Giveaway: L’amore è una bugia

Uscirà mercoledì 24 maggio, come ebook, al prezzo irrisorio di 5 caffè (tutti pubblicizzano così, sponsorizza questo…paga quell’altro …costa come 1 caffè al giorno!) quindi invece di bervi 5 tazzine (poi siete agitate, nervose e non dormite) potreste provare il mio romanzo.

Storia d’amore, un triangolo, un po’ di precariato, molestie sul lavoro, genitori affannati, Milano, tanta musica, qualche ricetta vegana, instagram, una malattia, una libreria: insomma c’è quasi tutto.

Se invece volete provare a vincerlo con il giveaway le regole sono:

-lasciare una traccia in un commento

-condividere su FB

-entro la mezzanotte del 23/5

Per capire se vi interessa questo è il succo della trama:

Giovane, carina e precaria, Elena è intrappolata nella maledizione delle moderne generazioni: una laurea, un lavoro che non la soddisfa e la ricerca del grande amore. Fino a quando una sera s’imbuca allo showcase dei Depeche Mode e incontra Mattia, giornalista di grande carisma e di bell’aspetto.

Elena perde completamente la testa, anche se Mattia è il classico sciupafemmine seriale e il suo vero “compagno di vita” finora è stato Andrea, amico fin dai tempi del liceo. I due si completano a vicenda: il primo affascinante ed estroverso, il secondo timido e intelligente. Entrambi single convinti, spesso è capitato che Andrea riciclasse le fidanzate “usate” di Mattia. Sarà così anche per Elena?

I due si frequentano per qualche mese ma quando Mattia decide di lasciarla, una scoperta improvvisa cambia tutto. I sintomi che aveva tanto a lungo trascurato, si rivelano molto più gravi del previsto.

Mostrarsi vulnerabile e cercare conforto in una relazione stabile o mentire e allontanarsi? E se è vero che gli amici si vedono nel momento del bisogno, Andrea si dimostrerà tale?

Tra bugie e improvvisi ribaltamenti, un romanzo appassionante che presenta il lato oscuro dell’amicizia e dell’amore.

 

Ecco come trovare regali per la mamma da sogno

Manca poco alla data fatidica data e quest’anno, per evitare fraintendimenti ed equivoci, per scegliere il mio regalo della festa della mamma ho deciso di giocare d’anticipo con la mia lista dei desideri.
Penso di essere stata abbastanza buona e quindi poter ambire a regali originali, ho scoperto Troppotogo dove ci sono sorprese molto divertenti, da scegliere in base al prezzo e alle passioni della festeggiata. Per cominciare ho cercato “regalo mamma”, ecco i mei preferiti:

Regalo mamma - Massaggiatore plantare Fit Maxx

Regalo mamma – Massaggiatore plantare Fit Maxx

Sono una maniaca del massaggio plantare, che mi rilassa e distende, appena posso me ne faccio fare uno. Prendo la cosa molto seriamente: ho anche studiato i rudimenti di reflessologia plantare per capire meglio come funziona la stimolazione nelle varie parti della pianta del piede. Mi sono stampata una mappetta per capire dove vanno ad agire le varie digitopressioni. Quindi, care ragazze, questo accessorio sarebbe il regalo perfetto per me. E penso di essere stata abbastanza buona per meritarmelo 🙂

 

Oppure….

Regalo mamma - Mini giardino da interni con semi assortiti

Regalo mamma – Mini giardino da interni con semi assortiti

Già lo scorso anno o avuto un discreto successo con il mio orto da balcone. Anche se devo ammettere che abbiamo avuto un lutto. RIP pomodorini. Poverini, non sono più con noi.
Pensare che li avevo curati con tanto amore!
Un altro problema con le mie piante sul balcone è stato ovviamente il freddo. In inverno ho allestito una piccola serra, ma comunque all’ora di cena andare a prendere qualche foglia di salvia o un rametto di rosmarino, vi ricordate quanto fosse spiacevole?

Si doveva sfidare la furia degli elementi.

Quindi invece questo mini kit per l’orticello sul davanzale sarebbe elegante, comodo e perfetto. Aromi e verdurine fresche H24 con qualsiasi tempo!

O ancora…

Un altro regalo che mi farebbe molto piacere sarebbe questo oggettino fondamentale per fare il sushi. Già il nome mi diverte moltissimo: bazooka, l’arma fondamentale per rollare degli uramaki perfetti.
Adoro il sushi ma sono sempre stata inibita nella produzione per paura di non riuscire a preparare dei rotolini che potessero conservare la loro forma.
Già mi vedo armata di avocado, cetriolo, salmone, sesamo e bazooka pronta per una perfetta cena jap.
Ah, dimenticavo, care ragazze, lo so che mi amate, e quindi vorrei anche questa bellissima tazza rosa per ricordarmi sempre di voi!

