Colette

Keira Knightley è condannata ai film in costume e questa volta le è andata bene. Interpretando Colette nel biopic sulla scrittrice del regista Wash Westmoreland è molto brava e convincente. La pellicola, sui primi anni parigini dell’autrice più trasgressiva del secolo scorso, è vivace e coinvolgente. Forse perchè non è stata girata dai francesi che avrebbero senz’altro indugiato di più nella glorificazione del personaggio. Invece la coproduzione Inghilterra-Usa ha garantito più equilibrio, storico e biografico.

Di film sulla scrittrice, che è asssurta a monumento nazionale, ne sono stati fatti tanti, questo è solo un frammento della sua lunga e sfaccettata carriera.

La vicenda inizia con la giovane Colette, ventenne, quando ancora si chiamava Gabrielle Sidonie, che lascia il suo ridente paese natale per trasferirisi a Parigi e sposare Henry Gauthier-Villars, meglio noto come Willy. Un estroverso donnaiolo che ha il doppio dei suoi anni e la introduce nel suo bizzarro entourage letterario.

Nella pellicola è reso molto bene lo stupore di Colette per l’ambiente eccentrico e ambiguo in cui sguazza il marito che, per sbarcare il lunario, sfrutta un paio di quelli che oggi si definerebbero “ghost writers”, li fa scrivere per lui e non li paga. Perchè con la letteratura sopravvivere è sempre stato particolarmente difficile, anche nella sfavillante Parigi della Bella Epoque.

Willy non è un grande scrittore ma un uomo furbo e fiuta il talento della giovane moglie che ha già cominciato a manifestare un certo spirito trasgressivo che può trasformarsi in materiale letterario. Willy ama lo scandalo e la incita a produrre per lui.

Colette viene letteralmente chiusa in casa (ok, nella villa in campagna che lui subdolamente le regala) e obbligata a produrre pagine su pagine. Così nascono le avventure piccanti di Claudine, che diventano una serie per cui Parigi impazzisce, la coppia Colette-Willy diventa un caso e il conto in banca si ingrossa.

Ai tempi alle scrittrici donne non si dava molto credito, quindi nonostante le proteste di Colette, che voleva almeno co-firmare, Willy riesce a convincerla che nascondere la vera identità dell’autore di Claudine avrebbe portato frutti migliori.

Willy narciso, bugiardo, egoista e traditore. Sfrutta Colette e la tradisce. Lei per un po’ soffre e sta al gioco, poi comincia a ribellarsi. I dialoghi delle loro schermaglie sono fulminanti, e anche nella traduzione italiana conservano guizzi e ironia.

Willy invecchia e ingrassa mentre Colette diventa sempre più bella e provocante. Il film rende molto bene, con un ventaglio di emozioni che vanno dalla nostalgia alla rabbia, per descrivere il divario sentimentale che inizia a separarli.

Colette evolve nel personaggio della donna talentuosa, creativa e risoluta. Mentre Willy, dopo aver cercato di rubarle per sempre i diritti d’autore, si ripiega su se stesso, sperando invano di far rivivere Colette-Claudine in qualche altra giovincella. Da pigmalione finisce per essere un triste parassita. Dominic West, l’attore che lo interpreta è molto efficace e incisivo nel rendere il personaggio!

Colette è un film da vedere: ispira le ragazze (anche meno trasgressive della protagonista) a credere in se stesse e nel proprio potenziale. A osare per affermare il loro talento.

Ad arrabbiarsi e scandalizzarsi, pensando a quanta strada abbiamo percorso, quanta polvere abbiamo ingoiato, per arrivare ad affermare i nostri diritti.

 

Ogni favola è un sogno

Ci sono argomenti che sembrano troppo difficili da spiegare ai bambini, ma forse è la nostra sensibilità adulta che si frappone fra noi e la mente (elastica) dei più piccoli.

Ci imbarazziamo. Sentiamo disagio a trattare argomenti che ci paiono ostici perchè siamo imbevuti di precondetti che vengono dalla nostra educazione. Dalla cultura e dall’ambiente in cui siamo stati immersi per tutta l’esistenza.

I bambini invece sono più puri, incontaminati, capaci di assimilare i concetti con spontaneità. L’importante è la modalità con cui si veicolano le notizie ai più piccoli. Bisogna usare delicatezza ma anche creatività. Allora la fiaba, il racconto fantastico, sono senz’altro i mezzi più consoni e strategici.

Ogni favola è un sogno ha proprio questo scopo. Un libro che può essere un ottimo e utile regalo di Natale. Una raccolta di favole che hanno come tema lo spiegare ai più piccoli la procreazione medicalmente assistita.

Dieci racconti di autrici diverse, illustrati dalle belle immagini create da Eleonora D’amico. Inoltre la raccolta è arricchita anche dalle opinioni di due psicologhe, Alessandra Violi Ferari e Stefania Traini, e un neuropsichiatra infantile Federico Raviglione. Esperti che forniscono consigli pratici ai genitori su come raccontare ai più piccoli come sono stati desiderati e con quale fatica concepiti.

Molti dei protagonisti delle favole sono simpatici animali: dalla ranocchietta Daria che ancora non si vede perchè è solo nei sogni dei propri genitori, alle avventure di una coppia di dinosauri. Sono Sauro e Saura che si affannano a cercare il loro uovo, ma fanno fatica a stanarlo. Poi c’è Tina un’ape maldestra che desta qualche sospetto fra le colleghe operose perchè non riesce a fare il miele. Sono tutte storie poetiche. Ironiche, tenere e accattivanti, scelte da un concorso della scuola Holden e nate da un progetto dell’onlus Strada per un sogno.

