Raw Vegan a Natale: torta di carote e mandarino

Le vacanze si avvicinano e come festeggiare se non con una bella torta raw natalizia? !

Perché crudo non significa necessariamente estivo, questo dolce infatti racchiude tutti i sapori dell’inverno: agrumi, zenzero, cannella e noce moscata, accompagnati da una morbida crema al limone.

Oltre ad essere piena di vitamine A, E, C e B, di minerali e di omega 3, questa torta è fatta principalmente di carote e mandarini, perciò è più leggera rispetto ad altri dolci raw.

Ingredienti:


Processed with VSCOcam with c1 presetPer la torta

3 carote grattugiate

3 mandarini sbucciati

una tazza di noci

4 datteri Medjool

un cucchiaino di zenzero fresco grattugiato

2 cucchiaini di cannella

mezzo cucchiaino di noce moscata

Per la crema

una tazza di anacardi (lasciati in ammollo per almeno 2 ore)

3 o più cucchiai di sciroppo di riso o di agave

1 cucchiaio di olio di cocco

Processed with VSCOcam with c1 presetProcedimento

1. Strizzare le carote dentro uno strofinaccio per rimuovere più acqua possibile.

2. Mettere le carote nel mixer e frullarle insieme agli altri ingredienti della torta.

3. Modellare l’impasto creando dei cerchi della stessa misura e metterli nel freezer.

4. Scolare gli anacardi e mixarli con gli altri ingredienti della crema, fino ad ottenere una consistenza morbida e liscia.

5. Assemblare la torta alternando un “piano” di impasto a uno strato di crema.

6. Lasciare nel freezer per 4-5 ore finchè non si solidifica.

7. Togliere dal freezer e decorare a piacere.

8. Voilà! Questa torta va mangiata in fretta perchè non si conserva a lungo (ma non sarà un problema 😉 )

Torta di polenta alle arance e mandorle

Questa settimana vi propongo una ricetta non crudista, per cambiare un po’ e prepararsi all’ arrivo dell’inverno. Questa torta è soffice senza essere troppo densa e piacerà molto a chi non ama i dolci super dolci. È perfetta anche a colazione, magari con una bevanda calda, e le farine d’avena e di mais la rendono ricca di nutrienti e facile da digerire.

 

 

Ingredienti:

Scorza e succo di 2 arance

1 tazza di polenta

1 tazza di farina d’avena*

10 datteri

1 tazza e 1/4 d’acqua

3 cucchiai di sciroppo di riso

1 cucchiaio di burro di mandorle

1 cucchiaino di vaniglia in polvere

1 cucchiaino di bicarbonato di sodio

1 cucchiaino di aceto di mele

mandorle per decorare

*si compra così o si può fare sminuzzando dei fiocchi d’avena nel mixer.

 

  1. Preriscaldare il forno a 180°C.
  2. Mescolare tutti gli ingredienti secchi in una ciotola con la scorza d’arancia.
  3. Frullare i datteri denocciolati, il burro di mandorle, lo sciroppo, il succo e l’acqua in un mixer (assicurarsi che si chiuda ermeticamente, altrimenti usare una ciotola con un mixer a immersione!).
  4. Quando il mix ha una consistenza uniforme versare nella ciotola e mescolare.
  5. Aggiungere l’aceto di mele e mescolare.
  6. Trasferire in una teglia ricoperta di carta da forno e infornare.
  7. Cuocere per circa 40 minuti (o più a seconda del forno).
  8. La torta sarà pronta quando la superficie sarà leggermente crepata.
  9. Gustare calda o fredda!!

 

Granola Raw

Perfetta per la colazione, questa granola è completamente cruda.

Partendo dalla ricetta di base si possono provare moltissime varianti

Ingredienti

1 tazza di grano saraceno
2 cucchiai di semi di lino macinati
1/3 tazza di semi di girasole
1/3 tazza di semi di zucca
1/3 tazza di uvetta
1/3 tazza di noci a piacere (nocciole, mandorle, pecan…)
1/3 di tazza di sciroppo d’agave/acero/riso
1 cucchiaino di cannella
1 pizzico di sale

Per granola al cacao: aggiungere 3 cucchiai di cacao in polvere

Per granola alla mela e cannella: aggiungere 1/3 tazza di mela disidratata, 2 cucchiaini di cannella e mezzo di noce moscata

 

1) Mischiare tutti gli ingredienti secchi in una ciotola.

2) Aggiungere lo sciroppo, la cannella e il pizzico di sale.

