Sarebbe una legge rivoluzionaria

Crampi addominali, mal di testa, disturbi dell’umore legati agli sbalzi ormonali. Sono i principali sintomi della dismenorrea, termine che indica il ciclo doloroso. A soffrirne in Italia sono dal 60 al 90% delle donne in età fertile. Nel 30% dei casi i sintomi sono così intensi da costringere al riposo assoluto e all’interruzione delle normali attività quotidiane.

Anche se il tema non è molto dibattuto, le cifre non mentono sulla portata del disturbo. A scuola la dismenorrea causa dal 13% al 51% delle assenze, mentre la percentuale di assenteismo sul lavoro si attesta tra il 5% e il 15%.

Da molti anni ormai diversi Paesi asiatici, dal Giappone all’Indonesia, hanno concesso l’assenza giustificata dal lavoro alle lavoratrici che soffrono di ciclo doloroso. Pensate che in Giappone il congedo mestruale, noto con il termine di seirikyuuka, è stato riconosciuto nel lontano 1947. Negli ultimi anni diverse aziende occidentali, dall’americana Nike alla britannica Coexist, hanno adottato politiche simili per tutelare le loro dipendenti.

Anche in Italia finalmente qualcosa inizia a muoversi. Nell’aprile del 2016 quattro deputate del PD hanno presentato una proposta di legge per introdurre il congedo mestruale di 3 giorni al mese, un periodo di riposo riservato alle dipendenti che soffrono di dismenorrea.

Il testo è ora arrivato sul tavolo della Commissione Lavoro della Camera e potrebbe essere approvato in tempi brevi. La proposta di legge prevede un congedo di massimo tre giorni al mese per tutte le dipendenti del settore pubblico e privato che soffrono di ciclo doloroso.

Per usufruire del congedo mestruale le dipendenti dovranno presentare al datore di lavoro un certificato rilasciato da uno specialista. Il documento dovrà certificare che la paziente soffre di dismenorrea e dovrà essere rinnovato ogni anno entro il 31 dicembre. La domanda per il rinnovo del congedo dovrà essere presentata all’azienda entro il 30 gennaio successivo.

Il congedo non verrà conteggiato nei giorni di ferie o malattia. Inoltre le dipendenti non subiranno alcun taglio dello stipendio, né un trattamento contributivo inferiore. Discriminazioni che d’altra parte sarebbero immotivate. Lo spiegano bene i dirigenti della Coexist, azienda britannica che di recente ha concesso il congedo mestruale alle dipendenti. Le donne che possono riposarsi quando i dolori del ciclo si fanno intollerabili sono più efficienti e motivate tutti gli altri giorni. I manager più illuminati lo hanno compreso da tempo: benessere dei dipendenti e produttività vanno a braccetto. A breve, si spera, questa politica si farà largo in tutti gli uffici italiani.

Relax alle Terme di Riolo

Pare che Caterina Sforza nella sua raccolta di ricette di bellezza (Experimenti della excellentissima Signora Caterina da Forlì) avesse inventato una ricetta formidabile per una ceretta. (I peli superflui non sono mai piaciuti, nemmeno nel 1400!)

Ho scoperto questa curiosità storica nel fine settimana, quando sono stata invitata alle Terme di Riolo, il paese romagnolo dove si può ammirare una piccola Rocca Sforzesca. Qui probabilmente la bellissima nobildonna trascorreva qualche giorno quando si recava a passare le acque ai Bagni di Riolo.

Le terme di questo ridente paesino, vicinissimo a Imola dove sono cresciuta, hanno origini molto antiche. Esistono come stabilimento termale da 140 anni, ma i benefici dell’acqua salsobromoiodica di Riolo, che si forma da una falda del terreno a 50-60metri di profondità, erano già nominati nei trattati medici del ‘500. Scritti che illustravano i benefici di queste acque ricche di sali minerali e dei fanghi di argilla molto particolare. Non polverizzata ma cremosa.

La mia giornata alle terme è trascorsa nel centro benessere, a sguazzare nella piscina con l’acqua sulfurea a 34°. Nella vasca oltre all’idromassaggio, alla cascate e al percorso Vascolare Kneipp, c’è anche una cyclette e una macchina per fare step sott’acqua per chi ama l’acquagym.

Eravamo a bagno, un po’ bruttini con la cuffia, che dona solo a pochi, ma un’espressione beata sul viso. Sorridevo agli altri sconosciuti bagnanti e loro ricambiavano. Giovani e vecchi, donne e fanciulle. Perchè ce la spassavano, ci sentivamo leggeri e ci facevano massaggiare dai getti d’acqua. Ed è vero che l’acqua sulfurea rilassa e ovviamente ispira il buon’umore. Ha un effetto così calmante che anche i bebé erano sereni e tranquilli.

