Al passo con i Kardashian

Oggi ho visto questa notizia e ho capito che non dovevo più tenere dentro il trauma che ho subito una decina di giorni fa.

Quand’ero a Londra, la scorsa settimana, avevo letto la notizia del decennale del reality sulla famiglia Kardashian che, come Paperone, continua a guadagnare e moltiplicare a suon di milioni di dollari il reddito. Conoscevo vagamente alcuni dettagli dei loro exploit ma non riuscivo a capacitarmi del successo plametario.

Così, le mie figlie (che ne sapevano molto più di me) per aiutarmi nella comprensione del fenomeno Kardashian mi hanno esortato a vedere su Sky (nella casa dove stavamo la tv aveva l’abbonamento) il meraviglioso Al passo con i Kardashian e la mia vita non è stata più la stessa.

Forse perché non sono abituata a vedere i reality, ma lo choc è iniziato da subito. In un overdose di chirurgia plastica era diffcile per le Karadashian sisters manifestare molte emozioni, così tutto era molto enfatizzato. Le conversazioni, semplificate al massimo, esprimevano sempre frustrazione, preoccupazione, insicurezza.

Sono multimilionarie, ma si lamentano sempre. Le labbra a canotto di increspano e gli zigomi rinforzati si tendono.

Con un’estensione massima del concetto “anche i ricchi piangono”, il reality mostra sempre il lato drammatico della vita kardasha. Sempre buttate sul divano, con i tacchi a spillo e lo smartphone in mano si dolgono in continuazione. E’ il lato drammatico che fa impenanre l’audience.

Poverine!

Hanno paura che il lancio del nuovo marchio dei jeans magari non andrà bene, che qualcuno tarocchi la linea di lipgloss, che il servizio di security non sia all’altezza, che il guardone piantato, in strada, davanti alla villa non vada in galera.

E poi c’è il fantasma del padre (avvocato che aveva difeso O.J.Sipson) che ogni tanto torna e, birichino, fa suonare la sveglia del cellulare a orari improbabili.

Problemoni.

Infatti ogni tanto non ce la fanno più e infarciscono il discorso con un bel porcone.

La più positiva è la mamma-Kris, il genio del male marketing che ha inventato tutto e che è come il prezzemolo. Nonostante le figlie abbiano dai venti ai quaranta anni lei non le molla e continua a regolare la loro vita.

Devo confessare che ho avuto un po’ di problemi a identificarle (ci vorrebbe uno schemino) perchè più o meno sono state rifatte tutte uguali. Ho penato anche per capire di chi fosse il figlio, il fidanzato, il cane, l’amica, il marito fedifrago…

Tra i personaggi il mio preferito è il fratello Rob che non si confonde perché non è rifatto, anzi è un normalissimo americano ciccione, quindi viene più o meno bullato dalle sorelle e dalla madre.

Ho visto solo 3 puntate, il momento più basso è stato toccato in quella dove Kim (la vera star di tutto il family business) recitava con il catetere.

Non sto scherzando. In varie scene si tirava dietro, sballottandola, una borsa piena di pipì. Kim e il suo catetere: prima all’ospedale e poi sul solito divano bianco di casa, perchè aveva fatto un trattamento per la fertilità.

E’ stato il dettaglio che mi ha fatto capire che non potevo stare al passo con i Kardashian e ho spento la tv.

Poi con tristezza, mista a sgomento, ho riflettuto sul fatto che queste persone, megastar sui social, sono un modello per molte ragazze….

Vacanze & Libri

Oggi si chiude e ci si rivede a fine mese 🙂

Nel frattempo se avete voglia di leggere un libro divertente ma anche molto utile che può farvi riflettere anche sulle discriminazioni di genere, vi consiglio Come non odiare tuo marito dopo i figli un memoir della giornalista americana Jancee Dunn, che racconta come la sua unione idilliaca, è scoppiata dopo la nascita della sua bambina. Non affronta solo il problema dello tsunami del dopo nascita, ma a va avanti a raccontare come negli anni la convivenza e la comunicazione siano diventate un inferno.

E’ un libro interessante perchè non è soltanto un romanzo divertente, diventa anche un saggio, infatti l’autrice racconta di sè e delle sue amiche nella stessa condizione, intercalando l’analisi con dati sociologici e analisi psicologiche autorevoli.