Inverno lento e spirituale nel Kufsteinerland

Non c’è fretta nel Kufsteinerland, la zona che abbraccia l’incantevole cittadina di Kufstein, famosa per la sua fortezza che le regala l’aria fiabesca. In inverno, con la neve, la piccola cittadina tirolese sembra un presepe e le attività invernali che attirano i turisti non sono le classiche sciate adrenaliniche dei grandi comprensori. In questa parte del Tirolo, sono le ciaspole e gli slittini ad avere il sopravvento.

CIASPOLARE SUL LAGO GHIACCIATO

Ciaspolare è un’attività molto amata in Kufsteinerland, ci sono tante zone con tanta neve e senza il pericolo di valanghe da esplorare al ritmo lento delle ciaspole. Nei mesi più freddi, quando la temperatura lo consente, si ciaspola sul lago ghiacciato. Passo dopo passo l’idea di camminare sull’acqua regala emozioni e magnifici scorci: il giro del lago Thiersee ad esempio dura circa un’ora, è pianeggiante e adatto a tutta la famiglia. Quando diventa una pista da pattinaggio, si può attraversare a piedi (o con i pattini) e la poesia del fascino alpino si mescola alla bellezza del paesaggio invernale. Da questo incantevole laghetto si raggiunge anche la famosa Kala Alm attraverso percorsi idilliaci e viste meravigliose. C’è poi il sentiero panoramico che circonda il paese termale di Bad Häring: un dolce cammino innevato che si snoda nel silenzio della natura.

Più impegnativa è la ciaspolata che parte dal centro del paese di Hinterthiersee e arriva fino a Wieshof. Sono circa 4 chilometri di paesaggi innevati e panorami da fiaba invernali: si raggiungono i 1069 metri per ammirare un paesaggio davvero incantevole.

LO SLITTINO (ANCHE NOTTURNO)

Un altro classico invernale in Kufsteinerland è lo slittino: in quasi ogni cittadina c’è una pista per slittini su sentieri forestali ben curati, in parte anche illuminati – e sempre con un’accogliente baita dove sorseggiare e assaggiare le ricette tipiche tirolesi. Le destinazioni più popolari per lo slittino sono Kala Alm a Thiersee, una baita molto caratteristica  che propone una romantica discesa anche notturna (noleggio slittino  in baita € 3). Un’altra discesa si trova a Thiersee-Landl, la Mariandlalm, fantastica pista da gustare tutta in un fiato.

La pista Aschenbrenner che parte direttamente dalla cittadina di Kufstein è lunga circa 5 km e per raggiungerla si cammina per circa un’ora e mezza: arrivati alla caratteristica baita ci si riscalda con una buona tisana e una fetta di strudel e si rientra a valle con la slitta (noleggio € 7.50, direttamente in baita). Una fantastica discesa in mezzo alla natura alpina.

Romantica e anche notturna è la pista da slittino Zahmer Kaiser a Durchholzen: è una facile discesa di circa 3 km, illuminata e sempre innevata. Si può salire sia con la seggiovia a 4 posti oppure si arriva a piedi, camminando su un sentiero ben segnalato. C’è poi la Aschinger Alm a Ebbs, situata a circa 1000 metri, con spettacolare vista sulla valle: si può salire a piedi in circa un’ora, ci si rifocilla nella moderna baita e da qui si scende con lo slittino per circa 3,2 km di incantevole pista innevata.

CURLING, PATTINAGGIO E SCI DI FONDO

Oltre allo slittino, gli altri sport tradizionali sono il curling e il pattinaggio sul ghiaccio, per i quali ci sono superfici ghiacciate naturali e artificiali nell’intera Kufsteinerland. Lo sci di fondo con innevamento garantito si trova a Bad Häring, Thiersee e al centro di cross-training in Schwoich.

SCIARE A KUFSTEIN

Nel Kufsteinerland ci sono piccole aree sciistiche, adatte alle famiglie e ai principianti: intorno al lago Thiersee le piste sono facili e panoramiche. C´è anche una piccola zona sciistica a Schwoich, adatta ai principianti, con un prezzo dello skipass molto interessante: a partire da € 8,50 per i bambini). Kufsteinerland è famoso anche per i suoi eccellenti tour sugli sci: direttamente da Kufstein un percorso porta fino al Kaisergebirge. Zone popolari sono anche Ackernalm a Thierseegebiet e Wandberg non lontano da Niederndorf. Le escursioni con gli sci guidate sono proposte dalla scuola di sci Thiersee.

Per gli sciatori che amano i grandi comprensori, lo SkiWelt Wilder Kaiser – Brixental (i cui impianti di risalita distano solo pochi chilometri) mette a disposizione 284 chilometri di piste dove divertirsi, 90 impianti moderni e 81 baite caratteristiche.

Lo skibus che porta gli ospiti agli impianti di risalita è gratuito.

 

LE ATTIVITA’ INVERNALI GRATUITE

Nel Kufsteinerland tante attività sono gratuite, come ad esempio la splendida passeggiata dei Cinque Elementi che passa per la cappella di San Nicola a Ebbs, una specie di ritiro spirituale e meditativo nella calma e nella tranquillità. La natura riposa sotto una coltre di neve e insieme alla guida si vivono i Cinque Elementi attraverso dei piccoli rituali, degli esercizi Qi Gong e delle pause di meditazione nei punti energetici che vengono scoperti durante questa passeggiata, dopo la quale ci si sente rinvigoriti e carichi di energia.

