Ho incontrato Astrosamantha

Ieri c’è stata una conferenza stampa al Museo della Scienza e della Tecnica con Samantha Cristoforetti che ha donato la sua tuta spaziale. In mezzo a una ressa di fotografi e cineoperatori, la giornalista del Sole 24ore ha avuto la meglio, e si è accapparata tutti i quindici minuti a disposizione per le domande. La reazione degli altri colleghi, me compresa, è stata molto dura.

Tanto che dopo siamo stati invitati anche all’incontro con il pubblico dove, a fine incontro, abbiamo potuto fare le nostre domande.

Samantha Cristoforetti è una donna affascinante e molto carismatica. Di grande ispirazione per le ragazze, sopratutto quelle che non amano la matematica e dovrebbero ricredersi. E’ stata spiritosa rispondendo alle domande dei numerosi ragazzini che riempivano la sala. Volevano sapere tutto sulla sua avventura spaziale. Così ha raccontato che, quando orbitava nello spazio, non le dispiaceva mangiare cibi disidratati e liofilizzati. Il suo piatto preferito erano i broccoli.

E anche che l’allenamento per partire in missione (ha trascorso 199 giorni nello spazio) è stato quasi più duro della missione stessa. Ha ammesso che dormiva bene nel sacco a pelo che galleggiava e fluttuava, per la mancanza di gravità (per essere sempre in forma riposava almeno 7 ore per notte). Poi ha parlato della macchina che permetteva di allenarsi come in palestra per non perdere muscolatura. E infine al bambino che le chiedeva come facesse ad andare al gabinetto ha spiegato tutto bene, seriamente, nei dettagli.

Andremo prima sulla Luna o su Marte? Il dibattito è aperto: negli ambienti dell’ESA e della NASA si discute parecchio sulla prossima meta.

Nel prossimo decennio, Samantha preferirebbe arrivare bene prima sulla Luna e proseguire per Marte successivamente. Nelle prossime missioni è previsto per gli astronauti un specie di alloggiamento “in stile camper” (come ha spiegato per semplicare a noi profani) per spostarsi comodamente a studiare le diverse porzioni della superficie lunare. A sentire Astrosamantha, sulla Luna in camper, sembrerebbe una situazione molto comoda!

L’amore è una bugia: un’anteprima

Per incuriosirvi un po’ di più sul mio romanzo, aspettando mercoledì 24, ecco qualche pagina. Il giveaway ha avuto un po’ di condivisioni ma stranamente anonime, quindi ricordatevi, eventualmente, di lasciare un commento 🙂

Di regola si può leggere negli store online un estratto di 20 pagine di un romanzo, perciò ho pensato di non ripetere quelle ma andare un po’ più avanti, senza “spoilerare” ovviamente.

(Peccato perchè le pgine più belle sono un po’ più avanti, ma ho cercato di trattenermi).

Quindi ecco alcuni pezzi che mi sono divertita a scrivere

(Mi piace un sacco inventare i dialoghi, le descrizioni invece per me sono più pesanti da scrivere).

Questi sono i due amiconi, i protagonisti maschili:

Più tardi la serata non prevedeva niente di particolarmente eccitante: all’orizzonte non c’erano appuntamenti mondani o eventuali incontri piccanti. Così Andrea e Mattia decisero di con- cedersi un bel trancio di pizza unta e saporita, a buon mercato.

Stravaccati sulla panca “dell’egiziano” sotto casa di Andrea, si gustarono un po’ annoiati una cena veloce innaffiata di birra. «Ti fai anche un kebab dopo la pizza? Sei proprio un maiale! È inutile che ti ammazzi sull’ellittica se poi mangi così» commentò Mattia, scandalizzato, dopo che il suo amico aveva ordinato altro cibo.
«Ho fame perché oggi non ho pranzato. Ho avuto pazienti tutto il giorno, senza pausa. Non faccio mica il giornalista fancazzista!» si difese Andrea.Ma Mattia non lo ascoltava più. Stava armeggiando con lo smartphone. Sorrise. Poi cominciò a digitare un messaggio.

«Ne prendi un’altra?» gli fece Andrea.
«Di cosa?»
«Di birra, coglione.»
Mattia non reagì. Era troppo preso dall’interazione con il telefono.
«La prossima volta vengo a mangiare da solo, visto che sei di grande compagnia.»
«Stai calmo! Mi è arrivato un messaggio su Facebook da una tipa, che ho incontrato l’altra sera allo showcase dei Depeche. Una ragazzina, figlia di un ex groupie di Dave Gahan…»

«Ah! Interessante! Tale madre tale figlia.»

«Non proprio. Però su questo ho fatto l’attacco nel mio pezzo. Lei l’ha letto e si è arrabbiata perché ho un po’ ricamato sulla storia.»

«Hai raccontato un sacco di balle come al solito.»
«Più o meno.»

 Qui la protagonista Elena incontra la sua amica:

…finalmente all’orizzonte comparve Giulia. Era trafelata, accaldata e barcollava sui tacchi, che le impedivano un passo spedito.

«Questi sandali maledetti mi stanno distruggendo i piedi» si lamentò prima di stramazzare sulla sedia di fianco a Elena.

«Però sono bellissimi…»

«Grazie, ma dovrei andare a lavorare in tuta, altro che tacchi e vestitino. Almeno starei comoda e magari quel porco la smetterebbe di allungare le mani.»

«È successo ancora?»

«Succede sempre. È la sua tecnica. Appena può, mi si stru- scia contro, peggio dei maniaci sul tram. Mi scanso, ma sembra non farci caso. Non demorde. Oggi mentre facevo delle foto- copie, con una scusa, mi si è piazzato dietro e non ho resistito: sono arretrata di un passo e gli ho piantato il tacco sul piede…Ho avuto un momento di soddisfazione quando ha guaito di dolore.»

«Brava, si meritava la stilettata!»

