Per aiutare i bambini autistici

Nel mondo ci sono 70 milioni di persone affette da autismo.

Per aiutare la ricerca, per la comprensione e la diagnosi soprattutto nei bambini affetti da questa patologia, l’associazione americana Autism Speaks, dedicata a promuovere soluzioni per i bisogni di persone con autismo e delle loro famiglie, ha lanciato una campagna sostenuta dall’attore Matthew McConaughey e da Kiehl’s, per sensibilizzare e sostenere questa causa. E da oggi questa iniziativa sbarca anche in Italia.

L’autismo è una sindrome comportamentale causata da un disordine dello sviluppo, con esordio nei primi tre anni di vita. Questa patologia è diffusa su circa l’1% della popolazione mondiale e nel nostro Paese si stima che a 1 bambino su 100 sia stata diagnosticata questa malattia.

Ieri sera sono stata invitata al lancio di questa campagna e ho scoperto che Matthew McCounaughey non è solo un attore premio Oscar (Dallas Buyers Club) ma è anche molto impegnato nel sociale attraverso la sua fondazione, dove si occupa di aiutare ragazzi in condizioni di disagio. E proprio attraverso questa attività è nata la sensibilizzazione verso le problematiche dell’autismo nei bambini. Una patologia che spesso non viene diagnosticata in tempo e si aggrava nella crescita.

Per aiutare anche con un sostegno economico pratico McConaughey ha lavorato in sinergia con Kiehl’s e disegnato il packaging dell’edizione limitata della crema idratante best seller Ultra Facial Cream.

Mentre per ogni condivisione di questo video Kielh’s donerà 1 dollaro a Autism Speaks.

Tutta la verità sulla prova costume

Siamo arrivati al momento tanto atteso temuto quello in cui ci si spoglia e si affronta poi lo specchio in costume da bagno. Sapete bene come vi sentite al riguardo, ma se volete sapere la verità, tutta la verità, su come si sentono gli altri (vicini di ombrellone compresi) potete leggere i risultati del sondaggio di Gympass.

Il 62% ritiene che i risultati ottenuti in palestra siano sufficienti per sentirsi in forma.

Il 22% li considera insufficienti ma non pare preoccuparsene, a differenza del 10% che non ci pensa nemmeno a togliersi i vestiti!

Solo un fiero 6% sfoggerà soddisfatto la propria forma fisica.

Rispetto allo scorso anno, il 46% degli intervistati si trova stazionario, quindi sempre fuori forma, mentre il 22% nota i miglioramenti di questi 12 mesi di sforzi in palestra. Il 18% ritiene invece di aver peggiorato il proprio stato fisico, ammettendo di essersi allenato di meno.

Per ovviare a difetti più o meno visibili, il 26% ricorre a trucchi come trattenere la pancia in dentro, assumere posizioni plastiche o indossare costumi in grado di valorizzare i pregi. (vedi instagram!)

Il 40%, duro e puro, non fa nulla e si mostra così com’è.

Il 52% con un un mea culpa ammette che, se quelli sono i risultati, non si è allenato abbastanza. Mentre il 29% invece già si promette di voler fare di più, mentre uno sconsolato 11%, di fronte allo specchio pensa di aver investito male il proprio tempo, e quasi si pente di non averlo trascorso sul divano!

Il 44% dichiara spudoratamente che l’unico sforzo ammesso in vacanza sarà  quello per mettersi la protezione solare. Niente sport ma almeno un po’ di movimento per il 54% che per lo meno non disdegna camminate, partite a beach volley etc..

Resta uno stoico 2%, per il quale l’allenamento non conosce stagioni.

Può capitare che il dolce far niente sotto l’ombrellone ci porti a buttare l’occhio sugli altri. E così il 41% vede nei difetti degli altri una giustificazione, pensando di non essere l’unico fuori forma. Un autocritico 34% guarda gli altri per avere uno stimolo a migliorarsi, mentre il 15% non si guarda nemmeno intorno e ritiene di non aver niente da invidiare a nessuno.

Il 10% di rassegnati preferisce non buttare l’occhio, perché a prescindere, sa che il vicino di sdraio sarà messo meglio.

Rapporto sull’obesità in Italia

Nonostante l’enfasi sul food, sui cuochi e sulle ricette, continuiamo a mangiare troppo e soprattutto male. La cultura alimentare mediterranea, salutare per tradizione, ormai non riesce più a difenderci.

Perchè a causa del consumismo e della smania di profitto che, genera sempre nuove e pericolose sofisticazioni alimentari pericolose per l’organismo, nelle abitudini alimentarici stiamo globalizzando nel modo più trash.

Il junk food è diventato un’abitudine di vita per troppi.

E questa tendenza penalizza soprattutto le nuove generazioni, a riprova di ciò, riporto una sintesi del comunicato sul Rapporto sull’obesità in Italia che dipinge una situazione drammatica. Perché non si tratta solo di fallire in pieno la prova costume ma anche di essere predestinati ad avere gravi ripercussioni future sulla salute.

Circa 1milione e 700mila tra bambini e adolescenti italiani, pari al 24,9% della popolazione 6-17 anni, ha un eccesso di peso. Tale eccesso di peso raggiunge la prevalenza più elevata tra i bambini di 6-10 anni (34,2%), e il valore minimo tra i ragazzi di 14-17 anni (14,6%) e in generale nei ragazzi (28,3%) piuttosto che nelle ragazze (21,3%). Inoltre, le prevalenze di sovrappeso e obesità aumentano significativamente passando da nord a sud (19,7% Nord-Ovest fino a un massimo del 36,1% in Campania). Sono questi alcuni dei dati emersi dal nuovo “Rapporto sull’obesità in Italia. Obesità e sonno: dalla patogenesi alla terapia”, curato da 22 tra specialisti dell’Auxologico e ricercatori Istat.