Per chi è amante delle discipline orientali, c’è anche un’interessante passeggiata guidata dove il tema principale è proprio il Qi Gong, la tecnica che aiuta a liberare le energie negative e i blocchi e a catturare le energie positive per ritemprare corpo mente e spirito.

Gli amanti del Tai Chi apprezzano praticare gli esercizi davanti all’incantevole paesaggio del lago Thiersee: con il maestro si eseguono gli esercizi Tai Chi per ritrovare l’equilibrio interiore. La location è davvero ideale e, naturalmente, le lezioni sono gratuite.

Da non perdere è la ciaspolata meditativa con il rituale dell’incenso: una passeggiata unica, nel punto energetico di Riedenberg nella valle del lago Thiersee. Si arriva al cerchio mistico delle pietre e la guida esegue il rituale dell’incenso, creando un’atmosfera speciale, per regalare ai partecipanti una positiva carica di energia.

Tra le passeggiate nella natura, da non perdere è quella che passa per la Kaisertal, una delle valli più belli di tutta l’Austria. Accompagnati dalla guida si salgono i 345 scalini per un dislivello di circa 110 m: la fatica è appagata dalla splendida vista sulla città di Kufstein. Si cammina poi nella splendida valle, in una natura incontaminata.

Per chi ama le camminate suggestive, non può perdersi la passeggiata notturna con le fiaccole intorno al Thiersee, si arriva attraverso paesaggi innevati ad una baita specializzata nella produzione del miele e ci si scalda con ottime bibite a base di miele. Sempre notturna è anche la passeggiata „Dem Sandmännchen auf der Spur“, ovvero “sulle tracce del mago della sabbia”, dove si cammina in un ambiente da favola, tra le stelle e le luci, in lontanza, di Kufstein.

Compiti a casa: utili o dannosi?

E’ di oggi la polemica sull’utilità o meno dei compiti a casa. Il Ministro dell’Istruzione, Daniele Bussetti, si è rivolto direttamente agli insegnanti, in previsione delle vacanze di Natale, per raccomandarli di non esagerare con i compiti a casa. Di non caricare troppo i ragazzi nella prossima pausa natalizia che dovrebbe essere anche consacrata al tempo libero da passare in famiglia. Da dedicare al relax, agli amici e agli eventuali hobbies.

Oggettivamente è già stato stabilito che in Italia le consegne dei compiti a casa siano quasi sempre in zona overdose. Soprattutto nei momenti festivi dove spesso la zavorra di  esercizi, testi da preparare e letture obbligatorie diventano un peso non solo per gli alunni ma anche per la famiglia che deve tenerne conto quando pianifica eventuali viaggi. Sospirando allorra si mettono libri, quaderni e astucci nella valigia. Bagaglio pesante che se si vola, fa guadagnare soprattutto alle compagnie aeree!

Scherzi a parte, la diatriba “compiti sì compiti no?” va avanti oramai da molto tempo. Intasa i gruppi whatsupp dei genitori e dagli oppositori spesso viene vista come una vendetta degli insegnanti, che con l’assegnazione pesante dei compiti, sottolineano il loro potere (l’ultima arma contro padri e madri sempre e comunque schierati in difesa dei pargoli!)

 

Ma i compiti servono veramente o sono un inutile fardello?

Per chiarirsi le idee è utile leggere questo saggio, che offre un’interessante panoramica sulla problematica. Affronta il tema da varie angolazioni: dal punto di vista dei docenti, dei pedagogisti e anche da quello dei ragazzi. Un viaggio a 360° nel mondo (a volte da incubo) dei compiti a casa. In una realtà dove alle superiori (molto spesso) le ricerche si tagliano&incollano da internet, gli esercizi di matematica e le versioni si condividono e copiano dai messaggi whatsapp, servono davvero?

Mentre alla primaria, qualche volta anche alle medie, succede che per smaltire in fretta la consegna madri, padri e nonni si mettano all’opera e poi con frustrazione riescano a meritare solo un misero 6+ ( a me è successo). In questa ipocrisia scolastica che senso ha continuare a infierire con una lista infinita di esercizi da fare a casa?

Nel libro tutte queste realtà vengono prese in considerazione e commentate con opinioni e consigli per studenti, genitori e insegnanti. Suggerimenti utili su come migliorare la situazione, snellire le incombenze dei ragazzi e soprattutto imparare a coinvolgerli. Non con la paura di essere beccati senza aver fatto quanto richiesto, ma stimolandoli a provare interesse per quello che stanno imparando.

 

Pepi Mirino e l’invasione dei P.N.G. ostili

Appassionarsi un po’ troppo ai videogiochi potrebbe avere degli imprevisti effetti collaterali, come ad esempio trovarsi in casa, e anche in cortile, dei personaggi strani. Dei brutti ceffi: quelli più frustrati e cattivi dei videogame.

Succede nel romanzo più recente di Cristiano Cavina, Pepi Mirino e l’invasione dei P.N.G. ostili. Una storia, adatta ai ragazzini intorno a dieci anni,  dove troviamo tutti gli elementi classici dello stile dello scrittore romagnolo.

La vicenda si svolge in un paese di campagna, che in questo romanzo viene denominato “il Borgo”, ma ricorda molto Casola Canina, il paese natale dello scrittore, nei pressi di Faenza. E racconta le avventure di una banda di ragazzini: Pepi Mirino, Santino, Giamma e Sofi, quest’ultima è una ragazzina fichissima, anzi la capo-gang che usa le Barbie (siliconate insieme) per tenere fermi i libri sulle mensole. Pepi Mirino è segretamente innamorato di lei e va sempre un po’ in confusione quando sono vicini.

