Vinci una vacanza ecostenibile

Nell’era della sharing economy anche il viaggio diventa un’esperienza da condividere. Non importa se si tratta di passaggi, pranzi, case, biciclette, orti, ricette, itinerari, o di un’intera vacanza.

C’è un’iniziativa, Adotta un turista, che vuole stimolare la creatività, l’innovazione e la condivisione nell’esperienza di viaggio. Chi meglio delle persone che abitano un luogo possono conoscerlo e farlo scoprire a coloro che lo attraversano?

Recuperando l’eredità culturale della “xenia” greca, Adotta un Turista promuove l’ospitalità autentica, che ha da sempre caratterizzato la storia della nostra civiltà, come incontro e cura dell’altro. Mettendo così al centro il concetto autentico di ospitalità, e promuovendo un nuovo modo di viaggiare, sostenibile, rispettoso dei luoghi e delle persone, Adotta un Turista sfida tutti a proporre esperienze ed idee di ospitalità uniche e originali, da condividere e offrire gratuitamente.

Chi sono i turisti da adottare?

Persone curiose, interessate a scoprire i luoghi in modo autentico e vero, al di là dei classici elenchi di cose da vedere ed esperienze da fare. Sono eco-viaggiatori alla ricerca di nuovi punti di vista, di luoghi meno noti, di persone da conoscere e di esperienze autentiche da condividere. Sono i viaggiatori curiosi versoi luoghi che visitano che vogliono conoscere con entusiasmo e rispetto.

Adotta un turista nasce da un’idea di Ecobnb, la community italiana ed europea del turismo sostenibile e IT.A.CÀ migranti e viaggiatori – festival del turismo responsabile.

Cosa si deve fare per partecipare?

Proporre un’esperienza autentica descrivendola con un breve testo e un’immagine entro venerdì 25 maggio 2018. Può essere un pic-nic con prodotti locali, un itinerario in bicicletta o a piedi, una visita a un laboratorio artistico, una vacanza nella zona dove si vive.

Il fine di questa iniziativa è promuovere il turismo responsabile e per incoraggiare la partecipazione è previsto anche un premio. Infatti tutte le esperienze proposte verranno offerte gratuitamente ai viaggiatori che si candidano per provarle.

Inoltre, le tre proposte più votate tramite “likes” vincono tre soggiorni green per due persone in Italia. Clicca qui per per tutte le info pratiche.

Il fantastico viaggio di Stella

“Se mettete qualcosa dentro un buco nero non significa per forza che sia persa per sempre…studi recenti hanno dimostrato che se buttate qualcosa che vi infastidisce…qualcosa che vi rende tristi…non significa che sparirà. La forza di gravità la risucchia, ma poi il problema crescerà”

Così scrive Michelle Cuevas nel suo romanzo più recente, Il fantastico viaggio di Stella, dove la scrittrice americana, racconta di una bambina, di nome Stella, che per non affrontare le emozioni più difficili e dolorose, decide di negarle. E lo fa in un modo molto originale, le getta appunto in un buco nero. Ma non uno qualsiasi, un buco nero che diventa il suo pet. Infatti Stella è una ragazzina che abita vicino alla NASA e proprio un giorno in cui cerca di farsi ricevere da un ingegnere della famosa agenzia spaziale americana, viene seguita fino a casa da un “baby” buco nero che vuole farsi adottare.

Poi non sarà facile gestirlo, perchè il buco nero domestico è ancora piccolo e come tutti i cuccioli, vivace e imprevedibile. Così Stella dovrà superare numerosi ostacoli per riuscire a non soccombere e a trovare un nuovo equilibrio. Insomma a crescere.

Inventarsi una metafora del genere per spiegare ai bambini che non devono avere paura di fronteggiare anche le sensazioni più difficili e complicate, è segno di grande creatività, fantasia e sensibilità. E Michelle Cuevas è un’autrice che dimostra di possedere tutte queste doti. Oltre a una buona dose di ironia, fondamentale per riuscire a trascinare i suoi giovani lettori anche nei temi più drammatici e delicati, come quelli della perdita e della solitudine.

L’ha già dimostrato anche nel suo best-seller Le avventure di Jacques Papier, la storia di un’amico immaginario, narrata proprio da quest’ultimo.  Un ragazzino che è invisibile ma nello stesso tempo compagno e supporto fondamentale per i bambini che incontra. Una storia surreale e avvincente che commuove e fa sorridere. Il libro ha scalato le classifiche di vendita, avuto molte traduzioni e si è aggiudicato il prestigioso Premio Andersen nel 2016.