«Sì, ma non posso fare così tutte le volte che mi si avvicina. Devo finire il praticantato, lo sa e ne approfitta. Ho parlato con la segretaria più vecchia dello studio, ma naturalmente non ha potuto raccontarmi molto perché anche lei ha bisogno di lavo- rare. Comunque mi ha fatto capire che di ragazze neolaureate dal loro ufficio ne sono passate tante.»

«E sono tutte scappate…»

«Infatti, il maiale usa sempre la stessa strategia. Mette un annuncio in facoltà per cercare praticanti… non può scrivere che vuole solo donne, ma quando fa i colloqui i maschi pun- tualmente li scarta. Così ha sempre carne fresca. Abboccano in molte. Lo studio Pinzoni è in centro, piccolo ma abbastanza conosciuto. Con la fame di posti di lavoro che c’è in giro, all’inizio sembra una buona opportunità.»

«Giulia, è uno schifo, devi denunciarlo per molestie.»

«Ci ho pensato, ma lui è più potente di me, temo che la cosa mi si ritorcerebbe contro.»

E anche una descrizione:

Si infilò dentro per comprare una ricarica. Mentre aspettava di essere servita, Elena scorse biglietti di Gratta & Vinci appesi ovunque. Anche sopra il suo naso. Pensò che, anche per lei, forse tentare la sorte poteva essere l’unica via d’uscita. Era stata così sfortunata con il furto di quel pomeriggio da essere in credito con la fortuna. Riuscì quasi a sorridere.

Se avesse vinto, con uno di quei tagliandi che promettevano vent’anni di rendita con l’unica preoccupazione di andare in vacanza, in una botta sola avrebbe potuto mandare al diavolo Bigli e anche Lorenzo!

«Una ricarica da dieci e un Turista per sempre.»

Mentre grattava con una moneta le icone colorate degli in- fradito disegnate sul tagliando, invocò mentalmente la fortuna. Concentrata sul suo sogno, si appoggiò al bancone dove c’erano ancora i resti dell’happy hour. Pezzetti di pizza e focaccia, in mezzo a patatine e olive che avevano visto giorni migliori.

Il bene delle donne

Il bene delle donne, scritto da Eliana Liotta, giornalista e da Paolo Veronesi, senologo allo IEO, è un libro molto utile e interessante che ci insegna a stare meglio.

Si legge come un romanzo e si consulta come un manuale, fornisce le risposte agli interrogativi più comuni. Che cosa mangiare per dimagrire e allontanare ipercolesterolemia, diabete e patologie come il cancro? Quali check up fare a ogni età? Come proteggere le ossa? In che modo affrontare i disturbi ginecologici durante il periodo fertile e in menopausa? Pagina dopo pagina, si scoprono i collegamenti fra corpo e mente, neuroni e intestino, ormoni e appetito, cuore e stress.

Il punto di partenza è il femminismo scientifico, come lo definiscono gli autori.

Secondo gli studi più recenti, la parità dentro e fuori casa è un punto fermo per il benessere della donna. «I dati Istat sono crudi: il 70% e più del lavoro familiare è a carico delle italiane», si legge nel primo capitolo del libro. «Appena la metà di loro svolge una professione fuori casa a tempo pieno. Emerge che le donne soffrono meno di depressione quando hanno un’indipendenza economica e condividono con il partner le incombenze domestiche. L’istruzione e i lavori qualificati possono anche allontanare il rischio dell’Alzheimer».

Il femminismo scientifico è chiamato in causa anche per un’altra ragione: le differenze di sesso non sono tenute in debito conto nelle università, nei laboratori, nelle corsie degli ospedali. Non si è ancora affermata la cosiddetta medicina di genere, che dovrebbe destinare alle pazienti un’attenzione specifica.

Parliamo, ad esempio, dei farmaci: le donne assorbono e incamerano in maniera diversa i principi attivi. E invece la maggioranza delle pillole e delle fiale in commercio è testata sugli uomini: in media risulta studiata su un maschio giovane, bianco e sui 70 chili. E le donne? Le arruolate nelle sperimentazioni sono pochissime e anche per questa ragione le donne mostrano più reazioni avverse ai farmaci.

La medicina di genere dovrebbe occuparsi delle malattie che affliggono le donne in modo particolare o differente. Per esempio, la depressione o le malattie autoimmuni colpiscono molto di più le donne, la stipsi cronica è un disagio al femminile in otto casi su dieci. E i segnali dell’infarto sono diversi in una donna.

Il bene delle donne, si legge nel libro, «è che si faccia largo un’idea della salute complessiva. La psiche con il corpo, la vita sociale assieme ai sintomi».

Per esempio, lo stress cronico ormai si considera un fattore di rischio per il cuore: alza la pressione, accelera il battito. Le stime dicono che un malato oncologico su tre soffre di uno stato depressivo. E purtroppo i risultati delle indagini fanno pensare che l’isolamento e la sofferenza potrebbero contribuire alla progressione del tumore.

Ancora, le cellule nervose che tappezzano l’apparato digerente dialogano con i neuroni della testa. L’intestino è il nostro secondo cervello, come sa chi soffre di sindrome del colon irritabile: gli stati d’ansia si riverberano sulla pancia. E l’intestino è influenzato dagli estrogeni, gli ormoni sessuali femminili, messaggeri che attraversano il corpo e, nel cervello, influenzano l’umore: lo fanno perché sono collegati alla serotonina, la molecola detta della felicità.

Ormai si sa anche che quanto e come mangiamo influenza lo stato di salute. In ogni sezione del libro si trovano le indicazioni più aggiornate sull’alimentazione per proteggere il cuore, ridurre il colesterolo alto, prevenire i tumori e salvaguardare le ossa. E c’è un capitolo, intitolato «La disfida della bilancia», che è dedicato ai consigli per evitare il sovrappeso, con le spiegazioni sul rapporto fra chili e ormoni e con le dritte in menopausa. La tabella delle porzioni dà indicazioni precise su un’alimentazione sana e utile alla linea.

Alla fine del libro, poi, è riportato un calendario dei controlli consigliati dai 18 anni in su. Quando andare dal ginecologo, quando fare gli esami del sangue, quando sottoporsi alla mammografia. Con indicazioni particolareggiate. Per esempio, la spirometria, ossia il test che misura la funzionalità dell’apparato respiratorio, è suggerito alle fumatrici già dai 25 anni (con l’invito, ovviamente, a chiudere con le sigarette).

