Interruzioni

L’idea di diventare madri è tanto spesso edulcorata, raccontata come necessaria e imprescindibile nell’identità femminile. Ma la psicologia della maternità è molto più complessa, scomoda e sfaccettata. Peccato che parlarne sia ancora considerato tabù. Quando lavoravo in una rivista dedicata alla gravidanza e alle dinamiche familiari, non si potevano fare inchieste e servizi che descrivessero problematiche, timori ed emozioni negative. Era proibito turbare le mamme in attesa.

Il mondo materno doveva essere sempre luminoso e attraente. La realtà purtroppo non è così, ma pochi hanno il coraggio di ammetterlo e soprattutto pubblicare storie non proprio a lieto fine sul panorama della maternità.

Lo fa un libro profondo e attualissimo. Si intitola Interruzioni, era uscito nel 2016 ed è alla seconda edizione. Un insieme di quattro racconti (scritti da Camilla Ghedini, giornalista e autrice ferrarese) che esplorano con lucida onestà le emozioni più private, profonde e anche dolorose riguardo alla genitorialità.

Un flusso di coscienza che descrive, con lo stile del dialogo e del monologo, dubbi, paure e incertezze attorno alla decisione e il desiderio di diventare genitori. I bambini nascono prima nella nostra mente, poi nella pancia. Ma quanto questa pulsione può essere vera e quanto invece è solo spirito di emulazione e voglia di conformarsi alle regole sociali? E chi sceglie di non procreare pecca di egoismo e superficialità?

Camilla Ghedini affronta poi anche i lati più oscuri dell’essere madre, fino ad arrivare a esplorare la psicologia di una madre-mostro. Un’infanticida, una donna da vivisezionare nella prima pagina della cronaca nera. L’autrice, con grande sensibilità, riesce a entrare in un terreno intriso da sentimenti inenarrabili con una delicatezza e una profondità tali da coinvolgere e commuovere.

E’ difficile essere madri ma è altrettanto complesso essere figli. Questo libro, in un altro racconto, affronta il tema attualissimo del testamento biologico. Parlando di una figlia che non si è mai sentita amata e accettata dalla propria madre. Un racconto così vero e toccante (Mina Welby, moglie di Piergiorgio Welby l’ha letto con commozione e ha scritto l’introduzione al libro), da essere stato trasformato in uno spettacolo teatrale. Una piece interpretata da Gianna Coletti (nella foto piccola il manifesto), con la produzione di “Spericolata Quinta” e la regia di Renzo Alessandri.

Piccolo libro illustrato dell’universo

Fra due giorni cade il cinquantesimo anniversario dello sbarco dell’uomo sulla Luna e, oltre a celebrare questo mitico avvenimento e ripercorrere le tappe storiche delle scoperte scientifiche negli ultimi decenni, la curiosità di tutti si acuisce. Il mistero dell’universo diventa sempre più intrigante. Per soddisfare questa fame di sapere, senza necessariamente affrontare pubblicazioni troppo tecniche, consiglio un libro delizioso.

Un piccolo saggio dell’inglese Ella Frances Sanders, una geniale ragazza inglese che scrive e illustra le sue pubblicazioni. Dopo il bestseller Lost in traslation (dove elenca 50 parole e modi di dire densi di significato nella lingua madre ma difficilmente traducibili), l’autrice racconta in chiave poetica ed evocativa i misteri dell’universo.

Lo scopo di questo libro trasversale, adatto agli adulti ma anche ai giovanissimi, è incuriosire. Informare ma anche incantare. Raccontando verità scientifiche con un linguaggio particolarmente piacevole. Allontanandosi dai freddi tecnicismi delle pubblicazioni di settore che, a volte, risultano ostiche e respingenti. E la traduzione italiana, di Ilaria Piperno è veramente ottima.

