Tutta la verità sulla vitamina B

Condire le nostre diete con integratori va molto di moda e dietro c’è un grande business. Sull’etichetta di molti cibi industriali si publicizzano fantastici arricchimenti vitaminici. 

Ma quanto servono davvero? Uno dei complessi più importanti è proprio quello del gruppo B. E’ fondamentale, ma quando è veramente necessario integrare l’apporto facendo ricorso a supplementi?

Per fare chiarezza riporto un comunicato che mi è appena arrivato dal XXII Congresso Nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) tenutosi a Riva del Garda.

Corretta alimentazione e adeguati stili di vita sono aspetti fondamentali per garantire al bambino il sano sviluppo verso l’età adulta. Il pediatra riveste quindi l’importante ruolo di indirizzare bambini (e mamme) verso un’alimentazione equilibrata che assicuri l’apporto di tutti i macro e micro-nutrienti necessari alla crescita e di suggerire, quando ciò non avviene attraverso un’alimentazione corretta e bilanciata, eventuali integrazioni.

È su questa base che nascono i “B Top Five”, cinque condizioni nelle quali è particolarmente raccomandata l’integrazione a base di vitamine del gruppo B per mettere al riparo il bambino da possibili squilibri nella crescita. La raccomandazione vale nei casi di diete sbilanciate, di problemi intestinali, di intensa attività sportiva, di infezioni respiratorie ricorrenti e di sovrappeso e/o obesità.

“Le vitamine del gruppo B svolgono numerose funzioni essenziali per l’essere umano e sono fondamentali per lo sviluppo di tutti gli organi e gli apparati, in particolare del sistema nervoso – dichiara Mattia Doria, Segretario Nazionale alle Attività Scientifiche ed Etiche FIMP – L’organismo non è in grado di sintetizzare le vitamine del complesso B in modo autonomo in quantità sufficiente; ecco perché il loro apporto attraverso un’adeguata alimentazione deve essere adeguato; qualora non lo fosse sarebbe opportuno ricorrere alla supplementazione. I bambini, rispetto agli adulti, sono a maggior rischio di deficit di diversi tipi di micronutrienti, comprese le vitamine del complesso B: da un lato hanno minori riserve e, dall’altro, le carenze comportano più gravi conseguenze a livello fisico e cognitivo. L’esempio più eclatante e significativo è lo stile alimentare vegetariano/vegano non pianificato e adeguatamente supplementato.”

Le mamme italiane, però, sembrano essere poco informate sulle vitamine del gruppo B e sul ruolo dell’integrazione. È quanto emerge da un’indagine condotta da GFK Eurisko su un campione di oltre 350 mamme italiane: ben 8 su 10 non sanno a cosa servono, solo 2 su 10 sanno che si trovano nel pesce, nella carne e nel latte; 4 su 10 pensano siano nella frutta fresca e secca. E solo 1 mamma su 10 sa che forniscono energie e forza e aiutano a livello fisico riducendo l’affaticamento. Solo il 10% sa che migliorano le prestazioni del sistema immunitarie; la stessa percentuale ritiene necessario un apporto in casi di sovrappeso o obesità del proprio bambino. Infine, 2 mamme su 10 hanno usato un’integrazione di vitamine del gruppo B in casi di malattia o di terapia antibiotica.

Combattiamo il #bodyshaming

Nella società dell’immagine dobbiamo tutti apparire al meglio. Attraverso la vetrina dei social diventa un obbligo mostrarsi belli e omologati all’ideale stabilito dalle ultime tendenze. E i “like” ricevuti diventano l’unità di misura della nostra autostima.

Un meccanismo fragile e pericolosissimo per i più giovani che può produrre insicurezza e disagio. Soprattutto nell’età della crescita quando il corpo muta a tradimento, sconfinando spesso in “modelli” che sono meno patinati e molto più reali. Silhouettes più vere e indomabili che creano imbarazzo.

Ci si vergogna della propria unicità, è difficile accettarsi, con conseguenze tristi che possono portare alla bulimia, anoressia, e anche a discriminazioni per arrivare fino al bullismo. Diventare vittime di un atteggiamento che, in inglese, viene definito body shaming. Si vorrebbe negare la propria fisicità, non essere notati, fino a diventare magari invisibili. Per evitare il giudizio degli altri che può essere impietoso e fare male.

C’è una ragazza che ha vissuto tutto questo all’estremo: Harnaam Kaur, che dall’età di 12 anni ha cominciato ad avere gravi problemi di irsuitismo a causa della sindrome dell’ovaio policistico, sul viso è cominciata a crescerle le barba, gettandola in uno stato di disperazione.

Dopo anni durissimi in cui è stata vittima di bullismo, depressione e propositi suicidi, Harnaam ha trovato la forza di accettarsi dando un grandissimo, davvvero incredibile, esempio di resilienza. E’ diventata un’attivista che aiuta e gli adolescenti e i giovani ad accettarsi, si reca nelle scuole, tiene discorsi e conferenze per raccontare la sua storia. Incita ad avere il coraggio di combattere e liberarsi dagli stereotipi che imprigionano e fanno soffrire.

Ho avuto la fortuna di incontrarla sabato sera in un evento organizzato da Lush (sempre sensibile ai temi ecologici e sociali) dove il discorso si è allargato anche ad altri tipi di discriminazioni, quelle più subdole e ubique, che tutte noi siamo cresciute abituandoci a sopportare. Considerandole un effetto collaterale fastidioso della femminilità, ma ineluttabile, come le mestruazioni.

Si tratta dei complimenti non rischiesti, gli apprezzamenti (a volte pesanti) che vengono lanciati per strada alle ragazze.