Poi mi sono concessa una pausa nella zona sauna e bagno turco, ho fatto le docce emozionali, profumate, tiepide e, con coraggio, anche quelle ghiacciate. E mi sono rilassata con una bella tisana.

Insomma una perfetta, fredda, domenica di pioggia.

Ma la piscina e il centro benessere sono aperti anche alla sera e potrebbero essere la meta di un S.Valentino romantico e salutista.

A Riolo alle terme si possono abbinare, per i buongustai, a delle belle mangiate e interessanti degustazioni. Mentre per chi predilige il fitness, sono possibili gite in mountainbike e percorsi a cavallo, sui sentieri delle (dolci) colline che circondano il paese.

Oppure più semplicemente si possono fare delle belle corse. Le terme sono in mezzo a un parco secolare, non mi ricordavo, altrimenti avrei portato scarpe e abbigliamento tattico.

Quando ero tornata a vivere a Imola, più di un decennio fa, e le mie figlie erano piccole per combattere i malanni stagionali (quegli inverni in cui tosse, raffreddore, broncospasmo, mal di gola sembrano un flagello di Dio) in settembre per prevenire avevo portato Emma e Anita a fare “le cure”. Inalazioni e polverizzazioni, a Riolo.

All’inizio c’erano stati capricci, invece poi era stato molto piacevole. Divertente. Soprattutto le polverizzazioni che si facevano in una stanza piena di “nebbia” dove loro erano immerse a giocare.

Il primo giorno le avevo spiate dal vetro del corridoio, poi considerato che non mi degnavano di uno sguardo e passavano il tempo felici giocando nella nebbia sulfurea, i giorni successivi me ne andavo a girare nel parco.

A prendere un caffè e guardare gli anziani che, a metà pomerigigo, ballavano il liscio nella pista da ballo davanti all’ingresso delle Terme.

Tutto molto romagnolo, molto felliniano.

 

Il mio superfood

Quando rinasco voglio essere una bacca di goji.

Lo penso tutte le mattine mentre infilo le dita dentro il barattolo delle mie bacche. Ne prendo una manciata e le mangio con voracità.
Non è un bel gesto elegante e le mie figlie mi hanno sempre guardato con perplessità.
Ma me ne infischio perchè oramai sono assuefatta e senza le bacche non potrei più vivere. Le ho conosciute qualche anno fa, quando hanno cominciato a essere di moda. E acquistate incuriosita dalla loro fama: antiossidanti, ricche di aminoacidi e vitamine (del gruppo B ed E, ma soprattutto C oltre a sali minerali, tra cui magnesio, potassio, silicio e germanio, rarissimo da trovare in altri alimenti naturali)

Molto spesso questi cibi esotici e sconosciuti sono una meteora pubblicitaria e l’entusiasmo collettivo svanisce dopo poco.

Invece io e le bacche oramai faccciamo coppia fissa da qualche anno e ho sperimentato che sono una panacea per il nostro benessere. L’uso costante migliora il metabolismo e aumenta veramente il livello di energia.

Benefiche anche per la vista? Può darsi.

Combattono i radicali liberi e migliorano pelle, capelli e unghie? Sembra di sì.

Poi, da vegetariana, ho sempre avuto probelemi di carenza di ferro, invece le bacche di goji ne contengono e questo mi ha aiutato molto.

“La quantità giornaliera consigliata va dai 10 ai 20 grammi, ovvero 1 o due cucchiai di bacche al giorno“, recita il vademecum del consumatore di bacche.
Così quando me le sparo in bocca cerco di non esagerare. Anche se sono buonissime.

Poi ho appena scoperto che possono anche coadiuvare in un regime dimagrante
questo mi lascia un po’ perplessa. Nonostante il loro basso indice glicemico e il potere saziante, è fuorviante pensare che mangiare bacche di goji possa favorire la dieta.

Per dimagrire bisogna fare movimento e ridurre le calorie, poi è chiaro che è meglio mangiare bacche piuttosto che biscotti.

Le controindicazioni mediche alle bacche sono stae chiaramente identificate: allergia alle solanacee (perchè sono stessa famiglia dei peperoni, pomodori, melanzane, patate), ipertensione, il diabete e l’assunzione di farmaci anticoagulanti.

Come controindicazione pratica invece c’è il costo. Non sono a buon mercato e purtroppo considerata la grande richiesta e la loro provenienza cinese (dove le norme sulla sicurezza alimentare spesso sono un optional), bisogna purtroppo diffidare delle confezioni vendute a prezzi troppo concorrenziali.

Belle con la lana e le stelle alpine

In questi giorni freddissimi mi tappo in casa e sogno.

Sogno di iniziare il 2017 alla grande (mi piacciono gli anni con il “7”, il mio numero preferito e quindi voglio essere ottimista).

Sogno di chiudermi da qualche parte al caldo, magari andare alle terme di Merano e provare questi trattamenti, nuovi, strani, naturali, che mi incuriosiscono molto.

