Sesso vintage

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(Considerato che il post più letto in assoluto è Money Slave, quello che mi regala più traffico, nonostante cerchi di introdurre argomenti vari e magari anche attuali, ho deciso di cavalcare l’onda e scrivere un’altra storiellina pruriginosa)

Lo scorso weekend sono andata a Imola per l’annuale riunione fra compagni di scuola. Ci siamo ritrovati, abbiamo mangiato, bevuto, scherzato e soprattutto rinvangato. Sarà che oramai sono passati tanti anni dai mitici tempi del liceo, sarà che ci stiamo rimbambendo un po’ tutti, alla fine il nostro amarcord diventa un puzzle. Alcuni ricordano tasselli che altri proprio non rimembrano.

Così ho avuto la prova che il sexting non è un fenomeno per cui bisogna biasimare la rete. Internet l’ha reso solo più comodo e facile da diffondere. Basta un clic. Ai tempi del mio liceo per molestare le ragazze con il sexting era necessario impegnarsi un po’ di più. Ma l’altra sera ho saputo che i miei compagni di scuola non erano certo pigri in queste cose.

A una festa di classe (una volta facevamo feste/”cene eleganti”, adesso solo cene) i miei compagni (eravamo una classe con molti maschi) hanno rubato la macchina forografica a una compagna e si sono fotografati gli attributi. Così quando la mia compagna è andata dal fotografo a fare sviluppare il rullino ha fatto la figura della maniaca sessuale. Lei però non si è persa d’animo e (pare) ne abbia riconosciuti alcuni (dai jeans e dal maglione) ha messo nella busta i rispettivi “ritratti” e li ha rispediti ai mittenti.

Insomma un sacco di lavoro, coinvolgendo tabaccai per i francobolli, postini e fotografi. Per questo è stata inventato whatsapp: in un secondo molesti chi vuoi in ogni parte del globo.

Ma ho scoperto che, oltre al sexting, un’altra perversione è molto antica. “Fidanzarsi” con una bambola gonfiabile. Ultimamente stanno andando alla grande, in tutto il mondo, a Torino era stata aperta una casa di appuntamenti dove “lavoravano” solo bambole. Poi però è stata chiusa, purtroppo! Per scrivere questo post mi sono documentata e ho scoperto che ora le bambole interagiscono un sacco. Si muovono bene, sospirano, aprono e chiudono gli occhi. Mi domando se ne produrranno mai di quelle che alzano anche gli occhi al cielo, quando i “fidanzati” dicono qualche sciocchezza. Ma non credo che ne faranno così perchè l’obiettivo dell’invenzione della bambola è proprio l’essere carina e sottomessa non certo sarcastica, o peggio critica, come le donne vere.

Comunque già a metà dell’800, a Imola, il conte Tozzoni, che viveva nell’omonimo palazzo in centro (oggi visitabile), affranto dalla morte della giovane moglie se l’è fatta ricostruire come bambola. Utilizzando (particolare macabro) i capelli della defunta. Poi per combattere la nostalgia se la teneva accanto a tavola e anche a letto. Un po’ come Ryan Gosling (il conte immagino però fosse meno fico) nel film Lars e una ragazza tutta sua, (da cui è tratta la foto sopra).

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