Sulle tracce di Lady Diana

Mi ricordo , era tardi la sera del 31 agosto del’97 quando mia madre (abitavamo a tre ore di auto di distanza) mi telefonò affannata ed esordì:

“Hai sentito? E’ morta!”

Avevo Anita piccola, che ancora allattavo, stavo mettendola a letto, ero molto indaffarata e ansiosa come tutte le neo mamme.

Sentendo quelle parole mi venne un mezzo colpo.

Chi era morta? Una nostra parente? Un’amica? Una vicina di casa?

“Ma Lady Diana! Poverina!”

Non ricordo di aver risposto con un commento brusco, ma devo aver pensato che mia madre avrebbe potuto anche evitare di spaventarmi.

Mi dispiaceva per la principessa ma…

Ho capito solo dopo che mia madre era solo la variante italiana dello sgomento che aveva invaso tutta l’inghilterra, era morta Diana, la principessa del popolo e tutti erano sconvolti.

La storia di Diana ha lasciato il segno e a venti anni esatti dalla morte nel tragico incidente di Parigi, Marina Minelli, giornalista, scrittrice e royal blogger, racconta gli itinerari segreti e tutti i luoghi frequentati da Diana. Il libro, a metà fra la guida turistica e la biografia, è un percorso nella capitale britannica alla ricerca di un personaggio sicuramente controverso e contraddittorio ma ancora oggi amatissimo. “La vita della principessa di Galles – spiega l’autrice – si dipana attraverso Londra, da quella più frenetica e alla moda, fra negozi e atelier degli stilisti in voga, ai palazzi dove si svolgeva la sua vita ufficiale e i ricordi sono ancora numerosi”.

A Clarence House, la residenza della Queen Mum, Diana passa, in totale solitudine, la notte che precede il fidanzamento e poi la vigilia delle nozze. “Da qualche anno – prosegue Marina Minelli – questo bell’edificio in stile Regency è aperto al pubblico per circa un mese ogni estate e conserva ancora l’atmosfera dell’epoca. La cattedrale di Saint Paul invece, è una delle mete cult del turismo londinese, ma è anche indissolubilmente legata all’immagine della giovane sposa mentre sale l’immensa scalinata con il vento che le scompiglia il velo e il lunghissimo strascico”.

Nel suo libro Marina Minelli percorre tutti questi luoghi, raccontandone la storia, i segreti e le connessioni con Diana. “A Kensington Gardens oggi ci sono una fontana e un playground dedicati alla memoria di Diana (bellissimo, quando le ragazze erano piccole ci sono stata più volte) ma in realtà la principessa è molto presente in spirito e immagini anche all’interno del museo di Kensington Palace situato a poche centinaia di metri dall’appartamento dove vive a partire dal 1982”.

Tanti gli aneddoti e le storie meno note legate soprattutto all’infanzia e alla giovinezza di quella che diventerà la principessa di Galles. “Diana si trasferisce a Londra poco prima dei18 anni ma nasce e passa tutta l’infanzia in una proprietà della Regina, una villa edoardiana nel Norfolk che è stata trasformata un bellissimo hotel per le vacanze, completamente accessibile ai disabili”.

Nel profondo e più caratteristico countryside inglese la giovane lady parla per la prima volta con il principe Carlo e in una splendida dimora dell’Hampshire la neosposa trascorre i primi giorni di quella che sarà un’infelice luna di miele.

“Quasi tutte le residenze sono aperte al pubblico – precisa la scrittrice – compreso il giardino di Highgrove, la casa del principe Carlo nel Gloucestershire, un luogo davvero incantevole dove però il matrimonio dei principi di Galles si disgrega inesorabilmente e definitivamente. Diana detesta la pacifica campagna delle Cotswolds anche perché Highgrove è pericolosamente vicina all’abitazione di Camilla Parker Bowles”.

(A proposito ho letto nella biografia della suddetta Camilla che il suo primo marito Andrew Parker Bowel, ufficiale dell’esercito britannico, è sempre stato un fedifrago seriale. Povera Cami. Che l’ambaradan delle corna reali sia in fondo tutta colpa di Andrew che non riusciva a tenerlo nei pantaloni?)

 

Sulle tracce di Diana, che uscirà a fine settembre, contiene 15 itinerari fra Londra, alcune località dei dintorni e due destinazioni in Scozia, 15 cartine, moltissime idee e consigli su cosa visitare nei dintorni delle mete dedicate a Diana e in più informazioni sui trasporti e tanti indirizzi su dove mangiare e dormire.

Marina Minelli è una royal watcher appassionata e instancabile, a Parma la mostra da lei organizzata, Un te con la Regina, è stata prorogata fino a fine settembre e quindi c’è ancora la possibilità di andare a visitarla e di acquistare il bellissimo catalogo, che oltre a raccontare tutti gli aneddoti e i segreti delle royal potteries contiene i consigli per un te perfetto e le ricette dolci e salate per accompagnarlo.

P.S: alla BBC ho visto una serie King Charles III distopica e bellissima dove Carlo finalmente sale, o dovrebbe salire al trono, ma le cose non vanno come dovrebbero.