Ecco un piccolissimo esempio di quello che scrive:

…anche a me sembra di essere la madre di Tom, quando sono costretta ad assillarlo perché faccia qualcosa, soprattutto se pensa di cavarsela rispondendo un attimo o quando mi ignora del tutto. (Almeno, non è come il marito di una mia amica, che fa il saluto militare e dice: «Sissignore!» per far ridere i bambini. Di lei.) Darby Saxbe, professoressa di psicologia all’University of Southern California, mi spiega che spesso le coppie sviluppano il cosiddetto meccanismo di “richiesta e ritiro”; il più delle volte, è la donna a chiedere e l’uomo a ritirarsi. La dinamica si crea, dice, perché gli uomini hanno ben poco da guadagnare da un cambiamento dello status quo, mentre è più facile che siano le donne a desiderarlo…

Sempre parlando di libri, due notiziole personali: Affari d’amore è nel “circuito” kindle unlimeted quindi si può leggere gratuitamente, se avete questo tipo di abbonamento. Invece L’amore è una bugia diventerà cartaceo e ne sono molto contenta!

E ora non mi resta che augurarvi buone vacanze!

Il mare e la radio

Sono stata al mare, tutto bellissimo.

Ho nuotato e fatto trekking, mi sono arrammpicata per chilometri su sentieri ripidi e ventosi. Forse ho anche sfidato il pericolo, potevo inciampare e sfracellarmi su una scogliera. Emma voleva fare un time lapse, come quelli che si fanno i selfie nei posti più impervi e poi si schiantano. Appena ha messo il cellulare in bilico su una radice di pino marittimo a strapiombo, ho cominciato a urlare e l’ho convinta a desistere.

Però credo che quando arriva il tuo momento non sfuggi. Noi ad esempio, ci siamo salvate dal time lapse ma la sera stessa potevamo perire colpite a tradimento da un vaso da fiori sulla testa. Era una serata ventosa, dopo essere uscite di casa di solito facevamo cento metri e poi attraversavamo la strada. Quella volta invece, non so perché, abbiamo deciso di attraversare subito e si è rivelata una buonissima idea che ci ha salvato la vita. Infatti alla nostra altezza, sul solito tragitto, dall’altra parte della strada il vento ha fatto cadere fragorosamente dal balcone del secondo piano un bel vaso da fiori (con piattino sottovaso per la mazzata finale).

Il proprietario si è affacciato e, con stupore, ha fatto:

“Oh Mon Dieu!”

E menomale che sotto non c’era nessuno.

Mentre noi dall’altra parte siamo rimaste scioccate dalla botta di fortuna.

Un’altra cosa strana che è successa al mare è stata la presenza di questi strani ragazzini, sui 6-8 anni, carini, all’apparenza normali che però quando ti passano accanto (a noi è successo al supermercato e in spiaggia) a un certo punto, molto lentamente, come alienati, si guardano intorno, girano la testa e ripetono:

“Despacito…Despacito…Despacito”

Emma racconta che le è già capitato anche a Milano e quindi sospetta che il tormentone dell’estate ormai sia entrato nelle cellule cerebrali dei poveri bambini che ne siano in qualche modo posseduti. Trasformati in cyborg, giovani tenere vittime del raggaeton.

Cambiando argomento, domani sera alle 19 sarò ospite a Rocknrollradio  nella puntata settimanale di Shokking Culture per parlare de L’amore è una bugia. 

Di cui vi allego un altro brano sperando di stuzzicarvi un po’ 🙂

Qui il mio protagonista (Mattia) cerca conforto dopo aver ricevuto una brutta notizia…

Questa bugia pietosa gli ricordò Linda. Le era affezionato anche se la considerava una rompiscatole. Sua sorella, di sette anni maggiore di lui, non aveva infatti mai perso un’occasione di rinfacciargli il suo egocentrismo, l’incapacità di prendersi una responsabilità.

Certo, lei invece si considerava perfetta. Matura ed equilibrata. Laureata in architettura a pieni voti, aveva lavorato un po’ in uno studio prestigioso, e poi si era innamorata di Eugenio, commercialista noioso e supponente. Se l’era sposato ed era diventata mamma a tempo pieno per Marta e Pietro, che stavano crescendo in fretta.

Mattia sospettava che, dietro la facciata della famiglia ideale, sua sorella, a quarantasei anni, nascondesse una grande frustrazione. I suoi anni migliori se li era giocati e si sentiva intrappolata. Per quello era spesso acida. La cara Linda in realtà avrebbe voluto essere come lui: libera, sfrontata e indifferente alle regole, ma non ne aveva mai avuto il coraggio.

Mattia si domandò se fosse una buona idea telefonarle. Riversare su di lei dubbi e paure in cerca di conforto. Con sua sorella non doveva temere di perdere la faccia, di essere considerato pavido. Il fatto che lei, da sempre, gli rimproverasse di essere immaturo e infantile questa volta poteva giocare a suo favore. Magari proprio per questo, forse, l’avrebbe capito e aiutato.