La pubblicazione approfondisce poi ampiamente il circolo vizioso che lega obesità e disturbi del sonno, discutendone i meccanismi patogenetici e fornendo particolari riferimenti anche alle differenze di genere e alle peculiarità del problema nelle diverse epoche della vita. In particolare, sono trattati i complessi rapporti tra obesità, sindrome metabolica, disturbi respiratori notturni, regolazione neuroendocrina, disturbi alimentari e sonno. Spazio rilevante è dato anche alla relazione tra sonno, obesità e complicanze cardiovascolari o neurologiche; l’obesità è infatti quasi sempre una condizione disabilitante associata a diverse patologie croniche.

Il livello di istruzione e il tenore di vita degli adulti emergono come elementi che influenzano la tendenza all’eccesso di peso oltre che per se stessi, anche per i figli: più si studia e meno si ingrassa, o meglio, maggiore è l’attenzione all’alimentazione, agli stili di vita salutari e all’attività fisica. Il risultato è che i ragazzi che vivono in famiglie caratterizzate da un livello socio culturale più elevato o buone risorse economiche presentano prevalenze di eccesso di peso più basse rispetto a coloro che al contrario vivono in famiglie in condizioni socio-economiche più svantaggiate. Inoltre, i bambini e ragazzi che vivono in famiglie in cui almeno uno dei genitori è in eccesso di peso sono più spesso anch’essi in sovrappeso o obesi.

Rispetto ai disturbi del sonno, si riscontra che circa il 27% dei bambini in età scolare e il 45% degli adolescenti dormono meno rispetto a quanto raccomandato per la loro età dalle principali società scientifiche. Il rapporto evidenzia che la cronica restrizione e la scarsa qualità del sonno sono associati ad un aumento del rischio di obesità.

Mindful running

Correre mi ha cambiato la vita, l’ho già scritto varie volte. Mi aiuta a stare meglio, a distendermi, a focalizzare gli obiettivi. La corsa come liberazione, quasi una rivoluzione.
Quasi una droga. E chimicamente è vero perchè la produzione di endorfine raddoppia e proprio grazie a questi flash di benessere, la corsa dà assuefazione.
Perciò quando ho trovato ‘Mindful running’, mi sono molto incuriosita. Un manuale che analizza la corsa non solo dal punto di vista sportivo ma anche spirituale.

Infatti gli autori di questo libro propongono un metodo che arriva da lontano: la mindfulness, arte dell’attenzione consapevole, una disciplina della meditazione con oltre 2500 anni di storia, che ha origine nella filosofia orientale.

Meditare non è per niente facile, ho provato spesso ma sempre con risultati più o meno frustranti. Quindi ora ho grandi aspettative verso il mindful running,
che incrocia questa disciplina con la corsa, per ottenere una miscela che migliori la nostra esistenza.

“Oggi i ritmi frenetici e la mancanza di veri momenti di riflessione – spiegano gli autori – ci costringono a vivere a una certa distanza dal nostro corpo. Viviamo intrappolati nel pensiero, senza un contatto vero con la parte più fisica di noi. Quando facciamo delle scelte è importante invece che a decidere sia la totalità del nostro essere, così da evitare sorprese e conflitti interiori. E’ importante, in sostanza, che mente e corpo procedano nella stessa direzione”.

Il libro è una guida che, attraverso 56 lezioni per un totale di 8 settimane di training, mostra come utilizzare la corsa per ottenere un miglioramento delle proprie condizioni psicofisiche. Lo stile dei consigli è molto divulgativo e i suggerimenti facili da seguire.

Dopo molti anni di pratica yoga sono diventata un po’ intollerante alle spiegazioni troppo astratte, fondate sui massimi sistemi e proposte come rimedi di psicologia spicciola fai-da-te.

Sono stata contenta di verificare che questo manuale invece è pratico e realistico: offre suggerimenti di facile applicazione che chiunque può efficacemente applicare alle proprie esigenze fitness.

Nella prima parte c’è un check up tecnico sulla postura e sulle varie parti del corpo coinvolte nell’allenamento (schiena, mani, piedi, braccia). Mentre nella seconda si approfondiscono i risvolti più psicologici del running e si insegna la consapevolezza: come concentrarsi nell’attività fisica coinvolgendo, al meglio, anche la nostra mente.

Il bene delle donne

Il bene delle donne, scritto da Eliana Liotta, giornalista e da Paolo Veronesi, senologo allo IEO, è un libro molto utile e interessante che ci insegna a stare meglio.

Si legge come un romanzo e si consulta come un manuale, fornisce le risposte agli interrogativi più comuni. Che cosa mangiare per dimagrire e allontanare ipercolesterolemia, diabete e patologie come il cancro? Quali check up fare a ogni età? Come proteggere le ossa? In che modo affrontare i disturbi ginecologici durante il periodo fertile e in menopausa? Pagina dopo pagina, si scoprono i collegamenti fra corpo e mente, neuroni e intestino, ormoni e appetito, cuore e stress.

Il punto di partenza è il femminismo scientifico, come lo definiscono gli autori.

Secondo gli studi più recenti, la parità dentro e fuori casa è un punto fermo per il benessere della donna. «I dati Istat sono crudi: il 70% e più del lavoro familiare è a carico delle italiane», si legge nel primo capitolo del libro. «Appena la metà di loro svolge una professione fuori casa a tempo pieno. Emerge che le donne soffrono meno di depressione quando hanno un’indipendenza economica e condividono con il partner le incombenze domestiche. L’istruzione e i lavori qualificati possono anche allontanare il rischio dell’Alzheimer».

