Sottomesse e ardenti

In ogni donna ci sta un demonio che salta fuori con il matrimonio!

Questa perla di saggezza, scritta negli anni ’40 da un collega con lo pseudonimo di Micio, l’ho scovata in una pagina di consigli dedicati al pubblico femminile delle prime copie di Grand Hotel, nato nel 1946 e ancora in edicola.

Sto facendo delle ricerche sulla storia della letteratura rosa in previsione della scrittura di un saggio sull’argomento. E ho trovato dettagli molto interessanti. inquietanti. Soprattutto sulla condizione femminile. Infatti “il rosa” da sempre è stato considerato un genere dedicato alle lettrici e quindi oltre alle storie d’amore nelle pagine delle riviste c’erano sempre la posta del cuore e la rubrica dei consigli “sociologici” su come cavarsela nell’intricatissimo mondo dei sentimenti.

L’articolo di Micio si intitolava: Che donne vogliono questi uomini? una specie di indagine pioniera di titoli futuri come “Le donne vengono da Venere e gli uomini da Marte” o anche “Quello che gli uomini non dicono“,. Quindi Micio potrebbe definirsi quello che oggi chiamiamo “un visionario”, insomma uno che era avanti con i tempi. Peccato che nella sua indagine non approfondisca più di tanto. La prima domanda che si pone è: meglio la donna bella o quella brutta? Sembra banale ma il nostro Micio spiega che la brutta è da sposare mentre la bella da…corteggiare. Perchè tra le righe spiega che la bella attrae ma fa paura, meglio non fidarsi.

E qui purtroppo mi sembra che quasi un secolo dopo non è che si siano fatti così tanti passi avanti. Le belle di oggi oltre a essere attraenti sono anche diventate indipendenti, esigenti, giudicanti e quindi fanno ancora più paura e rendono diffidenti.

Micio poi passa su un altro argomento scottante: meglio la bassa o quella alta? Qui il nostro contestualizza, in Italia gli uomini alti sono pochi, quindi meglio la bassa (anche più comoda da sovrastare).

Ultimo amletico dubbio: la grassa o la magra? E qui si discrimina: Micio scrive che di solito nelle classi povere vanno per la maggiore le più polpose mentre tra i ricchi si apprezzano anche le false magre.

(Avevo una zia falsa magra, adesso però non esistono più!)

Per aiutare nella scelta della futura moglie, Micio infine conclude con due consigli d’autore. Gozzano diceva: Le grasse sono più riposanti. (come un divano?)

Mentre De Gruyere affermava “Le donne magre sono più ardenti”

Per crescere bene e diventare una brava moglie, a prescindere dall’aspetto fisico, ho scoperto un’altra chicca, un settimanale per bambine, pubblicato negli anni’30. Si intitolava Donnina e aveva articoli (primitivi tutorial!) sulla cura della casa, su come usare ago e filo e impare nobili principi! (di sottomissione)

Torta vegana low cost al cioccolato e frutti di bosco


Questa torta, senza latte e senza uova, buonissima e molto golosa è un adattamento di una ricetta che ho trovato in rete. Facilissima da preparare è molto scenografica ma diversamente dalle torte raw anche a costo molto contenuto. Tutti gli ingredienti si trovano infatti al supermercato senza bisogno di recarsi nei negozi specializzati in prodotti bio. Un accorgimento per gustare al meglio questa torta è preparla in anticipo, anche mezza giornata prima , e conservarla in frigorifero.

Servita fredda oltre che bella è deliziosa!

Ingredienti:

  • 80 gr. olio di cocco
  • 220 gr. farina 00
  • 80 gr. cacao amaro
  • 1 cucchiaino di bicarbonato
  • 290 gr. di zucchero di cocco
  • 400ml di acqua
  • 1 cucchiaino di aceto di mele
  • 250 gr. di cioccolato fondente
  • 150 ml di bevanda al cocco
  • 2 confezioni di frutti di bosco

Procedimento:

Per preparare la base della torta basta mischiare, in una ciotola, tutti gli ingredienti liquidi e poi amalgamare, mescolando quelli solidi. Meglio usare una frusta per combattere i grumi che si formano nel composto. L’olio di cocco si scioglie a bagno maria o più velocemente nel microonde. Nella base si usano solo 50 gr. di cioccolato solido, grattatto o spezzettato il più finemente possibile. Poi si unge un teglia (apribile) del diametro di 26cm con un po’ di olio di cocco e si spolvera con la farina. Si cuoce per 35-40 minuti a seconda delle caratteristiche del forno.