«Mattia! Non chiami mai, ma quando decidi di farlo hai un tempismo perfetto: scegli sempre i momenti peggiori!»

Non era l’accoglienza che aveva sperato, ma oramai aveva deciso di cercare l’empatia di Linda.

«Volevo raccontarti una cosa e chiederti un parere. Ti disturbo?»

«Sono in autostrada, sto portando i ragazzi al mare in Toscana… C’è traffico e adesso devo trovare una piazzola dove fermarmi perché ci siamo accorti che Zoe ha vomitato.»

«Zoe?»

«Il cane, il cucciolo di labrador che abbiamo appena preso. Forse è troppo piccolo per viaggiare.»

«Allora non importa, ci sentiamo un’altra volta.»
«No, no, dimmi. Ti ascolto. Ora ho trovato la piazzola…»

Mattia voleva riagganciare, invece le raccontò tutto. Dei sintomi, dell’oculista, dell’ortopedico, del professor Rizzi, della risonanza. E soprattutto della sua paura. Linda lo ascoltava, ma si avvertiva la sua fretta. Annuiva a tutte le supposizioni di Mattia, ma era sfuggente.

«… Un altro specialista, certo, vedrai che non sarà nulla. Poi però fare una risonanza non è la fine del mondo, solo per essere sicuro…»

«Secondo te…»

«Ma Zoe l’ha fatta la pipì? Ragazzi, su che dobbiamo ripartire! Scusa, scusami tanto, ma devo lasciarti, fammi sapere… baci.»

Mattia salutò in fretta la sorella. Riagganciò più depresso di prima. Per la prima volta in tantissimo tempo si sentì solo. Assolutamente solo. Non riusciva a crederci.

Giveaway: L’amore è una bugia

Uscirà mercoledì 24 maggio, come ebook, al prezzo irrisorio di 5 caffè (tutti pubblicizzano così, sponsorizza questo…paga quell’altro …costa come 1 caffè al giorno!) quindi invece di bervi 5 tazzine (poi siete agitate, nervose e non dormite) potreste provare il mio romanzo.

Storia d’amore, un triangolo, un po’ di precariato, molestie sul lavoro, genitori affannati, Milano, tanta musica, qualche ricetta vegana, instagram, una malattia, una libreria: insomma c’è quasi tutto.

Se invece volete provare a vincerlo con il giveaway le regole sono:

-lasciare una traccia in un commento

-condividere su FB

-entro la mezzanotte del 23/5

Per capire se vi interessa questo è il succo della trama:

Giovane, carina e precaria, Elena è intrappolata nella maledizione delle moderne generazioni: una laurea, un lavoro che non la soddisfa e la ricerca del grande amore. Fino a quando una sera s’imbuca allo showcase dei Depeche Mode e incontra Mattia, giornalista di grande carisma e di bell’aspetto.

Elena perde completamente la testa, anche se Mattia è il classico sciupafemmine seriale e il suo vero “compagno di vita” finora è stato Andrea, amico fin dai tempi del liceo. I due si completano a vicenda: il primo affascinante ed estroverso, il secondo timido e intelligente. Entrambi single convinti, spesso è capitato che Andrea riciclasse le fidanzate “usate” di Mattia. Sarà così anche per Elena?

I due si frequentano per qualche mese ma quando Mattia decide di lasciarla, una scoperta improvvisa cambia tutto. I sintomi che aveva tanto a lungo trascurato, si rivelano molto più gravi del previsto.

Mostrarsi vulnerabile e cercare conforto in una relazione stabile o mentire e allontanarsi? E se è vero che gli amici si vedono nel momento del bisogno, Andrea si dimostrerà tale?

Tra bugie e improvvisi ribaltamenti, un romanzo appassionante che presenta il lato oscuro dell’amicizia e dell’amore.

 

Ecco come trovare regali per la mamma da sogno

Manca poco alla data fatidica data e quest’anno, per evitare fraintendimenti ed equivoci, per scegliere il mio regalo della festa della mamma ho deciso di giocare d’anticipo con la mia lista dei desideri.
Penso di essere stata abbastanza buona e quindi poter ambire a regali originali, ho scoperto Troppotogo dove ci sono sorprese molto divertenti, da scegliere in base al prezzo e alle passioni della festeggiata. Per cominciare ho cercato “regalo mamma”, ecco i mei preferiti:

Regalo mamma - Massaggiatore plantare Fit Maxx

Regalo mamma – Massaggiatore plantare Fit Maxx

Sono una maniaca del massaggio plantare, che mi rilassa e distende, appena posso me ne faccio fare uno. Prendo la cosa molto seriamente: ho anche studiato i rudimenti di reflessologia plantare per capire meglio come funziona la stimolazione nelle varie parti della pianta del piede. Mi sono stampata una mappetta per capire dove vanno ad agire le varie digitopressioni. Quindi, care ragazze, questo accessorio sarebbe il regalo perfetto per me. E penso di essere stata abbastanza buona per meritarmelo 🙂

 

Oppure….