I libri di Michelle Cuevas piacciono ai bambini ma incantano anche gli adulti, perchè a seconda dell’età e della maturità del lettore riescono a offrire un diverso livello di coinvolgimento. L’avventura, il divertimento e lo stupore sono per i più piccoli, la commozione e la riflessione per il pubblico di lettori più maturo.

Una sorpresa…. piuttosto marrone

Oggi avrei voluto scrivere della bella inziativa che c’è a Londra: cani al cinema con i padroni. Invece dopo un giretto bonus con Lola all’ora di pranzo, una passeggiata non strettamente necessaria per i bisogni fisiologici ma garantita dal mio buon cuore, sono stata vittima di uno scherzo che mi ha fatto cambiare idea sul tema del post.

Allora, ero con Lola nel giardino sottocasa, lei correva libera e io pensavo cosa mangiare a pranzo… quando la chiamo per salire in casa, mi accorgo che il suo pelo è stranamente appuntito con un effetto gel (ottimisticamente questa è stata la prima cosa che ho pensato). Guardo meglio, vedo tracce marroni, annuso e purtroppo no, non era gel.

Era cacca. Con un istinto primodiale da predatore, Lola aveva identificato una cacca interessante e anche di vaste dimensioni, considerato il risultato.

“Rotolarsi nella cacca altrui è un ottimo espediente per non venire scoperti mentre si caccia, la preda non avvertirà il nostro odore e…. zac! Si cattura!”

Questo ha pensato Lola mentre attuava il geniale piano per mimetizzarsi nella giungla del prato sottocasa.

Io invece ero disperata, poi ho incontrato un’amica di area cani che mi ha consigliato di pulire Lola con acqua e aceto (come fosse l’interno del frigorifero).

Così sono salita in casa, l’ho trascinata in terrazza e ho cominciato la disinfestazione, mentre lei pensava che fossi antipatica e soprattutto impazzita.

Alla fine della procedura non era più marrone ma puzzava come un cetriolone sottaceto.

Ho telefonato al suo salone di bellezza, il Coppola dei cani, dove di hanno detto: “Eh no, (sciocca) signora al sabato per la toeletta bisogna prenotare, così all’improvviso non c’è posto”

Anzi, erano anche un po’ scandalizzati dalla mia richiesta improvvisa!

Così ho deciso che avremmo fatto la doccia insieme.
L’ho chiamata ma lei offesa del mio trattamento all’aceto non si è spostata dal suo fichissimo cuscino-cuccia. Si è anche voltata dall’altra parte per mostrare ostilità, arrivando a negare di chiamarsi Lola.

Allora ho preso il cuscino-cuccia l’ho alzato con lei sopra e, tenendolo abbastanza in alto in modo che non decidesse di saltar giù, l’ho trasportata di peso in bagno.

Lola era sbalordita dal mio comportamento da umana imbizzarrita e appena ho aperto incautamente un attimo la porta del bagno è scappata via. Ma io l’ho rincorsa, ero già nuda ma l’ho rincorsa fino in sala, dove lei cercava di nascondersi sul divano.

L’ho presa e siamo entrate in doccia, e lei ha pensato “fiuuuuu l’acqua tiepidina e il Baby Johnson (che certo, non è adatto ai cani) non sono neanche così male”.

Il brutto è arrivato dopo, al momento del phon: non lo sopportatava e cercava di ribellarsi.

Per calmarla, invocando lo spirito di emulazione, le facevo vedere che anch’io mi phonavo le gambe per asciugarmi. Ma lei niente, cercava di nascondersi dietro al water e sotto il bidet. Alla fine l’ho lasciata mezza bagnata e molto molto molto offesa.

Non ci parliamo più.

Cookies Vegani

Dopo il “successo” della crostata e l’incoraggiamento di Natalia, che mi aveva gentilmente detto: “Con la stessa ricetta puoi fare anche i biscotti…”

Ieri in un buoi pomeriggio di pioggia, per festeggiare il mio onomastico, non c’era niente di meglio da fare che gettarmi nell’avventura. La mia prima volta con i biscotti. Sì, confesso non li avevo mai fatti neanche per Babbo Natale, quindi era piuttosto entusiasmante.

Gli ingredienti li avevo tutti, la tortiera giusta non l’ho ancora comprata ma per i biscotti non serviva, c’erano le formine dell’Ikea. E poi ho aggiunto un tocco gourmet con delle gocce di cioccolato fondente che aveva comprato Anita poco tempo fa.

Sono stata molto più disinvolta con l’impasto, ho miscelato farina e lievito con grazia, grattuggiato la buccia del limone con leggerezza, steso la pasta con il mattarello e via in forno. Quanto dovevano cuocere?

