Un cigno selvatico

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In questo periodo in cui la realtà è, per usare un eufemismo, un vero schifo, l’unica è rifugiarsi nel mondo incantato delle fiabe. L’ho fatto e ho avuto molti vantaggi: mi sono divertita ed entusiasmata leggendo Un cigno selvatico, raccolta di fiabe dello scrittore americano, premio Pulitzer, Michael Cunningham. È un libro uscito qualche anno fa, nel 2016, ma vale la pena di rispolverarlo: le storie raccontate sono un classico, riviste con perspicacia, ironia e una buona dose di cinismo. E le illustrazioni di Yuko Shimizu veramente incantevoli.

La gran parte di noi non corre rischi. Se non siete un sogno delirante nel sonno degli dei, se la vostra bellezza non turba le costellazioni, nessuno vi lancerà un incantesimo. A nessuno verrà in mente di trasformarvi in una bestia o di mettervi a dormire per cent’anni…

Questo è l’incipit del libro e riassume subito molto bene lo spirito della narrazione, la rivistazione delle fiabe più classsiche (Biancaneve, Raperonzolo, Hansel & Gretel, Jack e il fagiolo magico, La Bella e la Bestia, ecc) con un’angolazione adattata ai nostri giorni, dove la magia esiste ma sono sempre gli egoismi degli esseri umani a rovinarla.

Poi i personaggi delle favole sono iconici anche ai giorni nostri, prendiamo ad esempio, quell’arricchito di Jack che, non sazio della prima magia, torna alla carica per avere ancora più vantaggi. E così lo vede la gigantessa che gli apre nuovamente la porta:

Sembra non riconoscerlo, e in efetti non è più vestito con la tenuta da damerino dei poveri, i pantaloni attillati e la camicia sintetica che una volta sfoggiava al centro commerciale. Adesso veste marc Jacob. Ha un taglio di capelli da trecento dollari...

Certo, questa è una versione americana di Jack ma basta poca immaginazione per tradurre il personaggio in Giacomino e nella realtà quotidiana del nostro Paese. Nelle fiabe Cunningham non perde occasione per analizzare le dinamiche sentimentali, i ruoli maschili e femminili. E come si può facilmente immaginare non è che principi e principesse facciano una figura migliore dei semplici plebei.

Però nell’ultimo capitolo intitolato E vissero per sempre felici e contenti ci si aspetterebbe un overdose di sarcasmo e invece troviamo una certa saggezza che rappresenta un’iniezione di ottimismo in cui, in questi giorni, abbiamo più che mai bisogno.

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