L’amore è una bugia: un’anteprima

Per incuriosirvi un po’ di più sul mio romanzo, aspettando mercoledì 24, ecco qualche pagina. Il giveaway ha avuto un po’ di condivisioni ma stranamente anonime, quindi ricordatevi, eventualmente, di lasciare un commento 🙂

Di regola si può leggere negli store online un estratto di 20 pagine di un romanzo, perciò ho pensato di non ripetere quelle ma andare un po’ più avanti, senza “spoilerare” ovviamente.

(Peccato perchè le pgine più belle sono un po’ più avanti, ma ho cercato di trattenermi).

Quindi ecco alcuni pezzi che mi sono divertita a scrivere

(Mi piace un sacco inventare i dialoghi, le descrizioni invece per me sono più pesanti da scrivere).

Questi sono i due amiconi, i protagonisti maschili:

Più tardi la serata non prevedeva niente di particolarmente eccitante: all’orizzonte non c’erano appuntamenti mondani o eventuali incontri piccanti. Così Andrea e Mattia decisero di con- cedersi un bel trancio di pizza unta e saporita, a buon mercato.

Stravaccati sulla panca “dell’egiziano” sotto casa di Andrea, si gustarono un po’ annoiati una cena veloce innaffiata di birra. «Ti fai anche un kebab dopo la pizza? Sei proprio un maiale! È inutile che ti ammazzi sull’ellittica se poi mangi così» commentò Mattia, scandalizzato, dopo che il suo amico aveva ordinato altro cibo.
«Ho fame perché oggi non ho pranzato. Ho avuto pazienti tutto il giorno, senza pausa. Non faccio mica il giornalista fancazzista!» si difese Andrea.Ma Mattia non lo ascoltava più. Stava armeggiando con lo smartphone. Sorrise. Poi cominciò a digitare un messaggio.

«Ne prendi un’altra?» gli fece Andrea.
«Di cosa?»
«Di birra, coglione.»
Mattia non reagì. Era troppo preso dall’interazione con il telefono.
«La prossima volta vengo a mangiare da solo, visto che sei di grande compagnia.»
«Stai calmo! Mi è arrivato un messaggio su Facebook da una tipa, che ho incontrato l’altra sera allo showcase dei Depeche. Una ragazzina, figlia di un ex groupie di Dave Gahan…»

«Ah! Interessante! Tale madre tale figlia.»

«Non proprio. Però su questo ho fatto l’attacco nel mio pezzo. Lei l’ha letto e si è arrabbiata perché ho un po’ ricamato sulla storia.»

«Hai raccontato un sacco di balle come al solito.»
«Più o meno.»

 Qui la protagonista Elena incontra la sua amica:

…finalmente all’orizzonte comparve Giulia. Era trafelata, accaldata e barcollava sui tacchi, che le impedivano un passo spedito.

«Questi sandali maledetti mi stanno distruggendo i piedi» si lamentò prima di stramazzare sulla sedia di fianco a Elena.

«Però sono bellissimi…»

«Grazie, ma dovrei andare a lavorare in tuta, altro che tacchi e vestitino. Almeno starei comoda e magari quel porco la smetterebbe di allungare le mani.»

«È successo ancora?»

«Succede sempre. È la sua tecnica. Appena può, mi si stru- scia contro, peggio dei maniaci sul tram. Mi scanso, ma sembra non farci caso. Non demorde. Oggi mentre facevo delle foto- copie, con una scusa, mi si è piazzato dietro e non ho resistito: sono arretrata di un passo e gli ho piantato il tacco sul piede…Ho avuto un momento di soddisfazione quando ha guaito di dolore.»

«Brava, si meritava la stilettata!»

«Sì, ma non posso fare così tutte le volte che mi si avvicina. Devo finire il praticantato, lo sa e ne approfitta. Ho parlato con la segretaria più vecchia dello studio, ma naturalmente non ha potuto raccontarmi molto perché anche lei ha bisogno di lavo- rare. Comunque mi ha fatto capire che di ragazze neolaureate dal loro ufficio ne sono passate tante.»

«E sono tutte scappate…»

«Infatti, il maiale usa sempre la stessa strategia. Mette un annuncio in facoltà per cercare praticanti… non può scrivere che vuole solo donne, ma quando fa i colloqui i maschi pun- tualmente li scarta. Così ha sempre carne fresca. Abboccano in molte. Lo studio Pinzoni è in centro, piccolo ma abbastanza conosciuto. Con la fame di posti di lavoro che c’è in giro, all’inizio sembra una buona opportunità.»

«Giulia, è uno schifo, devi denunciarlo per molestie.»

«Ci ho pensato, ma lui è più potente di me, temo che la cosa mi si ritorcerebbe contro.»

E anche una descrizione:

Si infilò dentro per comprare una ricarica. Mentre aspettava di essere servita, Elena scorse biglietti di Gratta & Vinci appesi ovunque. Anche sopra il suo naso. Pensò che, anche per lei, forse tentare la sorte poteva essere l’unica via d’uscita. Era stata così sfortunata con il furto di quel pomeriggio da essere in credito con la fortuna. Riuscì quasi a sorridere.

Se avesse vinto, con uno di quei tagliandi che promettevano vent’anni di rendita con l’unica preoccupazione di andare in vacanza, in una botta sola avrebbe potuto mandare al diavolo Bigli e anche Lorenzo!

