Come evitare rischi nello shopping di Black Friday

Ormai il Black Friday dura molto più di un giorno, le promozioni martellanti sono spalmate almeno per una settimana e non riguardano più solo gli acquisti online. Dall’e-commerce ai mercatini dove gli ambulanti scrivono Black Friday su un bel foglio con il pennarello, tutti cercano di attirare acquirenti con gli sconti.

Black Friday è sinonimo di affari e ovviamente non tutti leciti. Infatti il calderone degli acquisti online attira molto anche i truffatori, il cosidetto malware che si insinua insidiosamente nelle transazioni con la carta di credito, per carpire dati.

Mi è arrivato un comunicato con consigli per aiutare i consumatori a stare alla larga da comportamenti rischiosi e qui lo condivido. Alcune avvertenze sembrano banali ma è sempre meglio fare attenzione.

La diffusione annuale di URL dannosi è in linea con i dati di Google Trends relativi alle ricerche sul Black Friday: un’impennata che si verifica a partire da metà ottobre e che raggiunge il picco a fine novembre per poi scendere ai livelli minimi nel periodo di dicembre.

A livello nazionale, in vari paesi come Francia, Germania e Italia sono stati rilevati URL dannosi collegati al Black Friday, oltre a quelli già riscontrati negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Dietro a questa impennata annuale si nasconde il crescente numero di utenti che abitualmente fanno ricerche e acquisti online da un dispositivo mobile rispetto a quelli più tradizionali che si dedicano allo shopping dal computer di casa.

Gli URL dannosi, sia per computer che per smartphone, sono indirizzi web progettati per danneggiare o infettare i dispositivi che vi si connettono. Questi URL sono parte integrante di molte azioni malevole di diffusione di phishing e malware. Diversi siti di phishing dispongono sia della versione desktop che mobile, ma navigando sui siti mobile è più difficile individuare l’URL sospetto perché la visualizzazione è più piccola e spesso il link risulta tagliato o visualizzato con una serie di trattini che vengono aggiunti appositamente per nascondere le stringhe sospette dell’URL in una tecnica conosciuta come “URL padding”.

I rischi dipendono molto dal comportamento dei consumatori: se fanno acquisti da casa o mentre sono in giro, se navigano su una rete aperta o sicura, come gestiscono l’insidiosa questione delle password. Considerata la presenza di numerose minacce continuamente in circolazione e provenienti da URL infetti e dannosi, i consumatori dovrebbero agire con cautela in tutte e tre le fasi del processo di acquisto: dove acquistano, cosa osservano in fase di acquisto e soprattutto come finalizzano l’acquisto. 

DOVE ACQUISTARE IN SICUREZZA

Lo shopping su Internet permette di accedere ad offerte interessanti ma al tempo stesso l’utente potrebbe ritrovarsi su siti rischiosi.  Le pagine web di phishing sembrano copie perfette degli originali, ma gli indirizzi web che nascondono sono leggermente diversi. Quando confrontate prezzi e prodotti, cercate negozi online che abbiano un buon rapporto tra rating di fiducia e reputazione e un numero significativo di recensioni. Inoltre, è bene sapere che gli annunci di malvertising e phishing possono comparire anche su siti web legittimi ma compromessi.

Bisogna prestare attenzione: l’indirizzo web visibile nel browser dovrebbe rispecchiare il nome dell’azienda. Se è scritto in modo diverso o ha una serie insolita di trattini che nascondono l’URL, meglio chiudere immediatamente la pagina.

COSA CONTROLLARE IN FASE DI ACQUISTO 

Nel corso degli anni gli schemi delle email di phishing sono diventati sempre più mirati. Mentre può capitare di trovare nella casella di posta elettronica conferme d’ordine e fatture per servizi sconosciuti e non richiesti ( a me è successo da Ebay e Paypal ), è del tutto possibile che una campagna di spear-phishing includa il nome esatto e un’offerta davvero interessante.

Ci vuole diffidenza: se un’offerta sembra troppo bella per essere vera, probabilmente è così.

Meglio non aprire il file: gli allegati alle email sospette possono contenere qualsiasi cosa, dai ransomware alle ultime minacce zero-day.

E’ consigliabile usare sempre un antivirus aggiornato in grado di bloccare contenuti web pericolosi come phishing, malware e spam.

Cercare prodotti online può essere piacevole, ma prima o poi bisogna pagarli. Questo è un passaggio rischioso, soprattutto perché il numero di persone che fa acquisti online dai propri dispositivi mobili è in aumento. Le reti pubbliche, che si tratti di un negozio o di un bar, non sono sicure. Non inserire mai credenziali in un sito se si è sicuri al 100% che sia autentico.

Procedere sempre con la massima precauzione: assicurarsi che durante il processo di pagamento sia presente il simbolo di un lucchetto e che l’URL inizi con HTTPS, in modo da garantire una comunicazione sicura con il server web.