Regalo mamma - Mini giardino da interni con semi assortiti

Regalo mamma – Mini giardino da interni con semi assortiti

Già lo scorso anno o avuto un discreto successo con il mio orto da balcone. Anche se devo ammettere che abbiamo avuto un lutto. RIP pomodorini. Poverini, non sono più con noi.
Pensare che li avevo curati con tanto amore!
Un altro problema con le mie piante sul balcone è stato ovviamente il freddo. In inverno ho allestito una piccola serra, ma comunque all’ora di cena andare a prendere qualche foglia di salvia o un rametto di rosmarino, vi ricordate quanto fosse spiacevole?

Si doveva sfidare la furia degli elementi.

Quindi invece questo mini kit per l’orticello sul davanzale sarebbe elegante, comodo e perfetto. Aromi e verdurine fresche H24 con qualsiasi tempo!

O ancora…

Un altro regalo che mi farebbe molto piacere sarebbe questo oggettino fondamentale per fare il sushi. Già il nome mi diverte moltissimo: bazooka, l’arma fondamentale per rollare degli uramaki perfetti.
Adoro il sushi ma sono sempre stata inibita nella produzione per paura di non riuscire a preparare dei rotolini che potessero conservare la loro forma.
Già mi vedo armata di avocado, cetriolo, salmone, sesamo e bazooka pronta per una perfetta cena jap.
Ah, dimenticavo, care ragazze, lo so che mi amate, e quindi vorrei anche questa bellissima tazza rosa per ricordarmi sempre di voi!

(post realizzato in collaborazione con Troppotogo)

Mostra Love

L’amore celebrato in forma pop è irresistibile: da oggi al Museo della Permanente arriva una mostra imperdibile.
Istallazioni, filmati, quadri, sculture interpretate dai più famosi artisti dell’arte contemporanea. Dalla famosa scultura “Love” di Robert Indiana alla Marylin di Andy Warhol, alla scritta al neon di Tracey Emin, artista cupa ma per una volta romantica.
Ieri sono stata alla presentazione e mi sono lasciata incantare e soprendere dagli allestimenti originali e ironici.

Peccato non sia più vasta. Le opere mostrate sono bellissime ma poche.

Questa mostra è già stata presentata a Roma dove ha avuto un’affluenza record nei giovanissimi, circa il 75% dei visitatori tra i 15 e i 25 anni.

Robert Indiana

Infatti oltre al tema, universale e accattivante anche per l’adolescente più ribelle, l’amore è il sentimento che fa girare il mondo, è una mostra molto “cinematografica”. Piena di riferimenti iconici che i ragazzi apprezzano, quasi una versione colta e internazionale dei classici lucchetti. Poi è molto interattiva: è permesso scattare foto, quindi è il paradiso dei selfie artistici e inoltre c’è un muro dove si può scrivere, sbilanciandosi, ciò che si pensa dell’amore.

Andy Wharol

Ieri come sempre, nelle occasioni delle preview, il pubblico era piuttosto anziano, da Villa Arzilla (a me piace andare perchè mi sento, a confronto, quasi una teen-ager!). Quando siamo arrivati davanti al muro dove si poteva appunto esprimere la nostra opinione sull’amore, un paio di signore sono passate oltre, scuotendo la testa (più si invecchia più si diventa cinici). Un’altra non si è potuta fermare a scrivere perché doveva recuperare il marito che, un po’ rimbambito, stava per sbattere contro un’istallazione. Mentre una signora diligente, magari un’ex prof, ha preso il gessetto e deciso di dire la sua.
C’erano anche frasi da completare, per agevolare e ispirare i più timidi e introversi.
L’affermazione che ha scelto la signora da completare era: L’amore è eterno…lei sghignazzando e ridendo con la sua amica ha aggiunto e sottolineato: finché dura!

Poi si è allontanata ribelle e felice.

Tracey Emin

Marc Quinn

Questa interazione viene sfruttata non solo per far sfogare le frustrazioni sentimentali degli attempati visitatori ma anche per scopi più alti.

Scopi didattici, infatti sono previste varie attività di accompagnamento e supporto per scuole e famiglie. C’è la visita interatttiva dedicata alla scuola dell’infanzia e alle elementari, poi quella molto intressante per migliorare l’inglese, attraverso un approccio narrativo in lingua alle opere. E ancora il percorso esplicativo, dedicato agli studenti della scuola secondaria, che approfondisce soprattutto le tecniche artistiche utilizzate nelle varie creazioni.