Nella serata con Haraan Kaur, è stato molto interessante, ma anche preoccupante, sentire le testimonianze di tante ragazze che (come succedeva nei lontani anni’50), quando escono devono ancora fare i conti con il fastidio di essere valutate e soppesate dagli uomini che incontrano per strada.

Prendere un autobus la sera, passare davanti a un bar, valutare se cambiare marciapiede piuttosto che affrontare un gruppetto di maschi, è per una ragazza ancora un disagio con cui fare i conti. Il clamore del #metoo non ha scalfito la cultura del maschio latino (i peggiori sono gli over forty) che si sente sempre in diritto di fare un “simpatico” apprezzamento sulle caratteristiche fisiche femminili.

Ancora peggio la situazione per le ragazze straniere: nelle fantasie più trite e banali, ad esempio le ragazze di colore vengono sempre considerate delle prede esotiche, da trattare con minor rispetto. E approcciare con volgare entusiasmo.

 

New York una città di corsa

La passione per la corsa. L’allenamento che diventa indispensabile. Uno sfogo, fonte di benessere e sinonimo di libertà. Chiara Marchelli, autrice che vive a New York, in questo libro svela i suoi percorsi preferiti, portando chi legge nel cuore della città, facendo scoprire itinerari insoliti.

Pensando a New York  e alla corsa forse si immagina solo la grande e famosa maratona. Oppure visioni un po’ cinematografiche di chi fa jogging a Central Park.

Questo libro è utile perchè va oltre gli stereotipi, mischia le nozioni territoriali con annedoti storici su tradizioni e abitudini dei vari quartieri. Da Brooklyn ad Harlem regala dettagli preziosi su come affrontare e capire la metropoli.

Poi approfondisce molti aspetti della storia della Grande Mela, racconta retroscena e pettegolezzi su locali famosi e anche dettagli inaspettati su personaggi famosi, cantanti, attori e scrittori, tutti newyorkesi doc.

Può essere una guida turistica ma anche un memoir con sensazioni e idiosincrasie di una runner che ama correre senza la musica e adora farlo anche sotto la pioggia. Percorre lunghi tragitti, non disdegna le strade trafficate ma regala al lettore sentieri segreti negli angoli più pittoreschi dei parchi cittadini. Si definisce una runner vecchio stile, per questo non ama le competizioni, non ha mai partecipato alla Maratona. Corre per ritrovare se stessa.

Infatti l’autrice confessa che l’allenamento è anche un’ottima terapia per risolvere e smaltire lo stress. Come una meditazione. L’impegno e la fatica fisica mettono alla prova non solo il corpo ma anche la mente e quindi “si corre su” un problema, una delusione, una faccenda da risolvere. E su questo tema sono completamente d’accordo con lei. Proprio per questo motivo chi inizia a correre poi non riesce più a farne a meno. Si corre e si macinano i problemi, si medita ampliando la falcata finchè la mente non si libera. Finchè le endorfine regalano l’agognata dose di benessere.

Chiara Marchelli analizza anche il rapporto fra la corsa e la scrittura, da Murakami in giù moltissimi autori corrono e giurano di trovare ispirazione per le proprie pagine. Sfidano se stessi e si sfiancano per riuscire a risolvere un dubbio letterario, sbloccare l’immaginazione.

(Funziona? Non lo so. Ma certo è più salutare che cercare conforto nel cibo o nell’alcol. E poi fa fico raccontarlo 🙂 )

Come smettere di fumare (e salvarsi la vita)

Il recente caso di Marchionne ha portato alla luce, ancora una volta, la dannosità accertata della dipendenza dal fumo. Smettere non è facile. Lo so perchè l’ho sperimentato.

Però posso orgogliosamente dire che sono tren’anni che non fumo più (sì, avevo cominciato in culla!). Per anni poi ho anche sognato che fumavo ancora e stranamente erano sogni in bianco e nero, forse erano i miei polmoni ancora affumicati che dettavano la tonalità della pellicola dei miei sogni.

Da tanti anni ho smesso sia con i sogni che con la nicotina e ne sono estremamente felice. Credo di essere riuscita a farcela perchè non ho mai sminuito il problema della dipendenza, negato l’evidenza dei danni del fumo.

Infatti molto spesso i fumatori non vogliono ammettere la loro debolezza e perciò minimizzano. Spesso l’assuefazione non è solo fisica ma soprattutto psicologica, perciò per riuscire a smettere è importante un approccio trasversale e soprattutto personalizzato.

Poi nei confronti dei danni causati dal fumo ho notato anche una certa omertà, tutti lo sanno masi fa fatica ad esternare. Per codardia, per interessi economici o forse anche solo per pigrizia ed egoismo.

Comunque l’altro giorno ho scoperto una realtà interessantissima, purtroppo ancora poco conosciuta. Dal lontano 2002 infatti esiste il Centro Antifumo, un’organizzazione capillare estesa in 350 sedi in tutto il nostro Paese, che appoggiandosi agli ospedali e alle ASL offre un servizio importate e utile a tutti i fumatori per dire finalmente addio alle sigarette.

Per rivolgersi a queste strutture basta un’impegnativa del proprio medico, a cui ci si può rivolgere anche senza una vera patologia, ma solo con il desiderio di smettere di fumare e poi pagando solo il costo del ticket (€ 18) si prenota una visita in cui, attraverso un questionario, viene valutato il livello della propria “passione per il fumo” e si decide insieme al medico che tipo di strategia attuare. Per riuscire a risparmiare soldi e salute dicendo finalmente addio alla nicotina. Ci sarà counselling e/o terapia farmacologica.

I pazienti saranno incoraggiati e seguiti per un anno e mai lasciati soli, con assistenza anche telefonica.