Mentre cuoce la torta si prepara la glassa, facendo sciogliere 200 gr di cioccolato fondente in un pentolino con la bevanda al cocco (non il latte ma la bevanda). Tolta la base dal forno, dopo aver fatto la prova dello stecchino, si spennella sopra la glassa e poi si abbellisce a piacere con i frutti di bosco. Chi volesse sperimentare può anche usare altri tipi di frutta, sia fresca che secca. Si lascia raffreddare e poi si blinda per alcune ore in frigo. se si riesce a non mangiarla tutta subito si può conservare per un paio di giorni, tanto è senza prodotti di origine animale!




Eleganza vintage

E’ stata una sorpresa inaspettata. Nonostante viva a Milano da tanti anni e l’itinerario fra viale Premuda e piazza Risorgimento sia così familiare (oramai lo chiamo con lo slang dei coetanei delle mie figlie  “vado in Riso”),  qualche giorno fa, cercando un parcheggio, ho iniziato a gironzolare per la prima volta all’interno del quartiere.  Ho scoperto vie con nomi “bizzarri” e molto poco milanesi, come Benjamin Franklyn e Abramo Lincoln. E ho capito che qualcosa stava per succedere.

Il primo miracolo è stato trovare un posto per lasciare l’auto, senza il pericolo di multa o rimozione.  Poi mi sono avventurata in una stradina costeggiata da inconsuete villette colorate. Bellissime, allegre con tanto di giardinetto. Quasi un miraggio. Forse un’allucinazione: non sembrava più di essere in centro a Milano ma in un elegante periferia francese. Così ho cominciato a instagrammare, ho cercato informazioni e scoperto il Villaggio Lincoln, costruito nell’800 come dimora per gli operai cittadini, e così ben preservato da diventare oggi un gioiellino di edilizia chic. Appena finito di ammirare e invidiare quelle graziose abitazioni, ho attraversato la strada e proprio di fronte, in via Cellini, sono stata colpita da un’altra soprendente scoperta. Un negozio vintage delizioso, elegantissimo e raffinato nel decor e nelle proposte di abiti, accessori, gioielli e bijoux.

Affascinata dall’atmosfera del negozio sono entrata a curiosare e ho conosciuto la proprietaria, Sabrina Manin, che mi ha raccontato la della sua passione per la moda e i gioielli d’epoca. L’amore e l’attenzione per la manifattura di qualità, per i dettagli che fanno la differenza. Così con la cura e  la costanza del collezionista, ha raccolto nella sua boutique proposte moda che partono dal secolo scorso fino ad arrivare ai mitici anni ’80. Ci sono capi e accessori griffati ma anche tanti esempi di ottima manifattura  italiana. E i prezzi sono ragionevoli e abbordabili. Insomma il posto perfetto per trovare un regalo mai banale.

Il gusto estetico di Sabrina Manin si ritrova anche nell’arredamento in modernariato del negozio, perfetto complemento di stile che si abbina con l’abbigliamento e gli accessori proposti. Sembra di fare un viaggio a ritroso nel tempo ed entrare in una raffinata boutique degli anni ’50. Non ho osato chiederle se anche Gerry, il suo piccolo Jack Russell, che sonnecchiava tranquillo sotto una delle poltrone del negozio, sia stato scelto ad hoc. Mi ha incuriosito perchè anche lui sembrava perfettamente vintage, sia per la taglia che per il grazioso guinzaglio in cuoio. Così lontano dalla solita versione in nylon sgargiante che tengono a bada tutti i cani che conosco.

Il negozio è aperto solo da tre anni, ma è già un indirizzo doc per le stylist, studentesse e appassioante di moda. Ma è soprattutto è amatissimo da un pubblico orientale. E’ una tappa milanese fondamentale per molte turiste cinesi, giapponesi e coreane che adorano la moda vintage italiana.

Piumino corto da donna e capispalla Fay per l’Autunno Inverno 2018/2019

Colore,volume e allure sofisticata: queste le caratteristiche dei capispalla Fay per l’Autunno Inverno 2018/2019. Dai cappotti ai piumini femminili, il Brand Made in Italy reinterpreta i capi iconici che ne hanno decretato il successo fin dalla sua nascita, trasformandoli in must have di stagione.

 In linea con gli ultimi trend, Fay punta sulle nuance vivaci ma anche su capispalla di ispirazione vintage come il cappotto doppiopetto in morbida lana e cashmere con l’ampio rever a lancia o il romantico Virginia Coat con l’inconfondibile chiusura a tre ganci.

abbigliamento donna casual Fay
piumino corto donna Fay

Capispalla Fay: piumino corto da danna e gli altri must have di stagione

Stile urban chic per il piumino corto da donna con ampio fiocco all’altezza del collo pensato per assecondare uno stile di vita dinamico, senza rinunciare alla femminilità.

Oltre ai piumini l’abbigliamento donna casual firmato Fay non può prescindere da quelli che sono capispalla di intramontabile fascino come parka, bomber e l’innovativo Double Coat capace di coniugare funzionalità e stile, ideale per affrontare anche le temperature più rigide.