Ero rimasta ai bagni di fieno ma adesso invece c’è molto altro…

Ho scoperto che le stelle alpine possono essere un toccasana e che tonifica la pelle e rinforza il tessuto connettivo. Con questi fiori preziosissimi si fanno bagni e
impacchi che nutrono, rivitalizzano, rigenerano la pelle. Hanno un’azione anti-age che  stimola inoltre la formazione di nuove cellule cutanee e aiuta la pelle a neutralizzare i radicali liberi. Poi c’è anche l’olio di stella alpina, usato nei massaggi, grazie al suo effetto rilassante e nutriente. Numerose sono le proprietà benefiche di questa specie floreale rara che cresce in alta quota, in luoghi impervi difficilmente raggiungibili. Nel linguaggio dei fiori indica coraggio, proprio perché per avvicinarla è necessario sfidare la paura e muoversi in terreni scoscesi. Aspetto questo che comunque non l’ha protetta dalla raccolta indiscriminata. Ecco perché oggi, per evitarne l’estinzione, è sottoposta a tutela naturalistica e la sua raccolta selvaggia è severamente vietata.

Un’altra novità beauty super naturale, sempre alle terme di Merano, riguarda l’utilizzo della lana.

(Con il freddo che fa, anche solo l’idea della lana mi fa sentire meglio).

Il trattamento prevede che tutto il corpo sia avvolto in pura lana di pecora arricchita di erbe alpine selvatiche, che ne favoriscono l’effetto purificante. Un calore rilassante e naturale penetra dolcemente negli strati cutanei più profondi e scioglie tutte le tensioni. Durante il trattamento il corpo viene massaggiato delicatamente con batuffoli di lana, una leggera stimolazione che favorisce la circolazione sanguigna, seguita da una fase di rilassamento profondo. L’azione rilassante e detox del trattamento è amplificato dalla fragranza naturale e avvolgente delle erbe alpine di montagna, appositamente polverizzate e riscaldate. E poi chi vuole, potrà portare con sé il tessuto di lana utilizzato nel trattamento per trovarne giovamento anche a casa.

(Linus docet!)

In 50 kg di lana sono contenuti circa 1-2 g di lanolina, uno strato di cera naturale. Prodotta dalle ghiandole sebacee della pecora, questa sostanza è facilmente assorbita dalla cute e, grazie all’elevato contenuto di acidi grassi e sali di potassio, ha un’azione antinfiammatoria.

Per fugare ogni perplessità ecco il curriculum delle pecore che, gentilmente, forniscono la lana. Per tutta l’estate le pecore pascolano nelle malghe della Val d’Ultimo, a oltre 2000 metri d’altitudine, dove trovano le migliori erbe e vivono secondo il ritmo delle stagioni. Quando in autunno ritornano a valle, vengono tosate secondo l’antica tradizione e la lana viene suddivisa, pulita e pettinata. Poi viene lavata solo con acqua pura per salvaguardare le sue proprietà naturali e benefiche, solo in questo modo infatti si conserva il prezioso apporto della lanolina.

GEPO e l’avventura del parto

L’altro giorno sono stata invitata al centro GEPO a provare un massaggio molto particolare: un trattamento olistico con le campane tibetane. Dopo una bella esperienza di yoga non potevo lasciarmi scappare una prova del genere. Mi hanno invitato a sdraiarmi (vestita) e mi hanno posato sopra tre ciotole pesanti poi ho chiuso gli occhi ed è iniziato il massaggio. Una sensazione stranissima, piacevole e molto coinvolgente, prodotta dalla vibrazione che la massagiatrice creava, utilizzavando un batacchio, producendo un suono profondissimo nelle ciotole. Un suono grave e rilassante che ricorda sia l’Om dello yoga che i mantra dei monaci tibetani.

Finito il massaggio, che nella versione promo era solo con tra ciotole ma in quella completa se ne utilizzano ben sei, mi sono alzata serena e rinvigorita.

Questi trattamenti con le campane tibetane, messi a punto dagli esperti di benessere olistico Laura Nacci e Walter Zanca, sono tra le novità proposte da GEPO nel 2017 per sostenere psicologicamente e fisicamente le neo-mamme nel post-parto, aiutandole a trovare uno spazio di “decompressione” tra impegni e nuove responsabilità.

Le vibrazioni e il suono di questi antichi strumenti, infatti, riducono stress e tensioni (anche muscolari), drenano i liquidi, stimolano la produzione di latte e regalano, già dopo una sola ora, una piacevole sensazione di rilassamento ed equilibrio.
Un modo antico, ma al tempo stesso innovativo qui in Italia, per affrontare il delicato momento del post-parto.