La crostata 30-40 minuti a 180°, considerato che il forno era già bello caldo ho pensato di farli stare dentro 17 minuti.

Perchè 17?

Era il mio onomastico 17 marzo, mi sembrava un bel numero! Per capire se fossero cotti ho anche usato il classico stuzzicadente come una vera professionista. Poi anna sfornati li ho fotografati (come una vera foodblogger), poi appena raffreddati li ho assaggiati.

Bellissimi ma duri come il legno.

Anzi quelli della seconda infornata sono più “abbronzati” (come direbbe il vecchio Berlusca) sembrano proprio di legno sia come colore che come consistenza!

La gatta Arcibalda

Oramai non c’è più la destra e la sinistra quindi penso che un bipolarismo equo potrebbe essere tra i fan dei cani e all’opposto quelli che prediliogono i gatti.

Come ho scritto tante volte, appartengo al primo gruppo anche perchè ho avuto pochissime esperienze con l’altra fazione. A dire il vero ho frequentato qualche gatto e ho ascoltato molte storie di padroni felici di felini ma nella mia biografia si trovano solo love story canine.

Quindi leggendo La gatta Arcibalda e altre storie. Riflessioni sugli animali e sulla natura, scritto negli anni 90 ripubblicato di recente, mi sono incuriosita molto leggendo le considerazioni di Adriana Zarri, teologa, autrice e giornalista, che racconta la sua esperienza di vita in campagna, in una dimensione quasi da eremita, in mezzo agli animali e alla natura. Questa convivenza la porta a scavare dentro di sè a riflettere in un modo istintivo, quasi animalesco. La Zarri era anche un ecologista e animalista molto avanti nei tempi.

Amava e rispettava tutti gli animali ma il legame speciale era con i gatti, in particolare Arcibalda, amorevole ma anche furba e fiera. Tanto che Adriana Zarri si domandava se fosse lei a possedere la gatta o viceversa.

 

I gatti sono così, impossibili da addomesticare. Capaci di donare amore ma non dedizione come i cani. Però la Zarri racconta che i gatti, orgogliosi e ribelli, possono essere così dolci da leccare via le lacrime del padrone quando è triste e piange.

Insomma ci sono quando servono (oggi si chiama pet therapy negli anni’90 il termine non era ancora così diffuso), ma non hanno le smancerie del cane.

Un’altra prova della loro intoccabile indipendenza?

La Zarri dedica un originale capitolo all’ora legale e all’ora felina. Altro indice della loro indipendenza, mentre i cani si abituano al cambio estivo dell’ora i gatti se ne infischiano e continuano a vivere secondo il proprio ritmo, seguendo il loro personale orologio. L’unico che rispettino, soprattutto quando è tempo della pappa.

Crostata vegan

Dal meraviglioso libro di Natalia Cattelani ho scelto di fare una crostata vegan che sembrava facile e golosa. Mi sono procurata tutti gli ingredienti (latte di soia,olio, zucchero di canna, farina tipo 0, limone, lievito, marmellata e mandorle a lamelle) anzi quando al super non ho trovato subito le mandorle ho preso anche i pistacchi (a lamelle? sbriciolati?) insomma i pistacchi a pezzetti.

Peccato che non avessi verificato prima di avere la tortiera della taglia giusta (22cm di diametro). Dettaglio non insignificante. Infatti quando l’ho cercata, ho scoperto che era rotta, l’anello esterno non si chiudeva più (scherzo di una delle ragazze!!!). Così dovevo scegliere fra quella troppo grande e quella troppo piccola. Bisogna pensare positivo e così ho scelto quella con il diametro più grande.

Crostata vegana di Natalia Cattelani da Dolci di casa

Ho guardato la ricetta e ho letto che Natalia suggeriva di imburrare spennellare di olio la tortiera e poi infarinarla. Ho avuto un momento di dubbio e ho infarinato e spennellato anche una teglia in pirex. Poi Natalia diceva di accendere il forno.

Così ho fatto. Poi però il pirex non mi convinceva e allora ho ripreso la tortiera extralarge e “buttato” il pirex nel lavandino. Poi ho preso una ciotola e mixato gli ingredienti. Un momento di panico è stato quando Natalia consigliava di miscelare nel setaccio farina e lievito. Non possedevo un setaccio, avevo pensato di soprassedere alla richiesta. Poi ho ricordato i dolci di mia madre, che probabilmente non miscelava, infatti le sue torte avevano sempre quel brutto lievito che “legava” i denti.

Allora ho preso un colino e obbedito diligente. Poi ho lasciato riposare in frigo e dopo impastato.