Tra le proposte per l’Autunno Inverno, non poteva mancare il celebre giaccone 4 ganci, nato negli anni ’80 e ispirato alle divise dei pompieri americani. Per questa stagione, Fay lo reinterpreta proponendone una versione corta in perfetto stile British, con finish dall’effetto lucido. Non passa inosservato anche l’’impermeabile in cotone misto lana, reso particolare da un rivestimento in lamina trasparente con effetto specchiato e fantasia micro pied-de-poule.

Piumino lungo VS piumino corto da donna

Oltre ai piumini corti per donna, tornano prepotentemente alla ribalta i capi spalla lunghi tra cui i piumini, avvolgenti e caldissimi, ideali per affrontare le basse temperature senza rinunciare allo stile. Intramontabile il piumino lungo con chiusura a zip e iconici ganci metallici. Bon ton e superfemminile anche il modello lungo con collo alto, impreziosito un grande fiocco ton-sur-ton.

(post scritto in collaborazione con Fay)

Come trovare una babysitter

Caccia agli ultimi regali, recite scolastiche, puntate al supermercato per aggiudicarsi golosità per pranzi e cene, brindisi e “natalini” fra amici. Sempre di corsa, multitasking e oltre.

Queste sono le settimane più caotiche e scintillanti dell’anno, il periodo prenatalizio eletrizza i bambini ma sfianca le mamme. Avolte a dare il colpo di grazia all’energia già ridotta al lumicino arriva anche una notizia ferale: la babysitter improvvisamente dà forfait. Oppure riduce la sua disponibilità. Se è una studentessa per colpa dell’appello degli esami, se è straniera magari ha pianificato il ritorno in patria per Natale.

Questo è l’incubo di ogni madre, declinato in varie sfumature: dall’influenza allo sciopero dei mezzi, quando la tata non si presenta il complicatissimo equilibrio famigliare della mamma lavoratrice si incrina. Allora meglio giocare di anticipo per non correre rischi.

 E’ una buona idea avere qualcuno che possa coprire eventuali emergenze, cercare la persona giusta a cui rivolgersi è possibile collegando sia Babysits.it, il portale che permette di trovare lababysitter più adatta e vicina alla zona dove abitiamo.

 Curriculum, inclinazioni e competenze delle varie candidate possono essere vagliati e verificati.

E’ possibile trovare babysitter temporanee oppure fisse.

Anche se il modello di tata ideale è universalmente sublimato nel personaggio di Mary Poppins (che sta tornando alla grande: oltre al musical il 20 dicembre uscirà il nuovo remake della celebre pellicola Disney) ogni madre ha le proprie priorità nelle caratteristiche della persona a cui affidare i bambini. C’è chi predilige le più giovani, perché vuole che sia percepita come una sorella maggiore ma anche chi, al contrario, preferisce una persona più matura.

Ci sono pro e contro in entrambe le opzioni.

L’importante è mettere ben in chiaro le proprie esigenze e non lasciare nulla di implicito e non detto. Così non ci saranno malintesi e il rapporto partirà nel modo migliore.

Poi è fondamentale che ci sia feeling con i bambini. Per questo, è importante che dopo il colloquio iniziale, anche i piccoli possano essere presentati alla nuova tata. Sarà anche la loro sensibilità a indicarci se abbiamo trovato la persona giusta.

 Nella mia esperienza sono stata fortunata, con la nostra ultima babysitter sono rimasta in amicizia e ho cominciato a uscire con lei, quando le mie figlie sono cresciute e potevano rimanere a casa da sole!

Trovare la persona giusta non è facile, perchè affinchè si instauri il giusto equilibrio deve esserci intesa e complicità da entrambe le parti, Babysits.it  infatti è utile anche per le aspiranti babysitter che possono iscriversi (gratuitamente) e valutare le richieste di lavoro più consone alle loro esigenze e disponibilità.


(post scritto in collaborazione con Babysits.it)

Come scrivere un romanzo rosa

Perché i romanzi rosa sono i libri più venduti? Cosa hanno in comune Orgoglio e Pregiudizio e Cinquanta sfumature di grigio? Sex & the city e Twilight?

Dai classici agli ultimi bestseller nati su internet e sviluppati su wattpad, come After di Anna Todd, il segreto è nella struttura narrativa che rimane sempre la stessa declinata poi in varie situazioni a seconda della cornice di spazio e tempo dove si vuole ambientare la storia. Sia in una cornice storica che distopica o in una trama biografica, il plot deve sempre seguire le medesime regole. Lo scheletro, lo schema, deve essere rigidamente lo stesso. Non si può sgarrare.

Via libera alla creatività ma bisogna condividere e rispettare la stessa regola ferrea che esiste anche per lo schema dei libri gialli.

In un romanzo sentimentale la trama e la vicenda devono catturare l’immaginazione di chi legge che si immedesima e vorrebbe vivere la stessa esperienza. Per accalappiare i lettori ci sono ci sono punti fermi che non devono essere sottovalutati.

