Porta il tuo cane in ufficio

Oggi oltre a essere il giorno più lungo dell’anno e anche quello in cui si può portare il proprio pet con sè al lavoro. Menomale perché in una giornata dove il sole sembra non tramontare mai, il cane lasciato solo ad aspettare il padrone che torni a casa dal lavoro, sarebbe ancora più triste del solito. Almeno con le giornate corte e buie ci si sdraia in cuccia e si fa passare il tempo dormendo.

Aumentano sempre di più le aziende che lasciano entrare i cani sui luoghi di lavoro accanto al padrone.

Ormai la filosofia pet friendly si sta diffondendo e gli animali d’affezione cominciano finalmente ad avere il lascia passare quasi ovunque. La conquista più recente è poter viaggiare gratis sui mezzi pubblici a Milano.

A luglio il biglietto arriverà a 2 euro ma almeno il cane non paga!

Quattro aziende su cinque che praticano il pet-friendly office, hanno riscontrato un impatto concreto e misurabile sul business, con particolare riferimento alla reputazione, alla capacità di attrarre e trattenere nuovi talenti. È quanto emerso dall’ultima ricerca PAWrometer™ (PAW = Pets at Work ossia ‘animali domestici sul posto di lavoro’)

La ricerca ricerca PAWrometer™ ha inoltre dimostrato che la presenza degli animali in ufficio favorisce il benessere, riduce lo stress, aumenta il livello di attività fisica, la produttività e la serenità dei dipendenti. Avere accanto il proprio cane, inoltre, migliora la performance lavorativa perché rende l’atmosfera più rilassata, stimola la creatività e agevola l’interazione tra i colleghi, oltre a portare allegria e buonumore.

Anche il cane ne trae vantaggio? Per Maria Chiara Catalani, Medico Veterinario Esperto in Comportamento Animale, “essere vicini al proprietario per gran parte della giornata è un valore aggiunto per il benessere del pet, purché si tratti di animali ben socializzati.”

Peg, cagnolina geniale

Fissa il tuo cane negli occhi e prova ancora ad affermare che gli animali non hanno un’anima, scrisse Victor Hugo.

Chunque abbia un cane non può che essere d’accordo con questa affermazione, perchè lo scambio di sguardi fra umani e “diversamente umani” è sempre espressivo e vero. Trabocca di affetto e dedizione. Grande esempio di questo amore è la storia della cagnetta Peg, una barboncina vissuta negli anni’50 a Chiari, in provincia di Brescia.

Peg è stato un incredibile esempio di cane sapiente, infatti era stata addestrata a parlare e far di conto. Abbaiava tre volte per dire “sì” e due volte per rispondere “no”. Si esprimeva componendo parole, usando cartellini che avevano lettere scritte sopra.

Descritta così sembrerebbe una storia da imbonitori, da spettacolo da luna park dei tempi andati, ma la situazione era molto diversa.

Come racconta Lady Peg. Vita di una cagnolina prodigio, la “biografia” di questa barboncina scritta da Andrea Biscàro, è una vicenda incredibile che, ai tempi, aveva affascinato e stupito l’opinione pubblica. E della sua intelligenza vivissima e inusuale avevano scritto a profusione riviste e quotidiani dell’epoca. La piccola Peg era stata oggetto di molti studi e fu “intervistata” da firme celebri come Dino Buzzati per il Corriere della Sera ed Elisabeth Mann per L’Espresso. 

La storia di Peg è molto originale e coinvolgente. Nel suo libro Biscàro riporta tutto ciò e parla anche dei detrattori. Di come la cagnetta fosse stata tacciata, dagli increduli, addirittura come prodotto del diavolo. Insomma, una barboncina posseduta!

Quello che traspare invece dal resoconto dell’autore è il grandissimo amore che legava Peg a Ines, la sua padrona. E’ commovente la profondissima complicità che esisteva fra le due. La barboncina era stata addestrata con cura, dedizione (e gratificazioni alimentari!) e la sua genialità era anche un modo per ricompensare la padrona e dimostrarle il suo affetto speciale.

La città dei gatti

Domenica 17 febbraio è stata istituita la Giornata Nazionale del Gatto, dedicata a tutti gli amanti del mondo felino. Per l’edizione 2019 torna per il secondo anno consecutivo La Città dei Gatti, la rassegna dedicata alla cultura felina con mostre, concerti, rassegne e incontri letterari a tema organizzata a Milano, Roma e Fiesole.

