L’uva e l’acciaio

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Il talento è una dote innata che tutti possediamo e abbiamo il dovere di sviluppare? Quanto ci illudiamo di avere potenzialità? Queste sono le domande, implicite, che un aspirante tenore fa a un grande maestro. La risposta arriva enigmatica e poetica: possiamo essere uva e acciaio. Forti ma anche vulnerabili.

E diventa il titolo emblematico per la biografia romanzata del tenore Daniele Barioni, scritta dalla giornalista e autrice Camilla Ghedini (appena venduta nel mercato americano). Il tenore dalle umili origini ferraresi è diventato celebre cantando al Metropolitan di New York, è stato definito dal “collega” Pavarotti, con ammirazione: “tenore di un altro pianeta, capace di cose che in passato sono riuscite solamente a lui e pochissimi altri”

L’autrice per raccontare la vita di Barioni, che oggi ha novant’anni e da tempo è tornato a vivere a Ferrara, ha scelto escamotage letterario del dialogo. Un giovane aspirante cantante lirico si rivolge, appunto, al grande Barioni per ispirazione e consigli sullo studio e la carriera.

Il ragazzo, insicuro e confuso, succube dal padre che lo incita a puntare tutto sul canto, trova in Barioni non solo un maestro di canto ma un mentore spirituale. Mentre il grande tenore cerca di aiutare il giovane interlocutore a trovare autostima e a chiarirsi le idee, il lettore si incanta scoprendo i retroscena storici, e scintillanti, della vita dell’anziano tenore.

Lasciato il paese d’origine, all’inizio degli anni’50 debuttò a Milano, dove al Teatro Nuovo, una sera, fu notato dal direttore del Metropolitan che ammaliato dalla sua voce lo ingaggiò. Seguirono anni di folgorante successo, vita da star, amicizia con Robert Kennedy e anche un romantico matrimonio con una celebre pianista di origine italiana. La biografia è corredata da molte immagini d’epoca, Barioni era anche un uomo molto attraente, con un allure da attore, molto apprezzato dalle fan d’oltreoceano.

Ma Barioni era innamoratissimo della moglie e quando purtroppo rimase vedovo decise di mettere fine alla sfolgorante carriera internazionale e tornò a Ferrara. Questa personalissima scelta fa scoprire la grande sensibilità dell’artista e rende più che plausibile il consiglio, sull’uva e l’acciaio, donato al giovane tenore. E nel nostro periodo, in cui l’apparire sembra sempre più importante dell’essere, non è certo una lezione da poco.

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