Il cammino sugli antichi sentieri

Tutti stanno partendo per le agognate ferie…e anche il blog chiude fino al prossimo 23 agosto. Buone vacanze a tutti!

Vi lascio con un’esperienza di viaggio diversa, più pacifica e spirituale, magari da intraprendere da settembre  in poi, quando le temperature saranno meno torride.

Un’idea che sta diffondendosi sempre di più è quella di usare il tempo delle vacanze per camminare, ripercorrere antichi sentieri per essere a contatto con la natura e anche con noi stessi. Riscoprire la lentezza e il piacere di macinare chilometri a piedi come facevano gli antichi pellegrini, per motivi religiosi o anche solo per necessità.

Mi piacerebbe provare, l’idea di percorrere un antico itineraio mi incuriosisce molto. Camminare non mi spaventa e sto pensando di provare una di queste vie, magari nel prossimo anno.

Oggi essere considerati pellegrini va molto di moda, come mi ha raccontato un amico che ha fatto questa esperienza. Arrivato in un paesino in Umbria, a piedi con lo zaino in spalla, è capitato in una sagra paesana dove ha incuriosito i locali. Una bambina, squadrandolo con curiosità gli ha chiesto: “Ma tu sei, per caso, un pellegrino?”

Alla risposta affermativa tutto il paese si è mobilitato offrendogli da bere e da mangiare.

E alla fine della festa hanno insistito, molto, perchè accettasse una piccola damigiana di vino, come souvenir. Non poteva rifiutare e così è ripartito con la zavorra alcolica, pesante almeno quanto il senso di colpa che avvertiva all’idea di liberarsene appena fuori dalla vista dei generosi paesani!

Itinerari di varia difficoltà per camminare ( anche da frammentare le tappe), si possono trovare in Emilia, dove le strade e i sentieri sono da secoli direttrici percorse da tanti viaggiatori. Per una motivazione spirituale, una sfida sportiva, gli escursionisti trovano nell’area tra Piacenza, Parma e Reggio Emilia un reticolo di itinerari mantenuti e circondati dagli splendidi paesaggi di un Appennino che sale e scende, puntando verso nord o cercando uno sbocco sul mare.

Sugli oltre mille chilometri che – tra il Passo del Gran San Bernardo e Roma – ne costituiscono il tratto italiano, la Via Francigena attraversa anche gli Appennini delle province di Piacenza e Parma. Dichiarato Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa nel 1994, il cammino entra in territorio piacentino con il Guado di Sigerico e, dopo un breve tragitto sull’argine del Po e vari rettilinei su strade provinciali, arriva alle porte della città, dove il percorso tocca Piazzale delle Crociate e Piazza Cavalli per poi sboccare sulla Via Emilia. Risalendo il torrente Nure e tagliando boschi e campagne che salutano il Castello di Paderna, l’Abbazia Cistercense di Chiaravalle della Colomba e il Duomo di Fidenza, simbolo dello sconfinamento nel parmense.

Tappa obbligatoria per i pellegrini che si dirigevano a Roma, la cattedrale dedicata a San Donnino è un’occasione per riprendere fiato e lustrarsi lo sguardo, prima di rimettersi in marcia verso Cabriolo e la sua pieve, i resti della rocca di Noceto, Felegara e Fornovo, dove la statua del pellegrino sulla facciata della Chiesa di Santa Maria indica la direzione. Sempre sotto la sigla di Parma, si giunge a Bardone e a Cassio – caratterizzata da una via lastricata in pietra – per poi insinuarsi a Berceto e lasciare l’Emilia.

Poi c’è la Francigena di montagna, la Via degli Abati è un antico itinerario alto-medievale seguito dai monaci del monastero di San Colombano di Bobbio per arrivare a Roma, attraversando parte del territorio provinciale di Pavia e l’Appennino Tosco-Emiliano nelle province di Piacenza, Parma e Massa Carrara.

I 190 km complessivi dell’impegnativo tracciato si dividono tra mulattiere, carrarecce e sentieri che solo in piccoli tratti lasciano il posto a strade asfaltate.
Continuando invece verso la Lombardia, si trova il Sentiero del Tidone è un percorso quasi totalmente in terra battuta e ghiaia che, sulla distanza di 69 km, segue il Po e risale il torrente Tidone fino alla diga del Molato e al Lago di Trebecco, per poi proseguire verso la sorgente tra boschi e orti botanici. Cartelli in legno e bacheche forniscono puntuali indicazioni sulla progressione e informazioni sulle caratteristiche del tragitto, mentre una serie di aree di sosta garantisce la possibilità di effettuare qualche pausa in relativa comodità.

