Interruzioni

L’idea di diventare madri è tanto spesso edulcorata, raccontata come necessaria e imprescindibile nell’identità femminile. Ma la psicologia della maternità è molto più complessa, scomoda e sfaccettata. Peccato che parlarne sia ancora considerato tabù. Quando lavoravo in una rivista dedicata alla gravidanza e alle dinamiche familiari, non si potevano fare inchieste e servizi che descrivessero problematiche, timori ed emozioni negative. Era proibito turbare le mamme in attesa.

Il mondo materno doveva essere sempre luminoso e attraente. La realtà purtroppo non è così, ma pochi hanno il coraggio di ammetterlo e soprattutto pubblicare storie non proprio a lieto fine sul panorama della maternità.

Lo fa un libro profondo e attualissimo. Si intitola Interruzioni, era uscito nel 2016 ed è alla seconda edizione. Un insieme di quattro racconti (scritti da Camilla Ghedini, giornalista e autrice ferrarese) che esplorano con lucida onestà le emozioni più private, profonde e anche dolorose riguardo alla genitorialità.

Un flusso di coscienza che descrive, con lo stile del dialogo e del monologo, dubbi, paure e incertezze attorno alla decisione e il desiderio di diventare genitori. I bambini nascono prima nella nostra mente, poi nella pancia. Ma quanto questa pulsione può essere vera e quanto invece è solo spirito di emulazione e voglia di conformarsi alle regole sociali? E chi sceglie di non procreare pecca di egoismo e superficialità?

Camilla Ghedini affronta poi anche i lati più oscuri dell’essere madre, fino ad arrivare a esplorare la psicologia di una madre-mostro. Un’infanticida, una donna da vivisezionare nella prima pagina della cronaca nera. L’autrice, con grande sensibilità, riesce a entrare in un terreno intriso da sentimenti inenarrabili con una delicatezza e una profondità tali da coinvolgere e commuovere.

E’ difficile essere madri ma è altrettanto complesso essere figli. Questo libro, in un altro racconto, affronta il tema attualissimo del testamento biologico. Parlando di una figlia che non si è mai sentita amata e accettata dalla propria madre. Un racconto così vero e toccante (Mina Welby, moglie di Piergiorgio Welby l’ha letto con commozione e ha scritto l’introduzione al libro), da essere stato trasformato in uno spettacolo teatrale. Una piece interpretata da Gianna Coletti (nella foto piccola il manifesto), con la produzione di “Spericolata Quinta” e la regia di Renzo Alessandri.

Plumcake vegano al limone

Una torta adatto all’estate. Fresca, facile e veloce da preparare. Perfetta da gustare come dolce accompagnata dal caffè freddo. Golosa ma poco calorica, non danneggia la silhouette.

Ingredienti:

  • 1/2 tazza olio di cocco
  • 3/4 tazza zucchero grezzo di canna
  • 3/4 tazza latte vegetale
  • 2 cucchiai di semi di lino 
  • succo di un limone
  • 2 cucchiai di scorza di limone
  • 1 tazza e 1/2 di farina
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
  • 2 cucchiai di semi di papavero
  • un pizzico di sale

Procedimento:

  1. Preriscaldare il forno a 180ºC.
  2. Togliere l’olio di cocco dal frigo per farlo ammorbidire.
  3. Sminuzzare i semi di lino con un mixer a immersione in una tazza (oppure utilizzare un macinino per caffè) e unirli a 6 cucchiai d’acqua. Lasciare risposare per almeno 5 minuti.
  4. In una ciotola, mescolare l’olio di cocco (che dev’essere solido ma malleabile) con lo zucchero di canna, amalgamando bene i due ingredienti.
  5. Aggiungere gli ingredienti liquidi (latte, succo di limone), la miscela di semi di lino e acqua (che dovrebbe aver assunto una consistenza gelatinosa) e la scorza di limone. Mescolare bene.
  6. Unire gli ingredienti solidi (farina, lievito, semi di papavero, sale). Io ho usato 2/3 di farina integrale e 1/3 di farina di grano saraceno, ma potete usarne anche solo una.
  7. Una volta amalgamati bene tutti gli ingredienti, versare in una teglia rettangolare e infornare.
  8. Cuocere in forno per 50 minuti.
  9. Rimuovere dal forno e lasciare raffreddare.

Facoltativo: per rendere il dolce più piacevole esteticamente si può anche aggiungere una glassa fatta con zucchero a velo, olio di cocco e succo di limone!