La Città dei Gatti inizia in anticipo, domani 16 febbraio con un’anteprima dedicata al rapporto tra cinema e gatti presso la sala Medicinema dell’Ospedale Niguarda con una minirassegna organizzata in collaborazione con la Fondazione Cineteca Italiana di Milano anticipata da un incontro con esperti catofili ed etologi. Si prosegue poi con il grande evento d’apertura domenica 17 febbraio, ore 17.00, presso WOW Spazio Fumetto con l’inaugurazione della mostra “100 di questi Felix” dedicata ai 100 anni di Felix The Cat.

Poi il 24 febbraio ci sarà Concerto in Miao del 24 febbraio presso WOW Spazio Fumetto che propone un insolito programma formato da duetti e brani musicali ispirati ai gatti e composti da grandi compositori come Mozart, Rossini e Ravel, fino alle proiezioni presso il Crazy Cat Cafè ai laboratori di disegno, i contest fotografici, gli incontri con veterinari ed etologi: tanti eventi da non perdere all’insegna della felinità. Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero.

I gatti, si sa, sono molto più strategici dei cani (ingenui che pensano solo all’amore per i padroni), i nostri amici felini non si accontentano solo della Giornata del gatto, hanno tramato per avere di più, infatti la loro festa con celebrazioni annesse, dura un mese fino al 17 marzo. E in questo periodo i mici prendono il potere con ubiquità, sono usciti anche parecchi libri dedicati a loro.

Che cosa succede se un gatto si appassiona alla musica e impara perfino a suonare il pianoforte? Lo racconta Concerto, protagonista di questa favola delicata e ironica è Manrico, un felino decisamente fuori dal comune che vive in una famiglia dove si respira musica: papà suona la chitarra, mamma le percussioni e Riccardo, il figlio, si esercita con il violino.

Un giorno a casa approda un pianoforte e il gatto Manrico ne è subito incantato. Diventa un pianista provetto e, quando scopre dei topolini nascosti in salotto che hanno messo in piedi una band, gli viene un’idea: organizzare un grande concerto in piazza coinvolgendo tutti i musicisti del quartiere per trasformare il “parco” in un grande “palco” a cielo aperto.

Un altro libro invece rivela il segreto del successo dei gatti.
Fin dall’antichità addomesticano gli umani piegandoli ai loro bisogni e desideri. Si fanno venerare come dei, servire, educano gli umani al loro superiore buon gusto, si dimostrano empatici ma solo per ottenere di più. L’albo Addomestigatti racconta tutto ciò, con una carrellata di situazioni teneramente graffianti in cui chiunque ami i gatti si riconoscerà.


Dieci anni e non sentirli

Oggi Lola compie 10 anni, i sette trascorsi insieme sono stati bellissimi e sembrano volati in un attimo. Come regalo di compleanno oltre a un’overdose di favolosi bastoncini all’inquietante sapore di pollo, ha avuto una lunga passeggiata piena di corse e nuove inedite annusate in un boschetto vicino a casa. Una vera pacchia.

Lola è un cane che sorride. Nel tempo passato insieme (per complicità) anch’io ho imparato a fare un sorriso da cane, non è difficile basta tirare un po’ il labbro superiore in modo da scoprire i denti e allenarsi un po’. Una sera con le ragazze abbiamo fatto una gara e posso dire con orgoglio di averle sbaragliate: sono stata quella che faceva il miglior sorriso da cane. Ho anche alcune foto, purtroppo impubblicabili!

Lola è anche un cane che parla, dopo la sorpresa dei primi versi gutturali pensavo che il suo linguaggio potesse evolversi in qualche vocabolo almeno lontanamente comprensibile. Non è successo. Però sono abbastanza fiera del suo vocabolario, delle parole che capisce. Oltre alle solite, banali, frasi da cane ha assimilato avverbi sofisticati come “dopo” (quando spera di fare un giro e glielo dico torna a cuccia) “dove” (dov’è il pupazzetto?) e indicazioni vaghe come “forse” (stessa reazione di “dopo” 🙂 ).

