Ya basta hijos de puta

“Al PAC  la personale di Teresa Margolles (Culiacán,1963), artista messicana che vive e lavora tra Città del Messico e Madrid. Con una particolare attitudine al crudo realismo, le sue opere testimoniano le complessità della società contemporanea, sgretolata da un’allarmante violenza che sta lacerando il mondo e soprattutto il Messico.

Con uno stile minimalista, 14 installazioni di Margolles in mostra al PAC esplorano gli scomodi temi della morte, dell’ingiustizia sociale, dell’odio di genere, della marginalità e della corruzione generando una tensione costante tra orrore e bellezza

La frase YA BASTA HIJOS DE PUTA è stata rinvenuta sul corpo di una donna uccisa vicino alla frontiera nel nord del Messico. Messaggi incisi sui cadaveri sono tipici dei gruppi di narcotrafficanti, che usano questa modalità come avvertimento e intimidazione nei confronti di altre bande”

Questo raccontava il comunicato stampa della mostra Ya Bast Hijo de puta e super intrigata, (era stata anche prolungata per l’abbondante affluenza di pubblico) ho deciso di festeggiare il pomeriggio della festa della mamma (domenica scorsa) con gli hijos de puta e le mie ragazze.

Poi il PAC è uno dei nostri luoghi del cuore perchè da bambine, vi hanno fatto tanti laboratori, campi estivi e compleanni.

Quindi entriamo piene di deliziose e artistiche aspettative.

Prima sala,ok. Nella seconda manifesti con le le foto delle ragazze desparecide nella violentissima città di frontiera Sinaloa. Inquietanti, commoventi ma dovute.

Uscendo abbiamo notato nel muro una specie di poster di due fogli bianchi che erano diventati rosso ruggine, il colore del sangue vecchio.

Descrizione: erano stati creati con il sangue sgocciolato dalle vittime.

Emma ho detto che l’angosciavano.

Di fronte a noi tanti fili legati insieme che attraversavano da  parte a parte la sala.

Descrizione: fili con cui sono stati legati i cadaveri durante l’autopsia.

Anita ha fatto recentemente all’università il corso di sutura, ma non ha apprezzato.

Un po’ sgomente siamo salite al piano superiore, stavamo per entrare in una stanza ma prima abbiamo letto la descrizione.

Nella stanza era stato nebulizzato liquido estratto dai lenzuoli dell’obitorio. Conteneva una soluzione disinfettante, quindi si poteva entrare tranquillamente.

Peccato che dalla stanza stessero uscendo due ragazze, che avevano fatto l’errore di entrare, incautamente, dalla parte opposta e si erano subite il macabro aereosol senza sapere prima cosa fosse.

L’hanno letto solo all’uscita. Sono andate via dicendo:

“Mamma che schifo, vado a lavarmi i capelli!”

A quel punto anche noi abbiamo deciso di andarcene.

Il tema, violenza sulle donne e il femminicidio, è importante e delicato, esporlo in un modo troppo provocatorio rischia di renderlo indigeribile e obsoleto. Molti preferiscono non vedere, e anche non sapere, piuttosto di subire uno choc. L’equilibrio fra denuncia, arte moderna e provocazione è molto sottile e difficile.

Questa mostra non sembra sia riuscita a trovarlo.

Cucina vegana stellata e creativa

Piatti bellissimi e creativi, così originali da lasciare sbalorditi. Ma anche buonissimi, li ho potuti assagggiare tutti ed è stata un’esperienza molto golosa. Infatti il talento degli chef vegani e vegetariani sta proprio nel riuscire ad abbinare gli ingredienti in un perfetto mix di quantità e qualità.

Nel concorso culinario organizzato a The Vegetarian Chance, (manifestazione ideata dallo chef Piero Leeman e dal giornalista Gabriele Eschenazi) in cui erano in gara otto chef internazionali, il primo premio è andato ad Antonio Cuomo, uno chef di Bergamo che ha preparato un piatto incredibile, intitolato “A me non piace il sushi” dove abbiamo scoperto come sono state create “le candele” che, al mio occchio profano, sembravano dei rigatoni trasparenti.

Il trucco è la gelatina agar agar che si rapprende facendola ghiacciare in fretta. Ma nello stesso tempo rimane morbida e perfettamente edibile. Infatti è bastato un piccolo colpo di forchetta per distruggerle e mangiarle. Un vero peccato per l’estetica, ma un trionfo per il palato.

©VGiannella

La magia si tritrova anche nel piatto della seconda classificata la chef giapponese Hoshiko Hondo, che ha presentato un piatto intitolato “Meravigliosa Terra” dove oltre a un incredibile riso blu (colore ottenuto grazie a un te tailandese chiamato “i piselli della farfalla”) c’erano alcune gocce trasparenti che racchiudevano foglie di prezzemolo, ottenute sempre con l’agar agar.