(post realizzato in collaborazione con Troppotogo)

Mostra Love

L’amore celebrato in forma pop è irresistibile: da oggi al Museo della Permanente arriva una mostra imperdibile.
Istallazioni, filmati, quadri, sculture interpretate dai più famosi artisti dell’arte contemporanea. Dalla famosa scultura “Love” di Robert Indiana alla Marylin di Andy Warhol, alla scritta al neon di Tracey Emin, artista cupa ma per una volta romantica.
Ieri sono stata alla presentazione e mi sono lasciata incantare e soprendere dagli allestimenti originali e ironici.

Peccato non sia più vasta. Le opere mostrate sono bellissime ma poche.

Questa mostra è già stata presentata a Roma dove ha avuto un’affluenza record nei giovanissimi, circa il 75% dei visitatori tra i 15 e i 25 anni.

Robert Indiana

Infatti oltre al tema, universale e accattivante anche per l’adolescente più ribelle, l’amore è il sentimento che fa girare il mondo, è una mostra molto “cinematografica”. Piena di riferimenti iconici che i ragazzi apprezzano, quasi una versione colta e internazionale dei classici lucchetti. Poi è molto interattiva: è permesso scattare foto, quindi è il paradiso dei selfie artistici e inoltre c’è un muro dove si può scrivere, sbilanciandosi, ciò che si pensa dell’amore.

Andy Wharol

Ieri come sempre, nelle occasioni delle preview, il pubblico era piuttosto anziano, da Villa Arzilla (a me piace andare perchè mi sento, a confronto, quasi una teen-ager!). Quando siamo arrivati davanti al muro dove si poteva appunto esprimere la nostra opinione sull’amore, un paio di signore sono passate oltre, scuotendo la testa (più si invecchia più si diventa cinici). Un’altra non si è potuta fermare a scrivere perché doveva recuperare il marito che, un po’ rimbambito, stava per sbattere contro un’istallazione. Mentre una signora diligente, magari un’ex prof, ha preso il gessetto e deciso di dire la sua.
C’erano anche frasi da completare, per agevolare e ispirare i più timidi e introversi.
L’affermazione che ha scelto la signora da completare era: L’amore è eterno…lei sghignazzando e ridendo con la sua amica ha aggiunto e sottolineato: finché dura!

Poi si è allontanata ribelle e felice.

Tracey Emin

Marc Quinn

Questa interazione viene sfruttata non solo per far sfogare le frustrazioni sentimentali degli attempati visitatori ma anche per scopi più alti.

Scopi didattici, infatti sono previste varie attività di accompagnamento e supporto per scuole e famiglie. C’è la visita interatttiva dedicata alla scuola dell’infanzia e alle elementari, poi quella molto intressante per migliorare l’inglese, attraverso un approccio narrativo in lingua alle opere. E ancora il percorso esplicativo, dedicato agli studenti della scuola secondaria, che approfondisce soprattutto le tecniche artistiche utilizzate nelle varie creazioni.

Non perdetevi Futura!

Futura è la newsletter, privata (e gratuita), del Corriere della Sera che racconta le identità mutevoli di una generazione che cambia.

Privata, perché nel caos dell’informazione online il formato intimo della mail proverà a raggiungere lentamente, una volta alla settimana, il suo pubblico.

I testi di Futura sono un po’ una confessione, la narrazione di esperienze personali senza censura. Possono essere imbarazzanti ma anche nostalgiche, divertenti, dissacranti oppure commoventi.

Ma soprattutto vere. E poi ci sono le illustrazioni sempre originali. Scrivere un testo non abbinato a una foto, ma a un disegno creato appositamente, è un vero lusso.

Anche un po’ vintage: una cosa da vecchio giornalismo pre internet.

Su questo numero, il quindicesimo, dove oltre a una digressione sull’invida (Marco Missiroli), una riflessione sul corpo delle donne  (Alexandra Kleeman) c’è un mio articolo sulla maternità (what else?). Vissuta come figlia e poi come madre.

Sono stata figlia unica di una mamma vecchia ed è stato estenuante…

 

Se volete leggere gli articoli di Futura, e ne vale la pena, potete iscrivervi qui

L’appuntamento è ogni venerdì alle 12 nella vostra casella di posta.

Scuola guida materna

La maturità, il test di medicina, quello di ammissione al collegio, i primi esami all’università. In questa marea di studio Anita ha posticipato, rispetto ai suoi coetanei,  il traguardo della patente.

E così proprio in questi giorni, armata di foglio rosa, sta prendendo lezioni di guida.

Domenica scorsa per farla allenare le ho proposto il primo giretto insieme nel quartiere dove abitiamo. Aveva già guidato con me, ma solo piccole manovre in strade semi deserte. Quindi andare insieme a bere un caffè e all’edicola era una grande e importante gita.