Lola viene ancora scambiata per un cucciolo, quando corre ed è vivace. Però i sintomi della fatto che ormai sia diversamente giovane sono chiarissimi nel comportamento verso gli altri cani. Era socievole ed è diventata insofferente, negli anni ha perso tuttti gli amici. Abbaia improperi dal balcone, millanta poteri da capobranco e poi quando li incontra è malmostosa.

In compenso fa sempre invece la zoccola con gli umani. Ha la sindrome della piaciona: occhioni e dolci scodinzolamenti. Dopo tanti anni insieme, fregandosene della mia gelosia, continua a guardarsi attorno e cercare approvazione e carezze da tutti anche se io non sono per la coppia aperta!

Animals: foto da tutto il mondo

Al Mudec , il nuovo museo milanese che sta diventando sempre più importante e frequentato, è stata appena inaugurata una sezione dedicata alle mostre fotografiche. Il debutto è avvenuto con una bellissima retrospettiva del fotografo americano Steve McCurry che andrà avanti fino al 31 marzo. Animals presenta una serie di foto dedicate agli animali, scattate nei suoi reportage intorno al mondo.

Immagini forti, toccanti nello stile inconfondibile di questo artista. Foto anche scioccanti in cui l’interazione fra uomo e animali avviene in maniera quasi primordiale. Mi hanno particolarmente colpito quelle dei cani. Dietro ogni scatto c’è una storia e alla conferenza stampa Steve McCurry raccontava quanto sia importante cogliere l’attimo e come però molte volte quello che appare nella foto può ingannare. Ha parlato dell’Afganistan e svelando quanto purtroppo siano comuni e seguitissime le lotte fra cani.

Fino a pochi anni fa questi combattimenti, crudelissimi, finivano solo con la morte di uno dei cani. E a volte i padroni per rendere gli animali più aggressivi e combattivi li ferivano intenzionalmente. Adesso questo tipo di barbarie è un po’ mitigata e la lotta termina quando uno dei due contendenti riesce a fuggire (e magari a salvarsi la vita).

La foto sopra, del padrone che trasporta il suo cane in bicicletta purtroppo non è un immagine tenera e complice, come sembrerebbe. In realtà il cane viene portato a combattere e quindi non si può sapere quale sarà la sua sorte.

Nella mostra ci sono altre foto di cani, tutte molto coinvolgenti che testimoniano come l’amore dei nostri animali vada oltre qualsiasi situazione di povertà, pericolo o disagio.

©SteveMcCurry

Molte delle immagini di Animals risalgono agli anni’90 e sono state scattate nei paesi dell’Asia e dell’Africa ma poi a fare da contrasto a questi cani vagabondi e e resilienti, per finire la galleria di foto, c’è anche un ritratto molto kitsch di un barboncino di Los Angeles, brutto esempio occidentale di fashion victim canino.


©Steve McCurry

I cuccioli non sono regali da mettere sotto l’albero

Le feste natalizie non sono divertenti per i nostri animali domestici.

La confusione di luci, colori e musica da godere in compagnia. Atmosfera bellissima per gli umani, un po’ meno per i nostri compagni di vita pelosi. Perché sia i cani che i gatti sono animali abitudinari e mentre noi apprezziamo nelle vacanze uno strappo alla routine, per loro è tutta un’altra esperienza.

Avere la tana… ooops la casa piena di estranei rumorosi e festaioli non rappresenta il massimo del divertimento.

Anzi. E poi c’è la questione dei regali, troppo spesso qualcuno pensa di avere l’ideona di donare un cucciolo, magari a un bambino. Ma questa iniziativa non va presa con leggerezza, E’ sempre importante decidere di prendere un animale in casa in un momento in cui ci sia tempo da dedicargli per farlo ambientare, quindi le vacanze di Natale vanno bene. Però adottare un cucciolo è una decisione importante che deve essere condivisa da tutta la famiglia e così pure l’impegno di crescerlo e gestirlo.

I numeri degli abbandoni sono impressionanti, in Italia ogni anno vengono lasciati per strada 50.000 cani e 80.000 gatti. Molti di questi animali vengono adottati, magari comprati. E poi come fossero oggetti perdono quello spirito di novità che li fa apprezzare dai proprietari e come fossero cose, poi lasciati al loro destino.