Non perdetevi Futura!

Futura è la newsletter, privata (e gratuita), del Corriere della Sera che racconta le identità mutevoli di una generazione che cambia.

Privata, perché nel caos dell’informazione online il formato intimo della mail proverà a raggiungere lentamente, una volta alla settimana, il suo pubblico.

I testi di Futura sono un po’ una confessione, la narrazione di esperienze personali senza censura. Possono essere imbarazzanti ma anche nostalgiche, divertenti, dissacranti oppure commoventi.

Ma soprattutto vere. E poi ci sono le illustrazioni sempre originali. Scrivere un testo non abbinato a una foto, ma a un disegno creato appositamente, è un vero lusso.

Anche un po’ vintage: una cosa da vecchio giornalismo pre internet.

Su questo numero, il quindicesimo, dove oltre a una digressione sull’invida (Marco Missiroli), una riflessione sul corpo delle donne  (Alexandra Kleeman) c’è un mio articolo sulla maternità (what else?). Vissuta come figlia e poi come madre.

Sono stata figlia unica di una mamma vecchia ed è stato estenuante…

 

Se volete leggere gli articoli di Futura, e ne vale la pena, potete iscrivervi qui

L’appuntamento è ogni venerdì alle 12 nella vostra casella di posta.

Scuola guida materna

La maturità, il test di medicina, quello di ammissione al collegio, i primi esami all’università. In questa marea di studio Anita ha posticipato, rispetto ai suoi coetanei,  il traguardo della patente.

E così proprio in questi giorni, armata di foglio rosa, sta prendendo lezioni di guida.

Domenica scorsa per farla allenare le ho proposto il primo giretto insieme nel quartiere dove abitiamo. Aveva già guidato con me, ma solo piccole manovre in strade semi deserte. Quindi andare insieme a bere un caffè e all’edicola era una grande e importante gita.

Prima di uscire di casa ho detto a Emma come doveva comportarsi con l’eredità (vestiti, gioielli e libri) nel caso avessimo un incidente e non fossi tornata viva. Poteva tenersi anche il computer e il tablet.

In teoria ero abbastanza serena, ma il mio body language mi tradiva.

Appena salita in auto quasi senza rendermene conto mi sono aggrappata alla maniglia sopra il sedile e non l’ho più mollata. E’ diventata subito un’appendice naturale del mio corpo.

Il mio rapporto con la guida non è mai stato idilliaco, ho preso la patente a diciotto anni e, tra l’esame orale e quello di guida, ho distrutto l’auto dei genitori del mio fidanzato di allora. Ed è stato un po’ uno choc, sia per me che per loro.

Tanto che non ho più guidato per dieci anni, poi a Londra ho deciso che dovevo risolvere la situazione. Così ho preso lezioni di guida (a sinistra) da una ragazza molto simpatica che faceva anche l’ipnosi.

Infatti ho provato anche a farmi ipnotizzare (per altri motivi) ma non sono riuscita ad andare in trance. Però ho ripreso a guidare, me la cavo anche se non amo andare in tangenziale. (Neanche se mi pagano).

Quindi, domenica scorsa, quando mia figlia ha messo in moto ed è partita avevo i nervi un po’ tesi. Lei guidava bene ma non riuscivo a rilassarmi.

Ha fatto una rotondina un po’ veloce e ho avuto il batticuore.

Poi in un’altra strada a tradimento è spuntato un SUV e sono stata presa dal panico.

All’improviso mi è apparso il fantasma di Grace Kelly, che secondo me (e anche molti altri), è morta nel famoso incidente d’auto sui tornanti intorno a Montecarlo, mentre guidava la principessa Stephanie, allora adolescente senza patente.

Nel mio quartiere non ci sono i tornanti ma era un presagio, non c’erano dubbi. Un cortese avvertimento del destino.

Allora ho chiesto ad Anita di accostare e sono scesa sana e salva.

Lei mi ha guardato un po’ così e poi ha detto:

“Comunque quando inizierò a fare i prelievi di sangue avrò bisogno di una cavia!”

Insomma non posso certo scamparla per sempre!

Breaking (small) news !!!

Non sapevo che titolo fare e forse ho esagerato, perdonatemi, comunque ho due belle novità.

La prima è che qui sul blog ho una collaboratrice, Paola Pagliaro, una collega che scriverà di argomenti che riguardano la sfera del benessere. Saranno articoli più interessanti e giornalistici dei miei e sono sicura che li apprezzerete molto.

La seconda è più personale: il 10 maggio uscirà per Giunti il mio nuovo romanzo. Anche gli altri libri sono usciti a maggio, perchè scrivo stupidate da leggere sotto l’ombrellone, perchè è il mio karma e spero sia di buon auspicio.