Un altro miracolo classico della cucina vegana stellata è l’uovo apparente, inventato da Piero Leeman, di Joia. Sembra proprio un uovo di quaglia e ivece è creato con tartufo, broccoli e racchiude un piccolo cuore arancione di carota che fa la parte del tuorlo. Bellissimo, sano e soprattutto buonissimo.

The Vegetarian Chance

Domani e domenica alla Fabbrica del Vapore a Milano arriva per la quinta volta The Vegetarian Chance, festival della cucina vegana e vegetariana. Due giorni, ricchi di attività, dove si illustreranno i benefici di una cucina senza grassi animali, benefica per la salute e per l’ambiente. Si discuterà, assaggerà e anche imparerà a mangiare meglio.

Mangia la foglia, salva il pianeta è il titolo dell’evento e che caratterizza i contenuti del programma. Si parlerà di salute, agricoltura sostenibile, spiritualità, etica e animalismo anche con ironia, utilissima per fronteggiare l’ostilità diffusa soprattutto verso i vegani.

Ci saranno incontri, conferenze e anche un concorso di cucina in cui otto chef internazionali si sfideranno in una gara di piatti originali e inventati per l’occasione. Il presidente della giuria che giudicherà le loro proposte è lo chef Pietro Leeman del ristorante milanese Joia.

Questo evento fa parte di di Milano Food City, la settimana che si caratterizza anche con il trionfo dello street food, proposto ovunque in città, per soddisfare ogni palato. I food trucks che partecipano a The Vegetarian Chance propongono solo specialità vegetariane che non vedo l’ora di assaggiare.

Non mi perderò l’incontro di sabato alle 14.30 da Neal Barnard, medico statunintense  che da decenni studia come gli alimenti influenzino la nostra salute.

Nel 1985 ha fondato il Comitato dei Medici per la Medicina Responsabile (Physicians Committee for Responsible Medicine) e del quale è tuttora presidente. In questo ruolo si è confrontato negli Usa con chi promuove diete non salutari nel pubblico come nel privato. E non ha esitato a citare in tribunale sul tema il governo Usa.

Gli studi del dottor Barnard hanno si sono incentrati sulla dieta vegetale come utile a perdere peso, abbassare il colesterolo, rivoluzionare il trattamento del diabete di tipo 2 e migliorare la salute. Dalla sua parte sono schierate oggi le principali autorità medico-scientifiche americane (lobby permettendo!).

Impariamo dai pesci

Ormai non perdiamo più un’occasione per cercare di migliorarci, di imparare nuove competenze, anzi la parola magica è Skills. Anche a scuola, spesso ne succedono di tutti i colori, ma nel POF devono entrare anche le skills, anzi per i ragazzi sono le soft skills, le regole di comportamento che dovrebbero aiutare a comportarsi meglio.

Gli ultimi e più inediti life coach (altro ruolo molto in voga) sembra siano i pesci. Molto più intelligenti di tanti umani e così all’Acquario di Genova hanno deciso di osservarli e copiarli.

Succede con la mostra Skills, appena inaugurata, che andrà avanti fino al 9 novembre nel Padiglione Cetacei.

La natura ha alle spalle quasi 4 miliardi di anni di ricerca e sviluppo che hanno permesso alla vita di diffondersi ovunque sul Pianeta, dalle profondità oceaniche, alle più inospitali vette montuose.

Spesso l’uomo è considerato la specie più evoluta, eppure esistono organismi che hanno sviluppato strategie straordinarie, che permettono loro di sopravvivere in situazioni impensabili.

Il progetto Skills ha posto al centro della sua missione individuare queste strategie adattative come fonte di ispirazione per il superamento delle sfide di tutti i giorni. La ricerca ha originato una serie composta da 10 video che si propongono come spunti per migliorarsi.

Ecco cosa possiamo imparare e da chi:

Melanoceto/Melanocetus johnsonii

Abilità: ll maschio è molto più piccolo della femmina e incapace di vivere a lungo da solo. Dopo averla individuata grazie all’olfatto molto sviluppato, si “fonde” con la propria partner. Uniti in maniera indissolubile, al momento opportuno, potranno riprodursi.

Strategia: Unirsi a chi condivide il nostro stesso obiettivo aumenta le possibilità di raggiungerli.

Nautilus/Nautilus

Abilità: Questo mollusco cefalopode è in grado di adattare la pressione interna della propria conchiglia a quella dell’acqua circostante. In questo modo è in grado di spostarsi fra gli strati d’acqua profondi e quelli superficiali.

Strategia: Se non puoi modificare le circostanze, lavora su te stesso per ampliare i tuoi limiti.

Pesce palla/Torquigener

Abilità: Questo piccolo pesce, lungo poco più di 13cm, realizza con il proprio corpo magnifici bassorilievi sul fondale sabbioso per attirare l’attenzione della femmina. Quest’ultima sceglierà il proprio compagno in base alla qualità del lavoro impresso sulla sabbia.

Strategia: Un lavoro accurato è sempre la dimostrazione di impegno del suo esecutore.