Il bene delle donne è di facilissima consultazione anch perché è sintetizzato in 11 passi da percorrere per la salute di mente e corpo.

Acqua. Serve a tutto. Alle cellule per le loro reazioni chimiche, al trasporto dei nutrienti, alle ossa: con un paio di litri si può coprire 1/3 del fabbisogno giornaliero di calcio.

Amore. Affetti e rapporti sociali aiutano a superare il dolore, pare riducano la produzione di sostanze depressive in risposta agli stress acuti, perfino i tassi di recidiva del cancro al seno.

Condivisione. Le ricerche dimostrano che l’incidenza della depressione nelle donne è minore se la distribuzione dei carichi familiari è equa, se lui e lei si spartiscono cura dei figli e della casa.

Controlli. Salvano la vita: dagli esami del sangue alla mammografia. Curare un cancro al seno sul nascere avvicina a una possibilità altissima di guarigione: il 98%.

Curiosità. Leggere, fare i cruciverba o i giochi da tavolo, suonare: dagli studi è emerso che impegnare la mente fa da scudo alle malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

Empatia. Tipica del cervello femminile, è da coltivare anche nel mondo professionale, dove sono richieste sempre di più le abilità sociali e di comunicazione.

 Movimento. Tonifica, brucia calorie e fa ammalare meno: potenzia le difese, allontana il rischio di malattie cardiache, demenze, osteoporosi, diabete, cancro al colon, all’utero e al seno.

Relax. Bisogna allentare le tensioni. Lo stress cronico produce uno spettro di sintomi che vanno dall’insonnia ai disagi intestinali. Ed è un fattore di rischio per il cuore.

Sole. Consente la sintesi attraverso la pelle della vitamina D, essenziale per le ossa. Aria aperta a ogni età: prima per costruire lo scheletro, poi per prevenire l’osteoporosi.

Vegetali. Almeno due terzi di pranzo e cena dovrebbero provenire dal mondo vegetale: metà da verdura e un po’ di frutta, un quarto dai cereali (al top gli integrali).

Volontà. È necessaria per rivoluzionare le abitudini scorrette. Alimentazione e stili di vita sani abbattono del 30-40% il rischio di cancro, oltre che di tante altre patologie.

Una gita all’Elba

La scorsa settimana sono stata invitata alcuni giorni all’Isola d’Elba e ho accettato con entusiasmo, non l’avevo mai visitata! Ho fatto il viaggio in treno ed è stato lunghissimo, circa sette ore, considerando anche l’ora di traghetto da Piombino a Portoferraio. Quindi il mio consiglio è andateci in auto o in camper, perchè poi un mezzo di trasporto è essenziale per muoversi sull’isola, che è molto più grande e vasta di quello che un turista inesperto e ingenuo (come me!) potrebbe immaginare.

Vista dalla Fortezza Medicea di Portoferraio

L’idea della gita era il fitness, infatti l’isola d’Elba oltre alla classica vacanza al mare offre un sacco di opportunità per fare sport outdoor: gite in mountain bike, passeggiate, trekking sulle vie dei pastori e anche un giro in kajak alla ricerca di calette nascoste.

L’acqua trasparente

Tra gli altri appuntamenti il Tuscany Walking Festival Festival del Camminare, e la XIX Settimana Nazionale dell’Escursionismo. E per i più in forma Iron Triathlon Elba Tour, che unisce nuoto, corsa e bici da strada.

Insomma non si scherza, ci si può vermente mettere alla prova. Però io ho cominciato in maniera soft con una bella passeggiata sulle pendici del Monte Capanne, camminando in un sentiero profumato, una via una volta calcata dagli asini e dai pastori, in mezzo a erbe e fiori selvatici coloratissimi.

Qui cresce la nepitella, una menta selvatica molto forte che viene usata con abbondanza nella cucina elbana, nei cocktail (Elba Mood, lo spritz locale fatto con la mortella un tipo di mirto con cui si crea un liquore alcolico) e anche in una barretta energetica inventata da Michele Nardi, famoso chef dell’isola al quale sono riuscita a carpire la ricetta (La posterò a breve!)

Un sentiero dei pastori

Nella seconda giornata fitness era prevista una gita in mountain bike, oppure un altro giro di trekking sul sentiero del granito. All’Elba ci sono le cave, si estrae il ferro e poi c’è la Miniera Calamita, nei pressi di Capoliveri, dove si estraeva la magnetite. La miniera è stata chiusa nel 1981 ma adesso è visitabile.

Siamo scesi ed è stato veramente impressionante, nelle gallerie del Ginevro tra pozzi interminabili e lunghe gallerie, dove ancora ci sono i vagoni usati dai minatori per trasportare il materiale raccolto ed è facile andare indietro nel tempo e immaginarsi la vita durissima di chi vi lavorava. La guida ci ha raccontato che negli anni ’20 tra i minatori, tale era la miseria, che era costume di fingere un infortunio, che veniva ripagato, per raccimolare i soldi necessari per far sposare i figli. I minatori si tagliavano via il dito mignolo e così in casa arrivava un sussidio.

Si può anche visitare il Museo Archeologico del Distretto Minerario di Rio, che illustra la storia dal III millennio a.C. fino al medioevo della parte orientale dell’Elba, fortemente legata alla presenza dei giacimenti minerari.

E’ invece dedicato allo straordinario patrimonio mineralogico dell’Isola il MUM – Museo Mineralogico Luigi Celleri di San Piero a Marina di Campo, che accoglie una ricca collezione di minerali e cristalli: tormalina policroma, cristalli di ortoclasio e albite, berillo acquamarina insieme a campioni provenienti dal settore minerario dell’Elba orientale.