Prima di uscire di casa ho detto a Emma come doveva comportarsi con l’eredità (vestiti, gioielli e libri) nel caso avessimo un incidente e non fossi tornata viva. Poteva tenersi anche il computer e il tablet.

In teoria ero abbastanza serena, ma il mio body language mi tradiva.

Appena salita in auto quasi senza rendermene conto mi sono aggrappata alla maniglia sopra il sedile e non l’ho più mollata. E’ diventata subito un’appendice naturale del mio corpo.

Il mio rapporto con la guida non è mai stato idilliaco, ho preso la patente a diciotto anni e, tra l’esame orale e quello di guida, ho distrutto l’auto dei genitori del mio fidanzato di allora. Ed è stato un po’ uno choc, sia per me che per loro.

Tanto che non ho più guidato per dieci anni, poi a Londra ho deciso che dovevo risolvere la situazione. Così ho preso lezioni di guida (a sinistra) da una ragazza molto simpatica che faceva anche l’ipnosi.

Infatti ho provato anche a farmi ipnotizzare (per altri motivi) ma non sono riuscita ad andare in trance. Però ho ripreso a guidare, me la cavo anche se non amo andare in tangenziale. (Neanche se mi pagano).

Quindi, domenica scorsa, quando mia figlia ha messo in moto ed è partita avevo i nervi un po’ tesi. Lei guidava bene ma non riuscivo a rilassarmi.

Ha fatto una rotondina un po’ veloce e ho avuto il batticuore.

Poi in un’altra strada a tradimento è spuntato un SUV e sono stata presa dal panico.

All’improviso mi è apparso il fantasma di Grace Kelly, che secondo me (e anche molti altri), è morta nel famoso incidente d’auto sui tornanti intorno a Montecarlo, mentre guidava la principessa Stephanie, allora adolescente senza patente.

Nel mio quartiere non ci sono i tornanti ma era un presagio, non c’erano dubbi. Un cortese avvertimento del destino.

Allora ho chiesto ad Anita di accostare e sono scesa sana e salva.

Lei mi ha guardato un po’ così e poi ha detto:

“Comunque quando inizierò a fare i prelievi di sangue avrò bisogno di una cavia!”

Insomma non posso certo scamparla per sempre!

Breaking (small) news !!!

Non sapevo che titolo fare e forse ho esagerato, perdonatemi, comunque ho due belle novità.

La prima è che qui sul blog ho una collaboratrice, Paola Pagliaro, una collega che scriverà di argomenti che riguardano la sfera del benessere. Saranno articoli più interessanti e giornalistici dei miei e sono sicura che li apprezzerete molto.

La seconda è più personale: il 10 maggio uscirà per Giunti il mio nuovo romanzo. Anche gli altri libri sono usciti a maggio, perchè scrivo stupidate da leggere sotto l’ombrellone, perchè è il mio karma e spero sia di buon auspicio.

E’ un romanzo d’amore che ho finito di scrivere ben 4 anni fa e quindi al momento sto facendo un lavoro di editing, per migliorarlo a attualizzarlo (sarebbe la quinta revisione).

State pensando: “La prima versione doveva essere una bella schifezza…” e magari avete ragione. Il titolo non c’è ancora, alla ventesima revisione vi farò sapere 🙂

Cinquanta sfumature di nero: il film

Dovevo scrivere la recensione e quindi ieri sera, impavida, sono andata a vedere il ritorno di Ana & Chris. Ho cercato di coinvolgere qualche amica ma la gentile, unanime, risposta è stata così: “Grazie, ma ho visto il primo ed era una vera caxxxata, preferirei di no”
Non mi sono persa d’animo e molto professionalmente ho deciso che avrei affrontato quella marea di erotismo da sola.
Ho scelto di vederlo in inglese perchè ho pensato, primo giorno di uscita al cinema, chi fosse meno ressa.
Infatti.
Ero l’unica in sala.
La cosa mi ha fatto piacere, perché ero comoda e nessuno vicino di posto che pensasse fossi una maniaca. Poi però ho anche realizzato che se veniva qualcuno, magari anche il tipo che vende i popcorn nell’intervallo, avrebbe pensato senz’altro che fossi depravata.
Da sola, davanti alle acrobazie in paramount di Chris che rivolta Ana come fosse una omelette.
Fortunatamente non mi ha visto nessuno.
Sono stata accorta.
Non ho comprato popcorn, non sono andata in bagno.
Non mi sono fatta notare nel foyer.
Ho riso molto e questa è la mia recensione.

Manolo Blahnik: the art of shoes

Scarpe come sculture, col tacco a stiletto dall’impalcatura incredibile, oppure pantofoline realizzate artigianalmente con i materiali più preziosi. Poi le calzature delle dive viste sul red carpet ai piedi di tutte, feticcio delle protagoniste di Sex & the city e ultimamente ai piedi dell’ultima musa: Rhianna.
Ieri quando sono tornata a casa dall’anteprima della mostra e ho raccontato a Emma (che porta solo Adidas e doc Martins) dove ero stata, incredibilmente ha esclamato:
“Ah, le Manolos!”
Insomma le creazioni di Manolo Blahnik le conoscono proprio tutti e da oggi al 9 aprile sono esposte a Palazzo Morando.