«Una ricarica da dieci e un Turista per sempre.»

Mentre grattava con una moneta le icone colorate degli in- fradito disegnate sul tagliando, invocò mentalmente la fortuna. Concentrata sul suo sogno, si appoggiò al bancone dove c’erano ancora i resti dell’happy hour. Pezzetti di pizza e focaccia, in mezzo a patatine e olive che avevano visto giorni migliori.

Piccoli bulli e cyberbulli crescono

Un manuale per capire meglio, per vederci più chiaro, per aiutare e soprattutto prevenire. Questo libro di Anna Oliviero Ferraris  approfondisce il problema del bullismo, argomento attuale e drammatico. Purtroppo così di moda e perciò anche oggetto di approfondimenti più o meno appropriati nel mondo dello showbiz.

I due tipi di bullismo, tradizionale e cyber, hanno tre caratteristiche principali in comune: la ripetizione nel tempo, la sproporzione delle forze a favore degli aggressori, l’intenzione manifesta di nuocere da parte di coloro che aggrediscono e perseguitano.

La scuola è spesso il territorio insidioso dove agiscono i bulli, ma il malessere può anche essere causato dal comportamento prepotente e dispostico di un allenatore sportivo, o addirittura di un insegnante che abusa del suo potere. Quindi il ragazzo che si sente vittima può esprimere il suo disagio rifiutandosi di andare a scuola o magari nel luogo dove pratica sport.

Il territorio del malessere in questo caso viene bene definito, ed è più facile da circoscrivere e forse anche da imparare a evitare. Mentre nel cyberbullismo la situazione è molto più insidiosa, come chiarisce ancora l’autrice, perché c’è un’amplificazione degli attacchi.

Infatti, attraverso i social network, la vittima può essere sotto pressione sempre, contemporaneamente da più persone. Per gli adolescenti, sempre connessi, in simbiosi con i propri smartphone il tormento aumenta diventando insopportabile. E’ molto più difficile sottrarsi, isolarsi e sentirsi al sicuro.

Come si sa, i ragazzi bullizzati manifestano sintomi di malessere, ma si vergognano della loro debolezza. Quindi minimizzano, oppure reagiscono male, diventando a loro volta spiacevoli e soprattutto evitano di confidarsi con chi li potrebbe aiutare.

In questo manuale l’autrice approfondisce, a livello psicologico ed emotivo, il disagio di chi subisce, ma anche quello di chi aggredisce. Spiega che la vera e più efficace prevenzione contro il fenomeno del bullismo nasce in famiglia. Affronta argomenti spinosi come la gestione dei conflitti e le cause fisiologiche più comuni che favoriscono i picchi di aggressività.

Poi nella seconda parte del libro diventa più pratica proponendo anche strumenti, statistiche ed esercizi pratici per affrontare il disagio. Confronta le varie strategie risolutive, prendendo in considerazione anche esperienze di successo di psicologi e psicoterapeuti stranieri. Fornendo così un aiuto esaustivo per capire e aiutare i ragazzi a fronteggiare senza paura il problema e a uscire lentamente dallo stigma della vittima.

Care figlie vi scrivo

Quando ero ammalata, mentre i malviventi baresi morti ammazzati di Carofiglio mi angosciavano e facevano alzare la febbre, ho trovato un modo di lenire gli affanni leggendo il memoir di Marisa Borini, la madre di Carlà e Valeria Bruni Tedeschi.

Intuisco cosa penserà qualcuno: sei così mentecatta da preferire la scrittura della signora Marisa Borini in Bruni Tedeschi a Gianrico Carofiglio?

Beh, sì. E non mi vergogno. Almeno lei è schietta, divertente e non ti fa venire gli incubi.

La biografia di questa signora, oggi ottantenne, totalmente sopra le righe, mi è stata regalata da una cara amica che conosceva il mio debole per Carlà e famiglia.

Tutto è cominciato con le canzoni in francese sussurrate dall’ex premiere dame e poi ho cominciato ad amare ed apprezzare molto anche Valeria (sì ormai da vera fan le chiamo per nome) e quindi la bio della madre era per me una lettura essenziale.

La signora Marisa ha avuto una vita incredibile, un po’ come una favola. Bella, di origini modeste, con grande intraprendenza e un infinito amore per la musica, si è divertita da subito. Poi si è sposata molto bene e ha continuato a suonare il piano, a fare concerti e  girare il mondo.

…Nicole e io avevamo fatto conoscenza di due austriaci molto belli, Maximilian e Werther. Due gemelli, abbastanza maturi per noi, vale a dire più che trentenni, formidabili ballerini…Si rassomigliavano come due gocce d’acqua, era molto difficile distinguerli, ma ci innamorammo tutte e due dello stesso, Werther. Dicevo a Nicole: “Ma prendi l’altro è uguale!” Niente da fare voleva Werther anche lei. 

Questo è un esempio della prosa del memoir che è pieno di storie di famiglia. Narrate con ironia e aneddoti, in uno stile irriverente come si usa fra parenti.

Ma il libro è anche denso di confessioni più emotive e coinvolgenti, come il racconto della malattia del primogenito Bruni Tedeschi, Virginio, morto per l’Aids.