L’altra importante novità del 2017 è “Fotonascita”: un servizio esclusivo proposto dal fotoreporter Fabrizio Villa, che, dopo 28 anni trascorsi in giro per il mondo documentando storie, spesso drammatiche, per conto dei più importanti giornali italiani e internazionali, ha deciso di cominciare una nuova avventura immortalando la magia della vita, dalla sala parto al primo incontro del neonato con i membri della famiglia.

Questi emozionanti reportage, realizzati con sensibilità e discrezione, nascono per ricordare quel momento che nessun racconto potrà mai restituire nella sua intensità: il primo sguardo tra la mamma e il bambino, le lacrime di dolore e di gioia, l’abbraccio del papà… scatti forti, toccanti, da custodire per sempre.

©Fabrizio Villa

A completare l’offerta GEPO, restano tutti i servizi ormai consolidati: dalla medicina preventiva alle consulenze specifiche e personalizzate di ginecologia, pediatria, psicologia e dietologia e anche assistenza legale sul diritto di famiglia a cui si aggiunge la molteplice offerta riguardante la gravidanza e la salute mamma-bambino.

 

 

 

 

#Blackfriday non è solo shopping

A me è successo una settimana fa: il blog era sotto attacco e stavo per perdere tutto. Colpa di un “attentato” al server su cui  extramamma è ospitato negli USA. Ovviamente gli hacker non volevano colpire me, ma sono stata vittima perchè sparando nel mucchio (per carpire magari dati sensibili di altri siti magari di e-commerce) ho beccato la classica pallotola (virtuale) vagante.

Poi fortunatamente siamo riusciti a ripescare il database, nove anni di vita non sono andati in fumo, e sono ancora qui!

Comunque quando si vede comparire Error 404 è sempre frustrante e soprattutto traumatico.

Perciò combattere questa scritta, soprattutto in ambiti ben più importanti del mio blog (!), e difendere la libertà di informazione è fondamentale. Purtroppo in tante parti del mondo viene bloccata troppo spesso, quindi bisogna continuare a diffondere la consapevolezza dell’importanza dei diritti di informazione cartacei e digitali.

Quelli digitali sono più facili da boicottare e bloccare. Lo sa bene Access Now,  un’organizzazione internazionale nata per la difesa di questi diritti, che domani lancia una campagna globale #KeepItOn per combattere contro i blocchi governativi di internet.

E Lush, brand etico sempre sensibile alle cause umanitarie, a supporto di questa iniziativa, domani Black Friday, il giorno dedicato agli sconti prima dello shopping natalizio, venderà (online e nei negozi di 40 paesi al mondo) una bomba da bagno in edizione limitata che si chiama Error 404.

L’intero ricavato di queste vendite andrà a costituire un vero e proprio fondo per supportare campagne a favore dei diritti digitali nel mondo e l’obiettivo della campagna #KeepItOn è quello di raccogliere £250,000.

Lo staff Lush e associazioni locali partner della campagna inviteranno inoltre i clienti a firmare questa petizione  per chiedere ai leader mondiali di non interrompere la rete internet.

La campagna si concluderà mercoledì 7 dicembre, giorno in cui le petizioni verranno consegnate ai leader dei governi presenti all’Internet Governance Forum (IGF 2016) a Guadalajara in Messico, durante il quale i delegati delle Nazioni Unite si riuniranno per dialogare sulle questioni di politica pubblica relative allo sviluppo di un ecosistema internet aperto. Più di 30.000 esponenti del settore pubblico e privato parteciperanno al Forum, che diverrà un momento cruciale per i leader di governo per contrapporsi a qualunque blocco di internet.

Nel solo 2016 Access Now ha registrato e documentato più di 50 blocchi di internet in tutto il mondo. Quando le persone vengono zittite, è il momento di parlare ad alta voce.

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La notte vegana

E’ il prossimo martedì 4 ottobre, giorno della festa di S.Francesco (il primo vero animalista!). La celebrazione della notte vegana è al suo quarto anno e sarà una serata all’insegna della buona cucina e della consapevolezza etica.

Perchè l’esercito dei vegani in Italia sta crescendo, secondo Eurispes erano solo 30.000 nel 2002 e sono arrivati a 700.000 nel 2016. Mentre i vegetariani sono il 16% della popolazione quindi circa 1.000.000.

Nonostante questi numeri, i numerosi scandali che riguardano le frodi alimentari, l’aumentare delle malattie cardiovascolari e l’incidenza crescente all’obesità, anche fra i più giovani, l’ironia sui vegani e le loro abitudini alimentari continua a dilagare.

Ma la grande distribuzione ha nasato il business che si cela sotto le battuttine sul tofu e oramai in tutti i grandi supermercati si trova una vasta scelta di prodotti vegani.

Da circa un anno ho abbandonato i latticini : grande beneficio per la digestione e per la linea. E posso testimoniare che anche per le pelli più giovani vivere senza i prodotti caseari è un toccasana rivoluzionario.