Blahnik ha una collezione di circa 30.000 esemplari di scarpe e in questa mostra ne sono esposti 212 modelli suddivisi in varie sezioni, selezionate a seconda dell’ispirazione dello stilista. Quelle dedicate ai personaggi del passato e alle dive del cinema d’altri tempi, poi la sezione che mette in evidenza i materiali, sempre pregiati e lavorati artigianalmente in Italia.
E ancora quelle storiche, affiancate da veri esemplari d’epoca, quelli che hanno ispsirato Blanhik nella creazione delle scarpe di Marie Antoinette, nell’omonimo film di Sofia Coppola.

(Che piedi piccoli avevano una volta le persone! L’evoluzione ci ingigantisce)

Poi ci sono le calzature dedicate alla natura, le mie preferite: sandali rampicanti con ciliege, ciabattine con fragole, décolleté con applicazioni floreali.
Infine le calzature geografiche, influenzate dalle scarpe delle varie parti del mondo, le meno glamour e più noiose. Ma odio l’etnico quindi è un’opinione molto soggettiva.

La conferenza stampa di presentazione era gremita, di signore e signorine molto agguerrite. Quando è finita ed è stato data via libera al pascolo attraverso la mostra, poteva essere un incubo. Ma io, e un altro paio di signore babbione (senza metterci d’accordo) abbiamo avuto la brillante idea di sgattaiolare dentro dalla fine del percorso.

(E’ un po’ la mia sindrome, entrare dalle porte-finestra e dall’uscita, ci deve essere un significato psicologico recondito).

Una delle assistenti del museo ci ha redarguito ma la coppia delle babbione, con sussiego, le ha fatto capire che in quel modo la circolazione fra le sale sarebbe stata più fluida. Così ci ha lasciato andare.
Vero colpo di fortuna, perché è stato molto piacevole e tranquillo andare controcorrente e poter ammirare tutto con calma. Anche i meravigliosi schizzi dello stilista.

Tantissimi anni fa a Londra, quando ero una giovanissima giornalista di moda, avevo intervistato Manolo Blanhik che era già famoso, ma non così cinematograficamente mondialmente famoso, stava facendo i primi passi nello sfavillante mondo dello showbiz, era stato particolarmente antipatico.
Ma pazienza, come tanti grandi artisti, sono meravigliosi nelle loro opere e un po’ meno nella routine quotidiana.

P.S. Ah, dimenticavo! Ieri Blahnik era presente all’inaugurazione e ha detto che torna il tacco basso 🙂

 

Una serie di (meravigliosi) sfortunati eventi su Netflix

Negli anni passati abbiamo letto tutti i tredici della serie. Con Lemony Snicket (pseudonimo dell’autore, lo scrittore Daniel Handler) è stato un colpo di fulmine e abbiamo gustato ogni sua pagina scritta. L’odissea degli sfortunati fratelli Baudelaire ci ha consolato nei momenti più difficili.

Lo ammetto anche se è pericoloso. Sono sempre stata dell’altra sponda: non ho mai amato Harry Potter ma ho sempre adorato i Baudelaire. Più intelligenti, sorprendenti e soprattutto ironici. Ho fatto il tifo per Violet, Klaus e la piccola meravigliosa Sunny, il bebé più geniale e meno scontato del mondo.

Una decina di anni fa, abbiamo apprezzato la versione cinematografica della loro saga e l’altra sera abbiamo gustato le prime puntate della serie televisiva delle loro avventure. Un mix di avventura, spionaggio, orrore gotico e ironia. Un adattamento intenso e coinvolgente. Il regista Mark Hudis è riuscito a raccontare i primi quattro libri della serie con realismo e arguzia, attualizzando in dosi perfette il plot dalle atmosfere vintage indefinite. Bellissima la fotografia e anche la colonna sonora.

Ok, sono di parte, ma tutto era veramente piacevole.

L’eroe negativo della storia, il cattivissimo Conte Olaf, il tutore dei Baudelaire che vuole appropriarsi della loro cospicua eredità, è interpretato benissimo da Neil Patrick Harris. E’ perfido, sagace e frustrato al punto giusto.

Accattivante anche la figura del narratore, che sarebbe Lemony Snicket , molto compassato in stile anni’50, (ricorda tanto Dan Draper -Jon Hamm- in Mad Men). Poi i ragazzi Baudelaire, attori bravissimi anche loro, la piccola Sunny è così perfetta anche perchè a interpretarla sono due baby gemelle.

Sherlock che delusione!

