Ladri di notte: concorso letterario

A New York va molto di moda partecipare alle serate organizzate da The Moth Hour (l’ora della falena), un’associazione che promuove, oramai dal lontano ’97, lo storytelling. L’idea è stata ispirata dal poeta e scrittore George Dawes Green, originario della Georgia, che voleva ricreare l’atmosfera delle sere estive in cui nel portico di casa si raccontavano storie mentre svolazzavano le falene.

Poi l’inziativa è arrivata a New York in serate dove, in locali pubblici molto off e lontani dai circuti turistici, chi aveva voglia di raccontare una storia personale saliva sul palco, prendeva il microfono e aveva 5-6 minuti per catturare l’attenzione del pubblico. La stessa audience che poi poteva votare la storia più accattivante e premiare il narratore con la partecipazione a un evento più importante con un bacino più ampio di ascoltatori. Il successo di questa iniziativa è stato tale che adesso esiste The Moth Hour Radio e le storie migliori sono state raccolte in libri, già tre, divenuti bestseller.

La buona notizia è che anche da noi sta nascendo un progetto simile, infatti il concorso letterario Ladri di notte, (organizzato dalla libreria indipendente milanese Il covo della ladra) aperto a tutti, autori esordienti o già pubblicati, prevede la creazione di un racconto breve (max 6000 battute) dove si parli di un ladro. Incitazione a delinquere?

Non credo, piuttosto omaggio al genere giallo e noir in cui è specializzata la libreria. Il termine per spedire il racconto è il 10 agosto, poi un mese dopo gli autori delle storie migliori saranno invitati, in una serata da definire, entro ottobre, a prendere il microfono e intrattenere il pubblico con la loro storia. E da qui in poi il cammino dei vincitori sarà molto simile a quello dei partecipanti alla Moth Hour newyorkese. Questo il link per saperne di più.

Come trovare il reggiseno migliore per allattare

L’allattamento è uno degli argomenti più caldi fra le mamme: quasi tutte vorrebbero nutrire al seno il proprio bebé e nei casi in cui questo non succede (per ragioni varie) si sentono ingiustamente giudicate.

Perché la maternità è un lungo cammino pieno di sensi di colpa. La psicologia sostiene che il senso di inadeguatezza sia proprio il codice del DNA materno (si vorrebbe sempre fare meglio per il benessere dei figli) e quello riguardante il mancato allattamento al seno è, cronologicamente, il primo di questi timori di imperizia.

Bisogna imparare fin da subito ad alleggerire questi sentimenti e non curarsi troppo dei commenti e consigli, non richiesti, di chi ci sta attorno. Attorno alle donne in gravidanza e alle neomadri infatti tutti si tramutano in esperti, con trucchi e ricette della nonna (ma purtroppo anche della zia, della cugina, dell’amica e della sorella!).

Dall’altra parte ci sono le madri che allattano e magari, per comodità, ostentano la loro attività, anche se recentemente è capitato che la visione di una donna che allatta sia stata considerata censurabile e quasi scandalosa.

Fortunatamente sono stati casi isolati, tacciati subito di intolleranza e anzi stanno nascendo molti luoghi pubblici con angoli dedicati alla privacy della mamma che allatta. Ci sono bar con zone “pit stop” per nutrire il bebé e, in città come Parigi e Londra, (ultimamente è previsto anche a Milano) cinema che prevedono proiezioni dedicate alle madri con neonati che possono allattare durante la visione del film.

Per allattare fuori casa, con comodità, senza scandalizzare con uno strip-tease forzato e fuori luogo, è importantissimo indossare il reggiseno giusto. Non si tratta di un dettaglio moda ma di un aspetto fondamentale del rito dell’allattamento. Serve un indumento che sia facile da aprire, comodo da portare e maneggiare. Importantissimo anche che riesca a salvare le mamme dalle improvvise fuoriuscite di latte nei momenti meno opportuni.

Il corpo della madre che allatta infatti si allinea con le tempestiche del nutrimento del bambino, quindi ogni tre ore (nei primissimi tempi) è pronto per far sgorgare il latte. E il timer del rubinetto materno non si ferma se il bambino non è in zona, anzi provoca macchie nei vestiti della madre.

Scegliere il reggiseno giusto, a seconda della corporatura, delle abitudini (alcune trovano che sia molto comodo indossarlo anche per dormire) e del gusto personale è di vitale importanza. Per capire quale scegliere c’è un approfondimento esaustivo su habu.it, in una guida dove vengono analizzate e prese in considerazioni, veramente a 360°, tutte le variabili: qualità, stile, confort e prezzo sui modelli più venduti e apprezzati.

Il lato (molto) oscuro della maternità

E’ quasi finito tutto: non porterò più a scuola nessuno, non andrò più a un colloquio, non guarderò più un voto su un registro elettronico. Emma ha finito il liceo classico e fra una decina di giorni affronterà la maturità.

In tutti questi lunghi anni a contatto con l’istituzione scolastica e soprattuto con gli altri genitori ho scoperto molte cose. Interessanti snodi psicologici nella famosa interazione genitori-insegnanti. Ma quello che mi ha colpito di più sono stati i risvolti più squallidi della genitorialità. In particolare della maternità.