Carlo, il paziente Carlo che ha aspettato tutti questi anni per avere finalmente il lavoro che gli spetta, va fuori controllo!

Una gita nei giardini più belli d’Italia

Se durante questo bollente mese di agosto volete programmare una gita in mezzo al verde, diverse sono le mete: il nostro Paese è pieno di giardini storici bellissimi, ancora perfettamente preservati. Qui trovate un po’ di ispirazione e il calendario degli eventi.

Se invece transitate nei pressi del Lago Maggiore, una gita obbligatoria è nelle isole Borromee. E su questi luoghi (stupendi) devo aprire una bella parentesi personale.

Quando le ragazze erano piccole, avevamo affittato una casa a Stresa e quindi le gite nelle bellezze dei dintorni erano frequenti. A volte anche stressanti, mi ricordo che ero andata da sola all’Isola Madre e avevo Emma in passeggino, e c’erano troppe, bellissime, antichissime scalinate, un incubo.

Poi le avevo dato dei cracker per merenda e, a tradimento, era arrivato un pavone a mangiarglieli. E lei ha strillato un sacco.

Comunque i fiori erano stupendi.

Oggi invece a casa mia non si può più dire “Borromeo” perché Anita si inalbera. Vede rosso e si imbizzarisce come i tori a Pamplona.

E’ impazzita? No, semplicemente a Pavia frequenta il collegio Ghislieri che è avversario storico del collegio Borromeo. Continuano ad odiarsi dal lontano 1500.

(Non scrivo come chiama il Borromeo, per non essere volgare. Lavorate di immaginazione)

Ma un odio atavico e goliardico non può togliere bellezza a questi luoghi meravigliosi.

Da visitare c’è l’Isola Bella con il suo giardino all’italiana, ideata in onore della moglie di Carlo I, Isabella d’Adda, è famosa per il Palazzo e per il Teatro Massimo o Ninfeo. Con il suo spettacolare fronte scenico a tre piani, sormontato dalla statua dell’unicorno, emblema del casato dei Borromeo. (imprecazione di Anita)

Dario Fusaro

Poi l’Isola Madre accoglie un giardino paesaggistico all’inglese realizzato nell’Ottocento che, grazie ad un clima favorevole, ospita rare piante e fiori esotici provenienti dalle più diverse latitudini. Sopravvissuto a una tromba d’aria, c’è anche un magnifico esemplare di cipresso del Kashmir; ingegnosi tiranti lo assicurano al terreno dell’Isola, e ne garantiscono la sopravvivenza.

E anche la Rocca di Angera è di proprietà dei Borromeo dal 1445. Attualmente ospita il Museo della Bambola e del Giocattolo, il più importante in Europa. Facendo riferimento ai numerosi documenti, recentemente è stato ricostruito un giardino medievale, che fa da magnifico contorno all’edificio della Rocca.

Infine Villa Pallavicino a Stresa è una proprietà di sedici ettari che include un parco aperto al pubblico dal 1956. La Villa ospita anche una magnifica collezione di piante e fiori di proporzioni spettacolari. Nel parco è stato poi riservato molto spazio a canguri, lama, pavoni, zebre e molti altri animali.

Qui ho un ricordo molto divertente: Emma, oramai di tre anni, voleva fotografare le caprette, si avvicinava e diceva: “Soridi! Soridi!”

Poi si stressava perchè erano dispettose e non sorridevano.

Però almeno avevano mangiato e non rubavano i crackers!

Marianna Galimberti

 

 

 

Itinerari tattici nella notte di S.Lorenzo

Il prossimo 10 agosto chi non vuole perdersi la possibilità di vedere una stella cadente, può fare una gita nel cuore delle Dolomiti dove si trova il primo astrovillaggio d’Europa.

Nei paesi di Collepietra e San Valentino, del comune di Cornedo, è possibile godere di una straordinaria vista sul cielo stellato.
Ogni giovedì sera, a solo mezz’ora da Bolzano, ma lontano dalle luci cittadine, l’Osservatorio Astronomico “Max Valier” offre uno sguardo nelle profondità dello spazio cosmico e informazioni pratiche per l’esplorazione del cielo.

L’osservatorio è raggiungibile con un sentiero e, arrivati a destinazione, è possibile scrutare di notte la volta celeste e durante il giorno eventualmente la straordinaria attività del sole.

Da queste parti sono tutti innamorati dell’astronomia: passeggiando attraverso i paesi di Collepietra e San Valentino in Campo può capitare di imbattersi in meridiane che abbelliscono le facciate delle case e i giardini. E presso alcuni ristoranti della zona è posizionato un punto informazioni astrologico e un “telescopio” che permette di dare un’occhiata nella profondità dell’oscurità planetaria.

Per approfondire poi i misteri della volta celeste poi c’è il  Planetario dove l’universo viene mostrato mediante l’aiuto di strumenti ottici 3 D molto precisi, insieme ad un ottimo sistema acustico. Un viaggio nello spazio diventa realtà in un’affascinante sala di simulazione.