E’ un romanzo d’amore che ho finito di scrivere ben 4 anni fa e quindi al momento sto facendo un lavoro di editing, per migliorarlo a attualizzarlo (sarebbe la quinta revisione).

State pensando: “La prima versione doveva essere una bella schifezza…” e magari avete ragione. Il titolo non c’è ancora, alla ventesima revisione vi farò sapere 🙂

Cinquanta sfumature di nero: il film

Dovevo scrivere la recensione e quindi ieri sera, impavida, sono andata a vedere il ritorno di Ana & Chris. Ho cercato di coinvolgere qualche amica ma la gentile, unanime, risposta è stata così: “Grazie, ma ho visto il primo ed era una vera caxxxata, preferirei di no”
Non mi sono persa d’animo e molto professionalmente ho deciso che avrei affrontato quella marea di erotismo da sola.
Ho scelto di vederlo in inglese perchè ho pensato, primo giorno di uscita al cinema, chi fosse meno ressa.
Infatti.
Ero l’unica in sala.
La cosa mi ha fatto piacere, perché ero comoda e nessuno vicino di posto che pensasse fossi una maniaca. Poi però ho anche realizzato che se veniva qualcuno, magari anche il tipo che vende i popcorn nell’intervallo, avrebbe pensato senz’altro che fossi depravata.
Da sola, davanti alle acrobazie in paramount di Chris che rivolta Ana come fosse una omelette.
Fortunatamente non mi ha visto nessuno.
Sono stata accorta.
Non ho comprato popcorn, non sono andata in bagno.
Non mi sono fatta notare nel foyer.
Ho riso molto e questa è la mia recensione.

Manolo Blahnik: the art of shoes

Scarpe come sculture, col tacco a stiletto dall’impalcatura incredibile, oppure pantofoline realizzate artigianalmente con i materiali più preziosi. Poi le calzature delle dive viste sul red carpet ai piedi di tutte, feticcio delle protagoniste di Sex & the city e ultimamente ai piedi dell’ultima musa: Rhianna.
Ieri quando sono tornata a casa dall’anteprima della mostra e ho raccontato a Emma (che porta solo Adidas e doc Martins) dove ero stata, incredibilmente ha esclamato:
“Ah, le Manolos!”
Insomma le creazioni di Manolo Blahnik le conoscono proprio tutti e da oggi al 9 aprile sono esposte a Palazzo Morando.

Blahnik ha una collezione di circa 30.000 esemplari di scarpe e in questa mostra ne sono esposti 212 modelli suddivisi in varie sezioni, selezionate a seconda dell’ispirazione dello stilista. Quelle dedicate ai personaggi del passato e alle dive del cinema d’altri tempi, poi la sezione che mette in evidenza i materiali, sempre pregiati e lavorati artigianalmente in Italia.
E ancora quelle storiche, affiancate da veri esemplari d’epoca, quelli che hanno ispsirato Blanhik nella creazione delle scarpe di Marie Antoinette, nell’omonimo film di Sofia Coppola.

(Che piedi piccoli avevano una volta le persone! L’evoluzione ci ingigantisce)

Poi ci sono le calzature dedicate alla natura, le mie preferite: sandali rampicanti con ciliege, ciabattine con fragole, décolleté con applicazioni floreali.
Infine le calzature geografiche, influenzate dalle scarpe delle varie parti del mondo, le meno glamour e più noiose. Ma odio l’etnico quindi è un’opinione molto soggettiva.

La conferenza stampa di presentazione era gremita, di signore e signorine molto agguerrite. Quando è finita ed è stato data via libera al pascolo attraverso la mostra, poteva essere un incubo. Ma io, e un altro paio di signore babbione (senza metterci d’accordo) abbiamo avuto la brillante idea di sgattaiolare dentro dalla fine del percorso.

(E’ un po’ la mia sindrome, entrare dalle porte-finestra e dall’uscita, ci deve essere un significato psicologico recondito).

Una delle assistenti del museo ci ha redarguito ma la coppia delle babbione, con sussiego, le ha fatto capire che in quel modo la circolazione fra le sale sarebbe stata più fluida. Così ci ha lasciato andare.
Vero colpo di fortuna, perché è stato molto piacevole e tranquillo andare controcorrente e poter ammirare tutto con calma. Anche i meravigliosi schizzi dello stilista.

Tantissimi anni fa a Londra, quando ero una giovanissima giornalista di moda, avevo intervistato Manolo Blanhik che era già famoso, ma non così cinematograficamente mondialmente famoso, stava facendo i primi passi nello sfavillante mondo dello showbiz, era stato particolarmente antipatico.
Ma pazienza, come tanti grandi artisti, sono meravigliosi nelle loro opere e un po’ meno nella routine quotidiana.