Inoltre l’utilizzo della crittografia consente di garantire un maggior livello di sicurezza tenendo le transazioni online lontane da sguardi indiscreti.

Cinese dentro

A sedici anni una sera ero a una cena di classe, a quei tempi l’atmosfera era molto più trasgressiva delle riunion che facciamo oggi, e mi ero ubriacata. Credo con del sangiovese o forse era trebbiano. Comunque.

Ne avevo bevuto un po’ troppo. Poi come spesso succede in vino veritas ho fatto una rivelazione inquietante.

“Sapete, sono cinese”

Qualcuno ha allontanto la bottiglia e mi ha consigliato:

“Smettila di bere”

Allora mi sono tirata gli occhi, per renderli più a mandorla, essere più convincente.

Ho insistito: “Me l’ha raccontato mia nonna, abbiamo antenati cinesi”

Mia nonna veniva da Genova, ed era bionda, ma un po’ di sangue cinese, in quel mondo variegato di marinai e naviganti ci stava benissimo. Quindi mi sentivo cinese. Faceva figo.

A quei tempi poi nessuno odiava/criticava i cinesi, nessuno pensava che stavano conquistandoci, comprando ad esempio tutti i bar a Milano e imparando anche a fare capuccini buonissimi. Nessuno guardava con sospetto i pizzazioli e i sushi men cinesi. E non si poteva certo ancora accusarli di inquinare il pianeta e produrre giocatttoli tossici. 

A quei tempi i cinesi erano cinesi e basta, con i capelli lisci e gli occhi a mandorla. Per essere credibile dovevo usare molta piastra e molto eyeliner, quindi nessuno dei miei compagni mi ha creduto.

Per loro ero ubriaca ma non cinese.

Sono passati tanti anni e l’altro giorno, Anita che studia medicina a Pavia, mi ha telefonato per darmi, a suo parere, una notizia sconvolgente.

Da uno studio sul DNA, con campioni  raccolti nella sua facoltà tra gli studenti, abbinato all’albero genealogico di ognuno, aveva appena avuto il risultato del suo ramo materno.

E cosa è venuto fuori? Il nostro è un ceppo del sud est asiatico!

Magari coreano, magari filippino, magari giapponese.

Non voglio approfondire i dettagli, l’importante è che avevo ragione a sentirmi cinese dentro!

Quindi, con soddisfazione, le ho risposto: “L’ho sempre saputo!”

Un regalo per i nonni

Il nostro è un Paese per nonni. In Italia si fanno pochi bambini ma in famiglia ci sono tanti anziani in gamba pronti ad accudire i più piccoli. Finalmente un primato positivo con i numeri che confermano questa tendenza. Una recente statistica europea rileva che il 33% dei nonni italiani è attivo nella cura dei nipoti, contro il 2,95 in Svezia e un misero 1,6% in Danimarca.I nostri nonni sono preziosi. Nel cuore e nel portafoglio. Dei veri e propri ammortizzatori sociali: impagabili alleati delle famiglie, a costo zero.

L’aiuto dei nonni ha infatti un valore economico che si aggira intorno ai 18 miliardi di euro l’anno, pari all’1,2% del PIL. E anche se le coccole dovrebbero non avere prezzo, praticamente l’aiuto dei nonni innesca una spirale di economie positive, permettendo alle mamme di riprendere il lavoro e alle famiglie di risparmiare i costi di strutture private e baby-sitter, per un valore compreso tra i 496 milioni e gli 1,3 miliardi di euro. Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica il 30,6% ha un impegno attivo e intenso nell’accudimento dei nipoti, mentre il 42,6% si propone come nonno part-time.

E allora questi nonni così preziosi si meritano un bel regalo, qualcosa di prezioso non per il portafoglio ma per il cuore.

Si tratta di uno scrap book, un libro da costruire su souvenir e ricordi Nonna parlami di te e Nonno parlami di te, un albo da declinare al maschil e al femminile, da completare come un gioco assieme. Una storia tutta da scrivere e da comporre e sono proprio i nonni a creare il racconto rispondendo a tante domande dei nipoti: che cosa sognavi di diventare da grande? Com’erano i tuoi genitori e i tuoi nonni? Quali erano i tuoi giochi preferiti? Dove e quando hai conosciuto il nonno/la nonna? Quali sono le più belle esperienze che avete vissuto insieme?

Il libro è suddiviso in capitoli – accompagnati da testi, illustrazioni e da immagini evocative della storia e cultura italiana – che attraversano tutte le fasi della vita degli autori-nonni: dall’infanzia, agli anni della scuola, al matrimonio, passando per la vita professionale e gli interessi. C’è spazio anche per annotare ricette di famiglia tramandate in generazioni e altri aneddoti che sono preziosi perché unici per ognuno di noi, ma anche per disegnare e attaccare foto.