Quando ho messo la pasta nella teglia ho capito che non ne avevo abbastanza per fare il rotolino tutt’intorno e le palline di pasta in mezzo. Ma oramai non potevo più trnare indietro! Allora ci ho dato dentro con la marmellata (ho scoperto che era troppo poca, qualcuno se l’era mangiata a tradimento) e allora ho esagerato con i pistacchi e le mandorle (che poi avevo trovato).

Alla fine è venuta fuori una specie di pizza.

Molto diversa dalla crostata di Natalia, ma comunque buonissima!

Oggi sono stata a Tempo di Libri alla presentazione del suo manuale e quando le ho raccontato la mia avventura è stata molto comprensiva!

Non solo bambole

Alle bambine oggi si insegna che se si impegnano possono fare tutto, il limite è il cielo. E infatti vediamo che le ragazze sono molto più coinvolte dei maschi nel cercare di raggiungere gli obiettivi.

Una bella notizia è che in questa ottica si muove anche Barbie, l’icona della perfezione fisica femminile sempre demonizzata. Per celebrare la festa della donna infatti Barbie ha fatto ciaone a Ken e si trasforma in un modello più interessante ed educativo.

Celebrando le donne che hanno superato certi confini e sono andate oltre nei loro rispettivi settori. Ragazze che sono state di ispirazione per le future generazioni, creando una bambola OOAK (One Of A Kind) con le loro sembianze.

Le personalità internazionali che vengono onorate sono:

·Sara Gama, calciatrice, Italia – Capitano della Juventus Football Club Femminile, Capitano della Nazionale Italiana Femminile, membro della Federal Board e Presidente della Commissione per lo sviluppo della figura femminile nel calcio.

·Patty Jenkins –Regista americana è la prima donna nella storia a dirigere un film da oltre 100 milioni di dollari, Wonder Woman, che ha superato il record del più costoso live-action diretto da una donna sia a livello locale, sia internazionale.
· Chloe Kim – Campionessa di snowboard Asioamericana di prima generazione, a 17 anni è la più giovane donna a vincere una medaglia d’oro alle Olimpiadi Invernali del 2018.
· Bindi Irwin  – Ambientalista, australiana vincitrice del premio internazionale per il rispetto dell’ambiente.
· Nicola Adams, campionessa di box, inglese– Due volte medaglia d’oro, è la boxeur donna di maggior successo di tutti i tempi in Gran Bretagna ed è l’unica pugile donna nella storia di questo sport ad aver combattuto per tutti e quattro i titoli dilettanti.
· Çağla Kubat, windsurfer, Turchia – Campionessa di windsurf e membro del team Fenerbahçe sailing, ha fondato una sua scuola di surf per giovani surfisti.
· Hélène Darroze, chef di fama mondiale, Francia – Ispiratrice di quattro generazioni di chef francesi con tre ristoranti e due stelle Michelin.
· Hui Ruoqi, campionessa di pallavolo– Quindicesimo capitano della squadra Nazionale Femminile di Pallavolo Cinese che ha vinto l’oro alle Olimpiadi del 2016.
· Leyla Piedayesh, designer e imprenditrice, Germania – Immigrata iraniana e fondatrice del marchio fashion Lala Berlin.
· Lorena Ochoa, golfista professionista, Messico – Atleta, madre, imprenditrice e instancabile divulgatrice del golf in Messico.
· Martyna Wojciechowska, giornalista, Polonia – Presentatrice TV, redattrice, autrice, regista e seconda donna polacca a conquistare le Seven Summits.
· Xiaotong Guan, attrice e filantropa, Cina – Ambassador per il “World Life Day,” una campagna congiunta promossa dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente e il Fondo Internazionale per la salvaguardia degli animali e della natura.
· Yuan Yuan Tan, Prima Ballerina, Cina – Prima ballerina del San Francisco Ballet e Prima Ballerina Ospite all’Hong Kong Ballet.
· Vicky Martin Berrocal, imprenditrice e Fashion Designer, spagnola – Direttrice creativa di Victoria, crea collezioni che includono costumi, abiti da flamenco, abiti da sera, borsette e gioielli.

Poi ci sono le bambole storiche anch’esse figure di grande impatto e ispirazione.

Frida Kahlo – artista di grande fama, donna brillante con un punto di vista unico sul mondo, attivista e simbolo di forza morale.

Amelia Earhart – prima aviatrice ad attraversare l’Oceano Atlantico, sfidando coraggiosamente le convenzioni dell’epoca e raggiungendo e superando nuovi record nell’aviazione.

Katherine Johnson – Pioniera nelle scienze matematiche, ha infranto le barriere razziali e di genere, creando un pool di sole donne assunte dalla NASA come “computer umani” per calcolare la traiettoria del primo volo Americano nello spazio.