Chi invece non vuole andare in montagna, può intraprendere un viaggio spaziale dallo storico borgo medievale del Castello di Petroia, vicino a Perugia. Tornano, le Grigliate Astronomiche, tutti i venerdì fino al 10 agosto, serate per esplorare i misteri dell’universo da una posizione privilegiata: la piazza del castello che ha dato i natali a Federico da Montefeltro. Qui è totalmente assente l’inquinamento luminoso, tanto che i valori di buio registrati sono considerati tra i più alti d’Italia.

In Val d’Ega con i bambini

Una meta interessante e bellissima per una vacanza in montagna in famiglia è la Val d’Ega, dove tra Catinaccio e Latemar c’è un mondo di storie fantastiche che hanno come sfondo le Dolomiti.
Racconti remoti di esseri incantati, avventure narrate nelle leggende dei “Monti pallidi” dell’Alto Adige, il misterioso lago scomparso, le bambole del Latemar e i segreti della natura e del bosco sono solo alcuni dei motivi che ogni anni portano nel cuore del Patrimonio dell’Umanità UNESCO grandi e piccoli appassionati di montagna.
Quest’estate è prevista una lunghissima lista di iniziative dedicate ai bambini.

Ogni lunedì i più piccoli hanno l’occasione di passare un pomeriggio a stretto contatto con i cavalli per divertirsi e conoscerli meglio, imparando a curarli, capirli, acconciarli e ferrarli, prima di partecipare a un breve prova di equitazione.
Ogni martedì, Vivere il bosco – Il meraviglioso mondo delle Salighe e dell’Uomo Selvaggio, un progetto che svela per la prima volta i segreti per sopravvivere nella natura, apprezzandone i tesori, grazie a protagonisti leggendari che sanno come cuocere focacce al fuoco di un falò e riconoscere gli animali del bosco.
Ogni mercoledì, un’escursione tra le stazioni interattive del Latemarium permette di andare alla ricerca delle famose bambole speciali nascoste nel gruppo montuoso del Latemar. Un progetto un po’ misterioso chiamato Latemarium e le sue bambole che si concluderà con un regalo a sorpresa per i piccoli partecipanti.

Ogni giovedì invece, i bambini diventano protagonisti di una missione impossibile, esploratori dolomitici coinvolti nella Fiaccolata alla ricerca del lago scomparso. Si narra che non lontano dal Lago di Carezza esista un prato che, a seconda delle stagioni, venga sommerso. Secondo la leggenda, presso questa zona, una contadina è stata sorpresa dall’acqua mentre raccoglieva foglie per il proprio bestiame. Muniti di fiaccole, gli avventurieri si inoltrano alla ricerca di questo luogo misterioso, scoprendo nello stesso tempo le peculiarità dei laghi della zona.

Conoscere le Dolomiti, significa anche conoscere gli animali che le abitano.

E’ infatti possibile partecipare a una piccola escursione per conoscere meglio lama e alpaca, tra gli animali domestici più antichi del mondo, facendo esercizi nel paddock o aggregandosi a passeggiate di diverse difficoltà e durata.
Infine, se nel Parco Geologico Bletterbach i bambini possono andare alla scoperta dei segreti della natura, facendo lavori manuali con sassi, acqua e terra.
Poi per le madri coraggiose e i piccoli più adrenalici si può sperimentare a bordo di velocissime slitte una gita nel bosco del Latemar, percorso con più di 900 metri di dossi, salti e curve mozzafiato.

Andersen Festival a Sestri Levante

Sestri Levante ė uno dei miei luoghi del cuore, vi ho passato molte estati e soprattutto una lunghissima, nel 2000, quando Emma era appena nata e non dormiva mai. Piangeva giorno e notte, in carozzina, nel marsupio, sotto l’ombrellone, sul bagnasciuga… Poi ho smesso di mangiare la focaccia di Recco e finalmente sono finite le coliche!

L’unico lato negativo di Sestri, sono i milanesi (per chi non li apprezza) che hanno praticamente colonizzato il luogo. Ma questo prossimo weekend, dall’8 all’11 giugno, bisogna tornare a Sestri per partecipare all’Andersen Festival, un evento imperdibile con un programma di workshop, conferenze e laboratori che permetteranno ai bambini e ai loro genitori di divertirsi ed entrare nel magico mondo di Andersen.

E sarà possibile scoprire più da vicino i luoghi che hanno ispirato i racconti di Andersen e influenzato le sue opere. Tra le diverse iniziative verrà presentato il progetto Andersen a Spasso, quando passeggiando per le vie di Sestri Levante le favole prenderanno vita.

Per iscriversi a questa iniziativa e ai vari laboratori basta cliccare qui

Un’altra importante e originale iniziativa per i genitori é prevista sabato 10 giugno, quando la giornalista e psicologa americana Jessica Joelle Alexander parlerà del segreto della felicità danese, fondato sul metodo educativo. Pare infatti che proprio i genitori danesi riescano a crescere bambini felici che poi diventano adulti felici e il ciclo si ripete di generazione in generazione.

Sarà vero?

Per saperne di più, si può partecipare alla presentazione del manuale “Il metodo danese per crescere bambini felici” e ascoltare l’autrice che ne illustrerà i pilastri fondamentali, come l’autenticità, il cambio di prospettiva, l’empatia e il famoso concetto dello “Hygge” (si pronuncia ügghe) che possono rendere le nostra vite e le nostre relazioni più serene.