Marisa Borini rivela anche la verità sul padre di Carlà: un diciannovenne amico di famiglia con cui ha avuto una relazione di due anni. Lei ne aveva invece trentacinque,   in un tempo in cui le MILF non erano ancora state sdoganate.

Avevo la febbre, tossivo e prendevo il libro, che serviva come paracetamolo.

Leggevo un po’, ridevo e mi sentivo meglio. I capitoli sono slegati fra loro, senza continuità, una variegata lista di fatti e riflessioni.

Quindi, rintronata dall’influenza, potevo anche aprire a caso e divertirmi comunque.

Quando Carlà divenne premiere dame, con Sarkozy andò in visita dalla Regina Elisabetta. Sgarrando un po’ sul protocollo invitarono anche Marisa Borini…

La cameriera che mi era stata destinata aveva disfatto la valigia…allineato i miei gioielli su dei piccoli teli di lino..si presentò al momento del bagno. Io, ovviamente, le risposi che mi sarei arrangiata da sola. Che imprudenza! Le tubature erano talmente vetuste che ci sarebbe voluto un ingegnere per farle funzionare.

Due imperdibili libri per bambini

E’ difficile essere contenti di se stessi.

E’ arduo da adulti ma anche da bambini. Perchè in giro c’è sempre qualche modello migliore di noi. E pare succeda anche agli animali. Non tutti sono soddisfatti del proprio essere. Ce lo svela anche questo libro delizioso e ironico: Non voglio essere una rana un bellissimo album illustrato per bambini dai 3 anni in poi, in cui il protagonista è Oscar, un cucciolo di rana che farebbe carte false per trasformarsi in qualche altro animale, a suo parere più fico.

Andrebbe bene anche un banale coniglio.

 

Ma per capire bene che conviene accettarsi occorre magari crescere un po’ e soprattutto ragionare, usare il cervello. E nell’adolescenza è una cosa difficilissima, quasi più della trasformazione da rana a coniglio.

Per comprendere come funzioni  si sviluppi il cervello di un ragazzino/a ai tempi delle medie c’è questo manuale veramente interessante. Spiega in modo divertente e divulgativo, strizzando l’occhio a un testo di anatomia, cosa succeda nella mente di un/una undicenne quando sta crescendo e gli ormoni iniziano a prendere il sopravvento.

Come non soccombere?

Imparando ad allenare e usare il cervello come alleato. Oltre a illustrazioni accattivanti c’è anche un appendice scientifica con il glossario di tutti i termini più importanti.

Dalla kisspeptina, che non è l’urgenza di baciare che prende l’adolescente, ma una piccola proteina dell’ipotalamo, all’ assone, prolungamento del neurone che trasmette impulsi elettrici.

Volete crescere dei piccoli neurologi?

(la specializzazione oggi più ambita per chi fa medicina)

Questo è il libro che fa per voi 🙂

 

Le ragazze con il pallino per la matematica

Marzo è il mese dello STEM (science, tecnology, engineering and mathematics) e per celebrarlo meglio è stato appena pubblicato Le ragazze con il pallino per la matematica, un libro che vuole aiutare a spazzare via un pesante pregiudizio di genere. L’idea che la passione per le materie scientifiche non sia una prerogativa femminile.

Scritto da Chiara Burberi, docente, consulente e creatrice della “Palestra della matematica più grande d’Italia” e Luisa Pronzato, giornalista del Corriere della Sera e coordinatrice della 27maOra, raccoglie le esperienze di ragazze e donne che hanno messo la scienza, la matematica, l’economia, l’ingegneria al centro della propria vita, nonostante la diffidenza di genitori e professori, i pregiudizi, le statistiche e numeri in negativo.

Hanno creduto nelle proprie capacità e sfidato le convenzioni.

La matematica è innata. Recenti studi documentati in questo libro, hanno dimostrato che nasciamo con il senso della numerosità, che condividiamo con cuccioli e animali. Già a quattro mesi riconosciamo la numerosità, cioè abbiamo reazioni fisiche alla presenza di uno, due o tre oggetti. Reagiamo se ne scompare uno e se ne riappare un altro.

Questo scrive Chiara Burberi e devo fare un vergognoso coming out: sono l’esempio vivente di ex bebé andato a male. Probabilmente anch’io avevo un buon senso della numerosità, nei lontani anni’60.

Poi questo talento è andato perso, non credo solo a causa di stereotipi di genere ma anche perchè al liceo scientifico ho avuto un orrido prof di fisica e matematica (sì, era anche maschilista).

Tanto che all’esame di maturità quando chiesi alla mia compagna, (la più brava in matematica che poi è diventata medico) se il suo risultato fosse “2” come il mio, lei rispose che invece era una cosa complicatissima con degli x, degli y e altre cose strane, me lo sono fatta passare.

Sono stata promossa ed è stato l’ultimo compito di matematica della mia vita!

Me ne vergogno? Un po’ sì, perchè ho sprecato un’occasione per essere migliore, per apprendere.

