Biscotti vegan semi e cioccolato

Nei giorni dopo Natale il tempo è un po’ sospeso: ci si rilassa, si pensano buoni propositi per l’anno che verrà, si vedono parenti e amici e si cerca di tener a bada i sensi di colpa alimentari. Abbiamo mangiato troppo, dobbiamo corrrere al riparo. Stare in riga almeno per 48 ore, prima dell’abbuffata di Capodanno. Ma non si può negarlo, zucchero e affini danno assuefazione, non si può smettere così di colpo… Sarebbe un trauma, qualcosa di dolce è necessario per conservare l’allegria delle feste. Allora si possono provare questi cookies che come base hanno la polpa di banana e contengono un mix di semi che fanno benissimo. Facilissimi da fare e totalmente innocui per la linea (a parte le gocce di cioccolato fondente). Supersani e golosissimi.

Ingredienti

  • 2 tazze di fiocchi di avena
  • 3 banane
  • mezza tazza di semi a piacere (ho usato semi di girasole, zucca, sesamo e lino)
  • mezza tazza di cocco in scaglie
  • mezza tazza di uvetta
  • mezza tazza di gocce di cioccolato fondente
  • due cucchiai di semi di chia
  • un cucchiaino di lievito per dolci
  • un cucchiaino di bicarbonato di sodio
  • succo di un limone
  • cannella q.b.

Procedimento
Unire i semi di chia a 3 cucchiai d’acqua, mescolare bene e lasciare riposare.
Riscaldare il forno a 180ºC.
Sminuzzare nel mixer 1.5 tazze di avena fino ad ottenere una consistenza farinosa.
In una ciotola grande schiacciare le banane con una forchetta finché non diventano una poltiglia, poi aggiungere la farina di avena, i restanti fiocchi d’avena e tutti gli altri ingredienti secchi.
Mescolare bene aggiungendo al mix i semi di chia che dovrebbero essersi uniti in una gelatina.
Dopo aver amalgamato bene tutti gli ingredienti, aggiungere il succo di limone.
Formare delle palline su una teglia ricoperta di carta da forno.
Appiattire tutte le palline e infornare per 20 minuti.
Togliere dal forno e lasciare raffreddare completamente i biscotti prima di mangiarli!

VegAgenda 2019

Per iniziare il nuovo anno con buoni propositi (mangiare meglio, perdere peso, fare più attività fisica, trovare un nuovo equilibrio…) c’è un piccolo alleato molto utile: la VegAgenda.

Divenuta oramai una tradizione, l’edizione del 2019 arriva arricchita e ancor più accattivante. Piena di consigli anche per chi non sia già “un adepto” e con curiosità voglia entrare a piccoli passi nel mondo “verde” di vegani e vegetariani.Decidere di non mangiare più prodotti animali è una scelta etica e la nuova VegAgenda dedica le prime pagine a raccontare di Empty Cages, un’associazione americana che ha come scopo quello di sensibilizzare l’opione pubblica verso il rispetto degli animali considerati non “bestie” ma essere senzienti, dotati di intelligenza e sensibilità.

Questo concetto è stato stabilito anche dal recente trattato di Lisbona ma troppo spesso noi umani tendiamo a non ricordarcene. Esiste un premio Empty Cages, gabbie vuote, titolo ottimista di grande significato e speranza, attribuito alle personalità che con i loro studi riescono a diffondere il rispetto verso gli animali.

Quest’anno il premio è stato vinto da Mark Bekoff, docente all’Università di Boulder in Colorado, e negli anni precedenti da altrettanto importanti personalità nel mondo accademico anglossassone.

Dopo la prefazione sui diritti degli animali la VegAgenda, coloratissima e con una grafica molto accattivante, con una pagina per giorno, fornisce suggerimenti e informazioni. Come affrontare il nuovo anno in maniera più semplice, allegra e soprattutto ecologica

Ci sono ricette originali e golose, indicazioni su come cimentarsi al meglio nello smaltimento dei rifiuti e anche semplici e divertenti tecniche di pet therapy che regalano benessere, a noi e ai nostri amici pelosi.

Mary Poppins ritorna

Da bambina era il mio film preferito, perciò ho accolto la nuova pellicola di Mary Poppins con molte aspettative. Con un gran dispendio di mezzi (cast stellare, musica ed effetti speciali) la nuova puntata di Mary Poppins,con la regia di Rob Marshall non è un remake della pellicola del 1964 ma un sequel. Infatti a Londra, in via dei Ciliegi 17, si vede la vita circa vent’anni dopo la prima storia. Mike e Jane, i bambini a cui Mary Poppins faceva da tata, sono cresciuti. E’ il 1929 l’anno della grande crisi e le cose non vanno tanto bene.

Jane è una sindacalista, ha ereditato lo spirito combattivo della madre che era stata una suffragetta. Mentre Mike, vedovo squattrinato con 3 figli, lavora in banca, anche se vorrebbe fare il pittore. I soldi scarseggiano, tanto che la casa, causa debiti, sta per essere espropriata dalla banca.

Ma in tutta queste sfiga arriva Mary Poppins a risolvere la faccenda. La nuova signorina Poppins è interpretata da Emily Blunt, molto carina ma poco espressiva. Sorride, guarda, canta, balla (con controfigua?) ma non trasmette emozioni. E’ un bel manichino. Il suo partner di scorribande (come da copione fantasiosi salti spaziali e temporali) è Jack. Nel primo film di mestiere spazzacamino, qui un lampionanio.