L’ho imparato a mie spese, nei primi tentativi di scrittura. Un esempio eclatante su tutti? Il finale che non deve essere assolutamente aperto. Non bisogna lasciare fantasticare il lettore su come potrebbe svilupparsi la vicenda. No, bisogna dirglielo, anzi scriverlo chiaramente. Non si può pensare che qualcosa sia implicito, che possa essere “letto fra le righe”. O peggio, interpretato magicamente per telepatia dalla mente dell’autore.

Il finale deve essere chiaro e soprattutto positivo. Per non rischiare di irritare chi legge. A me è successo con il primo romanzo Love.com, su Amazon qualcuno, palesemente insodisfatto, in una recensione, aveva commentato:

“All’autrice è venuto un crampo alla mano e non è riuscita a chiudere degnamente la storia”

Ho impiegato un po’ di tempo a digerirlo, mi sono venute anche le lacrime agli occhi. Crudele ma simpatico, mi ha fatto assimilare bene il concetto 🙂

Adesso dopo aver sbagliato, capitalizzando nel bene e nel male sulla mia esperienza, ho deciso di condividere le dritte su come scrivere un romanzo rosa. Focalizzandomi soprattutto sugli errori da evitare. Lo scorso anno ho organizzato lezioni su questo argomento per le studentesse del liceo classico frequentato da mia figlia. Mentre da gennaio comincerò un corso di scrittura creativa finalizzato alla stesura di racconti che diventeranno poi un ebook.

Lo sport può cambiarti la vita

Dal 26 novembre al 31 dicembre lo sport fa squadra con la tecnologia per aiutare i ragazzi di alcune delle zone più degradate dell’Africa. Succede attraverso Dreamstiny, la campagna solidale promossa per realizzare cinque sogni e offrire un destino più grande ad alcuni dei giovani atleti che Slums Dunk (il nome dell’associazione è una storpiatura del termine tecnico slam dunk -schiacciata- in cui slum significa baraccopoli)  operativa nelle zone degradate dell’Africa, in questo caso a Mathare, un agglomerato di favelas alla periferia di Nairobi in Kenya.

Parte del ricavato verrà devoluto per l’assegnazione di cinque borse di studio per meriti sportivi a cinque giovani atleti, che avranno così modo di accedere alle scuole secondarie e proseguire gli studi.

Slums Dunk è il nostro modo di ringraziare lo sport per quello che ha creato nella nostra vita. È amore, crescita e opportunità” racconta Bruno Cerella, cestista, che insieme ai colleghi Tommaso Marino e Michele Carrea è socio fondatore di Slums Dunk.

“A Mathare, la baraccopoli di 100 mila abitanti dove abbiamo iniziato le nostre attività, non esiste la scuola secondaria e molti ragazzi non hanno la possibilità di studiare. Dal 2011 a oggi grazie all’aiuto di tutte le realtà e le persone che ci sostengono, oltre 20 bambini coinvolti nelle attività di Slums Dunk hanno ottenuto una borsa di studio e hanno potuto proseguire gli studi.”

Come fare per partecipare al progetto?

Basta cliccare su Dreamstiny, da oggi al 31 dicembre, sarà possibile sostenere la campagna e restare aggiornati sugli obiettivi raggiunti.

Come evitare rischi nello shopping di Black Friday

Ormai il Black Friday dura molto più di un giorno, le promozioni martellanti sono spalmate almeno per una settimana e non riguardano più solo gli acquisti online. Dall’e-commerce ai mercatini dove gli ambulanti scrivono Black Friday su un bel foglio con il pennarello, tutti cercano di attirare acquirenti con gli sconti.

Black Friday è sinonimo di affari e ovviamente non tutti leciti. Infatti il calderone degli acquisti online attira molto anche i truffatori, il cosidetto malware che si insinua insidiosamente nelle transazioni con la carta di credito, per carpire dati.

Mi è arrivato un comunicato con consigli per aiutare i consumatori a stare alla larga da comportamenti rischiosi e qui lo condivido. Alcune avvertenze sembrano banali ma è sempre meglio fare attenzione.

La diffusione annuale di URL dannosi è in linea con i dati di Google Trends relativi alle ricerche sul Black Friday: un’impennata che si verifica a partire da metà ottobre e che raggiunge il picco a fine novembre per poi scendere ai livelli minimi nel periodo di dicembre.

A livello nazionale, in vari paesi come Francia, Germania e Italia sono stati rilevati URL dannosi collegati al Black Friday, oltre a quelli già riscontrati negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Dietro a questa impennata annuale si nasconde il crescente numero di utenti che abitualmente fanno ricerche e acquisti online da un dispositivo mobile rispetto a quelli più tradizionali che si dedicano allo shopping dal computer di casa.