La rete di sentieri lungo antiche direttrici medievali che costituisce il cuore della Via Matildica  è un’occasione per mettere in moto non solo i piedi ma anche l’immaginazione e rivivere l’atmosfera del feudo di Matilde di Canossa, giungendo alla base dei castelli della Gran Contessa, attraversando borghi e calpestando la stessa venerabile terra percorsa dai pellegrini nei loro itinerari religiosi. Da Mantova a Lucca, il cammino è una lenta passeggiata nella vicenda storica di quella che è stata forse l’autentica protagonista femminile del Medioevo ma anche una possibilità per decidere di deviare verso il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano.

La segnaletica orizzontale e verticale disposta lungo il percorso dispensa precise e utili informazioni sulle tappe e sulle mete, in uno scenario mutevole che passa dalla rupe di Canossa all’Ospitale di San Pellegrino in Alpe, con il suo affaccio verso la Toscana, sulla Garfagnana.

Come smettere di fumare (e salvarsi la vita)

Il recente caso di Marchionne ha portato alla luce, ancora una volta, la dannosità accertata della dipendenza dal fumo. Smettere non è facile. Lo so perchè l’ho sperimentato.

Però posso orgogliosamente dire che sono tren’anni che non fumo più (sì, avevo cominciato in culla!). Per anni poi ho anche sognato che fumavo ancora e stranamente erano sogni in bianco e nero, forse erano i miei polmoni ancora affumicati che dettavano la tonalità della pellicola dei miei sogni.

Da tanti anni ho smesso sia con i sogni che con la nicotina e ne sono estremamente felice. Credo di essere riuscita a farcela perchè non ho mai sminuito il problema della dipendenza, negato l’evidenza dei danni del fumo.

Infatti molto spesso i fumatori non vogliono ammettere la loro debolezza e perciò minimizzano. Spesso l’assuefazione non è solo fisica ma soprattutto psicologica, perciò per riuscire a smettere è importante un approccio trasversale e soprattutto personalizzato.

Poi nei confronti dei danni causati dal fumo ho notato anche una certa omertà, tutti lo sanno masi fa fatica ad esternare. Per codardia, per interessi economici o forse anche solo per pigrizia ed egoismo.

Comunque l’altro giorno ho scoperto una realtà interessantissima, purtroppo ancora poco conosciuta. Dal lontano 2002 infatti esiste il Centro Antifumo, un’organizzazione capillare estesa in 350 sedi in tutto il nostro Paese, che appoggiandosi agli ospedali e alle ASL offre un servizio importate e utile a tutti i fumatori per dire finalmente addio alle sigarette.

Per rivolgersi a queste strutture basta un’impegnativa del proprio medico, a cui ci si può rivolgere anche senza una vera patologia, ma solo con il desiderio di smettere di fumare e poi pagando solo il costo del ticket (€ 18) si prenota una visita in cui, attraverso un questionario, viene valutato il livello della propria “passione per il fumo” e si decide insieme al medico che tipo di strategia attuare. Per riuscire a risparmiare soldi e salute dicendo finalmente addio alla nicotina. Ci sarà counselling e/o terapia farmacologica.

I pazienti saranno incoraggiati e seguiti per un anno e mai lasciati soli, con assistenza anche telefonica.

I Centri Antifumo offrono anche un’altra importante assistenza, quella alle vittime del fumo passivo. Infatti sono previste consulenze legali per conoscere i diritti di chi deve subire il fumo di altri. Inoltre per convincere soggetti particolarmente a rischio, come ad esempio le donne in gravidanza,  sono preparate “lettere di diffida” che illustrano tutti i danni che il fumo produce a loro stesse e al feto.

Per rafforzare la propria forza di volontà è anche essere molto utile leggere questo libro  scritto da Roberto Boffi, primario del Reparto di Pneumologia all’Istituto dei Tumori di Milano. Un manuale scritto assieme alla giornalista Donatella Barus, pubblicato alcuni anni fa, ma sempre attuale perché aiuta a trovare la giusta motivazione per lasciare le sigarette e migrare verso abitudini più sane. Inoltre fornisce spunti per riuscire finalmente nel proprio importante obiettivo.

Una festa con l’eclissi di luna

Venerdì prossimo, 27 luglio sarà un giorno speciale con un avvenimento imperdibile. Ci sarà il fenomeno dell’eclissi di luna più lungo degli ultimi cento anni. Un momento magico in cui possono accadere cose veramente speciali come l’avverarsi dei deisderi.

Il palcoscenico privilegiato di questo spettacolo è senz’altro la festa di compleanno dei 5 anni del MUSE il museo della scienza di Trento che celebra questa data con una grande festa d’estate dedicata alle famiglie. Il programma è ricchissimo e parte dal pomeriggio dove tra giochi all’aria aperta, esperimenti, attività didattiche e tante piccole e grandi sorprese, nel parco e nelle sale del museo.

