Sul più bello

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Senz’altro il peggior film visto recentemente, di bello c’è solo l’aggettivo del titolo. Si tratta di una commedia romantica non solo scontata, con una trama improbabile, ma anche irritante. Sconsigliata a tutti, ma per chi volesse veramente farsi del male Sul più bello è su Amazon Prime. (In questo caso non continuate a leggere, nelle righe seguenti spoilero di brutto)

La storia si svolge a Torino, dove la protagonista, Marta, è una diciannovenne, orfana, affetta da fibrosi cistica. Va a vivere nella casa ereditata dai genitori con due amici gay coetanei. La ragazza è lesbica (forte e aggressiva) e il ragazzo gay (più debole e lamentoso).

Bene, LGBT friendly si potrebbe pensare. Invece no.

Questi due diciannovenni, così stereotipati, hanno incredibilmente una voglia pazza di figliare, vogliono un bambino per sentirsi importanti per qualcuno! Però non essendo attratti uno dall’altra, benche è in una scena Marta li sorprenda a fare sesso, decidono per un’inseminazione fai-da-te.

Come? Hanno un’ideona e decidono di usare la “pipetta/peretta” che serve per farcire il tacchino a Natale!

Dopo questa rivelazione, che sottintende che i due oltre a gay siano deficienti, avrei dovuto abbandonare il film. Invece masochisticamente ho continauto a guardare.

Oltre alla malattia, il problema di Marta è di essere poco avvenente.

Una bruttina totalmente rompiscatole, capricciosa e irrispettosa del prossimo, che decide di stalkerare sui social il più bello (del quartiere? della città? dell’università?) che trova.

Ovviamente, Arturo, il gran fico, non solo è bello ma anche ricco e corteggiatissimo. Ma la nostra in qualche modo riesce ad abbordarlo. Farsi invitare a cena a casa di lui, nella supervilla, fare una figura pessima con i genitori e poi da lì, in un crescendo di scene assurde, farlo innamorare.

Ma come il canovaccio della storia del rosa insegna, a questo punto arriva l’ostacolo.

In questa pellicola l’ostacolo in verità è apparso da subito, perchè la pessima recitazione dei protagonisti rende difficile l’immedesimazione e il coinvolgimento dello spettatore. Comunque, qui parliamo del Grande Ostacolo, quello classico che deve essere superato per arrivare al lieto fine. Eccolo: la malattia di lei. Arturo, ormai cotto a puntino, non sospetta nulla, tanto che organizza una serata magica e super romantica.

È ricco e pieno di agganci e riesce a portare un gondoliere in trasferta, con gondola annessa, sul Po (siamo a Torino) per dichiararsi a Marta. Peccato per l’umidità, perchè lei inizia a tossire e incredibilmente cade nel fiume (il più grande d’Italia), poi si tira su e senza dire nulla va in ospedale. Qui non si capisce se chiami il 118 o prenda un taxi tutta fradicia.

Nella scena dopo la troviamo all’ospedale con gli amici e con il suo medico che le dice che avrà poco da vivere (se continua a far cagate, sottinteso).

Arturo intanto impazzisce nel non sapere, dove lei sia e cosa sia successo.

Gli amici, a cui si era rivolto, avevano stabilito l’embargo. Quindi al nostro non rimane che palesarsi sotto casa di Marta nel giorno delle dimissioni dal nosocomio.

Lei appena lo vede, affranto e preoccupato si strappa il sondino dal naso, a muso duro gli va incontro per sfancularlo: “Non ti amo e ti mollo”.

Naturalmente non è vero e, dopo una serie di circonstanze, Marta capisce che lui invece ha il cuore spezzato e devono assolutamente ricucire. Allora cosa fa?

Entra di straforo nel megacircolo canottieri che lui frequenta (prima c’è un interessante close-up sui bicipiti di Arturo che voga in canottiera). Come una demente Marta irrompe negli spogliatoi: ci sono un po’ di ragazzi nudi che fanno la doccia e lei con piglio dittatoriale chiede: “Dov’è Arturo?”

Per niente stupiti, non si domandano “chi caxxo è e cosa vuole ‘sta cessa?” anzi, con cortesia, le indicano un bagnetto in fondo. Marta busssa alla porta del WC, dove presubilmente Arturo sta espletando qualcosa di fisiologico, e infatti non apre subito.

Allora lei, strategica, gli infila un biglietto con “ti amo” sotto la porta.

Quando Aruro finalmente finisce, apre e la bacia. Poi lei confessa di essere malata, blah, blah, blah e alla fine l’amore trionfa.

È tutto una tale boiata che non credo riesca ad abbindolare neanche l’audience delle medie. Dove, comunque, DAD o non DAD gli alunni sono sempre più svegli e cinici.

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