Un regalo che diventa anche un gioco da fare tutti insieme in famiglia.

A Trento per il mercatino di Natale

(I comunicati stampa e le foto sul Natale hanno iniziato già ad arrivare a settembre, ma ho tenuto duro… adesso però che mancano una decina di giorni all’apertura di questo Mercatino è arrivato il momento di parlarne)

Il Mercatino di Natale di Trento è giunto alla sua 25ª edizione. Un successo che trova conferma nei 750.000 visitatori che ogni anno giungono in città nel periodo natalizio. Dal 24 novembre 2018 al 6 gennaio 2019, le storiche piazza Fiera e piazza Battisti ospitano oltre 90 casette di legno dove trovare il meglio dell’artigianato alpino e della tradizionale enogastronomia locale. Ma la “Città del Natale”, come viene definita Trento, ha molto altro da offrire: eventi, attrazioni per famiglie e bambini, arte, storia e cultura.

Le luci e gli addobbi allestiti nel centro cittadino accompagnano grandi e piccini in un’atmosfera unica, la musica dei concerti itineranti, mentre un trenino porta i visitatori a scoprire la città. E poi il grande albero illuminato e la casa dove Babbo Natale incontra i bambini e distribuisce i suoi doni!

Nel Mercatino numerosi sono gli angoli dedicati al cibo, dove ricaricare le energie con i tipici dolci trentini, come strudel, torta sbrisolona e zelten, o riscaldarsi con il classico vin brulè.

Una caratteristica importante del Mercatino è l’attenzione all’ecologia e alla sostenibilità. Infatti durante l’evento vengono promossi cibi regionali, stagionali con ingredienti biologici a km 0, utilizzo di stoviglie lavabili o compostabili, raccolta differenziata ed efficienza energetica, tanto che il Mercatino ha ricevuto la certificazione «100% energia pulita Dolomiti Energia». L’energia elettrica infatti è interamente prodotta da fonte rinnovabile, generata dalle centrali idroelettriche delle Dolomiti.

La cura verso l’ambiente si traduce anche nella possibilità di una mobilità sostenibile. Raggiungere Trento in treno è comodo e veloce grazie ai numerosi collegamenti diretti, la stazione ferroviaria dista dal centro storico appena 5 minuti a piedi.

Durante il periodo natalizio inoltre Trento organizza un ricco programma di eventi e tante attività educative divertenti da vivere in città. Per chi si sente un po’ come il Grinch e dopo un’overdose di spirito natalizio comincia a sentirsi un po’ a disagio ci sono altre interessanti attività.

Da non perdere l’innovativo e famoso Museo delle Scienze dove sono sempre organizzati eventi per ogni età. Da non sottovalutare anche l’aspetto storico di Trento. La città porta ancora le tracce del periodo romano, visibili ad esempio nello spazio archeologico sotterraneo in piazza Cesare Battisti e nella Basilica Paleocristiana, rari esempi di urbanistica romana in un allestimento affascinante e suggestivo.
Poi il Castello del Buonconsiglio vale senz’altro una visita, così pure la famosa villa-fortezza cinquecentesca di Palazzo delle Albere.

Una voce incredibile

Ultimamente esco più spesso, prima andavo soprattutto al cinema ma adesso mi piace anche cercare localidove ascoltare musica. Anche perchè si fanno interessanti scoperte, a Milano ci sono un sacco di spazi dove si può trovare dell’ottima musica. Conoscere giovani artisti emergenti che non sono ancora nel circuito musicale mainstream. L’altra sera infatti ho avuto il piacere e la fortuna di assistere all’esibizione di un ragazzo molto talentuoso: Andrew Xeniadis, giovanissimo, sta per compiere 23 anni, ha una voce veramente incredibile.

La sua esibizione mi ha molto colpito e quando è sceso dal palco, mi sono comportata, (senza vergogna!) un po’ da fan. Ho cercato di conoscerlo e non ho potuto far a meno di fargli alcune domande. Così ho scoperto che la sua capacità canora è frutto di anni di passione per la musica, i suoi modelli sono di altissimo livello: gli artisti dell’area R&b, soul, pop, e gospel. Ammira e si ispira a Ray Charles, Stevie Wonder, Michael Jackson, Prince. Ma questo ragazzo non si è limitato ad ammirare i suoi idoli musicali, per emularli ha studiato canto e tecnica musicale già dieci anni, iniziando con la scuola media.
(Riprova che le scuole medie musicali funzionano, danno ai ragazzi i primi importanti fondamenti musicali e li aiutano, imparando a suonare insieme, a superare il panico dell’esibizione!)

