Unorthodox

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Una serie che si discosta molto dalla tendenza dominante su Netflix, non ha come obiettivo il puro intrattenimento. Non strizza l’occhio agli argomenti che garantiscono l’audience. Racconta invece, in solo quattro puntate, una storia densa e toccante che arriva come un pugno nello stomaco. Anche perchè è basata su una vicenda vera, il memoir di Deborah Feldman, in cui l’autrice ha raccontato la sua vita nella comunità chassidica Stamar a Brooklyn nel quartiere di Williamsbourg.

Qui vive la più vasta comunità di ebrei ortodossi, che si attiene strettamente alle regole imposte dalla religione, caratterizzate da un netto rifiuto di ogni elemento di modernità. La Feldman, come Etsy la giovane protagonista di Unorthodox è stata cresciuta dai nonni con l’unico scopo di diventare moglie e madre. Infatti nel credo di questa comunità è necessario mettere al mondo più bambini possibile per ripopolare le perdite subite dal popolo ebreo a causa dell’Olocausto. Inoltre è essenziali comportarsi in maniera “pia” proprio perchè quello che è successo al popolo di Israele viene considerata la punizione divina a un eccessivo lassismo dei costumi.

Per non perdere tempo e sfruttare al massimo l’età fertile, le spose devono essere giovanissime. Così i matrimoni combinati avvengono quando le ragazze hanno appena diciassette (i mariti naturalmente possono essere anche molto più stagionati e soprattutto trasgressivi).

Alle spose vengono subito rasati i capelli, nell’intimità porteranno un turbante e all’esterno dozzinali parrucche brune tutte simili. Niente chiome al vento perchè, ovviamente, potrebbero attirare attenzioni e fantasie maschili.

Per le ragazze è una vita d’inferno in cui bisogna accettare tutte le regole e le convenzioni. Le donne sono sottomesse non solo nel loro ruolo di fattrici ma anche in qualsiasi azione che non sia il badare ai figli e alla casa. Anche il semplice atto di cantare è proibito perchè considerato immorale.

Un quadretto di soprusi e discriminazioni che ricorda molto quello distopico narrato ne Il racconto dell’ancella di Margareth Atwood.

A contatto con questa realtà, Debora Feldman ha avuto il coraggio di ribellarsi: è scappata dalla comunità. Così succede anche a Etsy nella serie televisiva dove la vita newyorkese della protagonista è stata ripresa identica dal libro mentre la parte della fuga, a Berlino, è opera di fantasia.

Nonostante questo, la storia rimane memorabile e coinvolgente fino all’ultimo fotogramma, senza le inutili sbavature sentimentali tipiche dei telefilm.

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