A Natale sono carini ma passati alcuni mesi di gestione, d’estate diventano un peso da scaricare prima delle vacanze!

Nonostante ora gli animali d’affezione vengano considerati, anche dalla legge, come membri di un nucleo familiare, le cifre relative alla negligenza e agli abbandoni sono ancora vergognosamente alte.

Per contrastrarle è necessario un atteggiamento rispettoso e consapevole che forse passa anche dalla decisione di non considerare mai e poi mai un cucciolo, di cane o di gatto, come un’idea graziosa e suggestiva da mettere in un cesto regalo sotto l’albero di Natale.

Un Halloween dog friendly

La sera del 31 ottobre, Halloween, per i cani non è mai un gran divertimento. Una festa da gatti che sarebbe da togliere dal calendario. Questa moda importata dagli USA non è certo amata dai cani nostrani! I nostri amici pelosi amano la routine e nella notte di Halloween invece tutto è sottosopra.

Perchè il relax in cuccia è disturbato da scampanellate di bambini rompiscatole che urlano dolcetto o scherzetto. Le passeggiate tocca farle in mezzo a botti e mortaretti. E gli stropiccii di sacchetti di plastica sono deludenti perchè dischiudono caramelle e non croccantini al gusto di manzo o agnello. Insomma un gran stress.

Però tutto questo si può evitare partecipando a un’interessante e avventurosa escursione notturna nei boschi, per sentirsi ancora un po’ lupi (come i gloriosi antenati!).

Una bellissima idea dog friendly proposta dall’Oasi Zegna, nei pressi di Biella, dove cane e padrone potranno affrontare assieme un’avventurosa escursione notturna per un Halloween boschivo veramente speciale.

Lola imbronciata nell’ultimo Halloween!

Al cinema con il cane

Qualche anno fa a Londra ci sono stati i primi cinema che hanno permesso alle neomamme di portare il bebé e allattarlo nel buio della sala. Succedeva in orari speciali delle proiezioni pomeridiane. Dalla scorsa estate è partito, sempre nei cinema londinesi, un nuovo esperimento sociale molto interessante, al cinema si può portare il cane.

La sala pioniera di questa accoglienza è stata quella di Pictureshouse in Picccadilly, almeno una proiezione ogni sei settimane è dog friendly. La prossima è domenica 7 ottobre. Per il cane cinefilo è prevista una copertina, una ciotola d’acqua e anche uno snack.

Le prime pellicole a misura di cane sono partite dal classico Lilly e il vagabondo, così se qualche spettatore abbaiava poteva confondersi con i “dialoghi” del film. Poi quest’anno i cani sono stati (giustamente) ammessi a vedere L’isola dei cani, il bellissimo e consigliatissimo film stop motion di Wes Anderson.

Ovviamente ai cani non interessa nulla della trama del film, o quanto si ringhi o abbai nella storia. Anzi se ne infischiano anche del popcorn. L’importante è essere vicino al padrone, quindi per la proprietà transitiva (amano il padrone che ama il cinema) si fanno andar bene anche la sosta in sala. Ma non solo i cani del west-end londinese possono godersi un buon film, qui potete trovare, in questo informatissimo blog per i cani londinesi, tutte le sale dog-friendly nei diversi quartieri.

Per i cani nostrani l’accesso al cinema è ancora fantascienza, soprattutto nei multisala, ma nel cinema parrocchiale del mio quartiere la leggenda narra che un cane accompagnava la padrona ogni settimana. Si sedevano in prima fila e lui ronfava tranquillo ai suoi piedi.

Sono bigliettatia-volontaria di questo cinema e proprio stasera abbiamo la riunione annuale per definire orari e mansioni. Presenterò la mozione di libero accesso ai cani del quartiere accompagnati dai padroni, vedremo se entreranno i cani o sarò sbattuta fuori io!
P.S. Un dettaglio imbarrazzante su Lola: oggi ha sentito abbaiare in una serie TV e ha risposto all’abbaio!

Cane Puzzone

Chien Purri, Stinky Dog, Cane Puzzone. Traduzioni diverse ma è sempre lui, il simpatico randagio che profumapuzza di sardine, con il pelo che sembra una moquette vecchia, sempre in giro con il suo improbabile amico felino Spiaccigatto. E sempre alla rierca di un eventuale padrone, qualcuno che lo accudisca ma non si permetta di fargli la toeletta e soprattutto non lo privi (troppo) della sua indipendenza.