“Il linguaggio scientifico non è pensato per sedurre l’orecchio umano, non è particolarmente melodioso”, scrive l’autrice, spiegando ogni fenomeno in uno stile invece molto suggestivo, con due pagine di testo e una bellissima illustrazione. Parte dal cosmo, ma affronta anche tutti i fenomeni della natura e commenta alcune nostre abitudini di vita.

Ci rassicura svelandoci che siamo “fatti di residui di stelle”. E non è solamente un’immagine romantica. “Ogni anno infatti cadono sulla Terra quarantamila tonnellate di polvere di stelle e questa materia contiene elemanti che vengono usati usati senza sosta, in ogni forma vivente” (anche noi siamo quindi carbonio).

Uno dei miei capitoli preferiti è quello che riguarda vegetali, in cui spiega che gli studiosi di neurobiologia delle piante hanno scoperto che queste ultime hanno memoria, apprendimento e capacità di risolvere problemi. (quindi continuerò a parlare con i miei cactus senza sentirmi strana!)

Poi ci sono curiosità che possono aiutare anche i più pigri (quelli che dipendono dal contapassi dello smartphone): la buona notizia è che nella vita umana, considerata fino agli ottant’anni, anche l’essere più sedentario cammina 5 volte la circonferenza della Terra!

Ogni riferimento è puramente casuale

C’è l’aspirante scrittore che ha paura di essere troppo commerciale. Mentre la tizia dell’ufficio stampa, gatta morta professionista, la fa sognare a tutti e non si concede mai a nessuno, ma il suo “talento” serve per scalfire lo snobismo letterario di un critico crudelissimo nelle recensioni. Poi il libraio che, per non chiudere bottega e fallire, non sa più a che religione convertirsi. E ancora l’editore scaltro che conosce il valore inestimabile di un autore di bestseller, soprattutto se è morto.

Per non parlare dei ringraziamenti a fine libro. La masturbazione degli autori che scrivono perle come: e ringrazio il mio amico Giovanni, lui sa perchè. E anche la zia Rita che ha sempre creduto in me, dalla comunione in poi.

Antonio Manzini è un genio e un grande autore: si è tolto lo sfizio di raccontare con grande ironia e sarcasmo cosa succede dietro le quinte del dorato mondo delle lettere. Autori pretenziosi, egocentrici, disperati, osannati ma sempre e comunque infelici perchè c’è qualche “collega” che è più alto in classifica. Editori in crisi e pronti a tutto ai limiti della truffa.

Ghost writer di calciatori e star televisive professionalmente e contrattualmente solo un pelo sopra allo sfruttamento ai ragazzi del food delivery. Della letteratura non frega più niente a nessuno perciò pubblicare i libri di influencer, youtuber e insta vip è il modo che ha l’editoria per sopravvivere.

Una realtà tristissima che Manzini è riuscito a trasformare in qualcosa di spassoso. Ogni riferimento è puramente casuale, contiene sette racconti realistici e accattivanti. Leggendoli annuivo e ridevo da sola. Lo consiglio a tutti, da regalare e da rileggere più volte per garantie il buon’umore.

Chi ha paura di Imma Tataranni?

A volte nei romanzi i personaggi sono descritti così bene che riescono a evadere dalla storia e diventare vivi. Questo è sucesso a Imma Tataranni, pubblico ministero della Procura di Matera e protagonista dei gialli di Mariolina Venezia. Questa PM è ribelle, spiacevole, ironica e acutissima. E proprio per questo le sue avventure coinvolgo e divertono, rendendo Imma quasi vera, insopportabile e cara come un’amica.

Una over forty con uno spiccatissimo cattivo gusto nell’abbigliamento: abbina colori improbabili a modelli completamente inadatti alla sua silhouette, bassa e straripante. Imma è condannata, suo malgrado, al multitasking: investigatrice ma anche moglie, madre, nuora e massaia. Forse per questo non ha mai tempo per il parrucchiere e la tinta fatta, in fretta, a casa non sempre le riesce bene.