Nella prima versione era un giovane Dick Van Dyke, molto fico con un paio di magnetici occhi azzurri, qui è Lin Manuel Miranda, balla bene ma è proprio brutto. Poi c’è Colin Firth nella parte del banchiere cattivo e bugiardo, Meryl Streep in quello della cugina fuori di testa con un discriminante accento russo da pazza (se fossi russa mi offenderei) a tirare avanti una trama veramente esile.

Un musical con tante canzoni, tanti balletti, tanto colore ma niente di più.

A Natale i bambini si portano al cinema e questo è un prodotto confezionato molto bene, ricorda che i viaggi di fantasia possono sono una bella idea divertente. Peccato però che questa nuova Mary Poppins non coinvolga. E faccia rimpiangere la vecchia versione, canzoni comprese.

Eleganza vintage

E’ stata una sorpresa inaspettata. Nonostante viva a Milano da tanti anni e l’itinerario fra viale Premuda e piazza Risorgimento sia così familiare (oramai lo chiamo con lo slang dei coetanei delle mie figlie  “vado in Riso”),  qualche giorno fa, cercando un parcheggio, ho iniziato a gironzolare per la prima volta all’interno del quartiere.  Ho scoperto vie con nomi “bizzarri” e molto poco milanesi, come Benjamin Franklyn e Abramo Lincoln. E ho capito che qualcosa stava per succedere.

Il primo miracolo è stato trovare un posto per lasciare l’auto, senza il pericolo di multa o rimozione.  Poi mi sono avventurata in una stradina costeggiata da inconsuete villette colorate. Bellissime, allegre con tanto di giardinetto. Quasi un miraggio. Forse un’allucinazione: non sembrava più di essere in centro a Milano ma in un elegante periferia francese. Così ho cominciato a instagrammare, ho cercato informazioni e scoperto il Villaggio Lincoln, costruito nell’800 come dimora per gli operai cittadini, e così ben preservato da diventare oggi un gioiellino di edilizia chic. Appena finito di ammirare e invidiare quelle graziose abitazioni, ho attraversato la strada e proprio di fronte, in via Cellini, sono stata colpita da un’altra soprendente scoperta. Un negozio vintage delizioso, elegantissimo e raffinato nel decor e nelle proposte di abiti, accessori, gioielli e bijoux.

Affascinata dall’atmosfera del negozio sono entrata a curiosare e ho conosciuto la proprietaria, Sabrina Manin, che mi ha raccontato la della sua passione per la moda e i gioielli d’epoca. L’amore e l’attenzione per la manifattura di qualità, per i dettagli che fanno la differenza. Così con la cura e  la costanza del collezionista, ha raccolto nella sua boutique proposte moda che partono dal secolo scorso fino ad arrivare ai mitici anni ’80. Ci sono capi e accessori griffati ma anche tanti esempi di ottima manifattura  italiana. E i prezzi sono ragionevoli e abbordabili. Insomma il posto perfetto per trovare un regalo mai banale.

Il gusto estetico di Sabrina Manin si ritrova anche nell’arredamento in modernariato del negozio, perfetto complemento di stile che si abbina con l’abbigliamento e gli accessori proposti. Sembra di fare un viaggio a ritroso nel tempo ed entrare in una raffinata boutique degli anni ’50. Non ho osato chiederle se anche Gerry, il suo piccolo Jack Russell, che sonnecchiava tranquillo sotto una delle poltrone del negozio, sia stato scelto ad hoc. Mi ha incuriosito perchè anche lui sembrava perfettamente vintage, sia per la taglia che per il grazioso guinzaglio in cuoio. Così lontano dalla solita versione in nylon sgargiante che tengono a bada tutti i cani che conosco.

Il negozio è aperto solo da tre anni, ma è già un indirizzo doc per le stylist, studentesse e appassioante di moda. Ma è soprattutto è amatissimo da un pubblico orientale. E’ una tappa milanese fondamentale per molte turiste cinesi, giapponesi e coreane che adorano la moda vintage italiana.

Emozioni di Natale

Oramai gli auguri di Natale si fanno, per lavoro via email e, fra amici, con un bel (banale) whatsapp stracolmo di iconcine. O magari un messaggio su Instagram. Quand’ero piccola c’erano invece dei biglietti con i brillantini, quelli che poi si staccavano e coloravano le mani, che mi piacevano tanto e sembravano magici. Poi ci sono stati i biglietti pop-up che erano divertenti, quando ero Londra compravo quelli più ironici in stile anni’50 e dopo…il  nulla. Oramai il business dei biglietti di auguri è finito. Si fa magari un favore agli alberi, si risparmia sulla carta, ma è un vero peccato. Scambiarsi un biglietto natalizio era un bel gesto che dimostrava attenzione e affetto.

Adesso però i nostalgici, come me, possono rimediare regalando un un piccolo libro da leggere con una storia natalizia e con la copertina bella come un biglietto vintage. Come quelli della collana Natale Ieri e Oggi, che escono ogni anno e racchiudono due racconti: il primo di uno scrittore dei tempi passati e l’altro odierno.