Tra le proposte più interessanti GO!Muse è la nuova app per esperienze di Realtà Aumentata che il MUSE regala al suo pubblico per il suo quinto compleanno.

La nuova tecnologia sarà infatti lanciata ufficialmente nel corso della festa che – a partire dalle 17 – permetterà un assaggio dell’esperienza più emozionante, quella di vedere come apparivano e si muovevano, in vita, gli animali preistorici ospitati dal museo. La loro fisionomia è stata ricostruita grazie alla collaborazione tra i ricercatori del MUSE e i paleoartisti Davide Bonadonna (mio vicino di casa!) e Fabio Manucci, tra i maggiori a livello internazionale che nel corso del pomeriggio di festa saranno a disposizione del pubblico per mostrare come si arriva alla modellazione 3D di un esemplare, partendo da un disegno a due dimensioni. La presentazione delle nuove videoguide sarà accompagnata per tutto il pomeriggio da numerose attività a tema paleontologico, come il Triloquiz, per mettere alla prova e le proprie conoscenze.

Alla sera la luna sarà la grande protagonista e infatti tutte le attività si trasferiscono all’esterno dove, sulle grandi vele bianche della facciata, protagonista sarà la luna e la sua eclissi, il cui picco è previsto per le 22.21 e la cui osservazione non stop verrà introdotta da un video messaggio da parte dell’astronauta, l’incredibile Samantha Cristoforetti.

Seguirà il Concerto per un’eclissi di luna : opera onirico-evocativa in anteprima assoluta, una colonna sonora originale composta per l’evento ed eseguita dal vivo da un’orchestra lunare. Ad accompagnare la lettura delle più affascinanti avventure poetiche, da Cyrano a Calvino, da Ariosto a Buzzati, saranno leggiadri movimenti aerei di danze in assenza di gravità, voli fantastici e reali inerpicate con la partecipazione di un ospite speciale: il grande arrampicatore e alpinista Manolo, che tenterà l’impresa unica di “scalare” la Luna.

L’arte di correre

Ho scoperto questo libro con più di 10 anni di ritardo, però a mia discolpa posso dire che ai tempi non correvo (e non mi sognavo lontanamente di provarci) e quindi non avrei potuto apprezzarlo pienamente.

Oggi invece che senza la corsa non potrei più vivere (il running dà assuefazione oramai nessuno più lo mette in discussione) leggere dell’impegno e della passione di Murakami per la corsa mi ha coinvolto e arricchito molto.

Corro da tre anni, Murakami da più di trenta. In confronto a lui sono meno di una nullità, una caccola nel pianeta dei runner.

Ma sono riuscita a trarre ispirazione da questo libro che non è un manuale per imparare ad allenarsi meglio ma un insieme di riflessioni autobiografiche sulle tecniche o meglio sulla passione per la corsa.

Murakami ha partecipato a innumerevoli maratone, tra cui Boston e New York. E anche una super gara di 100 chilometri in Giappone. Una prova massacrante che l’ha fatto allontanare per un po’ dall’allenamento. Perchè la corsa è così: non è solo movimento, smuove anche i nostri più reconditi meccanismi interiori.

E in questo libro l’autore confessa la sua ossessione. Non teme di apparire come un control freak (sarà la natura giapponese?) che sente l’esigenza di mettersi costantemente alla prova, per essere felice deve provare a superare i propri limiti. Se non riesce sta male, ma non attribuisce la colpa ad altri, con coraggio indaga dentro di sè. E lo fa anche con una buona dose di ironia, ingrediente che non guasta mai!

Crede fermamente nella disciplina, e su questo tema fa molti paralleli fra corsa e letteratura. Afferma che anche l’autore più talentuoso può rischiare di perdere il suo dono se non si applica con impegno.

Murakami, vicino al premio Nobel, è l’antitesi dell’artista creativo e tormentato.

Ma è anche un pazzo, un pazzo innamorato della corsa.

Ha provato da solo a ripercorrere il primo storico percorso in cui è stato coniato il termine maratona. E’ volato in Grecia e, nel caldo torrido dell’estate, ha affrontato una strada super trafficata con i camionisti che lo guardavano strano, da Atene all’antica città di Maratona.

Mi sono fatta coinvolgere dalla descrizione del suo rigore. Ho ammirato la serietà dell’allenamento costante, anche se un po’ mi ha spaventato.  Ma ho apprezzato la sincerità nel descrivere frustrazione e umiltà con cui ha sempre cercato di fronteggiare gli obiettivi. E ha usato anche la corsa come momento di meditazione e un’occasione per guardare dentro di sé con sincerità.

