Tutto quello che dovete sapere sui libri gialli

I romanzi gialli sono costantemente in testa alle classifiche, catturano e intrigano sempre più lettori. Ma quando è nato questo genere letterario? Quali sono le varie tipologie? E le regole di scrittura?

Se, come me, leggete avidamente la cronaca nera e “amate” il crimine, volete scoprire tutti i retroscena, storici, letterari e anedottici di questo argomento non potete perdervi questo saggio scritto da Elenora Carta.

Un libro veramente interessante ed esaustivo sull’argomento. Si parte dalla premessa che il “romanzo giallo” è un’invenzione tutta italiana. Un “made in Italy” che deriva dalla prima collana di libri polizieschi Mondadori. Denominati così perché avevano tutti la copertina color canarino. In Francia, invece, ci sono i noir perchè la più famosa collana storie poliziesche aveva cover di quel colore.

Eleonora Carta parte raccontando di Edgar Allan Poe, l’autore tormentato e geniale, considerato l’inventore della letteratura gialla. E ricorda l’amicizia misteriosa dello scrittore americano con Alexander Dumas. Analizza a fondo il loro racconto parigino con troppe coincidenze simili. Chi ha copiato chi? Due grandi che hanno giocato con lo stesso mistero.

Questo saggio, scritto molto bene, stimola la curiosità del lettore con dovizia di particolari originali e dettagli tecnici. Illustra regole di scrittura e segnala anche come i più grandi autori (vedi Agatha Christie) si siano divertiti a infrangerle sistematicamente.

C’è anche una panoramica sulle varie digressioni del genere, dal giallo psicologico all’hard boiled, e un elenco delle particolarità di stile dei maestri più famosi del genere. Infine, in appendice, un utile elenco per approfondire e costruirsi l’esssenziale biblioteca di classici del crimine!

Manuale di sopravvivenza senza genitori

In teoria stare senza genitori è una cosa avventurosa, un sogno di libertà. Peccato che in pratica le cose siano un po’ diverse. Lo sa bene Oliva, un’undicenne che viene spedita a un campo vacanze con altri (sconosciuti) coetanei, non solo senza mamma e papà ma anche senza la sorellina, il gatto e i nonni. Un’esperienza che non vorebbe proprio fare e per evitarla le ha provate proprio tutte. Senza vergogna. Ma invano.

E allora, perchè è una ragazzina altruista, decide di condividere le sue sensazioni e descrivere tutte, ma proprio tutte, le strategie che l’aiutano a sopravvivere. Questo racconta Manuale di sopravvivenza senza genitori, il divertentissimo romanzo di Sarah Spinazzola, scritto con uno stile fresco e coinvolgente. Una sorta di diario, intercalato da consigli pratici e osservazioni ironiche e tenere, su come affrontare la convivenza forzata con gli altri bambini (senza le coccole della mamma o anche solo del gatto).

Il lettore non può fare a meno di fare il tifo per la piccola protagonista che, tra timidezza, figuracce e imprevisti, alla fine riesce a cavarsela alla grande. Sconfiggere la nostalgia di casa e farsi dei nuovi amici. Insomma vivere una vera indimenticabile avventura. Il libro è indicato per i bambini, sopratutto le bambine, dai nove anni in poi.
Ottima lettura per corroborare l’autostima prima di programmare/suggerire una vacanza in autonomia dai genitori.

Fai un salto

Capita di dover crescere in tempo record, anticipare le tappe e diventare più maturi per far fronte a situazioni inaspettate. Succede a Virginia, la sedicenne protagonista di Fai un salto, il primo romanzo young adult di Sabina Colloredo, che racconta una storia realistica e coinvolgente.

Dopo la separazione, la fuga del padre con un’altra donna, la ragazzina si trova a dover, suo malgrado, gestire una realtà nuova e complicata. La madre ha problemi finanziari e cade in depressione, lasciando che le figlie gestiscano più o meno da sole la loro giornata. Così Virginia deve cavarsela senza fare troppe storie ed essere anche responsabile della sorellina di otto anni.