Miniera Calamita

L’Elba è anche ricca di musei, residenze storiche e poli culturali da scoprire. Ci sono le Fortezze Medicee, che ho visitato a Portoferraio e dove siamo stati accolti con un “vero” colpo di cannone. L’isola è ricca di reperti archeologici, architettura militare e residenze napoleoniche. È difficile trovare un altro fazzoletto di terra in mezzo al mare che possa raccontare una storia altrettanto travagliata: quella dell’Elba può narrare di abitanti preistorici, miniere di ferro, Etruschi e Romani, incursioni piratesche, l’ultima risale al 1711 ma gli elbani ancora ne parlano! Qui Napoleone visse da Imperatore per 10 mesi prima dell’avventura dei 100 giorni che ne precedettero la fine, e qui fece edificare alcune ville ancora oggi vistabili: la Palazzina dei Mulini a Portoferraio e la Villa San Martino nell’omonima vallata, ma anche la Casetta Drouot e il Santuario della Madonna del Monte, nel marcianese, dove visse gli attimi più intimi al fresco dei castagni.

Veduta da Portoferraio

Chi ama l’archeologia non può mancare una visita all’area archeologica della Linguella di Portoferraio, sede di un’antica villa romana, i cui resti affiancano la cinquecentesca Torre del Martello e il museo archeologico, dove si possono ammirare molte delle anfore recuperate dai fondali dell’Elba e di Montecristo. Esattamente all’altro capo della rada di Portoferraio, sorgono invece gli scavi dell’antica villa romana delle Grotte che, a picco sul mare, genera un impatto scenografico di straordinario effetto.

A Marina di Campo sorge  invece l’Acquario dell’Elba che accoglie più di 150 differenti specie di organismi marini mediterranei.
Non mancano infine le proposte culturali per quest’estate: si comincia a metà giugno con la II edizione dell’Aqua Film Festival, la rassegna internazionale di cortometraggi, incontri e workshop dedicati al tema dell’acqua che si svolgerà a Portoferraio dal 23 al 25 giugno. Alla sua prima edizione c’è invece l’Elba Comedy Film Festival, che permetterà di godere di cinque commedie italiane in concorso in una location assolutamente unica: la spiaggia. Con lo schermo in mare e un grande telo adagiato sulla sabbia. Appuntamento a Capoliveri dal 25 al 30 luglio.
La musica classica è invece protagonista del Magnetic Festival, in programma dal 9 al 24 luglio nella suggestiva cornice della Miniera del Ginevro di Capoliveri. Un sito di rara bellezza e unico nel suo genere, dove a fare da palcoscenico naturale è una “quinta” di roccia alta più di trenta metri a picco sul mare. Negli stessi giorni i vari artisti si esibiranno in un mattinée nella piazza di Capoliveri. Infine a Portoferraio, dal 31 agosto al 9 settembre, si svolgerà la XXI edizione del festival Elba, Isola Musicale d’Europa, appuntamento musicale innovativo di altissima qualità nel panorama dei festival internazionali di musica classica e jazz.

Il calendario degli eventi è in continua evoluzione. Qui tutte le news.

Giveaway: L’amore è una bugia

Uscirà mercoledì 24 maggio, come ebook, al prezzo irrisorio di 5 caffè (tutti pubblicizzano così, sponsorizza questo…paga quell’altro …costa come 1 caffè al giorno!) quindi invece di bervi 5 tazzine (poi siete agitate, nervose e non dormite) potreste provare il mio romanzo.

Storia d’amore, un triangolo, un po’ di precariato, molestie sul lavoro, genitori affannati, Milano, tanta musica, qualche ricetta vegana, instagram, una malattia, una libreria: insomma c’è quasi tutto.

Se invece volete provare a vincerlo con il giveaway le regole sono:

-lasciare una traccia in un commento

-condividere su FB

-entro la mezzanotte del 23/5

Per capire se vi interessa questo è il succo della trama:

Giovane, carina e precaria, Elena è intrappolata nella maledizione delle moderne generazioni: una laurea, un lavoro che non la soddisfa e la ricerca del grande amore. Fino a quando una sera s’imbuca allo showcase dei Depeche Mode e incontra Mattia, giornalista di grande carisma e di bell’aspetto.

Elena perde completamente la testa, anche se Mattia è il classico sciupafemmine seriale e il suo vero “compagno di vita” finora è stato Andrea, amico fin dai tempi del liceo. I due si completano a vicenda: il primo affascinante ed estroverso, il secondo timido e intelligente. Entrambi single convinti, spesso è capitato che Andrea riciclasse le fidanzate “usate” di Mattia. Sarà così anche per Elena?

I due si frequentano per qualche mese ma quando Mattia decide di lasciarla, una scoperta improvvisa cambia tutto. I sintomi che aveva tanto a lungo trascurato, si rivelano molto più gravi del previsto.

Mostrarsi vulnerabile e cercare conforto in una relazione stabile o mentire e allontanarsi? E se è vero che gli amici si vedono nel momento del bisogno, Andrea si dimostrerà tale?

Tra bugie e improvvisi ribaltamenti, un romanzo appassionante che presenta il lato oscuro dell’amicizia e dell’amore.

 

Lola l’infedele

Lola è molto socievole, forse troppo. Quando usciamo a fare la nostra passeggiatina nei giardinetti sotto casa tutti la salutano:

“Guarda c’è la Lola!”

“Ehi, Lolina, come va?”

“Ma che bella che sei Lola!”

Insomma un gran entusiamo quando lei corre avanti da sola, poi in coda arrivo io e l’atmosfera si raggela.

Un “Buongiorno/Buonasera” un po’ striminzito é tutto quello che mi dedicano.

Insomma Lola é molto più popolare di me, tra i padroni dei cani e forse per questo si è montata la testa.

E ha perso di vista il precetto fondamentale di ogni cane che si rispetti: la fedeltá verso il padrone.

Ogni volta che andiamo in qualche locale pubblico, bar o ristorante, Lola tenta di sedurre altri umani. Inizia a fissarli con gli occhioni tristi e se questi abboccano, si esibisce nel suo personalissimo show “cane carino&coccoloso”

Se me ne accorgo in tempo riesco a evitare che si butti anche in terra a pancia in su per farsi fare i grattini.