Proprio per questa sua aria totalmente imperfetta la Tataranni, detta anche la Calamity Jane della Procura è irresistibile. Infatti le sue indagini sono arrivate al terzo romanzo: Rione Serra Venerdì, è stato pubblicato da poco e nel prossimo autunno sarà in arrivo un quarto libro, quando le avventure di Imma diventeranno anche una fiction televisiva su Rai 1.

Sottotitolo di questo giallo è Imma Tataranni e le trappole del passato, la nostra infatti deve indagare sulla morte di una sua “vecchia” compagna di scuola. Si trova a rinvagare antiche dinamiche liceali che tornano a galla con tutto il loro bagaglio di invidie e maldicenze. Cornice della storia è come sempre la Basilicata e in particolare Matera, dove Imma si muove a suo agio, tra vecchie tradizioni e l’incombente ondata di dilagante turismo.

Rione Serra Venerdì è il nome del quartiere, voluto negli anni’50 da De Gasperi, inorridito alla vista delle condizioni di vita in cui versavano gli abitanti dei Sassi. Come spesso succede però con il passare degli anni, dopo il bel gesto edilizio, questi quartieri posticci costruiti per vincere il degrado, diventano a loro volta terre di disagio. Nel romanzo sarà appunto a Rione Serra che Imma, fra un pranzo con i parenti, un litigio con la figlia adolescente e una fantasia erotica rivolta al suo maresciallo un po’ troppo giovane e avvenente, dovrà scarpinare per trovare l’assassino.



Lux

Ricevere un’eredità inaspettata è il sogno di tutti. Una sopresa che può cambiare la vita o semplicemente renderla un poco più complicata. E’ quello che succede a Thomas Edwards, il protagonista di Lux, romanzo d’esordio di Eleonora Marangoni che si è aggiudicato il premio Neri Pozza ed è candidato fra i dodici libri nella semifinale del Premio Strega.

Infatti a Thomas, giovane architetto italoinglese che vive a Londra e si occupa di istallazioni luce, arriva la notizia che un suo eccentrico zio gli ha lasciato un piccolo albergo in una remotissima (e non ben identificata) isola siciliana. Particolarità dell’hotel è avere accanto una fonte di acqua termale, ragione per cui gode di una piccola e cosmopolità clientela di habituées.

Thomas è il tipico trentenne un po’ anestetizzato nelle emozioni. Vive nell’agio, ha qualche soddisfazione professionale, una fidanzata inglese goffa e gentile, ma si macera nella nostalgia di un amore perduto. Sta anche per disinteressarsi dell’alberghetto ereditato ma una serie di circostanze lo costringono a fare i conti con la realtà del lascito. Ad andare sull’isola e gestire la faccenda.

La nostalgia, riguardo alle cose, alle persone e alle sensazioni perdute è il tema del romanzo. Lo stile di scrittura è molto ricercato, rende piacevole e coinvolgente la lettura. La trama principale è arricchita da innumerevoli digressioni su dettagli e personaggi di contorno, ben delineati. Peccato però che alla fine il lettore si aspetterebbe qualcosa di più, una svolta, un piccolo coup de theatre o anche solo che le belle e raffinate descrizioni fossero finalizzate a sostenere un contenuto narrativo più denso.

Lo spettacolo del corpo umano

Gli ormoni che governano il nostro comportamento sono ben 50. Se un essere umano continuasse a crescere con lo stesso ritmo con cui lo fa nel primo anno di vita raggiungerebbe la considerevole altezza di 1km e mezzo! Il muscolo più forte è il massetere che si trova nella mandibola e esercita nella masticazione una forza di 5kg.

Queste nozioni mi erano totalmente sconosciute finchè non ho sfogliato questo interessantissimo albo a fumetti. Un libro coloratissimo dove un improbabile scheletro presentatore illustra nei dettagli il complicato meccanismo di funzionamento del nostro corpo. E lo fa in una maniera talmente simpatica, a fumetti appunto, da risultare non solo utile ma anche super coinvolgente. Tutto ciò grazie al talento dell’autrice: Marie Wicks, disegnatrice americana di fumetti scientifici già illustratrice di best seller.