La scrittrice affronta temi difficili, la gestione di una separazione e la nuova improvvisa povertà del ceto medio soprattutto nelle grandi città, con grande delicatezza e anche un pizzico di ironia. Le protagoniste del romanzo sono personaggi ritagliati molto bene, senza sbavature emotive. Il lettore si identifica e fa il tifo per loro, perchè riescano a “sfangarla” e riuscire da un’immeritata situazione di impasse. Fai un salto può essere apprezzato anche da un pubblico adulto, soprattutto per il talento e il realismo nella scrittura, ma è una storia di formazione, dedicata alla fascia d’età della scuola media. E proprio per queste adolescenti è importante il messaggio che trapela dalle pagine del romanzo.

Identificandosi con la protagonista Virginia, oltre ai problemi familiari deve subire anche amiche un po’ vipere e un tradimento del suo ragazzo, le giovani lettrici, impareranno che, incredibilmente, i super poteri, la forza, si trovano dentro tutte noi. Attivarli è più banale di quanto si immagini. Basta non piangersi addosso, imparare a fronteggiare la realtà per quanto drammatica possa apparire e cercare di fare il meglio possibile per risolverla. E “magicamente” questa formula funziona.

Emozioni di Natale

Oramai gli auguri di Natale si fanno, per lavoro via email e, fra amici, con un bel (banale) whatsapp stracolmo di iconcine. O magari un messaggio su Instagram. Quand’ero piccola c’erano invece dei biglietti con i brillantini, quelli che poi si staccavano e coloravano le mani, che mi piacevano tanto e sembravano magici. Poi ci sono stati i biglietti pop-up che erano divertenti, quando ero Londra compravo quelli più ironici in stile anni’50 e dopo…il  nulla. Oramai il business dei biglietti di auguri è finito. Si fa magari un favore agli alberi, si risparmia sulla carta, ma è un vero peccato. Scambiarsi un biglietto natalizio era un bel gesto che dimostrava attenzione e affetto.

Adesso però i nostalgici, come me, possono rimediare regalando un un piccolo libro da leggere con una storia natalizia e con la copertina bella come un biglietto vintage. Come quelli della collana Natale Ieri e Oggi, che escono ogni anno e racchiudono due racconti: il primo di uno scrittore dei tempi passati e l’altro odierno.

Il libricino di quest’anno è particolarmente interessante: focalizzato sulle emozioni racconta una storia antica, L’eroe dell’officina, ambientata alla fine dell’Ottocento scritta da Cordelia, nome de plume di Virginia Tedeschi Treves, scrittrice ai tempi di libri per bambini e una vicenda ambientata ai giorni nostri scritta da Piergiorgio Pulixi, autore di noir. Nella narrazione di Cordelia un sentimento, purtroppo sempre attuale, l’invidia, rischia di rovinare il Natale e l’amicizia a due famiglie. Lo stile di questa autrice è scorrevole e soprendentemente moderno. Mentre Pulixi, con il talento dello scrittore di gialli, nel suo racconto, ititolato La lettera avviluppa il lettore in una vicenda che stupisce e coinvolge. Il film rouge delle due storie è un messaggio positivo, consono allo spirito natalizio: per ritrovare la serenità bisogna avere la forza di guardarsi dentro e fronteggiare anche quello che ci fa provare vergogna. E anche, spesso, il coraggio di fare un passo indietro.


Pepi Mirino e l’invasione dei P.N.G. ostili

Appassionarsi un po’ troppo ai videogiochi potrebbe avere degli imprevisti effetti collaterali, come ad esempio trovarsi in casa, e anche in cortile, dei personaggi strani. Dei brutti ceffi: quelli più frustrati e cattivi dei videogame.

Succede nel romanzo più recente di Cristiano Cavina, Pepi Mirino e l’invasione dei P.N.G. ostili. Una storia, adatta ai ragazzini intorno a dieci anni,  dove troviamo tutti gli elementi classici dello stile dello scrittore romagnolo.

La vicenda si svolge in un paese di campagna, che in questo romanzo viene denominato “il Borgo”, ma ricorda molto Casola Canina, il paese natale dello scrittore, nei pressi di Faenza. E racconta le avventure di una banda di ragazzini: Pepi Mirino, Santino, Giamma e Sofi, quest’ultima è una ragazzina fichissima, anzi la capo-gang che usa le Barbie (siliconate insieme) per tenere fermi i libri sulle mensole. Pepi Mirino è segretamente innamorato di lei e va sempre un po’ in confusione quando sono vicini.