Voglio pensare ai fiumi. Voglio pensare alle nuvole. Ma in realtà non penso a niente. Semplicemente continuo a correre in un silenzio di cui avevo nostalgia, in un comodo spazio vuoto che mi sono creato da solo. E dicano quel che vogliono, ma è una cosa fantastica! 

Palline cioccolato e cocco

(Anita è a casa e quindi cucina…)

Questo dessert è molto gratificante: una piccola pallina da gustare con il caffè non fa sentire troppo in colpa. Anche perché tutti gli ingredienti sono sani e naturali. Il trucco è creare palline di dimensioni minuscole così diventa un minimo peccato di gola. Poi sono fresche (sopravvivono in frigo), velocissime da preparare anche da chi non è un asso a fare i dolci e anche molto estive.

Il problema può essere riuscire a fermarsi e mangiarne solamente una: per me è sempre molto difficile!

Ingredienti:
– 1 tazza e 1/2 di fiocchi di avena
– 4 cucchiai di cacao amaro in polvere
– 3 cucchiai di sciroppo d’agave
– 3 cucchiai di olio di cocco
– una tazzina di caffè
– mezzo cucchiaino di cannella
– scaglie di cocco per decorare

Procedimento:
1) Mettere tutti gli ingredienti nel mixer e frullare, finché non si forma una pasta abbastanza omogenea e malleabile. Aggiungere avena o acqua nel caso la consistenza sia troppo liquida o secca.
2) Rimuovere dal mixer e creare tante palline.
3) Ricoprire le palline di cocco, facendole rotolare in un piattino contenente le scagliette di cocco.
4) Mettere in frigo per far solidificare meglio le palline, servire possibilmente fredde. Se si ha fretta di assaggiarle è meglio farle passare dieci miuti in freezer.

Spaghetti di zucchine

Un piatto fresco ed estivo, molto veloce e facile: spaghetti di zucchine con pesto di avocado e pomodorini

Ingredienti (per tre persone)
– 3 zucchine medie
– 10 pomodorini
– 1 avocado
– il succo di mezzo limone
– una manciata di foglie di basilico fresco
– 1 cucchiaio olio evo
– sale e pepe q.b.

Procedimento
1) Passare le zucchine nello spiralizzatore, per ottenere degli spaghetti.
2) Mettere gli spaghetti con l’olio e un pizzico di sale in una padella, cuocere qualche minuto a fuoco basso, per ammorbidirli.
3) Quando il volume degli spaghetti si è leggermente ridotto, spegnere la fiamma (non devono essere cotti del tutto!). Rimuovere gli spaghetti dalla padella e lasciar raffreddare in una zuppiera.
4) Nel mixer, sminuzzare l’avocado con il succo di limone e il basilico, finché non si ottiene una crema omogenea.
5) Condire il “pesto” con sale e pepe a piacere ed aggiungere i pomodorini, tagliati in 4.
6) Unire pesto e pomodorini agli spaghetti, che nel frattempo si saranno raffreddati del tutto. Servire il piatto freddo.

Sulle Dolomiti a caccia di stelle

Sulle Dolomiti, per osservare le stelle non si aspetta la notte di S. Lorenzo.

E non si ammirano solamente sdraiati sui pascoli, nelle notti in cui il cielo è più limpido. Quello per il firmamento è un vero e proprio culto che ha ispirato la nascita di una serie di proposte stellari nel contesto del Patrimonio Naturale dell’Umanità UNESCO, capace di illuminarsi in senso astrale anche quando il buio non è ancora calato sulla valle.

A chi non si accontenta di osservatori e planetari, il primo astrovillaggio d’Europa, nei paesi di Collepietra e San Valentino del comune di Cornedo, offre il piacere di una straordinaria vista sul cielo stellato. Ogni giovedì sera, a solo mezz’ora da Bolzano ma lontano dalle luci cittadine, l’Osservatorio Astronomico “Max Valier” offre uno sguardo nelle profondità dello spazio cosmico e informazioni pratiche per l’esplorazione del cielo. L’unico osservatorio astronomico dell’Alto Adige è raggiungibile con un sentiero lungo il quale le distanze del sistema solare sono state riportate con una scala di 1:1 miliardo. Una volta giunti, è possibile scrutare di notte la volta celeste, e di giorno la straordinaria attività del sole nell’Osservatorio Solare “Peter Anich”.

L’intero universo si apre davanti agli occhi, gettando una nuova e avvincente luce sul mondo dell’astronomia. Passeggiando attraverso i paesi di Collepietra e San Valentino in Campo può capitare di imbattersi in meridiane che abbelliscono le facciate delle case e i giardini. Presso ogni ristoratore aderente è posizionato un punto informazioni astrologico e un “telescopio” che permette di dare un’occhiata nella profondità dell’oscurità planetaria. Nella biblioteca è inoltre a disposizione tutto il materiale necessario per approfondire le conoscenze astronomiche.