Con due figlie al liceo e all’università, posso testimoniare che i pregiudizi sul talento femminile nelle materie dello STEM esistono eccome. Però la situazione sta migliorando, le ragazze vogliono veramente combattere i limiti culturali di genere. Le adolescenti emulano in rete tutto quello che viene dai paesi anglossassoni e in questo caso, grazie al cielo,  c’è un modello positivo, proposto da una delle top model più famose e ammirate, Karlie Kloss, che promuove il coding per le ragazze e ha lanciato seminari e borse di studio per chi vuole imparare a programmare.

I difetti fondamentali

Uno scrittore è sempre infelice: quando non riesce a pubblicare, quando pubblica ma non vende, quando vende ma qualcun’altro vende più di lui.

E ancora quando il suo romanzo in libreria ha una posizione di secondo piano, quando l’ufficio stampa non pubblicizza bene il libro.

Ma anche quando non l’invitano a quel festival letterario, quando il suo agente fa un lavoro pessimo, quando non vince il premio prestigioso, quando qualcun’altro sforna un best-seller più best-seller del suo.

Insomma una sofferenza continua, un martirio senza fine, in cui il classico blocco dello scrittore, la mancanza di ispirazione, diventa il male minore. Quasi una bazzecola.

Tutte questo disagio, verissimo, viene descritto con genialità e ironia da Luca Ricci nel suo libro più recente, I difetti fondamentali, diciotto racconti per svelare la psicologia di chi scrive e pubblica (o sogna di farlo).

C’è il tormento di chi continua a telefonare alla casa editrice a cui ha inviato il manoscritto, sperando in una risposta. La voglia di isolamento dell’autore frustrato che, per cercare ispirazione, rifugge la moglie e rischia il divorzio.

Poi il fortunato che affitta per caso una camera del suo B&B all’agente letterario più potente del mondo, allora si fa audace e dichiara le sue velleità da scittore.

L’autore famoso che si finge morto per vendere sempre di più (il mio editore mi aveva consigliato una strategia del genere, giuro!), l’invidioso che gongola quando il libro dell’amico è un flop e poi la scrittrice di chicklit che diventa una pazza gattara (quella sono io).

I racconti a volte virano sul fantastico, mantendo però sempre dialoghi fulminanti e uno stile spassoso e coinvolgente. Il dorato mondo delle lettere è una brutta bestia e Luca Ricci riesce a illustrarne tutte le inquietanti e folli sfaccettature.

La paranza dei bambini

L’ho comprato e letto per dovere sociale. Rispetto Roberto Saviano per il suo coraggio e avendo letto solo critiche positive, ho iniziato a leggere La paranza dei bambini piena di aspettative e curiosità. Anzi, mi ero anche concessa un antipasto con l’estratto su Amazon, ero rimasta un po’ scioccata dalla violenza dei protagonisti ma avevo deciso di avere abbastanza stomaco per proseguire nella lettura.

Purtroppo però l’estratto e il finale del romanzo sono le uniche parti in cui c’è un po’ di azione e di sorpresa, il resto della trama è una lista di nefandezze che, dopo una ventina di pagine, diventa ripetitiva. I ragazzini, gli adolescenti, i baby-camorristi sono spietati ma anche stupidi e noiosi.

Prevedibili nella loro sfilza di criminalità, per distinguerli e ricordare i loro soprannomi ci sarebbe voluto uno schemino. Infatti le personalità non sono delineate, rimangono tutti uguali. Vanno in motorino, si comportano da truzzi e spargono più terrore possibile. Si riconosce facilmente solo il capo, il baby camorrista alfa di cui speravo di sapere qualcosa in più, ma Saviano ne fa un ritratto pochissimo coinvolgente: è biondo, cattivo, presuntuoso, carrierista e innamorato di una certa Letizia.

Il tedio della lettura riesce a offuscare anche lo scandalo e l’abominio delle loro azioni criminose.

La scrittura poi è piatta, più da cronista che da romanziere. Le ripetizioni delle frasi in dialetto, sempre le stesse, sono una condanna. L’idea dello slang è stata illustrata bene ma non era necessario esasperare il lettore.

Come sarebbe andata a finire a questi giovani delinquenti era così poco interessante che a metà avevo deciso di mollare il libro, poi però dopo una pausa di qualche giorno mi sono obbligata a continuare la lettura. Per dovero morale. Ammettere che Saviano mi annoia mortalmente mi pareva una brutta cosa, quasi un crimine.

Così mi sono impegnata fino alle ultime pagine del romanzo, ma purtroppo non sono riuscita a cambiare opinione.

E’ un mega best-seller e i recentissimi fatti di cronaca hanno purtroppo confermato che quello che scrive Saviano è tutto vero. Credo che se La paranza dei bambini diventerà un film (o una serie tv) sarà uno dei rari casi in cui l’adattamento cinematografico sarà meglio del romanzo.

Quando amavamo Hemingway

Forte, affascinante, coraggioso e pieno di talento. Ernest Hemingway è un mito letterario (Premio Nobel nel ’54 e Premio Pulitzer nel ’53), è stato un eroe di guerra e un reporter in prima linea: avventuroso e sprezzante del pericolo.

All’apparenza un uomo come quelli che oramai, come i dodo, si sono estinti: sicuri di sè e dannatamente macho. E invece è arrivato un romanzo Quando amavamo Hemingway, che svela una realtà completamente diversa.