Correvo e bevevo succo d’albero

Torno a scrivere con molto ritardo perchè sono stata travolta dagli avvenimenti (dal blocco creativo al test di medicina di Anita!)
Comunque… faccio finta di niente e ripenso a Londra.
Una delle cose più piacevoli, fingendo di essere una vera londoner, era andare tutte le mattine a correre nel parco di fronte a casa: Battersea Park. Meraviglioso e molto vasto, con una parte che costeggia il Tamigi. Ombreggiato, con la temperatura giusta, c’era un sacco di gente che faceva sport, cani che correvano, ciclisti, vecchietti, bambini, una pista di atletica, il laghetto, la pagoda, un campo da cricket e tanti angoli meravigliosi.
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Così la mattina dopo una colazione leggera, partivo gasatissima, infilavo gli auricolari, connessa alla mia app con la musica e il coach motivazionale. Mi sentivo una lepre: un giorno facevo 7km e quello successivo 4,5.
Non avevo caldo, non avevo sete, non avevo male alle ginocchia. Una delizia.
Correvo sotto Chelsea Bridge e mi sentivo fichissima, quasi la protagonista di qualche thriller: una sportiva che trova anche un cadavere, o anche magari una borsa abbandonata piena di droga, mentre fra jogging. E così saltella su posto, ovviamente per non lasciar raffreddare i muscoli, mentre con il cellulare chiama subito Scotland Yard.
E poi sul posto arriva l’ispettore fico, ma sempre un po’ psicologicamente travagliato, e parte la sigla…zoomata sul Tamigi.
L’unica cosa che disturbava questa mia fantasia cinematografica era l’app, perchè dopo quel momento fantastico, qualche mese prima, in cui funzionava a meraviglia e sentivo la voce di Ashton, dopo un aggiornamento del telefono non era più la stessa, aveva cominciato a fare le bizze.
Un giorno la playlist si è fermata a metà percorso, un altro è andata in pausa e non è più ripartita, un altro ancora correvo, correvo e mi aspettavo di sentire la conta dei chilometri percorsi e invece ha iniziato a calcolare la mia corsa in miglia obbligandomi a laboriose conversioni metriche.
OK ero a Londra, le miglia ci stavano, ma poi la voce finale con i commenti era in italiano, impersonale come quella del navigatore: che delusione!
Insomma per essere felice ho provato, con frustrazione, varie app e non è per niente facile trovare quella giusta.
Perchè c’è quella che non ti dice le calorie, l’altra che vuole fotografarti, quell’altra ancora che ti spara pubblicità a tutto spiano, sperando che clicchi per sbaglio quando sei stravolto dalla fatica dell’allenamento.
Insomma un mezzo incubo.
L’ultimo tentativo è questo, dove come coach, per essere motivata, ho scelto la voce dell’allenatore dei marines, che è un po’ (molto) rude ma divertente.
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Un’altra cosa estremamente salutista che ho fatto in quei giorni è stato bere tree-water, l’ho scoperto qui dove offrivano degli assaggi: potevo scegliere fra acero, betulla e bamboo.
Ho comprato acero, ricco di manganese, mi sembrava l’idea migliore anche se non conoscevo esattamente le proprietà di questo minerale. Sono andata sulla fiducia, la commessa aveva un viso simpatico e sorrideva molto 🙂
Anche se adesso mentre la linfa vitale dell’albero scorre dentro di me, non sento molta differenza, ma la bottiglia era veramente carina!

Una giornata ad Aquaria

Come ho già scritto recentemente sono stata invitata a Sirmione e ho potuto trascorrere anche una giornata di relax ad Aquaria, il centro benessere più nuovo delle Terme, situato in una posizione fantastica: in un parco proprio sulle rive del Garda.

In questa spa ci sono grandi vetrate che fanno entrare l’azzurro del lago nelle sale dei trattamenti e tutte le piscine esterne sono con vista ad infinitum, perfette per nuotare e prendere il sole. Ma anche per qualcosa di più peccaminoso e un po’ meno salutista come un compleanno, un aperitivo e anche un addio al nubilato.

Ma ho preferito iniziare esplorando Aquaria dall’interno: prima mi sono fiondata nel percorso Kneipp, studiato per riattivare e migliorare la circolazione, da effettuare camminando avanti e indietro in due piscine a mezza luna con acqua termale a diverse temperature (dai 24 ai 34 gradi). Ho fatto sette giri (ho chiesto quanti ne erano previsti alla signora davanti a me e lei forse avrà forse sparato a caso?!?!)