P.S. Ah, dimenticavo! Ieri Blahnik era presente all’inaugurazione e ha detto che torna il tacco basso 🙂

 

Una serie di (meravigliosi) sfortunati eventi su Netflix

Negli anni passati abbiamo letto tutti i tredici della serie. Con Lemony Snicket (pseudonimo dell’autore, lo scrittore Daniel Handler) è stato un colpo di fulmine e abbiamo gustato ogni sua pagina scritta. L’odissea degli sfortunati fratelli Baudelaire ci ha consolato nei momenti più difficili.

Lo ammetto anche se è pericoloso. Sono sempre stata dell’altra sponda: non ho mai amato Harry Potter ma ho sempre adorato i Baudelaire. Più intelligenti, sorprendenti e soprattutto ironici. Ho fatto il tifo per Violet, Klaus e la piccola meravigliosa Sunny, il bebé più geniale e meno scontato del mondo.

Una decina di anni fa, abbiamo apprezzato la versione cinematografica della loro saga e l’altra sera abbiamo gustato le prime puntate della serie televisiva delle loro avventure. Un mix di avventura, spionaggio, orrore gotico e ironia. Un adattamento intenso e coinvolgente. Il regista Mark Hudis è riuscito a raccontare i primi quattro libri della serie con realismo e arguzia, attualizzando in dosi perfette il plot dalle atmosfere vintage indefinite. Bellissima la fotografia e anche la colonna sonora.

Ok, sono di parte, ma tutto era veramente piacevole.

L’eroe negativo della storia, il cattivissimo Conte Olaf, il tutore dei Baudelaire che vuole appropriarsi della loro cospicua eredità, è interpretato benissimo da Neil Patrick Harris. E’ perfido, sagace e frustrato al punto giusto.

Accattivante anche la figura del narratore, che sarebbe Lemony Snicket , molto compassato in stile anni’50, (ricorda tanto Dan Draper -Jon Hamm- in Mad Men). Poi i ragazzi Baudelaire, attori bravissimi anche loro, la piccola Sunny è così perfetta anche perchè a interpretarla sono due baby gemelle.

Sherlock che delusione!

Una certezza positiva per il 2017 c’era: sarebbe tornato Sherlock.
Dopo anni di attesa, finalmente un po’ di azione in Baker Street.
La sera del primo gennaio sulla BBC e su Netflix tutti i fan della serie, tutte le assatanate ammiratrici di Benedict Cumberbatch fremevano impazienti.
Ma tantissime luminose, trepidanti aspettative sono crollate miseramente dopo pochi minuti dall’inzio dell’episodio. Benedict-Sherlock famoso per essere bizzarro, egocentrico e geniale, è tornato scontato, presuntuoso e antipatico.

All’inizio dell’episodio faceva i dispetti continuando a twittare invece di ascoltare e partecipare alle importantissime conversazioni con cui avrebbe dovuto interagire.
Divertente un siparietto così, ma una volta sola. Perchè continuare, ancora e ancora?
(Twitter non è più una novità accattivante neanche per gli ospiti di Villa Arzilla figuriamoci per il detective più sveglio del Regno Unito!)

Purtroppo questa genialata è stata solo l’incipit di un plot fastidioso e improbabile.

La serie si intitola “The six Thatchers” e riprende un racconto originale di Arthur Conan Doyle “The Six Napoleons”. Perchè dal ritrovamento di sei busti della Lady di Ferro si dipana la matassa, peccato che si dipani male.
Mark Gatiss, che nella serie interpreta il ruolo del fratello maggiore e saggio di Sherlock, è anche lo sceneggiatore della storia e ha fatto un lavoro molto criticabile.
Sherlock piaceva perchè era ambientato a Londra, affrontava crimini molto british, ritraeva il rapporto strano fra il detective e il suo assistente Watson (Martin Freeman) facendo supporre un legame che magari andava al di là dell’amicizia e aveva personaggi di contorno originali e simpatici.
Per questo ha avuto un successo planetario, facendo diventare Cumberbatch un divo.

Ora tutto è stato stravolto, già nella terza serie c’era stato una brutta avvisaglia con l’avvento del personaggio di Mary Morston (Amanda Abbington) come fidanzata  di Watson. Doveva essere una meteora, come le altre donne della serie, invece è rimasta aggiundicandosi addirittura il ruolo di moglie.