Una certezza positiva per il 2017 c’era: sarebbe tornato Sherlock.
Dopo anni di attesa, finalmente un po’ di azione in Baker Street.
La sera del primo gennaio sulla BBC e su Netflix tutti i fan della serie, tutte le assatanate ammiratrici di Benedict Cumberbatch fremevano impazienti.
Ma tantissime luminose, trepidanti aspettative sono crollate miseramente dopo pochi minuti dall’inzio dell’episodio. Benedict-Sherlock famoso per essere bizzarro, egocentrico e geniale, è tornato scontato, presuntuoso e antipatico.

All’inizio dell’episodio faceva i dispetti continuando a twittare invece di ascoltare e partecipare alle importantissime conversazioni con cui avrebbe dovuto interagire.
Divertente un siparietto così, ma una volta sola. Perchè continuare, ancora e ancora?
(Twitter non è più una novità accattivante neanche per gli ospiti di Villa Arzilla figuriamoci per il detective più sveglio del Regno Unito!)

Purtroppo questa genialata è stata solo l’incipit di un plot fastidioso e improbabile.

La serie si intitola “The six Thatchers” e riprende un racconto originale di Arthur Conan Doyle “The Six Napoleons”. Perchè dal ritrovamento di sei busti della Lady di Ferro si dipana la matassa, peccato che si dipani male.
Mark Gatiss, che nella serie interpreta il ruolo del fratello maggiore e saggio di Sherlock, è anche lo sceneggiatore della storia e ha fatto un lavoro molto criticabile.
Sherlock piaceva perchè era ambientato a Londra, affrontava crimini molto british, ritraeva il rapporto strano fra il detective e il suo assistente Watson (Martin Freeman) facendo supporre un legame che magari andava al di là dell’amicizia e aveva personaggi di contorno originali e simpatici.
Per questo ha avuto un successo planetario, facendo diventare Cumberbatch un divo.

Ora tutto è stato stravolto, già nella terza serie c’era stato una brutta avvisaglia con l’avvento del personaggio di Mary Morston (Amanda Abbington) come fidanzata  di Watson. Doveva essere una meteora, come le altre donne della serie, invece è rimasta aggiundicandosi addirittura il ruolo di moglie.

E questa scelta doveva far nascere subito due domande:
1- ma Watson non amava veramente, implicitamente, segretamente, Sherlock?
2- con tante attrici sul mercato, c’era proprio bisogno di prendere per questo ruolo la vera moglie di Martin Freeman? (tra l’altro anche cessa)

Purtroppo questi quesiti non se li è posti nessuno e anzi in questa quarta serie Mary Morston ha ancora più spazio. Lei e Watson hanno appena avuto un bebè (e c’è stata tutta una serie di battute sul fatto -nuovissimo- che i neonati non facciano dormire i genitori!), però lei non è solo moglie e mamma, è anche stata una spia, una mercenaria, una cecchina, una killer internazionale pericolossima. E in “The six Thatchers” succede un patatrac, rischia la vita e deve scappare.
Benissimo, vai sparisci, esci dalla trama -hanno pensato tutti i fan- chissenefrega del tuo destino. (La bebè, per fortuna, è appena nata non si ricorderà nemmeno della mamma).

Invece no, purtroppo non è così: Sherlock quando Watson l’ha sposata (per non sentirsi escluso) ha giurato di prendersi cura della coppia. Mannaggia a lui!

Così adesso bisogna preoccuparsi della fuga e della sopravvivenza di questa donna e del suo assurdo, antipatico personaggio. (per anni fa la killer poi si stanca e dice: vabbè non mi danno il part-time farò solo la mamma!)

Insomma è vero un peccato che con un grande budget e anni di tempo per riuscire a inventare qualcosa di coinvolgente, Mark Gatiss e soci siano riusciti solo a deludere e indignare i fan.

Cellulare mon amour

Concludiamo l’anno con un ritratto delle nostre cattive abitudini con l’amico del cuore, lo smartphone. Da una recente indagine sono trapelati dati piuttosto interessanti.

(Vedete se vi ritrovate in questi comportamenti) :

-il 40% delle persone lo usa mentre è seduto sul water (la compagnia giusta nei momenti più intimi!)

-il 12% mentre fa la doccia (una cabina doccia spaziosa?)

-per il 56% dargli un’occhiatina rappresenta l’ultimo gesto prima di addormentarsi (altro che bacio al partner!)

-il 61% dorme con il cellulare acceso sotto il cuscino (non si sa mai).

-il 19% (nella fascia 18-34 anni) lo usa mentre fa sesso (videomaker?)

-per il 75% una controllatina è il primo gesto appena aperti gli occhi.

-il 75% manda/legge messaggi mentre guida.

-il 26% degli incidenti stradali è dovuto a disattenzione causata dall’uso del cellulare.