I Centri Antifumo offrono anche un’altra importante assistenza, quella alle vittime del fumo passivo. Infatti sono previste consulenze legali per conoscere i diritti di chi deve subire il fumo di altri. Inoltre per convincere soggetti particolarmente a rischio, come ad esempio le donne in gravidanza,  sono preparate “lettere di diffida” che illustrano tutti i danni che il fumo produce a loro stesse e al feto.

Per rafforzare la propria forza di volontà è anche essere molto utile leggere questo libro  scritto da Roberto Boffi, primario del Reparto di Pneumologia all’Istituto dei Tumori di Milano. Un manuale scritto assieme alla giornalista Donatella Barus, pubblicato alcuni anni fa, ma sempre attuale perché aiuta a trovare la giusta motivazione per lasciare le sigarette e migrare verso abitudini più sane. Inoltre fornisce spunti per riuscire finalmente nel proprio importante obiettivo.

L’arte di correre

Ho scoperto questo libro con più di 10 anni di ritardo, però a mia discolpa posso dire che ai tempi non correvo (e non mi sognavo lontanamente di provarci) e quindi non avrei potuto apprezzarlo pienamente.

Oggi invece che senza la corsa non potrei più vivere (il running dà assuefazione oramai nessuno più lo mette in discussione) leggere dell’impegno e della passione di Murakami per la corsa mi ha coinvolto e arricchito molto.

Corro da tre anni, Murakami da più di trenta. In confronto a lui sono meno di una nullità, una caccola nel pianeta dei runner.

Ma sono riuscita a trarre ispirazione da questo libro che non è un manuale per imparare ad allenarsi meglio ma un insieme di riflessioni autobiografiche sulle tecniche o meglio sulla passione per la corsa.

Murakami ha partecipato a innumerevoli maratone, tra cui Boston e New York. E anche una super gara di 100 chilometri in Giappone. Una prova massacrante che l’ha fatto allontanare per un po’ dall’allenamento. Perchè la corsa è così: non è solo movimento, smuove anche i nostri più reconditi meccanismi interiori.

E in questo libro l’autore confessa la sua ossessione. Non teme di apparire come un control freak (sarà la natura giapponese?) che sente l’esigenza di mettersi costantemente alla prova, per essere felice deve provare a superare i propri limiti. Se non riesce sta male, ma non attribuisce la colpa ad altri, con coraggio indaga dentro di sè. E lo fa anche con una buona dose di ironia, ingrediente che non guasta mai!

Crede fermamente nella disciplina, e su questo tema fa molti paralleli fra corsa e letteratura. Afferma che anche l’autore più talentuoso può rischiare di perdere il suo dono se non si applica con impegno.

Murakami, vicino al premio Nobel, è l’antitesi dell’artista creativo e tormentato.

Ma è anche un pazzo, un pazzo innamorato della corsa.

Ha provato da solo a ripercorrere il primo storico percorso in cui è stato coniato il termine maratona. E’ volato in Grecia e, nel caldo torrido dell’estate, ha affrontato una strada super trafficata con i camionisti che lo guardavano strano, da Atene all’antica città di Maratona.

Mi sono fatta coinvolgere dalla descrizione del suo rigore. Ho ammirato la serietà dell’allenamento costante, anche se un po’ mi ha spaventato.  Ma ho apprezzato la sincerità nel descrivere frustrazione e umiltà con cui ha sempre cercato di fronteggiare gli obiettivi. E ha usato anche la corsa come momento di meditazione e un’occasione per guardare dentro di sé con sincerità.

Voglio pensare ai fiumi. Voglio pensare alle nuvole. Ma in realtà non penso a niente. Semplicemente continuo a correre in un silenzio di cui avevo nostalgia, in un comodo spazio vuoto che mi sono creato da solo. E dicano quel che vogliono, ma è una cosa fantastica! 

Ma quanto siamo sportivi?

Dalla mia osservazione di fitness-freak, mi sembra che ci siano molte più persone attente al proprio benessere rispetto ad alcuni anni fa. In particolare molto più gente si dedica gioiosamente allo sport anche in forma amatoriale. E’ molto bello osservare, ad esempio nei fine settimana, quanti corrono, fanno camminate veloci o pedalano.

Per quanto riguarda invece l’alimentanzione ci sono due fazioni, entrambe in ascesa: le persone attente a quello che consumano (bio e vegetariani) opposti al popolo (a volte un po’ aggressivo)  delle grigliate e del fast food.

I più giovani appartengono a questo secondo gruppo.

Questa è la mia opinione e questi invece sono due comunicati che ho ricevuto: contengono alcuni interessanti dati ricavati da due indagini ad hoc sul mondo del fitness.

Fitness:

Pare che 20 milioni di italiani si dedichino al fitness, secondo un’indagine di Gympass,il 43% degli intervistati dichiara di non avere un programma preciso di allenamento, ma ammette di fare sport “quando riesce”, il 30% ha un programma flessibile che prevede un impegno di  un paio di volte la settimana, mentre la minoranza (27%) ha dei giorni fissi e irrinunciabili dedicati allo sport.

Ma qual è il momento più critico della giornata, quello in cui davvero si rischia di non rispettare i buoni propositi? Per il 43% è nel pomeriggio che si viene sfiorati dal pensiero di rimandare l’allenamento, mentre per il 22% la fase critica è quella in cui si trovano di fronte al bivio tra la strada della palestra e quella di casa.

Il motivo principale per il quale si salta l’allenamento è la pigrizia (50%). A seguire, impegni divertenti (18%), stanchezza (17%), problemi di salute (15%) e questioni professionali (10%). Ma questa scelta pesa parecchio sulla coscienza degli italiani: l’82% si sente in colpa: il 67 ripromette di rimediare alla mancanza, mentre il 15% sa che comunque non avrebbe potuto fare altrimenti. Per il 18%, avere una buona scusa basta a giustificarsi con se stesso. Per il 35% basterebbe avere un amico con cui condividere le fatiche, per il 30% trovare un allenamento divertente, mentre il 22% ritiene che vedere i primi risultati sarebbe un buon incentivo a non cedere.

