Sofia

Un film coraggioso e toccante che denuncia la condizione della donna in Marocco, fra divisioni sociali e ipocrisia. Sofia, della regista esordiente Meryem Benm’Barek, racconta di una ragazza ventenne di Casablanca che accusa un malore durante un importante pranzo di famiglia. Attorno al tavolo genitori e parenti stanno per concludere un affare importante, che li renderà più ricchi. Sofia viene soccorsa dalla cugna Lena, specializzanda in medicina, che si accorge che, in realtà, si tratta dell’inizio del travaglio.

Sofia è incinta ma negava la sua condizione per paura del giudizio dei genitori. In Marocco una donna che fa sesso fuori dal matrimonio rischia un anno di carcere e anche gli ospedali che la fanno partorire possono essere multati. Comincia così l’odissea di Sofia e della sua bambina. Fra scandalo, corruzione e falsa ipocrisia, la regista riesce a raccontare con realismo una vicenda che fa indignare e commuovere. Le tradizioni più reazionarie sono dure a morire e spesso rese più resistenti dalle ragioni economiche.

Il film è molto bello e intenso, la scelta degli attori azzeccatissima. La trama non pecca mai di eccessi emotivi, riesce a mantenere un equilibrio perfetto che coinvolge e fa riflettere.

Arriva la pizza di Barbie

L’icona della bambola Barbie per uscire dallo stereotipo di perfezione, che influenza le bambine con un pericoloso modello di bellezza irragiungibile, da tempo, sta svecchiando il suo mito con iniziative che rilanciano il concetto di diversity (Barbie di varie etnie e con silhouette più realistiche non solo da top model).

In questa ottica, l’11 ottobre scorso è stata lanciato il “Dream Gap Project”, il cui obiettivo è quello di accrescere la consapevolezza e l’attenzione sui fattori che ad oggi impediscono alle bambine di esprimere tutte le loro potenzialità. Negli ultimi anni, diverse ricerche hanno identificato che, a partire dai 5 anni, purtroppo le bambine sono meno propense dei maschi, a considerarsi brillanti e di successo. A questa tenera età iniziano a perdere fiducia nelle proprie capacità.

Stereotipi culturali, pregiudizi impliciti e anche discriminazioni già in famiglia, oltre naturalmente alle rappresentazioni a cui sono esposte attraverso i media, rafforzano ulteriormente questa problematica negativa. Negli Stati Uniti questo fenomeno è chiamato “Dream Gap”, ma situazioni simili si verificano in tutto il mondo.

Questi fattori limitanti hanno un impatto sulla capacità delle bambine di credere in se stesse. Barbie (o meglio la potente macchina marketing che sta dietro il marchio della bambola più famosa del mondo), usando la sua fama, ha deciso di commissionare ricerche. E accendere i riflettori su modelli positivi per chiamare a raccolta una vera e propria community a livello globale a supporto delle bambine attraverso il “Dream Gap Project”.

Con l’obiettivo di raccontare quanto sia importante aiutare alle ragazzine a credere nelle loro potenzialità, Barbie si italianizza e mette le mani sulla pizza.

Come?

Entrando a casa di Gino Sorbillo, pizzaiolo da generazioni e Ambasciatore della Pizza Napoletana nel mondo, dove la figlia, Ludovica, ha deciso di osare e gestire per un giorno la storica pizzeria di famiglia, a Napoli, con l’aiuto delle sue amiche. Ludovica e le altre piccole apprendiste pizzaiole hanno impastato e cucinato, preso le ordinazioni, servito tutta la clientela arrivata per l’occasione, seguendo fedelmente le direttive di papà Sorbillo.

E’ andata più che bene, le ragazzine hanno guadagnato in autostima e il risultato di questa esperienza entra nel menù ufficiale. Ci sarà infatti la prima pizza ispirata a Barbie che sarà disponibile in tutte le pizzerie Sorbillo a Napoli e Milano.