Il libricino di quest’anno è particolarmente interessante: focalizzato sulle emozioni racconta una storia antica, L’eroe dell’officina, ambientata alla fine dell’Ottocento scritta da Cordelia, nome de plume di Virginia Tedeschi Treves, scrittrice ai tempi di libri per bambini e una vicenda ambientata ai giorni nostri scritta da Piergiorgio Pulixi, autore di noir. Nella narrazione di Cordelia un sentimento, purtroppo sempre attuale, l’invidia, rischia di rovinare il Natale e l’amicizia a due famiglie. Lo stile di questa autrice è scorrevole e soprendentemente moderno. Mentre Pulixi, con il talento dello scrittore di gialli, nel suo racconto, ititolato La lettera avviluppa il lettore in una vicenda che stupisce e coinvolge. Il film rouge delle due storie è un messaggio positivo, consono allo spirito natalizio: per ritrovare la serenità bisogna avere la forza di guardarsi dentro e fronteggiare anche quello che ci fa provare vergogna. E anche, spesso, il coraggio di fare un passo indietro.


Piumino corto da donna e capispalla Fay per l’Autunno Inverno 2018/2019

Colore,volume e allure sofisticata: queste le caratteristiche dei capispalla Fay per l’Autunno Inverno 2018/2019. Dai cappotti ai piumini femminili, il Brand Made in Italy reinterpreta i capi iconici che ne hanno decretato il successo fin dalla sua nascita, trasformandoli in must have di stagione.

 In linea con gli ultimi trend, Fay punta sulle nuance vivaci ma anche su capispalla di ispirazione vintage come il cappotto doppiopetto in morbida lana e cashmere con l’ampio rever a lancia o il romantico Virginia Coat con l’inconfondibile chiusura a tre ganci.

abbigliamento donna casual Fay
piumino corto donna Fay

Capispalla Fay: piumino corto da danna e gli altri must have di stagione

Stile urban chic per il piumino corto da donna con ampio fiocco all’altezza del collo pensato per assecondare uno stile di vita dinamico, senza rinunciare alla femminilità.

Oltre ai piumini l’abbigliamento donna casual firmato Fay non può prescindere da quelli che sono capispalla di intramontabile fascino come parka, bomber e l’innovativo Double Coat capace di coniugare funzionalità e stile, ideale per affrontare anche le temperature più rigide.

Tra le proposte per l’Autunno Inverno, non poteva mancare il celebre giaccone 4 ganci, nato negli anni ’80 e ispirato alle divise dei pompieri americani. Per questa stagione, Fay lo reinterpreta proponendone una versione corta in perfetto stile British, con finish dall’effetto lucido. Non passa inosservato anche l’’impermeabile in cotone misto lana, reso particolare da un rivestimento in lamina trasparente con effetto specchiato e fantasia micro pied-de-poule.

Piumino lungo VS piumino corto da donna

Oltre ai piumini corti per donna, tornano prepotentemente alla ribalta i capi spalla lunghi tra cui i piumini, avvolgenti e caldissimi, ideali per affrontare le basse temperature senza rinunciare allo stile. Intramontabile il piumino lungo con chiusura a zip e iconici ganci metallici. Bon ton e superfemminile anche il modello lungo con collo alto, impreziosito un grande fiocco ton-sur-ton.

(post scritto in collaborazione con Fay)

Animals: foto da tutto il mondo

Al Mudec , il nuovo museo milanese che sta diventando sempre più importante e frequentato, è stata appena inaugurata una sezione dedicata alle mostre fotografiche. Il debutto è avvenuto con una bellissima retrospettiva del fotografo americano Steve McCurry che andrà avanti fino al 31 marzo. Animals presenta una serie di foto dedicate agli animali, scattate nei suoi reportage intorno al mondo.

Immagini forti, toccanti nello stile inconfondibile di questo artista. Foto anche scioccanti in cui l’interazione fra uomo e animali avviene in maniera quasi primordiale. Mi hanno particolarmente colpito quelle dei cani. Dietro ogni scatto c’è una storia e alla conferenza stampa Steve McCurry raccontava quanto sia importante cogliere l’attimo e come però molte volte quello che appare nella foto può ingannare. Ha parlato dell’Afganistan e svelando quanto purtroppo siano comuni e seguitissime le lotte fra cani.

Fino a pochi anni fa questi combattimenti, crudelissimi, finivano solo con la morte di uno dei cani. E a volte i padroni per rendere gli animali più aggressivi e combattivi li ferivano intenzionalmente. Adesso questo tipo di barbarie è un po’ mitigata e la lotta termina quando uno dei due contendenti riesce a fuggire (e magari a salvarsi la vita).

La foto sopra, del padrone che trasporta il suo cane in bicicletta purtroppo non è un immagine tenera e complice, come sembrerebbe. In realtà il cane viene portato a combattere e quindi non si può sapere quale sarà la sua sorte.

Nella mostra ci sono altre foto di cani, tutte molto coinvolgenti che testimoniano come l’amore dei nostri animali vada oltre qualsiasi situazione di povertà, pericolo o disagio.

©SteveMcCurry

Molte delle immagini di Animals risalgono agli anni’90 e sono state scattate nei paesi dell’Asia e dell’Africa ma poi a fare da contrasto a questi cani vagabondi e e resilienti, per finire la galleria di foto, c’è anche un ritratto molto kitsch di un barboncino di Los Angeles, brutto esempio occidentale di fashion victim canino.


©Steve McCurry

Come trovare una babysitter

Caccia agli ultimi regali, recite scolastiche, puntate al supermercato per aggiudicarsi golosità per pranzi e cene, brindisi e “natalini” fra amici. Sempre di corsa, multitasking e oltre.