I ragazzini giocano all’aria aperta e scorazzano nei boschi quando c’è bel tempo, mentre d’inverno sono costretti a passare il tempo più all’asciutto. E allora per amazzare la noia riescono a scaricare, illegalmente, dei videogiochi non adatti a loro. Troppo violenti.

E qui inizia il bello, ma anche qualche fatto strano. Dal tablet che si ricarica vicino al camino, una notte sprigiona come una nebbiolina azzurognola. Strana e portatrice di incredibili eventi. Si materializzano infatti i temibili P.N.G. (personaggi non giocanti) che combineranno infiniti guai.


All’inizio a vederli è solo Pepi, che si spaventa molto e teme di essere ammattito, ma poi le cose si complicano ulteriormente e la storia dei P.N.G. assume dei risvolti inaspettati e anche un po’ inquientanti.

Cavina è bravissimo a coinvolgere il lettore. A dosare azione e ironia. La vicenda infatti vira verso il thriller e ovviamente i ragazzini per risolvere il mistero faranno scoperte inaspettate. Le cose non sono mai quelle che sembrano, e anche le persone più vicine e insospettabili possono nascondere degli indicibili segreti.

Questa è la prima avventura di Pepi (soprannominato Mirino perchè è un vero cecchino!) e presto arriverà il sequel.

Il sentiero del diavolo

La donna accusata di stregoneria veniva gettata nel fiume o in uno stagno. Se galleggiava era una strega, se andava a fondo era innocente…

…la peste devastò l’Europa, perchè nell’isteria collettiva contro la stregoneria vennero uccisi tutti i gatti. Si pensava che le streghe potessero trasformarsi in gatti in base alla loro volontà. Senza i gatti che li decimassero, i topi si moltiplicarono e la Peste Nera si propagò di casa in casa…

Così scrive Eugenia Rico, ne Il sentiero del diavolo, un romanzo denso e appassionante che racconta di un viaggio dell’autrice nelle terre della sua infanzia, nelle Asturie. Uno dei luoghi dove nel XVII secolo infuriò la caccia alle streghe. E attraverso questo itinerario ripercorre la follia storica dell’Inquisizione che condannò al rogo migliaia di innocenti. Non solo donne, ma anche uomini e soprattutto bambini.

Streghe erano ovviamente tutte quelle ragazze e donne che non si conformavano alla mentalità corrente, quellle che erano diverse. 

Troppo libere, strane o ribelli. Quelle che come Ana dei Lupi, la cui vita viene raccontata nel romanzo, erano nate sfortunate, vittime di stupri e abusi. E magari cercavano, come potevano, di emanciparsi dalla loro sorte. Ana dei Lupi aveva scelto l’eremitaggio fra le montagne, era diventata amica dei lupi e aveva imparato l’arte di quella che, oggi, sarebbe la fitoterapia. Scoprendo, ad esempio, le proprietà dell’acido salicidico contenute nella corteccia del salice (le stesse che tanti secoli faranno nascere l’Aspirina!)

Il libro racconta come, invocando il diavolo, l’Inquisizione fece scempio di tanti innocenti, torturati finchè non confessavano atti incredibili.

Le streghe mangiavano i bambini e ne estraevano le viscere per preparare pozioni. Potevano causare la morte di un uomo con un semplice sguardo. Con il semplice gesto di togliersi le calze provocavano tempeste nel mar Cantabrico chefacevano naufragare le barche. 

Questi resoconti dell’Inquisizione, per la loro illogicità, hanno insospettito Alonso de Salazar, personaggio storico realmente esistito, inquisitore mandato a investigare sul fenomeno. Quest’uomo illuminato, grazie ai suoi dubbi, lottò con tenacia contro i pregiudizi. E riuscì a fermare la caccia alle streghe.

E’ un eroe oggi dimenticato e, come scrive Eugenia Rico, in Spagna non c’è neanche una piazza o una strada a lui intitolata.

Servirebbe invece perchè la paura del diverso non è mai tanto atttuale come nei giorni nostri.

L’imprevedibile caso del bambino alla finestra

Un dodicenne ha scelto di autoisolarsi nella sua cameretta. Di vivere come un recluso pur di non aver contatto con il mondo esterno. Si chiama Matthew e preferisce osservare dalla finestra l’umanità. O almeno l’andirivieni dei suoi vicini di casa, nel quartiere residenziale alla periferia londinese dove vive. Spiare oltre le tende pur di non doversi sporcare le mani a contatto con il prossimo.