Cane Puzzone è nato in Francia, dalla penna di Colas Gutman e dalle illustrazioni di Marc Boutavant, ha avuto un incredibile successo tra i più piccoli (4-7 anni), le sue avventure si sono moltiplicate per nove libri e trasformate anche un cartone animato. E’ stato tradotto anche per il mercato anglosassone e adesso, dal 13 settembre sarà in libreria anche in Italia. Cane Puzzone è un titolo fantastico e un’ottima e divertente lettura per chi sogna di avere un cucciolo!

Lola à la plage

Abbiamo portato Lola al mare ed è andata così…

Ci siamo strategicamente posizionate alla fine dell’ansa della spiaggia al confine con la scuola di vela. Sembrava un posto tranquillo, un po’ isolato, ricco di ombra. Infatti Lola è stata fatta accomodare sotto la scafo di un… (catamarano? barchetta? pattino?) di una piccola imbarcazione parcheggiata forse da tempo immemorabile. Insomma una bella, invidiabile cuccia marina.

A fianco aveva la sua ciotola d’acqua, era tardo pomeriggio, soffiava una piacevole brezza e tutto sembrava perfetto.

Mi sono immersa nel mio giallo da spiaggia e ho assaporato il rilassante ozio vacanziero: sole, mare e abbronzatura.

Poi a un certo punto un po’ angosciata dalle ripetute nefandezze del serial killer, protagonista del mio romanzo, ho alzato lo sguardo verso l’orizzonte. Così ho potuto ammirare la piccola flotta dei ragazzi della scuola di vela che, a fine lezione, tornava a riva. Sull’imbarcazione ammiraglia, dove stavano gli istruttori c’era un bellissimo e altero cane polena. Un pastore australiano.
“Che bello! Che meraviglia di cane alfa!”

Eravamo veramente ammirate, e ovviamente abbiamo pensato che quel fichissimo cane fosse altamente instagrammabile. Così ho perso di vista un attimo l’equipaggio per cercare nella borsa il telefono e paparazzarlo.

E’ stato un attimo ma è successo di tutto.

Il cane Alfa appena sbarcato ha annusato l’intrusa: Lola!

Come si permetteva di sostare nella sua spiaggia?

Come una furia ha zampato verso di noi per farci capire di chi fosse il territorio.

Mentre ancora lo cercavo all’orizzone, come capitano della sua barchetta, l’australiano Alfa rovesciava la ciotola, zampava sabbia sulle nostre stuoie, tentava di pisciare sul nostro guinzaglio, abbaiava e rincorreva Lola.

Ma soprattutto suscitava l’emulazione di un altro cucciolo del suo branco, un simpatico meticcio bianco che non era polena e quindi in barca doveva stare schiscio e umilmente seduto all’interno dello scafo. Un cane più giovane e insicuro che, vendendo Alfa comportarsi così da bullo, cercava di imitarlo.

Insomma l’inferno.

Lola che ha oramai una certa età (9 anni-il tempo vola!) ed è anche un po’ milf e ancora sicura del suo fascino, non si è lasciata impressionare. Gli ha abbaiato e ringhiato dietro.

Alfa non voleva sentire ragioni, infatti ha detto: “Qui è mio e comando io!” e cominciato ad alzare compulsivamente la zampa su tutto quello che era posato sulla spiaggia nel raggio di 50 metri. Anche sullo zaino di un ignaro bagnante che si era allontanato un attimo per prendere un gelato.

Una sorpresa…. piuttosto marrone

Oggi avrei voluto scrivere della bella inziativa che c’è a Londra: cani al cinema con i padroni. Invece dopo un giretto bonus con Lola all’ora di pranzo, una passeggiata non strettamente necessaria per i bisogni fisiologici ma garantita dal mio buon cuore, sono stata vittima di uno scherzo che mi ha fatto cambiare idea sul tema del post.

Allora, ero con Lola nel giardino sottocasa, lei correva libera e io pensavo cosa mangiare a pranzo… quando la chiamo per salire in casa, mi accorgo che il suo pelo è stranamente appuntito con un effetto gel (ottimisticamente questa è stata la prima cosa che ho pensato). Guardo meglio, vedo tracce marroni, annuso e purtroppo no, non era gel.

