solerti che lavorano veramente con il cuore, usando filati speciali, che possono stare a contatto con la pelle delicatissima e fragile di questi neonati speciali. Copertine, cuffiette, calzini vengono poi donate a vari reparti prematuri degli ospedali.

Quello che i genitori dicono

A volte ascolto cose…

in giro per la città sento conversazioni che mi scandalizzano stupiscono così tanto che vorrei intervenire, ma so che invecchiando si perdono i freni inibitori e quindi per non apparire come una brontolona rimbambita sto zitta e rimugino. A volte cerco di non ridere, altre mi scappano espressioni strane, ma giuro che mi sto allenando per rimanere impassibile.

Dal coiffeur:

Signora carina sui quarantacinque, mamma e sposata, con gran voglia di chiacchierare con il parrucchiere che la phona:

“Sì, perchè mi hanno spiegato che i figli dispari assomigliano al papà e quelli pari alla mamma”

“In che senso?”

Guarda il parrucchiere con un po’ di condiscendenza (forse non capisce perchè è single e magari anche un po’ gay?):

“E’ facile il figlio n°1, n°3, n°5, ha un carattere più simile a quello del padre, mentre il n°2, n°4, n°6 hanno preso dalla madre!”

In un’Italia con una natalità di 1,31 bambini a famiglia è un grande ragionamento e infatti il ragazzo commenta:

“Ci vogliono un sacco di figli! Ma ci sono?”

All’aperitivo:

Locale alla moda rumoroso e colmo di gente, al tavolo di fianco a noi due giovani coppie, una con bebè di circa 9 mesi.

Il papà per intrattenere la figlia le fa ciucciare un po’ il collo di una birra Menabrea, è amara e la piccola comincia a strillare.

La mamma ride e prende in braccio la figlia. Poi le offre un minuscolo pomodoro pachino, forse la bebè si soffocherà.

E invece siamo fortunati e non succede.

Il papà orgoglioso spiega all’altra coppia, senza figli, come funziona la vita di famiglia.

“La mettiamo a letto alla sera verso le 11”

“????”

“Sì, perchè torniamo a casa tardi dal lavoro e vogliamo godercela un po'”

“Ma al pomeriggio dorme?”

“Mah”, ci pensa un po’, sembra una domanda difficile…

“Forse, un’oretta…”, sorride e le passa con nonchalance un altro bel pachino.

 

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