Recensioni e bugie

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Ultimamente ho usato spesso Airbnb per affittare appartamenti in vacanza. Mi sono trovata bene, anche molto. I costi sono ridotti rispetto a un’agenzia tradizionale e c’è il plus di conoscere l’host, cioè la persona che affitta e, in teoria, lascia vivere nella sua casa per un breve periodo.

Questa era l’idea iniziale della piattaforma, nata per aiutare i viaggiatori a trovarsi appunto “a casa” in qualsiasi parte del mondo. Si entrava nell’appartamento della persona che affittava, si condividevano saponi e letture. Non c’era mai l’affanno di non trovare l’olio o lo zucchero. Si poteva cucinare e apprezzare un’ospitalità che era a pagamento, ma meno asettica che in una casa affittata nello stile più tradizionale.

L’host (così si chiama chi affitta sulla piattaforma) accoglieva, o si premurava che qualcuno lo facesse per lui, si curava di chiedere se tutto fosse ok, prima, dopo e durante la vacanza. Insomma un po’ coccolava.

Alla fine di questa pseudo- amicizia, al termine del soggiorno, la piattaforma chiede sempre di scrivere una recensione importante per entrambe le parti.

Se è positiva complimenti per l’host che diventa super-host (se un tot di visitatori lo loda, il suo affitto viene messo in evidenza e guadagna di più). E bravo il viaggiatore che ha comunque una micro reputazione da difendere anche lui sulla piattaforma. Ed è meglio averla bella per essere sicuri di potere usare ancora Airbnb per le prossime vacanze.

Questo è il modello ideale, però mi sono accorta che in realtà (a meno che non succedano disastri) c’è un bon ton di base abbastanza falso. Si scrivono recensioni gentili anche se sarebbe giusto lamentarsi. Le magagne, se non sono appunto terribili, non vengono nominate.

L’ho fatto anch’io perchè mi dispiaceva che l’addetto/a al ricevimento dei viaggiatori perdesse il lavoro o venisse redarguito. Succede perchè, condisiderato il successo grandissimo della piattaforma, ora molti furbacchioni affittano qualsiasi cosa, rimettendola a posto con due o tre oggetti di design fotogenici, per far apparire papabile l’appartamento sul sito della piattaforma. Vengono proposti locali che altrimenti molto difficilmente troverebbe ospiti paganti.

Come dicono gli americani “si mette il rossetto al maiale“, che comunque rimane un maiale. Spero di aver reso l’idea.

Ed entra magari in gioco un tuttofare per gestire la proprietà e ricevere gli ospiti. Questa “scorciatoia” è un peccato per due motivi fondamentali: si è perso lo spirito che contraddistingueva Airbnb ed è più facile prendere delle fregature .

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