Hemingway aveva una reputazione pubblica da duro ma in verità era un narciso insicuro che si attaccava troppo alla bottiglia e non riusciva a sopravvivere senza una moglie adorante che gli facesse da supporto. Infatti questo romanzo best-seller di Naomi Wood (che diventerà una miniserie prodotta da Amazon) racconta con uno stile appassionato, fluido e coinvolgente, la storia delle quattro signore Hemingway. Donne innamorate che, loro malgrado, si sono passate la staffetta nella vita sentimentale dello scrittore.

La prima, compagna di vita bohemien a Parigi, è stata Hadley, una pianista che Hemingway ha sposato poco più che ventenne. Poi quando ha cominciato a pubblicare l’ha tradita con Pauline, detta Fife, giornalista di Vogue. Ernest vigliaccamente dichiarava di amare in egual misura moglie e amante. Poverino, non riusciva a scegliere, così Hadley per aiutarlo ha dovuto chiedere lei il divorzio.

Poi lo stesso copione, qualche anno dopo, si è ripetuto: Hemingway oramai famoso viveva a Key West e faceva le sue scappatelle nella guerra di Spagna dove si era innamorato di una collega giornalista: Martha. Anche in questo caso non sapeva scegliere ed è stata la seconda moglie, ancora una volta, ad aiutarlo, cacciandolo fuori di casa.

Dopo un po’ di anni e qualche reportage di guerra, si è innamorato di una giovane scrittrice (sì, l’età delle mogli era in ordine decrescente rispetto a quella del caro Ernest) e anche qui scegliere è stato durissimo. Così l’ha fatto la terza moglie, stanca di essere presa in giro.

Quando amavamo Hemingway racconta tutto questo con una scrittura leggera e intensa, integrando il punto di vista di ognuna delle protagoniste, spaziando in realtà storiche diversissime e affascinanti. Dal mondo ovattato e scintillante della Parigi degli anni’20 (dove gli Hemingway frequentavano Scott Fiztgerald e il suo entourage), ai momenti tragici del dopoguerra a Londra, con un tocco esotico a Cuba e in Florida.

P.S. Ho parlato di questo romanzo con un amico che mi ha detto di conoscere la nipote dell’infermiera Agnes von Kurowsky di cui Hemingway si era innamorato ventenne quando era ricoverato in un ospedale italiano. La donna aveva rifiutato lo scrittore e preferito il nonno di questa tizia. Forse non è diventata famosa ma senz’altro ha avuto un matrimonio più felice delle quattro mogli dello scrittore!

Ricordi di Natale

La corsa ai regali è ufficialmente iniziata e uno dei pensieri più belli che si può fare a Natale è senz’altro un libro. A volte la scelta può essere difficile perchè non sempre si azzeccano i gusti di chi riceverà il dono, ma un pensiero che senz’altro accontenta tutti è l’idea di fare gli auguri con un libretto dedicato al Natale e alle sue tradizioni.

Questa è l’ispirazione della collana di Natale di Graphe.it dedicata a racconti natalizi scritti da autori classici e contemporanei e arricchiti da una poesia ispirata al Natale. Libretti piccoli e maneggevoli con eleganti copertine vintage. E anche ecologicamente corretti perchè realizzati con carta riciclata.

L’anno scorso ho partecipato anch’io in coppia con il grande “scapigliato” Camillo Boito, mentre quest’anno con Ricordi di Natale c’è un’altro duo molto interessante: Matilde Serao e Giulio Laurenti.

La Serao (prima donna a dirigere un quotidiano alla fine dell’800) nel racconto intitolato Nell’idillio con il suo piglio giornalistico descrive Betlemme, la grotta del presepe e il villaggio di Ain Kerem. Le rimembranze di un suo viaggio in Palestina diventano per noi testimonianza di un Natale che non c’è più.

Mentre la poesia di quest’anno si chiama Febbre ed di Vittoria Aganoor Pompilj ed è anch’essa sul tema dei ricordi. Perchè parte della magia del Natale è proprio questa, la rimembranza di queste giornate importanti, che diventano ricordi indelebili soprattutto se riguardano il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza.

Lo stesso filo rosso si ritrova nella storia di Giulio Laurenti, L’orango, dove l’autore descrive con delicatezza e ironia la nostalgia di un Natale passato, in cui per il giovane protagonista essere incaricato di adobbare l’albero e fare il presepe è stata un’esperienza dolceamara di crescita e responsabilità.

Le avventure di Erasmo – Elogio dell’acqua

Erasmo, un ragazzino di tredici anni, simpatico e sveglio, con grandi orecchie a sventola (si rivelano utilissime perchè hanno la sensibilità di un radar sottomarino). Servono a sfangarla a scuola, dove può ascoltare gli inciuci amorosi delle sue compagne e rivendere le preziose informazioni, ma soprattutto a cavarsela in mare dove intraprende un viaggio avventuroso con la zia.

La zia è una tipa che nuota come un’atleta, ha gli occhi molto distanti come i pesci, cucina spaghetti allo scoglio e parla solo in rima perchè a scuola l’ora di antologia era la sua lezione preferita.

Devono andare alla ricerca del padre di Erasmo, un capitano di lungo corso misteriosamente sparito in mare insieme alla sua nave.

Sono loro i protagonisti di questo originalissimo romanzo, scritto da Daniela Maddalena, autrice e musicologa. E’ un libro che si legge tutto d’un fiato, coinvolge e diverte, ed è arricchito dalle belle illustrazioni di Laura Fanelli.