Era cacca. Con un istinto primodiale da predatore, Lola aveva identificato una cacca interessante e anche di vaste dimensioni, considerato il risultato.

“Rotolarsi nella cacca altrui è un ottimo espediente per non venire scoperti mentre si caccia, la preda non avvertirà il nostro odore e…. zac! Si cattura!”

Questo ha pensato Lola mentre attuava il geniale piano per mimetizzarsi nella giungla del prato sottocasa.

Io invece ero disperata, poi ho incontrato un’amica di area cani che mi ha consigliato di pulire Lola con acqua e aceto (come fosse l’interno del frigorifero).

Così sono salita in casa, l’ho trascinata in terrazza e ho cominciato la disinfestazione, mentre lei pensava che fossi antipatica e soprattutto impazzita.

Alla fine della procedura non era più marrone ma puzzava come un cetriolone sottaceto.

Ho telefonato al suo salone di bellezza, il Coppola dei cani, dove di hanno detto: “Eh no, (sciocca) signora al sabato per la toeletta bisogna prenotare, così all’improvviso non c’è posto”

Anzi, erano anche un po’ scandalizzati dalla mia richiesta improvvisa!

Così ho deciso che avremmo fatto la doccia insieme.
L’ho chiamata ma lei offesa del mio trattamento all’aceto non si è spostata dal suo fichissimo cuscino-cuccia. Si è anche voltata dall’altra parte per mostrare ostilità, arrivando a negare di chiamarsi Lola.

Allora ho preso il cuscino-cuccia l’ho alzato con lei sopra e, tenendolo abbastanza in alto in modo che non decidesse di saltar giù, l’ho trasportata di peso in bagno.

Lola era sbalordita dal mio comportamento da umana imbizzarrita e appena ho aperto incautamente un attimo la porta del bagno è scappata via. Ma io l’ho rincorsa, ero già nuda ma l’ho rincorsa fino in sala, dove lei cercava di nascondersi sul divano.

L’ho presa e siamo entrate in doccia, e lei ha pensato “fiuuuuu l’acqua tiepidina e il Baby Johnson (che certo, non è adatto ai cani) non sono neanche così male”.

Il brutto è arrivato dopo, al momento del phon: non lo sopportatava e cercava di ribellarsi.

Per calmarla, invocando lo spirito di emulazione, le facevo vedere che anch’io mi phonavo le gambe per asciugarmi. Ma lei niente, cercava di nascondersi dietro al water e sotto il bidet. Alla fine l’ho lasciata mezza bagnata e molto molto molto offesa.

Non ci parliamo più.

La gatta Arcibalda

Oramai non c’è più la destra e la sinistra quindi penso che un bipolarismo equo potrebbe essere tra i fan dei cani e all’opposto quelli che prediliogono i gatti.

Come ho scritto tante volte, appartengo al primo gruppo anche perchè ho avuto pochissime esperienze con l’altra fazione. A dire il vero ho frequentato qualche gatto e ho ascoltato molte storie di padroni felici di felini ma nella mia biografia si trovano solo love story canine.

Quindi leggendo La gatta Arcibalda e altre storie. Riflessioni sugli animali e sulla natura, scritto negli anni 90 ripubblicato di recente, mi sono incuriosita molto leggendo le considerazioni di Adriana Zarri, teologa, autrice e giornalista, che racconta la sua esperienza di vita in campagna, in una dimensione quasi da eremita, in mezzo agli animali e alla natura. Questa convivenza la porta a scavare dentro di sè a riflettere in un modo istintivo, quasi animalesco. La Zarri era anche un ecologista e animalista molto avanti nei tempi.

Amava e rispettava tutti gli animali ma il legame speciale era con i gatti, in particolare Arcibalda, amorevole ma anche furba e fiera. Tanto che Adriana Zarri si domandava se fosse lei a possedere la gatta o viceversa.

 

I gatti sono così, impossibili da addomesticare. Capaci di donare amore ma non dedizione come i cani. Però la Zarri racconta che i gatti, orgogliosi e ribelli, possono essere così dolci da leccare via le lacrime del padrone quando è triste e piange.