Nelle madri c’è strisciante un senso di perniciosa inadeguatezza che porta a negare la realtà e a esprimersi con comportamenti spesso aggressivi. Se i figli non si comportano bene è sempre colpa di qualcun’altro. A qualsiasi età e in qualsiasi situazione. Il problema non nasce mai dall’educazione famigliare ma dall’esterno, e ovviamente nell’ambito scolastico è colpa, sempre e solo, degli insegnanti.

La cronaca ci racconta di docenti picchiati, insultati, minacciati.

Ma pochissimi genitori ammettono che il proprio figlio sia un deficiente maleducato. Strano perchè tutti sbagliano e in giro, da sempre, è pieno di cretini. Ma sono sempre figli di qualcun’altro.

Questo negare l’evidenza provoca stress e purtroppo una bella opportunità per sfogarla è rappresentata dai social. In particolare le chat delle madri su whatsapp che diventano roventi proprio nei momenti dell’organizzazione di eventi ludici in cui incontrarsi, mangiare o bere insieme. Si parte con le migliori intenzioni e poi se qualcuno non è d’accordo con la location, l’orario o il menù, basta un attimo per scadere negli insulti anche personali.

Un’altra sfumatura della negazione di ogni possibile difetto nei propri ragazzi è spesso veicolata attraverso il mestiere della delegata di classe.

Come avevo già scritto, ben 8 anni fa, in questo post l’ incombenza spesso tira fuori il peggio di molte. Proprio stamani ho letto messaggi di madri di diciannovenni (individui maggiorenni che possono bere, fumare, guidare, fare sesso, ecc.) che lamentano di prof cattive che danno voti bassi e incitano gli altri genitori a fare rete per garantire la sufficienza ai loro ex-bambini.

Worldrise: insieme per salvare gli oceani

La plastica sta invadendo il nostri mari: la previsione drammatica è che nel 2050 fra i flutti non ci saranno più pesci ma solo plastica. E purtroppo non basta sentirsi a posto con la coscienza pensando di riciclare. Infatti solo il 30% serve per il Pet riciclato, il restante 70% è di plastica nuova. Quindi si rallenta ma non si interrompe il ciclo di contaminazione.

L’unica mossa veramente strategica è limitare il packaging il più possibile. Anzi l’azione migliore è quella di eliminarlo. Non è un’azione impossibile, una grande azienda cosmetica, come Lush, sempre attenta all’ecologia e al sociale ci è riuscita. Con successo e soddisfazione. Infatti proprio in questi giorni a Milano, il primo Lush Naked Shop in Via Torino, festeggia un anno di attività. Tutti i prodotti in vendita sono “nudi”, cioè privi di packaging inquinante. Una moda e un atteggiamento consapevole che ha conquistato e sensibilizzato il pubblico. L’esperimento è riuscito ed è stato duplicato anche a Berlino e Manchester.

I primi dodici mesi dello store 100% packaging-free hanno visto l’organizzazione di diverse attività per plasmare un futuro senza plastica: talk, tavole rotonde, laboratori, mostre fotografiche, proiezioni cinematografiche.

A un anno dall’apertura, il Naked Shop si conferma un luogo di sperimentazione e un punto di incontro alla ricerca di soluzioni per un futuro. Per festeggiare il primo compleanno del Naked Shop, Lush torna infatti al fianco di Worldrise, una onlus ideata da giovani per i giovani che sviluppa progetti di conservazione e valorizzazione dell’ambiente marino attraverso un percorso incentrato sulla sensibilizzazione, la creatività e l’educazione.

Lush insieme a Worldrise si è impegnata nel progetto Batti5 per sensibilizzare i più giovani sull’inquinamento della plastica in mare unendo creatività ed educazione ambientale. E con il più recente No Plastic More Fun, volto a creare una rete di locali, attività del pubblico spettacolo e club impegnati nel comune obiettivo di eliminare il consumo della plastica monouso.

Come spiega Mariasole Bianco, presidente di Worldrise, non possiamo più perdere tempo a discutere sul problema, dobbiamo tutti darci da fare: “Siamo in un momento cruciale della storia del nostro pianeta. Le decisioni che prenderemo nei prossimi 10 anni definiranno il corso degli eventi nei successivi 10.000. Sappiamo come risolvere il problema, tutto quello che ci serve è la volontà di farlo per il nostro bene e per quello delle generazioni future, elemento chiave per assicurare un futuro migliore al nostro pianeta.”

Cassiera al cinema

La domenica pomeriggio spesso, per volontariato, faccio la cassiera nel cinema del mio quartiere. Si tratta di una vecchia sala, dove le proiezioni sono esclusivamente nel weekend: ogni settimana la stessa pellicola, visibile per tre giorni a orari diversi.

Nel quartiere vivono molti anziani, tanti cani e bambini. La programmazione del cinema è orientata sui film d’autore, perciò bambini e ragazzi al cinema se ne vedono pochi. La mancanza poi del distributore di bibite e della macchina del popcorn, agisce come deterrente su questa spensierata fascia di pubblico. Mentre le altre due categorie di abitanti del quartiere frequentano numerosi. Soprattutto nella giornata del mio turno alla cassa.

Ogni domenica pomeriggio il film, qualsiasi esso sia, è un appuntamento fisso. Gli anziani cinefili accorrono a frotte, forse anche solo per lamentarsi sulla scelta delle pellicole, molto spesso considerate noiose.