Medusa immortale/Turritopsis nutricula

Abilità: In risposta a condizioni avverse questo minuscolo Idrozoo è in grado di invertire ilproprio ciclo vitale, tornando allo stadio di polipo coloniale, sessualmente immaturo, dopo aver raggiunto la maturità sessuale come individuo solitario e planctonico. Questa capacità consente all’animale di ritardare o potenzialmente eliminare la morte.

Strategia: Una situazione critica può essere un’opportunità per migliorare.

Paguro bernardo/Pagurus bernhardus

Abilità: I paguri sono crostacei che utilizzano conchiglie per proteggere la parte terminale del loro corpo, priva di corazza. Il paguro bernardo, per aumentare le sue difese contro i predatori, ricorre alla collaborazione dell’urticante attinia. Quest’ultima ottiene in cambio la possibilità di spostarsi e di recuperare gli avanzi di cibo dispersi dal Crostaceo.

Strategia: Collaborare con chi possiede capacità complementari alle nostre, ci rende più forti.

Polpo mimo/Thaumoctopus mimicus

Abilità: È in grado di imitare l’aspetto e i movimenti di oltre 15 animali, scegliendo la specie più opportuna per spaventare il predatore che in quel momento lo sta minacciando.

Strategia: Saper osservare ed imparare dagli altri permette di migliorare noi stessi.

Lumaca corazzata/Crysomallon squamiferum

Abilità: Questo singolare mollusco vive nell’Oceano indiano, in prossimità delle sorgenti idrotermali, dove le acque ribollono temperature elevatissime. Utilizza il tossico solfuro di ferro presente nell’ambiente per costruirsi un’armatura.

Strategia: Saper trovare gli aspetti positivi anche nelle situazioni più critiche può renderci più forti.

Granchio blu/Callinectes sapidus

Abilità: In caso di pericolo è in grado di sacrificare alcune appendici del suo corpo, chele, zampe, e di rigenerarle in un secondo momento.

Strategia: Le cose a cui teniamo maggiormente a volte possono diventare un peso che inibisce il nostro percorso personale. Sapersene separare può diventare necessario per creare nuove opportunità.

Elisia/Elysia chlorotica

Abilità: Questo piccolo Mollusco immagazzina le cellule fotosintetiche delle alghe di cui si nutre per attuare lei stessa la fotosintesi. In assenza di cibo è in grado di “nutrirsi” di sola luce per mesi.

Strategia: Immagazzinare risorse per il futuro può garantirci la sopravvivenza durante periodi difficili.

Pesci lanterna/ famiglia Anomalopidae

Abilità: Questa famiglia di pesci è dotata di organi luminosi (fotofori) sotto gli occhi, che all’occorrenza vengono oscurati. I fotofori sono utilizzati per comunicare, nutrirsi e fuggire dai predatori.

Strategia: Ottimizzare risorse, tempo ed energie, aumenta efficienza e produttività.

 

Per la festa della mamma regaliamo una baby sitter

Si avvicina la festa della mamma e quest’anno so che è domenica prossima, non mi sbaglierò!

E’ inevitabilmente arriva anche il momento di fare un bilancio della genitorialità e delle scelte fatte. Quando sono nate le mie figlie ho deciso di abbandonare il lavoro, non è stata una decisione presa con leggerezza, ma alla fine l’ho fatto. Nonostante i pareri contrari di tutti quelli che conoscevo. Purtroppo nel nostro Paese conciliare carriera e maternità non è facile. Anche se periodicamente ci sono annunci “politici” dove si promettono grandi aiuti alle madri e alle famiglie, alla fine la gestione pratica della faccenda rimane nelle mani dei singoli. Ognuno si arrangia come può.

Io l’ho fatto sacrificando il mio lavoro, pensavo di essere eroica. Al momento credevo che fosse la scelta giusta e invece a distanza di anni si è rivelata sbagliatissima. Oggi quello che consiglio alle neomamme è di tener duro, stringere i denti e cercare di gestire la famiglia senza abbandonare le proprie ambizioni lavorative.

E tamponare le emergenze con l’aiuto extra di una baby sitter. E trovare la persona giusta può essere più facile del previsto. Spesso le madri che, come me, abbadonano la propria occupazione, si giustificano sostenendo che il loro stipendio serve solo per pagare la persona che, al loro posto, baderà ai bambini.

Beh, per esperienza posso dire che sono soldi spesi benissimo, perchè non riguardano solo un dispendio economico ma sono preziosi per salvaguardare l’autostima e la sanità mentale della madre. Meglio comprarsi un paio di scarpe o un vestito in meno ed essere meno stanche e stressate!

Avere dei bambini è bellissimo ma è sconsigliabile annientarsi completamente nel mestiere di mamma. Per i figli e per se stesse. E’ importante continuare a preservare la propria identità, lavorativa e personale. Sono arrivata a condividere quello che molti sostengono da tempo: meglio la qualità invece che la quantità.

 

Il tempo da passare con i propri figli è meglio che sia quello più piacevole e possibilmente meno pesante. Non le 24 ore non stop, vissute qualche volta con stanchezza, come una condanna.