Queste sono le settimane più caotiche e scintillanti dell’anno, il periodo prenatalizio eletrizza i bambini ma sfianca le mamme. Avolte a dare il colpo di grazia all’energia già ridotta al lumicino arriva anche una notizia ferale: la babysitter improvvisamente dà forfait. Oppure riduce la sua disponibilità. Se è una studentessa per colpa dell’appello degli esami, se è straniera magari ha pianificato il ritorno in patria per Natale.

Questo è l’incubo di ogni madre, declinato in varie sfumature: dall’influenza allo sciopero dei mezzi, quando la tata non si presenta il complicatissimo equilibrio famigliare della mamma lavoratrice si incrina. Allora meglio giocare di anticipo per non correre rischi.

 E’ una buona idea avere qualcuno che possa coprire eventuali emergenze, cercare la persona giusta a cui rivolgersi è possibile collegando sia Babysits.it, il portale che permette di trovare lababysitter più adatta e vicina alla zona dove abitiamo.

 Curriculum, inclinazioni e competenze delle varie candidate possono essere vagliati e verificati.

E’ possibile trovare babysitter temporanee oppure fisse.

Anche se il modello di tata ideale è universalmente sublimato nel personaggio di Mary Poppins (che sta tornando alla grande: oltre al musical il 20 dicembre uscirà il nuovo remake della celebre pellicola Disney) ogni madre ha le proprie priorità nelle caratteristiche della persona a cui affidare i bambini. C’è chi predilige le più giovani, perché vuole che sia percepita come una sorella maggiore ma anche chi, al contrario, preferisce una persona più matura.

Ci sono pro e contro in entrambe le opzioni.

L’importante è mettere ben in chiaro le proprie esigenze e non lasciare nulla di implicito e non detto. Così non ci saranno malintesi e il rapporto partirà nel modo migliore.

Poi è fondamentale che ci sia feeling con i bambini. Per questo, è importante che dopo il colloquio iniziale, anche i piccoli possano essere presentati alla nuova tata. Sarà anche la loro sensibilità a indicarci se abbiamo trovato la persona giusta.

 Nella mia esperienza sono stata fortunata, con la nostra ultima babysitter sono rimasta in amicizia e ho cominciato a uscire con lei, quando le mie figlie sono cresciute e potevano rimanere a casa da sole!

Trovare la persona giusta non è facile, perchè affinchè si instauri il giusto equilibrio deve esserci intesa e complicità da entrambe le parti, Babysits.it  infatti è utile anche per le aspiranti babysitter che possono iscriversi (gratuitamente) e valutare le richieste di lavoro più consone alle loro esigenze e disponibilità.


(post scritto in collaborazione con Babysits.it)

Colette

Keira Knightley è condannata ai film in costume e questa volta le è andata bene. Interpretando Colette nel biopic sulla scrittrice del regista Wash Westmoreland è molto brava e convincente. La pellicola, sui primi anni parigini dell’autrice più trasgressiva del secolo scorso, è vivace e coinvolgente. Forse perchè non è stata girata dai francesi che avrebbero senz’altro indugiato di più nella glorificazione del personaggio. Invece la coproduzione Inghilterra-Usa ha garantito più equilibrio, storico e biografico.

Di film sulla scrittrice, che è asssurta a monumento nazionale, ne sono stati fatti tanti, questo è solo un frammento della sua lunga e sfaccettata carriera.

La vicenda inizia con la giovane Colette, ventenne, quando ancora si chiamava Gabrielle Sidonie, che lascia il suo ridente paese natale per trasferirisi a Parigi e sposare Henry Gauthier-Villars, meglio noto come Willy. Un estroverso donnaiolo che ha il doppio dei suoi anni e la introduce nel suo bizzarro entourage letterario.

Nella pellicola è reso molto bene lo stupore di Colette per l’ambiente eccentrico e ambiguo in cui sguazza il marito che, per sbarcare il lunario, sfrutta un paio di quelli che oggi si definerebbero “ghost writers”, li fa scrivere per lui e non li paga. Perchè con la letteratura sopravvivere è sempre stato particolarmente difficile, anche nella sfavillante Parigi della Bella Epoque.

Willy non è un grande scrittore ma un uomo furbo e fiuta il talento della giovane moglie che ha già cominciato a manifestare un certo spirito trasgressivo che può trasformarsi in materiale letterario. Willy ama lo scandalo e la incita a produrre per lui.

Colette viene letteralmente chiusa in casa (ok, nella villa in campagna che lui subdolamente le regala) e obbligata a produrre pagine su pagine. Così nascono le avventure piccanti di Claudine, che diventano una serie per cui Parigi impazzisce, la coppia Colette-Willy diventa un caso e il conto in banca si ingrossa.

Ai tempi alle scrittrici donne non si dava molto credito, quindi nonostante le proteste di Colette, che voleva almeno co-firmare, Willy riesce a convincerla che nascondere la vera identità dell’autore di Claudine avrebbe portato frutti migliori.

Willy narciso, bugiardo, egoista e traditore. Sfrutta Colette e la tradisce. Lei per un po’ soffre e sta al gioco, poi comincia a ribellarsi. I dialoghi delle loro schermaglie sono fulminanti, e anche nella traduzione italiana conservano guizzi e ironia.

Willy invecchia e ingrassa mentre Colette diventa sempre più bella e provocante. Il film rende molto bene, con un ventaglio di emozioni che vanno dalla nostalgia alla rabbia, il divario sentimentale che inizia a separarli.