Per Matthew l’igiene è la cosa più importante. Infatti per non essere contaminato dai germi, si lava mille volte le mani, ha lo spruzzino del disinfettante sempre accanto e quando deve spostare qualcosa, per non contaminarsi, indossa guanti usa e getta.

Soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo e per questo ha smesso di andare a scuola e la mamma gli porta da mangiare solo cibi confezionati in scatola.

Questo è il protagonista di L’imprevedibile caso del bambino alla finestra, bestseller della scrittrice inglese Lisa Thompson. E’ una storia che si tinge di giallo fin dalle prime pagine, quando Matthew si rende conto di essere l’unico testimone del rapimento di un bambino del quartiere, un piccolo di quindici mesi che sparisce misteriosamente.

La trama di questo romanzo strizza l’occhio a un grande classico come La finestra sul cortile, pellicola cult di Alfred  Hitchcock  e alla storia de Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte.

Il ragazzino che fino a quel momento aveva trovato la sua zona di confort nella reclusione, nello spiare i vicini e nel commentare le loro gesta con un immaginario pupazzo di leone, deve avere il coraggio di uscire dal suo guscio e calarsi nella realtà per aiutare nelle indagini. L’autrice è bravissima nel delineare il suo protagonista, bizzarro ma anche molto simpatico nel suo disagio. E altrettanto coinvolgenti sono le figure dei genitori che fanno del loro meglio per capire, curare e proteggere il figlio.

La trama thriller cattura fino all’ultima pagina e anche se il libro viene indicativamente consigliato per lettori giovani, dai 10 anni in poi, può essere un piacevole intrattenimento anche per un pubblico più adulto.

Un bellissimo silent book

Quando le immagini valgono più di mille parole. Questa è la forza di Io sto con Vanessa, un silent book che è un piccolo gioiello poetico. Adatto anche ai “lettori” più piccoli che, dopo averlo sentito raccontare dai genitori, possono guardarlo e riguardarlo per imparare i primi concetti di amicizia, inclusione e tolleranza.

Ispirato a una storia vera, con deliziose illustrazioni, efficace senza bisogno di testo, questo libro racconta della piccola Vanessa, una bambina delle elemntari che, arrivata in una nuova scuola, viene presa di mira da un bullo nel percorso a piedi per tornare a casa.

Una sua compagna assiste alla scena e si preoccupa. Si preoccupa talmente tanto da rimanere insonne per cercare una soluzione e aiutare la sua nuova amica. Al mattino finalmente trova l’idea giusta. Andrà a prendere a casa Vanessa  e l’accompagnerà a scuola per starle vicino ed eventualmente difenderla.

E a lei piano piano per solidarietà si aggiungeranno tanti altri compagni di scuola. Si forma un piccolo esercito di bambini pacifici e gentili per tener lontano il bullo, che li vede e si allontana imbarazzato.

Le illustrazioni di questo albo, che è diventato un bestseller (libro dell’anno per Publisher Weekly) sono bellissime e incisive. Create da due famosi disegnatori francesi: Sèbastian Cosset e Marie Pommepuy che lavorano insieme e hanno scelto come nome d’arte Kerascoët.

Compito per domani

L’amore e l’orrore della deportazione nel lager. Il sentimento umano più bello e puro ma anche la passione per la letteratura, la poesia, l’arte. E dalla parte opposta, la mancanza di libertà, la violenza e i soprusi. Questo contrasto è descritto in maniera forte e coinvolgente in Compito per domani, di Nicolae Dabija, un classico, ma anche un best seller, infatti è il libro più letto negli ultimi anni in Moldavia.

Tradotto in diverse lingue, ne è uscita recentemente la versione italiana. E in questo momento, dove il populismo sta dilagando, è importante leggere una storia che racconta gli orrori del despotismo staliniano ma anche la grande resilienza che nasce nel cuore di ogni individuo in difesa della propria dignità.