3) Mescolare bene e spargere su una teglia.

4) Mettere in frigo per 2+ ore.

Con gelato alla banana

Con gelato alla banana

Raw vegan: biscotti al cocco, uvetta e grano sarceno

Un’altra ricetta velocissima per dei biscotti sani e gustosi. Sono ottimi come snack o a colazione. 🙂

Tempo di preparazione: 10 minuti

Per 10 biscotti

 

 

 

Ingredienti:

– 90g fiocchi di avena

– 90g cocco in scaglie

– 45g grano sarceno

– 2 cucchiai sciroppo di riso

– 1 cucchiaio di sciroppo d’acero

– 1 cucchiaino di cannella

– 1 cucchiaio d’acqua

– 3/4 cucchiai di uva passa

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  1. Sminuzzare avena, grano saraceno e cocco nel mixer, fino ad ottenere una farina.
  2. Aggiungere gli altri ingredienti e continuare a frullare.
  3. Quando il mix ha una consistenza appiccicosa, toglierlo dal mixer e stenderlo con un mattarello.
  4. Con una formina a scelta tagliare dei biscotti spessi circa 1 cm
  5. (facolativo) Decorarli a piacere. Io ho usato un po’ di olio di cocco e cacao.

Raw vegan: Brownies al caffè

Questi brownies sono facili e veloci da preparare e richiedono solo quattro ingredienti. *Tecnicamente il caffè non è crudo, quindi per una versione 100% raw andrebbe usato un sostituto (ma con il caffè “vero” sono molto buoni 😉 )

Tempo di preparazione: 5 minuti

Per 12 brownies

 

 

Ingredienti:

-150g di noci a piacere (io ho usato 100g mandorle e 50g nocciole)

-5 datteri

-4 cucchiai di cacao in polvere

-1 tazzina di caffè o sostituto (per esempio polvere di Maca)

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1. Frullare prima le noci fino ad ottenere una consistenza farinosa, poi mixare tutti gli altri ingredienti.

2. Trasferire il mix, che dovrebbe essere appiccicoso ma non bagnato, in un contenitore basso e rettangolare e stenderlo con le mani.

3. Lasciare in freezer per un paio d’ore.

4. Togliere dal freezer e tagliare a quadratini.

 

 

 

Raw vegan: mousse al cioccolato

Velocissima da preparare, questa mousse è ottima come dessert leggero o come snack.
Tempo di preparazione 5 minuti, per 4 persone.

Ingredienti:
3 o 4 avocado piccoli
55g di cacao in polvere
20 ml latte di mandorla
un cucchiaio di sciroppo di riso
un cucchiaio di sciroppo d’acero
un cucchiaino di vaniglia in polvere

1. Mettere tutti gli ingredienti nel mixer e frullare!

Questa è la versione più semplice, ma si può aggiungere una banana al mix oppure servirla con lamponi freschi, fragole e scaglie di cocco.

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Raw vegan: gelato di banana

Questo gelato è velocissimo da preparare, naturalmente dolce, facile da digerire, non richiede una gelatiera e si possono sperimentare tantissimi gusti diversi!

Per 3 persone, tempo di preparazione 5 minuti.

Ingredienti:
Base:
– 6 banane congelate
– mezzo cucchiaino di vaniglia in polvere (facoltativo)

1. Tagliare le banane a rondelle e metterle nel freezer almeno 12 ore prima della preparazione.
2. Togliere le banane dal freezer e trasferirle nel mixer o frullatore.
3. Frullare finchè non si ottiene una crema densa e spumosa.
4. Consumare in fretta!

Varianti:
– Frutti di bosco: aggiungere una manciata di frutti di bosco freschi o congelati alle banane e frullare.
– Cioccolato: aggiungere due cucchiaini di polvere di cacao.
– Menta: aggiungere un paio di foglie di spinacino per il colore (non si sentono, prometto!) e 5-6 foglie di menta.
– Caramello: aggiungere 3 datteri e un pizzico di sale

Foto di @flourishinghealth su instagram

Barretta “Twix” cruda

Ecco una versione cruda e salutare dell’amatissima barretta al cioccolato: il biscotto è fatto da noci di macadamia, mentre il caramello è di datteri e mandorle.
Questi dolcetti si conservano in freezer e purtroppo non sono fotogenici come i fratelli industriali, ma il gusto riuscirà a compensare il loro aspetto un po’ sfortunato 😉