Il regalo più bello e utile che una mamma può farsi, per riposarsi, essere più serena e quindi anche una madre migliore, è concedersi qualche ora di libertà lasciando i bambini a una persona fidata. Quindi invece di profumi, fiori e cioccolattini come regalo per la  festa della mamma suggerisco un bonus baby sitter.

Come se tu non fossi femmina

Un viaggio in Croazia, itinerante con le figlie al seguito, bambine di sei e nove anni. Piccole esploratrici audaci, curiose e avide di novità. Una vacanza in famiglia programmata anche con il papà, che all’ultimo momento, per un imprevisto lavorativo, dà forfait.

Ma la mamma carica le piccole in auto e decide di partire ugualmente, di mestiere fa la giornalista e dirige anche un paio di giornali, perciò sfrutta anche l’occasione per scrivere Come se tu non fossi femmina. Libro che è un diario di viaggio ma anche un flusso di pensieri su come (cercare di) educare al meglio le bambine a crescere forti e indipendenti.

Un viaggio è sempre un’esperienza di crescita e di maturazione. Ed è anche un momento ideale per instillare nuovi insegnamenti e idee che nascono da situazioni contingenti (un’imprevisto, una novità, una scoperta della vacanza) ma possono poi germogliare in qualcosa di importante e duraturo.

Annalisa Monfreda, tra soste al mare, visite al museo, avventure nelle cascate, spiega cose molto importanti alle proprie bambine. Ne libro ci sono 50 lezioni, principi da tenere presente per crescere felici e sicure di sè, senza soccombere alle discriminazioni di genere. Il numero uno, recita così “non perdete mai la strada del desiderio“. Per realizzarlo, basta tener a mente la lezione numero due: “non c’è nulla che non possiate fare se lo desiderate veramente“.

Queste enunciazioni non sono mai vuote. Vengono espresse con il supporto di racconti, storie famigliari dell’autrice e anche arricchite da citazioni autorevoli, di autrici e personalità che hanno segnato la storia al femminile.

Un libro piacevole e soprattutto utile. Fa riflettere su quanto sia importante l’educazione per combattere gli stereotipi. E arrivare finalmente a infrangere quel durissimo vetro di cristallo che ancora incombe su di noi.

Austria: paradiso per i bambini

L’Austria è la meta green per eccellenza: montagne, vallate, paesi incastonati in paesaggi fiabeschi, dove la natura si unisce alle tradizioni di ospitalità. Per questo gli albergatori e i consorzi ogni anno preparano una serie di attività legate al territorio per emozionare grandi e piccini.

Iniziando dal Tirolo, il “geocaching” è il trend dell’estate 2018: i partecipanti di questo gioco, alias i geocacher, nascondono piccoli tesori in bauli, barattoli, bottiglie. Con lo smartphone ci si registra, si sceglie la regione (in Tirolo ad esempio la caccia al tesoro più emozionante è sul ghiacciaio dello Stubai, con facili sentieri segnati, adatti anche alle famiglie), si scaricano le coordinate del tesoro e si parte alla sua ricerca.

Un’altra meta ideale per le famiglie è il Mondo dei Cristalli di Swarovski, a due passi da Innsbruck, “capitale” del Tirolo, i bambini si divertono al parco della Torre, che offre le più diverse avventure su quattro piani sovrapposti uniti da una rete da arrampicata veramente unica, che si può scalare fino a quasi 14 metri di altezza. Qui si possono fare scalate, andare in altalena, oscillare e scivolare e quasi avere l’impressione di librarsi. La facciata della torre è costituita da 160 sfaccettature cristalline tutte diverse. Le lastre sono stampate con un inedito motivo fatto di milioni di minuscoli animaletti; in ogni momento si può guardare da dentro a fuori e le attività all’interno sono pure visibili dall’esterno; la sera la torre appare come un corpo luminoso spettacolare; ci si diverte anche a nascondersi nel labirinto a forma di mano realizzato da André Heller che fa parte delle più belle sezioni del parco Swarovski.

 

Poi c’è la regione del Salisburghese, i bambini si divertono in mille modi, a cominciare dalle piste ciclabili facili, a misura di famiglia, come per esempio le piste ciclabili nella Lungau: è possibile raggiungere il castello di Mauterndorf su un itinerario pianeggiante, e diventare principesse o cavalieri con tanto di corona, armatura e balestra.  Anche il giro del lago Zell è un percorso semplice e breve che affascina tutta la famiglia. Per chi ama fare il bagno, i laghi alpini si prestano a fare tuffi nelle acque cristalline; per i bambini coraggiosi lo slittino estivo offre divertimento senza limiti nella Lammertal e anche in Tennengau; è possibile prendere velocità, cronometrata, anche negli scivoli dei minatori nella miniera di sale di Hallein, dopo una visita guidata e una gita in trenino.