Alimentazione:

Questa ricerca (condotta da Herbalife) equipara il nostro modo di vita attuale, rispetto l’approccio salutistico, a quello di 25 anni fa. Dal confronto con la situazione del 1993 sono emerse, inoltre, anche altre differenze molto interessanti. Innanzitutto, è un dato di fatto come 25 anni fa si era meno attenti all’aspetto prettamente salutistico rispetto ad oggi. Se guardiamo ai dati ISTAT di allora, infatti, l’Italiano medio del 1993 era sicuramente più agiato, più colto e informato rispetto a trent’ anni prima, più incline alla cura meticolosa del proprio corpo ma poco attento, ad esempio, all’assunzione di una dieta varia. I ventenni degli anni ’90, ovvero gli ultraquarantenni di oggi, dichiarano invece di aver diminuito l’attività sportiva negli ultimi 25 anni, ma di aver aumentato l’attenzione ad uno stile di vita sano e al cibo salutare.

L’attenzione vera e propria verso il salutismo è, però, prerogativa di 1 italiano su 4, soprattutto donne e persone con un tasso di istruzione più elevato. «Non stupisce – commenta il Prof. Maurizio Fraticelli, specialista in medicina estetica e dietologia – che le donne italiane siano più attente alla sana alimentazione e a un corretto stile di vita rispetto agli uomini, vuoi per motivi estetici che le spinge a mantenersi snelle e in forma, vuoi per una maggiore sensibilità sui temi che riguardano la promozione della salute e del benessere. Non dimentichiamo, inoltre, che le donne hanno anche dei bisogni nutrizionali del tutto particolari e che il loro corpo subisce continui cambiamenti legati ai cicli ormonali che regolano la loro fisiologia. Generalmente, nell’arco della nostra vita, ognuno di noi si pone diversi obiettivi salutistici, ad esempio per migliorare la propria forma fisica o le proprie prestazioni atletiche se si fa dello sport, obiettivi che però non sempre si perseguono con costanza».

Oltre che più attenti alla promozione del proprio benessere e all’alimentazione corretta, la maggioranza degli Italiani si definisce anche in forma ed in salute (l’88%) Tuttavia, solamente 4 su 10 hanno una percezione del proprio benessere a livello ottimale, gli altri per lo più riconoscono che, forse, ci possono essere dei margini di miglioramento. In generale, se gli uomini (45%) dichiarano di sentirsi meglio rispetto alle donne (36%), le differenze più importanti si osservano, tra i più giovani e le persone over 60, per le quali solo il 15% giudica il suo stato di forma come ottimale.

Sempre dall’indagine risulta, inoltre, che poco meno di un terzo degli italiani (il 29%) si percepisce in sovrappeso, mentre i 2/3 si dichiarano, invece, normo-peso. In questo caso non si riscontrano particolari differenze tra uomini e donne, mentre ce ne sono soprattutto Nord e Sud, con il 76% degli abitanti del Nord-Est che si dichiara in peso-forma, contro il 60% del Sud e Isole. In fatto di peso, percezioni differenti ci sono anche tra chi dichiara di prestare attenzione ad uno stile di vita sano e chi invece non lo fa affatto: tra i primi il 73% si sente di rientrare nel proprio range di peso, mentre tra i non salutisti la quota scende al 55% e aumenta quella di coloro che si sentono oversize (38%).

 

Mai più senza

Capita raramente ma a volte ci sono dei prodotti, dei cosmetici, che cambiano la vita. Oramai sono diventata cinica e non pensavo di poter incappare in qualche cosa di così utile e invece…

A Natale Anita, conoscendo la mia passione per Lush,  mi ha regalato Scrubee un sapone-scrub, che oltre ad essere divertente da vedere è piacevole e soprattutto utilissima. Infatti oltre all’effetto scrub lascia la pelle morbidissima e idratata. Senza bisogno di usare una crema per il corpo. Quindi si accorciano di molto i tempi della routine mattutina, oltre alla piacevolezza del profumo che mette anche di ottimo umore.

Unico difetto: è così bello usarla che finisce in fretta!

Adesso l’idea geniale di Scrubee è stata mutuata anche per i regali di S.Valentino, infatti tra i nuovi prodotti c’è Cherrysh, un balsamo scrub a forma di cuore, con sopra due piccole ciliegie (i noccioli di ciliegia macinati hanno effetto esfoliante).

E’ certo che ricevere un regalo così aumenta l’amore!

Ma si può provare ad amarsi di più anche con le nuove bombe e spumanti da bagno, con nomi molto promettenti come Love boat, Sex Bomb, Rose Bombshell, e una crema da doccia solida Tender is the night, a forma di boccetta, veramente carina e divertente perchè sembra un giocattolo.

Quest’anno poi la collezione è quasi interamente priva di packaging: la scelta verso una direzione sempre più naked ha l’obiettivo di impegnarsi a ridurre gli sprechi, soprattutto in termini di utilizzo della plastica. Tutti gli sforzi si concentrano così su innovazione e ricerca degli ingredienti, per creare prodotti rivoluzionari che possano far bene al corpo rispettando l’ambiente.

Alle terme di Montegrotto

Ho fatto il bagno in piscina all’aperto nel buio del pomeriggio, sotto una pioggerellina fredda e le decorazioni natalizie che scintillavano attorno a me. Una magia possibile e piacevole perché l’acqua termale della vasca era a 37°, avvolgente e rilassante.