L’avventura surreale di Erasmo e la zia un po’ matta è tutta acquatica: piena di colpi di scena improbabili e iperbolici. Per esempio affrontare i pericolosi incantesimi delle Sirene che fanno strage fra gli incauti naviganti:

Le Sirene sono incantevoli cantanti. Con tutte le belle ragazze che ci sono, possibile che i marinari non resistano a qualche sciacquetta un po’ intonata?

Devono affrontare innumerevoli e improvvisi ostacoli in mezzo a mostri marini, pescatori, tempeste improvvise, diluvi ma anche, più prosaicamente, spiagge affollate provviste di pedalò.

Diciamo che per una notte senza mangiare non è mai morto nessuno. Però si  arrabbiato sicuramente a meno che non fosse a dieta. Chi glielo spiega all’orso che una notte di digiuno non fa male a nessuno? E alla iena? Le dite che “c’è stato un guasto tecnico e stiamo lavorando per ripararlo?”

Modulati con molta immaginazione e ironia i riferimenti letterari nell’avventura di Erasmo si sprecano. Sono importanti e famosissimi: dai miti greci all’Odissea, passando per la Bibbia e la Divina Commedia. Ma ci sono anche Pinocchio e Walt Disney.

Troppo da digerire per i ragazzini?

No, per due motivi.

Il primo riguarda la scrittura dell’autrice, veramente una delizia: musicale ed ironica che fa venir voglia di rileggere le frasi più volte per assaporarne ancora la piacevolezza.

Il secondo perchè l’esperienza di lettura può essere su vari livelli, il riferimento importante che i piccoli lettori non comprendono pienamente da bambini è un seme che germoglierà nelle letture successive dell’età più adulta.

(Giuro: l’ho sperimentato con le mie figlie!)

La buona notizia è che le avventure di Erasmo continueranno con altri quattro libri, perchè il destino di questo ragazzino è di affrontare tutta la forza dei vari elementi. Poi la musicalità della scrittura di Daniela Maddalena sarà messa in ulteriore risalto perchè questo romanzo fa parte del progetto di Booksound per la diffusione della lettura ad alta voce.

La testa sul tuo petto

Mi considero atea o agnostica (nei momenti di maggior ottimismo) e quindi non mi sarei mai aspettata di essere coivolta così tanto dalla lettura di un libro che racconta la “biografia” di un discepolo, San Giovanni, autore del quarto libro del Vangelo e dell’Apocalisse.

La vita coraggiosa di un uomo folgorato dall’incontro con Gesù Cristo e dall’illuminazione della fede. Da piccola ero religiosissima, bigotta quasi, ma non in maniera gioiosa: imparavo a memoria le preghiere dei santini perchè avevo paura di morire durante il sonno. Poi mi inginocchiavo davanti all’immagine della Madonna che avevo sopra al letto e li recitavo.

Tre volte.

Se li sapevo bene poi potevo coricarmi e sperare di dormire e risvegliarmi, viva. Me l’avevano detto le suore all’asilo che a volte si muore nel sonno e le avevo prese terribilmente sul serio.

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Quindi leggere un libro come La testa sul tuo petto mi ha molto colpito perchè parla essenzialmente di amore, l’amore infinito che regala la fede. Un sentimento totalizzante di felicità, diversissimo dal terrore che io avevo provato da ragazzina, al cospetto dei dogmi religiosi.

Si dice che Giovanni fosse il discepolo prediletto, era il più giovane e quello che durante l’ultima cena posò la testa sul petto di Gesù e gli chiese chi sarebbe stato colui che l’avrebbe tradito. Da questo episodio è stato mutuato il titolo di questa biografia romanzata scritta da Eleonora Mazzoni, già autrice de Le difettose e Gli ipocriti.

In questo libro ha scelto di narrare la vita di San Giovanni alternando capitoli in cui sembra lo stesso discepolo a raccontare in prima persona, ad altri in cui è Eleonora a parlare di sè e del suo rapporto con la religione. Il risultato è molto coinvolgente e porta chi legge a profonde riflessioni. Incredibilmente è successo a me, che avevo archiviato ormai da decenni il problema e i dubbi sulla fede.

Questo romanzo fa parte di una collana che si chiama Vite esagerate in cui alcuni scrittori italiani hanno scelto di raccontare le storia di personaggi he hanno attraversato grandi avventure per amore di Dio.