E ancora in Carinzia, la regione più a sud dell’Austria, confinante con il Friuli Venezia Giulia, propone vacanze spensierate con la famiglia: attività all’aria aperta nella natura, come nascondersi in un grande mucchio di fieno o camminare su dolci cime arrotondate; si può organizzare un semplice pic-nic in riva al lago, ammirare stambecchi e marmotte in libertà nel loro habitat naturale o semplicemente chiudere gli occhi e tuffarsi dal pontile nelle calde acque di uno dei numerosi laghi della regione, balneabili e caldi. I più coraggiosi si possono calare con la corda dalla Pyramidenkogel, la torre panoramica in legno più alta del mondo (75 metri). La salita con l’ascensore panoramico regala già panorami meravigliosi, ma i più sportivi possono conquistare la torre salendo a piedi 441 scalini; per i bambini alti almeno 130 cm, la torre è una sfida avventurosa e divertente, con lo scivolo coperto più alto d’Europa. Si sfreccia a valle superando 52 metri di dislivello.

Una gita al Castello di Padernello

Un castello antico nasconde sempre luoghi misteriosi o inaccessibili, come i passaggi segreti e le stanze nascoste in cui ci si rifugiava in caso di pericolo, raccontati spesso nei libri, nelle favole e nei film.

Il Castello di Padernello, maniero quattrocentesco immerso nella campagna della Bassa Bresciana, custodisce ancora affascinanti luoghi inesplorati. L’importante intervento di restauro che dal 2006 l’ha riportato in vita, ha svelato soffitti affrescati, ambienti del ‘400 e ‘500, uno scalone settecentesco, le antiche cucine e diverse opere d’arte, ma restano ancora oggi nel castello posti nascosti o inesplorabili.

Il mastio è uno di questi e per la prima volta viene aperto al pubblico per un viaggio esclusivo nella storia. Ogni terzo sabato del mese, (28 aprile, 19 maggio, 16 giugno e 15 settembre), si potrà partecipare ad una speciale visita guidata nella torre inaccessibile.

L’ingresso al Castello di Padernello è già normalmente motivo di grande attrazione: bisogna infatti attendere che scenda l’originale ponte levatoio, la cui funzione non è stata scalfita dal passaggio dei secoli, per entrare nell’androne del maniero e poi nella corte quadrata, porticata su due lati e nelle stanze che raccontano diverse epoche ed opere d’arte.

L’interno del maniero si possono ammirare le diverse stratificazioni storiche. Stanze quattrocentesche precedono un elegante scalone del Settecento.

I saloni con i soffitti affrescati, mobili di artigianato, le cucine databili tra il ‘400 e il ‘500, la sala da pranzo di gusto settecentesco. Poi le biblioteche, stupiscono ed incuriosiscono, mentre una guida racconta le origini del maniero, proprietà dei conti Martinengo per 5 secoli e poi della famiglia Salvadego. Il maniero rimase attivo fino agli anni ’60, quando restò disabitato.  E si arriva nelle sale del Ciclo di Padernello, copie delle opere del pittore tardo barocco Giacomo Ceruti. Suggestivo il torrione con scalette in legno, da cui scoprire parte dell’antico borgo agricolo dall’alto.

Ogni ambiente è una sorpresa ed è facile ritrovarsi ad immaginare nobili dame e cavalieri popolare il Castello. Come la Dama Bianca, leggenda che racconta le vicende di Biancamaria Martinengo, morta a 14 anni cadendo dalle mura della fortezza per seguire la magia luminosa delle lucciole: si dice che ogni 10 anni torni nel salone d’onore del Castello di Padernello, vestita di bianco e con in mano un libro d’oro.

 

 

Il maniero oggi ospita anche mostre d’arte ed è luogo di laboratori per bambini, eventi culturali, concerti, artigianato, il Mercato di Slow Food ogni terza domenica del mese, con degustazioni di prodotti del territorio, di cui il Castello di Padernello esprime l’originaria identità. Vicino al maniero,  si può passeggiare in mezzo alla natura, a piedi o in bicicletta.

Bomber da uomo: il ritorno di un intramontabile classico

Quando parliamo di giubbotto bomber non possono che tornarci alla mente grandi classici del cinema come “Top Gun”, “Indiana Jones”, “American History X” o i più recenti “Drive” e “Blade Runner 2049”. Tra i capispalla più iconici del secolo scorso, il bomber da uomo torna oggi a sfilare sulle passerelle di tutto il mondo rivisitato nelle nuance e nei tessuti, pur mantenendo inalterato il suo fascino senza tempo.

In dotazione agli aviatori della U.S. Air Force e della Royal Air Force, il giubbotto bomber in pelle fece la sua comparsa nel corso della Prima Guerra Mondiale. Successivamente, nel 1926, fu il paracadutista americano Leslie Irvin a introdurre il modello di bomber uomo che ancora oggi conosciamo.