Stati d’animo a Ferrara

Se avete voglia di un weekend fuori porta, magari quando finirà questa coda d’inverno, una meta interessante potrebbe essere Ferrara. Per visitare una bellissima mostra che, con un aggettivo che va tanto di moda, definirei esperenziale.

L’arte di fine ottocento e le opere degli artisti che segnano il passaggio alla modernità sono per la prima volta al centro di un racconto visivo narrato attraverso la poetica degli stati d’animo.

Dal 3 marzo al 10 giugno 2018 a Palazzo dei Diamanti di Ferrara c’è la mostra “Stati d’animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni”. Un percorso artistico che passa dai maestri del simbolismo e del divisionismo fino a quelli dell’avanguardia futurista. Una narrazione che entra nel tempo in cui scienza e arte sono impegnate ad indagare la psiche, creando un nuovo alfabeto delle emozioni.

Si passa dalla malinconia all’abbandono fantastico della rêverie, alla paura e liberazione delle pulsioni sessuali, fino all’estasi dell’amore e la sublimazione dei sentimenti, l’armonia universale e poi la frenesia della città contemporanea. Tra gli artisti, un ruolo importante riveste nell’esposizione Gaetano Previati, il ferrarese che con le sue opere ha saputo creare un ponte tra l’arte dell’Ottocento e le avanguardie del nuovo secolo.

Una di queste è la Maternità, che si potrà ammirare nel percorso espositivo con altri capolavori come l’Ave Maria a trasbordo di Giovanni Segantini e il trittico degli Stati d’animo di Umberto Boccioni. La mostra è stata possibile anche grazie alla collaborazione di musei internazionali, come il Musée Rodin e il MoMA e di collezionisti privati.

In questa occasione il consorzio Visit Ferrara, ha previsto sconti e vantaggi.

Utilizzando il codice sconto “STATIDANIMO18”, si può prenotare il soggiorno direttamente su Visit Ferrara ottenendo la riduzione del 10% per i mesi di apertura della mostra. Inoltre, sempre sul sito, si possono prenotare anche le visite guidate alla città e altre promo per il soggiorno 😉

I dolci di casa

Un libro bellissimo, colorato e allegro pieno di ricette di torte, biscotti, brioche e tante altre divertenti idee dessert.

I dolci di casa di Natalia Cattelani, raccoglie tutto ciò in uno stile molto coinvolgente e allegro. E’ un manuale ma assomiglia anche a un memoir. Infatti la mia cara amica Natalia, chef de La prova del cuoco e food blogger (prima che diventassero così di moda!), racconta ogni ricetta in maniera molto personale, descrivendo come è nata l’idea di ogni dolce, magari da un evento in famiglia o un ricordo di infanzia.

L’amore per la cucina è proprio questo, condividere la propria passione con le persone più care e vicine. E le immagini bellissime che la ritraggono con le figlie e il marito rendono tutto più vero e spontaneo.

A inizio manuale per incoraggiare i lettori c’è un prontuario con i trucchi segreti da chef, da tener ben presenti per evitare disastri nella realizzazione delle ricette. Il libro è appena uscito ma già schizzato in vetta alle classifiche di vendita e nelle recensioni entusiaste viene descritto come magico, perchè aiuta veramente a realizzare dolci belli e buoni per tutti i gusti e le esigenze.

Il libro infatti è diviso in vari capitoli, tutti dai titoli molto accattivanti, e raccoglie veramente dessert diversissimi: da quelli più tradizionali, quelli più adatti ai bambini, ai più originali ed eccentrici. Lo stile e i suggerimenti dell’autrice rendono ogni ricetta molto semplice, anche le torte più sofisticate sembrano facilissime da realizzare. Le proposte comprendono versioni per ogni evenienza anche light, vegane e senza glutine.

Sono un po’ intimorita dal talento di Natalia ma ho deciso di cimentarmi in una delle sue ricette, le proposte golose e allettanti sono così tante che c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Albrecht Dürer a Milano

L’atro giorno sono stata alla conferenza stampa per l’inaugurazione della mostra Dürer e il Rinascimento a Palazzo Reale. Era come al solito stracolma di colleghi e alla fine della conferenza c’è stata la possibilità di visitare l’esposizione. E purtroppo devo dire che anche questa volta i giornalisti hanno mostrato il loro lato peggiore.

Sarà colpa stata dell’età, erano quasi tutti piuttosto attempati. Oppure della crisi della carta stampata. O ancora dell’eccitazione di vedere per la prima volta esposte in Italia le opere del celebre artista di Norimberga. Come risultato l’accesso alle sale della mostra è stato avventuroso, con un body language parecchio violento tra gomitate e spintoni per passare avanti. E poi scattarsi dei selfie davanti ai dipinti più famosi!