Gli URL dannosi, sia per computer che per smartphone, sono indirizzi web progettati per danneggiare o infettare i dispositivi che vi si connettono. Questi URL sono parte integrante di molte azioni malevole di diffusione di phishing e malware. Diversi siti di phishing dispongono sia della versione desktop che mobile, ma navigando sui siti mobile è più difficile individuare l’URL sospetto perché la visualizzazione è più piccola e spesso il link risulta tagliato o visualizzato con una serie di trattini che vengono aggiunti appositamente per nascondere le stringhe sospette dell’URL in una tecnica conosciuta come “URL padding”.

I rischi dipendono molto dal comportamento dei consumatori: se fanno acquisti da casa o mentre sono in giro, se navigano su una rete aperta o sicura, come gestiscono l’insidiosa questione delle password. Considerata la presenza di numerose minacce continuamente in circolazione e provenienti da URL infetti e dannosi, i consumatori dovrebbero agire con cautela in tutte e tre le fasi del processo di acquisto: dove acquistano, cosa osservano in fase di acquisto e soprattutto come finalizzano l’acquisto. 

DOVE ACQUISTARE IN SICUREZZA

Lo shopping su Internet permette di accedere ad offerte interessanti ma al tempo stesso l’utente potrebbe ritrovarsi su siti rischiosi.  Le pagine web di phishing sembrano copie perfette degli originali, ma gli indirizzi web che nascondono sono leggermente diversi. Quando confrontate prezzi e prodotti, cercate negozi online che abbiano un buon rapporto tra rating di fiducia e reputazione e un numero significativo di recensioni. Inoltre, è bene sapere che gli annunci di malvertising e phishing possono comparire anche su siti web legittimi ma compromessi.

Bisogna prestare attenzione: l’indirizzo web visibile nel browser dovrebbe rispecchiare il nome dell’azienda. Se è scritto in modo diverso o ha una serie insolita di trattini che nascondono l’URL, meglio chiudere immediatamente la pagina.

COSA CONTROLLARE IN FASE DI ACQUISTO 

Nel corso degli anni gli schemi delle email di phishing sono diventati sempre più mirati. Mentre può capitare di trovare nella casella di posta elettronica conferme d’ordine e fatture per servizi sconosciuti e non richiesti ( a me è successo da Ebay e Paypal ), è del tutto possibile che una campagna di spear-phishing includa il nome esatto e un’offerta davvero interessante.

Ci vuole diffidenza: se un’offerta sembra troppo bella per essere vera, probabilmente è così.

Meglio non aprire il file: gli allegati alle email sospette possono contenere qualsiasi cosa, dai ransomware alle ultime minacce zero-day.

E’ consigliabile usare sempre un antivirus aggiornato in grado di bloccare contenuti web pericolosi come phishing, malware e spam.

Cercare prodotti online può essere piacevole, ma prima o poi bisogna pagarli. Questo è un passaggio rischioso, soprattutto perché il numero di persone che fa acquisti online dai propri dispositivi mobili è in aumento. Le reti pubbliche, che si tratti di un negozio o di un bar, non sono sicure. Non inserire mai credenziali in un sito se si è sicuri al 100% che sia autentico.

Procedere sempre con la massima precauzione: assicurarsi che durante il processo di pagamento sia presente il simbolo di un lucchetto e che l’URL inizi con HTTPS, in modo da garantire una comunicazione sicura con il server web.

Inoltre l’utilizzo della crittografia consente di garantire un maggior livello di sicurezza tenendo le transazioni online lontane da sguardi indiscreti.

Cinese dentro

A sedici anni una sera ero a una cena di classe, a quei tempi l’atmosfera era molto più trasgressiva delle riunion che facciamo oggi, e mi ero ubriacata. Credo con del sangiovese o forse era trebbiano. Comunque.

Ne avevo bevuto un po’ troppo. Poi come spesso succede in vino veritas ho fatto una rivelazione inquietante.

“Sapete, sono cinese”

Qualcuno ha allontanto la bottiglia e mi ha consigliato:

“Smettila di bere”

Allora mi sono tirata gli occhi, per renderli più a mandorla, essere più convincente.

Ho insistito: “Me l’ha raccontato mia nonna, abbiamo antenati cinesi”

Mia nonna veniva da Genova, ed era bionda, ma un po’ di sangue cinese, in quel mondo variegato di marinai e naviganti ci stava benissimo. Quindi mi sentivo cinese. Faceva figo.

A quei tempi poi nessuno odiava/criticava i cinesi, nessuno pensava che stavano conquistandoci, comprando ad esempio tutti i bar a Milano e imparando anche a fare capuccini buonissimi. Nessuno guardava con sospetto i pizzazioli e i sushi men cinesi. E non si poteva certo ancora accusarli di inquinare il pianeta e produrre giocatttoli tossici. 