-(solo) il 50% (di onesti) ammette di essere assuefatto al proprio smartphone!

Buon anno e tutti e speriamo di non peggiorare nel 2017 nel rapporto d’amore e simbiosi con il nostro telefono.

Gilmore Girls: tornano e non convincono

Aspettavo con curiosità il ritorno di Una mamma per amica, pronta a godermi i quattro episodi dedicati alle diverse stagioni e invece sono stata, purtroppo, un po’ delusa.
Nove anni dopo l’ultima puntata della serie precedente, a Stars Hollow le cose sono cambiate: Lorelai vive con Luke, Rory è una giornalista free lance e Emily è vedova.
Mentre Paris è diventata un medico di successo che si occupa di problemi di infertilità.

Le personalità dei vari personaggi sono riproposte con qualche approfondimento ed evoluzione psicologica. E’ andata bene nel caso di Lorelai, che è sempre buffa, bizzarra, logorroica. Benissimo anche per Emily che nella vedovanza si libera dei clichè troppo bon ton e scopre l’empowerment al femminile diventando più moderna e indipendente. Liza Weil, l’attrice che interpreta Paris, è una forza della natura e la ripropone dissacrante e dispotica come sempre. E poi c’è Rory che già era diventata una lagna nelle ultime stagioni della serie precedente e qui è veramente noiosa e spocchiosa.
Mentre sono rappresentati molto realisticamente gli alti e bassi della vita del free lance, dalle stelle alla stalle in un attimo, l’atteggiamento con cui Rory affronta le sue problematiche di vita e di lavoro è irritante. E il fatto che Alexis Blendel, sia tanto carina ma incapace di recitare, penalizza la situazione.

I personaggi di contorno fanno la loro parte, il migliore a mio avviso è Kirk, onnipresente e surreale, il più bello Christopher, il padre di Rory che mentre tutti appaiono invecchiati, sembra aver fatto un patto con il diavolo ed è fichissimo (però ha solo un cameo!).
Insomma questo ritorno tanto pubblicizzato delle Gilmore Girls è stato una grande mossa marketing che però lascia un po’ l’amaro in bocca ai fan. E (senza spoilerare troppo) la frase finale nell’ultimo dialogo di questa serie è una vera bomba che potrebbe introdurre un’ulteriore stagione.
Speriamo più accattivante!

Shopping natalizio online

Ero in ritardo: ho suonato e mi sono infilata velocemente oltre il cancello, peccato che la seconda porta non si aprisse. Per una botta di sfortuna sono rimasta prigioniera tra le inferriate del cancello e la vetrata, purtroppo chiusa.

Come in gabbia, osservavo la gente che passava veloce e indaffarata nella via, sperando che qualcuno mi guardasse o magari dovesse entrare nello stesso palazzo. Purtroppo tutti si facevano i fatti loro e tiravano dritto.

E rimanevo lì in ostaggio tra le due porte.

Allora mi sono sbracciata e ho chiesto aiuto a un tizio che passava finalmente vicino alla mia gabbia.

“Scusi signore, sono rimasta incastrata qui, può suonare gentilmente il campanello? Quello con scritto Ebay”

“Ebay?”, sembrava contento, gli pareva una mossa cool e ha sorriso: “Certo! Devo anche dire chi è?”

“Grazie, ma non importa!”

Il click del citofono mi ha liberato, sono corsa su per le scale per iniziare l’avventura del mio shopping natalizio online.

Ero stata invitata insieme ad alcune altre mamme blogger a sperimentare gli acquisti natalizi online utilizzando Ebay.

Devo ammettere che partivo da lontano, lontanissimo: ero rimasta a quando su Ebay si compravano/vendevano oggetti usati. Quindi sono stata aggiornata sul nuovo stato dell’arte e su come questa piattaforma sia diventata uno strumento comodo e indipensabile per combattere lo stress da regalo di Natale.

ebay

Sì, perchè si inzia piene di buone intenzioni, alla ricerca del regalo perfetto, il regalo pensato, il regalo speciale e poi si finisce isterici a sgomitare in un centro commmerciale affollato, a combattere e porconare già nel parcheggio. E il conto alla rovescia verso il giorno di Natale può diventare una frustrante lotta contro il tempo.

Come evitare tutto ciò?

Basta un colpo di click e si acquista online: provare per credere. Infatti ce l’ho fatta anch’io, anche se avevo dimenticato la password (odio le password e voi?) sia di Ebay che di paypal. E nonostante tutto in meno di cinque minuti sono riuscita a fare ben due regali alle mie figlie. Due regali a chilometro zero anche se me li hanno venduti da Londra. Ma nella velocità non ho tralasciato la convenienza, nella ricerca ho filtrato la mia scelta tra i venditori più fidati, quelli che consegnavano gratis e mi sono assicurata della clausola soddisfatta o rimborsata.

E’ andato tutto liscio e i regali dovrebbero arrivare domani.