Imbarazzante e anche un po’ zoccola.

Poi non è come nei romanzi o nelle commedie d’amore che attacca bottone con qualcuno di intrigante e meraviglioso.

No, gli obiettivi di Lola sono le pazze gattare a cui cerca di far cambiare sponda.

Quando la colgo in flagrante, faccio un sorriso di circostanza alla gattara che sta cercando di sedurre, poi con una tiratina energica di guinzaglio cerco di distogliere Lola dal tradimento.

Quando usciamo dal bar la rassicuro dicendedole che le voglio bene, che so che anche lei mi é affezionata e non deve cercare di farsi adottare da nessun altro padrone. E le racconto anche di quei bei cani dignitosi che incontro spesso al bar; al guinzaglio con i loro padroni, fermi e tranquilli. Aspettano che i loro umani finiscano di bere il caffè con lo sguardo fermo e innamorato del cane fedele. E non cercano di intortare il primo avventore che passa loro di fianco!

Lola mi guarda annoiata, pensando che sono troppo tradizionalista e monogama. Poi punta qualche altra umana a cui scodare sfacciatamente!

Forse noi siamo un po’ meglio…

Hannah Baker, protagonista di Tredici ha un carattere un po’ difficile e i nostri ragazzi l’hanno capito bene, tanto che girano in rete dei meme come quello qui sotto. Hannah se le cose non vanno come vuole lei è subito pronta a vendicarsi…

Discutendo della serie la mia amica Giannina, mi ha fatto scoprire questo video
del TED Talk di Peggy Orenstein, giornalista e autrice americana che, per tre anni, ha intervistato ragazze americane tra i 15 e 20 anni, indagando sulla loro sessualità.

Le testimonianze raccolte dalla Orenstein sono quelle di ragazze colte, che si definiscono indipendenti e determinate. Non sono quelle imbranate, poverette un po’ analfabete delle teen mums. Queste ragazze studiano, anche nelle università prestigiose della Ivy League, sanno quello che vogliono. Ma con le loro confidenze intime il loro empowerment di facciata crolla miseramente.

Mentre negli anni antichi del femminismo le donne rivendicavano il diritto di provare piacere nel fare sesso, attraverso i decenni (con un passaparola deformato) a queste ragazze il messaggio arrivato è: fare sesso.

Infatti tutte iniziano presto, quasi sempre offuscate dall’alcol. Meglio farlo per essere emancipate e cavarsi l’impiccio. Le loro aspettative nel sesso sono: non sentire male e non essere imbarazzate. Non conoscono il loro corpo. Le vecchie femministe consigliavano di guardarsi con uno specchietto, queste ragazze invece si sentono a posto solo dopo una ceretta totale alla brasiliana e magari, per chi se lo può permettere, una plastica alle grandi labbra.

L’intervento “cosmetico” di correzione alla vagina è aumentato del 80% tra il 2014 e il 2015 nelle ragazze al di sotto dei 20 anni. Il modello di intervento più richiesto si chiama “Barbie” perché naturalmente, essendo una bambola, tra le gambe ha un taglietto perfetto.

La Orenstein svela anche che questa inibizione nei riguardi degli organi genitali femminili viene da lontano: molto spesso nelle dinamiche familiari americane si crescono i maschietti con un simpatico cameratismo verso il loro “pisellino”, mentre verso il corpo femminile c’è omertà. Non ci sono nomignoli divertenti per la vagina. Si rimane sul vago.

Quest’ultima non è certamente una buona notizia, ma mi ha dato qualche speranza. Nelle case italiane “patatina” lo diciamo. Forse allora non siamo ancora messi così male. nonostante i nostri figli tendano a copiare tutto quello che viene dagli USA e Google sia la loro Bibbia, noi per fortuna/tradizione/allegria siamo meno inibiti.

E anche per le nostre ragazze forse c’è ancora un po’ di speranza.

Un tè con la Regina

Proprio oggi il Principe Filippo, marito della Regina Elisabetta II da settant’anni, ha detto che per lui va bene così. Ha già dato. E a 96 anni, ha deciso di smettere.
Smettere di andare in giro a presenziare alle occasioni ufficiali a fianco della moglie. Insomma va in pensione.
Peccato perchè a me è molto simpatico. Era quello che animava un po’ le cerimonie più ingessate con commenti irriverenti e politicamente scorretti.

Se volete ripercorrere i momenti più importanti della sua lunga carriera di principe consorte, ma soprattutto siete appassionate alla saga dei Windsor, il posto giusto ove fare una scappata è Parma, precisamente al Museo Glauco Lombardi.

Qui la mia amica Marina Minelli, storica e autrice, appassionata di Royals (probabilmente nella vita precedente è stata una regina o almeno una duchessa) espone la sua meravigliosa collezione di potteries reali per celebrare il Giubileo di Zaffiro che cade proprio quest’anno, vale a dire i 65 anni di regno della nostra Queen Elizabeth, la sovrana più longeva.
Nelle due sale più di trecento pezzi di ceramica racconteranno la storia della royal family a partire dalla regina Vittoria.

Le mug, le tazze e le teiere decorate con i simboli della monarchia o con i volti dei personaggi reali sono molto iconici e favoriscono la condivisione popolare degli eventi legati alla dinastia. Attraverso questi oggetti i sudditi possono simbolicamente prendere parte a una celebrazione.
Tutto questo e molto altro lo potrete vedere a Parma nelle vetrine e nelle bacheche dedicate ai vari sovrani: all’incoronazione del 1953, alle nozze di Carlo e Diana, ai compleanni della Regina Madre e di Elizabeth II e ai royal wedding degli ultimi anni. In più ci saranno spazi riservati al mitico jasperware di Wedgwood, al transferware blue&white e anche diversi tavoli allestiti per l’afternoon tea e per il pranzo.