Raccontare la scienza a fumetti non è semplice, il rischio è scadere in un eccessivo rigore oppure, al contrario, semplificare troppo e raccontare banalità, cercando l’ironia. Invece in questo libro, oltre alle bellissime illustrazioni sono elencate nozioni importanti, curiose e affascinanti. Il volume, pensato per i ragazzi della scuola media (target 11-13 anni) riesce senz’altro a risvegliare la curiosità degli studenti e magari stimolarli verso un corso di studi scientifici.

Ho mostrato il libro ad Anita (3° anno di medicina). Ha guardato con ammirazione la mappa, del sistema linfatico, ha sorriso al disegno del fegato e si è quasi commossa osservando i bronchioli:

“Ma è bellissimo! Me lo regali?”

Gli approfondimenti dello scheletro “docente” spaziano, infatti, tra tutti i nostri apparati, circolatorio, digestivo, respiratorio, riproduttivo, endocrino, scheletrico, ecc. Con particolare attenzione anche ai batteri e virus (il mio capitolo preferito!). Spiegano come e perchè nascano certe reazioni, come comportarsi per vivere sani e far funzionare al meglio l’incredbile macchina del nostro corpo.

Sarò una principessa ribelle

Un albo illustratato divertente e utile, da far leggere a tutte le bambine. Per veicolare un messaggio semplice e importante, per indirizzarle verso l’indipendenza. Attraverso un testo ironico Sarò una principessa ribelle , scritto da Olimpia Ruiz di Altamirano e illustrazioni di Islamaj, racconta la storia di una bambina che, come tante, la sera prima di addormentarsi ascolta le favole sulle principesse, parte con la fantasia e sogna di essere come loro.

Perchè purtroppo ancora nell’immaginario infantile femminile il mito della bella e un po’ inetta, che traspare dalle storie classiche di Cenerentola, Biancaneve, Raperonzolo e la Bella Addormentata ancora fa sognare. Richiama visioni dolci e scintillanti senza scendere troppo nei dettagli. Ma la protagonista di questo libro per uno strano incantesimo riesce a scoprire i dettagli “tecnici” della vita delle belle delle fiabe.

E allora capisce che fare la principessa non conviene, aspettare di essere salvate è spesso una fregatura. Dei principi azzurri non c’è sempre da fidarsi (esisteranno poi? Oppure sono una fake news come gli unicorni?) allora meglio giocare di anticipo e spiegarlo alle bambine il prima possibile e questo libro riesce ad essere efficace con una deliziosa leggerezza.

La stella di Andra e Tati

Due sorelline di 4 e 6 anni che nella primavera del 1944, in seguito all’emanazione delle leggi razziali, furono “arrestate” insieme alla loro famiglie e trasportate, con centinaia di altri infelici, fino al campo di concentramento di Auschwitz. Dove rimarranno un anno e mezzo, separate da mamma, zia, nonna e cuginetto. Ne usciranno miracolosamente vive, solo nel gennaio deil 1947.

Le due bimbe, Andra e Tati, si assomigliavano molto e sopravvissero in simbiosi. La loro “fortuna” fu di essere scambiate dal dott. Mengele per gemelle e quindi evitarono il forno crematorio. Perchè il pazzo medico delle S.S. preferì conservarle per i suoi esperimenti sulla specie. Le ragazzine riuscirono a sopportare l’orrore della vita nel campo di concentramento proprio grazie alla loro ingenuità. Vivevano in una realtà atroce ma non si rendevano pienamente conto del significato di ciò che le circondava.

Andra e Tati adesso sono due anziane signore che finalmente hanno superato il loro trauma. Tanto che nel 2005 hanno trovato anche il coraggio di tornare in visita a Auschwitz e da allora incontrano i ragazzi per parlare della loro terribile esperienza.