Poi per chi volesse approfondire il mondo fatato di Andersen, dopo la tappa a Sestri, non resta che una gita in Danimarca, qui tutte le info.

Il festival della fiaba

Per chi vuole una gita fuori porta diversa e intellettualmente stimolante il prossimo Festival della Fiaba è un evento da non perdere.

Otto giorni densi di appuntamenti, dal 15 al 25 giugno, per una manifestazione unica sul territorio nazionale. Il Festival della Fiaba è infatti un evento pensato per gli adulti. Per approfondire la l’arte della narrazione, delle fiabe, attraverso un’indagine intellettuale, antropologica e culturale.

Nella suggestiva cornice della storica Villa Sorra di Castelfranco Emilia, nei pressi di Modena, non mancheranno però nelle due domeniche, del 18 e 25 giugno, momenti anche per i bambini.

Ci saranno poi conferenze, spettacoli, performance, concerti, mostre d’arte visiva, letture di poesie e narrazione di fiabe, predisponendo i visitatori a uno stato di ascolto coinvolgente. Ogni volta che una fiaba della tradizione viene raccontata, qualcosa di prezioso viene condiviso e compreso da tutti.

Il tema caratterizzante di quest’anno sono i “Legami di sangue e Legami di cuore”, declinati e indagati in diversi aspetti e sfumature, a cominciare da una serie di conferenze dedicate: tra gli altri scrittori, pensatori e poeti come SimonLuca Renda, Cristiano Cavina, Michele Collina e Adriana Querzè, oltre a Magda Indiveri, approfondiranno il filo conduttore proposto dal Festival in un ciclo di incontri – a ingresso gratuito – che si svolgeranno ogni sera all’interno della Serra di Villa Sorra.

Qui tutte le info sul programma del Festival.

Ho incontrato Astrosamantha

Ieri c’è stata una conferenza stampa al Museo della Scienza e della Tecnica con Samantha Cristoforetti che ha donato la sua tuta spaziale. In mezzo a una ressa di fotografi e cineoperatori, la giornalista del Sole 24ore ha avuto la meglio, e si è accapparata tutti i quindici minuti a disposizione per le domande. La reazione degli altri colleghi, me compresa, è stata molto dura.

Tanto che dopo siamo stati invitati anche all’incontro con il pubblico dove, a fine incontro, abbiamo potuto fare le nostre domande.

Samantha Cristoforetti è una donna affascinante e molto carismatica. Di grande ispirazione per le ragazze, sopratutto quelle che non amano la matematica e dovrebbero ricredersi. E’ stata spiritosa rispondendo alle domande dei numerosi ragazzini che riempivano la sala. Volevano sapere tutto sulla sua avventura spaziale. Così ha raccontato che, quando orbitava nello spazio, non le dispiaceva mangiare cibi disidratati e liofilizzati. Il suo piatto preferito erano i broccoli.

E anche che l’allenamento per partire in missione (ha trascorso 199 giorni nello spazio) è stato quasi più duro della missione stessa. Ha ammesso che dormiva bene nel sacco a pelo che galleggiava e fluttuava, per la mancanza di gravità (per essere sempre in forma riposava almeno 7 ore per notte). Poi ha parlato della macchina che permetteva di allenarsi come in palestra per non perdere muscolatura. E infine al bambino che le chiedeva come facesse ad andare al gabinetto ha spiegato tutto bene, seriamente, nei dettagli.

Andremo prima sulla Luna o su Marte? Il dibattito è aperto: negli ambienti dell’ESA e della NASA si discute parecchio sulla prossima meta.

Nel prossimo decennio, Samantha preferirebbe arrivare bene prima sulla Luna e proseguire per Marte successivamente. Nelle prossime missioni è previsto per gli astronauti un specie di alloggiamento “in stile camper” (come ha spiegato per semplicare a noi profani) per spostarsi comodamente a studiare le diverse porzioni della superficie lunare. A sentire Astrosamantha, sulla Luna in camper, sembrerebbe una situazione molto comoda!

Una gita all’Elba

La scorsa settimana sono stata invitata alcuni giorni all’Isola d’Elba e ho accettato con entusiasmo, non l’avevo mai visitata! Ho fatto il viaggio in treno ed è stato lunghissimo, circa sette ore, considerando anche l’ora di traghetto da Piombino a Portoferraio. Quindi il mio consiglio è andateci in auto o in camper, perchè poi un mezzo di trasporto è essenziale per muoversi sull’isola, che è molto più grande e vasta di quello che un turista inesperto e ingenuo (come me!) potrebbe immaginare.

Vista dalla Fortezza Medicea di Portoferraio

L’idea della gita era il fitness, infatti l’isola d’Elba oltre alla classica vacanza al mare offre un sacco di opportunità per fare sport outdoor: gite in mountain bike, passeggiate, trekking sulle vie dei pastori e anche un giro in kajak alla ricerca di calette nascoste.