La vicenda inizia nel 1940 a Poiana, in Romania, in una classe del liceo dove il giovane professore di letteraratura, Mihai, sta facendo lezione. Parla con entusiasmo di un poeta la cui effige è appesa nell’aula, ma la sua spiegazione viene bruscamente interrotta dalla polizia staliniana che irrompe in classe per “liberare il popolo”. E nella frenesia di inculcare “la nuova verità” nelle menti degli studenti toglie dal muro il ritratto del poeta a cui sostituisce quello di Stalin. Il giorno dopo però la fotografia del leader viene vandalizzata e la colpa attribuita al giovane professore che non collabora per scoprire l’irrispettoso colpevole. Così Mihai viene processato in tutta fretta, in modo assolutamente kafkiano, e condannato senza appello. La pena prevede 25 anni di lavori forzati in Siberia, il giusto castigo per “raddrizzarlo”.

Il giovane insegnante viene è deportato e inizia la sua discesa all’inferno, nel gulag. L’autore è bravissimo nel descrivere una realtà allucinante dove fra gli schiavi costretti ai lavori forzati ci sono molto intellettuali del Paese, personaggi scomodi e ribelli che devono essere umiliati e annientati. Un ritratto di una brutalità senza sconti per ricordare che i campi di lavoro staliniani hanno mietuto più vittime di quelli nazisti.

Le pagine del romanzo scorrono fra le descrizioni drammatiche della vita nel lager, nei rigori del clima siberiano e, per contrasto, la dolcezza di un sentimento nato nel cuore di una studentessa del liceo, Maria. Una ragazza che, innamorata del professore, lascia la sua famiglia per seguirlo, per cercarlo, sperando di trovarlo vivo.

Sorretta dalla caparbietà e l’irragionevolezza dell’amore.

Compito per domani è un romanzo che descrive la fragilità umana di fronte ai grandi avvenimenti storici, ma genera anche un monito di speranza e forse dovrebbe essere letto dai più giovani, per far conoscere i patimenti dei popoli dell’ex Unione Sovietica, su cui  la nostra conoscenza è ancora piuttosto nebulosa. E soprattutto far riflettere sul pericolo delle intolleranze razziali.

Book Young a Genova

Nonostante le polemiche dei nostri politici sulla costruzione del nuovo ponte Morandi sarebbe bello fare un salto a Genova, questo fine settimana, per il secondo appuntamento con BOOK PRIDE l’evento letterario organizzato da Odei (osservatorio degli editori indipendenti).

All’interno della fiera deve è presente l’interessantissimo spazio BOOK YOUNGpensato per i lettori più giovani – da 0 a 16 anni – e curato, nel suo programma di appuntamenti, da Andersen, la rivista che ha anche creato il prestigioso premio dedicato alla letteratura infentile.

Per i bambini, fino a domenica, sono previsti incontri e laboratori con scrittori, illustratori, atelieristi, alla scoperta delle pagine più belle. Imperdibile l’omaggio a Bruno Munari e al pensiero creativo, ma anche eventi dedicati ai temi caldi dell’attualità.

In programma anche appuntamenti sulla letteratura contemporanea per ragazzi rivolti ad un pubblico adulto. Tra i quali il laboratorio per insegnanti delle scuole comunali dell’infanzia. E il reading-spettacolo Un talento splendente di e con Sante Bandirali, traduttore e editore, e i lettori volontari ADOV Genova- Associazione Donatori di Voce (domenica 30 settembre ore 17), che rende omaggio con immagini, musiche e parole alla scrittrice e attivista irlandese Siobhan Dowd (1960 -2007), autrice de Il mistero del London Eye (Premio Andersen 2012 – miglior libro oltre i 12 anni).

Qui il programma completo di Book Young.

Errori galattici

Quand’ero piccola pensavo che dentro alla radio ci fossero degli omini minuscoli che parlavano, cantavano e suonavano. Sì, non sono mai stata un genio della fisica e ne ho già fatto ampiamente outing, ma credo che moltissime altre persone come me, oggi usino con nonchalance tutti i device, apparecchi elettronici, abbigliamento tecnico, eccetera, senza porsi domande.
Perchè funzionano? Come sono nati? Che ricerche ci sono a monte?

Il touch screen ad esempio, senza cui oggi non sapremo vivere, è possibile grazie alle scoperte fatte al CERN negli anni’70. Ed è stato utilizzato nei cellulari dal lontano 1992. Il primo prototipo è stato creato dalla Motorola per gli astronauti dell’Apollo 11. Gli integratori alimentari derivano dagli studi della Nasa per il cibo degli astronauti. L’elenco potrebbe andare avanti, ma serebbe noioso.