Il femminismo scientifico è chiamato in causa anche per un’altra ragione: le differenze di sesso non sono tenute in debito conto nelle università, nei laboratori, nelle corsie degli ospedali. Non si è ancora affermata la cosiddetta medicina di genere, che dovrebbe destinare alle pazienti un’attenzione specifica.

Parliamo, ad esempio, dei farmaci: le donne assorbono e incamerano in maniera diversa i principi attivi. E invece la maggioranza delle pillole e delle fiale in commercio è testata sugli uomini: in media risulta studiata su un maschio giovane, bianco e sui 70 chili. E le donne? Le arruolate nelle sperimentazioni sono pochissime e anche per questa ragione le donne mostrano più reazioni avverse ai farmaci.

La medicina di genere dovrebbe occuparsi delle malattie che affliggono le donne in modo particolare o differente. Per esempio, la depressione o le malattie autoimmuni colpiscono molto di più le donne, la stipsi cronica è un disagio al femminile in otto casi su dieci. E i segnali dell’infarto sono diversi in una donna.

Il bene delle donne, si legge nel libro, «è che si faccia largo un’idea della salute complessiva. La psiche con il corpo, la vita sociale assieme ai sintomi».

Per esempio, lo stress cronico ormai si considera un fattore di rischio per il cuore: alza la pressione, accelera il battito. Le stime dicono che un malato oncologico su tre soffre di uno stato depressivo. E purtroppo i risultati delle indagini fanno pensare che l’isolamento e la sofferenza potrebbero contribuire alla progressione del tumore.

Ancora, le cellule nervose che tappezzano l’apparato digerente dialogano con i neuroni della testa. L’intestino è il nostro secondo cervello, come sa chi soffre di sindrome del colon irritabile: gli stati d’ansia si riverberano sulla pancia. E l’intestino è influenzato dagli estrogeni, gli ormoni sessuali femminili, messaggeri che attraversano il corpo e, nel cervello, influenzano l’umore: lo fanno perché sono collegati alla serotonina, la molecola detta della felicità.

Ormai si sa anche che quanto e come mangiamo influenza lo stato di salute. In ogni sezione del libro si trovano le indicazioni più aggiornate sull’alimentazione per proteggere il cuore, ridurre il colesterolo alto, prevenire i tumori e salvaguardare le ossa. E c’è un capitolo, intitolato «La disfida della bilancia», che è dedicato ai consigli per evitare il sovrappeso, con le spiegazioni sul rapporto fra chili e ormoni e con le dritte in menopausa. La tabella delle porzioni dà indicazioni precise su un’alimentazione sana e utile alla linea.

Alla fine del libro, poi, è riportato un calendario dei controlli consigliati dai 18 anni in su. Quando andare dal ginecologo, quando fare gli esami del sangue, quando sottoporsi alla mammografia. Con indicazioni particolareggiate. Per esempio, la spirometria, ossia il test che misura la funzionalità dell’apparato respiratorio, è suggerito alle fumatrici già dai 25 anni (con l’invito, ovviamente, a chiudere con le sigarette).

Il bene delle donne è di facilissima consultazione anch perché è sintetizzato in 11 passi da percorrere per la salute di mente e corpo.

Acqua. Serve a tutto. Alle cellule per le loro reazioni chimiche, al trasporto dei nutrienti, alle ossa: con un paio di litri si può coprire 1/3 del fabbisogno giornaliero di calcio.

Amore. Affetti e rapporti sociali aiutano a superare il dolore, pare riducano la produzione di sostanze depressive in risposta agli stress acuti, perfino i tassi di recidiva del cancro al seno.

Condivisione. Le ricerche dimostrano che l’incidenza della depressione nelle donne è minore se la distribuzione dei carichi familiari è equa, se lui e lei si spartiscono cura dei figli e della casa.

Controlli. Salvano la vita: dagli esami del sangue alla mammografia. Curare un cancro al seno sul nascere avvicina a una possibilità altissima di guarigione: il 98%.

Curiosità. Leggere, fare i cruciverba o i giochi da tavolo, suonare: dagli studi è emerso che impegnare la mente fa da scudo alle malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

Empatia. Tipica del cervello femminile, è da coltivare anche nel mondo professionale, dove sono richieste sempre di più le abilità sociali e di comunicazione.

 Movimento. Tonifica, brucia calorie e fa ammalare meno: potenzia le difese, allontana il rischio di malattie cardiache, demenze, osteoporosi, diabete, cancro al colon, all’utero e al seno.

Relax. Bisogna allentare le tensioni. Lo stress cronico produce uno spettro di sintomi che vanno dall’insonnia ai disagi intestinali. Ed è un fattore di rischio per il cuore.

Sole. Consente la sintesi attraverso la pelle della vitamina D, essenziale per le ossa. Aria aperta a ogni età: prima per costruire lo scheletro, poi per prevenire l’osteoporosi.

Vegetali. Almeno due terzi di pranzo e cena dovrebbero provenire dal mondo vegetale: metà da verdura e un po’ di frutta, un quarto dai cereali (al top gli integrali).

Volontà. È necessaria per rivoluzionare le abitudini scorrette. Alimentazione e stili di vita sani abbattono del 30-40% il rischio di cancro, oltre che di tante altre patologie.

Per una festa della mamma profumata e rilassante

Manca esattamente una settimana alla festa della mamma e ho una forte tentazione: chiudermi in bagno e annegarmi nella dolcezza profumata di rose, fiori d’arancio, neroli, miele, gli oli essenziali e le fragranze che sono alla base della linea di Lush pensata per le mamme.