L’acqua trasparente

Tra gli altri appuntamenti il Tuscany Walking Festival Festival del Camminare, e la XIX Settimana Nazionale dell’Escursionismo. E per i più in forma Iron Triathlon Elba Tour, che unisce nuoto, corsa e bici da strada.

Insomma non si scherza, ci si può vermente mettere alla prova. Però io ho cominciato in maniera soft con una bella passeggiata sulle pendici del Monte Capanne, camminando in un sentiero profumato, una via una volta calcata dagli asini e dai pastori, in mezzo a erbe e fiori selvatici coloratissimi.

Qui cresce la nepitella, una menta selvatica molto forte che viene usata con abbondanza nella cucina elbana, nei cocktail (Elba Mood, lo spritz locale fatto con la mortella un tipo di mirto con cui si crea un liquore alcolico) e anche in una barretta energetica inventata da Michele Nardi, famoso chef dell’isola al quale sono riuscita a carpire la ricetta (La posterò a breve!)

Un sentiero dei pastori

Nella seconda giornata fitness era prevista una gita in mountain bike, oppure un altro giro di trekking sul sentiero del granito. All’Elba ci sono le cave, si estrae il ferro e poi c’è la Miniera Calamita, nei pressi di Capoliveri, dove si estraeva la magnetite. La miniera è stata chiusa nel 1981 ma adesso è visitabile.

Siamo scesi ed è stato veramente impressionante, nelle gallerie del Ginevro tra pozzi interminabili e lunghe gallerie, dove ancora ci sono i vagoni usati dai minatori per trasportare il materiale raccolto ed è facile andare indietro nel tempo e immaginarsi la vita durissima di chi vi lavorava. La guida ci ha raccontato che negli anni ’20 tra i minatori, tale era la miseria, che era costume di fingere un infortunio, che veniva ripagato, per raccimolare i soldi necessari per far sposare i figli. I minatori si tagliavano via il dito mignolo e così in casa arrivava un sussidio.

Si può anche visitare il Museo Archeologico del Distretto Minerario di Rio, che illustra la storia dal III millennio a.C. fino al medioevo della parte orientale dell’Elba, fortemente legata alla presenza dei giacimenti minerari.

E’ invece dedicato allo straordinario patrimonio mineralogico dell’Isola il MUM – Museo Mineralogico Luigi Celleri di San Piero a Marina di Campo, che accoglie una ricca collezione di minerali e cristalli: tormalina policroma, cristalli di ortoclasio e albite, berillo acquamarina insieme a campioni provenienti dal settore minerario dell’Elba orientale.

Miniera Calamita

L’Elba è anche ricca di musei, residenze storiche e poli culturali da scoprire. Ci sono le Fortezze Medicee, che ho visitato a Portoferraio e dove siamo stati accolti con un “vero” colpo di cannone. L’isola è ricca di reperti archeologici, architettura militare e residenze napoleoniche. È difficile trovare un altro fazzoletto di terra in mezzo al mare che possa raccontare una storia altrettanto travagliata: quella dell’Elba può narrare di abitanti preistorici, miniere di ferro, Etruschi e Romani, incursioni piratesche, l’ultima risale al 1711 ma gli elbani ancora ne parlano! Qui Napoleone visse da Imperatore per 10 mesi prima dell’avventura dei 100 giorni che ne precedettero la fine, e qui fece edificare alcune ville ancora oggi vistabili: la Palazzina dei Mulini a Portoferraio e la Villa San Martino nell’omonima vallata, ma anche la Casetta Drouot e il Santuario della Madonna del Monte, nel marcianese, dove visse gli attimi più intimi al fresco dei castagni.

Veduta da Portoferraio

Chi ama l’archeologia non può mancare una visita all’area archeologica della Linguella di Portoferraio, sede di un’antica villa romana, i cui resti affiancano la cinquecentesca Torre del Martello e il museo archeologico, dove si possono ammirare molte delle anfore recuperate dai fondali dell’Elba e di Montecristo. Esattamente all’altro capo della rada di Portoferraio, sorgono invece gli scavi dell’antica villa romana delle Grotte che, a picco sul mare, genera un impatto scenografico di straordinario effetto.

A Marina di Campo sorge  invece l’Acquario dell’Elba che accoglie più di 150 differenti specie di organismi marini mediterranei.
Non mancano infine le proposte culturali per quest’estate: si comincia a metà giugno con la II edizione dell’Aqua Film Festival, la rassegna internazionale di cortometraggi, incontri e workshop dedicati al tema dell’acqua che si svolgerà a Portoferraio dal 23 al 25 giugno. Alla sua prima edizione c’è invece l’Elba Comedy Film Festival, che permetterà di godere di cinque commedie italiane in concorso in una location assolutamente unica: la spiaggia. Con lo schermo in mare e un grande telo adagiato sulla sabbia. Appuntamento a Capoliveri dal 25 al 30 luglio.
La musica classica è invece protagonista del Magnetic Festival, in programma dal 9 al 24 luglio nella suggestiva cornice della Miniera del Ginevro di Capoliveri. Un sito di rara bellezza e unico nel suo genere, dove a fare da palcoscenico naturale è una “quinta” di roccia alta più di trenta metri a picco sul mare. Negli stessi giorni i vari artisti si esibiranno in un mattinée nella piazza di Capoliveri. Infine a Portoferraio, dal 31 agosto al 9 settembre, si svolgerà la XXI edizione del festival Elba, Isola Musicale d’Europa, appuntamento musicale innovativo di altissima qualità nel panorama dei festival internazionali di musica classica e jazz.