Arrivano a gruppetti di amici, qualcuno con la badante, altri con il cane. Per alcuni infatti il legame con l’amico peloso è così affettuoso e sinergico che sarebbe stato brutto separarsi anche solo per poche ore per la visione del film.

Così si era stabilito che qualche cane fortunato, un po’ su con gli anni, con un carattere pacioso e il perenne obiettivo di ronfare, potesse tranquillamente entrare. E rimanere sdraiato ai piedi dei padroni, a cui si riservava il posto in prima fila dove c’è parecchio spazio.

L’atmosfera del cinema è quindi piuttosto intima e familiare.

Non ci sono posti numerati, non c’è pubblicità, si può anche arrivare un po’ in ritardo, facendosi aprire bussando energicamente alla vetrata d’ingresso.

Insomma con il pubblico c’è un rapporto diretto e schietto, come prima dell’avvento dei multisala. Quasi più da bar che da cinema. Vecchi coniugi non si vergognano di battibeccare davanti alla cassa perché uno dei due ha dimenticato la tessera di frequenza (utile: a un certo punto garantisce un’entrata gratis).

E nessuno è mai stato inibito nel palesare la propria opinione alle cassiere riguardo alla pellicola. Sul bancone della biglietteria c’è anche una cassettina con foglietti e penna per lasciare commenti e suggerimenti, ma le recensioni orali e piene di pathos sono preferite dal pubblico.

“Robe da matti!”, qualcuno esce brontolando neanche a metà film, guardando in modo torvo le cassiere e sbatte la porta a vetri.

“Ma li scegliete voi?”, qualcun altro cerca un capro espiatorio per la sua frustrazione.

Mi sono chiesta come mai, nonostante la costante criticità verso la programmazione, il pubblico degli anziani continui a essere così assiduo. La ritualità del lungo pomeriggio domenicale da riempire in qualche modo non può essere l’unica ragione.

Altrimenti la reazione più tradizionale, anche fisiologica postprandiale, sarebbe passiva.  Assopirsi sulle poltroncine del cinema. E lasciar passar le immagini senza farsi troppo coinvolgere. Nel bene e nel male.

Ho pensato che deve esserci qualcosa di più profondo, per giustificare risposte così sanguigne verso quello che succede sul grande schermo.

Ho imparato a osservare meglio le reazioni, cercando di catalogarle. E notato che i film che fanno uscire il pubblico più scontento e litigioso sono quelli definiti lenti. Anzi peggio, realistici.

“Bello, ma che tristezza!”, ha sospirato uscendo una signora troppo educata per usare un sostantivo molto meno elegante.

Allora forse ho cominciato a capire, gli anziani non solo, banalmente, vengono al cinema per sorridere e divertirsi. Nel lasso di tempo della proiezione cercano veramente un’evasione.

Quasi un salvagente per navigare fuori dalla loro realtà.

Lo scopo è quello antico, quando si andava al cinema per sognare. Per dimenticare i propri affanni e identificarsi nelle avventure, più o meno mirabolanti, degli attori. Gli anziani arrivano al cinema, una domenica dopo l’altra, con l’inconscia speranza di rivivere storie d’amore. Viaggiare dall’altra parte del mondo. Scordare la badante seduta nella poltroncina di fianco. Sentirsi ancora pronti per un po’ di sana adrenalina. Per immaginare di avere un’altra chance: nuova, sfavillante e improbabile.

Invece le pellicole d’autore, drammatiche e impegnate, provocano l’orticaria. Generano intolleranza.  Sembrano un immeritato castigo. Per quello fanno arrabbiare.

Scarpe Hogan: le tendenze per la Primavera/Estate 2019

Stile modernista, colori intensi e design distintivo caratterizzano la collezione di scarpe Hogan SS19 arricchita da citazioni artistiche neon-pop californiane. Colori e trasparenze neon si mischiano a materiali iridescenti dando vita ad una collezione capace di esaltare al massimo i segni distintivi del Brand.

Scarpe Hogan tendenza ss19
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Scarpe Hogan: tendenza primavera estate 2019 uomo

La nuova collezione uomo Hogan reinterpreta i valori del Brand senza stravolgerli, utilizzando nuovi pellami, colori e design che anticipano le tendenze di stagione. Le nuove sneakers Hogan puntano i riflettori su Active One: modello dall’appeal sportivo che presenta un eccentrico mix di materiali e caratterizzato dal design deciso, rappresentativo dell’innovazione estetica dei segni distintivi di Hogan. Le versioni di Active One sono molteplici; da segnalare le proposte con tomaia bianca e inserti fluo e i modelli con tomaia knitted, rifiniti da dettagli in pelle.

Tra le sneakers Hogan non mancano le nuove versioni di modelli classici come Hogan H365, che fonde spirito retró e stile urban-casual, e Interactive3 che tra le tante proposte annovera anche un modello in versione sock boot assolutamente da non perdere.

Tra le scarpe Hogan formali della nuova collezione troviamo i mocassini che fondono alla perfezione lo stile classico e casual. Realizzati in suede, i mocassini Hogan sono caratterizzati da mascherina e monogramma impresso.