Big little lies 2

Ho atteso con le migliori aspettative il ritorno della seconda stagione della serie Big Little Lies, ho appena finito di vedere le 7 puntate e poteva andare meglio. Le cinque mamme di Monterey, Celeste (Nicole Kidman), Madaleine (Reese Witherspoon), Jane (Shailene Woodley) e Bonnie (Zoe Kratviz) e Renata (Laura Dern) dopo aver fatto fuori Perry (Alexander Skarsgård), il marito fichissimo e violento della Kidman sono tornate. Tutte insieme in una trama molto annacquata.

Infatti dopo il grandissimo successo della prima stagione, dove il plot era frutto del romanzo di Liane Moriarty, l’HBO per capitalizzare ha imbastito subito un sequel, costringendo (a suon di verdoni ovvviamente) l’autrice ha scrivere “una novella” per imbastire una seconda trama Le produttrici sono Kidman e Witherspoon e per dare spessore alla minestra allungata è stata chiamata Meryl Streep (Marie Louise) che impersona la madre del defunto Perry. E’ stata stata anche sostituita la regista della prima serie e forse anche questo è stato un errore.

Nelle sette puntate della seconda stagione infatti, a parte l’avvento di nonna Marie Louise ( la Streep è stata parecchio imbruttita, tanto da ricordare Mrs. Doubtfire), non succede nulla. O meglio è tutta un’attesa per qualcosa che deve accadere e avviene, al rallentatore, solo nelle ultime due puntate. Per il resto il prodotto è confezionato benissimo: ottima la fotografia, perfetta la musica, sempre al top la recitazione di quasi tutti i protagonisti, ma tutti i colpi di scena sono molto molto diluiti e rasentano il nulla.

Le cinque protagoniste hanno vari problemi (la più efficace, simpatica e divertente è Laura Dern) ma li affrontano con una lentezza esagerata. In particolare i primi piani sofferti del bellissimo viso di Zoe Kratviz alla lunga sono esasperanti. Si aspetta e si prega che succeda qualcosa ma alla fine c’è solo delusione (tutto qui?). Nicole Kidman è vittima di un’overdose di botox ( o ha fatto il lifting?) tanto che ha ora un naso minuscolo e un mento stranamente sporgente. Nei prolungati primi piani sembra una Barbie disperata.

Ladri di notte: concorso letterario

A New York va molto di moda partecipare alle serate organizzate da The Moth Hour (l’ora della falena), un’associazione che promuove, oramai dal lontano ’97, lo storytelling. L’idea è stata ispirata dal poeta e scrittore George Dawes Green, originario della Georgia, che voleva ricreare l’atmosfera delle sere estive in cui nel portico di casa si raccontavano storie mentre svolazzavano le falene.

Poi l’inziativa è arrivata a New York in serate dove, in locali pubblici molto off e lontani dai circuti turistici, chi aveva voglia di raccontare una storia personale saliva sul palco, prendeva il microfono e aveva 5-6 minuti per catturare l’attenzione del pubblico. La stessa audience che poi poteva votare la storia più accattivante e premiare il narratore con la partecipazione a un evento più importante con un bacino più ampio di ascoltatori. Il successo di questa iniziativa è stato tale che adesso esiste The Moth Hour Radio e le storie migliori sono state raccolte in libri, già tre, divenuti bestseller.

La buona notizia è che anche da noi sta nascendo un progetto simile, infatti il concorso letterario Ladri di notte, (organizzato dalla libreria indipendente milanese Il covo della ladra) aperto a tutti, autori esordienti o già pubblicati, prevede la creazione di un racconto breve (max 6000 battute) dove si parli di un ladro. Incitazione a delinquere?

Non credo, piuttosto omaggio al genere giallo e noir in cui è specializzata la libreria. Il termine per spedire il racconto è il 10 agosto, poi un mese dopo gli autori delle storie migliori saranno invitati, in una serata da definire, entro ottobre, a prendere il microfono e intrattenere il pubblico con la loro storia. E da qui in poi il cammino dei vincitori sarà molto simile a quello dei partecipanti alla Moth Hour newyorkese. Questo il link per saperne di più.

Piccolo libro illustrato dell’universo

Fra due giorni cade il cinquantesimo anniversario dello sbarco dell’uomo sulla Luna e, oltre a celebrare questo mitico avvenimento e ripercorrere le tappe storiche delle scoperte scientifiche negli ultimi decenni, la curiosità di tutti si acuisce. Il mistero dell’universo diventa sempre più intrigante. Per soddisfare questa fame di sapere, senza necessariamente affrontare pubblicazioni troppo tecniche, consiglio un libro delizioso.