Sono stata per un lungo weekend a Montegrotto e ho sperimentato il relax delle Terme Euganee, il polo termale più grande e più antico d’Europa. Infatti secondo le fonti archeologiche l’antico santuario lacustre sorgeva proprio nell’area di Montegrotto Terme, tra la fine dell’IIIV e III secolo A.C. I romani consideravano sacro il fenomeno delle acque che sgorgano bollenti e sulfuree dal sottosuolo e infatti avevano inventato Aponus, il dio delle Terme. Adesso lo stesso nome è dato a una linea di trattamenti per il viso che in effetti sono ottimi, quasi divini.

Terme Euganee, Piscine termali © L. Zilli

Il fenomeno, delle acque che sgorgano calde e bollenti dal terreno continua a colpire il nostro immaginario. Appena arrivata a Montegrotto prima ho visto le antiche rovine delle antiche terme romane e poi anche un signore che aveva appena inchiodato il suo Suv per scendere a fare una storia di Instagram al ruscello che scorre in mezzo al paese producendo fumi caldi e magici. E poi è ripartito felice.

Scavi archeologici, part. cavea di teatro romano © Turlon

A Montegrotto ogni hotel, sono un’ottantina, ha la SPA e le piscine dove è possibile fare balneoterapia, idrokinesiterapia, fangoterapia. Curarsi con le proprietà terapeutiche dell’acqua termale, salso-bromo-iodica, che proviene dai Monti Lessini e dalle Prealpi e defluisce nel sottosuolo attraverso la roccia calcarea arrivando fino a una profondità di 2000-3000 metri. Viene trattenuta ad alta temeratura e a una forte pressione per un percorso di circa 80 km per un periodo di 20-30, arricchendosi di sali minerali fino agli stabilimenti delle Terme Euganee dove sgorga a una temperatura di 87°.

Villa Draghi© F.e M. Danesin

Ogni hotel è organizzato per l’accoglienza a misura di famiglia, oltre alle cure termali con la terapia inalatoria, ci sono intrattenimento e attività dedicate ai bambini: menù ad hoc,  escursioni, sala giochi e sala cinema. Oltre naturalmente al servizio di baby-sitting.

Nei pressi di Montegrotto una gita che senz’altro appassionerà i più piccoli è senz’altro la visita a Butterfly Arc- La casa delle farfalle la prima creata in Italia, ed è imperdibile una passeggiata nel Bosco delle Fate.

Una passeggiata molto interessante è anche quella nel parco del Monte Alto per salire fino a Villa Draghi all’interno della quale si trova anche il Museo Internazionale del Vetro d’Arte e delle Terme che espone magnifiche creazioni dei vetrai di Murano.

Un sapone solidale per salvare gli orangotanghi

Domani, Black Friday dello shopping pre-natalizio scontato, che da più di una settimana ci viene ricordato in maniera martellante, potrebbe anche essere un giorno di solidarietà. Almeno se si compra un sapone naturale che può aiutare una specie in estinzione.

Lush, infatti, presenta #SOSsumatra, una campagna etica in collaborazione con Sumatran Orangutan Society, associazione attiva nel campo della tutela e della salvaguardia degli habitat e delle specie animali a Sumatra, al fine di proteggere gli orangotango e la foresta pluviale nella quale vivono.

A partire da domani, tutto il ricavato della vendita di Orangotango, il sapone in edizione limitata, verrà devoluto all’associazione SOS e ai suoi partner nell’isola di Sumatra, lOrangutan Information Centre (OIC), per acquistare 50 ettari di terreno nel Bukit Mas a Sumatra e rigenerarli allo stato di foresta di origine.

“Gli orangtango che vivono allo stato selvatico sono soggetti a diverse minacce”, spiega Helen Buckland, presidente dell’associazione SOS. “La soppravivenza dipende dalla protezione del loro habitat e dalla salvaguardia della foresta”

La campagna #SOSsumatra si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della deforestazione e sul forte rischio di estinzione degli orangotango. Ad oggi si contano solo 14.600 oranghi che vivono allo stato selvatico nel loro ambiente naturale a Sumatra. Lush produrrà 14.600 saponi in edizione limitata, pari al numero di orangotango, rimasti. Sono tristemente e a tutti gli effetti gli ultimi pezzi disponibili!

Il sapone Orangotango, al profumo di arancia e patchouli, è realizzato con una base di olio extravergine di cocco proveniente da Nia, un’isola al largo di Sumatra.

Corriamo per una causa importante

Continuo a correre e per farlo meglio ho scoperto tutti i trucchi. E gli errori da non fare. Li ho imparati anche se la mia app, appena il discorso si fa interessante, tipo : “…e poi se vuoi allenarti meglio, avere più energia e anche perdere peso dovresti mangiare più…mi fa abboccare e poi quando clicco su continua a leggere mi manda a una pagina che dice che, appunto, per continuare a leggere è necessario un upgrade. Vale a dire passare alla versione “pro” dell’app, ovviamente a pagamento!

Così mi sono ingeniata e diabolicamente le info sono riuscita e procurarmele altrove. E se proprio voglio “spendere” preferisco farlo per una causa importante. Come, ad esempio, partecipando la corsa benefica MovemenRun che si svolgerà domenica 19 novembre a Milano ai Giardini Montanelli. Questa manifestazione che è una corsa ma può essere anche una camminata, di 5km a cui possono partecipare tutti, bambini compresi, attraverso i giardini di Porta Venezia è organizzata dalla LILT per sensibilizzare sull’importanza della prevenzione del cancro alla prostata, il carcinoma maschile più diffuso.

Due sono le armi fondamentali a nostra disposizione per combatterlo: un corretto stile di vita, che includa ovviamente anche l’esercizio fisico e la prevenzione.

So per esperienza personale quanto quest’ultima sia importante (mi è servita per schivare due tumori!) e quindi sostengo in pieno questa iniziativa. Novembre è il mese della prevenzione del tumore alla prostata in tutti gli ambulatori LILT è possibile sottoporsi a un controllo gratuito.