Colette evolve nel personaggio della donna talentuosa, creativa e risoluta. Mentre Willy, dopo aver cercato di rubarle per sempre i diritti d’autore, si ripiega su se stesso, sperando invano di far rivivere Colette-Claudine in qualche altra giovincella. Da pigmalione finisce per essere un triste parassita. Dominic West, l’attore che lo interpreta è molto efficace e incisivo nel rendere il personaggio!

Colette è un film da vedere: ispira le ragazze (anche meno trasgressive della protagonista) a credere in se stesse e nel proprio potenziale. A osare per affermare il loro talento.

Ad arrabbiarsi e scandalizzarsi, pensando a quanta strada abbiamo percorso, quanta polvere abbiamo ingoiato, per arrivare ad affermare i nostri diritti.

Ogni favola è un sogno

Ci sono argomenti che sembrano troppo difficili da spiegare ai bambini, ma forse è la nostra sensibilità adulta che si frappone fra noi e la mente (elastica) dei più piccoli.

Ci imbarazziamo. Sentiamo disagio a trattare argomenti che ci paiono ostici perchè siamo imbevuti di precondetti che vengono dalla nostra educazione. Dalla cultura e dall’ambiente in cui siamo stati immersi per tutta l’esistenza.

I bambini invece sono più puri, incontaminati, capaci di assimilare i concetti con spontaneità. L’importante è la modalità con cui si veicolano le notizie ai più piccoli. Bisogna usare delicatezza ma anche creatività. Allora la fiaba, il racconto fantastico, sono senz’altro i mezzi più consoni e strategici.

Ogni favola è un sogno ha proprio questo scopo. Un libro che può essere un ottimo e utile regalo di Natale. Una raccolta di favole che hanno come tema lo spiegare ai più piccoli la procreazione medicalmente assistita.

Dieci racconti di autrici diverse, illustrati dalle belle immagini create da Eleonora D’amico. Inoltre la raccolta è arricchita anche dalle opinioni di due psicologhe, Alessandra Violi Ferari e Stefania Traini, e un neuropsichiatra infantile Federico Raviglione. Esperti che forniscono consigli pratici ai genitori su come raccontare ai più piccoli come sono stati desiderati e con quale fatica concepiti.

Molti dei protagonisti delle favole sono simpatici animali: dalla ranocchietta Daria che ancora non si vede perchè è solo nei sogni dei propri genitori, alle avventure di una coppia di dinosauri. Sono Sauro e Saura che si affannano a cercare il loro uovo, ma fanno fatica a stanarlo. Poi c’è Tina un’ape maldestra che desta qualche sospetto fra le colleghe operose perchè non riesce a fare il miele. Sono tutte storie poetiche. Ironiche, tenere e accattivanti, scelte da un concorso della scuola Holden e nate da un progetto dell’onlus Strada per un sogno.

Inverno lento e spirituale nel Kufsteinerland

Non c’è fretta nel Kufsteinerland, la zona che abbraccia l’incantevole cittadina di Kufstein, famosa per la sua fortezza che le regala l’aria fiabesca. In inverno, con la neve, la piccola cittadina tirolese sembra un presepe e le attività invernali che attirano i turisti non sono le classiche sciate adrenaliniche dei grandi comprensori. In questa parte del Tirolo, sono le ciaspole e gli slittini ad avere il sopravvento.

CIASPOLARE SUL LAGO GHIACCIATO

Ciaspolare è un’attività molto amata in Kufsteinerland, ci sono tante zone con tanta neve e senza il pericolo di valanghe da esplorare al ritmo lento delle ciaspole. Nei mesi più freddi, quando la temperatura lo consente, si ciaspola sul lago ghiacciato. Passo dopo passo l’idea di camminare sull’acqua regala emozioni e magnifici scorci: il giro del lago Thiersee ad esempio dura circa un’ora, è pianeggiante e adatto a tutta la famiglia. Quando diventa una pista da pattinaggio, si può attraversare a piedi (o con i pattini) e la poesia del fascino alpino si mescola alla bellezza del paesaggio invernale. Da questo incantevole laghetto si raggiunge anche la famosa Kala Alm attraverso percorsi idilliaci e viste meravigliose. C’è poi il sentiero panoramico che circonda il paese termale di Bad Häring: un dolce cammino innevato che si snoda nel silenzio della natura.

Più impegnativa è la ciaspolata che parte dal centro del paese di Hinterthiersee e arriva fino a Wieshof. Sono circa 4 chilometri di paesaggi innevati e panorami da fiaba invernali: si raggiungono i 1069 metri per ammirare un paesaggio davvero incantevole.

LO SLITTINO (ANCHE NOTTURNO)

Un altro classico invernale in Kufsteinerland è lo slittino: in quasi ogni cittadina c’è una pista per slittini su sentieri forestali ben curati, in parte anche illuminati – e sempre con un’accogliente baita dove sorseggiare e assaggiare le ricette tipiche tirolesi. Le destinazioni più popolari per lo slittino sono Kala Alm a Thiersee, una baita molto caratteristica  che propone una romantica discesa anche notturna (noleggio slittino  in baita € 3). Un’altra discesa si trova a Thiersee-Landl, la Mariandlalm, fantastica pista da gustare tutta in un fiato.

La pista Aschenbrenner che parte direttamente dalla cittadina di Kufstein è lunga circa 5 km e per raggiungerla si cammina per circa un’ora e mezza: arrivati alla caratteristica baita ci si riscalda con una buona tisana e una fetta di strudel e si rientra a valle con la slitta (noleggio € 7.50, direttamente in baita). Una fantastica discesa in mezzo alla natura alpina.