Un piccolo saggio dell’inglese Ella Frances Sanders, una geniale ragazza inglese che scrive e illustra le sue pubblicazioni. Dopo il bestseller Lost in traslation (dove elenca 50 parole e modi di dire densi di significato nella lingua madre ma difficilmente traducibili), l’autrice racconta in chiave poetica ed evocativa i misteri dell’universo.

Lo scopo di questo libro trasversale, adatto agli adulti ma anche ai giovanissimi, è incuriosire. Informare ma anche incantare. Raccontando verità scientifiche con un linguaggio particolarmente piacevole. Allontanandosi dai freddi tecnicismi delle pubblicazioni di settore che, a volte, risultano ostiche e respingenti. E la traduzione italiana, di Ilaria Piperno è veramente ottima.

“Il linguaggio scientifico non è pensato per sedurre l’orecchio umano, non è particolarmente melodioso”, scrive l’autrice, spiegando ogni fenomeno in uno stile invece molto suggestivo, con due pagine di testo e una bellissima illustrazione. Parte dal cosmo, ma affronta anche tutti i fenomeni della natura e commenta alcune nostre abitudini di vita.

Ci rassicura svelandoci che siamo “fatti di residui di stelle”. E non è solamente un’immagine romantica. “Ogni anno infatti cadono sulla Terra quarantamila tonnellate di polvere di stelle e questa materia contiene elemanti che vengono usati usati senza sosta, in ogni forma vivente” (anche noi siamo quindi carbonio).

Uno dei miei capitoli preferiti è quello che riguarda vegetali, in cui spiega che gli studiosi di neurobiologia delle piante hanno scoperto che queste ultime hanno memoria, apprendimento e capacità di risolvere problemi. (quindi continuerò a parlare con i miei cactus senza sentirmi strana!)

Poi ci sono curiosità che possono aiutare anche i più pigri (quelli che dipendono dal contapassi dello smartphone): la buona notizia è che nella vita umana, considerata fino agli ottant’anni, anche l’essere più sedentario cammina 5 volte la circonferenza della Terra!

Alla riscoperta della luna

Il 20 luglio 1969 l’Uomo compiva quello che è stato definito “un piccolo passo per un uomo ma un grande balzo per l’Umanità”, ossia metteva piede per la prima volta sulla Luna conquistando quella che fino ad allora sembrava essere rimasta l’unica frontiera inesplorabile. Tutto il mondo assistette col fiato sospeso alla diretta televisiva che dagli Stati Uniti mostrava gli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin allunare portando a compimento la missione dell’Apollo 11.

A cinquant’anni da quella storica giornata la mostra “Oltre la Terra” (visitabile da domani al 28 luglio presso lo Spazio MIL a Sesto San Giovanni), un articolato percorso espositivo che su 1500 metri quadri porta i visitatori alla scoperta dei segreti dell’Apollo 11, dei suoi astronauti e soprattutto della Luna grazie a installazioni multimediali, proiezioni 3D, documenti, memorabilia, modellini e ricostruzioni davvero uniche.

La mostra “Oltre la Terra” celebra i cinquanta anni dall’allunaggio con vari allestimenti per rivivere i momenti più suggestivi di quel fatidico evento ma anche a scoprire i lati più affascinanti dei viaggi spaziali.  Comincia con un corridoio spazio-temporale che, attraverso infografiche, aiuta i meno esperti a ripercorrere le tappe salienti della storia dell’astronautica mondiale presentando una breve cronistoria dagli albori dei programmi spaziali ai primi astronauti.

Seguendo l’evoluzione della corsa allo Spazio tra USA ed URSS, il visitatore potrà rendersi conto di quali fossero le dinamiche in gioco tra le due superpotenze dell’epoca nella competizione per la supremazia tecnologica dell’esplorazione di questa nuova frontiera che rappresentava il campo di battaglia mediatico a livello mondiale per eccellenza. Infine, il percorso introduttivo metterà in evidenza i primi importanti risultati raggiunti dalle parti in gioco in un susseguirsi pieno di colpi di scena ed imprevisti che porteranno personaggi quali Juri Gagarin ad essere il primo uomo nello Spazio ad orbitare intorno alla Terra, Andrej Leonov ad essere il primo uomo ad aver realizzato una passeggiata spaziale e Valentina Tereskova ad essere la prima donna cosmonauta della storia.