Proprio dalla loro testimonianza è nato La stella di Andra e Tati. Romanzo dedicato ai bambini dai 10 anni in su, in cui le autrici, Alessandra Viola e Rosalba Vitellaro, sono riuscite a raccontare, questa tristissima porzione della nostra storia, immedesimandosi nella personalità delle due protagoniste, con delicatezza e spontaneità.

Nel libro anche gli eventi più scioccanti sono edulcorati, filtrati, resi meno assurdi e crudi dalla sensibilità pura delle bambine. Mentre le belle illustrazioni di Annalisa Corsi arricchiscono e rendono più coinvolgente la lettura. Nonostante il tema, non è un romanzo spaventoso ma una vicenda che commuove e fa riflettere.

Per questo una storia così cupa può, anzi deve, essere letta da un pubblico di giovanissimi, perchè serve loro a capire cosa può succedere se ci si lascia trasportare dal razzismo e dall’intolleranza.

La stella di Andra e Tatti è diventato anche un cartone animato, trasmesso su RAI 3 e disponibile come materiale didattico nelle scuole. Un documento importante per non dimenticare.

Tutto quello che dovete sapere sui libri gialli

I romanzi gialli sono costantemente in testa alle classifiche, catturano e intrigano sempre più lettori. Ma quando è nato questo genere letterario? Quali sono le varie tipologie? E le regole di scrittura?

Se, come me, leggete avidamente la cronaca nera e “amate” il crimine, volete scoprire tutti i retroscena, storici, letterari e anedottici di questo argomento non potete perdervi questo saggio scritto da Elenora Carta.

Un libro veramente interessante ed esaustivo sull’argomento. Si parte dalla premessa che il “romanzo giallo” è un’invenzione tutta italiana. Un “made in Italy” che deriva dalla prima collana di libri polizieschi Mondadori. Denominati così perché avevano tutti la copertina color canarino. In Francia, invece, ci sono i noir perchè la più famosa collana storie poliziesche aveva cover di quel colore.

Eleonora Carta parte raccontando di Edgar Allan Poe, l’autore tormentato e geniale, considerato l’inventore della letteratura gialla. E ricorda l’amicizia misteriosa dello scrittore americano con Alexander Dumas. Analizza a fondo il loro racconto parigino con troppe coincidenze simili. Chi ha copiato chi? Due grandi che hanno giocato con lo stesso mistero.

Questo saggio, scritto molto bene, stimola la curiosità del lettore con dovizia di particolari originali e dettagli tecnici. Illustra regole di scrittura e segnala anche come i più grandi autori (vedi Agatha Christie) si siano divertiti a infrangerle sistematicamente.

C’è anche una panoramica sulle varie digressioni del genere, dal giallo psicologico all’hard boiled, e un elenco delle particolarità di stile dei maestri più famosi del genere. Infine, in appendice, un utile elenco per approfondire e costruirsi l’esssenziale biblioteca di classici del crimine!

Manuale di sopravvivenza senza genitori

In teoria stare senza genitori è una cosa avventurosa, un sogno di libertà. Peccato che in pratica le cose siano un po’ diverse. Lo sa bene Oliva, un’undicenne che viene spedita a un campo vacanze con altri (sconosciuti) coetanei, non solo senza mamma e papà ma anche senza la sorellina, il gatto e i nonni. Un’esperienza che non vorebbe proprio fare e per evitarla le ha provate proprio tutte. Senza vergogna. Ma invano.

E allora, perchè è una ragazzina altruista, decide di condividere le sue sensazioni e descrivere tutte, ma proprio tutte, le strategie che l’aiutano a sopravvivere. Questo racconta Manuale di sopravvivenza senza genitori, il divertentissimo romanzo di Sarah Spinazzola, scritto con uno stile fresco e coinvolgente. Una sorta di diario, intercalato da consigli pratici e osservazioni ironiche e tenere, su come affrontare la convivenza forzata con gli altri bambini (senza le coccole della mamma o anche solo del gatto).