Insomma ci sono quando servono (oggi si chiama pet therapy negli anni’90 il termine non era ancora così diffuso), ma non hanno le smancerie del cane.

Un’altra prova della loro intoccabile indipendenza?

La Zarri dedica un originale capitolo all’ora legale e all’ora felina. Altro indice della loro indipendenza, mentre i cani si abituano al cambio estivo dell’ora i gatti se ne infischiano e continuano a vivere secondo il proprio ritmo, seguendo il loro personale orologio. L’unico che rispettino, soprattutto quando è tempo della pappa.

La giornata mondiale del gatto

Domani 17 febbraio si festeggiano i felini. Preferirei che fosse la giornata del cane ma bisogna essere democratici… e farsene una ragione perchè le celebrazioni vanno avanti fino al 31 marzo a Milano e Roma.

Il nostro Silvestro, vicino di balcone, spadroneggerà per un mese e mezzo!

Ma perchè? E soprattutto perchè proprio il 17 febbraio?

Diverse le ipotesi: febbraio è il mese dell’Acquario, dominato da Urano, protettore di quegli spiriti liberi che, come i gatti, non amano sentirsi oppressi da regole troppo rigide. Il giorno 17, anche se non cade di venerdì, richiama quelle atmosfere arcane e superstiziose a cui il gatto è inevitabilmente legato da secoli. Qualche intellettuale raffinato ha però cercato un’altra interpretazione: in numeri romani il 17 si scrive XVII, che anagrammato diventa “VIXI”, cioè “vissi”, “sono vissuto e sono morto”, vale a dire il motto di coloro che hanno il beneficio di vivere sette vite e poter dire di essere morti più volte.

 

Secondo alcuni la scelta del giorno 17 sarebbe invece da interpretare così: 1 volta morirò e 7 vivrò. Una teoria, quest’ultima, comprovata dal fatto che nei paesi nordici il numero 17 porta fortuna proprio perché significa “vivere una vita per sette volte”.

E poi l’ultima brutta notizia è che domani per il calendario cinese finisce l’Anno del Cane.

Comunque, visto che non possiamo opporci, tanto vale condividere la festa.

A Milano al Museo del Fumetto, proprio domani si inaugura “Gatti Neri/Gatti Bianchi”,  dedicata ai gatti protagonisti del fumetto e dei cartoni animati, a cominciare da Felix e Krazy Kat, i primi gatti apparsi sulla stampa e nei cinema per arrivare, passando da Silvestro e Figaro, il gatto di Geppetto, a due Cuori e una gatta di Kaneda, che racconta la convivenza quotidiana dell’autore e la sua famiglia con una “tirannica” gatta. e Simon’s cat, prima vera e divertentissima, star del web. Di ognuno di loro sarà possibile scoprire vizi e virtù e conoscerne la lunga storia cinematografica ed editoriale. Mentre tutte le altre iniziative, per voi entusiasti gattari, si possono scoprire qui.

Il regalo di S.Valentino: una tartaruga marina!

Regali d’amore last minute? Di solito si sbagliano.

Oggi la cassiera del super spiegava che suo marito aveva anche sbagliato data: le ha portato i fiori sabato scorso pensando che fosse S.Valentino. La fortunata signora sospettava però che il coniuge abbia finto di non beccare la data giusta per risparmiare. Nel giorno degli innamorati infatti i mazzi di fiori costano di più!

Comunque invece di sperperare in cose futili, il regalo perfetto potrebbe essere un gesto etico, importante, non egoistico.

Un dono come questo, proposto da Legambiente: adottare una tartaruga marina che necessita di cure e amore. Per farlo basta un semplice click.

Infatti sul sito Tartalove.it, sarà possibile trovare l’esemplare da adottare con una piccola donazione, grazie alla quale contribuire al lavoro a favore delle tartarughe marine.

Nei centri di recupero, infatti, le tartarughe in difficoltà – ferite dalle eliche delle barche, intossicate dai rifiuti scambiati per cibo, intrappolate nelle reti da pesca – vengono curate con attenzione e amore e, una volta ristabilite, rilasciate in mare.

Con l’adozione simbolica sarà possibile contribuire alle spese necessarie per curare gli animali feriti e sostenendo l’associazione nelle sue numerose attività, partecipando così in modo concreto al successo dell’impegno di Legambiente a beneficio del territorio e della biodiversità.