Da quegli anni in poi Andrew (metà italiano e metà greco) non si è più fermato. Ha vinto una borsa di studio per il prestigioso Berklee College of Music di Boston. In quella occasione ho partecipato ad una selezione con 100 studenti provenienti da tutto il mondo per la performance di fine corso. Ed è stato selezionato tra i 10 vocalists che si sono esibiti al concerto finale.
E poi ancora studio, musica e studio. Tornato in Italia ha finito il liceo, partecipato anche a XFactor e poi si è iscritto a un’altra scuola prestigiosa la BIMM di Londra.

Più recentemente, oltre a esibirsi in due edizioni dei concerti Back to Black, è lead singer con il coro Gospel Oh!rdinary People, poi ha prodotto il suo primo singolo Tell me the truth. Ora sta lavorando al primo album che spera di far uscire nel prossimo anno.

Il 18 novembre, mi ha raccontato, che sarà ancora a Milano al Memo, dove presenterà il suo nome d’arte Drew, non posso certo perdermi lasua esibizione!

Arriva la pizza di Barbie

L’icona della bambola Barbie per uscire dallo stereotipo di perfezione, che influenza le bambine con un pericoloso modello di bellezza irragiungibile, da tempo, sta svecchiando il suo mito con iniziative che rilanciano il concetto di diversity (Barbie di varie etnie e con silhouette più realistiche non solo da top model).

In questa ottica, l’11 ottobre scorso è stata lanciato il “Dream Gap Project”, il cui obiettivo è quello di accrescere la consapevolezza e l’attenzione sui fattori che ad oggi impediscono alle bambine di esprimere tutte le loro potenzialità. Negli ultimi anni, diverse ricerche hanno identificato che, a partire dai 5 anni, purtroppo le bambine sono meno propense dei maschi, a considerarsi brillanti e di successo. A questa tenera età iniziano a perdere fiducia nelle proprie capacità.

Stereotipi culturali, pregiudizi impliciti e anche discriminazioni già in famiglia, oltre naturalmente alle rappresentazioni a cui sono esposte attraverso i media, rafforzano ulteriormente questa problematica negativa. Negli Stati Uniti questo fenomeno è chiamato “Dream Gap”, ma situazioni simili si verificano in tutto il mondo.

Questi fattori limitanti hanno un impatto sulla capacità delle bambine di credere in se stesse. Barbie (o meglio la potente macchina marketing che sta dietro il marchio della bambola più famosa del mondo), usando la sua fama, ha deciso di commissionare ricerche. E accendere i riflettori su modelli positivi per chiamare a raccolta una vera e propria community a livello globale a supporto delle bambine attraverso il “Dream Gap Project”.

Con l’obiettivo di raccontare quanto sia importante aiutare alle ragazzine a credere nelle loro potenzialità, Barbie si italianizza e mette le mani sulla pizza.

Come?

Entrando a casa di Gino Sorbillo, pizzaiolo da generazioni e Ambasciatore della Pizza Napoletana nel mondo, dove la figlia, Ludovica, ha deciso di osare e gestire per un giorno la storica pizzeria di famiglia, a Napoli, con l’aiuto delle sue amiche. Ludovica e le altre piccole apprendiste pizzaiole hanno impastato e cucinato, preso le ordinazioni, servito tutta la clientela arrivata per l’occasione, seguendo fedelmente le direttive di papà Sorbillo.

E’ andata più che bene, le ragazzine hanno guadagnato in autostima e il risultato di questa esperienza entra nel menù ufficiale. Ci sarà infatti la prima pizza ispirata a Barbie che sarà disponibile in tutte le pizzerie Sorbillo a Napoli e Milano.

Un bellissimo silent book

Quando le immagini valgono più di mille parole. Questa è la forza di Io sto con Vanessa, un silent book che è un piccolo gioiello poetico. Adatto anche ai “lettori” più piccoli che, dopo averlo sentito raccontare dai genitori, possono guardarlo e riguardarlo per imparare i primi concetti di amicizia, inclusione e tolleranza.

Ispirato a una storia vera, con deliziose illustrazioni, efficace senza bisogno di testo, questo libro racconta della piccola Vanessa, una bambina delle elemntari che, arrivata in una nuova scuola, viene presa di mira da un bullo nel percorso a piedi per tornare a casa.

Una sua compagna assiste alla scena e si preoccupa. Si preoccupa talmente tanto da rimanere insonne per cercare una soluzione e aiutare la sua nuova amica. Al mattino finalmente trova l’idea giusta. Andrà a prendere a casa Vanessa  e l’accompagnerà a scuola per starle vicino ed eventualmente difenderla.

E a lei piano piano per solidarietà si aggiungeranno tanti altri compagni di scuola. Si forma un piccolo esercito di bambini pacifici e gentili per tener lontano il bullo, che li vede e si allontana imbarazzato.

Le illustrazioni di questo albo, che è diventato un bestseller (libro dell’anno per Publisher Weekly) sono bellissime e incisive. Create da due famosi disegnatori francesi: Sèbastian Cosset e Marie Pommepuy che lavorano insieme e hanno scelto come nome d’arte Kerascoët.