Il calendario degli eventi è in continua evoluzione. Qui tutte le news.

Un tè con la Regina

Proprio oggi il Principe Filippo, marito della Regina Elisabetta II da settant’anni, ha detto che per lui va bene così. Ha già dato. E a 96 anni, ha deciso di smettere.
Smettere di andare in giro a presenziare alle occasioni ufficiali a fianco della moglie. Insomma va in pensione.
Peccato perchè a me è molto simpatico. Era quello che animava un po’ le cerimonie più ingessate con commenti irriverenti e politicamente scorretti.

Se volete ripercorrere i momenti più importanti della sua lunga carriera di principe consorte, ma soprattutto siete appassionate alla saga dei Windsor, il posto giusto ove fare una scappata è Parma, precisamente al Museo Glauco Lombardi.

Qui la mia amica Marina Minelli, storica e autrice, appassionata di Royals (probabilmente nella vita precedente è stata una regina o almeno una duchessa) espone la sua meravigliosa collezione di potteries reali per celebrare il Giubileo di Zaffiro che cade proprio quest’anno, vale a dire i 65 anni di regno della nostra Queen Elizabeth, la sovrana più longeva.
Nelle due sale più di trecento pezzi di ceramica racconteranno la storia della royal family a partire dalla regina Vittoria.

Le mug, le tazze e le teiere decorate con i simboli della monarchia o con i volti dei personaggi reali sono molto iconici e favoriscono la condivisione popolare degli eventi legati alla dinastia. Attraverso questi oggetti i sudditi possono simbolicamente prendere parte a una celebrazione.
Tutto questo e molto altro lo potrete vedere a Parma nelle vetrine e nelle bacheche dedicate ai vari sovrani: all’incoronazione del 1953, alle nozze di Carlo e Diana, ai compleanni della Regina Madre e di Elizabeth II e ai royal wedding degli ultimi anni. In più ci saranno spazi riservati al mitico jasperware di Wedgwood, al transferware blue&white e anche diversi tavoli allestiti per l’afternoon tea e per il pranzo.

In esposizione anche oggetti dedicati a Edoardo VII, principe di Galles per tutta la vita ma re per soli nove anni, e poi al figlio Giorgio V celebrato nelle potteries, insieme alla molto regale consorte Mary, in occasione dell’incoronazione nel 1911 e poi per il Silver Jubilee nel 1935. Alla fine del 1936 il suo erede Edoardo VIII decise di abbandonare la corona per sposare la donna che frequentava da anni e l’abdicazione, non solo segnò profondamente la storia inglese, ma rischiò di mandare in crisi anche le fabbriche di ceramica. Infatti la produzione degli oggetti per l’incoronazione era già iniziata e centinaia di manifatture dovettero improvvisamente fare dietrofront, archiviare mug e tazze con il volto dell’ex sovrano e crearne di nuove con l’immagine rassicurante di Giorgio VI e della regina Elizabeth.

Viaggi ispirazionali

Il viaggio deve essere un’esperienza.

(Non è solo uno slogan da agenzia).

E’ quello che credo veramente. Ho sempre cercato di viaggiare il più possibile, anche con mezzi limitati. E ho sempre cercato di evitare i viaggi organizzati, quelli dove il viaggiatore è un turista, un numero indistinto.

Soprattutto quand’ero una ragazza, prima di partire (quando andavo in banca a cambiare i pochi soldi) pensavo: “chissà come sarò diversa quando torno”.

Infatti lo spirito del viaggio, breve o lungo, vicino, lontano, deve essere quello di far sperimentare il cambiamento. Il viaggiatore deve tornare arricchito dall’esperienza.
Quindi quando ho scoperto questa agenzia di viaggi, che inventa itinerari molto particolari, mi sono subito incuriosita.


I viaggi possono essere scelti in base a diversi criteri: il cambiamento, la ruralità, l’innovazione e la spirtualità.
Quindi non sono solo itinerari verso una meta, ma soprattutto viaggi per trovare qualcosa dentro di sé. Sembra un po’ una frase da guru, ma per cambiare sono veramente convinta che sia importante uscire dalla propria realtà.

Vivere altrove anche solo per poco tempo, per riuscire a vedere le cose in una prospettiva diversa.

Nelle proposte di Destinazione Umana questa esigenza viene facilitata proponendo delle mete dove l’accoglienza non è quella solita delle grandi strutture, dove (più o meno) paghi e vieni lasciato in pace (sempre che non ci siano quei diavoli dell’animazione!).
l’ospitalità in questi viaggi è molto più coinvolgente, appunto umana, come succede nei bed&breakfast e agriturismi.