E questa scelta doveva far nascere subito due domande:
1- ma Watson non amava veramente, implicitamente, segretamente, Sherlock?
2- con tante attrici sul mercato, c’era proprio bisogno di prendere per questo ruolo la vera moglie di Martin Freeman? (tra l’altro anche cessa)

Purtroppo questi quesiti non se li è posti nessuno e anzi in questa quarta serie Mary Morston ha ancora più spazio. Lei e Watson hanno appena avuto un bebè (e c’è stata tutta una serie di battute sul fatto -nuovissimo- che i neonati non facciano dormire i genitori!), però lei non è solo moglie e mamma, è anche stata una spia, una mercenaria, una cecchina, una killer internazionale pericolossima. E in “The six Thatchers” succede un patatrac, rischia la vita e deve scappare.
Benissimo, vai sparisci, esci dalla trama -hanno pensato tutti i fan- chissenefrega del tuo destino. (La bebè, per fortuna, è appena nata non si ricorderà nemmeno della mamma).

Invece no, purtroppo non è così: Sherlock quando Watson l’ha sposata (per non sentirsi escluso) ha giurato di prendersi cura della coppia. Mannaggia a lui!

Così adesso bisogna preoccuparsi della fuga e della sopravvivenza di questa donna e del suo assurdo, antipatico personaggio. (per anni fa la killer poi si stanca e dice: vabbè non mi danno il part-time farò solo la mamma!)

Insomma è vero un peccato che con un grande budget e anni di tempo per riuscire a inventare qualcosa di coinvolgente, Mark Gatiss e soci siano riusciti solo a deludere e indignare i fan.

Cellulare mon amour

Concludiamo l’anno con un ritratto delle nostre cattive abitudini con l’amico del cuore, lo smartphone. Da una recente indagine sono trapelati dati piuttosto interessanti.

(Vedete se vi ritrovate in questi comportamenti) :

-il 40% delle persone lo usa mentre è seduto sul water (la compagnia giusta nei momenti più intimi!)

-il 12% mentre fa la doccia (una cabina doccia spaziosa?)

-per il 56% dargli un’occhiatina rappresenta l’ultimo gesto prima di addormentarsi (altro che bacio al partner!)

-il 61% dorme con il cellulare acceso sotto il cuscino (non si sa mai).

-il 19% (nella fascia 18-34 anni) lo usa mentre fa sesso (videomaker?)

-per il 75% una controllatina è il primo gesto appena aperti gli occhi.

-il 75% manda/legge messaggi mentre guida.

-il 26% degli incidenti stradali è dovuto a disattenzione causata dall’uso del cellulare.

-(solo) il 50% (di onesti) ammette di essere assuefatto al proprio smartphone!

Buon anno e tutti e speriamo di non peggiorare nel 2017 nel rapporto d’amore e simbiosi con il nostro telefono.

Gilmore Girls: tornano e non convincono

Aspettavo con curiosità il ritorno di Una mamma per amica, pronta a godermi i quattro episodi dedicati alle diverse stagioni e invece sono stata, purtroppo, un po’ delusa.
Nove anni dopo l’ultima puntata della serie precedente, a Stars Hollow le cose sono cambiate: Lorelai vive con Luke, Rory è una giornalista free lance e Emily è vedova.
Mentre Paris è diventata un medico di successo che si occupa di problemi di infertilità.

Le personalità dei vari personaggi sono riproposte con qualche approfondimento ed evoluzione psicologica. E’ andata bene nel caso di Lorelai, che è sempre buffa, bizzarra, logorroica. Benissimo anche per Emily che nella vedovanza si libera dei clichè troppo bon ton e scopre l’empowerment al femminile diventando più moderna e indipendente. Liza Weil, l’attrice che interpreta Paris, è una forza della natura e la ripropone dissacrante e dispotica come sempre. E poi c’è Rory che già era diventata una lagna nelle ultime stagioni della serie precedente e qui è veramente noiosa e spocchiosa.
Mentre sono rappresentati molto realisticamente gli alti e bassi della vita del free lance, dalle stelle alla stalle in un attimo, l’atteggiamento con cui Rory affronta le sue problematiche di vita e di lavoro è irritante. E il fatto che Alexis Blendel, sia tanto carina ma incapace di recitare, penalizza la situazione.

I personaggi di contorno fanno la loro parte, il migliore a mio avviso è Kirk, onnipresente e surreale, il più bello Christopher, il padre di Rory che mentre tutti appaiono invecchiati, sembra aver fatto un patto con il diavolo ed è fichissimo (però ha solo un cameo!).
Insomma questo ritorno tanto pubblicizzato delle Gilmore Girls è stato una grande mossa marketing che però lascia un po’ l’amaro in bocca ai fan. E (senza spoilerare troppo) la frase finale nell’ultimo dialogo di questa serie è una vera bomba che potrebbe introdurre un’ulteriore stagione.
Speriamo più accattivante!

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