Figli Imperfetti

Oggi i genitori fanno molta fatica ad accettar le critiche ai propri figli. Per questo le relazioni fra genitori e insegnanti (dalla materna alla fine del liceo-posso testimoniarlo) sono spesso tese e burrascose. I genitori non accettano le imperfezioni dei figli e questa idiosincrasia arriva da lontano. Dai primissimi anni di vita dei bambini.

Nel recentissimo manuale Figli imperfetti, Hedemaire Brosche, insegnante tedesca, da tempo anche autrice di manuali sulla genitorialità, spiega il motivo di questo atteggiamento e soprattutto come accettare, affrontare e ribaltare in positivo, i difetti dei nostri figli. Il concetto di fondo che dà origine all’insicurezza dei genitori sta nell’avverbio troppo. Un bambino può essere definito troppo timido, troppo vivace, troppo rumoroso, troppo lento, troppo grasso, troppo magro, basso, alto, pallido…ecc.ecc.

Le persone che ci stanno attorno sin dalla nascita, spesso in buona fede, si permettono di giudicare i nostri figli, provocando dubbi e insicurezze. Con i neo genitori il terreno è fertile. Con il tracorrere del tempo è più facile cercare di non farci caso ma a volte il tarlo dell’incertezza fa breccia. E rimane.

Perchè i bambini devono essere considerati sbagliati, imperfetti, in base alle decisioni di qualcun altro?

L’autrice, attraverso esempi pratici, analisi di famose teorie psicologiche e anche esperienze cliniche accompagna il lettore a vedere le cose da una diversa prospettiva. A evitare i confronti, ad analizzare le situazioni in una luce più oggettiva. A sintonizzare aspettative e e stile educativo a seconda della diversa personalità dei bambini.

E come stare alla larga dai giudizi negativi che possono in maniera subdola influenzare per tutta la vita.

Brosche nelle pagine di questo manuale insegna a utilizzare la psicologia positiva, finalizzata a promuovere le risorse e le capacità delle persone a seconda delle loro inclinazioni. Insomma vedere le qualità dentro ai difetti. Evitare di usare il pensiero piatto, purtroppo molto diffuso, quello che per comodità, semplicità, si avvale dei preconcetti più comuni e si attacca agli stereotipi.

“Essere pronti a vedere quanto può esserci di buono in ciò che apparentemente è sbagliato ci arricchisce enormemente in lingimiranza, tolleranza e fiducia”, sottolinea la Brosche.

Imparando questa lezione, ci si rafforza, si diventa meno pavidi. Si acquista quella sicurezza necessaria per valutare senza timore anche le critiche che possono essere costruttive e aiutare a migliorare noi e i nostri figli.

Halloween DOC in stile gotico

Oramai ad Halloween non si scappa più. Chi non lo celebra è considerato strano.

L’altro giorno in autobus ho sentito un bambino delle elementari che si lamentava.

“Noi in classe non facciamo nulla per Halloween…”

“Come mai?”, chiedeva stupito l’amichetto.

“Perchè la mia maestra è contro…”, sospirava, sconsolato, il piccoletto.

“Non scriviamo, non facciamo i disegni, non impariamo le poesie…”

Le poesie per Halloween!!??!?!!

Se anche voi vi sentite spiritualmente vicini alla suddetta maestra e non ne potete più di dolcetto o scherzetto e magari anche le zucche vi danno la nausea, c’è un altro modo per festeggiare domani sera. Potete partecipare, a Milano, a una passeggiata notturna che anche dog-friendly, organizzata in collaborazione con Il Circolo del Gotico: una serata tenebrosa dedicata al maestro del gotico Edgar Allan Poe.

Una serata davvero originale condotta da Jennifer Radulović – storica, saggista e divulgatrice – che racconterà vita e opere del celebre maestro del gotico con approfondimento sulle teorie del mesmerismo e sul fenomeno della catalessi. Un percorso appassionante fra figure inquietanti, paure e atmosfere affascinanti, una serata itinerante nella suggestione notturna delle candele, consegnate ai partecipanti al ritrovo presso il Parco Indro Montanelli (Porta Venezia) alle ore 20.30.

Dopo la passeggiata la serata proseguirà presso il cinema Spazio Oberdan dove i partecipanti, comodamente seduti, potranno assistere a una carrellata di immagini e documenti dell’epoca.

A concludere l’evento, verso le ore 23 circa, sempre presso il cinema Spazio Oberdan, la speciale proiezione del film La caduta della casa Usher (Jean Epstein, Francia, 1928, 61’). Ispirato a diversi racconti del terrore di Edgar Allan Poe, fra cui quello omonimo del 1839, Il ritratto ovale e Ligeia, questo grande capolavoro del cinema muto non solo ci immerge nelle pagine inquietanti di Poe, ma riesce a rendere la vena claustrofobica e il senso di fatalità in ogni suo fotogramma grazie all’uso della luce, a effetti cinematografici come il ralenti e alle scenografie.