La mia routine preferita per rilassarmi, smettere di smadonnnare coccolarmi e magari anche leggere, rischiando anche di bagnare il libro, è quella di immergermi nella vasca da bagno con una bomba. Rimango a mollo il più a lungo possibile, godendomi il relax, fino a che l’acqua della vasca da bollente diventa tiepida, quasi fredda. E allora la pacchia è finita!

Mi piacciono così tanto le bombe di Lush, perché sono diventate il mio rifugio quando in famiglia mi fanno arrabbiare.

Quindi ho capito che mi conviene comprarle e tenerle in serbo.

Così quest’anno sono stata previdente. Mi sono già regalata da sola Mum e non vedo l’ora di lasciarla sciogliere lentamente mentre l’acqua diventa profumata, frizzante e profumata.

Sono andata sul classico, Mum, sobria e tenera dai colori pastello. Conservo le mie bombe nei cassetti della biancheria, così contagiano con un buon profumo la lingerie.
A volte le nascondo anche tra gli asciugamani, ma solo nei periodi di abbondanza, quando ne posseggo più di un paio. (in fondo chi se ne frega degli asciugamani)

Domenica prossima con la mia Mum sono pronta anche al peggio, nel caso in cui le mie ragazze si dimentichino di festeggiarmi o non neanche voglio pensarci di farmi un regalo!

Ma per le madri fortunate, quelle che non hanno figli ingrati, sono tantissime le proposte della collezione dedicata alla festa della mamma.

Ci sono gli spumanti da bagno Baa Bar, una rilassante pecorella alla lavanda, la Giraffa Elsie, una giraffa del buonumore con limone e pompelmo (regali perfetti e divertenti per le teen-mum o le madri altruiste che magari fanno anche il bagnetto con il pupo), e lo scrub corpo Scrubee, una dolce ape ricca di burro di cacao e miele. Poi naturalmente anche  i classici bagno schiuma e creme per il corpo.

Poi per Happy Mother’s Day, la confezione è un vero e proprio scrigno ricco di profumate sorprese. La base è infatti un guscio biodegradabile di noce di cocco che può diventare un vaso per una pianta.
Il tutto è avvolto da un colorato Knot Wrap, un foulard utilizzato come alternativa sostenibile al packaging.

Morta e resuscitata

Quindici giorni di black-out.

Prima sembrava una semplice influenza. Me l’ha attaccata Emma che molto probabilmente l’ha presa a scuola.

Abbiamo passato 5 giorni a letto insieme con la tosse e la febbre, nutrendoci di sciroppo e tachipirina, in una situazione molto simile ai nonni allettati ne La fabbrica di cioccolato.

Devo ammettere che avere una compagna di influenza è stato molto più divertente che essere ammalata in solitaria.

Dopo cinque giorni finalmente Emma ha cominciato a stare bene, mentre per me la situazione non migliorava. A causa della tosse continuavo a saltellare nel letto: dimenandomi e vibrando come un pesce rosso senza acqua.

Così mi sono trascinata come una zombie dalla dottoressa e ho scoperto di avere la bronchite. Dieci giorni di antibiotico e sono stata malissimo. Pensavo di morire come tutte le eroine dei romanzi ottocenteschi malate di tisi.

Non sapevo che la bronchite fosse così brutta, non mi era mai capitata prima e spero, dopo questa esperienza, di evitarla in futuro.

Mentre fuori la primavera sbocciava in tutto il suo fulgore, rantolavo nel letto, rabbrividivo e accumulavo kleenex, pensando a tutte le scadenze di lavoro che saltavano.

(Sì, perchè succede sempre quando ci sono più cose possibili da incastrare, anche Emma da accompagnare al saggio di teatro, di danza dall’altra parte della città).

A un certo punto, soffrendo e tossendo, ho raggiunto la pace dei sensi. Ho pensato che se morivo risolvevo un po’ di cose e avrei potuto smettere di preoccuparmi. In più il libro che esce fra un mese avrebbe magari venduto bene, lo scrittore postumo ha sempre più successo di quello vivo.

Nei momenti di lucidità, per passare il tempo e distrarmi avevo scelto di leggere, piena di aspettative, L’estate fredda. Ma verso metà ha cominciato a deludermi. L’escamotage di cui Carofiglio ha abusato nella narrazione, l’utilizzo dei verbali di interrogatorio del pentito, protagonista del romanzo, nelle prime pagine erano dettagliati e abbastanza interessanti. Ma la loro ripetizione, ancora e ancora, è diventata letale.

Mi ero lamentata dello stile di Saviano, forse perchè non avevo letto Carofiglio, che prima di diventare autore di best seller faceva il PM e ne conserva fortissima l’impronta.

Colpa della febbre? Delle citazioni colte, messe come come un alibi per mascherare la sciatteria dello stile poliziesco? L’intolleranza a Carofiglio é stato un effetto collaterale dell’antibiotico?

Non lo so, il dubbio mi attanaglia. Ma non sono riuscita ad andare avanti nella lettura.

Appena ho abbandonato le vicende torbide della Bari insanguinata degli inizi anni’90 e ho capito che sapere chi avesse ucciso il figlio del boss non mi interessava, mi sono subito sentita meglio.

Sarebbe una legge rivoluzionaria

Crampi addominali, mal di testa, disturbi dell’umore legati agli sbalzi ormonali. Sono i principali sintomi della dismenorrea, termine che indica il ciclo doloroso. A soffrirne in Italia sono dal 60 al 90% delle donne in età fertile. Nel 30% dei casi i sintomi sono così intensi da costringere al riposo assoluto e all’interruzione delle normali attività quotidiane.