Ho appurato che su Ebay si può acquistare veramente di tutto: dalla sabbietta per il gatto ai sex toys e non pensiate che questi due articoli non siano correlati, infatti ho scoperto che fra l’utilizzo delle due cose c’è un nesso molto stretto.

Un’interessante novità anche per me che, da sempre come sapete, preferisco i cani!

Bilancia bye-bye

Ho letto il nuovo libro di Francesca Sanzo, la mia amica Panzallaria che però oramai dopo la trasformazione, la muta -come la definisce lei- che un paio di anni fa le ha fatto perdere 40 chili, è magra e scattante quindi non potrebbe più chiamarsi cosi.

Sono d’accordo con tutto quello che ha scritto sul mantenimento del peso forma che si può ottenere, oltre che attraverso una dieta equilibrata, con l’esercizio fisico che ha il doppio effetto di bruciare calorie e conservarci psicologicamente sani.

L’ho provato sulla mia pelle: ogni forma di attività cardio è un toccasana sull’umore e la corsa in particolare è veramente portentosa. Potente come una droga per produrre endorfine e ribaltare l’umore.

Una settimana fa sono riuscita a correre per la prima volta 10km e dopo, oltre alla soddisfazione, ero euforica. (Anche se oggettivamente non c’era nulla di nuovo per essere felici, a parte aver battuto il mio record personale). E invece dopo una bella doccia, con le endorfine ancora in circolo, ero diventata simpaticissima.

Sembro fulminata?

Invece no: ho la scienza dalla mia parte. Pochi giorni fa sono stata a una conferenza di psichiatria dove è stato affermato che nella cura delle depressioni, anche gravi, l’esercizio fisico e una terapia coadiuvante molto importante.

Quello che invece è molto pericoloso e deleterio per l’umore, sia di chi vuole perdere peso ma anche di chi naviga nel mantenimento, è salire sulla bilancia troppo spesso.

Per anni, diciamo per quesi tutta la vita, mi sono pesata ossessivamente. Non tutti i giorni ma troppo spesso e questo gesto masochista mi ha rovinato tante giornate.

Non sono mai stata grassa ma l’attenzione al cibo e al peso è stata una costante della mia vita. Ho ritrovato degli antichi reperti -i miei diari delle medie- e con racappriccio ho scoperto che già allora stavo attenta a quello che mangiavo. Confessavo con senso di colpa di aver esagerato con cioccolata e pasticcini.

A quesi tempi a casa mia la bilancia non era molto precisa e quindi evitavo di pesarmi ma poi nell’età adulta ho sempre avuto una bilancia con cui torturarmi e rovinarmi l’inizio della giornata.

A volte addirittura mi attaccavo ai numeri come fossi in una svendita: il decimale 0,99 mi rendeva felice e mi illudeva di pesare un chilo in meno. Se invece pesavo di più di quanto sperato un odio feroce verso la bilancia mi possedeva!

Una volta ne ho anche comprato una nuova perchè non volevo credere che funzionasse a dovere. Se mi faceva sentire grassa doveva essere per forza da rottamare.

Poi non ricordo bene come sia avvenuto il miracolo della liberazione: un bel giorno frustrata e ribelle, ho maledetto l’oggetto e ho smesso di pesarmi.

Ho lasciato scaricare le pile. Ho abbandonato la bilancia al suo destino, negletta e coperta di polvere. Che bella vendetta!

Ho smesso di essere emotivamente schiava dell’orrore di quel mezzo chilo in più. Ho cominciato a credere che l’oscillazione fisiologica del peso non porta necessariamente a ingrassare.

Ma decidere di non pesarci più non vuol dire svaccare e fregarsene della propria forma fisica.

Ho continuato ad alimentarmi in maniera sana, a fare esercizio fisico e per misurarmi mi sono affidata ai vestiti. Certi indumenti del mio guardaroba (jeans e gonne) sono diventati lo strumento per capire se sto ingrassando.

Ormai sono passati un po’ di anni da questo momento di liberazione, non sono diventata obesa, anzi sono molto più felice e consiglio a tutti di liberarsi dell’incubo bilancia.

E se proprio non riuscite a smettere, usatela con moderazione, non più di una volta alla settimana.