Di solito quello che succede nei laboratori, una ventina di anni dopo si trasforma in qualcosa di utile e rivoluzionario per la nostra vita.

So queste cose perchè ho appena incontrato Luca Perri, dottorando in astrofisica e astronomo dell’Osservatorio di Merate, conferenziere del Planetario di Milano e soprattutto scienziato anomalo perchè appassionato alla divulgazione scientifica.

Per far in modo che i bambini e le bambine non crescano come me, totalmente inconsapevoli dei fenomeni fisici  che stanno alla base di tante nostre azioni e abitudini, Perri ha firmato articoli per quotidiani e riviste, è apparso spesso in tv e ha appena pubblicato un importante, ma anche divertentissimo, manuale: Errrori Galattici in cui spiega che alla base delle ricerche scientifiche inevitabilmente ci sono molti errori.

E se i colleghi scienziati, non sono mai stati propensi da ammetterlo, un po’ perchè non amano parlare del loro lavoro (lo stereotipo del nerd, non è proprio solo uno stereotipo), un po’ perchè pensano che la gente non capisca e soprattutto perchè non amano ammettere di aver sbagliato.

Invece come afferma e scrive Perri “errare è umano” e soprattutto costruttivo. La scienza da sempre procede, nel bene e nel male, a tentativi. Quando arriva a una scoperta non lo fa per l’infallibilità dello scienziato ma anche perchè ogni nuova brillante rivelazione è il frutto anche di altre esperienze di colleghi. E anche delle loro cantonate. Spesso incaponendosi per studiare e capire un fenomeno, alla fine si sbaglia e si scopre qualcos’altro, anche più sensazionale.

Nel suo libro Perri ne racconta tante, anche molto celebri. Guglielmo Marconi, ad esempio, che cercando di studiare come si diffondevano le onde radio alla fine ha scoperto l’esistenza della ionosfera.

Oppure l’errore clamoroso, all’inzio degli anni’60, in cui caddero praticamente tutti i fisici: credere nell’esitenza della “poliacqua”. Nel voler definire un quarto stato della forma dell’acqua che non era liquida, gassosa e neppure ghiaccio.

Questo elemento sconosciuto intrigava molto il mondo scientifico e ispirò anche un po’ di “letteratura”, dalla fantascianza a episodi di Star Trek, poi si scoprì la verità. La “poliacqua” non era altro che l’acqua salata, come il sudore.

Luca Perri racconta tutti questi annedoti nel suo libro: intriga e fa sorridere, riesce a coinvolgere e appassionare il lettore. Il suo scopo è incuriosire le future generazioni verso l’affascinante mondo delle fisica. E si augura che possa essere così per ragazzi e ragazze, combattendo l’idea comune che le materie scientifiche siano più adatte ai maschi.

Infatti ammette che, dai suoi tour nelle scuole, ha capito che purtroppo il mestiere di scienziato viene ancora considerato come un’ambizione da maschi. Quando chiede ai ragazzi di fare il ritratto di uno scienziato la maggioranza produce uno schizzo in cui c’è più, o meno, tratteggiato un clone della figura dello scienziato pazzo, tipo Einstein.

Ma ci sono anche ragazze che disegnano la loro idea di scienziata, il loro modello è molto curato e femminile: bella, con i tacchi e il camicie immacolato. Assomiglia molto a Meredith Grey, la protagonista di Grey’s Anatomy. E’ una dottoressa e non una scienziata comunque un modello positivo.

Poi le ragazzine che ascoltano le presentazioni di Perri seguono sempre con interesse e fanno domande molto pertinenti. Solo che non le sparano, come i maschi tranquillamente in pubblico, preferiscono farlo andando a parlargli personalmente, per paura di essere prese in giro dai compagni, se per caso sbagliano. Insomma prendono l’argomento molto sul serio.

Il cammino femminile verso lo STEM è ancora lungo, però leggendo questo libro si fa un passo avanti. Mi sento ottimista, forse siamo sulla buona strada.