Al centro dello spazio espositivo, si avrà accesso a tre distinte installazioni multimediali che permettono di sperimentare non solo la visione di filmati immersivi a 360° e 180° all’interno di cupole geodetiche rispettivamente da 11 ed 8 metri di diametro, ma anche di ammirare pianeti, stelle e costellazioni all’interno di un planetario di nuova generazione.

L’esposizione di una collezione completa delle prime pagine dei giornali nazionali dell’epoca che riportavano la notizia dello sbarco dell’uomo sulla Luna. Metterà in risalto quale fosse l’atmosfera che si respirava a quei tempi e quale sia stato il rimbalzo mediatico a livello mondiale di questa impresa storica. Alla collezione delle prime pagine dei giornali sarà abbinata l’esposizione filatelica delle stampe a commemorazione dell’evento in cui sarà possibile visionare francobolli dell’epoca provenienti da tutto il mondo.

Un’area riservata alla realtà virtuale dotata di otto postazioni permetterà a tutti i visitatori di sperimentare in prima persona emozioni e sensazioni simili a quelle provate degli astronauti nelle missioni Mercury ed Apollo, sia durante i rientri sulla Terra, sia durante l’allunaggio o di provare l’ebrezza di una passeggiata spaziale come quella di Andrej Leonov. 

Come trovare il reggiseno migliore per allattare

L’allattamento è uno degli argomenti più caldi fra le mamme: quasi tutte vorrebbero nutrire al seno il proprio bebé e nei casi in cui questo non succede (per ragioni varie) si sentono ingiustamente giudicate.

Perché la maternità è un lungo cammino pieno di sensi di colpa. La psicologia sostiene che il senso di inadeguatezza sia proprio il codice del DNA materno (si vorrebbe sempre fare meglio per il benessere dei figli) e quello riguardante il mancato allattamento al seno è, cronologicamente, il primo di questi timori di imperizia.

Bisogna imparare fin da subito ad alleggerire questi sentimenti e non curarsi troppo dei commenti e consigli, non richiesti, di chi ci sta attorno. Attorno alle donne in gravidanza e alle neomadri infatti tutti si tramutano in esperti, con trucchi e ricette della nonna (ma purtroppo anche della zia, della cugina, dell’amica e della sorella!).

Dall’altra parte ci sono le madri che allattano e magari, per comodità, ostentano la loro attività, anche se recentemente è capitato che la visione di una donna che allatta sia stata considerata censurabile e quasi scandalosa.

Fortunatamente sono stati casi isolati, tacciati subito di intolleranza e anzi stanno nascendo molti luoghi pubblici con angoli dedicati alla privacy della mamma che allatta. Ci sono bar con zone “pit stop” per nutrire il bebé e, in città come Parigi e Londra, (ultimamente è previsto anche a Milano) cinema che prevedono proiezioni dedicate alle madri con neonati che possono allattare durante la visione del film.

Per allattare fuori casa, con comodità, senza scandalizzare con uno strip-tease forzato e fuori luogo, è importantissimo indossare il reggiseno giusto. Non si tratta di un dettaglio moda ma di un aspetto fondamentale del rito dell’allattamento. Serve un indumento che sia facile da aprire, comodo da portare e maneggiare. Importantissimo anche che riesca a salvare le mamme dalle improvvise fuoriuscite di latte nei momenti meno opportuni.

Il corpo della madre che allatta infatti si allinea con le tempestiche del nutrimento del bambino, quindi ogni tre ore (nei primissimi tempi) è pronto per far sgorgare il latte. E il timer del rubinetto materno non si ferma se il bambino non è in zona, anzi provoca macchie nei vestiti della madre.

Scegliere il reggiseno giusto, a seconda della corporatura, delle abitudini (alcune trovano che sia molto comodo indossarlo anche per dormire) e del gusto personale è di vitale importanza. Per capire quale scegliere c’è un approfondimento esaustivo su habu.it, in una guida dove vengono analizzate e prese in considerazioni, veramente a 360°, tutte le variabili: qualità, stile, confort e prezzo sui modelli più venduti e apprezzati.

In vacanza con i bambini

Visitare grandi città e paesi lontani è un’esperienza che arricchisce anche i più piccoli.  La collana “Curci Young”, specializzata in proposte musicali che diventano storie capaci di incantare i bambini, li invita al viaggio con albi illustrati dedicati alle più amate mete turistiche. Parigi, Lisbona, Bangkok o New York. E, per affrontare i momenti critici delle trasferte, filastrocche e attività che neutralizzano stanchezza e capricci.