Scarpe da donna Hogan: le tendenze per la Primavera/Estate 2019

Per le scarpe donna della nuova collezione, Hogan punta su sneakers, sandali, sabot, slip on e ballerine che esaltano al massimo i valori del Brand. I nuovi sandali sono arricchiti da dettagli eleganti, capaci di conferire un look business, casual e un irresistibile tocco glam. Il Maxi H222 sandalo è l’interpretazione estiva della sneaker Maxi H222: modello rifinito da cinturini in pelle e fibbie metalliche è la sintesi perfetta dello stile bohemian chic.

Sorprendente il modello Active One in versione sandalo che sfoggia una suola ispirata alla sneaker Active per eccellenza. Active One è disponibile anche in versione slide con un design davvero super cool.

Tra le calzature online disponibili sul sito Hogan si fanno notare le platform: multicolor, maxi, classico o sparkling. Il platform delle sneakers Hogan completa ogni look. Novità assoluta della collezione SS19 è Hogan H449, sneaker dal platform vertiginoso che ridisegna il modello H365 d’ispirazione tennis. H449 è una sneaker innovativa che interpreta lo stile Hogan in chiave contemporanea.

Per la linea Hogan Atelier, il Brand si ispira a gemme ricercate e pietre scintillanti. Hogan Maxi Marquise combina la straordinaria raffinatezza e il design contemporaneo di Maxi H222 con gioielli ispirati alle tiare dei Reali. Per impreziosire ancor di più i look sofisticati.

Visita il Sito ufficiale per scoprire tutta la nuova collezione di scarpe Hogan per la stagione Primavera/Estate 2019.

Sottomesse e ardenti

In ogni donna ci sta un demonio che salta fuori con il matrimonio!

Questa perla di saggezza, scritta negli anni ’40 da un collega con lo pseudonimo di Micio, l’ho scovata in una pagina di consigli dedicati al pubblico femminile delle prime copie di Grand Hotel, nato nel 1946 e ancora in edicola.

Sto facendo delle ricerche sulla storia della letteratura rosa in previsione della scrittura di un saggio sull’argomento. E ho trovato dettagli molto interessanti. inquietanti. Soprattutto sulla condizione femminile. Infatti “il rosa” da sempre è stato considerato un genere dedicato alle lettrici e quindi oltre alle storie d’amore nelle pagine delle riviste c’erano sempre la posta del cuore e la rubrica dei consigli “sociologici” su come cavarsela nell’intricatissimo mondo dei sentimenti.

L’articolo di Micio si intitolava: Che donne vogliono questi uomini? una specie di indagine pioniera di titoli futuri come “Le donne vengono da Venere e gli uomini da Marte” o anche “Quello che gli uomini non dicono“,. Quindi Micio potrebbe definirsi quello che oggi chiamiamo “un visionario”, insomma uno che era avanti con i tempi. Peccato che nella sua indagine non approfondisca più di tanto. La prima domanda che si pone è: meglio la donna bella o quella brutta? Sembra banale ma il nostro Micio spiega che la brutta è da sposare mentre la bella da…corteggiare. Perchè tra le righe spiega che la bella attrae ma fa paura, meglio non fidarsi.

E qui purtroppo mi sembra che quasi un secolo dopo non è che si siano fatti così tanti passi avanti. Le belle di oggi oltre a essere attraenti sono anche diventate indipendenti, esigenti, giudicanti e quindi fanno ancora più paura e rendono diffidenti.

Micio poi passa su un altro argomento scottante: meglio la bassa o quella alta? Qui il nostro contestualizza, in Italia gli uomini alti sono pochi, quindi meglio la bassa (anche più comoda da sovrastare).

Ultimo amletico dubbio: la grassa o la magra? E qui si discrimina: Micio scrive che di solito nelle classi povere vanno per la maggiore le più polpose mentre tra i ricchi si apprezzano anche le false magre.

(Avevo una zia falsa magra, adesso però non esistono più!)

Per aiutare nella scelta della futura moglie, Micio infine conclude con due consigli d’autore. Gozzano diceva: Le grasse sono più riposanti. (come un divano?)

Mentre De Gruyere affermava “Le donne magre sono più ardenti”

Per crescere bene e diventare una brava moglie, a prescindere dall’aspetto fisico, ho scoperto un’altra chicca, un settimanale per bambine, pubblicato negli anni’30. Si intitolava Donnina e aveva articoli (primitivi tutorial!) sulla cura della casa, su come usare ago e filo e impare nobili principi! (di sottomissione)

Torta vegana low cost al cioccolato e frutti di bosco


Questa torta, senza latte e senza uova, buonissima e molto golosa è un adattamento di una ricetta che ho trovato in rete. Facilissima da preparare è molto scenografica ma diversamente dalle torte raw anche a costo molto contenuto. Tutti gli ingredienti si trovano infatti al supermercato senza bisogno di recarsi nei negozi specializzati in prodotti bio. Un accorgimento per gustare al meglio questa torta è preparla in anticipo, anche mezza giornata prima , e conservarla in frigorifero.

Servita fredda oltre che bella è deliziosa!