In esposizione anche oggetti dedicati a Edoardo VII, principe di Galles per tutta la vita ma re per soli nove anni, e poi al figlio Giorgio V celebrato nelle potteries, insieme alla molto regale consorte Mary, in occasione dell’incoronazione nel 1911 e poi per il Silver Jubilee nel 1935. Alla fine del 1936 il suo erede Edoardo VIII decise di abbandonare la corona per sposare la donna che frequentava da anni e l’abdicazione, non solo segnò profondamente la storia inglese, ma rischiò di mandare in crisi anche le fabbriche di ceramica. Infatti la produzione degli oggetti per l’incoronazione era già iniziata e centinaia di manifatture dovettero improvvisamente fare dietrofront, archiviare mug e tazze con il volto dell’ex sovrano e crearne di nuove con l’immagine rassicurante di Giorgio VI e della regina Elizabeth.

Aiutiamo i bambini prematuri

Il problema dei bambini prematuri mi sta particolarmente a cuore, a questo tema infatti avevo dedicato, dieci anni fa, il primissimo post del blog.

Ne parlo ancora una volta perchè in questo periodo, fino all’8 maggio,  l’ospedale pediatrico milanese Vittore Buzzi, attraverso la sua fondazione (OBM Onlus) ha attivato una campagna di raccolta fondi tramite numero solidale. E’ un’iniziativa per sostenere le spese di acquisto di un macchinario per l’Ospedale, uno strumento che serve a diagnosticare per tempo una malattia della retina che spesso i prematuri sviluppano. E’ molto importante curarla fin da subito, per evitare che si aggravi e che porti alla cecità.

Testimonial di questa importante iniziativa benefica è Cristina, una bambina nata prematura alla 26ma settimana quando pesava solo 577gr. Poi, con tante cure e un’operazione agli occhi, è riuscita a vivere. La mamma di Cristina ha appeso sulla porta un fiocco rosa per la sua nascita solo quando l’ha presa in braccio e l’ha portata a casa.

Ora Cristina ha 7 anni ed è sana e forte, è una bambina superattiva, le piace molto fare sport, in particolare andare a cavallo. È riuscita a lottare grazie alle cure ricevute all’Ospedale Buzzi di Milano, insieme all’associazione OBM Onlus, che ogni giorno sta al fianco delle famiglie in questi delicati momenti, quando non essere soli fa la differenza.

Un’altra bellissima iniziativa sempre per aiutare i bambni nati troppo presto è Cuore di maglia, un’organizzazione di ragazze e signore di tutte le età bravissime con i ferri (come si diceva una volta). Adesso l’arte di fare la maglia si chiama knitting, all’inglese, è diventata molto di moda in tutto il mondo.

Le nuove magliaie sono artiste che fanno istallazioni oppure bombardano le città con yarn bombing, sono cioè graffitare con i gomitoli e ricoprono di lana, gli arredi urbani.

Ma ci sono anche le patite del knitting che mettono la loro abilità a disposizione dei più piccoli, anzi dei piccolissimi. Quei bambini così minuscoli che la misura delle loro cuffiette è uguale a quella di una mela e i calzini sono “mezzo pavesino”.

Quando vieni alla luce troppo in fretta, è difficile trovare l’abbigliamento della misura giusta, perchè anche la taglia “zero” da neonato è davvero troppo grande. Così gli indumenti minuscoli vengono creati ad hoc da queste magliaie gentili e solerti che lavorano veramente con il cuore, usando filati speciali, che possono stare a contatto con la pelle delicatissima e fragile di questi neonati speciali. Copertine, cuffiette, calzini vengono poi donate a vari reparti prematuri degli ospedali.

Piccoli bulli e cyberbulli crescono

Un manuale per capire meglio, per vederci più chiaro, per aiutare e soprattutto prevenire. Questo libro di Anna Oliviero Ferraris  approfondisce il problema del bullismo, argomento attuale e drammatico. Purtroppo così di moda e perciò anche oggetto di approfondimenti più o meno appropriati nel mondo dello showbiz.

I due tipi di bullismo, tradizionale e cyber, hanno tre caratteristiche principali in comune: la ripetizione nel tempo, la sproporzione delle forze a favore degli aggressori, l’intenzione manifesta di nuocere da parte di coloro che aggrediscono e perseguitano.

La scuola è spesso il territorio insidioso dove agiscono i bulli, ma il malessere può anche essere causato dal comportamento prepotente e dispostico di un allenatore sportivo, o addirittura di un insegnante che abusa del suo potere. Quindi il ragazzo che si sente vittima può esprimere il suo disagio rifiutandosi di andare a scuola o magari nel luogo dove pratica sport.

Il territorio del malessere in questo caso viene bene definito, ed è più facile da circoscrivere e forse anche da imparare a evitare. Mentre nel cyberbullismo la situazione è molto più insidiosa, come chiarisce ancora l’autrice, perché c’è un’amplificazione degli attacchi.

Infatti, attraverso i social network, la vittima può essere sotto pressione sempre, contemporaneamente da più persone. Per gli adolescenti, sempre connessi, in simbiosi con i propri smartphone il tormento aumenta diventando insopportabile. E’ molto più difficile sottrarsi, isolarsi e sentirsi al sicuro.

Come si sa, i ragazzi bullizzati manifestano sintomi di malessere, ma si vergognano della loro debolezza. Quindi minimizzano, oppure reagiscono male, diventando a loro volta spiacevoli e soprattutto evitano di confidarsi con chi li potrebbe aiutare.

In questo manuale l’autrice approfondisce, a livello psicologico ed emotivo, il disagio di chi subisce, ma anche quello di chi aggredisce. Spiega che la vera e più efficace prevenzione contro il fenomeno del bullismo nasce in famiglia. Affronta argomenti spinosi come la gestione dei conflitti e le cause fisiologiche più comuni che favoriscono i picchi di aggressività.

Poi nella seconda parte del libro diventa più pratica proponendo anche strumenti, statistiche ed esercizi pratici per affrontare il disagio. Confronta le varie strategie risolutive, prendendo in considerazione anche esperienze di successo di psicologi e psicoterapeuti stranieri. Fornendo così un aiuto esaustivo per capire e aiutare i ragazzi a fronteggiare senza paura il problema e a uscire lentamente dallo stigma della vittima.