Per chi sceglie la “ruralità”, ovviamente c’è il contatto con la natura e per “innovazione”, si intende la necessità di unire un breve viaggio all’incontro con persone che perseguono lo stesso obiettivo professionale. Per confrontarsi e chiarirsi le idee. L’esempio più classico è il progetto di aprire un’azienda agricola ed essere ospitati da chi già fa questo lavoro. Per partecipare anche a un processo di training.

Sulla spiritualità, il viaggio per ritrovare se stessi, le mete sono tante, in Italia  e all’estero. Ovviamente lontano dalla pazza folla, dai luoghi più smaccatamente turistici.

Una proposta che mi incuriosice molto è quella del cammino, seguendo gli antichi sentieri percorsi nei secoli dai pellegrini.

Spero proprio di riuscire a mettermi in gioco a avere il coraggio di provare (uno dei miei propositi per la prossima estate).

Vlog: Londra

E’ saltato fuori un po’ per caso.

Tra i vecchi file del computer, Emma, videomaker nell’animo, ha ritrovato questo reportage che aveva filmato nel nostro viaggio a Londra di 2 estati fa.

Si parte dall’aereoporto di Linate e si arriva a Heathrow (con puntatina nei bagni, peraltro molto belli). Poi un flash su Holland Park, un tragitto in autobus a Pimlico. E ancora Southwark, Millenium Bridge, London Eye, uno scorcio di St.Paul Cathedral e del Big Ben.

Tutto condito con la colonna sonora di Justin Bieber.

(Emma adesso rinnega come infantile la sua opera ma per me è troppo modesta).

 

Bella Napoli

Napoli è una città bella e difficile, ce lo ripete Saviano fino allo sfinimento e lo conferma anche Cristiano Cavina in questo suo nuovo libro.

A Napoli ci sono stata due volte, una in gita scolastica, un miliardo di anni fa e un’altra sempre nel secolo scorso. Avevo mangiato, naturalmente, una pizza buonissima, fatto dei giri e non mi era successo niente di brutto.

Cavina oltre a essere un grande narratore è anche un pizzaiolo e, come mi aveva detto anche in questa intervista, si è fatto un giro a Napoli partendo proprio dal piatto più famoso della città.

Ed è stato meticoloso, con l’approccio giusto, e l’intenzione di provare una pizza al salame piccante, ha catalogato proprio bene, partendo dall’inizio.

A Napoli esistono tre tipi di pizzerie:

1-quelle in cui vogliono andare tutti

2-quell in cui non ci va nessuno

3-quelle in cui ci vanno i napoletani

Già da questi titoli si capisce dove andrà a parare e infatti prosegue, con la sua solita ironia, dettegliando le differenze e le tipologie sia della clientela che dei camerieri.

E si ride molto.

Ma il giro turistico a Napoli con Cavina non si ferma all’analisi di pizza e calzoni, perchè Bella Napoli, seppur molto originale, è una guida completa alla città e ai suoi miti. Il più mediatico e ingombrante è naturalmente Maradona. Miticissimo per Cavina, grande appassionato di calcio, che una volta magicamente l’ha anche incontrato.

Oltre che per la pizza i napoletani sono famosi per la simpatia e la fantasia. Le persone sono molto estroverse e attaccano spesso discorso. Il turista farà fatica a soffrire la solitudine. Questo lo sanno tutti, ma eccone un esempio eclatante:

…Per il venditore ambulante di calzettini, il massimo complimento che si può fare a un essere umano è “Grandissimo tronista di uomini e donne”. Come moltissimi suoi concittadini subisce il fascino, non tanto del vip ma della celebrità televisiva. E con questo complimento crede di attirare la tua attenzione…. 

La guida non si sofferma troppo sui monumenti (per una lista completa di questi c’è sempre Google) ma preferisce approfondire sugli usi e costumi della città.

Nel bene e nel male.
Con un mix di informazioni e sensazioni, coinvolgenti e un po’ surreali, che ribaltano e altre volte invece confermano i luoghi comuni sulla città. Ma fanno comunque venir voglia di andare a Napoli e verificare di persona.

Un viaggio da sogno: l’aurora boreale

Le vacanze sono finite da più di un mese, siamo già stressati al punto giusto per anelare un nuovo viaggetto. Il mio sogno, per cui sto cominciando a risparmiare, sarebbe riuscire a vedere l’aurora boreale. Quando la scorsa primavera sono andata  a Be Nordic mi ha incuriosito il titolo della presentazione del viaggio alla scoperta dell’aurora boreale, cominciava così: “Almeno una volta nella vita…”

Non avrei potuto essere più d’accordo infatti l’occasione di poter ammirare questo incredibile spettacolo naturale non bisognerebbe lasciarsela scappare, anche perchè -come hanno spiegato- il fenomeno di luce che caratterizza l’aurora boreale è dovuto ai campi magnetici (qui potete trovare tutte le spiegazioni scientifiche) in cui interagisce anche l’inclinazione terrestre e pare che il momento migliore, particolarmente favorevole, per vedere questa meraviglia sia da qui al 2020. E il periodo giusto va da ottobre a marzo.