Ingredienti
Biscotto:
– 150g noci di macadamia
– 2/3 cucchiai sciroppo di riso
– 1/2 cucchiaino vaniglia in polvere
– un pizzico di sale

Caramello:
– 12 datteri (preferibilmente Medjool, altrimenti aggiungerne un paio in più)
– 3 cucchiai burro di mandorle
– 1 cucchiaio acqua
– un pizzico di sale

Cioccolato:
– 35g polvere di cacao
– 120ml olio di cocco liquido
– 60 ml sciroppo d’acero

1. Mixare gli ingredienti per il biscotto fino ad ottenere una pasta solida e appiccicosa.
2. Stendere su della carta da forno, dentro un contenitore rettangolare, fino a raggiungere uno spessore di circa 1cm
3. Mettere in freezer.
4. Mixare gli ingredienti del caramello, deve essere liscio e omogeneo.
5. Spalmare sullo strato di biscotto e lasciare in freezer per 2 ore.
6. Preparare il cioccolato mischiando gli ingredienti in una ciotola.
7. Togliere la base dal freezer e tagliarla in lunghi pezzi rettangolari.
8. Preparare una griglia da forno con sotto della carta da forno.
9. Intingere le barrette nel cioccolato e appoggiarle sulla teglia.
10. Una volta solidificato il cioccolato conservare in freezer.

BONUS: Se avanza del cioccolato lo si può colare dentro a delle formine per cubetti di ghiaccio (quelle in silicone) e congelare per un paio d’ore. Voilà dei cioccolatini crudisti!

 

Anita

Gli ingredienti del biscotto

Gli ingredienti del biscotto

 

Il caramello

Il caramello

Dolci raw vegan: cheesecake ai lamponi e cioccolato

 

Questa torta ricca e cremosa con una base croccante è perfetta per le occasioni speciali. Farà impazzire gli amanti della cheesecake e anche i più carnivori!
Per 10 persone, tempo di preparazione 30 minuti.

 

 

 

Ingredienti:

Base:
– 100g noci pecan
– 100g mandorle
– 40g cocco in scaglie
– 50ml malto di riso
– 30g cacao in polvere
– 5 datteri
– un pizzico di sale

Crema:
– 375g anacardi (lasciati in ammollo per 12h)
– 120ml malto di riso
– 4 cucchiai latte di cocco
– 55g cacao in polvere
– 125g lamponi
– 1 cucchiaino di vaniglia in polvere
– un pizzico di sale

Decorazioni:
– 125g frutti di bosco
– 165g cacao in polvere
– 150ml sciroppo d’acero

  1. Sminuzzare mandorle e pecan nel mixer.
    2. Aggiungere gli altri ingredienti della base e mixare finchè si ottiene una pasta appiccicosa e omogenea.
    3. Stendere in uno stampo per torte di 20 cm ricoperto di carta da forno e mettere in freezer.
    4. Scolare gli anacardi e frullarli nel mixer con malto di riso, latte di cocco, sale e la vaniglia.
    5. Una volta ottenuta una crema liscia, rimuovere metà del mix e trasferirlo in una ciotola.
    6. Aggiungere il cacao alla metà ancora nel mixer e frullare.
    7. Spalmare la crema al cioccolato sulla base e rimettere nel freezer.
    8. Sciacquare il mixer e frullare l’altra metà insieme ai lamponi e al latte di cocco.
    9. Spalmare lo strato al lampone sopra quello al cioccolato e lasciare nel freezer per almeno 4 ore.
    10. Per la decorazione mischiare con una frusta il cacao in polvere. lo sciroppo d’acero e l’olio di cocco, riscaldato e sciolto.
    11. Mettere i frutti di bosco sulla torta e versare il cioccolato.

La torta va conservata in freezer ed è più buona se mangiata entro 40 minuti da quando la si toglie dal freezer!

Anita

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Nuova rubrica: dolci raw vegan