Per una festa della mamma profumata e rilassante

Manca esattamente una settimana alla festa della mamma e ho una forte tentazione: chiudermi in bagno e annegarmi nella dolcezza profumata di rose, fiori d’arancio, neroli, miele, gli oli essenziali e le fragranze che sono alla base della linea di Lush pensata per le mamme.

La mia routine preferita per rilassarmi, smettere di smadonnnare coccolarmi e magari anche leggere, rischiando anche di bagnare il libro, è quella di immergermi nella vasca da bagno con una bomba. Rimango a mollo il più a lungo possibile, godendomi il relax, fino a che l’acqua della vasca da bollente diventa tiepida, quasi fredda. E allora la pacchia è finita!

Mi piacciono così tanto le bombe di Lush, perché sono diventate il mio rifugio quando in famiglia mi fanno arrabbiare.

Quindi ho capito che mi conviene comprarle e tenerle in serbo.

Così quest’anno sono stata previdente. Mi sono già regalata da sola Mum e non vedo l’ora di lasciarla sciogliere lentamente mentre l’acqua diventa profumata, frizzante e profumata.

Sono andata sul classico, Mum, sobria e tenera dai colori pastello. Conservo le mie bombe nei cassetti della biancheria, così contagiano con un buon profumo la lingerie.
A volte le nascondo anche tra gli asciugamani, ma solo nei periodi di abbondanza, quando ne posseggo più di un paio. (in fondo chi se ne frega degli asciugamani)

Domenica prossima con la mia Mum sono pronta anche al peggio, nel caso in cui le mie ragazze si dimentichino di festeggiarmi o non neanche voglio pensarci di farmi un regalo!

Ma per le madri fortunate, quelle che non hanno figli ingrati, sono tantissime le proposte della collezione dedicata alla festa della mamma.

Ci sono gli spumanti da bagno Baa Bar, una rilassante pecorella alla lavanda, la Giraffa Elsie, una giraffa del buonumore con limone e pompelmo (regali perfetti e divertenti per le teen-mum o le madri altruiste che magari fanno anche il bagnetto con il pupo), e lo scrub corpo Scrubee, una dolce ape ricca di burro di cacao e miele. Poi naturalmente anche  i classici bagno schiuma e creme per il corpo.

Poi per Happy Mother’s Day, la confezione è un vero e proprio scrigno ricco di profumate sorprese. La base è infatti un guscio biodegradabile di noce di cocco che può diventare un vaso per una pianta.
Il tutto è avvolto da un colorato Knot Wrap, un foulard utilizzato come alternativa sostenibile al packaging.

Thirteen reasons why

Da lontano, dopo tanti anni, i tempi del liceo li ricordiamo come un momento felice, spumeggiante e leggero. Gli adolescenti eravamo noi: senza rughe, senza obblighi famigliari e professionali, senza mutuo. Una pacchia.

Anni mitizzati perchè dobbiamo mettere in conto anche un calo di memoria.

Ma forse no, perchè nel nostro Paese abbiamo tanto sfighe, ma non siamo mai stati così minus habens, così vuoti e semplici, come i teen-agers americani protagonisti di Thirteen reasons why. La nuova serie di Netflix ambientata in un liceo americano, tratta dall’omonimo best-seller uscito dieci anni fa, che racconta del suicidio di una studentessa bella e tormentata.

Liberty High, l’istituto in cui è ambientata la storia, viene descritto come una specie di inferno. Tutti sono bugiardi e anche piuttosto vigliacchi. Non è una scuola disagiata, ha  un bel giardino intorno, siamo nella dorata California, e anche il preside è un bell’uomo di mezza età senza pancia.

C’è un variegato mix di razze (siamo politically corect), tutti sembrano tanti carini e invece…

La protagonista della vicenda è la povera Hannah Baker, che dall’aldilà torna a materializzarsi grazie a una collezione di sette cassette (da ascoltare attentamente lato A e lato B) in cui ha registrato le 13 ragioni per cui si è tolta di mezzo.

Questi nastri vengono misteriosamente recapitati al coetaneo più timido e anche un po’ secchione della scuola (però naturalmente è bello) che, soffrendo come un cane, in mezzo a mille ostracismi fisici e morali, cerca di sbrogliare la matassa.

La produttrice della serie è Selena Gomez che conosce bene i suoi polli fans e infatti Thirteen reasons why è perfettamente calibrato per un pubblico di adolescenti che si lasciano stregare dal plot in cui la drammaticità è data dalla classica ricetta sesso-droga-rock’n roll, edulcorata in stile teen-ager. E condita con un contorno di bullismo all’americana, dove ci sono le cheerleaders, i drugstore dove comprare l’alcol da bere nel sacchetto di carta marrone, i balli della scuola e  anche i SUV guidati, in comode stradone senza ZTL,  a sedici anni.

La suspence della trama dovrebbe avere un ritmo più serrato, molte situazioni sono prevedibili, ma i dialoghi fra adolescenti sono realistici e così pure gli impasse esistenziali.

Sconsigliato ai maggiori di 17 anni.

Care figlie vi scrivo

Quando ero ammalata, mentre i malviventi baresi morti ammazzati di Carofiglio mi angosciavano e facevano alzare la febbre, ho trovato un modo di lenire gli affanni leggendo il memoir di Marisa Borini, la madre di Carlà e Valeria Bruni Tedeschi.

Intuisco cosa penserà qualcuno: sei così mentecatta da preferire la scrittura della signora Marisa Borini in Bruni Tedeschi a Gianrico Carofiglio?

Beh, sì. E non mi vergogno. Almeno lei è schietta, divertente e non ti fa venire gli incubi.

La biografia di questa signora, oggi ottantenne, totalmente sopra le righe, mi è stata regalata da una cara amica che conosceva il mio debole per Carlà e famiglia.

Tutto è cominciato con le canzoni in francese sussurrate dall’ex premiere dame e poi ho cominciato ad amare ed apprezzare molto anche Valeria (sì ormai da vera fan le chiamo per nome) e quindi la bio della madre era per me una lettura essenziale.