Il primo giro è stato un po’ scioccante, nel momento in cui sono passata dall’acqua calda a quella gelida, poi però, come mi ha rassicurato la stessa signora esperta, la situazione migliora. Ci si adatta meglio e ci si sente rinvigoriti. Infatti già al terzo giro si possono guardare le smorfie dei nuovi arrivati con aria di superiorità!
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Poi per premiare il mio coraggio mi sono buttata nell’idromassaggio (con piccolo massaggio relax sulla zona cervicale), a chiacchierare, guardare il lago e pensare che stavo sguazzando in un acqua molto particolare e preziosa.  Poi un bagnetto nella piscina interna e via finalmente nella mia parte preferita quella della sauna e bagno turco.
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Le ho provate tutte: le docce emozionali, quelle freddisime, l’argillarium, il bagno turco all’eucalipto. E per rilassarmi la stanza del sale e quella della musica. Sono stata sdraiata per un tempo infinito prima a occhi chiusi con la mente, per una volta, completamente vuota.

Nell’altra sala invece c’era una meravigliosa vista lago e l’ho guardato a lungo. Relax completo: ero sola nella stanza completamente immersa nella musica sinfonica. Poi si è aperta la porta ed è arrivata una coppia: li ho guardati malissimo e ha funzionato. Sono stati così carini da pensare che fossi una squilibrata e mi hanno lasciato di nuovo sola!

Poi per gli accaldati dalla sauna finlandese c’era anche la possibilità dell’ ice-bucket (senza challenge), cioè tirarsi addosso una bella tinozza di acqua gelata. Ma quello no, non ce l’ho fatta!

E quando è arrivato il momento di pranzo, altra bella sorpresa: ad Aquaria come negli altri stabilimenti delle Terme di Sirmione c’è il nuovo menù leggero, sano e nutriente perfetto anche per chi cerca la remise en forme e vuole perdere qualche chilo senza soffrire con la tristezza della dieta.

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L’acqua ricca di oligoelementi della fonte di Sirmione la conoscevo bene, per anni ho comprato le boccettine per curare il raffreddore alle mie figlie, ma non avevo mai provato i cosmetici prodotti con l’acqua termale. Sono veramente ottimi, completamente naturali, si assorbono subito e lasciano la pelle morbida e levigata (grazie all’azione leggermente esfoliante dell’acqua sulfurea).

Come combattere la dermatite atopica

Facendo la volontaria al Pronto Soccorso della Clinica Pediatrica De Marchi, spesso mi è capitato di trovare bambini, anche piccolissimi, che vengono portati dai genitori all’ospedale perchè allarmati da una fase acuta di un’infiammazione di dermatite atopica. Una malattia infiammatoria cronica della cute, che si presenta sotto forma di un’eccessiva secchezza della pelle e provoca lesioni come l’eczema.
Numerose possono essere le cause di questa patologia che, purtroppo negli ultimi trent’anni, sta diffondendosi sempre di più. Responsabile è l’ambiente, troppo sterilizzato e anche l’eccessiva esposizione a molteplici fonti di inquinamento. E ovviamente anche un’alimentazione sbagliata causa allergia.
La dermatite colpisce, nelle fasi più acute, circa il 15% dei bambini e il 3% degli adulti. Ma circa il 38% delle donne sperimenta la sensazione spiacevole di avere la pelle secca.
Soffro di psioriasi, (fortunatamente in forma lieve) e quindi sono sempre molto attenta all’idratazione, soprattutto nella pelle degli arti.

Mi stato fatto provare questo nuovo balsamo , veramente fantastico per il suo potere emolliente e nutriente. Facile da spalmaree con una piacevole profumazione, ha reso la pelle delle mie gambe  incredibilmente liscia e morbida. Questo prodotto ha anche un’azione anti-infiamamtoria e anti-batterica. E soprattutto un’ottima tollerabilità tanto da essere adatto anche per i neonati.
Mentre per una strategia più mirata, pensata per combattere le manifestazioni acute e croniche della dermatite atopica, nei casi dei più piccoli, per dimunire l’impiego del cortisone, limitare le infezioni cutanee e prevenire l’aggravamento delle allergie, si può provare la cura completa proposta da Envicon.  

Da affrontare in quattro fasi: idratante, detergente, lenitiva e ricostruttiva. Sul sito si trovano tutti i consigli e i prodotti per seguirla.

(Per chi acquista on-line ci sarà uno sconto del 10% con il codice: ENVICON-EXTRAMAMMA)

E inoltre sempre sul sito c’è la possibilità di avere ulteriori informazioni, approfondimenti e anche una consulenza diretta con l’allergologo. Infatti purtroppo la dermatite atopica provoca un circolo vizioso: la pelle secca e arrossata favorisce lo sviluppo allergie ad alimenti o allergeni ambientali (cani, gatti, muffe, pollini), peggiorando la patologia.

Germogli uber alles?

E’ cominciato tutto due settimane fa, una mia amica mi ha parlato con entusiamo dei germogli fai-da-te, da cresceregermogliare in cucina per aggiungere sapore e impagabili elementi nutritivi a insalate e pietanze varie.

L’evoluzione del classico fagiolo che si metteva nel cotone idrofilo, nei lontani giorni della scuola elementare. Solo molto più alla moda. Molto meno a buon mercato.
Sono verde, vegetariana, verdissima, non potevo non provare.