Cosa vuol dire RAW Una dieta cruda esclude completamente tutti i prodotti di origine animale, e comprende frutta, verdura, cereali germogliati, noci e semi. Questi ingredienti vengono mantenuti sempre al di sotto dei 45ºC per non perdere importanti enzimi e proprietà nutritive. In questo modo il nostro corpo può beneficiare di più del doppio di vitamine, fitonutrienti e minerali rispetto a quando consumiamo alimenti cotti.
Perché crudo? Mangiare cibi non cotti significa ingerire tutti gli enzimi (regolano e catalizzano tutte le reazioni all’interno del nostro organismo) che ottimizzano la digestione e ci permettono di funzionare al nostro meglio, fisicamente e mentalmente. I benefici sono tantissimi: ottimi livelli di energia, vitalità, pelle, ugnhie e capelli sani e così via… E non serve stravoglere completamente la propria alimentazione, bastano piccoli passi nella direzione giusta, come consumare cibi crudi per un pasto o due, per notare i primi effetti.
Un esempio? Niente più senso di colpa e pesantezza dopo una fetta di torta al cioccolato!
Cosa serve Nonostante possa sembrare complesso e faticoso preparare un dessert crudo è molto più facile che cuocere una torta in forno (che non lievita, si crepa, per non parlare dello stress nel misurare perfettamente gli ingredienti!). Gli utensili ed eletrodomestici necessari sono quelli che abbiamo già in casa: frigorifero, mixer, ciotole e posate.
Anita

Un pericoloso unicorno

Che non sia un periodo gioioso l’ho già scritto.
Ma essere ferita da un unicorno è un’altra cosa.
Diciamo pure la quintessenza della sfiga. Anche perchè gli unicorni non esistono.
Invece sono riuscita nell’impossibile. Ecco la prova:

Una stigmata da unicorno, occultata da cerotto, nella mano destra.
E’ andata così: il grazioso unicorno bastardo, gentilmente regalatomi da Emma per Natale lo scorso anno, era in versione soprammobile, sulla mensola della libreria.
Cercando un libro l’ho scontrato e stava per cadere. Per fermarlo, non so come, gli ho dato una manata e lui, cattivo come un serpente a sonagli, ha reagito e mi ha infilzato il corno nel palmo.
Lavorando di fantasia, solo un pochino, potete immaginare i porconi che ho tirato.
Non li scrivo per non essere volgare.
Lo stress di questo periodo si riflette anche sulle mie già scarse abilità culinarie.
Ieri sera ho sbagliato a salare il minestrone. Ho cercato di far finta di nulla innondandolo di crostini, arricchendolo con un giro d’olio di oliva.
Ma le mie figlie giravano il cucchiaio nel piatto perplesse.
Alla fine ho dovuto accettare l’evidenza e ho detto ad Anita:
“Sembra di succhiare una conchiglia”
“E’ vero, è salato come il mare”
Non ho avuto cuore di proporlo al cane e così l’ho affidato al water.

Periodaccio


Ultimamente non è che sia andata tanto bene: prima ha preso l’influenza Anita, poi mi hanno portato via la macchina con il carro attrezzi e infine ho avuto l’influenza anch’io. Oggi credo di essere guarita ma non sono nemmeno tanto sicura. Comunque in queste lunghe giornate casalinghe la grande chef che si nasconde nel mio inconscio ha preso il sopravvento. E così ho deciso darmi alla produzione di marmellate.

Tante volte nella mia vita ho sentito amiche pascolare nei frutteti dei parchi secolari delle loro magioni dire: “Faccio la marmellata”
Le ho sempre compatite, pensando che fosse una corvée lunga e impegnativa. Invece dieci giorni fa ho avuto l’illuminazione, sapevo che il momento era giunto e niente ha potuto fermarmi. A dire il vero l’ispirazione me l’ha data Anita che voleva farla nella macchina del pane, che oramai uso quasi quotidianamente e ho messo in cucina al posto della tv. Meglio un filoncino caldo che la faccia dei nostri politici. O anche solo notizie su di loro. Quindi ho accettato la proposta di mia figlia ma a una sola condizione:
“Va bene, però pulisci tu!”
Mezzo chilo di arance, la metà di zucchero e un arancia spremuta. Programmata la macchina, cottura un’ora.
Dopo sessanta minuti e parecchi beep, le arance nuotavano ancora tristi e indipendenti nel loro brodo, nessun indizio di marmellata.
“Che facciamo, buttiamo?”
Sono tempi duri per tutti, perciò prima del cassonetto dell’umido abbiamo deciso di fare un altro tentativo e trasferire il consommè dei nostri deliziosi e sfigati tarocchi rossi in una pentola e provare a marmellizzarli con il vecchio metodo. Cuchiaio di legno per girarla e via!
E’ stato bellissimo. A me è venuta in mente la parola “pectina” ma poi googlando ho letto che potevo anche farne a meno. Quando era quasi pronta, dopo circa un’ora di rimescolamento e bollore, ho aggiunto dell’uva sultanina, perchè in una marmellata d’arance (carissima e pseudo fatta in casa), che compravo un po’ di tempo fa, c’era e stava benissimo.
Spento il fornello, leccato il cucchiaio di legno, abbiamo riempito due barattolini e ce la siamo tirate tantissimo.
A Emma però la marmellata d’arance fa schifo (che strano!) e allora l’altro giorno abbiamo deciso di ripetere la ricetta usando i frutti di bosco per compiacerla. Abbiamo preso una confezione di frutti rossi surgelati che giaceva dimenticata in fondo al freezer, zucchero di canna metà del peso della frutta e niente acqua o succo perchè i surgelati continuavano a rilasciare succo. Drammatico errore.
La cottura è stata ancora più breve, si è addensata in un attimo.
Questa volta solo un barattolino, l’abbiamo messo in frigo e l’indomani la dolcissima poltiglia bordeaux è stata proposta sul pane a Emma per la merenda.
E’ buonissima, peccato che sia inspalmabile: è densa come il cemento armato.
Ma comunque è stato bello.