I ragazzini giocano all’aria aperta e scorazzano nei boschi quando c’è bel tempo, mentre d’inverno sono costretti a passare il tempo più all’asciutto. E allora per amazzare la noia riescono a scaricare, illegalmente, dei videogiochi non adatti a loro. Troppo violenti.

E qui inizia il bello, ma anche qualche fatto strano. Dal tablet che si ricarica vicino al camino, una notte sprigiona come una nebbiolina azzurognola. Strana e portatrice di incredibili eventi. Si materializzano infatti i temibili P.N.G. (personaggi non giocanti) che combineranno infiniti guai.


All’inizio a vederli è solo Pepi, che si spaventa molto e teme di essere ammattito, ma poi le cose si complicano ulteriormente e la storia dei P.N.G. assume dei risvolti inaspettati e anche un po’ inquientanti.

Cavina è bravissimo a coinvolgere il lettore. A dosare azione e ironia. La vicenda infatti vira verso il thriller e ovviamente i ragazzini per risolvere il mistero faranno scoperte inaspettate. Le cose non sono mai quelle che sembrano, e anche le persone più vicine e insospettabili possono nascondere degli indicibili segreti.

Questa è la prima avventura di Pepi (soprannominato Mirino perchè è un vero cecchino!) e presto arriverà il sequel.

Mamma che fame!

La ribellione e l’anelito all’indipendenza negli adolescenti passa spesso anche attraverso il rifiuto delle regole di una sana alimentazione. I teenager amano conformarsi quindi le nuove abitudini, riguardo al cibo e anche a tutto quello che fa da contorno, non vengono più mutuate attraverso i consigli famigliari (soprattutto materni) ma si copia quello che fanno e sperimentano gli amici.

E con la rete gli amici possono anche non essere quelli reali ma dei perfetti sconosciuti “incontrati” su instagram. Per imparare a piacersi e avere un corpo sexy le ragazze spesso digiunano, diventano fruttariane (come magari delle fichissime influencer australiane, con milioni di followers che si sbaffano quattro papaye e due mango a colazione, ovviamente facilissimi da reperire anche da noi!) o combattono (contro le madri) per avere il fisico delle supermodel vegane, magari Angeli di Victoria’ s Secret.

Mentre i ragazzi devono essere “grossi”, fare il pieno di muscoli, si iscrivono in palestra e seguono anche loro gli influencer che predicano una dieta iperproteica, beveroni compresi.

Poi naturalmente fotografano tutto quello che mangiano. Perché a volte postare cibo e bevande è anche più importate che nutrirsi!

Molto spesso saltano la colazione, perchè si svegliano all’ultimo secondo e arriverebbero in ritardo a scuola, si abbuffano di junk food, bevono e fumano (un po’di tutto).

Allora le madri rimpiangono giorni lontani che (ingenuamente) credevano stressanti. Quelli di inizio 2000, quando, con il cucchiaino in mano, facevano l’aereo per far ingugitare un boccone di pappa di legumi al pupo. Lui la sputava e ci si disperava…

Per non soccombere alla rivoluzione alimentare degli adolescenti vi consiglio questo manuale, scritto da Stefania Ruggeri, nutrizionista e ricercatrice del Crea (Centro di ricerca alimenti e nutrizione) nonchè madre di due teenager che, con competanza e anche un pizzico di ironia, insegna come cavarsela al meglio.

Il libro contiene ricette e consigli utilissimi su come sfangarla e aiutare i nostri figli ad alimentarsi nella maniera più sana possibile senza incappare in diete sbilanciate. Poi c’è anche un utilissimo vademecum in 10 punti che suggerisce come convivere con gli “shottini”, cioè imparare a bere senza trascendere in comportamenti pericolosi.

Baby: da un fatto di cronaca alla ricerca dell’audience su Netflix

Lo scandalo delle due parioline, liceali, che si prostituivano per fare la bella vita, spendere e spandere e permettersi un guararoba firmato risale al 2014. Una storia pruriginosa di costume che ha fatto scalpore. Ma anche riflettere e rabbrividire molti genitori.

Da venerdì, dopo un battage pubblicitario pesante, la vicenda delle due baby prostitute, è stata trasformata in una serie su Netflix. Come si sono premurati di chiarire i creatori, la trama delle otto puntate di Baby è solo un libero adattamento del fatto di cronaca.

Beh, si poteva fare di meglio. A parte la pessima recitazione di gran parte dei protagonisti (si salvano solo gli attori più famosi) la sceneggiatura è spesso incongruente e banale.

Troviamo, ancora una volta, una costosa scuola privata come teatro della vicenda.

Nelle serie tv questi luoghi sono il male, frequentati da adolescenti debosciati e disagiati. Qui sono iscritte naturalmente le due giovani prostitute wanna-be, Chiara e Ludovica.  Oltre a loro ci sono un coatto che in realtà è figlio di un ambasciatore di un non ben identificato paese arabo e anche molti altri infelici, ragazzi e ragazze scontenti, invidiosi, avidi e bugiardi. Litigano e si fanno scherzi pesanti.

Ovviamente ci sono i soliti video sexy messi in rete, i tradimenti e le spiate.

Mentre gli alunni hanno case da immortalare nelle riviste di arredamento, il preside ha una cucina squallida ancora in stile anni’60. E un figlio (bruttarello) che si eccita sfogliando, segretamente, riviste con paginoni di pubblicità di underwear da uomo (in stile D&G).