Su Tartalove.it è possibile anche visionare periodicamente le foto e le brevi storie delle tartarughe da adottare. Per ogni donazione verrà inviato un piccolo kit paper-free, che include un certificato di adozione a proprio nome o intestato al destinatario del regalo, una fotografia della tartaruga scelta e un racconto più ampio della sua storia. Ogni esemplare ha infatti una storia da raccontare: basta poco per farne parte e per far sì che essa sia il più possibile lunga e felice…

Allarme randagismo in Lombardia

In questa allegra atmosfera pre-natalizia condivido questa notizia preoccupante che mi è arrivata dalla Lega del Cane di Segrate (dove ho adottato Lola).

Dopo anni in cui il fenomeno del Randagismo era stato ampiamente arginato tramite gli strumenti microchip e Anagrafe Animali, stiamo assistendo ad una preoccupante controtendenza: gli accalappiamenti di cani rinvenuti sul territorio sono numerosissimi ed ormai si può parlare di vera e propria emergenza.
Nella maggior parte dei casi si tratta di cani che vengono portati dal Sud al Nord Italia tramite staffette, cani non microchippati che vengono poi fatti accalappiare nei Comuni del nostro territorio e poi accolti dapprima nei canili sanitari e successivamente nel nostro Rifugio.
Ciò ha delle ripercussioni onerose su più fronti:
sanitarie, con la diffusione di gravi patologie come ad esempio la Leishmaniosi e la Giardiasi. Si tratta di malattie endemiche nelle zone del Sud Italia che appunto si stanno propagando anche al Nord;
economiche: i Comuni si trovano ad affrontare spese improvvise ed in taluni casi gli Enti Comunali cercano una soluzione convenzionandosi con strutture private che si propongono al ribasso delle spese. Queste spese non previste e le disponibilità economiche limitate portano i Comuni a negare il consenso nei casi di richiesta di cessione dell’ animale da parte di cittadini in difficoltà, famiglie disagiate, ecc.
gestionali: in quanto le strutture, come il nostro Rifugio, non riescono più a lavorare in modo ottimale, programmando la propria attività;
-benessere animale: un viaggio spesso di diverse ore sottopone questi animali a notevoli stress con conseguenze sulle loro condizioni fisiologiche.

Inoltre, diversi di questi animali “deportati” sono cani problematici: malati, diffidenti, fobici… cani destinati a rimanere in Canile o di difficile adozione. Cani che qualcuno cerca di salvare ma che in realtà vanno ad aggravare una situazione di gestione già problematica.
Inoltre, purtroppo, vi è anche un aspetto lucroso, qualcuno ha infatti trovato un nuovo business su cui fare leva, facendosi pagare per dei viaggi su mezzi non autorizzati.
Occorre che i Comuni attuino un piano d’ azione atto a verificare la veridicità degli accalappiamenti, soprattutto a ragione del fatto che spesso i nominativi delle persone che segnalano i cani “randagi” sono gli stessi in diverse zone, nel Milanese, nell’’hinterland, e in tutta la regione.
Occorre un protocollo d’ intervento urgente, controlli più rigidi ma anche azioni coordinate tra Regioni e Ministero, la predisposizione di un’ Anagrafe Canina Nazionale in quanto la stessa Anagrafe è attualmente su base regionale, azioni mirate a combattere il randagismo territoriale e locale del Sud Italia, per fare in modo che non venga esportato ma contrastato efficacemente dalle Istituzioni preposte, esattamente com’era avvenuto al Nord Italia.
Infine, un’ ulteriore criticità che i Canili si trovano ad affrontare è rappresentata dal crescente numero di cani morsicatori, spesso molossoidi di proprietà di privati non in grado di gestirli, persone inesperte che con superficialità sottovalutano l’ impegno gestionale che questo tipo di cani comporta.
Cani che finiscono spesso nei Rifugi dove sono destinati a rimanere a vita, in quanto potenzialmente pericolosi e quindi non adottabili.
Queste sono le nuove realtà che gli operatori si trovano ad affrontare e che stanno annullando i progressi fatti in questi ultimi anni in materia di prevenzione del randagismo.

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