Tutto questo ti darò

In un matrimonio si crede di conoscere tutto del proprio coniuge ma non sempre è così. E’ quello che accade a Manuel, dopo quindici anni di unione, quando suo marito Alvaro muore improvvisamente in un incidente d’auto, è scioccato nello scoprirne la doppia vita.

Questo è l’incipi da cui parte la trama di Tutto questo ti darò, l’emozionante e corposo thriller (576 pagine) della scrittrice spagnola Dolores Redondo. Autrice bestseller in patria e tradotta in 22 paesi, con questo romanzo si è aggiudicata il Premio Bancarella 2018.

Una storia coinvolgente e appassionante che parte subito audace e provocatoria. Manuel è un famoso scrittore, Alvaro un pubblicitario: il matrimonio fra due uomini è ben tollerato nella cosmopolita Madrid, dove vivevano, ma visto come un peccato, un’eresia, nella mentalità della Galizia dove, dopo le primissime pagine, trasloca la vicenda.

Manuel infatti si sposta in questa zona rurale e selvaggia della Spagna, prima per partecipare alle esequie di Alvaro e poi rimane per scoprire la verità sulla sua scomparsa.

Infatti quella che sembrava una tragica fatalità si intuisce sia in realtà qualcosa di ben diverso. Un evento molto più complesso e tragico, dietro a cui si nasconde una complicata e cupa storia di famiglia. Un nucleo famigliare di nobile casato dove l’apparenza è più importante della verità. Segreti, invidie e rancori sono sedimentati da troppo tempo.

Alvaro ne era diventato l’erede e conduceva una doppia vita proprio per nascondere questa realtà a Manuel. Nel dipanarsi della storia quest’ultimo riuscirà a scoprire tasselli di verità grazie all’aiuto di un ruvido poliziotto in pensione e quello di un giovane parroco, amico di infanzia della vittima.

Capitolo dopo capitolo, la trama si snoda poi con risvolti imprevisti. L’autrice è bravissima ad avvolgere il lettore in una spirale di sospetti, grazie a un ritmo serrato e preciso. Soprattutto nelle descrizioni nella realtà della Ribeira Sacra, una parte della Galizia ancora ancorata a usi e tradizioni del passato.

La scrittura diventa molto evocativa, quasi cinematografica, in uno scenario in cui descrive il lato più oscuro della vecchia aristocrazia del luogo, insensibile e arroccata ai propri privilegi. Ma riesce anche a ritrarre la poesia di una terra dalla bellezza ruvida e incontaminata. Per arrivare lentamente al colpo di scena finale.

Genialmente

I compiti delle vacanze sono sempre un incubo, specialmente se si lasciano agli ultimi giorni prima della ripresa delle lezioni. Poi c’è un rigetto naturale dei bambini verso l’obbligo di farli e di continuare ad allenare le competenze che hanno maturato durante l’anno scolastico.

Ma per non fare arruginire la loro curiosità e voglia di apprendere si può avere un approccio strategico, magari propendo giochi e schemi che non fanno parte dei noiosi compiti delle vacanze ma sono più originali, utili e stimolanti. Come quelli di Genialmente, quaderno di attività creato dalla psicolaga e terapeuta infantile spagnola Begoña Ibarrola.

In questo manuale, coloratissimo e accattivante, già best seller in Spagna, attraverso le avventure di un mostricciattolo geniale si possono affrontare 48 sfide per disegnare, giocare, scrivere, inventare, ballare e scoprire le proprie competenze attraverso la teoria delle intelligenze multiple, sviluppata dall’americano Howard Gardner.

Che vengono elencate come logico-matematica, lingustico-verbale, visuale-spaziale, musicale, interpersonale (capacità di riconoscere le varie personalità degli individui), intrapersonale (capacità di valutazione delle proprie abilità), naturalistica e corporeo-cinestesica.

 

Genialmente, può diventare anche molto utile nei momenti delicati delle vacanze che hanno un disperato bisogno di intrattenimento: le attese al ristorante, le pause di viaggio, gli interminabili pomeriggi piovosi.

Questo manuale, dove i bambini sono invitati a fare e ragionare, è una preziosa alternativa al parcheggio passivo davanti alle app dello smartphone o del tablet, dove invece spesso le intelligenze invece di attivarsi si anestetizzano!