Poi fra il corpo docente, stranamente, la prof di ginnastica è moglie dell’ambasciatore.

Quando una ragazzina tra i protagonisti, aspettando di poter partire per l’anno all’estero a New York, si invaghisce le coatto-bene lo invita a cena in famiglia la madre (snob) storce il naso, (uno straniero e anche attacabrighe con problemi di sospensione scolastica!) poi chiede con scocciata nonchalance alla colf (che spignatta rassegnata in uniforme sullo sfondo della megacucina):

“Maria* sai cucinare qualcosa di arabo?” (*nome di fantasia)

E allora la figlia felice esclama: “Grazie mamma!”

Altra scena fondamentale al plot: Ludovica si è appena accoppiata con un tipo che la porterà sulla cattiva strada (per convincerlo gli ha gridato “strappami questo vestito!”) e dopo l’amplesso gira per l’appartamento curiosando qua e là.

Trova una borsetta rossa di Fendi (ma guarda! negli articoli di giornale del 2014 c’era scritto che le due baby prostitute adoravano le borse griffate) e la osserva prendendola in mano. In quel mentre entra nella stanza il tipo, docciato e tatuato, indossando solo un asciugamano in vita, la guarda e le chiede sornione:

“Ti piace quella borsetta?”

Lei annuisce.

Allora lui prende la borsa, la capovolge per svuotarla e le dice, veramente generosissimo: “Prendila è tua!”

Ludovica è contenta, io invece mi sono fatta delle domande. Ma di chi era quella borsa? Frutto di uno scippo? Le cose che erano dentro appartenevano a una fidanzata precedente? O era lui che portava la borsetta a tracolla?

Insomma tutto così, un po’ ridicolo. Non aggiungo altri dettagli per non spoilerare troppo. I poveri adolescenti sono quasi delle caricature di se stessi, vacui, scontenti, schiavi di instagram. E soprattutto totalmente privi di anche un minimo guizzo di umana ironia.

Mi sarei disperata se non avessi invece scovato un’altra serie, sempre sui teenager, molto più viva, divertente e realistica. Realizzata con molto meno budget riesce però a rendere con più verosimiglianza l’idea di cosa pensano e come vivono i nostri ragazzi.

Anche questa è ambientata in un liceo romano (non un’altra infernale scuola privata!), è la versione italiana di una seguitissima serie norvegese sugli adolescenti. Molto più divertente e interessante di Baby che, purtroppo, ha capitalizzato sulla trasgressione senza poi riuscire a scandalizzare e nemmeno coinvolgere.

Oltretutto poi la visione di questa serie più divertente è anche gratis!

 

Mare d’inverno: Natale a Cervia e Milano Marittima

Se volete respirare l’atmosfera natalizia senza andare in montagna, anzi scegliendo il mare, due mete interessanti a misura di famiglia sono Milano Marittima e, a pochissimi chilometri, di distanza Cervia.

A Milano Marittina è stato allestito MimaOnIce, il grande villaggio natalizio dove brillano scenografiche istallazioni con giochi di luci sulla pista di ghiaccio rotonda più grande d’Europa. Un magico parco del ghiaccio, giocato su nuance azzurro (il richiamo del mare), bianco (il ghiaccio e il sale) e oro. Nel viale più frequentato della cittadina adriatica si possono ammirare imponenti sculture luminose, alte oltre 2 metri, e istallazioni dedicate ai bambini. Grandi sagome di orsi luminosi e trenini brillanti, la casetta di Babbo Natale e una pista di ghiaccio baby.

Suggestivi archi d’ingresso accoglieranno i visitatori in questo parco natalizio che veste di luce il mare d’inverno della Riviera. Il villaggio sarà poi particolarmente apprezzato dai buongustai: infatti le casette gourmet attorno all’anello di pattinaggio propongono golosità locali insieme oltre ai tipici dolci natalizi.

L’inaugurazione è prevista per domani, 2 dicembre. Ma le luci si sono accese già oggi e fino al 6 gennaio accompagnano un ricco calendario di eventi, che animeranno i week-end e le giornate di festa di tutto il periodo Natalizio, Capodanno e Befana compresi.

Poi proseguendo verso Cervia, nel centro storico del paese si potrà ammirare il grande  abete di Natale, alto circa 15 metri, donato da Madonna di Campiglio e Pinzolo.

Anche qui una grande pista di ghiaccio sarà il punto di ritrovo che si animerà con spettacoli, esibizioni  e giochi per i più piccoli, insieme a elfi, renne e babbi Natale. Il villaggio di Cervia con le casette dei sapori e dei colori delle tradizioni artigiane si inaugura l’8 dicembre con i canti interpretati dai bambini delle scuole e l’accensione ufficiale di tutte le luci.

Nelle casette ci sarà tutta la gastronomia della tradizione romagnola, ma anche vin-brulè, castagne e la polenta nelle sue più varie e originali interpretazioni. Presenti anche artigianato dedicato al natale, oggettistica, dolci e biscotti. A contorno del magico allestimento natalizio spiccano i suggestivi giardini d’inverno, e tanta animazione che coinvolgerà tutto il centro storico, viale Roma e l’area dei Magazzini del sale con laboratori, fiabe e racconti,  visite  guidate,  aperitivi,  musica,  spettacoli,  i presepi. Tra questi nel nome della storia salinara di Cervia una natività di sale galleggiante a grandezza naturale realizzata sulla burchiella, la storica imbarcazione del trasporto dell’”oro bianco”.