Sempre in tema di stelle e volte celesti, il Planetario Alto Adige di San Valentino è l’unico nel suo genere in Alto Adige. A differenza dell’Osservatorio astronomico, qui l’universo viene mostrato mediante l’aiuto di strumenti ottici 3 D molto precisi, insieme ad un ottimo sistema acustico. Un viaggio nello spazio, alla volta del pianeta Marte o Venere è sempre stato un antichissimo sogno dell’uomo. Quel sogno ora diventa realtà in un’affascinate sala di simulazione.

Genialmente

I compiti delle vacanze sono sempre un incubo, specialmente se si lasciano agli ultimi giorni prima della ripresa delle lezioni. Poi c’è un rigetto naturale dei bambini verso l’obbligo di farli e di continuare ad allenare le competenze che hanno maturato durante l’anno scolastico.

Ma per non fare arruginire la loro curiosità e voglia di apprendere si può avere un approccio strategico, magari propendo giochi e schemi che non fanno parte dei noiosi compiti delle vacanze ma sono più originali, utili e stimolanti. Come quelli di Genialmente, quaderno di attività creato dalla psicolaga e terapeuta infantile spagnola Begoña Ibarrola.

In questo manuale, coloratissimo e accattivante, già best seller in Spagna, attraverso le avventure di un mostricciattolo geniale si possono affrontare 48 sfide per disegnare, giocare, scrivere, inventare, ballare e scoprire le proprie competenze attraverso la teoria delle intelligenze multiple, sviluppata dall’americano Howard Gardner.

Che vengono elencate come logico-matematica, lingustico-verbale, visuale-spaziale, musicale, interpersonale (capacità di riconoscere le varie personalità degli individui), intrapersonale (capacità di valutazione delle proprie abilità), naturalistica e corporeo-cinestesica.

 

Genialmente, può diventare anche molto utile nei momenti delicati delle vacanze che hanno un disperato bisogno di intrattenimento: le attese al ristorante, le pause di viaggio, gli interminabili pomeriggi piovosi.

Questo manuale, dove i bambini sono invitati a fare e ragionare, è una preziosa alternativa al parcheggio passivo davanti alle app dello smartphone o del tablet, dove invece spesso le intelligenze invece di attivarsi si anestetizzano!

Tully

E’ stata proprio una bella sorpresa vedere Tully una film sulla maternità che esce dai soliti stereotipi: l’inferno dei primi tempi con il neonato, la gestione famigliare, il marito-nullità. Tully affronta tutte queste problematiche in maniera ironica e vera, senza scadere in facili scappatoie da commedia.

La protagonista è un’incredibile e bravissima Charlize Theron, per interpretare il personaggio della mamma stanca e stressata ha anche mandato al diavolo bellezza e fisico da top model. E’ ingrassata venti chili per trasformarsi nella protagonista della storia: mamma di tre bambini, di cui uno probabilmente autistico, è alle prese con  l’ultimogenito. Al suo fianco un marito amorevole, che come molti altri mariti “amorevoli” purtroppo non vede e non sente. Non si accorge quanto la moglie sia ai limiti della sopravvivenza, non si sveglia quando alla notte il neonato piange. I sui compiti sono andare al lavoro e giocare alla Play Station.

Ad aiutare arriva la baby sitter notturna, magica come una Mary Poppins del post-parto, per alleviare stress e stanchezza. Il suo avvento cambiarà le cose ma risveglierà anche nodi imprevedibili e nascosti.

I creatori di questa pellicola sono gli stessi di Juno, altra puntata sulla maternità (quella delle teenagers) e anche qui dimostrano di saper raccontare con onestà e leggerezza mai banale, un altro capitolo dell’avventura di diventare madri. Da non perdere.

 

Muffin cioccolato fondente e mandorle

Questi muffin sono facilissimi e veloci da preparare, golosi ma poco calorici e pieni di ingredienti super sani. Da mangiare quindi senza troppi sensi di colpa anche “on a bikini diet” per affrontare la spaventevole prova costume!

Se non si finiscono tutti in un attimo è meglio conservarli in frigo.

Ingredienti:
– 80g farina di avena
– 20g farina di grano saraceno
– 20g farina di mandorle
– mezza bustina di lievito per dolci
– 5 cucchiai di sciroppo d’agave
– 150 ml di latte vegetale
– 3 cucchiai di semi di chia
– una manciata di mandorle sminuzzate
– 100g di cioccolato fondente amaro
– cannella

Procedimento:
1) Scaldare il forno a 180ºC
2) Mischiare i semi di chia con mezzo bicchiere d’acqua e lasciare da parte.
3) In una ciotola amalgamare le farine con la cannella e il lievito.
4) In una ciotola versare il latte e lo sciroppo d’agave. Aggiungere i semi di chia (che con l’acqua avranno raggiunto una consistenza gelatinosa).
5) Unire i liquidi alla farina e mescolare bene.
6) Sminuzzare il cioccolato e le mandorle e unirli al mix.
7) Versare due cucchiai di composto in ciascun pirottino e infornare.
8) Cuocere per 20 minuti.