Il lettore non può fare a meno di fare il tifo per la piccola protagonista che, tra timidezza, figuracce e imprevisti, alla fine riesce a cavarsela alla grande. Sconfiggere la nostalgia di casa e farsi dei nuovi amici. Insomma vivere una vera indimenticabile avventura. Il libro è indicato per i bambini, sopratutto le bambine, dai nove anni in poi.
Ottima lettura per corroborare l’autostima prima di programmare/suggerire una vacanza in autonomia dai genitori.

Fai un salto

Capita di dover crescere in tempo record, anticipare le tappe e diventare più maturi per far fronte a situazioni inaspettate. Succede a Virginia, la sedicenne protagonista di Fai un salto, il primo romanzo young adult di Sabina Colloredo, che racconta una storia realistica e coinvolgente.

Dopo la separazione, la fuga del padre con un’altra donna, la ragazzina si trova a dover, suo malgrado, gestire una realtà nuova e complicata. La madre ha problemi finanziari e cade in depressione, lasciando che le figlie gestiscano più o meno da sole la loro giornata. Così Virginia deve cavarsela senza fare troppe storie ed essere anche responsabile della sorellina di otto anni.

La scrittrice affronta temi difficili, la gestione di una separazione e la nuova improvvisa povertà del ceto medio soprattutto nelle grandi città, con grande delicatezza e anche un pizzico di ironia. Le protagoniste del romanzo sono personaggi ritagliati molto bene, senza sbavature emotive. Il lettore si identifica e fa il tifo per loro, perchè riescano a “sfangarla” e riuscire da un’immeritata situazione di impasse. Fai un salto può essere apprezzato anche da un pubblico adulto, soprattutto per il talento e il realismo nella scrittura, ma è una storia di formazione, dedicata alla fascia d’età della scuola media. E proprio per queste adolescenti è importante il messaggio che trapela dalle pagine del romanzo.

Identificandosi con la protagonista Virginia, oltre ai problemi familiari deve subire anche amiche un po’ vipere e un tradimento del suo ragazzo, le giovani lettrici, impareranno che, incredibilmente, i super poteri, la forza, si trovano dentro tutte noi. Attivarli è più banale di quanto si immagini. Basta non piangersi addosso, imparare a fronteggiare la realtà per quanto drammatica possa apparire e cercare di fare il meglio possibile per risolverla. E “magicamente” questa formula funziona.

Emozioni di Natale

Oramai gli auguri di Natale si fanno, per lavoro via email e, fra amici, con un bel (banale) whatsapp stracolmo di iconcine. O magari un messaggio su Instagram. Quand’ero piccola c’erano invece dei biglietti con i brillantini, quelli che poi si staccavano e coloravano le mani, che mi piacevano tanto e sembravano magici. Poi ci sono stati i biglietti pop-up che erano divertenti, quando ero Londra compravo quelli più ironici in stile anni’50 e dopo…il  nulla. Oramai il business dei biglietti di auguri è finito. Si fa magari un favore agli alberi, si risparmia sulla carta, ma è un vero peccato. Scambiarsi un biglietto natalizio era un bel gesto che dimostrava attenzione e affetto.

Adesso però i nostalgici, come me, possono rimediare regalando un un piccolo libro da leggere con una storia natalizia e con la copertina bella come un biglietto vintage. Come quelli della collana Natale Ieri e Oggi, che escono ogni anno e racchiudono due racconti: il primo di uno scrittore dei tempi passati e l’altro odierno.