Per info: mic@cinetecamilano.it

La necessità di difendere i più deboli

La storia terribile di Desirée è un colpo al cuore per tutti noi. Così angosciante che non mi sento all’alteza di un commento. Però oggi ho ricevuto questo comunicato stampa che riporta l’opinione di Armando Piccinni, Presidente della Fondazione BRF Onlus, l’unica Fondazione Onlus di ricerca psichiatrica in Italia.

Sono d’accordo con le sue parole che riporto qui integralmente.

“Se non siamo in grado di difendere le persone come Desirée dobbiamo rivedere i nostri modelli di tutela e di assistenza” denuncia Piccinni.
“Desirée non era peggiore di quelli che ce la fanno a tirarsi fuori da quel mondo di droga che nel 2018 ha già fatto quasi 200 vittime. Era di certo più delicata e sensibile, più esile e gracile, più vulnerabile e soprattutto sola. Sono queste le persone che una società civile dovrebbe proteggere e tutelare, sostenere e affiancare. Tutto questo a Desiree è mancato. Così come manca a tutti coloro che sono come lei, e che come lei vivono”.
“La morte di Desirée è la punta di un iceberg. Una ragazza di sedici anni ha bisogno di esempi da emulare, adulti che la proteggano, scuole che la educhino, genitori che la difendano. Lei aveva poco o nulla di tutto questo. Tanti altri, come lei, hanno poco o nulla. Non tutti fanno la sua terribile fine ma ce la fanno a combattere e a tirarsi fuori dal fango che li circonda”.
“Perché lei non ce l’ha fatta? Perché è stata falciata senza pietà e senza rispetto? Sono domande a cui le Istituzioni – conclude Piccinni – devono rispondere, perché la responsabilità di uno Stato civile passa dalla tutela che fornisce ai più deboli, agli uomini e alle donne del futuro”.

Compito per domani

L’amore e l’orrore della deportazione nel lager. Il sentimento umano più bello e puro ma anche la passione per la letteratura, la poesia, l’arte. E dalla parte opposta, la mancanza di libertà, la violenza e i soprusi. Questo contrasto è descritto in maniera forte e coinvolgente in Compito per domani, di Nicolae Dabija, un classico, ma anche un best seller, infatti è il libro più letto negli ultimi anni in Moldavia.

Tradotto in diverse lingue, ne è uscita recentemente la versione italiana. E in questo momento, dove il populismo sta dilagando, è importante leggere una storia che racconta gli orrori del despotismo staliniano ma anche la grande resilienza che nasce nel cuore di ogni individuo in difesa della propria dignità.

La vicenda inizia nel 1940 a Poiana, in Romania, in una classe del liceo dove il giovane professore di letteraratura, Mihai, sta facendo lezione. Parla con entusiasmo di un poeta la cui effige è appesa nell’aula, ma la sua spiegazione viene bruscamente interrotta dalla polizia staliniana che irrompe in classe per “liberare il popolo”. E nella frenesia di inculcare “la nuova verità” nelle menti degli studenti toglie dal muro il ritratto del poeta a cui sostituisce quello di Stalin. Il giorno dopo però la fotografia del leader viene vandalizzata e la colpa attribuita al giovane professore che non collabora per scoprire l’irrispettoso colpevole. Così Mihai viene processato in tutta fretta, in modo assolutamente kafkiano, e condannato senza appello. La pena prevede 25 anni di lavori forzati in Siberia, il giusto castigo per “raddrizzarlo”.

Il giovane insegnante viene è deportato e inizia la sua discesa all’inferno, nel gulag. L’autore è bravissimo nel descrivere una realtà allucinante dove fra gli schiavi costretti ai lavori forzati ci sono molto intellettuali del Paese, personaggi scomodi e ribelli che devono essere umiliati e annientati. Un ritratto di una brutalità senza sconti per ricordare che i campi di lavoro staliniani hanno mietuto più vittime di quelli nazisti.

Le pagine del romanzo scorrono fra le descrizioni drammatiche della vita nel lager, nei rigori del clima siberiano e, per contrasto, la dolcezza di un sentimento nato nel cuore di una studentessa del liceo, Maria. Una ragazza che, innamorata del professore, lascia la sua famiglia per seguirlo, per cercarlo, sperando di trovarlo vivo.

Sorretta dalla caparbietà e l’irragionevolezza dell’amore.

Compito per domani è un romanzo che descrive la fragilità umana di fronte ai grandi avvenimenti storici, ma genera anche un monito di speranza e forse dovrebbe essere letto dai più giovani, per far conoscere i patimenti dei popoli dell’ex Unione Sovietica, su cui  la nostra conoscenza è ancora piuttosto nebulosa. E soprattutto far riflettere sul pericolo delle intolleranze razziali.