E sono 12!


Oggi è il compleanno di Emma. Volevo fare una torta con i superfiocchi come questa e anche questa, ma dopo essermi consultata con l’esperta, Anita, ho capito che per riuscire in un tale impresa dovevo procurarmi i coloranti alimentari in gel e li vendono solo in un negozio che non sarei mai riuscita a raggiungere in tempo per prepararla.
Così abbiamo ripiegato su un progetto meno laborioso (io ho solo fatto la torta con la busta!!!), Anita ieri sera ha abbellito il tutto con la glassa fatta di coloranti liquidi, gli zuccherini, le lettere, numeri in cioccolato e la pasta di mandorle, tutti ingredienti che ho trovato al super vicino a casa. Per la sorella, Anita è stata alzata fino a tardi a creare e decorare, le ha fatto anche l’unicorno !

Poi l’ingratitudine di Emma ha avuto un picco: mentre sua sorella stanchissima terminava i compiti, tralasciati per finire la torta, è andata anche a romperle le scatole con qualche richiesta assurda. Anita le ha risposto male e lei se l’è presa. Poi oggi ci sarà un nuovo round di battibecchi e così via da dodici anni (vabbè facciamo undici perchè il primo anno Emma non parlava!). Questa è la vita fra sorelle.

P.S. Avevo in mente un alro post, molto più interessante e ben scritto, ma ho questi ragazzini in casa, fanno un rumore terribile e non riesco a concentrarmi. Adesso li porto al cinema!

Panettiera

Un paio di anni fa a Sant’ era presa la fissa del pane, aveva cominciato a farlo manualmente e poi si è comprato la macchina. Era un suo hobby per cui mi sono sempre tenuta al di fuori del processo di panificazione e limitata ad assaggiare le varie pagnotte sfornate. Purtroppo però dopo l’entusiamo iniziale Sant’ ha cominciato a trascurare il simpatico elettrodomestico che, già da un po’, giaceva triste e solitario nel nostro ripostiglio.
Questo fino a qualche giorno fa quando in un impeto di buoni propositi ho deciso che era ora di lasciar spazio alla panettiera sopita che era in me. Ho messo la macchina sul piano di lavoro in cucina e armata di ricettario mi sono messa all’opera. Pane bianco “normale” (così le mie figlie non rompevano) cottura tradizionale. Insomma ho deciso di non montarmi la testa e partire dalla riga 1 di pagina 1 della bibbia dei panettieri.
Ho pesato tutti gli ingredienti, li ho messi nella macchina nell’ordine stabilito, ho scelto il menù (programma), il peso della pagnotta (una bella bestia di 750gr), la doratura della crosta e trepidante ho schiacciato il tasto “on”.
Speravo di vedere una lucina lampeggiare, una spia bippare, un sibilo, una vibrazione, un segno, qualsiasi cosa che mi dicesse: “tutto ok sono partita”. Invece niente.
Spiavo dall’oblò e la mia farina giaceva nel contenitore ferma e immobile, senza dare segni di vita. Allora preoccupata ho staccato la spina e ho riacceso e riattaccato la macchina in un altra presa. Ancora niente. Anzi sotto c’era la lavastoviglie che stava andando e bastardamente faceva rumori che mi confondevano.
Ho aspettato un po’ continuando a fissare la macchina con ansia.
Allora ho telefonato a Sant’.
Lui ha diagnosticato che fra pochissimo avrebbe dovuto cominciare a impastare e dall’oblò avrei potuto vedere e verificare.
Mi sono fatta un caffè e ho aspettato. Niente.
Ho messo un po’ a posto la roba nel frigo, ancora niente.
Sono andata a lavarmi i denti. Sono tornata a controllare. Delusione.
Mi sono vestita. Sono tornata dalla macchina ormai esasperata dalla sua indifferenza.
Alla fine prima di gettare la spugna, per controllare ancora una volta sul display in alto che i dati del programma fossero giusti, l’ho abbracciata. E allora lei è partita con l’impasto!
C’è chi abbraccia gli alberi e tutti dicono quanto sia fico.
Io l’ho fatto con la macchina del pane e lei 3 ore e 45 minuti dopo mi ha sfornato una bella pagnotta bianca e fragrante.
Ero troppo contenta. Allora mi sono montata la testa e sono partita con il piano B, la ricetta del pan brioche!
Così sofisticato, così francese!
Lo so, un progetto ambizioso, ma avevo già comprato tutti gli ingredienti e nel ricettario sembrava fattibile.
Ho messo tutto dentro e appena ho acceso la macchina, prima ancora di scegliere il menù, comincia a impastare!
Questa volta troppo presto. Ho spento subito e riprovato. Di nuovo è partita in quarta. Meno male che il tempo era uguale al pane di prima, sono riuscita a cambiare solo il numero del menù sul display.
E 3 ore e 45 minuti dopo invece che un raffinato pan brioche è venuta fuori una sbrisolona. Buona ma tutta una maceria.