A caccia di autografi

Anche quest’anno sono stata a Londra, ho fatto molte cose che voglio raccontare nei prossimi post. Ma il vero evento del soggiorno è stato andare a vedere Romeo&Juliet al Garrick Theatre con la regia di Kenneth Branagh e gli stessi protagonsiti che aveva già diretto in Cenerentola, Lily James e Richard Madden .
Molto lungimiranti, avevamo già comprato i biglietti in rete con mesi di anticipo. Così al nostro secondo giorno a Londra, Emma ed io ci siamo presentate a teatro felici e piene di aspettative.
A essere onesti non ero tanto felice, anzi ero piuttosto nervosa perchè quel giorno avevo iniziato la mia disintossicazione dal caffè. Aproffittando del fatto che a Londra caffè e capuccino sono meno buoni e ben più cari che in Italia, avevo deciso di essere un po’ inglese e bere solo te.
Bellissimo proposito un po’ difficile da realizzare.
Il giorno dello spettacolo era il primo del mio programma rehab-fai-da-te, la mattina è andata abbastanza bene, ho fatto una corsetta nel parco e mi sono sentita motivatissima nel programma benessere.
Il pomeriggio è stata più dura e quando siamo andate a teatro cominciavo a sentirmi piuttosto nervosa ma cercavo di non pensarci.
Nell’adattamento teatrale di Romeo&Juliet, il regista Kenneth Branagh aveva scelto un’ambientazione italiana in una Verona (che sembrava la Sicilia degli spot di Dolce&Gabbana) negli anni’50.
Scelta interessante soprattutto per i bellissimi costumi dei protagonisti ma discutibile sotto altri punti di vista. Infatti quello che mi ha reso una belva è stato vedere gli attori sedersi, più volte, al tavolino di un bar a bere caffè.
(cosa fanno gli italiani? Parlano forte, gesticolano e bevono caffè! Il regista avrebbe potuto mettere sul palcoscenico un bel piatto di spaghetti, mi avrebbe fatto soffrire di meno!)
Mentre Juliet si struggeva per Romeo, sono precipitata in una terribile crisi di astinenza, deliravo pensando: “Da quando avevo 14 anni non c’è mai stata una giornata in cui non ho bevuto un caffè, perchè proprio oggi devo smettere?”
Gli attori erano tutti bravissimi, Lily-Juliet deliziosa ma mancava Richard Madden (era caduto e si era fatto male a una gamba) perciò rimpiazzato da Freddie Fox.
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A fine spettacolo, mentre tutti erano in piedi ad applaudire pensavo solo una cosa: “Caffè! Caffè! Caffè! Sto arrivando!”
Invece Emma aveva un programma ben diverso: dovevamo piazzarci davanti alla porta del backstage ad aspettare gli attori per chiedere un autografo. Aveva fatto un ritratto di Lily James, che ammirava dai tempi in cui interpretava Lady Rose in Dontown Abbey , e voleva farselo autografare. E così ci siamo messe in fila in mezzo agli altri fan.
E abbiamo aspettato. Aspettato. Aspettato. Aspettato. E aspettato.
Aspettato ancora. E ancora.
Gli attori se la sono presa molto comoda, anzi (bastardi egoisti) hanno fatto anche un piccolo party per bere un po’ insieme visto che era venerdì sera. Li vedevamo ridere e scherzare sulla terrazza del teatro che poteva scorgersi dal punto dove noi poveri fan sfigati aspettavamo. C’era un sacco di gente, di cui molti psicologicamente instabili.
Erano tutti eccitatissimi.
La ragazza che aveva preparato uno scrapbook da donare a Lily James con una serie di lettere, una per ogni giorno del calendario dello spettacolo. Degli omarini anziani che stravedevano (ancora) per Marisa Berenson , itgirl degli anni’70 che interpretava la madre di Juliet. E naturalmente la folla di italiane che attendeva adorante Richard Madden senza sapere che fosse stato sostituito.
Poi c’ero io che pensavo “Caffè! Caffè! Caffè!”, anche se oramai era notte, ero nervosissima ma cercavo di dissimulare perché non volevo essere una cattiva madre.
Cercavo di autoconsolarmi ricordando che esistono genitori che dovevano soffrire molto più di me, mi sentivo molto vicina alle madri delle belibers e directioners, le fan di Justin Bieber e degli One Direction, e ringraziavo il cielo di non essere una di loro.
Tra la folla in attesa ogni quanto d’ora arrivava un padre romano, chaperon di un paio di fan sfegatate di Madden, a chiedere gentilmente quanto stimavano ci fosse ancora da aspettare.
Il pover’uomo veniva regolarmente sfanculato dalle adolescenti.
“Vado al pub qui di fianco a bere”, ha annunciato, stremato, a un certo punto. Allora l’ho guardato con interesse. Why not?
E se fossi andata a ubriacarmi con lui? Poteva la birra farmi dimenticare il caffè? Molto probabilmente sì. La tentazione era forte, ma lo strenuo papà era proprio brutto…
Così sono rimasta, imprecando segretamente dentro di me contro gli attori.
Fino a quando non è apparsa Marisa Berenson, ancora straordinariamente gnocca a dispetto dell’età.
Poi sono usciti tutti e buon’ultima l’adorabile Lily James, che ha firmato l’autografo e apprezzato molto il disegno di Emma.
Siamo tornate a casa contente ed è un mese che bevo solo 2 caffè al giorno.
(prima del rehab erano 4!)

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