Correre rende felici, la produzione di endorfine regala un grande benessere. La fatica del movimento fisico aiuta a scaricare le tensioni. Se inizio a correre di cattivo umore, chilometro dopo chilometro mi rilasso e come per magia produco pensieri positivi. Sperimento una botta di euforia che, a fine allenamento mi stampa un’espressione stravolta ma raggiante.

E questa volta sono ancora più contenta di poter unire il mio egoistico benessere a un progetto così importante. Venite anche voi a correre: tutte le informazioni su iscrizione e modalità di partecipazione si trovano qui.

Per aiutare i bambini autistici

Nel mondo ci sono 70 milioni di persone affette da autismo.

Per aiutare la ricerca, per la comprensione e la diagnosi soprattutto nei bambini affetti da questa patologia, l’associazione americana Autism Speaks, dedicata a promuovere soluzioni per i bisogni di persone con autismo e delle loro famiglie, ha lanciato una campagna sostenuta dall’attore Matthew McConaughey e da Kiehl’s, per sensibilizzare e sostenere questa causa. E da oggi questa iniziativa sbarca anche in Italia.

L’autismo è una sindrome comportamentale causata da un disordine dello sviluppo, con esordio nei primi tre anni di vita. Questa patologia è diffusa su circa l’1% della popolazione mondiale e nel nostro Paese si stima che a 1 bambino su 100 sia stata diagnosticata questa malattia.

Ieri sera sono stata invitata al lancio di questa campagna e ho scoperto che Matthew McCounaughey non è solo un attore premio Oscar (Dallas Buyers Club) ma è anche molto impegnato nel sociale attraverso la sua fondazione, dove si occupa di aiutare ragazzi in condizioni di disagio. E proprio attraverso questa attività è nata la sensibilizzazione verso le problematiche dell’autismo nei bambini. Una patologia che spesso non viene diagnosticata in tempo e si aggrava nella crescita.

Per aiutare anche con un sostegno economico pratico McConaughey ha lavorato in sinergia con Kiehl’s e disegnato il packaging dell’edizione limitata della crema idratante best seller Ultra Facial Cream.

Mentre per ogni condivisione di questo video Kielh’s donerà 1 dollaro a Autism Speaks.

Tutta la verità sulla prova costume

Siamo arrivati al momento tanto atteso temuto quello in cui ci si spoglia e si affronta poi lo specchio in costume da bagno. Sapete bene come vi sentite al riguardo, ma se volete sapere la verità, tutta la verità, su come si sentono gli altri (vicini di ombrellone compresi) potete leggere i risultati del sondaggio di Gympass.

Il 62% ritiene che i risultati ottenuti in palestra siano sufficienti per sentirsi in forma.

Il 22% li considera insufficienti ma non pare preoccuparsene, a differenza del 10% che non ci pensa nemmeno a togliersi i vestiti!

Solo un fiero 6% sfoggerà soddisfatto la propria forma fisica.

Rispetto allo scorso anno, il 46% degli intervistati si trova stazionario, quindi sempre fuori forma, mentre il 22% nota i miglioramenti di questi 12 mesi di sforzi in palestra. Il 18% ritiene invece di aver peggiorato il proprio stato fisico, ammettendo di essersi allenato di meno.

Per ovviare a difetti più o meno visibili, il 26% ricorre a trucchi come trattenere la pancia in dentro, assumere posizioni plastiche o indossare costumi in grado di valorizzare i pregi. (vedi instagram!)

Il 40%, duro e puro, non fa nulla e si mostra così com’è.

Il 52% con un un mea culpa ammette che, se quelli sono i risultati, non si è allenato abbastanza. Mentre il 29% invece già si promette di voler fare di più, mentre uno sconsolato 11%, di fronte allo specchio pensa di aver investito male il proprio tempo, e quasi si pente di non averlo trascorso sul divano!

Il 44% dichiara spudoratamente che l’unico sforzo ammesso in vacanza sarà  quello per mettersi la protezione solare. Niente sport ma almeno un po’ di movimento per il 54% che per lo meno non disdegna camminate, partite a beach volley etc..

Resta uno stoico 2%, per il quale l’allenamento non conosce stagioni.

Può capitare che il dolce far niente sotto l’ombrellone ci porti a buttare l’occhio sugli altri. E così il 41% vede nei difetti degli altri una giustificazione, pensando di non essere l’unico fuori forma. Un autocritico 34% guarda gli altri per avere uno stimolo a migliorarsi, mentre il 15% non si guarda nemmeno intorno e ritiene di non aver niente da invidiare a nessuno.

Il 10% di rassegnati preferisce non buttare l’occhio, perché a prescindere, sa che il vicino di sdraio sarà messo meglio.

Rapporto sull’obesità in Italia

Nonostante l’enfasi sul food, sui cuochi e sulle ricette, continuiamo a mangiare troppo e soprattutto male. La cultura alimentare mediterranea, salutare per tradizione, ormai non riesce più a difenderci.

Perchè a causa del consumismo e della smania di profitto che, genera sempre nuove e pericolose sofisticazioni alimentari pericolose per l’organismo, nelle abitudini alimentarici stiamo globalizzando nel modo più trash.

Il junk food è diventato un’abitudine di vita per troppi.

E questa tendenza penalizza soprattutto le nuove generazioni, a riprova di ciò, riporto una sintesi del comunicato sul Rapporto sull’obesità in Italia che dipinge una situazione drammatica. Perché non si tratta solo di fallire in pieno la prova costume ma anche di essere predestinati ad avere gravi ripercussioni future sulla salute.