Un Halloween dog friendly

La sera del 31 ottobre, Halloween, per i cani non è mai un gran divertimento. Una festa da gatti che sarebbe da togliere dal calendario. Questa moda importata dagli USA non è certo amata dai cani nostrani! I nostri amici pelosi amano la routine e nella notte di Halloween invece tutto è sottosopra.

Perchè il relax in cuccia è disturbato da scampanellate di bambini rompiscatole che urlano dolcetto o scherzetto. Le passeggiate tocca farle in mezzo a botti e mortaretti. E gli stropiccii di sacchetti di plastica sono deludenti perchè dischiudono caramelle e non croccantini al gusto di manzo o agnello. Insomma un gran stress.

Però tutto questo si può evitare partecipando a un’interessante e avventurosa escursione notturna nei boschi, per sentirsi ancora un po’ lupi (come i gloriosi antenati!).

Una bellissima idea dog friendly proposta dall’Oasi Zegna, nei pressi di Biella, dove cane e padrone potranno affrontare assieme un’avventurosa escursione notturna per un Halloween boschivo veramente speciale.

Lola imbronciata nell’ultimo Halloween!

Come organizzare la festa di compleanno perfetta

Tra i post più cliccati di sempre, sul blog, c’è questo: il problema festa di compleanno tra le madri è sempre più sentito e rimane sempre attuale.

E’ molto difficile trovare il giusto equilibrio fra la festicciola in famiglia e il party a cui invitare tutta la classe. Poi alla fine del tunnel genitoriale ci saranno poi i mitici e angosciosi (dipende dai punti di vista!) diciottesimi che però valgono un differente capitolo.

Anch’io quando le ragazze erano piccole mi sono fatta un un po’ prendere la mano e ho organizzato feste esagerate che hanno soddisfatto il mio ego anzichè procurare euforia alle bambine. A ripensarci mi vergogno anche un po’. Quindi oltre a fare un tardivo mea culpa, ho indagato, cercando di capire come organizzare una festa di compleanno quasi perfetta.

Le mamme partono con largo anticipo e pianificano il party con dispendio di mezzi ed energie. E per seguire e incoraggiare questa tendenza c’è un indotto sempre più variegato e costoso. Oramai i compleanni si possono fare praticamente ovunque: dalla ludoteca alla fattoria didattica, dal museo al cinema, passando per il bowling e il luna park.

Basta non avere problemi di budget perché le voci di spesa da tenere in considerazione sono tante.

L’affitto del locale, il coinvolgimento dell’animatore, la torta grande e fotogenica da immortalare sui social, gli inviti da spedire in anticipo e dulcis in fundo anche il regalo dopo-festa da donare agli invitati come souvenir.

Ma ne vale veramente la pena? I bambini sono contenti di queste mega celebrazioni?

O non sarà che le mamme si industrino così tanto anche per fare un po’ a gara tra loro?

“Le feste molto sfarzose sono diventate una moda e un business. Le madri a volte esagerano con l’organizzazione di questi compleanni per emulazione, per non sentirsi da meno, o inadeguate rispetto alle altre mamme”, conferma Elisabetta Rossini, pedagogista esperta di relazioni familiari.

“Invece non bisogna avere questo tipo di timori, perché per i bambini sono molto più divertenti le feste semplici, meno strutturare e più raccolte. E poi non è neppure necessario intrattenere i bambini a tutti i costi, magari seduti in cerchio, con un animatore che dice cosa fare. I bambini oggi hanno agende densissime. Oltre alla scuola fanno sempre tanti corsi, dove appunto ricevono indicazioni su come comportarsi. Almeno per la loro festa sarebbe bello lasciarli un po’ più liberi”.

Ma spesso questa idea di organizzare con un intrattenitore, in un luogo circoscritto, deriva anche dal timore dei genitori di trovarsi in una situazione dove sia difficile controllare tutti i bambini.

“Certo gestire un gruppo di ragazzini scatenati è una grande responsabilità. Quindi è un’idea strategica proporre personalmente, o anche con un animatore, qualche attività da fare. Come una caccia al tesoro, balli, disegni, una gara di canto, ecc. Ma non uno schema troppo strutturato”, consiglia ancora Rossini.

“Perché i bambini hanno anche la necessità di sentirsi liberi, di correre, muoversi senza uno scopo preciso. Gli adulti sono spesso spaventati da queste attività, perché le giudicano pericolose e osservandole non ne capiscono il senso. Sono invece espressioni salutari e normali per i bambini, specialmente se avvengono in un luogo spazioso sicuro, con la supervisione non troppo invadente di un adulto. Se accade, per esempio, che due bambini si spintonano non è niente di grave. Ricade tutto nel loro codice di comportamento e i grandi non devono allarmarsi o temere attacchi di aggressività. Oggi noi adulti siamo troppo pronti a etichettare ogni attività dei bambini, preoccupandoci e attribuendo ragioni e spiegazioni non necessarie. Questi comportamenti “liberi” sono solo manifestazioni dell’entusiasmo infantile”.