I selfie da vecchi sono il male ma con l’alibi dello scenario artistico contiuavano a scattare.

Insomma si è ripetuta la stessa scena che avevo raccontato anche qui.

Sono contenta di esserne uscita senza lividi, solo con qualche pestata di piedi, e soprattutto di aver potuto ammirare le opere di questo artista grandioso.

Innamorato dell’Italia, e in particolare di Venezia, Dürer si rivela geniale soprattutto nelle sue incisioni, stampe e disegni. Appassionato di geometria e matematica, oltre che artista  fu anche teorico dell’arte e questo è il suo lato più interessante.

(Nella mostra ci sono 12 dipinti, 3 acquerelli e circa 60 tra incisioni, libri, manoscritti e disegni)

Poi ho scoperto che aveva anche una mente molto moderna, infatti sapeva come utilizzare motivazioni artistiche ad uso “commerciale”: ne è un esempio il suo autoritratto datato 1500. L’artista, allora ventottenne, raffigurò se stesso visto di fronte, con uno sguardo che punta direttamente allo spettatore ei capelli sciolti sulle spalle. Il richiamo iconografico alla figura di Gesù Cristo voleva sottendere la considerazione che lui, come tutti gli uomini, era fatto a immagine di Dio. Ma c’era anche una motivazione di tipo promozionale: era come se dicesse “se sono in grado di dipingere me stesso a somiglianza del figlio di Dio, immaginate cosa potrei fare per voi!”.

La Madonna della Scimmia 1498 ©Mario Parodi

 

Dürer era anche preoccupato dei falsi: per proteggere i suoi lavori creò il primo marchio di fabbrica: un monogramma una D annidata tra le gambe di una grande A che apponeva a tutte le stampe e dipinti.

Ottenne anche il primo copyright con una concessione speciale dell’imperatore Massimiliano, in base alla quale a nessuno sarebbe stato concesso di stampare o vendere falsi delle sue incisioni. Proclamò questo diritto acquisito nelle acqueforti del 1511, Vita della Vergine, dove si scagliava sui possibili contraffattori mettendoli in guardia sul fatto che avrebbero addirittura rischiato la vita se avessero contraffatto le sue opere.

Aveva amministrato bene la sua fama tanto che, dopo la morte, Dürer assunse lo status di santo, addirittura nel XIX secolo le celebrazioni in suo nome divennero di moda tanto che nel 1840 una sua statua monumentale fu eretta a Norimberga con l’iscrizione “Padre Dürer, dacci la tua benedizione!”

Figlia mia

Due madri. Una imprevedibile e scomoda. L’altra accorata e possessiva.

Due mamme per la stessa bambina sono le protagoniste di Figlia mia, la pellicola di Laura Bispuri che ha avuto un grande successo alla Berlinale e farà senz’altro discutere anche da noi. Perchè parla di maternità in un modo che scavalca ogni schema tradizionale.

Il film, girato in uno scorcio di Sardegna aspra e selvaggia, lontana da ogni panorama turistico, racconta di un paese dove ci sono due donne che prima sono complementari e poi diventano antagoniste.

La più giovane è Angelica (Alba Rohrwacher) ragazza madre alcolizzata e promiscua l’altra è Tina (Valeria Golino) che voleva tanto un figlio ma non è riuscita a realizzare il suo sogno.
Per la prima la maternità è un errore, per la seconda un sogno. Allora si mettono d’accordo: la bambina arrivata per caso viene ceduta alla madre mancata, in cambio di soldi e assistenza.
Per dieci anni il patto funziona finchè arriva il giorno che Angelica viene sfrattata e, prima di abbandonare l’abitazione e il paese, vuole conoscere la bambina. L’incontro rompe l’equilibro, svela l’inganno e provoca conseguenze pesanti.

Le attrici sono bravissime e molto coinvolgenti, seguite nella drammaticità della loro storia con piani sequenza molto forti ed espressivi. Poi c’è la musica, la colonna sonora che condisce la storia accentuandone i risvolti più difficili.

In questo film, duro e commovente, il tema è della maternità, come impiccio o al contrario desiderio, è risolto “all’antica”. Con focus sull’emotività femminile che su questo argomento può ragionare solo di pancia. Essere madri toglie le difese e spesso anche la razionalità. Nel bene e nel male: non c’è scampo.

Le madri si sentono sempre in colpa, imperfette.

Le maternità negate ci sono sempre state ma una volta non esistevano le varie tecniche di inseminazione e neppure le procedure legali. Spesso chi era povero cedeva i figli a chi li agognava e poteva permettersi di crescerli ed educarli.