A quei tempi i cinesi erano cinesi e basta, con i capelli lisci e gli occhi a mandorla. Per essere credibile dovevo usare molta piastra e molto eyeliner, quindi nessuno dei miei compagni mi ha creduto.

Per loro ero ubriaca ma non cinese.

Sono passati tanti anni e l’altro giorno, Anita che studia medicina a Pavia, mi ha telefonato per darmi, a suo parere, una notizia sconvolgente.

Da uno studio sul DNA, con campioni  raccolti nella sua facoltà tra gli studenti, abbinato all’albero genealogico di ognuno, aveva appena avuto il risultato del suo ramo materno.

E cosa è venuto fuori? Il nostro è un ceppo del sud est asiatico!

Magari coreano, magari filippino, magari giapponese.

Non voglio approfondire i dettagli, l’importante è che avevo ragione a sentirmi cinese dentro!

Quindi, con soddisfazione, le ho risposto: “L’ho sempre saputo!”

Una voce incredibile

Ultimamente esco più spesso, prima andavo soprattutto al cinema ma adesso mi piace anche cercare localidove ascoltare musica. Anche perchè si fanno interessanti scoperte, a Milano ci sono un sacco di spazi dove si può trovare dell’ottima musica. Conoscere giovani artisti emergenti che non sono ancora nel circuito musicale mainstream. L’altra sera infatti ho avuto il piacere e la fortuna di assistere all’esibizione di un ragazzo molto talentuoso: Andrew Xeniadis, giovanissimo, sta per compiere 23 anni, ha una voce veramente incredibile.

La sua esibizione mi ha molto colpito e quando è sceso dal palco, mi sono comportata, (senza vergogna!) un po’ da fan. Ho cercato di conoscerlo e non ho potuto far a meno di fargli alcune domande. Così ho scoperto che la sua capacità canora è frutto di anni di passione per la musica, i suoi modelli sono di altissimo livello: gli artisti dell’area R&b, soul, pop, e gospel. Ammira e si ispira a Ray Charles, Stevie Wonder, Michael Jackson, Prince. Ma questo ragazzo non si è limitato ad ammirare i suoi idoli musicali, per emularli ha studiato canto e tecnica musicale già dieci anni, iniziando con la scuola media.
(Riprova che le scuole medie musicali funzionano, danno ai ragazzi i primi importanti fondamenti musicali e li aiutano, imparando a suonare insieme, a superare il panico dell’esibizione!)

Da quegli anni in poi Andrew (metà italiano e metà greco) non si è più fermato. Ha vinto una borsa di studio per il prestigioso Berklee College of Music di Boston. In quella occasione ho partecipato ad una selezione con 100 studenti provenienti da tutto il mondo per la performance di fine corso. Ed è stato selezionato tra i 10 vocalists che si sono esibiti al concerto finale.
E poi ancora studio, musica e studio. Tornato in Italia ha finito il liceo, partecipato anche a XFactor e poi si è iscritto a un’altra scuola prestigiosa la BIMM di Londra.

Più recentemente, oltre a esibirsi in due edizioni dei concerti Back to Black, è lead singer con il coro Gospel Oh!rdinary People, poi ha prodotto il suo primo singolo Tell me the truth. Ora sta lavorando al primo album che spera di far uscire nel prossimo anno.

Il 18 novembre, mi ha raccontato, che sarà ancora a Milano al Memo, dove presenterà il suo nome d’arte Drew, non posso certo perdermi lasua esibizione!

Halloween DOC in stile gotico

Oramai ad Halloween non si scappa più. Chi non lo celebra è considerato strano.

L’altro giorno in autobus ho sentito un bambino delle elementari che si lamentava.

“Noi in classe non facciamo nulla per Halloween…”

“Come mai?”, chiedeva stupito l’amichetto.

“Perchè la mia maestra è contro…”, sospirava, sconsolato, il piccoletto.

“Non scriviamo, non facciamo i disegni, non impariamo le poesie…”

Le poesie per Halloween!!??!?!!

Se anche voi vi sentite spiritualmente vicini alla suddetta maestra e non ne potete più di dolcetto o scherzetto e magari anche le zucche vi danno la nausea, c’è un altro modo per festeggiare domani sera. Potete partecipare, a Milano, a una passeggiata notturna che anche dog-friendly, organizzata in collaborazione con Il Circolo del Gotico: una serata tenebrosa dedicata al maestro del gotico Edgar Allan Poe.

Una serata davvero originale condotta da Jennifer Radulović – storica, saggista e divulgatrice – che racconterà vita e opere del celebre maestro del gotico con approfondimento sulle teorie del mesmerismo e sul fenomeno della catalessi. Un percorso appassionante fra figure inquietanti, paure e atmosfere affascinanti, una serata itinerante nella suggestione notturna delle candele, consegnate ai partecipanti al ritrovo presso il Parco Indro Montanelli (Porta Venezia) alle ore 20.30.