Bomber da uomo Fay

Bomber da uomo in tessuto tecnico

Bomber da uomo Fay: chic, versatile e adatto a ogni occasione

Da giacca da aviatore a capospalla iconico, il bomber resta un intramontabile classico, ormai immancabile nel guardaroba maschile. Rivisitato nei tessuti e nei colori da Fay, si conferma un must have per tutte le stagioni, particolarmente apprezzato dall’uomo che non rinuncia alla sua allure sofisticata pur prediligendo uno stile più casual. Come la gran parte dei modelli iconici proposti dal noto Brand italiano, il bomber da uomo si conferma tra i capi d’abbigliamento più apprezzati al pari dei capispalla eleganti, proprio in ragione dell’estrema versatilità. Nuance e tessuti differenti lo rendono infatti perfetto per ogni occasione d’uso.

Bomber da uomo Fay per la Primavera Estate 2018

Accanto al parka, al trench, al gilet, alla field jacket, al giaccone a 4 ganci e all’impermeabile Fay, il bomber si riconferma protagonista anche della nuova collezione Primavera Estate 2018, proposto in colorazioni classiche e tessuti esclusivi per adattarsi ai look e agli outfit dell’uomo metropolitano. Così il bomber in pelle scamosciata rivela la sua anima più chic se abbinato a camicia e pantaloni chino. Per chi invece desidera conferire ai propri outfit un tocco più grintoso, la collezione di bomber da uomo Fay comprende anche capi dalle linee classiche ma in tessuto tecnico, come il modello con collo alla coreana o gli intramontabili modelli con colletto in tessuto e leggera imbottitura.

(post in collaborazione con Fay)

La mamma di Tonya

Il mondo dell’agonismo sportivo può essere spietato e lo diventa sempre di più quando si alza la posta in gioco. Questo racconta Tonya, il film di Grig Gillespie che prendendo a prestito lo stile documentaristico, racconta la storia di Tonya Harding. La campionessa americana di pattinaggio artistico che, negli anni’90, divenne internazionalmente famosa anche per una bruttissima storia di cronaca nera. Fu infatti accusata di aver azzoppato la sua rivale Nancy Kerrigan.

Il film racconta la parabola della Harding partendo dall’infanzia. Tappa fondamentale per comprendere la genesi di tutti i suoi guai futuri.

Cresciuta in una famiglia disastrata, quella che gli americani chiamano “white trash”, la fascia povera e illetterata della popolazione bianca, Tonya sin da piccola è stata bersaglio di una madre ingombrante e despota. La donna (interpretata magistralmente da Allison Jenney che si è guadagnata l’Oscar come miglior attrice non protagonista) sognava il riscatto economico e sociale attraverso la figlia. Per ottenerlo, cominciò a obbligare la bambina a massacranti allenamenti sui pattini dalla tenera età di quattro anni.

Da lì in poi la motivazione a migliorare tecnica e stile arriverà sempre sotto forma di abusi e soprusi. Tonya subisce e interiorizza lo stile violento. Diventa un’eccellente pattinatrice psicologicamente squilibrata. Disposta veramente a tutto pur di primeggiare.

La bellissima Margot Robbie, imbruttita ad hoc per il ruolo, è molto brava e intensa (avrebbe anche lei meritato un premio). Ma tutti gli interpreti recitano benissimo. Un film da non perdere: coinvolgente, spassoso e doloroso. Il linguaggio crudo, ironico e spesso volgare, ma assolutamente funzionale alla storia. Il rapporto madre-figlia è il fulcro della vicenda, scandalizza, commuove e porta a molte riflessioni. Oneste e piuttosto amare. Le mamme possono fare danni irreparabili, per colpa propria o perchè sono, a loro volta, vittime di coincidenze nefaste.

Fuorisalone per le neomamme

A Milano i giorni del Fuorisalone, in concomitanza con la Fiera del mobile, pullulano di eventi modaioli: colazioni, lunch, aperitivi, cene djset, istallazioni, ecc.

Tutta la città diventa instagrammabile  🙂 e il traffico impazzisce.

Però ci sono anche eventi e inziative che oltre alla forma badano anche alla sostanza, come questa organizzata dal polo medico Humanitas-PioX che lancia un Fuorisalone per le neomamme. Prendendo in affitto l’ appartamento LAGO nel cuore di Brera (luogo spesso affittato per eventi pubblicitari) dove allestisce un “nido” per neogenitori alle prese con la rivoluzione che porta l’arrivo del bebé, dalle precauzioni nell’arredamento domestico alla nuova routine famigliare.

Infatti dal 19 al 21 aprile gli specialisti del Punto Nascita dell’ospedale animeranno le stanze con tavole rotonde, laboratori e show cooking per affrontare i tanti dubbi che accompagnano l’arrivo di un figlio: come organizzare gli ambienti per prevenire i principali incidenti domestici? Come preparare il lettino per una nanna sicura che riduca il rischio di SIDS (morte in culla)? Cosa cucinare per una futura mamma?

Negli stessi giorni, inoltre, appartamento LAGO ospiterà una speciale installazione: cubi che, giocando con il design dei classici balocchi per bambini, verranno posizionati in ogni stanza per richiamare l’attenzione degli adulti sui principali pericoli domestici, dalla “D di detersivo” alla “S di spigoli”.