Anche se il tema non è molto dibattuto, le cifre non mentono sulla portata del disturbo. A scuola la dismenorrea causa dal 13% al 51% delle assenze, mentre la percentuale di assenteismo sul lavoro si attesta tra il 5% e il 15%.

Da molti anni ormai diversi Paesi asiatici, dal Giappone all’Indonesia, hanno concesso l’assenza giustificata dal lavoro alle lavoratrici che soffrono di ciclo doloroso. Pensate che in Giappone il congedo mestruale, noto con il termine di seirikyuuka, è stato riconosciuto nel lontano 1947. Negli ultimi anni diverse aziende occidentali, dall’americana Nike alla britannica Coexist, hanno adottato politiche simili per tutelare le loro dipendenti.

Anche in Italia finalmente qualcosa inizia a muoversi. Nell’aprile del 2016 quattro deputate del PD hanno presentato una proposta di legge per introdurre il congedo mestruale di 3 giorni al mese, un periodo di riposo riservato alle dipendenti che soffrono di dismenorrea.

Il testo è ora arrivato sul tavolo della Commissione Lavoro della Camera e potrebbe essere approvato in tempi brevi. La proposta di legge prevede un congedo di massimo tre giorni al mese per tutte le dipendenti del settore pubblico e privato che soffrono di ciclo doloroso.

Per usufruire del congedo mestruale le dipendenti dovranno presentare al datore di lavoro un certificato rilasciato da uno specialista. Il documento dovrà certificare che la paziente soffre di dismenorrea e dovrà essere rinnovato ogni anno entro il 31 dicembre. La domanda per il rinnovo del congedo dovrà essere presentata all’azienda entro il 30 gennaio successivo.

Il congedo non verrà conteggiato nei giorni di ferie o malattia. Inoltre le dipendenti non subiranno alcun taglio dello stipendio, né un trattamento contributivo inferiore. Discriminazioni che d’altra parte sarebbero immotivate. Lo spiegano bene i dirigenti della Coexist, azienda britannica che di recente ha concesso il congedo mestruale alle dipendenti. Le donne che possono riposarsi quando i dolori del ciclo si fanno intollerabili sono più efficienti e motivate tutti gli altri giorni. I manager più illuminati lo hanno compreso da tempo: benessere dei dipendenti e produttività vanno a braccetto. A breve, si spera, questa politica si farà largo in tutti gli uffici italiani.

Relax alle Terme di Riolo

Pare che Caterina Sforza nella sua raccolta di ricette di bellezza (Experimenti della excellentissima Signora Caterina da Forlì) avesse inventato una ricetta formidabile per una ceretta. (I peli superflui non sono mai piaciuti, nemmeno nel 1400!)

Ho scoperto questa curiosità storica nel fine settimana, quando sono stata invitata alle Terme di Riolo, il paese romagnolo dove si può ammirare una piccola Rocca Sforzesca. Qui probabilmente la bellissima nobildonna trascorreva qualche giorno quando si recava a passare le acque ai Bagni di Riolo.

Le terme di questo ridente paesino, vicinissimo a Imola dove sono cresciuta, hanno origini molto antiche. Esistono come stabilimento termale da 140 anni, ma i benefici dell’acqua salsobromoiodica di Riolo, che si forma da una falda del terreno a 50-60metri di profondità, erano già nominati nei trattati medici del ‘500. Scritti che illustravano i benefici di queste acque ricche di sali minerali e dei fanghi di argilla molto particolare. Non polverizzata ma cremosa.

La mia giornata alle terme è trascorsa nel centro benessere, a sguazzare nella piscina con l’acqua sulfurea a 34°. Nella vasca oltre all’idromassaggio, alla cascate e al percorso Vascolare Kneipp, c’è anche una cyclette e una macchina per fare step sott’acqua per chi ama l’acquagym.

Eravamo a bagno, un po’ bruttini con la cuffia, che dona solo a pochi, ma un’espressione beata sul viso. Sorridevo agli altri sconosciuti bagnanti e loro ricambiavano. Giovani e vecchi, donne e fanciulle. Perchè ce la spassavano, ci sentivamo leggeri e ci facevano massaggiare dai getti d’acqua. Ed è vero che l’acqua sulfurea rilassa e ovviamente ispira il buon’umore. Ha un effetto così calmante che anche i bebé erano sereni e tranquilli.

Poi mi sono concessa una pausa nella zona sauna e bagno turco, ho fatto le docce emozionali, profumate, tiepide e, con coraggio, anche quelle ghiacciate. E mi sono rilassata con una bella tisana.

Insomma una perfetta, fredda, domenica di pioggia.

Ma la piscina e il centro benessere sono aperti anche alla sera e potrebbero essere la meta di un S.Valentino romantico e salutista.

A Riolo alle terme si possono abbinare, per i buongustai, a delle belle mangiate e interessanti degustazioni. Mentre per chi predilige il fitness, sono possibili gite in mountainbike e percorsi a cavallo, sui sentieri delle (dolci) colline che circondano il paese.

Oppure più semplicemente si possono fare delle belle corse. Le terme sono in mezzo a un parco secolare, non mi ricordavo, altrimenti avrei portato scarpe e abbigliamento tattico.

Quando ero tornata a vivere a Imola, più di un decennio fa, e le mie figlie erano piccole per combattere i malanni stagionali (quegli inverni in cui tosse, raffreddore, broncospasmo, mal di gola sembrano un flagello di Dio) in settembre per prevenire avevo portato Emma e Anita a fare “le cure”. Inalazioni e polverizzazioni, a Riolo.