Ingredienti:

  • 80 gr. olio di cocco
  • 220 gr. farina 00
  • 80 gr. cacao amaro
  • 1 cucchiaino di bicarbonato
  • 290 gr. di zucchero di cocco
  • 400ml di acqua
  • 1 cucchiaino di aceto di mele
  • 250 gr. di cioccolato fondente
  • 150 ml di bevanda al cocco
  • 2 confezioni di frutti di bosco

Procedimento:

Per preparare la base della torta basta mischiare, in una ciotola, tutti gli ingredienti liquidi e poi amalgamare, mescolando quelli solidi. Meglio usare una frusta per combattere i grumi che si formano nel composto. L’olio di cocco si scioglie a bagno maria o più velocemente nel microonde. Nella base si usano solo 50 gr. di cioccolato solido, grattatto o spezzettato il più finemente possibile. Poi si unge un teglia (apribile) del diametro di 26cm con un po’ di olio di cocco e si spolvera con la farina. Si cuoce per 35-40 minuti a seconda delle caratteristiche del forno.

Mentre cuoce la torta si prepara la glassa, facendo sciogliere 200 gr di cioccolato fondente in un pentolino con la bevanda al cocco (non il latte ma la bevanda). Tolta la base dal forno, dopo aver fatto la prova dello stecchino, si spennella sopra la glassa e poi si abbellisce a piacere con i frutti di bosco. Chi volesse sperimentare può anche usare altri tipi di frutta, sia fresca che secca. Si lascia raffreddare e poi si blinda per alcune ore in frigo. se si riesce a non mangiarla tutta subito si può conservare per un paio di giorni, tanto è senza prodotti di origine animale!




Eleganza vintage

E’ stata una sorpresa inaspettata. Nonostante viva a Milano da tanti anni e l’itinerario fra viale Premuda e piazza Risorgimento sia così familiare (oramai lo chiamo con lo slang dei coetanei delle mie figlie  “vado in Riso”),  qualche giorno fa, cercando un parcheggio, ho iniziato a gironzolare per la prima volta all’interno del quartiere.  Ho scoperto vie con nomi “bizzarri” e molto poco milanesi, come Benjamin Franklyn e Abramo Lincoln. E ho capito che qualcosa stava per succedere.

Il primo miracolo è stato trovare un posto per lasciare l’auto, senza il pericolo di multa o rimozione.  Poi mi sono avventurata in una stradina costeggiata da inconsuete villette colorate. Bellissime, allegre con tanto di giardinetto. Quasi un miraggio. Forse un’allucinazione: non sembrava più di essere in centro a Milano ma in un elegante periferia francese. Così ho cominciato a instagrammare, ho cercato informazioni e scoperto il Villaggio Lincoln, costruito nell’800 come dimora per gli operai cittadini, e così ben preservato da diventare oggi un gioiellino di edilizia chic. Appena finito di ammirare e invidiare quelle graziose abitazioni, ho attraversato la strada e proprio di fronte, in via Cellini, sono stata colpita da un’altra soprendente scoperta. Un negozio vintage delizioso, elegantissimo e raffinato nel decor e nelle proposte di abiti, accessori, gioielli e bijoux.

Affascinata dall’atmosfera del negozio sono entrata a curiosare e ho conosciuto la proprietaria, Sabrina Manin, che mi ha raccontato la della sua passione per la moda e i gioielli d’epoca. L’amore e l’attenzione per la manifattura di qualità, per i dettagli che fanno la differenza. Così con la cura e  la costanza del collezionista, ha raccolto nella sua boutique proposte moda che partono dal secolo scorso fino ad arrivare ai mitici anni ’80. Ci sono capi e accessori griffati ma anche tanti esempi di ottima manifattura  italiana. E i prezzi sono ragionevoli e abbordabili. Insomma il posto perfetto per trovare un regalo mai banale.

Il gusto estetico di Sabrina Manin si ritrova anche nell’arredamento in modernariato del negozio, perfetto complemento di stile che si abbina con l’abbigliamento e gli accessori proposti. Sembra di fare un viaggio a ritroso nel tempo ed entrare in una raffinata boutique degli anni ’50. Non ho osato chiederle se anche Gerry, il suo piccolo Jack Russell, che sonnecchiava tranquillo sotto una delle poltrone del negozio, sia stato scelto ad hoc. Mi ha incuriosito perchè anche lui sembrava perfettamente vintage, sia per la taglia che per il grazioso guinzaglio in cuoio. Così lontano dalla solita versione in nylon sgargiante che tengono a bada tutti i cani che conosco.

Il negozio è aperto solo da tre anni, ma è già un indirizzo doc per le stylist, studentesse e appassioante di moda. Ma è soprattutto è amatissimo da un pubblico orientale. E’ una tappa milanese fondamentale per molte turiste cinesi, giapponesi e coreane che adorano la moda vintage italiana.

Piumino corto da donna e capispalla Fay per l’Autunno Inverno 2018/2019

Colore,volume e allure sofisticata: queste le caratteristiche dei capispalla Fay per l’Autunno Inverno 2018/2019. Dai cappotti ai piumini femminili, il Brand Made in Italy reinterpreta i capi iconici che ne hanno decretato il successo fin dalla sua nascita, trasformandoli in must have di stagione.

 In linea con gli ultimi trend, Fay punta sulle nuance vivaci ma anche su capispalla di ispirazione vintage come il cappotto doppiopetto in morbida lana e cashmere con l’ampio rever a lancia o il romantico Virginia Coat con l’inconfondibile chiusura a tre ganci.

abbigliamento donna casual Fay
piumino corto donna Fay

Capispalla Fay: piumino corto da danna e gli altri must have di stagione

Stile urban chic per il piumino corto da donna con ampio fiocco all’altezza del collo pensato per assecondare uno stile di vita dinamico, senza rinunciare alla femminilità.