Quindi la ricetta è: budget dignitoso ma non esagerato, fiducia nei bimbi e…tanto sangue freddo!

Sulla mia pelle

Sulla vicenda di Stefano Cucchi ero sommariamente informata, sapevo della lotta, senza sosta, della sorella Ilaria per ristabilire la verità sulla morte del fratello. Negli anni ho letto sulle pagine dei giornali i lenti progressi dell’inchiesta per far luce su una vicenda torbida e drammatica.

Adesso finalmente con il processo stanno venendo a galla dettagli alluncinanti di coperture e bugie. L’altra sera su Netflix ho trovato il coraggio di guardare Sulla mia pelle, il film che ripercorre l’ultima tragica settimana di vita di Cucchi.

Una pellicola forte ed equilibrata, che fa un ritratto sconvolgente, senza sconti, del suo protagonista. Stefano Cucchi era un ex tossico, bugiardo, ribelle e anche un po’ insolente.

Per questo ne esce un personaggio vero, non solo la vittima della brutalità di chi l’ha arrestato. Poi c’è sua famiglia, delineata benissimo, genitori borghesi, affettuosi, costantemente preoccupati per quel figlio difficile. L’hanno aiutato anche sbagliando, come facciamo tutti, probabilmente per troppo amore. E anche la sorella che viene sempre coinvolta, suo malgrado, che si avvelena la vita, per la balordaggine costante del fratello.

Il regista Alessio Cremonini, ha saputo delineare con efficacia una famiglia normale, a cui viene sconvolta la vita e tolto ogni rispetto. Mi ha colpito moltissimo, come queste persone vengono trattate quando, durante l’arresto, chiedono notizie. Domandano di vedere il loro figlio arrestato. Vengono allontanati con scuse varie, in nome delle regole, di una burocrazia ottusa e inutile. E quando Stefano muore diventano quasi un fastidio.

Questo film è drammatico ma molto educativo: andrebbe proiettato nelle scuole. Vale più di mille discorsi contro l’uso delle droghe. E’ più efficace di tanti anatemi e proibizioni. Riesce, senza falsi moralismi, a far ragionare i ragazzi e far comprendere quanto possa essere pericoloso essere fermati con un po’ di sostanze in tasca. E quanto in nome dello sballo, a volte, sia facile bruciarsi la vita.

Mentre sulle responsabilità di chi dovrebbe garantire l’ordine pubblico e abusa invece del proprio potere, il film non prende posizione, rimane documentaristico. La verità, si spera, arriverà alla fine del processo in corso.

 

Sagittarius progetto famiglia: forever young!

Mi capita spesso di vedere persone anziane a spasso con badanti che li accompagnano ma non interagiscono con loro. Spesso li ignorano.

Seduti fianco a fianco magari su una panchina, non conversano. Le accompagnatrici preferiscono parlare al telefono o chattare con qualcun altro. Trovo questa situazione molto triste, soprattutto per gli anziani che magari hanno ancora una mente lucida e vivace, forse anche piena di curiosità. Infatti al di là del decadimento fisico, la vera vecchiaia è proprio quella che collima con l’indifferenza e l’oblio verso le cose che ci circondano e una volta suscitavano in noi interesse.

Proprio per ovviare a questa attitudine purtroppo piuttosto diffusa, una mia amica, ispirata da una esperienza personale con i genitori, si è inventata una professione che trovo molto interessante e utile. Con il progetto di cui fa parte oltre ad aiutare in problematiche pratiche come la burocrazia online, la gestione sanitaria, la spesa e offrire corsi creativi, si occupa di garantire tempo libero di qualità agli anziani.

A seconda delle loro inclinazioni e preferenze, al pomeriggio li accompagna a vedere mostre, film, presentazioni. In una città come Milano innumerevoli sono le possibilità di piccoli piaceri intellettuali: dai musei alle semplici soste in libreria per curiosare fra le nuove pubblicazioni.

Il problema della vecchiaia è proprio la relazione con il tempo: è passato troppo in fretta ma nella terza età non si riesce a riempirlo con un po’ di gratificazione. La noia è sempre in agguato. Tutto diventa monotono o troppo complesso. E spesso, per quanto riguarda passatempi e compagnia, la relazione con figli e nipoti diventa complicata perché spesso intrisa di sensi di colpa da una parte e piccole recriminazioni e “capricci” dall’altra.

Allora uscire e distrarsi con qualcosa che incuriosisca e appassioni è meglio di qualsiasi medicina, una pillola di benessere, per il fisico e per l’umore.

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