Romantica e anche notturna è la pista da slittino Zahmer Kaiser a Durchholzen: è una facile discesa di circa 3 km, illuminata e sempre innevata. Si può salire sia con la seggiovia a 4 posti oppure si arriva a piedi, camminando su un sentiero ben segnalato. C’è poi la Aschinger Alm a Ebbs, situata a circa 1000 metri, con spettacolare vista sulla valle: si può salire a piedi in circa un’ora, ci si rifocilla nella moderna baita e da qui si scende con lo slittino per circa 3,2 km di incantevole pista innevata.

CURLING, PATTINAGGIO E SCI DI FONDO

Oltre allo slittino, gli altri sport tradizionali sono il curling e il pattinaggio sul ghiaccio, per i quali ci sono superfici ghiacciate naturali e artificiali nell’intera Kufsteinerland. Lo sci di fondo con innevamento garantito si trova a Bad Häring, Thiersee e al centro di cross-training in Schwoich.

SCIARE A KUFSTEIN

Nel Kufsteinerland ci sono piccole aree sciistiche, adatte alle famiglie e ai principianti: intorno al lago Thiersee le piste sono facili e panoramiche. C´è anche una piccola zona sciistica a Schwoich, adatta ai principianti, con un prezzo dello skipass molto interessante: a partire da € 8,50 per i bambini). Kufsteinerland è famoso anche per i suoi eccellenti tour sugli sci: direttamente da Kufstein un percorso porta fino al Kaisergebirge. Zone popolari sono anche Ackernalm a Thierseegebiet e Wandberg non lontano da Niederndorf. Le escursioni con gli sci guidate sono proposte dalla scuola di sci Thiersee.

Per gli sciatori che amano i grandi comprensori, lo SkiWelt Wilder Kaiser – Brixental (i cui impianti di risalita distano solo pochi chilometri) mette a disposizione 284 chilometri di piste dove divertirsi, 90 impianti moderni e 81 baite caratteristiche.

Lo skibus che porta gli ospiti agli impianti di risalita è gratuito.

 

LE ATTIVITA’ INVERNALI GRATUITE

Nel Kufsteinerland tante attività sono gratuite, come ad esempio la splendida passeggiata dei Cinque Elementi che passa per la cappella di San Nicola a Ebbs, una specie di ritiro spirituale e meditativo nella calma e nella tranquillità. La natura riposa sotto una coltre di neve e insieme alla guida si vivono i Cinque Elementi attraverso dei piccoli rituali, degli esercizi Qi Gong e delle pause di meditazione nei punti energetici che vengono scoperti durante questa passeggiata, dopo la quale ci si sente rinvigoriti e carichi di energia.

Per chi è amante delle discipline orientali, c’è anche un’interessante passeggiata guidata dove il tema principale è proprio il Qi Gong, la tecnica che aiuta a liberare le energie negative e i blocchi e a catturare le energie positive per ritemprare corpo mente e spirito.

Gli amanti del Tai Chi apprezzano praticare gli esercizi davanti all’incantevole paesaggio del lago Thiersee: con il maestro si eseguono gli esercizi Tai Chi per ritrovare l’equilibrio interiore. La location è davvero ideale e, naturalmente, le lezioni sono gratuite.

Da non perdere è la ciaspolata meditativa con il rituale dell’incenso: una passeggiata unica, nel punto energetico di Riedenberg nella valle del lago Thiersee. Si arriva al cerchio mistico delle pietre e la guida esegue il rituale dell’incenso, creando un’atmosfera speciale, per regalare ai partecipanti una positiva carica di energia.

Tra le passeggiate nella natura, da non perdere è quella che passa per la Kaisertal, una delle valli più belli di tutta l’Austria. Accompagnati dalla guida si salgono i 345 scalini per un dislivello di circa 110 m: la fatica è appagata dalla splendida vista sulla città di Kufstein. Si cammina poi nella splendida valle, in una natura incontaminata.

Per chi ama le camminate suggestive, non può perdersi la passeggiata notturna con le fiaccole intorno al Thiersee, si arriva attraverso paesaggi innevati ad una baita specializzata nella produzione del miele e ci si scalda con ottime bibite a base di miele. Sempre notturna è anche la passeggiata „Dem Sandmännchen auf der Spur“, ovvero “sulle tracce del mago della sabbia”, dove si cammina in un ambiente da favola, tra le stelle e le luci, in lontanza, di Kufstein.

Compiti a casa: utili o dannosi?

E’ di oggi la polemica sull’utilità o meno dei compiti a casa. Il Ministro dell’Istruzione, Daniele Bussetti, si è rivolto direttamente agli insegnanti, in previsione delle vacanze di Natale, per raccomandarli di non esagerare con i compiti a casa. Di non caricare troppo i ragazzi nella prossima pausa natalizia che dovrebbe essere anche consacrata al tempo libero da passare in famiglia. Da dedicare al relax, agli amici e agli eventuali hobbies.

Oggettivamente è già stato stabilito che in Italia le consegne dei compiti a casa siano quasi sempre in zona overdose. Soprattutto nei momenti festivi dove spesso la zavorra di  esercizi, testi da preparare e letture obbligatorie diventano un peso non solo per gli alunni ma anche per la famiglia che deve tenerne conto quando pianifica eventuali viaggi. Sospirando allorra si mettono libri, quaderni e astucci nella valigia. Bagaglio pesante che se si vola, fa guadagnare soprattutto alle compagnie aeree!