Qui il programma completo e le modalità di adesione.

Vinci una vacanza ecostenibile

Nell’era della sharing economy anche il viaggio diventa un’esperienza da condividere. Non importa se si tratta di passaggi, pranzi, case, biciclette, orti, ricette, itinerari, o di un’intera vacanza.

C’è un’iniziativa, Adotta un turista, che vuole stimolare la creatività, l’innovazione e la condivisione nell’esperienza di viaggio. Chi meglio delle persone che abitano un luogo possono conoscerlo e farlo scoprire a coloro che lo attraversano?

Recuperando l’eredità culturale della “xenia” greca, Adotta un Turista promuove l’ospitalità autentica, che ha da sempre caratterizzato la storia della nostra civiltà, come incontro e cura dell’altro. Mettendo così al centro il concetto autentico di ospitalità, e promuovendo un nuovo modo di viaggiare, sostenibile, rispettoso dei luoghi e delle persone, Adotta un Turista sfida tutti a proporre esperienze ed idee di ospitalità uniche e originali, da condividere e offrire gratuitamente.

Chi sono i turisti da adottare?

Persone curiose, interessate a scoprire i luoghi in modo autentico e vero, al di là dei classici elenchi di cose da vedere ed esperienze da fare. Sono eco-viaggiatori alla ricerca di nuovi punti di vista, di luoghi meno noti, di persone da conoscere e di esperienze autentiche da condividere. Sono i viaggiatori curiosi versoi luoghi che visitano che vogliono conoscere con entusiasmo e rispetto.

Adotta un turista nasce da un’idea di Ecobnb, la community italiana ed europea del turismo sostenibile e IT.A.CÀ migranti e viaggiatori – festival del turismo responsabile.

Cosa si deve fare per partecipare?

Proporre un’esperienza autentica descrivendola con un breve testo e un’immagine entro venerdì 25 maggio 2018. Può essere un pic-nic con prodotti locali, un itinerario in bicicletta o a piedi, una visita a un laboratorio artistico, una vacanza nella zona dove si vive.

Il fine di questa iniziativa è promuovere il turismo responsabile e per incoraggiare la partecipazione è previsto anche un premio. Infatti tutte le esperienze proposte verranno offerte gratuitamente ai viaggiatori che si candidano per provarle.

Inoltre, le tre proposte più votate tramite “likes” vincono tre soggiorni green per due persone in Italia. Clicca qui per per tutte le info pratiche.

Il fantastico viaggio di Stella

“Se mettete qualcosa dentro un buco nero non significa per forza che sia persa per sempre…studi recenti hanno dimostrato che se buttate qualcosa che vi infastidisce…qualcosa che vi rende tristi…non significa che sparirà. La forza di gravità la risucchia, ma poi il problema crescerà”

Così scrive Michelle Cuevas nel suo romanzo più recente, Il fantastico viaggio di Stella, dove la scrittrice americana, racconta di una bambina, di nome Stella, che per non affrontare le emozioni più difficili e dolorose, decide di negarle. E lo fa in un modo molto originale, le getta appunto in un buco nero. Ma non uno qualsiasi, un buco nero che diventa il suo pet. Infatti Stella è una ragazzina che abita vicino alla NASA e proprio un giorno in cui cerca di farsi ricevere da un ingegnere della famosa agenzia spaziale americana, viene seguita fino a casa da un “baby” buco nero che vuole farsi adottare.

Poi non sarà facile gestirlo, perchè il buco nero domestico è ancora piccolo e come tutti i cuccioli, vivace e imprevedibile. Così Stella dovrà superare numerosi ostacoli per riuscire a non soccombere e a trovare un nuovo equilibrio. Insomma a crescere.

Inventarsi una metafora del genere per spiegare ai bambini che non devono avere paura di fronteggiare anche le sensazioni più difficili e complicate, è segno di grande creatività, fantasia e sensibilità. E Michelle Cuevas è un’autrice che dimostra di possedere tutte queste doti. Oltre a una buona dose di ironia, fondamentale per riuscire a trascinare i suoi giovani lettori anche nei temi più drammatici e delicati, come quelli della perdita e della solitudine.

L’ha già dimostrato anche nel suo best-seller Le avventure di Jacques Papier, la storia di un’amico immaginario, narrata proprio da quest’ultimo.  Un ragazzino che è invisibile ma nello stesso tempo compagno e supporto fondamentale per i bambini che incontra. Una storia surreale e avvincente che commuove e fa sorridere. Il libro ha scalato le classifiche di vendita, avuto molte traduzioni e si è aggiudicato il prestigioso Premio Andersen nel 2016.

I libri di Michelle Cuevas piacciono ai bambini ma incantano anche gli adulti, perchè a seconda dell’età e della maturità del lettore riescono a offrire un diverso livello di coinvolgimento. L’avventura, il divertimento e lo stupore sono per i più piccoli, la commozione e la riflessione per il pubblico di lettori più maturo.

