Barbie sempre più camaleontica

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Ha sessanta anni ed è come Madonna, inossidabile. Non ce la toglieremo mai di torno. Barbie dopo essere stata presa di mira come esempio di sessismo, si è riciclata alla grande. Ha combattuto il razzismo ri-inventandosi in tutte le etnie, ha rinnegato il body shaming trasformandosi anche in cicciotella curvy. Ultimamente c’è stata anche la versione che libera il gender, è nata la bambola Barbie che può essere maschio o femmina a seconda di come la desideri.

Il marchio Barbie è una minera d’oro e quindi viene riproposto in tutti i modi. Anche nella scelta della pizza. Un’ altra caratteristica della nostra è che ha cambiato mille carriere: quelle più glamour come hostess, ballerina, principessa, insegnante di fitness. Per poi ad arrivare a cose più serie come scienziata, dottoressa, pilota, amministratore delegato. Insomma Barbie è piena di determinazione.

E allora adesso diventa anche life coach per le bambine. Come dice il comunicato stampa: “Barbie ha puntato i riflettori sul “Dream Gap”: quel fenomeno che si verifica nelle bambine intorno ai 5 anni e che le porta a perdere fiducia nelle proprie capacità. Infatti, a dispetto dei loro coetanei di sesso maschile, intorno a quest’età le bambine smettono di credere di poter intraprendere alcune carriere. Con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza e l’attenzione sui fattori che ad oggi causano questo fenomeno, Barbie ha lanciato la campagna #ChiudiamoIlDreamGap al fine di sensibilizzare maggiormente famiglia, scuola e società su questo argomento. Quindi in libreria arriva: “60 sogni di Barbie” un libro di interviste che offre anche consigli su come allenare il coraggio, osservare gli altri, coltivare un atteggiamento generoso e non perdere l’entusiasmo.

Se ce l’ha fatta Barbie, aiutata dal suo marketing, possiamo farcela tutte…

Tutto questo mi ricorda molto “Storie della buonanotte per bambine ribelli“, è giusto insegnare alle ragazzine a credere in se stesse. Ma per lottare veramente contro le disuguaglianze bisognerebbe cominciare a puntare di più sull’educazione dei maschi. Smettere di render loro la vita facile: alle ragazze si chiede di fare sempre di più, mentre ai ragazzi si chiede di non fare. Cioè non combinare guai. Quindi la prima discriminazione da combattere è proprio in famiglia e a scuola.

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