Scherzi a parte, la diatriba “compiti sì compiti no?” va avanti oramai da molto tempo. Intasa i gruppi whatsupp dei genitori e dagli oppositori spesso viene vista come una vendetta degli insegnanti, che con l’assegnazione pesante dei compiti, sottolineano il loro potere (l’ultima arma contro padri e madri sempre e comunque schierati in difesa dei pargoli!)

 

Ma i compiti servono veramente o sono un inutile fardello?

Per chiarirsi le idee è utile leggere questo saggio, che offre un’interessante panoramica sulla problematica. Affronta il tema da varie angolazioni: dal punto di vista dei docenti, dei pedagogisti e anche da quello dei ragazzi. Un viaggio a 360° nel mondo (a volte da incubo) dei compiti a casa. In una realtà dove alle superiori (molto spesso) le ricerche si tagliano&incollano da internet, gli esercizi di matematica e le versioni si condividono e copiano dai messaggi whatsapp, servono davvero?

Mentre alla primaria, qualche volta anche alle medie, succede che per smaltire in fretta la consegna madri, padri e nonni si mettano all’opera e poi con frustrazione riescano a meritare solo un misero 6+ ( a me è successo). In questa ipocrisia scolastica che senso ha continuare a infierire con una lista infinita di esercizi da fare a casa?

Nel libro tutte queste realtà vengono prese in considerazione e commentate con opinioni e consigli per studenti, genitori e insegnanti. Suggerimenti utili su come migliorare la situazione, snellire le incombenze dei ragazzi e soprattutto imparare a coinvolgerli. Non con la paura di essere beccati senza aver fatto quanto richiesto, ma stimolandoli a provare interesse per quello che stanno imparando.

 

Pepi Mirino e l’invasione dei P.N.G. ostili

Appassionarsi un po’ troppo ai videogiochi potrebbe avere degli imprevisti effetti collaterali, come ad esempio trovarsi in casa, e anche in cortile, dei personaggi strani. Dei brutti ceffi: quelli più frustrati e cattivi dei videogame.

Succede nel romanzo più recente di Cristiano Cavina, Pepi Mirino e l’invasione dei P.N.G. ostili. Una storia, adatta ai ragazzini intorno a dieci anni,  dove troviamo tutti gli elementi classici dello stile dello scrittore romagnolo.

La vicenda si svolge in un paese di campagna, che in questo romanzo viene denominato “il Borgo”, ma ricorda molto Casola Canina, il paese natale dello scrittore, nei pressi di Faenza. E racconta le avventure di una banda di ragazzini: Pepi Mirino, Santino, Giamma e Sofi, quest’ultima è una ragazzina fichissima, anzi la capo-gang che usa le Barbie (siliconate insieme) per tenere fermi i libri sulle mensole. Pepi Mirino è segretamente innamorato di lei e va sempre un po’ in confusione quando sono vicini.

I ragazzini giocano all’aria aperta e scorazzano nei boschi quando c’è bel tempo, mentre d’inverno sono costretti a passare il tempo più all’asciutto. E allora per amazzare la noia riescono a scaricare, illegalmente, dei videogiochi non adatti a loro. Troppo violenti.

E qui inizia il bello, ma anche qualche fatto strano. Dal tablet che si ricarica vicino al camino, una notte sprigiona come una nebbiolina azzurognola. Strana e portatrice di incredibili eventi. Si materializzano infatti i temibili P.N.G. (personaggi non giocanti) che combineranno infiniti guai.


All’inizio a vederli è solo Pepi, che si spaventa molto e teme di essere ammattito, ma poi le cose si complicano ulteriormente e la storia dei P.N.G. assume dei risvolti inaspettati e anche un po’ inquientanti.

Cavina è bravissimo a coinvolgere il lettore. A dosare azione e ironia. La vicenda infatti vira verso il thriller e ovviamente i ragazzini per risolvere il mistero faranno scoperte inaspettate. Le cose non sono mai quelle che sembrano, e anche le persone più vicine e insospettabili possono nascondere degli indicibili segreti.

Questa è la prima avventura di Pepi (soprannominato Mirino perchè è un vero cecchino!) e presto arriverà il sequel.

Mamma che fame!

La ribellione e l’anelito all’indipendenza negli adolescenti passa spesso anche attraverso il rifiuto delle regole di una sana alimentazione. I teenager amano conformarsi quindi le nuove abitudini, riguardo al cibo e anche a tutto quello che fa da contorno, non vengono più mutuate attraverso i consigli famigliari (soprattutto materni) ma si copia quello che fanno e sperimentano gli amici.

E con la rete gli amici possono anche non essere quelli reali ma dei perfetti sconosciuti “incontrati” su instagram. Per imparare a piacersi e avere un corpo sexy le ragazze spesso digiunano, diventano fruttariane (come magari delle fichissime influencer australiane, con milioni di followers che si sbaffano quattro papaye e due mango a colazione, ovviamente facilissimi da reperire anche da noi!) o combattono (contro le madri) per avere il fisico delle supermodel vegane, magari Angeli di Victoria’ s Secret.

Mentre i ragazzi devono essere “grossi”, fare il pieno di muscoli, si iscrivono in palestra e seguono anche loro gli influencer che predicano una dieta iperproteica, beveroni compresi.

Poi naturalmente fotografano tutto quello che mangiano. Perché a volte postare cibo e bevande è anche più importate che nutrirsi!