La signora Marisa ha avuto una vita incredibile, un po’ come una favola. Bella, di origini modeste, con grande intraprendenza e un infinito amore per la musica, si è divertita da subito. Poi si è sposata molto bene e ha continuato a suonare il piano, a fare concerti e  girare il mondo.

…Nicole e io avevamo fatto conoscenza di due austriaci molto belli, Maximilian e Werther. Due gemelli, abbastanza maturi per noi, vale a dire più che trentenni, formidabili ballerini…Si rassomigliavano come due gocce d’acqua, era molto difficile distinguerli, ma ci innamorammo tutte e due dello stesso, Werther. Dicevo a Nicole: “Ma prendi l’altro è uguale!” Niente da fare voleva Werther anche lei. 

Questo è un esempio della prosa del memoir che è pieno di storie di famiglia. Narrate con ironia e aneddoti, in uno stile irriverente come si usa fra parenti.

Ma il libro è anche denso di confessioni più emotive e coinvolgenti, come il racconto della malattia del primogenito Bruni Tedeschi, Virginio, morto per l’Aids.

Marisa Borini rivela anche la verità sul padre di Carlà: un diciannovenne amico di famiglia con cui ha avuto una relazione di due anni. Lei ne aveva invece trentacinque,   in un tempo in cui le MILF non erano ancora state sdoganate.

Avevo la febbre, tossivo e prendevo il libro, che serviva come paracetamolo.

Leggevo un po’, ridevo e mi sentivo meglio. I capitoli sono slegati fra loro, senza continuità, una variegata lista di fatti e riflessioni.

Quindi, rintronata dall’influenza, potevo anche aprire a caso e divertirmi comunque.

Quando Carlà divenne premiere dame, con Sarkozy andò in visita dalla Regina Elisabetta. Sgarrando un po’ sul protocollo invitarono anche Marisa Borini…

La cameriera che mi era stata destinata aveva disfatto la valigia…allineato i miei gioielli su dei piccoli teli di lino..si presentò al momento del bagno. Io, ovviamente, le risposi che mi sarei arrangiata da sola. Che imprudenza! Le tubature erano talmente vetuste che ci sarebbe voluto un ingegnere per farle funzionare.

Due imperdibili libri per bambini

E’ difficile essere contenti di se stessi.

E’ arduo da adulti ma anche da bambini. Perchè in giro c’è sempre qualche modello migliore di noi. E pare succeda anche agli animali. Non tutti sono soddisfatti del proprio essere. Ce lo svela anche questo libro delizioso e ironico: Non voglio essere una rana un bellissimo album illustrato per bambini dai 3 anni in poi, in cui il protagonista è Oscar, un cucciolo di rana che farebbe carte false per trasformarsi in qualche altro animale, a suo parere più fico.

Andrebbe bene anche un banale coniglio.

 

Ma per capire bene che conviene accettarsi occorre magari crescere un po’ e soprattutto ragionare, usare il cervello. E nell’adolescenza è una cosa difficilissima, quasi più della trasformazione da rana a coniglio.

Per comprendere come funzioni  si sviluppi il cervello di un ragazzino/a ai tempi delle medie c’è questo manuale veramente interessante. Spiega in modo divertente e divulgativo, strizzando l’occhio a un testo di anatomia, cosa succeda nella mente di un/una undicenne quando sta crescendo e gli ormoni iniziano a prendere il sopravvento.

Come non soccombere?

Imparando ad allenare e usare il cervello come alleato. Oltre a illustrazioni accattivanti c’è anche un appendice scientifica con il glossario di tutti i termini più importanti.

Dalla kisspeptina, che non è l’urgenza di baciare che prende l’adolescente, ma una piccola proteina dell’ipotalamo, all’ assone, prolungamento del neurone che trasmette impulsi elettrici.

Volete crescere dei piccoli neurologi?

(la specializzazione oggi più ambita per chi fa medicina)

Questo è il libro che fa per voi 🙂

 

Quello che i genitori dicono

A volte ascolto cose…

in giro per la città sento conversazioni che mi scandalizzano stupiscono così tanto che vorrei intervenire, ma so che invecchiando si perdono i freni inibitori e quindi per non apparire come una brontolona rimbambita sto zitta e rimugino. A volte cerco di non ridere, altre mi scappano espressioni strane, ma giuro che mi sto allenando per rimanere impassibile.

Dal coiffeur:

Signora carina sui quarantacinque, mamma e sposata, con gran voglia di chiacchierare con il parrucchiere che la phona:

“Sì, perchè mi hanno spiegato che i figli dispari assomigliano al papà e quelli pari alla mamma”

“In che senso?”

Guarda il parrucchiere con un po’ di condiscendenza (forse non capisce perchè è single e magari anche un po’ gay?):

“E’ facile il figlio n°1, n°3, n°5, ha un carattere più simile a quello del padre, mentre il n°2, n°4, n°6 hanno preso dalla madre!”

In un’Italia con una natalità di 1,31 bambini a famiglia è un grande ragionamento e infatti il ragazzo commenta:

“Ci vogliono un sacco di figli! Ma ci sono?”

All’aperitivo:

Locale alla moda rumoroso e colmo di gente, al tavolo di fianco a noi due giovani coppie, una con bebè di circa 9 mesi.

Il papà per intrattenere la figlia le fa ciucciare un po’ il collo di una birra Menabrea, è amara e la piccola comincia a strillare.

La mamma ride e prende in braccio la figlia. Poi le offre un minuscolo pomodoro pachino, forse la bebè si soffocherà.

E invece siamo fortunati e non succede.

Il papà orgoglioso spiega all’altra coppia, senza figli, come funziona la vita di famiglia.

“La mettiamo a letto alla sera verso le 11”

“????”

“Sì, perchè torniamo a casa tardi dal lavoro e vogliamo godercela un po'”

“Ma al pomeriggio dorme?”

“Mah”, ci pensa un po’, sembra una domanda difficile…

“Forse, un’oretta…”, sorride e le passa con nonchalance un altro bel pachino.

 

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