Oltre ai piumini l’abbigliamento donna casual firmato Fay non può prescindere da quelli che sono capispalla di intramontabile fascino come parka, bomber e l’innovativo Double Coat capace di coniugare funzionalità e stile, ideale per affrontare anche le temperature più rigide.

Tra le proposte per l’Autunno Inverno, non poteva mancare il celebre giaccone 4 ganci, nato negli anni ’80 e ispirato alle divise dei pompieri americani. Per questa stagione, Fay lo reinterpreta proponendone una versione corta in perfetto stile British, con finish dall’effetto lucido. Non passa inosservato anche l’’impermeabile in cotone misto lana, reso particolare da un rivestimento in lamina trasparente con effetto specchiato e fantasia micro pied-de-poule.

Piumino lungo VS piumino corto da donna

Oltre ai piumini corti per donna, tornano prepotentemente alla ribalta i capi spalla lunghi tra cui i piumini, avvolgenti e caldissimi, ideali per affrontare le basse temperature senza rinunciare allo stile. Intramontabile il piumino lungo con chiusura a zip e iconici ganci metallici. Bon ton e superfemminile anche il modello lungo con collo alto, impreziosito un grande fiocco ton-sur-ton.

(post scritto in collaborazione con Fay)

Come trovare una babysitter

Caccia agli ultimi regali, recite scolastiche, puntate al supermercato per aggiudicarsi golosità per pranzi e cene, brindisi e “natalini” fra amici. Sempre di corsa, multitasking e oltre.

Queste sono le settimane più caotiche e scintillanti dell’anno, il periodo prenatalizio eletrizza i bambini ma sfianca le mamme. Avolte a dare il colpo di grazia all’energia già ridotta al lumicino arriva anche una notizia ferale: la babysitter improvvisamente dà forfait. Oppure riduce la sua disponibilità. Se è una studentessa per colpa dell’appello degli esami, se è straniera magari ha pianificato il ritorno in patria per Natale.

Questo è l’incubo di ogni madre, declinato in varie sfumature: dall’influenza allo sciopero dei mezzi, quando la tata non si presenta il complicatissimo equilibrio famigliare della mamma lavoratrice si incrina. Allora meglio giocare di anticipo per non correre rischi.

 E’ una buona idea avere qualcuno che possa coprire eventuali emergenze, cercare la persona giusta a cui rivolgersi è possibile collegando sia Babysits.it, il portale che permette di trovare lababysitter più adatta e vicina alla zona dove abitiamo.

 Curriculum, inclinazioni e competenze delle varie candidate possono essere vagliati e verificati.

E’ possibile trovare babysitter temporanee oppure fisse.

Anche se il modello di tata ideale è universalmente sublimato nel personaggio di Mary Poppins (che sta tornando alla grande: oltre al musical il 20 dicembre uscirà il nuovo remake della celebre pellicola Disney) ogni madre ha le proprie priorità nelle caratteristiche della persona a cui affidare i bambini. C’è chi predilige le più giovani, perché vuole che sia percepita come una sorella maggiore ma anche chi, al contrario, preferisce una persona più matura.

Ci sono pro e contro in entrambe le opzioni.

L’importante è mettere ben in chiaro le proprie esigenze e non lasciare nulla di implicito e non detto. Così non ci saranno malintesi e il rapporto partirà nel modo migliore.

Poi è fondamentale che ci sia feeling con i bambini. Per questo, è importante che dopo il colloquio iniziale, anche i piccoli possano essere presentati alla nuova tata. Sarà anche la loro sensibilità a indicarci se abbiamo trovato la persona giusta.

 Nella mia esperienza sono stata fortunata, con la nostra ultima babysitter sono rimasta in amicizia e ho cominciato a uscire con lei, quando le mie figlie sono cresciute e potevano rimanere a casa da sole!

Trovare la persona giusta non è facile, perchè affinchè si instauri il giusto equilibrio deve esserci intesa e complicità da entrambe le parti, Babysits.it  infatti è utile anche per le aspiranti babysitter che possono iscriversi (gratuitamente) e valutare le richieste di lavoro più consone alle loro esigenze e disponibilità.


(post scritto in collaborazione con Babysits.it)

Come scrivere un romanzo rosa

Perché i romanzi rosa sono i libri più venduti? Cosa hanno in comune Orgoglio e Pregiudizio e Cinquanta sfumature di grigio? Sex & the city e Twilight?

Dai classici agli ultimi bestseller nati su internet e sviluppati su wattpad, come After di Anna Todd, il segreto è nella struttura narrativa che rimane sempre la stessa declinata poi in varie situazioni a seconda della cornice di spazio e tempo dove si vuole ambientare la storia. Sia in una cornice storica che distopica o in una trama biografica, il plot deve sempre seguire le medesime regole. Lo scheletro, lo schema, deve essere rigidamente lo stesso. Non si può sgarrare.

Via libera alla creatività ma bisogna condividere e rispettare la stessa regola ferrea che esiste anche per lo schema dei libri gialli.

In un romanzo sentimentale la trama e la vicenda devono catturare l’immaginazione di chi legge che si immedesima e vorrebbe vivere la stessa esperienza. Per accalappiare i lettori ci sono ci sono punti fermi che non devono essere sottovalutati.