All’inizio c’erano stati capricci, invece poi era stato molto piacevole. Divertente. Soprattutto le polverizzazioni che si facevano in una stanza piena di “nebbia” dove loro erano immerse a giocare.

Il primo giorno le avevo spiate dal vetro del corridoio, poi considerato che non mi degnavano di uno sguardo e passavano il tempo felici giocando nella nebbia sulfurea, i giorni successivi me ne andavo a girare nel parco.

A prendere un caffè e guardare gli anziani che, a metà pomerigigo, ballavano il liscio nella pista da ballo davanti all’ingresso delle Terme.

Tutto molto romagnolo, molto felliniano.

 

Il mio superfood

Quando rinasco voglio essere una bacca di goji.

Lo penso tutte le mattine mentre infilo le dita dentro il barattolo delle mie bacche. Ne prendo una manciata e le mangio con voracità.
Non è un bel gesto elegante e le mie figlie mi hanno sempre guardato con perplessità.
Ma me ne infischio perchè oramai sono assuefatta e senza le bacche non potrei più vivere. Le ho conosciute qualche anno fa, quando hanno cominciato a essere di moda. E acquistate incuriosita dalla loro fama: antiossidanti, ricche di aminoacidi e vitamine (del gruppo B ed E, ma soprattutto C oltre a sali minerali, tra cui magnesio, potassio, silicio e germanio, rarissimo da trovare in altri alimenti naturali)

Molto spesso questi cibi esotici e sconosciuti sono una meteora pubblicitaria e l’entusiasmo collettivo svanisce dopo poco.

Invece io e le bacche oramai faccciamo coppia fissa da qualche anno e ho sperimentato che sono una panacea per il nostro benessere. L’uso costante migliora il metabolismo e aumenta veramente il livello di energia.

Benefiche anche per la vista? Può darsi.

Combattono i radicali liberi e migliorano pelle, capelli e unghie? Sembra di sì.

Poi, da vegetariana, ho sempre avuto probelemi di carenza di ferro, invece le bacche di goji ne contengono e questo mi ha aiutato molto.

“La quantità giornaliera consigliata va dai 10 ai 20 grammi, ovvero 1 o due cucchiai di bacche al giorno“, recita il vademecum del consumatore di bacche.
Così quando me le sparo in bocca cerco di non esagerare. Anche se sono buonissime.

Poi ho appena scoperto che possono anche coadiuvare in un regime dimagrante
questo mi lascia un po’ perplessa. Nonostante il loro basso indice glicemico e il potere saziante, è fuorviante pensare che mangiare bacche di goji possa favorire la dieta.

Per dimagrire bisogna fare movimento e ridurre le calorie, poi è chiaro che è meglio mangiare bacche piuttosto che biscotti.

Le controindicazioni mediche alle bacche sono stae chiaramente identificate: allergia alle solanacee (perchè sono stessa famiglia dei peperoni, pomodori, melanzane, patate), ipertensione, il diabete e l’assunzione di farmaci anticoagulanti.

Come controindicazione pratica invece c’è il costo. Non sono a buon mercato e purtroppo considerata la grande richiesta e la loro provenienza cinese (dove le norme sulla sicurezza alimentare spesso sono un optional), bisogna purtroppo diffidare delle confezioni vendute a prezzi troppo concorrenziali.

Belle con la lana e le stelle alpine

In questi giorni freddissimi mi tappo in casa e sogno.

Sogno di iniziare il 2017 alla grande (mi piacciono gli anni con il “7”, il mio numero preferito e quindi voglio essere ottimista).

Sogno di chiudermi da qualche parte al caldo, magari andare alle terme di Merano e provare questi trattamenti, nuovi, strani, naturali, che mi incuriosiscono molto.

Ero rimasta ai bagni di fieno ma adesso invece c’è molto altro…

Ho scoperto che le stelle alpine possono essere un toccasana e che tonifica la pelle e rinforza il tessuto connettivo. Con questi fiori preziosissimi si fanno bagni e
impacchi che nutrono, rivitalizzano, rigenerano la pelle. Hanno un’azione anti-age che  stimola inoltre la formazione di nuove cellule cutanee e aiuta la pelle a neutralizzare i radicali liberi. Poi c’è anche l’olio di stella alpina, usato nei massaggi, grazie al suo effetto rilassante e nutriente. Numerose sono le proprietà benefiche di questa specie floreale rara che cresce in alta quota, in luoghi impervi difficilmente raggiungibili. Nel linguaggio dei fiori indica coraggio, proprio perché per avvicinarla è necessario sfidare la paura e muoversi in terreni scoscesi. Aspetto questo che comunque non l’ha protetta dalla raccolta indiscriminata. Ecco perché oggi, per evitarne l’estinzione, è sottoposta a tutela naturalistica e la sua raccolta selvaggia è severamente vietata.

Un’altra novità beauty super naturale, sempre alle terme di Merano, riguarda l’utilizzo della lana.

(Con il freddo che fa, anche solo l’idea della lana mi fa sentire meglio).

Il trattamento prevede che tutto il corpo sia avvolto in pura lana di pecora arricchita di erbe alpine selvatiche, che ne favoriscono l’effetto purificante. Un calore rilassante e naturale penetra dolcemente negli strati cutanei più profondi e scioglie tutte le tensioni. Durante il trattamento il corpo viene massaggiato delicatamente con batuffoli di lana, una leggera stimolazione che favorisce la circolazione sanguigna, seguita da una fase di rilassamento profondo. L’azione rilassante e detox del trattamento è amplificato dalla fragranza naturale e avvolgente delle erbe alpine di montagna, appositamente polverizzate e riscaldate. E poi chi vuole, potrà portare con sé il tessuto di lana utilizzato nel trattamento per trovarne giovamento anche a casa.