Il sentiero del diavolo

La donna accusata di stregoneria veniva gettata nel fiume o in uno stagno. Se galleggiava era una strega, se andava a fondo era innocente…

…la peste devastò l’Europa, perchè nell’isteria collettiva contro la stregoneria vennero uccisi tutti i gatti. Si pensava che le streghe potessero trasformarsi in gatti in base alla loro volontà. Senza i gatti che li decimassero, i topi si moltiplicarono e la Peste Nera si propagò di casa in casa…

Così scrive Eugenia Rico, ne Il sentiero del diavolo, un romanzo denso e appassionante che racconta di un viaggio dell’autrice nelle terre della sua infanzia, nelle Asturie. Uno dei luoghi dove nel XVII secolo infuriò la caccia alle streghe. E attraverso questo itinerario ripercorre la follia storica dell’Inquisizione che condannò al rogo migliaia di innocenti. Non solo donne, ma anche uomini e soprattutto bambini.

Streghe erano ovviamente tutte quelle ragazze e donne che non si conformavano alla mentalità corrente, quellle che erano diverse. 

Troppo libere, strane o ribelli. Quelle che come Ana dei Lupi, la cui vita viene raccontata nel romanzo, erano nate sfortunate, vittime di stupri e abusi. E magari cercavano, come potevano, di emanciparsi dalla loro sorte. Ana dei Lupi aveva scelto l’eremitaggio fra le montagne, era diventata amica dei lupi e aveva imparato l’arte di quella che, oggi, sarebbe la fitoterapia. Scoprendo, ad esempio, le proprietà dell’acido salicidico contenute nella corteccia del salice (le stesse che tanti secoli faranno nascere l’Aspirina!)

Il libro racconta come, invocando il diavolo, l’Inquisizione fece scempio di tanti innocenti, torturati finchè non confessavano atti incredibili.

Le streghe mangiavano i bambini e ne estraevano le viscere per preparare pozioni. Potevano causare la morte di un uomo con un semplice sguardo. Con il semplice gesto di togliersi le calze provocavano tempeste nel mar Cantabrico chefacevano naufragare le barche. 

Questi resoconti dell’Inquisizione, per la loro illogicità, hanno insospettito Alonso de Salazar, personaggio storico realmente esistito, inquisitore mandato a investigare sul fenomeno. Quest’uomo illuminato, grazie ai suoi dubbi, lottò con tenacia contro i pregiudizi. E riuscì a fermare la caccia alle streghe.

E’ un eroe oggi dimenticato e, come scrive Eugenia Rico, in Spagna non c’è neanche una piazza o una strada a lui intitolata.

Servirebbe invece perchè la paura del diverso non è mai tanto atttuale come nei giorni nostri.

Solidarietà per la Siria allo Zecchino d’Oro

Sabato finale straordinaria per il 61° Zecchino d’Oro, in diretta su Rai1 sabato 1 dicembre alle 16.40. Tra gli ospiti poi, una meravigliosa bambina proveniente dalla Siria, che canterà “La Terraluna”, canzone che vinse il 41° Zecchino d’Oro inneggiando ad un mondo libero e ricco di pace e amore per tutti. Il momento sarà l’occasione per sottolineare la vicinanza di Antoniano non solo ad alcune situazioni in Italia, ma anche a realtà più lontane: quest’anno infatti, “Operazione Pane” arriva fino in Siria e sostiene anche una realtà francescana di Aleppo, per garantire pasti alle famiglie vittime del conflitto. E il legame con Aleppo è talmente forte, che in occasione della finale voterà anche una specialissima giuria di bambini proprio dalla città araba.

La vicinanza di Antoniano alla Siria, però, è anche un progetto di accoglienza che parte a Bologna questa settimana. Dal 29 novembre una famiglia siriana composta da padre, madre e 2 bambini, arrivata in Italia attraverso un corridoio umanitario che ha garantito loro un percorso migratorio sicuro, verrà ospitata in un appartamento di Antoniano messo a disposizione grazie alla mediazione dell’ arcivescovo di Bologna.

Antoniano garantirà a questa famiglia le cure e tutte le attività di accoglienza e integrazione nel tessuto sociale italiano. Progetti di questo genere sono seguiti da pochissime associazioni, non espongono allo sfruttamento e ai trafficanti, e riconoscono i visti dai paesi di partenza. Per quanto importante accogliere chi arriva autonomamente, sottolineiamo l’importanza di nuove forme sicure e protette per chi deve abbandonare il proprio Paese.

“Operazione Pane” è il progetto annuale di solidarietà di Antoniano onlus a sostegno delle mense francescane diffuse in tutta Italia e non solo. Quest’iniziativa, avviata nel 2014, è arrivata a coinvolgere 14 mense che ogni giorno accolgono persone e famiglie in difficoltà partendo da un pasto caldo per promuovere, attraverso la relazione e interventi strutturati sui singoli soggetti, il reinserimento positivo all’interno del tessuto sociale.

Per aiutare e sostenere questo progetto, fino al 15 dicembre è attivo il numero solidale 45588. Per sostenere le mense di “Operazione Pane”, si può donare con un SMS dal valore di 2 euro oppure con una chiamata da rete fissa sempre al 45588 per una spesa di 5 euro.

I cuccioli non sono regali da mettere sotto l’albero

Le feste natalizie non sono divertenti per i nostri animali domestici.