Dopo la passeggiata la serata proseguirà presso il cinema Spazio Oberdan dove i partecipanti, comodamente seduti, potranno assistere a una carrellata di immagini e documenti dell’epoca.

A concludere l’evento, verso le ore 23 circa, sempre presso il cinema Spazio Oberdan, la speciale proiezione del film La caduta della casa Usher (Jean Epstein, Francia, 1928, 61’). Ispirato a diversi racconti del terrore di Edgar Allan Poe, fra cui quello omonimo del 1839, Il ritratto ovale e Ligeia, questo grande capolavoro del cinema muto non solo ci immerge nelle pagine inquietanti di Poe, ma riesce a rendere la vena claustrofobica e il senso di fatalità in ogni suo fotogramma grazie all’uso della luce, a effetti cinematografici come il ralenti e alle scenografie.

Per info: mic@cinetecamilano.it

La necessità di difendere i più deboli

La storia terribile di Desirée è un colpo al cuore per tutti noi. Così angosciante che non mi sento all’alteza di un commento. Però oggi ho ricevuto questo comunicato stampa che riporta l’opinione di Armando Piccinni, Presidente della Fondazione BRF Onlus, l’unica Fondazione Onlus di ricerca psichiatrica in Italia.

Sono d’accordo con le sue parole che riporto qui integralmente.

“Se non siamo in grado di difendere le persone come Desirée dobbiamo rivedere i nostri modelli di tutela e di assistenza” denuncia Piccinni.
“Desirée non era peggiore di quelli che ce la fanno a tirarsi fuori da quel mondo di droga che nel 2018 ha già fatto quasi 200 vittime. Era di certo più delicata e sensibile, più esile e gracile, più vulnerabile e soprattutto sola. Sono queste le persone che una società civile dovrebbe proteggere e tutelare, sostenere e affiancare. Tutto questo a Desiree è mancato. Così come manca a tutti coloro che sono come lei, e che come lei vivono”.
“La morte di Desirée è la punta di un iceberg. Una ragazza di sedici anni ha bisogno di esempi da emulare, adulti che la proteggano, scuole che la educhino, genitori che la difendano. Lei aveva poco o nulla di tutto questo. Tanti altri, come lei, hanno poco o nulla. Non tutti fanno la sua terribile fine ma ce la fanno a combattere e a tirarsi fuori dal fango che li circonda”.
“Perché lei non ce l’ha fatta? Perché è stata falciata senza pietà e senza rispetto? Sono domande a cui le Istituzioni – conclude Piccinni – devono rispondere, perché la responsabilità di uno Stato civile passa dalla tutela che fornisce ai più deboli, agli uomini e alle donne del futuro”.

Una ragazza da tenere d’occhio

Il recente panorama musicale è conquistato dalla trap, dagli epigoni di Fedez e naturalmente dagli ambitissimi talent. Mentre, per le ragazze, sembra che la via canora più veloce sia purtroppo a senso unico verso lo smutandamento, ma in questo panorama ho fatto fortunatamente una scoperta molto interessante. Si tratta di Emily Litta, una ventiquattrenne con una voce incredibile, ricorda le sonorità R&B e con le sue canzoni si allontana con originalità dalle tendenze mainstream, pur rimanendo molto accattivante e orecchiabile.

E’ così carina e talentuosa che ha conquistato anche le mie figlie, due “angeli” di solito ipercritiche rispetto alle doti artistiche dei coetanei. E soprattutto molto scettiche riguardo ai miei suggerimenti musicali (“ma mamma, come fa a piacerti Gogol Bordello!?”), ascoltandola e guardando i suoi video non hanno potuto fare a meno di apprezzarla e aggiungerla subito alla loro playlist di Spotify.

Emily Litta, suona e canta da quando aveva tredici anni, scrive i propri testi e ha ottimi riferimenti musicali: è appassionata dei ritmi Motown, ama il funk, con modelli femminili che spaziano da Donna Summer all’inossidabile e raffinata Sade.

In questo mondo in cui la rivelazione femminile dell’anno è Cardi Bi (Mi chiamano Cardi Bardi, corpo da sbattere, mamma piccante, un bocconcino caldo, più caldo di una salsa), Emily Litta rappresenta quindi una luce all’orizzonte anche, e non solo, per la dignità canora femminile.

Non vedo l’ora che realizzi il mini album a cui sta lavorando, previsto in uscita per il 2019.

P.S. Poi il video girato a Londra, dove ho riconosciuto vari luoghi, mi ha ovviamente colpito al cuore!

Andy Warhol in mostra a Bologna

Una mostra che funziona quasi come la macchina del tempo: si torna a ritroso nel passato di oltre trent’anni.

(Nel periodo in cui i leggings erano famosi per la prima volta e si chiamavano fuseaux!)