Come affrontare le medie e uscirne vivi

Sembra facile ma dalle elementari alle medie c’è un abisso. Per affrontarlo bisogna fare un grande passo e maturare un po’. A volte questo obbligo fa un po’ paura, iniziare la scuola media significa anche diventare grandi e qualcuno magari teme di non esserne all’altezza.
Allora può venire in aiuto questo simpatico manuale, in cui Annalisa Strada (insegnante e talentuosa autrice di libri per ragazzi) svela 101 trucchi per cavarsela alla grande.

Con un taglio ironico l’autrice esplora paure e insicurezze che potrebbero accompagnare il salto nel turbinoso mondo della pre-adolescenza.

Quando con mia figlia cerco la delicatezza giusta per affrontare una tematica pruriginosa  lei ribatte:

“Mamma, ma l’ho imparato alle medie!”

Insomma le medie sono il Vietnam dell’educazione scolastica, rappresentano il rito di passaggio. Il momento della trasformazione: l’ingenuo bambino delle elementari si trasforma troppo velocemente nell’adolescente riottoso e scafato.

Quindi benvenga un manuale che aiuti a traghettare nella realtà sfaccettata della nuova scuola dove non si è più piccoli e non si sa ancora essere grandi.

Nel libro sono elencate varie problematiche. Pratiche e psicologiche.

Dall’arte di preparare lo zaino (pesantissimo nel primo anno, diventa progressivamente più leggero quando si impare a ridurre il superfluo) alla mappa per arrivare a scuola, dal comportamento sui mezzi pubblici al bon ton del corridoio (dove si diventerà impermeabili agli sguardi strani).

Con uno stile accattivante l’autrice affronta anche temi delicati come la consapevolezza delle proprie capacità, l’autoironia e il senso di responsabilità.

Alla fine del manuale c’è anche una busta, utilissima per raccogliere bigliettini dove si possono elencare desideri e ricordi. Souvenir prezioso da rileggere alla fine del terzo anno di scuola media, quando ci si sentirà oramai “vecchi” ed esperti.

Lola à la plage

Abbiamo portato Lola al mare ed è andata così…

Ci siamo strategicamente posizionate alla fine dell’ansa della spiaggia al confine con la scuola di vela. Sembrava un posto tranquillo, un po’ isolato, ricco di ombra. Infatti Lola è stata fatta accomodare sotto la scafo di un… (catamarano? barchetta? pattino?) di una piccola imbarcazione parcheggiata forse da tempo immemorabile. Insomma una bella, invidiabile cuccia marina.

A fianco aveva la sua ciotola d’acqua, era tardo pomeriggio, soffiava una piacevole brezza e tutto sembrava perfetto.

Mi sono immersa nel mio giallo da spiaggia e ho assaporato il rilassante ozio vacanziero: sole, mare e abbronzatura.

Poi a un certo punto un po’ angosciata dalle ripetute nefandezze del serial killer, protagonista del mio romanzo, ho alzato lo sguardo verso l’orizzonte. Così ho potuto ammirare la piccola flotta dei ragazzi della scuola di vela che, a fine lezione, tornava a riva. Sull’imbarcazione ammiraglia, dove stavano gli istruttori c’era un bellissimo e altero cane polena. Un pastore australiano.
“Che bello! Che meraviglia di cane alfa!”

Eravamo veramente ammirate, e ovviamente abbiamo pensato che quel fichissimo cane fosse altamente instagrammabile. Così ho perso di vista un attimo l’equipaggio per cercare nella borsa il telefono e paparazzarlo.

E’ stato un attimo ma è successo di tutto.

Il cane Alfa appena sbarcato ha annusato l’intrusa: Lola!

Come si permetteva di sostare nella sua spiaggia?

Come una furia ha zampato verso di noi per farci capire di chi fosse il territorio.

Mentre ancora lo cercavo all’orizzone, come capitano della sua barchetta, l’australiano Alfa rovesciava la ciotola, zampava sabbia sulle nostre stuoie, tentava di pisciare sul nostro guinzaglio, abbaiava e rincorreva Lola.

Ma soprattutto suscitava l’emulazione di un altro cucciolo del suo branco, un simpatico meticcio bianco che non era polena e quindi in barca doveva stare schiscio e umilmente seduto all’interno dello scafo. Un cane più giovane e insicuro che, vendendo Alfa comportarsi così da bullo, cercava di imitarlo.