Come se tu non fossi femmina

Un viaggio in Croazia, itinerante con le figlie al seguito, bambine di sei e nove anni. Piccole esploratrici audaci, curiose e avide di novità. Una vacanza in famiglia programmata anche con il papà, che all’ultimo momento, per un imprevisto lavorativo, dà forfait.

Ma la mamma carica le piccole in auto e decide di partire ugualmente, di mestiere fa la giornalista e dirige anche un paio di giornali, perciò sfrutta anche l’occasione per scrivere Come se tu non fossi femmina. Libro che è un diario di viaggio ma anche un flusso di pensieri su come (cercare di) educare al meglio le bambine a crescere forti e indipendenti.

Un viaggio è sempre un’esperienza di crescita e di maturazione. Ed è anche un momento ideale per instillare nuovi insegnamenti e idee che nascono da situazioni contingenti (un’imprevisto, una novità, una scoperta della vacanza) ma possono poi germogliare in qualcosa di importante e duraturo.

Annalisa Monfreda, tra soste al mare, visite al museo, avventure nelle cascate, spiega cose molto importanti alle proprie bambine. Ne libro ci sono 50 lezioni, principi da tenere presente per crescere felici e sicure di sè, senza soccombere alle discriminazioni di genere. Il numero uno, recita così “non perdete mai la strada del desiderio“. Per realizzarlo, basta tener a mente la lezione numero due: “non c’è nulla che non possiate fare se lo desiderate veramente“.

Queste enunciazioni non sono mai vuote. Vengono espresse con il supporto di racconti, storie famigliari dell’autrice e anche arricchite da citazioni autorevoli, di autrici e personalità che hanno segnato la storia al femminile.

Un libro piacevole e soprattutto utile. Fa riflettere su quanto sia importante l’educazione per combattere gli stereotipi. E arrivare finalmente a infrangere quel durissimo vetro di cristallo che ancora incombe su di noi.

Il fantastico viaggio di Stella

“Se mettete qualcosa dentro un buco nero non significa per forza che sia persa per sempre…studi recenti hanno dimostrato che se buttate qualcosa che vi infastidisce…qualcosa che vi rende tristi…non significa che sparirà. La forza di gravità la risucchia, ma poi il problema crescerà”

Così scrive Michelle Cuevas nel suo romanzo più recente, Il fantastico viaggio di Stella, dove la scrittrice americana, racconta di una bambina, di nome Stella, che per non affrontare le emozioni più difficili e dolorose, decide di negarle. E lo fa in un modo molto originale, le getta appunto in un buco nero. Ma non uno qualsiasi, un buco nero che diventa il suo pet. Infatti Stella è una ragazzina che abita vicino alla NASA e proprio un giorno in cui cerca di farsi ricevere da un ingegnere della famosa agenzia spaziale americana, viene seguita fino a casa da un “baby” buco nero che vuole farsi adottare.

Poi non sarà facile gestirlo, perchè il buco nero domestico è ancora piccolo e come tutti i cuccioli, vivace e imprevedibile. Così Stella dovrà superare numerosi ostacoli per riuscire a non soccombere e a trovare un nuovo equilibrio. Insomma a crescere.

Inventarsi una metafora del genere per spiegare ai bambini che non devono avere paura di fronteggiare anche le sensazioni più difficili e complicate, è segno di grande creatività, fantasia e sensibilità. E Michelle Cuevas è un’autrice che dimostra di possedere tutte queste doti. Oltre a una buona dose di ironia, fondamentale per riuscire a trascinare i suoi giovani lettori anche nei temi più drammatici e delicati, come quelli della perdita e della solitudine.

L’ha già dimostrato anche nel suo best-seller Le avventure di Jacques Papier, la storia di un’amico immaginario, narrata proprio da quest’ultimo.  Un ragazzino che è invisibile ma nello stesso tempo compagno e supporto fondamentale per i bambini che incontra. Una storia surreale e avvincente che commuove e fa sorridere. Il libro ha scalato le classifiche di vendita, avuto molte traduzioni e si è aggiudicato il prestigioso Premio Andersen nel 2016.

I libri di Michelle Cuevas piacciono ai bambini ma incantano anche gli adulti, perchè a seconda dell’età e della maturità del lettore riescono a offrire un diverso livello di coinvolgimento. L’avventura, il divertimento e lo stupore sono per i più piccoli, la commozione e la riflessione per il pubblico di lettori più maturo.

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