Si torna agli anni ‘80 che si aprono con l’elezione dell’ex attore Ronald Reagan a Presidente degli Stati Uniti. L’economia si trasforma in finanza e si accumulano ricchezze inimmaginabili. John Lennon muore ucciso sotto casa l’8 dicembre 1980. La borsa di New York crolla e materialmente anche il Muro di Berlino. I fatti di piazza Tienanmen, l’invenzione del www e l’impazzare dell’Aids negli USA.
Nel giro di poco l’arte perde, tra gli altri, Keith Haring, il fotografo Robert Mapplethorpe mentre Basquiat muore distrutto dalla droga.

Quando l’economia “tira” la pittura ne è il primo segnale: nel 1980 The Times Square Show è la prima mostra sulla generazione di graffitisti, anarchica nello spirito ed estremamente provocatoria.

 

Oltre la pittura, Jeff Koons rappresenta il perfetto trait-d’union tra arte ed economia: dopo l’esperienza come broker a Wall Street, Koons riflette sugli status symbol della nascente classe dirigente americana analizzando impietosamente kitsch e banalità. (E pensare che prima lo consideravo solo il marito-artista-eccentrico di Cicciolina!)

Letti troppo spesso come il decennio del disincanto e della superficialità, gli anni ‘80 hanno un loro modo di fare politica in un’esplosione di colori e figure dove l’arte non è solo esperienza visiva.

A raccontare il fermento irripetibile di un decennio che ha visto combinarsi arte, musica, cinema e letteratura – nel momento in cui gallerie e mercato internazionale decretano il clamoroso successo del ritorno alla pittura – a Bologna arriva questa mostra di Warhol, Haring, Schnabel, Koons, Basquiat e molti altri.

 

Sono visibili 36 opere e 38 polaroid Andy Warhol che, dopo essere stato vittima nel 1968 di un terribile attentato, proprio all’inizio degli anni ‘80 torna al centro della vita artistica e sociale di New York.
Tra pubblicità, commercio, beni di consumo – dai Duty Free ai Levi’s Jeans – il nuovo Andy guarda ancor di più al modo della comunicazione e dei media, avvicinandosi così alla  generazione di giovani artisti degli anni ’80 che in lui hanno visto un anticipatore, un vero e proprio guru.
Trasformando in arte i feticci dell’immaginario collettivo americano e anticipando l’instaurarsi del potere dei mass media, Warhol rese icone i personaggi dello star system e i simboli del consumismo: Liza Minelli, Marilyn Monroe e Mao accanto a Campbell’s Soup, Brillo Boxes e il Dollaro, tutte presenti in mostra a Bologna.

Le Kardashian con le placche in gola

Google mi ha gentilmente comunicato quali siano i miei post che generano più traffico. Dopo quasi 11 anni di Extramamma il risultato diciamo che potrebbe essere più entusiasmante: non per il numero degli accessi ma per la qualità dei temi.

Nonostante la ricerca di notizie originali, approfondimenti e qualche curiosità, ha prevalso il trash. Ma non mi arrenderò, continuerò a lottare in questo mondo dominato dalle Kardashian e dai loro fan.

Infatti il mio post più cliccato, in assoluto, è quello che ho scritto su di loro.

Incredibilmente al secondo posto è tallonato da un altro post, molto più antico, dove spiegavo come avevo provato a togliere le placche in gola a mia figlia armata di coraggio e cotton fioc. Questa bizzarra doppietta sul podio dovrebbe far riflettere tutti gli espertoni di SEO e dintorni.

Cosa colpisce l’immaginario del popolo della rete: i culoni delle Kardashian ma anche il pus delle placche.

Poi nella classifica dei più cliccati c’è il post sulla “cena dolce”, l’idea molto femminile di sfangarla, risolvere il pasto serale come fosse la prima colazione. Strategia che ai maschi non piace e preferiscono invece tagliar corto con un trancio di pizza o una pasta. Insomma carboidrati uber alles!

Il food comunque tira sempre in rete e questa volta ho avuto una piccola soddisfazione: gli spaghetti vegani alle zucchine di Anita sono entrati in classifica.

Poi mi chiamo Extramamma e quindi anche i post sulla genitorialità hanno destato qualche emozione: il pezzo sui genitori iperprotettivi che fanno danni, il topino dei denti e anche uno spruzzo di incontenibile e ubiqua ansia materna.

Non stupisce invece un tradizionale tocco di voyerismo che ha pervaso la classifica dei più googlati. Sono stati molto apprezzati tutti i post che hanno come titolo qualcosa che ha a che fare con le mutande e dintorni. “Perizoma natalizio”, “mutande pazze”, “granchio nelle mutande” e un grande classico come “chiappe al vento”.

Ancor gli animali: nonostante la sezione si chiami “Vita da cani” i post più letti, per ironia della sorte, sono quelli sui gatti!

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