Il libricino di quest’anno è particolarmente interessante: focalizzato sulle emozioni racconta una storia antica, L’eroe dell’officina, ambientata alla fine dell’Ottocento scritta da Cordelia, nome de plume di Virginia Tedeschi Treves, scrittrice ai tempi di libri per bambini e una vicenda ambientata ai giorni nostri scritta da Piergiorgio Pulixi, autore di noir. Nella narrazione di Cordelia un sentimento, purtroppo sempre attuale, l’invidia, rischia di rovinare il Natale e l’amicizia a due famiglie. Lo stile di questa autrice è scorrevole e soprendentemente moderno. Mentre Pulixi, con il talento dello scrittore di gialli, nel suo racconto, ititolato La lettera avviluppa il lettore in una vicenda che stupisce e coinvolge. Il film rouge delle due storie è un messaggio positivo, consono allo spirito natalizio: per ritrovare la serenità bisogna avere la forza di guardarsi dentro e fronteggiare anche quello che ci fa provare vergogna. E anche, spesso, il coraggio di fare un passo indietro.


Pepi Mirino e l’invasione dei P.N.G. ostili

Appassionarsi un po’ troppo ai videogiochi potrebbe avere degli imprevisti effetti collaterali, come ad esempio trovarsi in casa, e anche in cortile, dei personaggi strani. Dei brutti ceffi: quelli più frustrati e cattivi dei videogame.

Succede nel romanzo più recente di Cristiano Cavina, Pepi Mirino e l’invasione dei P.N.G. ostili. Una storia, adatta ai ragazzini intorno a dieci anni,  dove troviamo tutti gli elementi classici dello stile dello scrittore romagnolo.

La vicenda si svolge in un paese di campagna, che in questo romanzo viene denominato “il Borgo”, ma ricorda molto Casola Canina, il paese natale dello scrittore, nei pressi di Faenza. E racconta le avventure di una banda di ragazzini: Pepi Mirino, Santino, Giamma e Sofi, quest’ultima è una ragazzina fichissima, anzi la capo-gang che usa le Barbie (siliconate insieme) per tenere fermi i libri sulle mensole. Pepi Mirino è segretamente innamorato di lei e va sempre un po’ in confusione quando sono vicini.

I ragazzini giocano all’aria aperta e scorazzano nei boschi quando c’è bel tempo, mentre d’inverno sono costretti a passare il tempo più all’asciutto. E allora per amazzare la noia riescono a scaricare, illegalmente, dei videogiochi non adatti a loro. Troppo violenti.

E qui inizia il bello, ma anche qualche fatto strano. Dal tablet che si ricarica vicino al camino, una notte sprigiona come una nebbiolina azzurognola. Strana e portatrice di incredibili eventi. Si materializzano infatti i temibili P.N.G. (personaggi non giocanti) che combineranno infiniti guai.


All’inizio a vederli è solo Pepi, che si spaventa molto e teme di essere ammattito, ma poi le cose si complicano ulteriormente e la storia dei P.N.G. assume dei risvolti inaspettati e anche un po’ inquientanti.

Cavina è bravissimo a coinvolgere il lettore. A dosare azione e ironia. La vicenda infatti vira verso il thriller e ovviamente i ragazzini per risolvere il mistero faranno scoperte inaspettate. Le cose non sono mai quelle che sembrano, e anche le persone più vicine e insospettabili possono nascondere degli indicibili segreti.

Questa è la prima avventura di Pepi (soprannominato Mirino perchè è un vero cecchino!) e presto arriverà il sequel.

Il sentiero del diavolo

La donna accusata di stregoneria veniva gettata nel fiume o in uno stagno. Se galleggiava era una strega, se andava a fondo era innocente…

…la peste devastò l’Europa, perchè nell’isteria collettiva contro la stregoneria vennero uccisi tutti i gatti. Si pensava che le streghe potessero trasformarsi in gatti in base alla loro volontà. Senza i gatti che li decimassero, i topi si moltiplicarono e la Peste Nera si propagò di casa in casa…

Così scrive Eugenia Rico, ne Il sentiero del diavolo, un romanzo denso e appassionante che racconta di un viaggio dell’autrice nelle terre della sua infanzia, nelle Asturie. Uno dei luoghi dove nel XVII secolo infuriò la caccia alle streghe. E attraverso questo itinerario ripercorre la follia storica dell’Inquisizione che condannò al rogo migliaia di innocenti. Non solo donne, ma anche uomini e soprattutto bambini.