Gli accordi erano tra le persone, i segreti si rispettavano il più possibile.

Poi succedeva, come nel film, che quando un figlio incontrava i veri genitori avvertiva il legame di sangue, sentiva l’appartenenza, le radici. Pretendeva la verità.

Oggi una storia come quella di Figlia mia può essere equiparata a un affido. Quando succede che un bambino tolto a genitori ritenuti inadeguati, comunque li cerchi, ne sia attratto e difenda i loro errori.

Camminare nella natura

Slacciare, sfilare, liberarsi dalle scarpe e provare a camminare riappropriandosi del contatto con la terra. Si chiama barefooting, una filosofia e una pratica che dimostra come camminare a piedi scalzi sia benefico, per il corpo e per la mente. Avanzare passo dopo passo su un morbido prato, su una fredda roccia, tra il legname e i ruscelli di un bosco, fa stare bene.

Migliora la circolazione del sangue, la postura, rafforza i muscoli e dona un’innata sensazione di libertà. Ecco alcuni luoghi in cui praticare Barefooting, con percorsi e guide per farlo al meglio, anche con i bambini.

La forza della natura sotto i piedi, con lo sguardo sull’incanto delle Dolomiti. Percorrendo la Strada del Sole, si raggiunge Terento, nei pressi di Bolzano, dove si trova il Falkensteiner Hotel, sono tanti i cammini con i piedi a contatto con la natura che si possono seguire a partire dall’hotel, accompagnati dalla guida. A Terento, inoltre, c’è un percorso Kneipp dedicato, al centro di un parco giochi per bambini, per condividere anche con loro l’esperienza.

A Moena poi si può trovare un altro itinerario da affrontare sempre a piedi nudi. Sempre in zona un altro hotel che incoraggia il barefooting è Seehof Nature retreat di Naz, vicino Bressanone. È un vero e proprio ritiro nella natura, adagiato su un laghetto di montagna circondato dal bosco. Da qui parte una passeggiata rigenerante, calpestando l’acqua del lago, le erbe alpine soffici, le foglie del bosco.

L’esperienza è talmente rilassante che si può provare a chiudere gli occhi e percepire con ancora più intensità gli odori e i suoni regalati dall’ambiente.

Un altro tipo di itinerario, più antico e spirituale, è il Percorso Francescano per la Pace, che collega Gubbio con Assisi.

Passa anche vicino al Castello di Petroia, in provincia di Perugia, storico maniero medievale, che si erge su grandi vallate, tra boschi e pascoli. Dal castello ci si può addentrarsi lungo i sentieri che percorrono la tenuta e perdersi, magari a piedi scalzi, nella bellezza della natura.

La giornata mondiale del gatto

Domani 17 febbraio si festeggiano i felini. Preferirei che fosse la giornata del cane ma bisogna essere democratici… e farsene una ragione perchè le celebrazioni vanno avanti fino al 31 marzo a Milano e Roma.

Il nostro Silvestro, vicino di balcone, spadroneggerà per un mese e mezzo!

Ma perchè? E soprattutto perchè proprio il 17 febbraio?

Diverse le ipotesi: febbraio è il mese dell’Acquario, dominato da Urano, protettore di quegli spiriti liberi che, come i gatti, non amano sentirsi oppressi da regole troppo rigide. Il giorno 17, anche se non cade di venerdì, richiama quelle atmosfere arcane e superstiziose a cui il gatto è inevitabilmente legato da secoli. Qualche intellettuale raffinato ha però cercato un’altra interpretazione: in numeri romani il 17 si scrive XVII, che anagrammato diventa “VIXI”, cioè “vissi”, “sono vissuto e sono morto”, vale a dire il motto di coloro che hanno il beneficio di vivere sette vite e poter dire di essere morti più volte.

 

Secondo alcuni la scelta del giorno 17 sarebbe invece da interpretare così: 1 volta morirò e 7 vivrò. Una teoria, quest’ultima, comprovata dal fatto che nei paesi nordici il numero 17 porta fortuna proprio perché significa “vivere una vita per sette volte”.

E poi l’ultima brutta notizia è che domani per il calendario cinese finisce l’Anno del Cane.

Comunque, visto che non possiamo opporci, tanto vale condividere la festa.