Doveva essere facilissimo: prima mossa comprare un germogliatore, secondo la mia amica il più cool era quello in cotto “a pagodina” che si poteva anche mettere come centrotavola e piluccare il germoglio non appena cresciuto.
“Una specie di fichissimo bosco verticale”, ho pensato e sono subito corsa a comprarlo.
Poi mi sono anche procurata le buste dei semi: ravanello, crescione e fieno greco.

germinatore

Li ho messi in ammollo, seguendo le istruzioni, e poi ho riempito la mia pagodina piena di ottimismo e buona volontà. Per una settimana li ho guardati e annaffiati amorevolmente.
Lodando il meraviglioso meccanismo della natura. Dopo una settimana dovevano essere pronti e commestibili. Fragranti e freschi.
Ma qualcosa è andato storto. Come è già successo in altre mie avventure culinarie.
Invece di delizie primaverili ricche di vitamine, oligoelementi e proteine, ho tiraro fuori dal germogliatore una specie di barba di mucillagine.
Accettare la sconfitta è dura, quindi ho fatto finta che andasse tutto bene e ho lavato e ri-lavato la barba con la speranza di trasformarla in germoglietti teneri e verdi.
Dopo aver riempito la centrifuga e il lavello di mucillagine collosa e bavosa, così ho dovuto desistere e buttare tutto.
Ho porconato un po’ ma non mi sono persa d’animo.
Nuova settimana e nuovo tentativo.
IMG_7602Ho pensato che forse l’errore era di aver riempito troppo le vaschette e così sono ripartita da zero, con una maggiore attenzione alle dosi. Semino dopo semino. Il miracolo della natura, il ciclo della primavera.

Va avanti da secoli, deve funzionare anche nella mia cucina.
Dopo circa quattro giorni tutto sembrava andare abbastanza bene, specialmente in zona crescione. E invece alla fine della settimana al momento di disboscarli e godere del frutto del mio raccolto. La mucillagine ha attecchito ancora.
Ma con orgoglio ho ignorato il problema. Ho fatto finta di niente, li ho lavati, asciugati e messi in frigo (secondo le indicazioni della busta di semi).
Il giorno dopo li ho guardati, la barba di mucillagine mi ha fatto “marameo” e la direzione era purtroppo una sola, quella del bidone dell’umido.
Ieri ho comprato due nuove buste: senape e rucola.
Questa volta annaffierò di meno e vedremo chi vincerà! Vedremo chi ammirerà il miracolo della natura nella sua insalata!

 

 

La mia vita senza il formaggio

Sono sempre stata golosa di formaggio: da piccola mi sparavo fette di fontina a volontà, adoravo quelli olandesi, il taleggio, la mozzarella, la scamorza. Adoravo  lo squaquerone che si mangia in Romagna. Ma anche quelli francesi: brie e camembert. Prima di cena, quando cucinavo e morivo di fame, tagliavo delle belle fette di formaggio, giusto per resistere fino al momento di sedermi a tavola. Fino a trent’anni non sapevo neanche che il formaggio facesse ingrassare. Poi un giorno, in una lontana pausa pranzo, una collega descrisse così una ragazza:

“E’ grassa, come quelli che si ingozzano di formaggio”

Ho spalancato gli occhi, impalata e immobile con la forchetta a mezz’aria sopra il mio piatto di caprese. Sono caduta dal pero e ho chiesto: “Perchè il formaggio fa ingrassare?”

Formaggio=proteine, fino ad allora pensavo che facessero ingrassare solo i carboidrati e certo anche i dolci!

Ma questa scioccante scoperta non mi ha comunque fatto cambiare alimentazione: ho continuato a essere una cheese-addicted.

Poi ogni tanto ho avuto qualche problema di digestione con il mio adorato cappuccino, e ho cercato di berne qualcuno in meno.

Intolleranza al lattosio? Non poteva essere, non volevo crederci.

Alla fine non ero intollerante ma lo era mia figlia.

E così in casa mia  sono entrati il latte di soia, di riso e anche i formaggi vegani. E quando c’è stato lo scandalo delle mozzarelle di bufala alla diossina e ho smesso di comprarle. Poi non ricordo esattamente come/quando sia successo, ma circa un anno fa ho smesso di mangiare anche altri formaggi e ho cominciato a sentirmi meglio. Molto meglio.

Il mio intestino non ha mai funzionato meglio, la digestione è una favola, la pelle è più bella e ho anche perso un chilo senza accorgermene. Non sono talebana che combatte a oltranza il lattosio: mangio yogurth, gelati, bevo ancora cappuccini e magari anche una pizza con la mozzarella una volta al mese.

Mi sento veramente più leggera, per cucinare i formaggi alternativi di riso funzionano a meraviglia e la mia vita senza formaggio è veramente una bellissima scoperta.