La confusione di luci, colori e musica da godere in compagnia. Atmosfera bellissima per gli umani, un po’ meno per i nostri compagni di vita pelosi. Perché sia i cani che i gatti sono animali abitudinari e mentre noi apprezziamo nelle vacanze uno strappo alla routine, per loro è tutta un’altra esperienza.

Avere la tana… ooops la casa piena di estranei rumorosi e festaioli non rappresenta il massimo del divertimento.

Anzi. E poi c’è la questione dei regali, troppo spesso qualcuno pensa di avere l’ideona di donare un cucciolo, magari a un bambino. Ma questa iniziativa non va presa con leggerezza, E’ sempre importante decidere di prendere un animale in casa in un momento in cui ci sia tempo da dedicargli per farlo ambientare, quindi le vacanze di Natale vanno bene. Però adottare un cucciolo è una decisione importante che deve essere condivisa da tutta la famiglia e così pure l’impegno di crescerlo e gestirlo.

I numeri degli abbandoni sono impressionanti, in Italia ogni anno vengono lasciati per strada 50.000 cani e 80.000 gatti. Molti di questi animali vengono adottati, magari comprati. E poi come fossero oggetti perdono quello spirito di novità che li fa apprezzare dai proprietari e come fossero cose, poi lasciati al loro destino.

A Natale sono carini ma passati alcuni mesi di gestione, d’estate diventano un peso da scaricare prima delle vacanze!

Nonostante ora gli animali d’affezione vengano considerati, anche dalla legge, come membri di un nucleo familiare, le cifre relative alla negligenza e agli abbandoni sono ancora vergognosamente alte.

Per contrastrarle è necessario un atteggiamento rispettoso e consapevole che forse passa anche dalla decisione di non considerare mai e poi mai un cucciolo, di cane o di gatto, come un’idea graziosa e suggestiva da mettere in un cesto regalo sotto l’albero di Natale.

Come scrivere un romanzo rosa

Perché i romanzi rosa sono i libri più venduti? Cosa hanno in comune Orgoglio e Pregiudizio e Cinquanta sfumature di grigio? Sex & the city e Twilight?

Dai classici agli ultimi bestseller nati su internet e sviluppati su wattpad, come After di Anna Todd, il segreto è nella struttura narrativa che rimane sempre la stessa declinata poi in varie situazioni a seconda della cornice di spazio e tempo dove si vuole ambientare la storia. Sia in una cornice storica che distopica o in una trama biografica, il plot deve sempre seguire le medesime regole. Lo scheletro, lo schema, deve essere rigidamente lo stesso. Non si può sgarrare.

Via libera alla creatività ma bisogna condividere e rispettare la stessa regola ferrea che esiste anche per lo schema dei libri gialli.

In un romanzo sentimentale la trama e la vicenda devono catturare l’immaginazione di chi legge che si immedesima e vorrebbe vivere la stessa esperienza. Per accalappiare i lettori ci sono ci sono punti fermi che non devono essere sottovalutati.

L’ho imparato a mie spese, nei primi tentativi di scrittura. Un esempio eclatante su tutti? Il finale che non deve essere assolutamente aperto. Non bisogna lasciare fantasticare il lettore su come potrebbe svilupparsi la vicenda. No, bisogna dirglielo, anzi scriverlo chiaramente. Non si può pensare che qualcosa sia implicito, che possa essere “letto fra le righe”. O peggio, interpretato magicamente per telepatia dalla mente dell’autore.

Il finale deve essere chiaro e soprattutto positivo. Per non rischiare di irritare chi legge. A me è successo con il primo romanzo Love.com, su Amazon qualcuno, palesemente insodisfatto, in una recensione, aveva commentato:

“All’autrice è venuto un crampo alla mano e non è riuscita a chiudere degnamente la storia”

Ho impiegato un po’ di tempo a digerirlo, mi sono venute anche le lacrime agli occhi. Crudele ma simpatico, mi ha fatto assimilare bene il concetto 🙂

Adesso dopo aver sbagliato, capitalizzando nel bene e nel male sulla mia esperienza, ho deciso di condividere le dritte su come scrivere un romanzo rosa. Focalizzandomi soprattutto sugli errori da evitare. Lo scorso anno ho organizzato lezioni su questo argomento per le studentesse del liceo classico frequentato da mia figlia. Mentre da gennaio comincerò un corso di scrittura creativa finalizzato alla stesura di racconti che diventeranno poi un ebook.

Qui tutte le info per saperne di più.

L’imprevedibile caso del bambino alla finestra

Un dodicenne ha scelto di autoisolarsi nella sua cameretta. Di vivere come un recluso pur di non aver contatto con il mondo esterno. Si chiama Matthew e preferisce osservare dalla finestra l’umanità. O almeno l’andirivieni dei suoi vicini di casa, nel quartiere residenziale alla periferia londinese dove vive. Spiare oltre le tende pur di non doversi sporcare le mani a contatto con il prossimo.

Per Matthew l’igiene è la cosa più importante. Infatti per non essere contaminato dai germi, si lava mille volte le mani, ha lo spruzzino del disinfettante sempre accanto e quando deve spostare qualcosa, per non contaminarsi, indossa guanti usa e getta.

Soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo e per questo ha smesso di andare a scuola e la mamma gli porta da mangiare solo cibi confezionati in scatola.

Questo è il protagonista di L’imprevedibile caso del bambino alla finestra, bestseller della scrittrice inglese Lisa Thompson. E’ una storia che si tinge di giallo fin dalle prime pagine, quando Matthew si rende conto di essere l’unico testimone del rapimento di un bambino del quartiere, un piccolo di quindici mesi che sparisce misteriosamente.