L’amore è eterno finchè non risponde

Uno dei libri più pubblicizzati dell’estate (addirittura un’intera pagina su La Lettura!).
E’ il debutto letterario, molto chick-lit, di un avvocato divorzista napoletana che ha scelto come protagonista della sua storia la trentenenne single Olivia Marni, che fa il suo stesso lavoro. Così racconta l’amore ai tempi dei social dal punto di vista di chi sulle disgrazie sentimentali altrui ci campa.
L’angolazione giuridica, spietata e realistica, è senz’altro la parte più originale e interessante del romanzo.
Mi sono divertita a capire cosa pensano veramente gli avvocati quando arrivano i clienti, disperati, incattiviti e desiderosi di vendetta: i Lasciati. Oppure gli altri, frettolosi e molto più simpatici: i Lascianti (quelli che hanno già in ballo un’altra storia d’amore).
Ho fatto giurisprudenza, e scelto di non esercitare la professione forense, leggendo queste pagine ho cercato di capire cosa mi sia persa (oltre al guadagno) ed è stato molto istruttivo.
All’inizio del romanzo Ester Viola è fulminante nello smentire le finzioni patinate degli sceneggiatori delle serie televisive legal americane che descrivono sempre il mondo degli avvocati come emozionante, sexy e avventuroso. In realtà pare che la vita fra aule di tribunale, codici e colleghi invidiosi sia molto più monotona e polverosa.
Poi però, continuando nella lettura, il dipanarsi della storia con molta enfasi sull’analisi delle dinamiche sentimentali governata dai social è noiosa e già vista/letta/scritta.
La vita della protagonista single è un copione un po’ trito: vestiti e scarpe firmate rovinate da un acquazzone (Sex & the city era a New York, qui siamo a Napoli ma quando ti vesti bene c’è sempre una bomba d’acqua), il frigo vuoto, le amiche di supporto, i maschi fedifraghi e tutti i riferimenti ai film cult sui sentimenti.
La scrittura è ironica: a volte con successo, altre in maniera un po’ pesante e pretenziosa. Abbondano le massime sui sentimenti, lo schema e la psicologia delle relazioni. L’autrice è piuttosto cinica e quindi simpatica. Ma l’overdose di trascrizioni di whatsapp ed email fra i personaggi fa nascere un dubbio: è tutta freschezza oppure un escamotage per allungare le pagine del libro?

Booksound: giovani lettori ascoltano

In Italia si legge poco, anzi sempre di meno.
Non riporto statistiche per non deprimerci!
Quindi è essenziale agire per non soccombere, per cambiare la situazione.
E la mossa più strategica per rivoluzionare queste brutte, vergognose, abitudini da non lettori è puntare sul futuro.
Sulle giovani generazioni, allevare lettori e lettrici fin da piccoli. Insegnare loro a entrare nel mondo meraviglioso dei libri, ad aprezzarli, a farsi incantare, ad ascoltare e condividere le emozioni e la gioia che una storia può regalare.
Per questo è nato Booksound, un’inziativa dedicata agli studenti dagli 8 ai 18 anni, che punta sulla voce per far scoprire ai giovani il piacere della lettura e della condivisione. Se prendere un libro e immergersi fra le sue pagine a un adolescente può sembrare una pericolosa mossa di isolamento, da sfigati senza amici, allora Booksound è nata per contraddire questo timore. Per provare che leggere è proprio il contrario. Per conquistare giovani non lettori e trasformarli in appassionati di libri puntando invece sulla condivisione, sul coinvolgimento. Infatti con Booksound leggere diventa un’attività da fare con i coetanei. Perché si legge insieme a voce alta. E’ un’idea gratuita proposta alle scuole per liberare la voce dei ragazzi e trasformarla in una risorsa straordinaria.
Nel 2016 più di duemila ragazzi in tutt’Italia, grazie ai volontari LaAV
(rete di lettori ad alta voce) images
si sono divertiti con i libri Marcos y Marcos, sperimentando prima la forza della loro voce durante i laboratori in classe (Booksound lab). E dopo, scatenandosi in tanti piccoli spettacoli di lettura e happening al di fuori della scuola: negli auditorium, in libreria, per le strade e in diversi festival: i Booksound live. Ragazzi che leggevano e ragazzi che ascoltavano.
Hanno anche partecipato al premio BookSound Story, realizzando dei bellissimi video sul tema “leggere ad alta voce” e il risultato si è visto al raduno nazionale lo scorso 23 maggio ad Arezzo (il BookSound Fest), in compagnia di tanti ospiti, autori e personaggi amati dai ragazzi, tra cui il rapper Shade.
Il risultato è stato importantissimo: sono nati dei nuovi lettori, giovani e appassionati.
Così anche nel 2016/2017 BookSound risuonerà nelle scuole e anche in altri eventi. Lunga vita alla lettura!
Se volete partecipare e condividere, le iscrizioni sono aperte e gratuite fino ad esaurimento disponibilità.

Pinna Morsicata

Pinna Morsicata è un delfino giovane. Scavezzacollo e avventuroso, insofferente alle regole del suo Clan, saltava sulle onde a perdifiato. Dopo un incontro un po’ troppo ravvicinato con uno squalo si era anche fatto morsicare la pinna. E andava in giro orgoglioso della sua cicatrice di guerra. Ribelle e sfrontato come tutti i mammiferi adolescenti.

Poi è successo qualcosa di grave e Pinna Morsicata è cambiato molto “ha perso la gioia e quando un delfino perde la gioia perde tutto”, infatti ha cominciato a lasciarsi trasportare passivamente dal mare e dalle onde. Senza rotta e senza scopo. Depresso nella vastità del blu, con brutti pensieri che viravano verso gli abissi. Finchè non si è imbattuto per caso in Spigolo, uno strano pesce simile a una valigia ma anche un po’ a una busta della spesa.