Molto spesso saltano la colazione, perchè si svegliano all’ultimo secondo e arriverebbero in ritardo a scuola, si abbuffano di junk food, bevono e fumano (un po’di tutto).

Allora le madri rimpiangono giorni lontani che (ingenuamente) credevano stressanti. Quelli di inizio 2000, quando, con il cucchiaino in mano, facevano l’aereo per far ingugitare un boccone di pappa di legumi al pupo. Lui la sputava e ci si disperava…

Per non soccombere alla rivoluzione alimentare degli adolescenti vi consiglio questo manuale, scritto da Stefania Ruggeri, nutrizionista e ricercatrice del Crea (Centro di ricerca alimenti e nutrizione) nonchè madre di due teenager che, con competanza e anche un pizzico di ironia, insegna come cavarsela al meglio.

Il libro contiene ricette e consigli utilissimi su come sfangarla e aiutare i nostri figli ad alimentarsi nella maniera più sana possibile senza incappare in diete sbilanciate. Poi c’è anche un utilissimo vademecum in 10 punti che suggerisce come convivere con gli “shottini”, cioè imparare a bere senza trascendere in comportamenti pericolosi.

Baby: da un fatto di cronaca alla ricerca dell’audience su Netflix

Lo scandalo delle due parioline, liceali, che si prostituivano per fare la bella vita, spendere e spandere e permettersi un guararoba firmato risale al 2014. Una storia pruriginosa di costume che ha fatto scalpore. Ma anche riflettere e rabbrividire molti genitori.

Da venerdì, dopo un battage pubblicitario pesante, la vicenda delle due baby prostitute, è stata trasformata in una serie su Netflix. Come si sono premurati di chiarire i creatori, la trama delle otto puntate di Baby è solo un libero adattamento del fatto di cronaca.

Beh, si poteva fare di meglio. A parte la pessima recitazione di gran parte dei protagonisti (si salvano solo gli attori più famosi) la sceneggiatura è spesso incongruente e banale.

Troviamo, ancora una volta, una costosa scuola privata come teatro della vicenda.

Nelle serie tv questi luoghi sono il male, frequentati da adolescenti debosciati e disagiati. Qui sono iscritte naturalmente le due giovani prostitute wanna-be, Chiara e Ludovica.  Oltre a loro ci sono un coatto che in realtà è figlio di un ambasciatore di un non ben identificato paese arabo e anche molti altri infelici, ragazzi e ragazze scontenti, invidiosi, avidi e bugiardi. Litigano e si fanno scherzi pesanti.

Ovviamente ci sono i soliti video sexy messi in rete, i tradimenti e le spiate.

Mentre gli alunni hanno case da immortalare nelle riviste di arredamento, il preside ha una cucina squallida ancora in stile anni’60. E un figlio (bruttarello) che si eccita sfogliando, segretamente, riviste con paginoni di pubblicità di underwear da uomo (in stile D&G).

Poi fra il corpo docente, stranamente, la prof di ginnastica è moglie dell’ambasciatore.

Quando una ragazzina tra i protagonisti, aspettando di poter partire per l’anno all’estero a New York, si invaghisce le coatto-bene lo invita a cena in famiglia la madre (snob) storce il naso, (uno straniero e anche attacabrighe con problemi di sospensione scolastica!) poi chiede con scocciata nonchalance alla colf (che spignatta rassegnata in uniforme sullo sfondo della megacucina):

“Maria* sai cucinare qualcosa di arabo?” (*nome di fantasia)

E allora la figlia felice esclama: “Grazie mamma!”

Altra scena fondamentale al plot: Ludovica si è appena accoppiata con un tipo che la porterà sulla cattiva strada (per convincerlo gli ha gridato “strappami questo vestito!”) e dopo l’amplesso gira per l’appartamento curiosando qua e là.

Trova una borsetta rossa di Fendi (ma guarda! negli articoli di giornale del 2014 c’era scritto che le due baby prostitute adoravano le borse griffate) e la osserva prendendola in mano. In quel mentre entra nella stanza il tipo, docciato e tatuato, indossando solo un asciugamano in vita, la guarda e le chiede sornione:

“Ti piace quella borsetta?”

Lei annuisce.

Allora lui prende la borsa, la capovolge per svuotarla e le dice, veramente generosissimo: “Prendila è tua!”

Ludovica è contenta, io invece mi sono fatta delle domande. Ma di chi era quella borsa? Frutto di uno scippo? Le cose che erano dentro appartenevano a una fidanzata precedente? O era lui che portava la borsetta a tracolla?

Insomma tutto così, un po’ ridicolo. Non aggiungo altri dettagli per non spoilerare troppo. I poveri adolescenti sono quasi delle caricature di se stessi, vacui, scontenti, schiavi di instagram. E soprattutto totalmente privi di anche un minimo guizzo di umana ironia.

Mi sarei disperata se non avessi invece scovato un’altra serie, sempre sui teenager, molto più viva, divertente e realistica. Realizzata con molto meno budget riesce però a rendere con più verosimiglianza l’idea di cosa pensano e come vivono i nostri ragazzi.

Anche questa è ambientata in un liceo romano (non un’altra infernale scuola privata!), è la versione italiana di una seguitissima serie norvegese sugli adolescenti. Molto più divertente e interessante di Baby che, purtroppo, ha capitalizzato sulla trasgressione senza poi riuscire a scandalizzare e nemmeno coinvolgere.

Oltretutto poi la visione di questa serie più divertente è anche gratis!

 

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