Che spasso andare a zonzo nelle caotiche strade di Bangkok con Tuk-tux Express di Didier Lévy. Protagonista Tham-Boom, un autista di tuk-tuk, virtuoso del canto e degli improperi, che non si ferma davanti a nulla pur di soddisfare i suoi clienti. Questo albo è arricchito dalle splendide illustrazioni di Sébastien Mourrain, vincitore del prestigioso Premio Andersen 2017.

Hello, I am Lily! From New York City di Jaco e Stéphane Husar, illustrato da Myléne Rigaudie (con CD audio) è il libro giusto per conoscere i luoghi simbolo della Grande Mela – i grattacieli, l’Empire State Building, la Statua della libertà – e per imparare alcune frasi utili, in compagnia della piccola Lily e del suo bassotto. Della stessa serie: Hello, I am Charlie!  From London.

Oppure si può volare negli USA con I Bacon Brothers- Ritorno in America di Davide Cali, illustrato da Ronan Badel. È un divertente “on the road” con tre porcellini ex rockstar che, spinti da un lupo impresario, decidono di rimettere insieme la band e avventurarsi in una fantastica tournée che fa tappa nelle più importanti città americane.

Poi c’è Tram 28 di Davide Cali, illustrato da Magali Le Huche, un inno a Lisbona. È ispirato alla pittoresca vettura che sferragliando attraversa il centro della capitale portoghese e ha per protagonista il simpatico tranviere Amedeo. Quando c’è lui alla guida, tra i passeggeri regna il buonumore e si avverano i sogni degli innamorati. Intanto dal finestrino si ammirano gli scorci più poetici della città.

I bambini si annoiano in auto e cominciano a frignare? Il libro Capricci e coccole spiega come risolvere il problema con filastrocche, giochi e attività semplici da realizzare. Fa parte della collana “Una giornata in musica” ideata da due mamme esperte di musicaterapia.

Porta il tuo cane in ufficio

Oggi oltre a essere il giorno più lungo dell’anno e anche quello in cui si può portare il proprio pet con sè al lavoro. Menomale perché in una giornata dove il sole sembra non tramontare mai, il cane lasciato solo ad aspettare il padrone che torni a casa dal lavoro, sarebbe ancora più triste del solito. Almeno con le giornate corte e buie ci si sdraia in cuccia e si fa passare il tempo dormendo.

Aumentano sempre di più le aziende che lasciano entrare i cani sui luoghi di lavoro accanto al padrone.

Ormai la filosofia pet friendly si sta diffondendo e gli animali d’affezione cominciano finalmente ad avere il lascia passare quasi ovunque. La conquista più recente è poter viaggiare gratis sui mezzi pubblici a Milano.

A luglio il biglietto arriverà a 2 euro ma almeno il cane non paga!

Quattro aziende su cinque che praticano il pet-friendly office, hanno riscontrato un impatto concreto e misurabile sul business, con particolare riferimento alla reputazione, alla capacità di attrarre e trattenere nuovi talenti. È quanto emerso dall’ultima ricerca PAWrometer™ (PAW = Pets at Work ossia ‘animali domestici sul posto di lavoro’)

La ricerca ricerca PAWrometer™ ha inoltre dimostrato che la presenza degli animali in ufficio favorisce il benessere, riduce lo stress, aumenta il livello di attività fisica, la produttività e la serenità dei dipendenti. Avere accanto il proprio cane, inoltre, migliora la performance lavorativa perché rende l’atmosfera più rilassata, stimola la creatività e agevola l’interazione tra i colleghi, oltre a portare allegria e buonumore.

Anche il cane ne trae vantaggio? Per Maria Chiara Catalani, Medico Veterinario Esperto in Comportamento Animale, “essere vicini al proprietario per gran parte della giornata è un valore aggiunto per il benessere del pet, purché si tratti di animali ben socializzati.”

I Preraffaelliti a Milano

Fino al prossimo 6 ottobre a Palazzo Reale c’è una mostra imperdibile, affascinante e coivolgente. Dalla Tate Gallery di Londra sono arrivate 80 opere iconiche, come L’Ofelia di Hohn Everett Millais, Amore d’Aprile di Arhur Hughes, Lady of Shalott di John William Waterhouse, dipinta nel 1888 (nella foto). Capolavori di 18 artisti della corrente dei Preraffaelliti, che amavano definirsi una Confraternità, per sottolineare solidità ed esclusività della loro unione artistica e spirituale.