Insomma l’inferno.

Lola che ha oramai una certa età (9 anni-il tempo vola!) ed è anche un po’ milf e ancora sicura del suo fascino, non si è lasciata impressionare. Gli ha abbaiato e ringhiato dietro.

Alfa non voleva sentire ragioni, infatti ha detto: “Qui è mio e comando io!” e cominciato ad alzare compulsivamente la zampa su tutto quello che era posato sulla spiaggia nel raggio di 50 metri. Anche sullo zaino di un ignaro bagnante che si era allontanato un attimo per prendere un gelato.

Bellissime, ma a che costo?

L’argomento mi sta molto a cuore. Lo sfruttamento delle bambine nel mondo della moda, l’ambizione smodata di certe madri che anelano la fama a tutti i costi e i modelli di ipersessualizzazione imposti. Del saggio ne avevo già scritto lo scorso anno quando era stato pubblicato suscitando molto scalpore. Ora finalmente qualche cosa si sta muovendo per arginare questo fenomeno.

Bambine ipersessualizzate e bambini adultizzati. Ma anche turni di lavoro estenuanti e condizioni di lavoro allucinanti. Questo è quello raccontato dalla scrittrice Flavia Piccinni che con Bellissime ha svelato cosa si nasconde dietro il mondo di lustrini della moda bimbo che fino a domani sfilerà a Firenze nella più importante manifestazione al mondo del sistema fashion: Pitti Bimbo.

Adesso un’interrogazione della Senatrice Bianca Laura Granato chiede di fare luce su questa situazione. “Le istituzioni devono farsi carico del problema e verificare se la legge venga rispettata. Per questo ho chiesto al Governo l’invio di ispettori alle sfilate di moda per bambini” spiega la Senatrice Bianca Laura Granato, membro della comimmissione Istruzione e Beni Culturali.

“C’è ovviamente massimo rispetto per i marchi di abbigliamento – precisa ancora la senatrice – ma è anche vero che la tutela dei minori è un principio costituzionale. Abbiamo il dovere di vigilare e garantire, sempre e comunque, che la bellezza estetica non finisca con l’essere ragione di sfruttamento di minori, implicito o esplicito che sia”.

Nella sua interrogazione parlamentare al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Granato chiede anche delucidazioni in merito alla manifestazione adesso in corso a Firenze, al modo in cui i bambini vengono trattati, allo sfruttamento dei più piccoli nel mondo della moda e della pubblicità.

“Negli ultimi mesi – evidenzia l’autrice del libro Flavia Piccinni – la situazione è molto peggiorata. Mi è stato riferito che a questo Pitti Bimbo le paghe, quando previste, erano perfino inferiori alle precedenti edizioni. E’ poi sufficiente guardare una pubblicità o sfogliare un catalogo per vedere come le bambine siano sempre più simili a piccoli oggetti dalle movenze sensuali.

Praticamente nessuno si occupa di controllarne i movimenti, gli orari di lavoro e le paghe. La moda bimbo oggi più che mai pare allo stato brado, eppure ha una potenza assoluta: gli stereotipi che produce ricadono su tutti noi e concorrono a creare l’immaginario del bambino e della bambina tanto nel nostro Paese, quanto all’estero”.

Bellissime dopo aver suggerito altre due interrogazioni parlamentari e un DDL presentato in Senato alla presenza di Dacia Maraini, nonché essere stato il centro di due emendamenti alla legge di stabilità, continua a creare un dibattito trasversale che abbraccia tanto le condizioni in cui i minori sarebbero tenuti a lavorare, condizioni praticamente mai rispettate, quanto il modo in cui questi sono costretti a esibirsi, evidenziando la mancanza assoluta di una legge in grado di tutelare l’immagine dei più piccoli come già richiesto attraverso la Carta di Milano da Terre des Hommes.

“Bisognerebbe lavorare per costruire un codice capace di tutelare i minori, e garantire che le iniziative che coinvolgono i più piccoli siano basate su criteri di rispetto e di attenzione molto diversi da quelli attuali, non dimenticandoci degli stereotipi e dell’immaginario che da questo mondo prendono corpo” ha continuato Piccinni. “Per scrivere questo libro – ha concluso l’autrice – ho lavorato sul mondo della moda bimbo per quattro anni, incontrando decine e decine di mamme, di padri, di piccole star e di aspiranti tali. Ho incontrato bambine che avevano imparato a divertirsi, e altre che erano costrette a subire condizioni allucinanti: sfilate senza acqua, set fotografici senza bibite, diete prima delle sfilate e dei casting, trucco e parrucco aggressivo, in grado di annullarne l’infanzia e i volti. Condizioni inaccettabili per i minori in un Paese come l’Italia nel 2018”.