L’ho imparato a mie spese, nei primi tentativi di scrittura. Un esempio eclatante su tutti? Il finale che non deve essere assolutamente aperto. Non bisogna lasciare fantasticare il lettore su come potrebbe svilupparsi la vicenda. No, bisogna dirglielo, anzi scriverlo chiaramente. Non si può pensare che qualcosa sia implicito, che possa essere “letto fra le righe”. O peggio, interpretato magicamente per telepatia dalla mente dell’autore.

Il finale deve essere chiaro e soprattutto positivo. Per non rischiare di irritare chi legge. A me è successo con il primo romanzo Love.com, su Amazon qualcuno, palesemente insodisfatto, in una recensione, aveva commentato:

“All’autrice è venuto un crampo alla mano e non è riuscita a chiudere degnamente la storia”

Ho impiegato un po’ di tempo a digerirlo, mi sono venute anche le lacrime agli occhi. Crudele ma simpatico, mi ha fatto assimilare bene il concetto 🙂

Adesso dopo aver sbagliato, capitalizzando nel bene e nel male sulla mia esperienza, ho deciso di condividere le dritte su come scrivere un romanzo rosa. Focalizzandomi soprattutto sugli errori da evitare. Lo scorso anno ho organizzato lezioni su questo argomento per le studentesse del liceo classico frequentato da mia figlia. Mentre da gennaio comincerò un corso di scrittura creativa finalizzato alla stesura di racconti che diventeranno poi un ebook.

Lo sport può cambiarti la vita

Dal 26 novembre al 31 dicembre lo sport fa squadra con la tecnologia per aiutare i ragazzi di alcune delle zone più degradate dell’Africa. Succede attraverso Dreamstiny, la campagna solidale promossa per realizzare cinque sogni e offrire un destino più grande ad alcuni dei giovani atleti che Slums Dunk (il nome dell’associazione è una storpiatura del termine tecnico slam dunk -schiacciata- in cui slum significa baraccopoli)  operativa nelle zone degradate dell’Africa, in questo caso a Mathare, un agglomerato di favelas alla periferia di Nairobi in Kenya.

Parte del ricavato verrà devoluto per l’assegnazione di cinque borse di studio per meriti sportivi a cinque giovani atleti, che avranno così modo di accedere alle scuole secondarie e proseguire gli studi.

Slums Dunk è il nostro modo di ringraziare lo sport per quello che ha creato nella nostra vita. È amore, crescita e opportunità” racconta Bruno Cerella, cestista, che insieme ai colleghi Tommaso Marino e Michele Carrea è socio fondatore di Slums Dunk.

“A Mathare, la baraccopoli di 100 mila abitanti dove abbiamo iniziato le nostre attività, non esiste la scuola secondaria e molti ragazzi non hanno la possibilità di studiare. Dal 2011 a oggi grazie all’aiuto di tutte le realtà e le persone che ci sostengono, oltre 20 bambini coinvolti nelle attività di Slums Dunk hanno ottenuto una borsa di studio e hanno potuto proseguire gli studi.”

Come fare per partecipare al progetto?

Basta cliccare su Dreamstiny, da oggi al 31 dicembre, sarà possibile sostenere la campagna e restare aggiornati sugli obiettivi raggiunti.

Come evitare rischi nello shopping di Black Friday

Ormai il Black Friday dura molto più di un giorno, le promozioni martellanti sono spalmate almeno per una settimana e non riguardano più solo gli acquisti online. Dall’e-commerce ai mercatini dove gli ambulanti scrivono Black Friday su un bel foglio con il pennarello, tutti cercano di attirare acquirenti con gli sconti.

Black Friday è sinonimo di affari e ovviamente non tutti leciti. Infatti il calderone degli acquisti online attira molto anche i truffatori, il cosidetto malware che si insinua insidiosamente nelle transazioni con la carta di credito, per carpire dati.

Mi è arrivato un comunicato con consigli per aiutare i consumatori a stare alla larga da comportamenti rischiosi e qui lo condivido. Alcune avvertenze sembrano banali ma è sempre meglio fare attenzione.

La diffusione annuale di URL dannosi è in linea con i dati di Google Trends relativi alle ricerche sul Black Friday: un’impennata che si verifica a partire da metà ottobre e che raggiunge il picco a fine novembre per poi scendere ai livelli minimi nel periodo di dicembre.

A livello nazionale, in vari paesi come Francia, Germania e Italia sono stati rilevati URL dannosi collegati al Black Friday, oltre a quelli già riscontrati negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Dietro a questa impennata annuale si nasconde il crescente numero di utenti che abitualmente fanno ricerche e acquisti online da un dispositivo mobile rispetto a quelli più tradizionali che si dedicano allo shopping dal computer di casa.

Gli URL dannosi, sia per computer che per smartphone, sono indirizzi web progettati per danneggiare o infettare i dispositivi che vi si connettono. Questi URL sono parte integrante di molte azioni malevole di diffusione di phishing e malware. Diversi siti di phishing dispongono sia della versione desktop che mobile, ma navigando sui siti mobile è più difficile individuare l’URL sospetto perché la visualizzazione è più piccola e spesso il link risulta tagliato o visualizzato con una serie di trattini che vengono aggiunti appositamente per nascondere le stringhe sospette dell’URL in una tecnica conosciuta come “URL padding”.