Le opere sono presentate in varie sezioni tematiche, per esplorare obiettivi, ideali e stili dei vari artisti. Ma anche l’importanza dell’elemento grafico e lo spirito di collaborazione che unì questi artisti.

Il movimento nato nel 1948 con l’unione di sette giovani artisti fuoriusciti dagli studi artistici della Royal Academy, (fra cui Dante Gabriele Rossetti, figlio di un carbonaro italiano rifugiatosi a Londra), contestava le convenzioni sociali dell’epoca e la rigidità delle correnti artistiche del periodo. L’ intento era di introdurre nell’arte e nella poesia (alcuni membri che si unirono successivamente alla Confraternita era scrittori e poeti) un nuovo realismo e significato. Furono i primi a esibire dipinti creati all’aperto, in mezzo alla natura. Lavorare in studio era considerato troppo borghese.

Roman de la Rose-Dante Gabriele Rossetti 1864

Il successo di questo movimento, che combatteva anche l’immagine rigida, severa e stereotipata della femminilità vittoriana, è dovuto anche alla bellezza e all’originalità delle donne rappresentate nei loro dipinti. Sfolgoranti e sensuali, sono diventate un nuovo ideale di bellezza. Nessun membro della Confraternita ebbe una vita sentimentale convenzionale. Il tema dell’amore e del desiderio nel senso moderno, diventava anche un mezzo per metterere allo scoperto i problemi socio-economici dell’epoca.

I loro dipinti riflettevano cambiamenti sociali come i viaggi e l’emigrazione, le crescenti preoccupazioni per la cura e l’educazione dei figli, argomenti che nessuno osava trattare a livello artistico. Il dipinto qui sotto, ad esempio, è il ritratto di una ragazzina ribelle, la meno studiosa della classe.

Cattivo soggetto- Ford Madox Brown 1863

La vastità dei temi trattati in questa esposizione e la ricchezza delle sensazioni che essa regala, rappresentano la giusta ispirazione anche per attività didattiche dedicate a bambini e ragazzi. Oltre a quelle dedicate alla scuola dell’infanzia e primaria (Filastrocche Preraffaellite) e a quelle per le scuole secondarie di primo e secondo grado, c’è una visita ad hoc per famiglie con bambini da 6 a 11 anni. Si intitola PRB, Agenti segreti dell’arte: è un percorso in cui i bambini possono fingere di entrare nella società segreta del Pre Raphaelite Brotherhood, la Confraternita dei pittori, e divertirsi a decifrare simboli e frasi segrete.

Ogni riferimento è puramente casuale

C’è l’aspirante scrittore che ha paura di essere troppo commerciale. Mentre la tizia dell’ufficio stampa, gatta morta professionista, la fa sognare a tutti e non si concede mai a nessuno, ma il suo “talento” serve per scalfire lo snobismo letterario di un critico crudelissimo nelle recensioni. Poi il libraio che, per non chiudere bottega e fallire, non sa più a che religione convertirsi. E ancora l’editore scaltro che conosce il valore inestimabile di un autore di bestseller, soprattutto se è morto.

Per non parlare dei ringraziamenti a fine libro. La masturbazione degli autori che scrivono perle come: e ringrazio il mio amico Giovanni, lui sa perchè. E anche la zia Rita che ha sempre creduto in me, dalla comunione in poi.

Antonio Manzini è un genio e un grande autore: si è tolto lo sfizio di raccontare con grande ironia e sarcasmo cosa succede dietro le quinte del dorato mondo delle lettere. Autori pretenziosi, egocentrici, disperati, osannati ma sempre e comunque infelici perchè c’è qualche “collega” che è più alto in classifica. Editori in crisi e pronti a tutto ai limiti della truffa.

Ghost writer di calciatori e star televisive professionalmente e contrattualmente solo un pelo sopra allo sfruttamento ai ragazzi del food delivery. Della letteratura non frega più niente a nessuno perciò pubblicare i libri di influencer, youtuber e insta vip è il modo che ha l’editoria per sopravvivere.

Una realtà tristissima che Manzini è riuscito a trasformare in qualcosa di spassoso. Ogni riferimento è puramente casuale, contiene sette racconti realistici e accattivanti. Leggendoli annuivo e ridevo da sola. Lo consiglio a tutti, da regalare e da rileggere più volte per garantie il buon’umore.

Il lato (molto) oscuro della maternità

E’ quasi finito tutto: non porterò più a scuola nessuno, non andrò più a un colloquio, non guarderò più un voto su un registro elettronico. Emma ha finito il liceo classico e fra una decina di giorni affronterà la maturità.