A Milano al Museo del Fumetto, proprio domani si inaugura “Gatti Neri/Gatti Bianchi”,  dedicata ai gatti protagonisti del fumetto e dei cartoni animati, a cominciare da Felix e Krazy Kat, i primi gatti apparsi sulla stampa e nei cinema per arrivare, passando da Silvestro e Figaro, il gatto di Geppetto, a due Cuori e una gatta di Kaneda, che racconta la convivenza quotidiana dell’autore e la sua famiglia con una “tirannica” gatta. e Simon’s cat, prima vera e divertentissima, star del web. Di ognuno di loro sarà possibile scoprire vizi e virtù e conoscerne la lunga storia cinematografica ed editoriale. Mentre tutte le altre iniziative, per voi entusiasti gattari, si possono scoprire qui.

Il regalo di S.Valentino: una tartaruga marina!

Regali d’amore last minute? Di solito si sbagliano.

Oggi la cassiera del super spiegava che suo marito aveva anche sbagliato data: le ha portato i fiori sabato scorso pensando che fosse S.Valentino. La fortunata signora sospettava però che il coniuge abbia finto di non beccare la data giusta per risparmiare. Nel giorno degli innamorati infatti i mazzi di fiori costano di più!

Comunque invece di sperperare in cose futili, il regalo perfetto potrebbe essere un gesto etico, importante, non egoistico.

Un dono come questo, proposto da Legambiente: adottare una tartaruga marina che necessita di cure e amore. Per farlo basta un semplice click.

Infatti sul sito Tartalove.it, sarà possibile trovare l’esemplare da adottare con una piccola donazione, grazie alla quale contribuire al lavoro a favore delle tartarughe marine.

Nei centri di recupero, infatti, le tartarughe in difficoltà – ferite dalle eliche delle barche, intossicate dai rifiuti scambiati per cibo, intrappolate nelle reti da pesca – vengono curate con attenzione e amore e, una volta ristabilite, rilasciate in mare.

Con l’adozione simbolica sarà possibile contribuire alle spese necessarie per curare gli animali feriti e sostenendo l’associazione nelle sue numerose attività, partecipando così in modo concreto al successo dell’impegno di Legambiente a beneficio del territorio e della biodiversità.

Su Tartalove.it è possibile anche visionare periodicamente le foto e le brevi storie delle tartarughe da adottare. Per ogni donazione verrà inviato un piccolo kit paper-free, che include un certificato di adozione a proprio nome o intestato al destinatario del regalo, una fotografia della tartaruga scelta e un racconto più ampio della sua storia. Ogni esemplare ha infatti una storia da raccontare: basta poco per farne parte e per far sì che essa sia il più possibile lunga e felice…

Da Mary Poppins a Cenerentola

Questo mese ci sono appuntamenti imperdibili di cose da fare con i bambini!

Al Teatro Nazionale, prossima settimana martedì 13 (in calendario fino al 13 maggio) debutta il musical di Mary Poppins, la città è tapezzata dai manifesti da più due mesi!

Sono sempre stata una fan, da bambina ho visto il film con Julie Andrews un sacco di volte. Ero piccola e non riuscivo a dire Supercalifragilistichespiralidoso, è stato un po’  frustrante!

La produzione originale del musical  Mary Poppins ha debuttato nel West End nel 2004 e a Broadway nel 2006. Lo show è andato in scena anche in Australia e Nuova Zelanda e una versione tour ha girato negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Lo spettacolo è stato visto da più di 11 milioni di persone.

La versione italiana dello show ha una grande orchestra dal vivo, straordinarie coreografie, spettacolari cambi scena, costumi suntuosi e incredibili effetti speciali.

Oltre ad assistere allo spettacolo per i fan di Mary Poppins, grandi e piccoli, c’è un’occasione speciale. Seratona il 22 febbraio: si può partecipare a un pre-show e a un cocktail di benvenuto con buffet, percorrere il red carpet e farsi fotografare e poi sedersi in sala con i vip invitati e i creativi dello spettacolo.

Nel biglietto è prevista anche una seduta di make-up, per evitare di presentarsi sbattuti e pallidini sul red carpet. Il dress code prevede vestito da sera.

(per prenotazioni  02.89013132)

Per gli appassionati di musica classica e lirica invece l’appuntamento è al Teatro Dal Verme,  dove continua la decima edizione de I Piccoli Pomeriggi Musicali, importantissimo progetto che nasce per promuovere la cultura orchestrale tra i bambini avviati allo studio della musica preparandoli all’esecuzione dei concerti della stagione di musica per i più picoli, ma si pone anche lo scopo di appassionare le nuovissime generazioni al mondo della musica classica. I Piccoli Pomeriggi Musicali sono oggi considerati tra le realtà più interessanti nel panorama delle formazioni giovanili.

Domenica 25 febbraio, alle ore 11 sarà in scena La Cenerentola, con musiche di Gioachino Rossini, la celebre fiaba sarà raccontata da attori con incursioni canore da voci di cantanti lirici.

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