L’altipiano del Renon: fra natura e divertimento

Rudy, Ivo, Walter, Sissi, Frankie, Fiona, Karl e Bella. Sono loro i nuovi “amici” che i bambini incontreranno e impareranno a conoscere nei boschi e nei pascoli dell’altipiano del Renon. Succede nel Funimal Forest, il nuovo “Sentiero Selvaggio delle Meraviglie”, appositamente studiato per avvicinarsi, divertendosi, all’universo della tipica fauna alpina di queste zone. Sono otto le stazioni del sentiero, in ciascuna delle quali viene presentato un animale nel suo habitat: Rudy è la lepre europea, Ivo è il riccio comune, Walter il picchio rosso maggiore, poi ci sono Sissi lo scoiattolo, Frankie la rana verde minore, Fiona la volpe, Karl l’allocco e Bella, la farfalla macaona.
Lungo il tracciato didattico, i bambini trovano una serie di giochi a loro disposizione e, naturalmente, c’è anche la concreta possibilità di qualche “incontro ravvicinato” con gli animali, da vivere nel silenzio e nel pieno rispetto di un ecosistema in perfetto equilibrio dove convivono tante specie.

Vacanze in montagna con tutta la famiglia? Il Renon è perfetto. Non c’è davvero luogo migliore del soleggiato altipiano che si estende sopra il capoluogo altoatesino: merito della sua magnifica esposizione, dell’aria incontaminata e di un paesaggio fatto di boschi, distese erbose a perdita d’occhio, incantevoli paesini e, sullo sfondo, lo spettacolo delle Dolomiti. A tutto questo si aggiunge la possibilità di fare passeggiate in groppa ai cavalli avelignesi o in compagnia di lama e alpaca, o ancora di inoltrarsi nella fitta rete di sentieri che si sviluppano sull’altipiano.
Le famiglie trovano soluzioni adatte ad ogni esigenza nelle numerose strutture, dall’albergo all’agriturismo. Nei mesi di maggio, giugno, settembre e ottobre, i Familyhotels propongono le settimane speciali “Happy Family”, pacchetti che comprendono moltissime attività, gite e divertimenti a gogò per i bambini e per i loro genitori. Qualche esempio? Una full immersion nel mondo della fattoria tradizionale altoatesina, il primo approccio con il bouldering (scalata in piena sicurezza su piccole rocce), pomeriggi pieni di giochi, senza contare la possibilità di scorrazzare in lungo e in largo sull’altipiano del Renon con i mezzi pubblici grazie alla Ritten Card gratuita.

Quanto ad altre attività non c’è che l’imbarazzo della scelta: viaggi emozionanti con lo storico Trenino del Renon inaugurato nel 1907 (ultimo nel suo genere in tutto l’Alto Adige) che percorre la spettacolare zona dell’altipiano da Maria Assunta (Soprabolzano) a Collalbo e la funivia per Bolzanoescursioni nella natura, le prime cavalcate sul dorso di docili cavalli e la visita al museo dell’apicoltura (presso l’antico maso Plattner) con il suo percorso didattico. Tra le mete più apprezzate dalle famiglie, non vanno dimenticate le scenografiche (e antichissime, circa 25mila anni) Piramidi di Terra, curioso fenomeno geologico di materiale morenico, formato dall’erosione conica del terreno, raggiungibili grazie a comodi sentieri con punti panoramici e panchine per godersi la vista.

Peppa Pig insegna l’ecologia ai bambini

La simpatica maialina inglese mi è cara. Infatti l’avevo messa anche nel mio libro, Peppa protagonista in un capitolo molto drammatico. Adesso poi che ho scoperto che è anche una paladina dell’ecologia mi piace anche di più!

Infatti oggi, nella giornata internazionale degli oceani, anche Peppa Pig scende in campo per spiegare ai più piccoli l’importanza dell’ecologia e della sostenibilità.

Mi sembra un messaggio efficace, ai bambini piace andare al mare a fare il bagno e divertirsi sulla spiaggia. Se Peppa Pig, spiega loro alcune fondamentali regole di comportamento per preservare il mare e il pianeta, forse possono imparare a essere sensibili alle regole basi dell’ecologia.

La maialina best seller si fa ambasciatrice di un’iniziativa che vuole coinvolgere genitori e insegnanti, ma soprattutto tende a insegnare ai più piccoli delle semplicissime regole che negli anni diventeranno una consuetudine e poi la normalità. Ha stilato un decalogo dedicato alla giornata mondiale degli oceani, che ha come obiettivo quello di sensibilizzare su tematiche importantissime per il nostro futuro.

Peppa Pig insegna come imparare a riciclare, evitare gli sprechi, fare la raccolta differenziata e soprattutto evitare l’abbandono della plastica, prima fonte di inquinamento dell’ambiente marittimo.

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