Streghe erano ovviamente tutte quelle ragazze e donne che non si conformavano alla mentalità corrente, quellle che erano diverse. 

Troppo libere, strane o ribelli. Quelle che come Ana dei Lupi, la cui vita viene raccontata nel romanzo, erano nate sfortunate, vittime di stupri e abusi. E magari cercavano, come potevano, di emanciparsi dalla loro sorte. Ana dei Lupi aveva scelto l’eremitaggio fra le montagne, era diventata amica dei lupi e aveva imparato l’arte di quella che, oggi, sarebbe la fitoterapia. Scoprendo, ad esempio, le proprietà dell’acido salicidico contenute nella corteccia del salice (le stesse che tanti secoli faranno nascere l’Aspirina!)

Il libro racconta come, invocando il diavolo, l’Inquisizione fece scempio di tanti innocenti, torturati finchè non confessavano atti incredibili.

Le streghe mangiavano i bambini e ne estraevano le viscere per preparare pozioni. Potevano causare la morte di un uomo con un semplice sguardo. Con il semplice gesto di togliersi le calze provocavano tempeste nel mar Cantabrico chefacevano naufragare le barche. 

Questi resoconti dell’Inquisizione, per la loro illogicità, hanno insospettito Alonso de Salazar, personaggio storico realmente esistito, inquisitore mandato a investigare sul fenomeno. Quest’uomo illuminato, grazie ai suoi dubbi, lottò con tenacia contro i pregiudizi. E riuscì a fermare la caccia alle streghe.

E’ un eroe oggi dimenticato e, come scrive Eugenia Rico, in Spagna non c’è neanche una piazza o una strada a lui intitolata.

Servirebbe invece perchè la paura del diverso non è mai tanto atttuale come nei giorni nostri.

L’imprevedibile caso del bambino alla finestra

Un dodicenne ha scelto di autoisolarsi nella sua cameretta. Di vivere come un recluso pur di non aver contatto con il mondo esterno. Si chiama Matthew e preferisce osservare dalla finestra l’umanità. O almeno l’andirivieni dei suoi vicini di casa, nel quartiere residenziale alla periferia londinese dove vive. Spiare oltre le tende pur di non doversi sporcare le mani a contatto con il prossimo.

Per Matthew l’igiene è la cosa più importante. Infatti per non essere contaminato dai germi, si lava mille volte le mani, ha lo spruzzino del disinfettante sempre accanto e quando deve spostare qualcosa, per non contaminarsi, indossa guanti usa e getta.

Soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo e per questo ha smesso di andare a scuola e la mamma gli porta da mangiare solo cibi confezionati in scatola.

Questo è il protagonista di L’imprevedibile caso del bambino alla finestra, bestseller della scrittrice inglese Lisa Thompson. E’ una storia che si tinge di giallo fin dalle prime pagine, quando Matthew si rende conto di essere l’unico testimone del rapimento di un bambino del quartiere, un piccolo di quindici mesi che sparisce misteriosamente.

La trama di questo romanzo strizza l’occhio a un grande classico come La finestra sul cortile, pellicola cult di Alfred  Hitchcock  e alla storia de Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte.

Il ragazzino che fino a quel momento aveva trovato la sua zona di confort nella reclusione, nello spiare i vicini e nel commentare le loro gesta con un immaginario pupazzo di leone, deve avere il coraggio di uscire dal suo guscio e calarsi nella realtà per aiutare nelle indagini. L’autrice è bravissima nel delineare il suo protagonista, bizzarro ma anche molto simpatico nel suo disagio. E altrettanto coinvolgenti sono le figure dei genitori che fanno del loro meglio per capire, curare e proteggere il figlio.

La trama thriller cattura fino all’ultima pagina e anche se il libro viene indicativamente consigliato per lettori giovani, dai 10 anni in poi, può essere un piacevole intrattenimento anche per un pubblico più adulto.

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