Spigolo si accolla a Pinna nel girovagare per il mare, perchè ha un problema alle pinne caudali. Infatti se per qualche motivo smette un attimo di nuotare, non sta a galla, precipita in basso e quindi chiede sempre a Pinna Morsicata di aiutarlo o meglio “di nasarlo un po’ su”. Una delle tante espressioni divertenti e acute di questo romanzo delizioso, dove ci sono pesci che “ti stanno sulle pinne“, “situazioni di alga”, tensioni da “squamarsi dalla paura” , e per andare veloci si mettono “giù i testoni e code a manetta” e via così. Perchè l’autore è Cristiano Cavina brillante narratore di Casola Valsenio, paesino nei pressi di Imola. Nei suoi romanzi precedenti più o meno autobiografici usava incisive espressioni del dialetto romagnolo mentre qui si è inventato una sorta di “pescese”.

Con Pinna Morsicata debutta come scrittore per ragazzi e questo libro conferma il suo indiscutibile talento. Infatti la storia di questo delfino si trasforma presto in un romanzo di formazione, dove oltre all’avventura vengono affrontati temi importanti e difficili, l’amicizia, la tristezza, la solitudine, con una scrittura sempre fluida, coinvolgente e ironica.

Pinna Morsicata e Spigolo diventano inseparabili e affrontano insieme inevitabili ostacoli e pericoli del mare, descritti da Cavina con dialoghi fulminanti e uno stile metaforico incisivo e mai banale. A rendere poi il libro più prezioso e bello ci sono le originali illustrazioni tricromatiche di Laura Fanelli, in azzurro bianco e giallo, delicate, fresche e allegramente marine.

P.S. Sono una grandissima fan di Cavina ho adorato tutti i suoi romanzi e amato in particolare questo.

Purity

Ho amato e apprezzato molto i precedenti romanzi di Jonhatan Franzen, quindi nella mia recente vacanza, ho affrontato le oltre 500 pagine di Purity, la sua opera più recente, con grandi aspettative.  Ogni sera non vedevo l’ora di concedermi il relax della lettura, mi sono immersa nel mondo inventato da Franzen con grande partecipazione e proprio per questo voglio condividere con voi qualche riflessione un po’ critica.

Questo autore è stato spesso osannato, definito come l’ultimo creatore del “grande romanzo americano”, colui che sa delineare attraverso il suo stile fluido, acuto e coivolgente un ritratto vivido e onesto dell’odierna società statunitense.

Forse proprio a causa di questa grandissima responsabilità, in Purity, Franzen ha spaziato forse un po’ troppo. Ha infilato nel suo plot un’overdose di ingredienti, un mix di realtà molto attuali, disseminate in diversi continenti, per tornare a tuffarsi poi nella più tipica sensibilità made in USA. L’abilità indiscussa di Franzen è quella di saper descrivere con onesta e cinismo la psicologia sempre contorta dei legami famigliari. Purtroppo anche da questa storia si evince che la colpevole di tutto é quasi sempre la madre. Tutte le madri, per negligenza, egoismo o sciatteria, fanno danni intercontinentali!

Questo mi ha fatto molto riflettere, penso che il caro Franzen  abbia un po’ esagerato per esigenze romanzesche, ma comunque che un fondo di verità esista. Inutile negarlo.

Franzen forse ha un Edipo irrisolto con sua madre e infatti anche la storia di Purity, ventiquattrenne californiana che si fa chiamare Pip, perché si vergogna del nome scelto dalla terribile genitrice, inizia ovviamente con il conflitto fra la ragazza e la madre.

Pip è bella, giovane, molto precaria e insicura perchè ha un grosso debito universitario da saldare e la madre, eccentrica, vegana e possessiva (ed ex bella donna) non vuole assolutamente svelare chi sia il padre della ragazza.

Ma la ragazza che la sfanga a malapena, vivendo con altri squatter in una casa occupata, incontra una bellissima e misteriosa donna tedesca che fa parte del gruppo Occupy. (Occupy cosa? Franzen non lo specifica…ma è importante usare il concetto di questo movimento cosi alla moda)

Questa donna cerca di convincere Pip a fare uno stage in Bolivia alla corte di un certo Andrea Wolf, anche lui tedesco e anche lui bellissimo. Un personaggio molto carismatico che é una sorta di Julian Assange, un altro castiga-governi che con il suo progetto, (uguale  a wikealeaks), mette in rete tutti i segreti più vergognosi dei potenti del mondo. La giovane e bella Pip (un po’ una delusione che tutti siano così fichi in questa storia, anche i protagonisti cinquantenni erano comunque fichissimi 20-30 anni prima!) accetta. E la trama prende un avvio più profondo e tortuoso, con descrizioni che spaziano nella Berlino est del dopoguerra fino al 1989 al crollo del muro, per arrivare a Denver, dove c’è una simpatica coppia di giornalisti investigativi.

La scrittura di Franzen si dipana in mille rivoli, regalando a chi legge una marea di dettagli (a volte un po’ rindondanti sfuggiti a un editing rigoroso). Non voglio spoilerare ma verso la fine del libro, dopo aver indugiato così tanto in problematiche accessorie (spiega addirittura come non convenga farsi tagliare le cuticole dall’estetista durante un manicure perché ricrescono più numerose!!!), Franzen prende la rincorsa e risolve tutte le tematiche dei protagonisti un po’ troppo facilmente e in fretta.

(Forse aveva sforato la data di consegna del manoscritto)

 

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