In tutti questi lunghi anni a contatto con l’istituzione scolastica e soprattuto con gli altri genitori ho scoperto molte cose. Interessanti snodi psicologici nella famosa interazione genitori-insegnanti. Ma quello che mi ha colpito di più sono stati i risvolti più squallidi della genitorialità. In particolare della maternità.

Nelle madri c’è strisciante un senso di perniciosa inadeguatezza che porta a negare la realtà e a esprimersi con comportamenti spesso aggressivi. Se i figli non si comportano bene è sempre colpa di qualcun’altro. A qualsiasi età e in qualsiasi situazione. Il problema non nasce mai dall’educazione famigliare ma dall’esterno, e ovviamente nell’ambito scolastico è colpa, sempre e solo, degli insegnanti.

La cronaca ci racconta di docenti picchiati, insultati, minacciati.

Ma pochissimi genitori ammettono che il proprio figlio sia un deficiente maleducato. Strano perchè tutti sbagliano e in giro, da sempre, è pieno di cretini. Ma sono sempre figli di qualcun’altro.

Questo negare l’evidenza provoca stress e purtroppo una bella opportunità per sfogarla è rappresentata dai social. In particolare le chat delle madri su whatsapp che diventano roventi proprio nei momenti dell’organizzazione di eventi ludici in cui incontrarsi, mangiare o bere insieme. Si parte con le migliori intenzioni e poi se qualcuno non è d’accordo con la location, l’orario o il menù, basta un attimo per scadere negli insulti anche personali.

Un’altra sfumatura della negazione di ogni possibile difetto nei propri ragazzi è spesso veicolata attraverso il mestiere della delegata di classe.

Come avevo già scritto, ben 8 anni fa, in questo post l’ incombenza spesso tira fuori il peggio di molte. Proprio stamani ho letto messaggi di madri di diciannovenni (individui maggiorenni che possono bere, fumare, guidare, fare sesso, ecc.) che lamentano di prof cattive che danno voti bassi e incitano gli altri genitori a fare rete per garantire la sufficienza ai loro ex-bambini.

Worldrise: insieme per salvare gli oceani

La plastica sta invadendo il nostri mari: la previsione drammatica è che nel 2050 fra i flutti non ci saranno più pesci ma solo plastica. E purtroppo non basta sentirsi a posto con la coscienza pensando di riciclare. Infatti solo il 30% serve per il Pet riciclato, il restante 70% è di plastica nuova. Quindi si rallenta ma non si interrompe il ciclo di contaminazione.

L’unica mossa veramente strategica è limitare il packaging il più possibile. Anzi l’azione migliore è quella di eliminarlo. Non è un’azione impossibile, una grande azienda cosmetica, come Lush, sempre attenta all’ecologia e al sociale ci è riuscita. Con successo e soddisfazione. Infatti proprio in questi giorni a Milano, il primo Lush Naked Shop in Via Torino, festeggia un anno di attività. Tutti i prodotti in vendita sono “nudi”, cioè privi di packaging inquinante. Una moda e un atteggiamento consapevole che ha conquistato e sensibilizzato il pubblico. L’esperimento è riuscito ed è stato duplicato anche a Berlino e Manchester.

I primi dodici mesi dello store 100% packaging-free hanno visto l’organizzazione di diverse attività per plasmare un futuro senza plastica: talk, tavole rotonde, laboratori, mostre fotografiche, proiezioni cinematografiche.

A un anno dall’apertura, il Naked Shop si conferma un luogo di sperimentazione e un punto di incontro alla ricerca di soluzioni per un futuro. Per festeggiare il primo compleanno del Naked Shop, Lush torna infatti al fianco di Worldrise, una onlus ideata da giovani per i giovani che sviluppa progetti di conservazione e valorizzazione dell’ambiente marino attraverso un percorso incentrato sulla sensibilizzazione, la creatività e l’educazione.

Lush insieme a Worldrise si è impegnata nel progetto Batti5 per sensibilizzare i più giovani sull’inquinamento della plastica in mare unendo creatività ed educazione ambientale. E con il più recente No Plastic More Fun, volto a creare una rete di locali, attività del pubblico spettacolo e club impegnati nel comune obiettivo di eliminare il consumo della plastica monouso.

