Festival della lentezza

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In un mondo che corre troppo veloce, rallentare è ormai un vero e proprio lusso, che pochi possono permettersi e che spesso è considerato sinonimo di pigrizia o di fuga dalle proprie responsabilità. Ma il nostro cervello, macchina lenta per eccellenza, ci ricorda che vivere con lentezza non solo è possibile ma è anche necessario per la salute di corpo e mente.

Bisogna esssere coraggiosi, fermarsi un attimo, tirare il fiato e imaprare a gustarsi la lentezza.

Secondo l’antica arte giapponese del kintsugi, ogni frattura, guasto, errore, può trasformarsi in una preziosa opportunità. Una metafora che nasce dalla pratica di aggiustare il vaso che cade a terra e si rompe ricomponendone i cocci con la polvere d’oro, plasmando da pezzi singoli pregiati manufatti. Così il tempo, che recupera il suo valore, diventa il modo per rimettere in sesto ciò che non va. 

Si dice infatti che “il tempo che aggiusta le cose” e su questo tema si costruisce la quinta edizione del Festival della Lentezza, dal 14 al 16 giugno 2019 tra gli splendidi cortili, le sale e il maestoso giardino della Reggia di Colorno (PR). Un evento, che è anche un luogo di contaminazione reciproca, fatto di incontri, laboratori, concerti, spettacoli, mostre per grandi e piccoli, ad ingresso gratuito e senza alcuna barriera tra gli artisti e il pubblico.

©Pierangela Flesi

Nel 2018 l’idea poetica su cui è stato realizzato il festival era “coltivare” ed hanno partecipato circa 20mila persone, le quali hanno potuto assistere agli incontri e spettacoli vari. Per questa edizione, si attendono altri appuntamenti importanti, nell’idea di favorire nuovi stili di vita, riprendere il proprio tempo e riflettere, per 3 giorni, sulla necessità di rimettere al centro la qualità e il benessere dei rapporti umani, nel rispetto del territorio e delle sue risorse, attraverso la cultura e la creatività. Per “aggiustare”, con speranza contagiosa, ciò che la fretta ha sottratto, riconquistando il tempo a cui abbiamo rinunciato e immaginando un nuovo futuro.

Qui tutte le info sul programma.

©Roberto Perotti
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