(Linus docet!)

In 50 kg di lana sono contenuti circa 1-2 g di lanolina, uno strato di cera naturale. Prodotta dalle ghiandole sebacee della pecora, questa sostanza è facilmente assorbita dalla cute e, grazie all’elevato contenuto di acidi grassi e sali di potassio, ha un’azione antinfiammatoria.

Per fugare ogni perplessità ecco il curriculum delle pecore che, gentilmente, forniscono la lana. Per tutta l’estate le pecore pascolano nelle malghe della Val d’Ultimo, a oltre 2000 metri d’altitudine, dove trovano le migliori erbe e vivono secondo il ritmo delle stagioni. Quando in autunno ritornano a valle, vengono tosate secondo l’antica tradizione e la lana viene suddivisa, pulita e pettinata. Poi viene lavata solo con acqua pura per salvaguardare le sue proprietà naturali e benefiche, solo in questo modo infatti si conserva il prezioso apporto della lanolina.

GEPO e l’avventura del parto

L’altro giorno sono stata invitata al centro GEPO a provare un massaggio molto particolare: un trattamento olistico con le campane tibetane. Dopo una bella esperienza di yoga non potevo lasciarmi scappare una prova del genere. Mi hanno invitato a sdraiarmi (vestita) e mi hanno posato sopra tre ciotole pesanti poi ho chiuso gli occhi ed è iniziato il massaggio. Una sensazione stranissima, piacevole e molto coinvolgente, prodotta dalla vibrazione che la massagiatrice creava, utilizzavando un batacchio, producendo un suono profondissimo nelle ciotole. Un suono grave e rilassante che ricorda sia l’Om dello yoga che i mantra dei monaci tibetani.

Finito il massaggio, che nella versione promo era solo con tra ciotole ma in quella completa se ne utilizzano ben sei, mi sono alzata serena e rinvigorita.

Questi trattamenti con le campane tibetane, messi a punto dagli esperti di benessere olistico Laura Nacci e Walter Zanca, sono tra le novità proposte da GEPO nel 2017 per sostenere psicologicamente e fisicamente le neo-mamme nel post-parto, aiutandole a trovare uno spazio di “decompressione” tra impegni e nuove responsabilità.

Le vibrazioni e il suono di questi antichi strumenti, infatti, riducono stress e tensioni (anche muscolari), drenano i liquidi, stimolano la produzione di latte e regalano, già dopo una sola ora, una piacevole sensazione di rilassamento ed equilibrio.
Un modo antico, ma al tempo stesso innovativo qui in Italia, per affrontare il delicato momento del post-parto.

L’altra importante novità del 2017 è “Fotonascita”: un servizio esclusivo proposto dal fotoreporter Fabrizio Villa, che, dopo 28 anni trascorsi in giro per il mondo documentando storie, spesso drammatiche, per conto dei più importanti giornali italiani e internazionali, ha deciso di cominciare una nuova avventura immortalando la magia della vita, dalla sala parto al primo incontro del neonato con i membri della famiglia.

Questi emozionanti reportage, realizzati con sensibilità e discrezione, nascono per ricordare quel momento che nessun racconto potrà mai restituire nella sua intensità: il primo sguardo tra la mamma e il bambino, le lacrime di dolore e di gioia, l’abbraccio del papà… scatti forti, toccanti, da custodire per sempre.

©Fabrizio Villa

A completare l’offerta GEPO, restano tutti i servizi ormai consolidati: dalla medicina preventiva alle consulenze specifiche e personalizzate di ginecologia, pediatria, psicologia e dietologia e anche assistenza legale sul diritto di famiglia a cui si aggiunge la molteplice offerta riguardante la gravidanza e la salute mamma-bambino.

 

 

 

 

#Blackfriday non è solo shopping

A me è successo una settimana fa: il blog era sotto attacco e stavo per perdere tutto. Colpa di un “attentato” al server su cui  extramamma è ospitato negli USA. Ovviamente gli hacker non volevano colpire me, ma sono stata vittima perchè sparando nel mucchio (per carpire magari dati sensibili di altri siti magari di e-commerce) ho beccato la classica pallotola (virtuale) vagante.

Poi fortunatamente siamo riusciti a ripescare il database, nove anni di vita non sono andati in fumo, e sono ancora qui!

Comunque quando si vede comparire Error 404 è sempre frustrante e soprattutto traumatico.

Perciò combattere questa scritta, soprattutto in ambiti ben più importanti del mio blog (!), e difendere la libertà di informazione è fondamentale. Purtroppo in tante parti del mondo viene bloccata troppo spesso, quindi bisogna continuare a diffondere la consapevolezza dell’importanza dei diritti di informazione cartacei e digitali.

Quelli digitali sono più facili da boicottare e bloccare. Lo sa bene Access Now,  un’organizzazione internazionale nata per la difesa di questi diritti, che domani lancia una campagna globale #KeepItOn per combattere contro i blocchi governativi di internet.

E Lush, brand etico sempre sensibile alle cause umanitarie, a supporto di questa iniziativa, domani Black Friday, il giorno dedicato agli sconti prima dello shopping natalizio, venderà (online e nei negozi di 40 paesi al mondo) una bomba da bagno in edizione limitata che si chiama Error 404.