La trama di questo romanzo strizza l’occhio a un grande classico come La finestra sul cortile, pellicola cult di Alfred  Hitchcock  e alla storia de Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte.

Il ragazzino che fino a quel momento aveva trovato la sua zona di confort nella reclusione, nello spiare i vicini e nel commentare le loro gesta con un immaginario pupazzo di leone, deve avere il coraggio di uscire dal suo guscio e calarsi nella realtà per aiutare nelle indagini. L’autrice è bravissima nel delineare il suo protagonista, bizzarro ma anche molto simpatico nel suo disagio. E altrettanto coinvolgenti sono le figure dei genitori che fanno del loro meglio per capire, curare e proteggere il figlio.

La trama thriller cattura fino all’ultima pagina e anche se il libro viene indicativamente consigliato per lettori giovani, dai 10 anni in poi, può essere un piacevole intrattenimento anche per un pubblico più adulto.

Lo sport può cambiarti la vita

Dal 26 novembre al 31 dicembre lo sport fa squadra con la tecnologia per aiutare i ragazzi di alcune delle zone più degradate dell’Africa. Succede attraverso Dreamstiny, la campagna solidale promossa per realizzare cinque sogni e offrire un destino più grande ad alcuni dei giovani atleti che Slums Dunk (il nome dell’associazione è una storpiatura del termine tecnico slam dunk -schiacciata- in cui slum significa baraccopoli)  operativa nelle zone degradate dell’Africa, in questo caso a Mathare, un agglomerato di favelas alla periferia di Nairobi in Kenya.

Parte del ricavato verrà devoluto per l’assegnazione di cinque borse di studio per meriti sportivi a cinque giovani atleti, che avranno così modo di accedere alle scuole secondarie e proseguire gli studi.

Slums Dunk è il nostro modo di ringraziare lo sport per quello che ha creato nella nostra vita. È amore, crescita e opportunità” racconta Bruno Cerella, cestista, che insieme ai colleghi Tommaso Marino e Michele Carrea è socio fondatore di Slums Dunk.

“A Mathare, la baraccopoli di 100 mila abitanti dove abbiamo iniziato le nostre attività, non esiste la scuola secondaria e molti ragazzi non hanno la possibilità di studiare. Dal 2011 a oggi grazie all’aiuto di tutte le realtà e le persone che ci sostengono, oltre 20 bambini coinvolti nelle attività di Slums Dunk hanno ottenuto una borsa di studio e hanno potuto proseguire gli studi.”

Come fare per partecipare al progetto?

Basta cliccare su Dreamstiny, da oggi al 31 dicembre, sarà possibile sostenere la campagna e restare aggiornati sugli obiettivi raggiunti.

Ventuno giorni per rinascere

Ho acquistato questo libro alcuni mesi fa, e l’ho gustato lentamente per non perdermi nulla, anche perchè ha un sottotitolo molto impegnativo: il percorso che ringiovanisce corpo e mente. Si avvicina quasi alla realizzazione del sogno di tutta l’umanità: scoprire l’elisir di lunga vita. Gli autori di questo manuale (un medico, un esperto di meditazione e un allenatore sportivo) sono seri, non promettono miracoli ma indirizzano su un percorso arduo e stimolante. Insomma la giovinezza si conquista senza scorciatoie.

Non bisogna fare i furbi ma imparare a vivere meglio.

Per farlo si affrontano soprattutto le abitudini e il modo di pensare. Questo è il messaggio rivoluzionario del libro, quello che distingue il manuale dagli altri volumi che parlano di diete e trucchi per migliorare postura, atteggiamento e silhoutte.

La chiave sta proprio nel nostro atteggiamento, che non deve solo essere positivo e coerente ma riuscire a fare un passo in più e vedere il mondo in un ottica diversa. A combattere lo stress, lottando contro la negatività, a diventare più zen.

Bisogna trovare un nuovo equilibrio, per farlo l’alimentazione è molto importante. Berrino consiglia di cose abbastanza ovvie, come evitare i cibi industriali raffinati, gli zuccheri, le carni rosse, l’eccesso di alcol e di caffeina.

E cercare di rispettare nelle scelte alimentari il ciclo delle stagioni, e anche prediligere cibi a chilometro zero, più semplici e genuini. Importantissimo poi, nel nostro mondo occidentale ossessionato dalle ricette e dalla moda del food, mangiare di meno.

Alimentarci troppo non solo fa accumulare peso, e incappare in diverse patologie, ma  anche dormire peggio e quindi vivere in modo più stressato. Sottolinea anche quanto siano importanti gli orari dei pasti, un buon trucco per non accumulare chili superflui è cenare molto presto e preferire un pasto più abbondante a pranzo.

Questi sono consigli risaputi ma per riuscire a metterli in pratica l’atteggiamento giusto è quello di non rimuginare sulle cose che non piacciono, che sembra impossibile sopportare. Fornisce alcuni consigli su come imparare a volersi bene, prendersi cura di sè e soprattutto perdonare. Trattenere l’astio diventa un elemento tossico che ci avvelena più di quanto immaginiamo.

Ventuno giorni per rinascere, va letto lentamente per essere assimilato, i consigli sono tantissimi e vanno digeriti lentamente. Dalla dieta alla meditazione passando per il digiuno e alcuni principi ayurvedici, è un testo che fa riflettere e fornisce senz’altro lo stimolo per cercare di vivere più in armonia con noi stessi.

1 2 3 81