Come spiega Mariasole Bianco, presidente di Worldrise, non possiamo più perdere tempo a discutere sul problema, dobbiamo tutti darci da fare: “Siamo in un momento cruciale della storia del nostro pianeta. Le decisioni che prenderemo nei prossimi 10 anni definiranno il corso degli eventi nei successivi 10.000. Sappiamo come risolvere il problema, tutto quello che ci serve è la volontà di farlo per il nostro bene e per quello delle generazioni future, elemento chiave per assicurare un futuro migliore al nostro pianeta.”

Pasta madre o blob?

Forse ho avuto una gestione troppo allegra della mia pasta madre. Dopo averla desiderata tanto, invidiato chi la usava…appena è stata mia, come spesso succede, l’ho data per scontata. E adesso “lei” si vendica. Non uso “essa” pronome degli oggetti inanimati perchè la pasta madre è viva.

Anzi la mia è vivace, alive and kicking, come si dice in inglese.

Ho letto che molti entusiasti panificatori fai-da-te danno un nome al loro lievito. Chiamerò la mia semplicemente Pasta.

Dopo essermi trastullata (e vantata) con varie tipologie di panificazione: dalla foccaccia al rosmarino a quella con le olive, dai panini integrali con le noci a quelli di manitoba con il sesamo, (oltre alla pizza tutti i giovedì!) sono diventata troppo disinvolta nel rapporto con Pasta.

Ero così rilassata nel farla crescere e prosperare da fare il rinfresco (quando la si nutre la pasta con acqua e farina per farla continuare a vivere) con troppa nonchalance. Senza il dovuto rispetto. Con una presunzione da pivella.

E allora Pasta mi ha rimesso in riga. Ero già stata avvisata un mesetto fa, quando dopo averla nutrita e rimessa in un contenitore in frigo, il giorno successivo, l’avevo trovata vagare tra i ripiani: era fuoriuscita dal recipiente dove l’avevo riposta e scivolava impavida verso il piano di sotto, alla conquista del tofu.

In quel caso il contenitore era piccolo con un tappo che non chiudeva ermeticamente perciò avevo sorriso e pulito, senza cogliere il messaggio di Pasta. Il suo non era uno scherzo ma un avvertimento.

Così, l’altro giorno, dopo averla messa in un tupperware più grande, con una bella chiusura a prova di fuga, l’ho ribeccata che, dopo aver raddoppiato di volume (e di forza), strisciava fuori, gonfia di ribellione.

Come un blob agguerrito, pronta a espugnare gli altri contenitori e prendere finalmente il potere del frigo. Così ho ripulito e l’ho blindata in due recipienti separati. Ma la sfida non era finita, ieri ha tentato l’evasione anche dal secondo tupperware.

Ho capito che devo correre ai ripari, così oggi ho trovato tutte le informazioni che mi mancavano per la corretta gestione del nostro rapporto. Adesso so che non posso lasciarle troppa libertà, devo “legarla” come consigliano gli esperti.

La vita dolce

Nella nostra realtà in cui tutto è banalizzato, il Carpe Diem di Orazio è diventato un logo da stampare su una maglietta e i segreti per conquistare un nuovo benessere sono quasi sempre frutto di qualche genialata marketing, scoprire un manuale con La vita dolce di Angela Lombardo è una bella e utilissima sorpresa. Un libro originale che coinvolge, incuriosisce a aiuta anche a migliorare le nostre abitudini di vita.

L’autrice infatti conduce il lettore attraverso gli scritti e la filosofia di Epicuro (spesso purtroppo semplificato dai media come il padre di un superficiale edonismo), e la poesia di Orazio e Lucrezio. Interpretando le loro opere si possono cogliere consigli importanti su come cambiare prospettiva, riflettere sui nostri errori, diventare più spontanei e vivere meglio.

La voce fresca e viva dei maestri antichi arriva in una nuova traduzione che ci restituisce tutto lo spirito dei loro testi. A dispetto di chi oramai considera lo studio del greco e del latino come un’inutile perdita di tempo e inneggia alle tecnologie, l’arte e la filosofia ci dimostrano che anche a distanza di millenni il cuore degli esseri umani batte sempre per gli stessi dolori.

Spessso c’è una certa paura o inibizione nell’affrontare i testi dei grandi classici, il pregio di questo manuale è proprio la capacità di approfondimento dell’autrice che riesce a spiegare i grandi principi universali che hanno ispirato questi autori armonizzando il loro pensiero con la nostra realtà (anche quella più pop!).

Perciò leggendo La vita dolce è facile convincersi che la felicità non è una cosa complicata, ma una scelta quotidiana che nasce anche dalla capacità di non accontentarsi e di coltivare la propria unicità.

1 2 3 85