L’intero ricavato di queste vendite andrà a costituire un vero e proprio fondo per supportare campagne a favore dei diritti digitali nel mondo e l’obiettivo della campagna #KeepItOn è quello di raccogliere £250,000.

Lo staff Lush e associazioni locali partner della campagna inviteranno inoltre i clienti a firmare questa petizione  per chiedere ai leader mondiali di non interrompere la rete internet.

La campagna si concluderà mercoledì 7 dicembre, giorno in cui le petizioni verranno consegnate ai leader dei governi presenti all’Internet Governance Forum (IGF 2016) a Guadalajara in Messico, durante il quale i delegati delle Nazioni Unite si riuniranno per dialogare sulle questioni di politica pubblica relative allo sviluppo di un ecosistema internet aperto. Più di 30.000 esponenti del settore pubblico e privato parteciperanno al Forum, che diverrà un momento cruciale per i leader di governo per contrapporsi a qualunque blocco di internet.

Nel solo 2016 Access Now ha registrato e documentato più di 50 blocchi di internet in tutto il mondo. Quando le persone vengono zittite, è il momento di parlare ad alta voce.

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La notte vegana

E’ il prossimo martedì 4 ottobre, giorno della festa di S.Francesco (il primo vero animalista!). La celebrazione della notte vegana è al suo quarto anno e sarà una serata all’insegna della buona cucina e della consapevolezza etica.

Perchè l’esercito dei vegani in Italia sta crescendo, secondo Eurispes erano solo 30.000 nel 2002 e sono arrivati a 700.000 nel 2016. Mentre i vegetariani sono il 16% della popolazione quindi circa 1.000.000.

Nonostante questi numeri, i numerosi scandali che riguardano le frodi alimentari, l’aumentare delle malattie cardiovascolari e l’incidenza crescente all’obesità, anche fra i più giovani, l’ironia sui vegani e le loro abitudini alimentari continua a dilagare.

Ma la grande distribuzione ha nasato il business che si cela sotto le battuttine sul tofu e oramai in tutti i grandi supermercati si trova una vasta scelta di prodotti vegani.

Da circa un anno ho abbandonato i latticini : grande beneficio per la digestione e per la linea. E posso testimoniare che anche per le pelli più giovani vivere senza i prodotti caseari è un toccasana rivoluzionario.

Correvo e bevevo succo d’albero

Torno a scrivere con molto ritardo perchè sono stata travolta dagli avvenimenti (dal blocco creativo al test di medicina di Anita!)
Comunque… faccio finta di niente e ripenso a Londra.
Una delle cose più piacevoli, fingendo di essere una vera londoner, era andare tutte le mattine a correre nel parco di fronte a casa: Battersea Park. Meraviglioso e molto vasto, con una parte che costeggia il Tamigi. Ombreggiato, con la temperatura giusta, c’era un sacco di gente che faceva sport, cani che correvano, ciclisti, vecchietti, bambini, una pista di atletica, il laghetto, la pagoda, un campo da cricket e tanti angoli meravigliosi.
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Così la mattina dopo una colazione leggera, partivo gasatissima, infilavo gli auricolari, connessa alla mia app con la musica e il coach motivazionale. Mi sentivo una lepre: un giorno facevo 7km e quello successivo 4,5.
Non avevo caldo, non avevo sete, non avevo male alle ginocchia. Una delizia.
Correvo sotto Chelsea Bridge e mi sentivo fichissima, quasi la protagonista di qualche thriller: una sportiva che trova anche un cadavere, o anche magari una borsa abbandonata piena di droga, mentre fra jogging. E così saltella su posto, ovviamente per non lasciar raffreddare i muscoli, mentre con il cellulare chiama subito Scotland Yard.
E poi sul posto arriva l’ispettore fico, ma sempre un po’ psicologicamente travagliato, e parte la sigla…zoomata sul Tamigi.
L’unica cosa che disturbava questa mia fantasia cinematografica era l’app, perchè dopo quel momento fantastico, qualche mese prima, in cui funzionava a meraviglia e sentivo la voce di Ashton, dopo un aggiornamento del telefono non era più la stessa, aveva cominciato a fare le bizze.
Un giorno la playlist si è fermata a metà percorso, un altro è andata in pausa e non è più ripartita, un altro ancora correvo, correvo e mi aspettavo di sentire la conta dei chilometri percorsi e invece ha iniziato a calcolare la mia corsa in miglia obbligandomi a laboriose conversioni metriche.
OK ero a Londra, le miglia ci stavano, ma poi la voce finale con i commenti era in italiano, impersonale come quella del navigatore: che delusione!
Insomma per essere felice ho provato, con frustrazione, varie app e non è per niente facile trovare quella giusta.
Perchè c’è quella che non ti dice le calorie, l’altra che vuole fotografarti, quell’altra ancora che ti spara pubblicità a tutto spiano, sperando che clicchi per sbaglio quando sei stravolto dalla fatica dell’allenamento.
Insomma un mezzo incubo.
L’ultimo tentativo è questo, dove come coach, per essere motivata, ho scelto la voce dell’allenatore dei marines, che è un po’ (molto) rude ma divertente.
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Un’altra cosa estremamente salutista che ho fatto in quei giorni è stato bere tree-water, l’ho scoperto qui dove offrivano degli assaggi: potevo scegliere fra acero, betulla e bamboo.
Ho comprato acero, ricco di manganese, mi sembrava l’idea migliore anche se non conoscevo esattamente le proprietà di questo minerale. Sono andata sulla fiducia, la commessa aveva un viso simpatico e sorrideva molto 🙂
Anche se adesso mentre la linfa vitale dell’albero scorre dentro di me, non sento molta differenza, ma la bottiglia era veramente carina!

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