Cena dolce

L’idea l’ho sempre avuta e anche messa in pratica, ma non l’avevo mai identificata con un nome ben preciso: la cena dolce. Quella in cui non si ha voglia di cucinare ma ci si vuole coccolare e quindi si mangiano cibi da colazione. Un overdose di comfort food e di zuccheri.

Biscotti, fette di torta, resti di pandoro, cereali, muesli, pane tostato e marmellata, insomma la versione libidinosa di “Stasera caffelatte” che dicevano mamme e nonne.
La cena dolce è una cosa da donne, agli uomini -a meno che non siano malati, cioè moribondi- non piace, sembra sempre una gran fregatura. Protestano e chiedono almeno una pasta in bianco.
Il concetto di “cena dolce” l’ho trovato istituzionalizzato in un libro che ho letto poco tempo fa.
Da allora quello che facevo con un po’ di vergogna, prendendo una scorciatoia per non trafficare in cucina, è stato sdoganato e ora già alla mattina comunico con orgoglio in famiglia:
“Stasera cena dolce!” (tiè)
L’ho fatto anche ieri.
Anita di solito è entusiasta, Emma che ha un indole più maschile, perplessa.
Sant’ aveva l’influenza e quindi abbastanza inerme e malleabile.
Il nostro menù:
avanzo di cupcakes fatti da Anita due giorni prima (che cucina solo cose che finiscono con cakes)
pancakes dalla ricetta di Agrimonia
crumble dalla ricetta suggerita da Supermambanana.

Era tutto molto buono e goloso.

Incredibilmente è un buon periodo per le mie “doti” di cuoca: l’altra settimana ho anche fatto con successo il pesto di arance e i veggie-burger.

Prima di cena però ho avuto una sorpresa.

Avevo iniziato a sgridare Emma perchè aveva lasciato “la scatola dei lavoretti” in mezzo alla sua stanza: “Perchè l’hai messa lì? Cosa te ne fai? Mettila a posto!”, chiedevo simpatica come un serpente a sonagli.
Lei poverina bofonchiava: “Mmmm, no non l’ho tirata giù, no, non è che mi serva proprio….”
Fortunatamente ho notato che rigirava un nastro rosso di raso fra le dita.
Ho avuto un’illuminazione e ho pensato ottimista: “Non è che mi sarà preparando una sorpresa? E se mi comporto troppo da cacca cambia idea e non me la regala più?”
Così astutamente sono stata zitta: non ho continuato a infierire e a rompere.
Mossa azzeccata. Mezz’ora dopo mi ha portato il suo regalo di S.Valentino con tanto di bigliettino.
Un meraviglioso collier di lana. Me l’ha dato dicendo: “Altro che Tiffany!”

Sono stata felicissima e mi sono anche commossa.

Ma so che se continuo a rompere (a essere me stessa)  il prossimo anno non riceverò nulla.

Una volta avevo il regalo di Sant’.

Poi di Sant’, Anita ed Emma.

Dopo solo di Anita ed Emma.

Ora solo di Emma…

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