Circa 1milione e 700mila tra bambini e adolescenti italiani, pari al 24,9% della popolazione 6-17 anni, ha un eccesso di peso. Tale eccesso di peso raggiunge la prevalenza più elevata tra i bambini di 6-10 anni (34,2%), e il valore minimo tra i ragazzi di 14-17 anni (14,6%) e in generale nei ragazzi (28,3%) piuttosto che nelle ragazze (21,3%). Inoltre, le prevalenze di sovrappeso e obesità aumentano significativamente passando da nord a sud (19,7% Nord-Ovest fino a un massimo del 36,1% in Campania). Sono questi alcuni dei dati emersi dal nuovo “Rapporto sull’obesità in Italia. Obesità e sonno: dalla patogenesi alla terapia”, curato da 22 tra specialisti dell’Auxologico e ricercatori Istat.

La pubblicazione approfondisce poi ampiamente il circolo vizioso che lega obesità e disturbi del sonno, discutendone i meccanismi patogenetici e fornendo particolari riferimenti anche alle differenze di genere e alle peculiarità del problema nelle diverse epoche della vita. In particolare, sono trattati i complessi rapporti tra obesità, sindrome metabolica, disturbi respiratori notturni, regolazione neuroendocrina, disturbi alimentari e sonno. Spazio rilevante è dato anche alla relazione tra sonno, obesità e complicanze cardiovascolari o neurologiche; l’obesità è infatti quasi sempre una condizione disabilitante associata a diverse patologie croniche.

Il livello di istruzione e il tenore di vita degli adulti emergono come elementi che influenzano la tendenza all’eccesso di peso oltre che per se stessi, anche per i figli: più si studia e meno si ingrassa, o meglio, maggiore è l’attenzione all’alimentazione, agli stili di vita salutari e all’attività fisica. Il risultato è che i ragazzi che vivono in famiglie caratterizzate da un livello socio culturale più elevato o buone risorse economiche presentano prevalenze di eccesso di peso più basse rispetto a coloro che al contrario vivono in famiglie in condizioni socio-economiche più svantaggiate. Inoltre, i bambini e ragazzi che vivono in famiglie in cui almeno uno dei genitori è in eccesso di peso sono più spesso anch’essi in sovrappeso o obesi.

Rispetto ai disturbi del sonno, si riscontra che circa il 27% dei bambini in età scolare e il 45% degli adolescenti dormono meno rispetto a quanto raccomandato per la loro età dalle principali società scientifiche. Il rapporto evidenzia che la cronica restrizione e la scarsa qualità del sonno sono associati ad un aumento del rischio di obesità.

Mindful running

Correre mi ha cambiato la vita, l’ho già scritto varie volte. Mi aiuta a stare meglio, a distendermi, a focalizzare gli obiettivi. La corsa come liberazione, quasi una rivoluzione.
Quasi una droga. E chimicamente è vero perchè la produzione di endorfine raddoppia e proprio grazie a questi flash di benessere, la corsa dà assuefazione.
Perciò quando ho trovato ‘Mindful running’, mi sono molto incuriosita. Un manuale che analizza la corsa non solo dal punto di vista sportivo ma anche spirituale.

Infatti gli autori di questo libro propongono un metodo che arriva da lontano: la mindfulness, arte dell’attenzione consapevole, una disciplina della meditazione con oltre 2500 anni di storia, che ha origine nella filosofia orientale.

Meditare non è per niente facile, ho provato spesso ma sempre con risultati più o meno frustranti. Quindi ora ho grandi aspettative verso il mindful running,
che incrocia questa disciplina con la corsa, per ottenere una miscela che migliori la nostra esistenza.

“Oggi i ritmi frenetici e la mancanza di veri momenti di riflessione – spiegano gli autori – ci costringono a vivere a una certa distanza dal nostro corpo. Viviamo intrappolati nel pensiero, senza un contatto vero con la parte più fisica di noi. Quando facciamo delle scelte è importante invece che a decidere sia la totalità del nostro essere, così da evitare sorprese e conflitti interiori. E’ importante, in sostanza, che mente e corpo procedano nella stessa direzione”.

Il libro è una guida che, attraverso 56 lezioni per un totale di 8 settimane di training, mostra come utilizzare la corsa per ottenere un miglioramento delle proprie condizioni psicofisiche. Lo stile dei consigli è molto divulgativo e i suggerimenti facili da seguire.

Dopo molti anni di pratica yoga sono diventata un po’ intollerante alle spiegazioni troppo astratte, fondate sui massimi sistemi e proposte come rimedi di psicologia spicciola fai-da-te.

Sono stata contenta di verificare che questo manuale invece è pratico e realistico: offre suggerimenti di facile applicazione che chiunque può efficacemente applicare alle proprie esigenze fitness.

Nella prima parte c’è un check up tecnico sulla postura e sulle varie parti del corpo coinvolte nell’allenamento (schiena, mani, piedi, braccia). Mentre nella seconda si approfondiscono i risvolti più psicologici del running e si insegna la consapevolezza: come concentrarsi nell’attività fisica coinvolgendo, al meglio, anche la nostra mente.

Il bene delle donne

Il bene delle donne, scritto da Eliana Liotta, giornalista e da Paolo Veronesi, senologo allo IEO, è un libro molto utile e interessante che ci insegna a stare meglio.

Si legge come un romanzo e si consulta come un manuale, fornisce le risposte agli interrogativi più comuni. Che cosa mangiare per dimagrire e allontanare ipercolesterolemia, diabete e patologie come il cancro? Quali check up fare a ogni età? Come proteggere le ossa? In che modo affrontare i disturbi ginecologici durante il periodo fertile e in menopausa? Pagina dopo pagina, si scoprono i collegamenti fra corpo e mente, neuroni e intestino, ormoni e appetito, cuore e stress.

Il punto di partenza è il femminismo scientifico, come lo definiscono gli autori.