I rischi dipendono molto dal comportamento dei consumatori: se fanno acquisti da casa o mentre sono in giro, se navigano su una rete aperta o sicura, come gestiscono l’insidiosa questione delle password. Considerata la presenza di numerose minacce continuamente in circolazione e provenienti da URL infetti e dannosi, i consumatori dovrebbero agire con cautela in tutte e tre le fasi del processo di acquisto: dove acquistano, cosa osservano in fase di acquisto e soprattutto come finalizzano l’acquisto. 

DOVE ACQUISTARE IN SICUREZZA

Lo shopping su Internet permette di accedere ad offerte interessanti ma al tempo stesso l’utente potrebbe ritrovarsi su siti rischiosi.  Le pagine web di phishing sembrano copie perfette degli originali, ma gli indirizzi web che nascondono sono leggermente diversi. Quando confrontate prezzi e prodotti, cercate negozi online che abbiano un buon rapporto tra rating di fiducia e reputazione e un numero significativo di recensioni. Inoltre, è bene sapere che gli annunci di malvertising e phishing possono comparire anche su siti web legittimi ma compromessi.

Bisogna prestare attenzione: l’indirizzo web visibile nel browser dovrebbe rispecchiare il nome dell’azienda. Se è scritto in modo diverso o ha una serie insolita di trattini che nascondono l’URL, meglio chiudere immediatamente la pagina.

COSA CONTROLLARE IN FASE DI ACQUISTO 

Nel corso degli anni gli schemi delle email di phishing sono diventati sempre più mirati. Mentre può capitare di trovare nella casella di posta elettronica conferme d’ordine e fatture per servizi sconosciuti e non richiesti ( a me è successo da Ebay e Paypal ), è del tutto possibile che una campagna di spear-phishing includa il nome esatto e un’offerta davvero interessante.

Ci vuole diffidenza: se un’offerta sembra troppo bella per essere vera, probabilmente è così.

Meglio non aprire il file: gli allegati alle email sospette possono contenere qualsiasi cosa, dai ransomware alle ultime minacce zero-day.

E’ consigliabile usare sempre un antivirus aggiornato in grado di bloccare contenuti web pericolosi come phishing, malware e spam.

Cercare prodotti online può essere piacevole, ma prima o poi bisogna pagarli. Questo è un passaggio rischioso, soprattutto perché il numero di persone che fa acquisti online dai propri dispositivi mobili è in aumento. Le reti pubbliche, che si tratti di un negozio o di un bar, non sono sicure. Non inserire mai credenziali in un sito se si è sicuri al 100% che sia autentico.

Procedere sempre con la massima precauzione: assicurarsi che durante il processo di pagamento sia presente il simbolo di un lucchetto e che l’URL inizi con HTTPS, in modo da garantire una comunicazione sicura con il server web.

Inoltre l’utilizzo della crittografia consente di garantire un maggior livello di sicurezza tenendo le transazioni online lontane da sguardi indiscreti.

Cinese dentro

A sedici anni una sera ero a una cena di classe, a quei tempi l’atmosfera era molto più trasgressiva delle riunion che facciamo oggi, e mi ero ubriacata. Credo con del sangiovese o forse era trebbiano. Comunque.

Ne avevo bevuto un po’ troppo. Poi come spesso succede in vino veritas ho fatto una rivelazione inquietante.

“Sapete, sono cinese”

Qualcuno ha allontanto la bottiglia e mi ha consigliato:

“Smettila di bere”

Allora mi sono tirata gli occhi, per renderli più a mandorla, essere più convincente.

Ho insistito: “Me l’ha raccontato mia nonna, abbiamo antenati cinesi”

Mia nonna veniva da Genova, ed era bionda, ma un po’ di sangue cinese, in quel mondo variegato di marinai e naviganti ci stava benissimo. Quindi mi sentivo cinese. Faceva figo.

A quei tempi poi nessuno odiava/criticava i cinesi, nessuno pensava che stavano conquistandoci, comprando ad esempio tutti i bar a Milano e imparando anche a fare capuccini buonissimi. Nessuno guardava con sospetto i pizzazioli e i sushi men cinesi. E non si poteva certo ancora accusarli di inquinare il pianeta e produrre giocatttoli tossici. 

A quei tempi i cinesi erano cinesi e basta, con i capelli lisci e gli occhi a mandorla. Per essere credibile dovevo usare molta piastra e molto eyeliner, quindi nessuno dei miei compagni mi ha creduto.

Per loro ero ubriaca ma non cinese.

Sono passati tanti anni e l’altro giorno, Anita che studia medicina a Pavia, mi ha telefonato per darmi, a suo parere, una notizia sconvolgente.

Da uno studio sul DNA, con campioni  raccolti nella sua facoltà tra gli studenti, abbinato all’albero genealogico di ognuno, aveva appena avuto il risultato del suo ramo materno.

E cosa è venuto fuori? Il nostro è un ceppo del sud est asiatico!

Magari coreano, magari filippino, magari giapponese.

Non voglio approfondire i dettagli, l’importante è che avevo ragione a sentirmi cinese dentro!

Quindi, con soddisfazione, le ho risposto: “L’ho sempre saputo!”

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