Una sorpresa…. piuttosto marrone

Oggi avrei voluto scrivere della bella inziativa che c’è a Londra: cani al cinema con i padroni. Invece dopo un giretto bonus con Lola all’ora di pranzo, una passeggiata non strettamente necessaria per i bisogni fisiologici ma garantita dal mio buon cuore, sono stata vittima di uno scherzo che mi ha fatto cambiare idea sul tema del post.

Allora, ero con Lola nel giardino sottocasa, lei correva libera e io pensavo cosa mangiare a pranzo… quando la chiamo per salire in casa, mi accorgo che il suo pelo è stranamente appuntito con un effetto gel (ottimisticamente questa è stata la prima cosa che ho pensato). Guardo meglio, vedo tracce marroni, annuso e purtroppo no, non era gel.

Era cacca. Con un istinto primodiale da predatore, Lola aveva identificato una cacca interessante e anche di vaste dimensioni, considerato il risultato.

“Rotolarsi nella cacca altrui è un ottimo espediente per non venire scoperti mentre si caccia, la preda non avvertirà il nostro odore e…. zac! Si cattura!”

Questo ha pensato Lola mentre attuava il geniale piano per mimetizzarsi nella giungla del prato sottocasa.

Io invece ero disperata, poi ho incontrato un’amica di area cani che mi ha consigliato di pulire Lola con acqua e aceto (come fosse l’interno del frigorifero).

Così sono salita in casa, l’ho trascinata in terrazza e ho cominciato la disinfestazione, mentre lei pensava che fossi antipatica e soprattutto impazzita.

Alla fine della procedura non era più marrone ma puzzava come un cetriolone sottaceto.

Ho telefonato al suo salone di bellezza, il Coppola dei cani, dove di hanno detto: “Eh no, (sciocca) signora al sabato per la toeletta bisogna prenotare, così all’improvviso non c’è posto”

Anzi, erano anche un po’ scandalizzati dalla mia richiesta improvvisa!

Così ho deciso che avremmo fatto la doccia insieme.
L’ho chiamata ma lei offesa del mio trattamento all’aceto non si è spostata dal suo fichissimo cuscino-cuccia. Si è anche voltata dall’altra parte per mostrare ostilità, arrivando a negare di chiamarsi Lola.

Allora ho preso il cuscino-cuccia l’ho alzato con lei sopra e, tenendolo abbastanza in alto in modo che non decidesse di saltar giù, l’ho trasportata di peso in bagno.

Lola era sbalordita dal mio comportamento da umana imbizzarrita e appena ho aperto incautamente un attimo la porta del bagno è scappata via. Ma io l’ho rincorsa, ero già nuda ma l’ho rincorsa fino in sala, dove lei cercava di nascondersi sul divano.

L’ho presa e siamo entrate in doccia, e lei ha pensato “fiuuuuu l’acqua tiepidina e il Baby Johnson (che certo, non è adatto ai cani) non sono neanche così male”.

Il brutto è arrivato dopo, al momento del phon: non lo sopportatava e cercava di ribellarsi.

Per calmarla, invocando lo spirito di emulazione, le facevo vedere che anch’io mi phonavo le gambe per asciugarmi. Ma lei niente, cercava di nascondersi dietro al water e sotto il bidet. Alla fine l’ho lasciata mezza bagnata e molto molto molto offesa.

Non ci parliamo più.

Cookies Vegani

Dopo il “successo” della crostata e l’incoraggiamento di Natalia, che mi aveva gentilmente detto: “Con la stessa ricetta puoi fare anche i biscotti…”

Ieri in un buoi pomeriggio di pioggia, per festeggiare il mio onomastico, non c’era niente di meglio da fare che gettarmi nell’avventura. La mia prima volta con i biscotti. Sì, confesso non li avevo mai fatti neanche per Babbo Natale, quindi era piuttosto entusiasmante.

Gli ingredienti li avevo tutti, la tortiera giusta non l’ho ancora comprata ma per i biscotti non serviva, c’erano le formine dell’Ikea. E poi ho aggiunto un tocco gourmet con delle gocce di cioccolato fondente che aveva comprato Anita poco tempo fa.

Sono stata molto più disinvolta con l’impasto, ho miscelato farina e lievito con grazia, grattuggiato la buccia del limone con leggerezza, steso la pasta con il mattarello e via in forno. Quanto dovevano cuocere?

La crostata 30-40 minuti a 180°, considerato che il forno era già bello caldo ho pensato di farli stare dentro 17 minuti.

Perchè 17?

Era il mio onomastico 17 marzo, mi sembrava un bel numero! Per capire se fossero cotti ho anche usato il classico stuzzicadente come una vera professionista. Poi anna sfornati li ho fotografati (come una vera foodblogger), poi appena raffreddati li ho assaggiati.

Bellissimi ma duri come il legno.

Anzi quelli della seconda infornata sono più “abbronzati” (come direbbe il vecchio Berlusca) sembrano proprio di legno sia come colore che come consistenza!

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