Dove andare per vederla? Ci sono diverse possibilità, e ho scoperto anche che ci sono varie Lapponie: si può andare alla ricerca dell’aurora in Finlandia, più a nord di Rovaniemi e dormire magari in un igloo di vetro. Oppure provarci nella lapponia svedese, e visitare il parco di Abisko, in mezzo alla tundra, il desero artico, e arrivare all’Aurora sky station, dove si incrociano le dita, e si aspetta la magica luce.

Infatti quello che rende ancora più intrigante il viaggio è che non esiste certezza di potere assistere al miracolo dell’aurora boreale, bisogna inseguirla, sperando nel clima giusto: freddo e secchissimo.

Quanto freddo? -38°!

La temperatura giusta per provare l’Ice hotel, che esiste da circa 20 anni e viene ricostruito ogni anno. Ci si arriva in seggioivia e si può dormire sulle pelli di renna, accoccolati dentro un sacco a pelo speciale.
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Se invece si preferisce un clima più temperato, si fa per dire, -20°, si può scegliere di rincorrere l’aurora nella lapponia norvegese, dove i panorami sul mare tra isole e golfi sono spettacolari e forse è anche la meta più adatta ai viaggi in famiglia.
Per i duri e puri invece c’è l’Islanda, dove mentre si aspetta l’aurora si può godere dell’incredibile paesaggio vulcanico con i suoi vapori gyser, un’atmosfera magica e un po’ inquientante come nell’ultimo romanzo di Fred Vargas.
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Ma come ci si deve vestire per fronteggiare il freddo polare?
A strati -ha risposto la responsabile della presentazione- e ha anche fatto vedere un video esemplificativo sulla vestizione. Mi ricordo che c’erano delle gran mutande di lana, di quelle lunghissime. Ma comunque -ha aggiunto per rassicurare i più freddolosi- nei luoghi strategici di osservazione, nella caccia all’aurora, ci sono dei bungolow in legno dove si entra un attimo per scaldarsi!

Weekend low cost in Europa

Amo viaggiare ma odio sentirmi una turista ed essere trattata come tale. Se siete come me e in agosto preferite non far fuori tutte le vostre ferie, ma tenervi un po’ di giorni di vacanza da sfruttare per piccoli break durante l’anno, questo è il manuale che fa per voi. Una guida impareggiabile che elenca ben 46 mete in Europa da visitare senza spendere troppo, grazie ai consigli e ai trucchi di chi ci è già stato e vi aiuta ad evitare le trappole da turisti. Giuseppe Ortolano, l’autore di questo libro, un giornalista che si occupa di viaggi da tantissimo tempo, ha scoperto le strategie giuste per muoversi, gli hotel e i ristoranti più convenienti e anche le attrazioni turistiche che si possono visitare gratuitamente. La guida, molto facile da consultare, è arricchita da varie mappe e piccoli excursus storici sulla storia delle città da visitare. Poi, oltre alle mete turistiche europee più gettonate da noi italiani, regala preziosissime informazioni su come cavarsela nei costosi paesi scandinavi, nelle sconosciute terrre baltiche e anche nei misteriosi territori balcanici. Per chi abbia voglia di scarpinare ci sono tutte le informazioni per intraprendere i Cammino di Santiago, per chi invece sia patito delle terme, il posto migliore è Budapest e chi sogna la Norvegia low cost troverà indirizzi inediti per sfangarla anche in tempo di crisi. La buona notizia è che all’estero gli ostelli non sono solo per i ragazzi, a Londra i musei sono gratis e ci sono gli Easyhotel della compagnia aerea Easyjet, veramente a buon mercato. E molte altre dritte anche golose, su cosa e dove mangiare, per non farsi prendere in giro nei ristoranti troppo turistici e costosi. Insomma ci sono consigli utili per tutti, tantissime idee e proposte originali per viaggiatori esigenti, avventurosi e curiosi. Pronti a partire senza dover affrontare spese folli.

In barca vela con i figli

Vi piacerebbe fare una vacanza in barca a vela ma non avete mai osato provarci?
Perchè costa troppo, oppure perchè i bambini sono piccoli? O avete paura che si possano annoiare (e diventare insopportabili) senza gli amici?
Adesso queste scuse potrebbero non valere più, infatti c’è Sailsquare , l’airbnb della barca a vela, dove tutti gli appassionati di vela, o quelli che vorrebbero diventarlo, possono iscriversi e a prezzi modici partire per un avventura con il vento in poppa. Infatti su questa piattaforma vengono pubblicizzati viaggi da condividere a seconda delle proprie preferenze ed esigenze.
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Nata nel 2012, Sailsquare è la prima piattaforma di vacanze in barca dove gli iscritti possono creare la propria crociera su misura, mentre gli utenti possono entrare a far parte di un equipaggio in via di formazione: l’affidabilità della community è costantemente monitorata attraverso un sistema di verifiche, feedback e recensioni.

Su Sailsquare in questo periodo ci sono tante idee adatte alle famiglie con bambini, (con foto, curriculum dello skipper papà e naturalmente età degli altri ragazzi dell’equipaggio). Proposte di vari giorni per visitare e scoprire le località più belle del Mediterraneo: da Palmarola, all’ Isola d’Elba, Costa Azzurra, Malta e tante altre mete. Da studiare e condividere con altri genitori, bambini e adolescenti.

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