Secondo gli studi più recenti, la parità dentro e fuori casa è un punto fermo per il benessere della donna. «I dati Istat sono crudi: il 70% e più del lavoro familiare è a carico delle italiane», si legge nel primo capitolo del libro. «Appena la metà di loro svolge una professione fuori casa a tempo pieno. Emerge che le donne soffrono meno di depressione quando hanno un’indipendenza economica e condividono con il partner le incombenze domestiche. L’istruzione e i lavori qualificati possono anche allontanare il rischio dell’Alzheimer».

Il femminismo scientifico è chiamato in causa anche per un’altra ragione: le differenze di sesso non sono tenute in debito conto nelle università, nei laboratori, nelle corsie degli ospedali. Non si è ancora affermata la cosiddetta medicina di genere, che dovrebbe destinare alle pazienti un’attenzione specifica.

Parliamo, ad esempio, dei farmaci: le donne assorbono e incamerano in maniera diversa i principi attivi. E invece la maggioranza delle pillole e delle fiale in commercio è testata sugli uomini: in media risulta studiata su un maschio giovane, bianco e sui 70 chili. E le donne? Le arruolate nelle sperimentazioni sono pochissime e anche per questa ragione le donne mostrano più reazioni avverse ai farmaci.

La medicina di genere dovrebbe occuparsi delle malattie che affliggono le donne in modo particolare o differente. Per esempio, la depressione o le malattie autoimmuni colpiscono molto di più le donne, la stipsi cronica è un disagio al femminile in otto casi su dieci. E i segnali dell’infarto sono diversi in una donna.

Il bene delle donne, si legge nel libro, «è che si faccia largo un’idea della salute complessiva. La psiche con il corpo, la vita sociale assieme ai sintomi».

Per esempio, lo stress cronico ormai si considera un fattore di rischio per il cuore: alza la pressione, accelera il battito. Le stime dicono che un malato oncologico su tre soffre di uno stato depressivo. E purtroppo i risultati delle indagini fanno pensare che l’isolamento e la sofferenza potrebbero contribuire alla progressione del tumore.

Ancora, le cellule nervose che tappezzano l’apparato digerente dialogano con i neuroni della testa. L’intestino è il nostro secondo cervello, come sa chi soffre di sindrome del colon irritabile: gli stati d’ansia si riverberano sulla pancia. E l’intestino è influenzato dagli estrogeni, gli ormoni sessuali femminili, messaggeri che attraversano il corpo e, nel cervello, influenzano l’umore: lo fanno perché sono collegati alla serotonina, la molecola detta della felicità.

Ormai si sa anche che quanto e come mangiamo influenza lo stato di salute. In ogni sezione del libro si trovano le indicazioni più aggiornate sull’alimentazione per proteggere il cuore, ridurre il colesterolo alto, prevenire i tumori e salvaguardare le ossa. E c’è un capitolo, intitolato «La disfida della bilancia», che è dedicato ai consigli per evitare il sovrappeso, con le spiegazioni sul rapporto fra chili e ormoni e con le dritte in menopausa. La tabella delle porzioni dà indicazioni precise su un’alimentazione sana e utile alla linea.

Alla fine del libro, poi, è riportato un calendario dei controlli consigliati dai 18 anni in su. Quando andare dal ginecologo, quando fare gli esami del sangue, quando sottoporsi alla mammografia. Con indicazioni particolareggiate. Per esempio, la spirometria, ossia il test che misura la funzionalità dell’apparato respiratorio, è suggerito alle fumatrici già dai 25 anni (con l’invito, ovviamente, a chiudere con le sigarette).

Il bene delle donne è di facilissima consultazione anch perché è sintetizzato in 11 passi da percorrere per la salute di mente e corpo.

Acqua. Serve a tutto. Alle cellule per le loro reazioni chimiche, al trasporto dei nutrienti, alle ossa: con un paio di litri si può coprire 1/3 del fabbisogno giornaliero di calcio.

Amore. Affetti e rapporti sociali aiutano a superare il dolore, pare riducano la produzione di sostanze depressive in risposta agli stress acuti, perfino i tassi di recidiva del cancro al seno.

Condivisione. Le ricerche dimostrano che l’incidenza della depressione nelle donne è minore se la distribuzione dei carichi familiari è equa, se lui e lei si spartiscono cura dei figli e della casa.

Controlli. Salvano la vita: dagli esami del sangue alla mammografia. Curare un cancro al seno sul nascere avvicina a una possibilità altissima di guarigione: il 98%.

Curiosità. Leggere, fare i cruciverba o i giochi da tavolo, suonare: dagli studi è emerso che impegnare la mente fa da scudo alle malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

Empatia. Tipica del cervello femminile, è da coltivare anche nel mondo professionale, dove sono richieste sempre di più le abilità sociali e di comunicazione.

 Movimento. Tonifica, brucia calorie e fa ammalare meno: potenzia le difese, allontana il rischio di malattie cardiache, demenze, osteoporosi, diabete, cancro al colon, all’utero e al seno.

Relax. Bisogna allentare le tensioni. Lo stress cronico produce uno spettro di sintomi che vanno dall’insonnia ai disagi intestinali. Ed è un fattore di rischio per il cuore.

Sole. Consente la sintesi attraverso la pelle della vitamina D, essenziale per le ossa. Aria aperta a ogni età: prima per costruire lo scheletro, poi per prevenire l’osteoporosi.

Vegetali. Almeno due terzi di pranzo e cena dovrebbero provenire dal mondo vegetale: metà da verdura e un po’ di frutta, un quarto dai cereali (al top gli integrali).

Volontà. È necessaria per rivoluzionare le abitudini scorrette. Alimentazione e stili di vita sani abbattono del 30-40% il rischio di cancro, oltre che di tante altre patologie.

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