Possiamo fare tutto?

Le donne hanno i superpoteri , devono solo ricordarsi, o meglio avere il coraggio di usarli. Sembra semplice, ma non sempre riusciamo a esprimere le nostre potenzialità che ci aiutano a vivere meglio. E soprattutto a conciliare le molteplici esigenze della nostra vita. A darci una mano è arrivato il manuale di Valérie Lorentz-Poinsot, manager francese di successo, ai vertici della Boiron.
Nel suo libro l’autrice spiega come è riuscita a conciliare tutto: famiglia e carriera. Per farlo indica e sollecita a incrementare l’autostima, a essere audaci, a non farsi ammazzare dai sensi di colpa e soprattutto a essere oneste con se stesse e non trovare scuse per giustificare un eventuale e pernicioso senso di inadeguatezza.
Insomma le donne, se vogliono, possono farcela.
E c’è una lista luminosa di esempi di invenzioni utili e tutte al femminile.
Lo sapevate, ad esempio, che i sacchetti di carta sono stati inventati nel 1882 da Maria Beasly? E l’idea delle scale anti-incendio è venuta nel 1887 ad Anna Connely mentre, nello stesso anno, Josephine Cochrane creava niente meno che la lavatrice. Poi mentre ci faceva il bucato avevamo tanto tempo libero e allora Elizabeth Magie nel 1903 ha pensato bene di inventare il Monopoly. Che mancasse il frigo invece l’ha notato Florence Parpart e nel 1914 ha pensato di rimediare al problema proponendone il primo prototipo.
La lista delle donne pratiche e geniali è lunga e non posso elecarle tutte, basta pensare noi donne abbiamo una marcia in più e se vogliamo utilizzarla sky’s the limit, come dicono le anglossassoni.
Nel libro della Poinsot, la parte più interessante è quella che riguarda gli accorgimenti legati alla salute e al benessere fisico. Perchè molto spesso “le donne toste” sono capacissime di seguire le regole di empowerment al maschile (credere in se stesse, osare l’inosabile, farsi rispettare, ecc) ma poi come gli uomini si fanno venire l’ulcera dallo stress e soffrono mille altre magagne psicofisiche. Invece per star bene mentalmente è soprattutto necessario curare anche il benessere fisico. In queste pagine si trovano utilissimi consigli su come fare attenzione alla dieta (non ipocalorica ma sana), al movimento e al sonno (di notte ma anche un riposino, una siesta relax per combattere lo stress della giornata). Insomma diciamo “si” ai nostri poteri, ma al femminile, con quella sensibilità che ci contraddistingue e che è il nostro atout. E così bendispsote verso l’universo saremmo capaci di cogliere, al volo, anche quella botta di fortuna che aiuta sempre a mettere a posto l’armonia cosmica ma anche il privato di ognuna di noi, che in questo caso si chiama conciliazione.

#ForFukushima

Era l’11 marzo di cinque anni fa quando la popolazione di Fukushima ha subito uno dei più grandi terremoti al mondo, cui sono seguiti uno tsunami e l’orrore del disastro nucleare.
Da allora la popolazione di quel territorio lotta ogni giorno per la propria rinascita.
Per aiutare Lush Giappone supporta il Minamisoma Agricolture Regeneration Council, nella prefettura di Fukushima, la produzione dell’olio di colza.

Quello che rende speciale questo olio sono le sorprendenti capacità della colza di rimuovere dal suolo alcuni radioisotopi, tra cui il cesio radioattivo, presente in grandi quantità nei terreni contaminati dopo il disastro nucleare. Gli elementi radioattivi infatti vengono totalmente assorbiti dalla pianta di colza, mentre l’olio che si ottiene dalla spremitura dei semi risulta totalmente privo di contaminazioni radioattive. Il raccolto della colza permette così ai coltivatori di Fukushima di decontaminare i terreni e rigenerare i campi per l’agricoltura.

A partire da questo incredibile olio, Lush ha creato un sapone, si chiama Tsunagaru Omoi, “Cuori che connettono” in giapponese, simbolo della speranza nel futuro, dell’importanza della connessione tra le persone, della rinascita di una comunità ferita che solo insieme riesce a essere più forte.
In occasione del lancio del sapone, in vendita solo in Giappone, Lush ha promosso una campagna globale per supportare questo progetto. Così in tutti i negozi italiani i clienti saranno invitati a scattarsi una foto con la cornice “Connecting Hearts”, gialla come i campi di Fukushima risplendenti di fiori della colza, e a postarla sui propri canali social per mostrare il proprio sostegno con l’hashtag #ForFukushima.
L’iniziativa parte oggi fino a lunedì 14 marzo, giorno in cui in Giappone si celebra il White Day, una festa durante la quale gli innamorati si scambiano regali esattamente un mese dopo San Valentino. Una ricorrenza che connette cuori in tutto il paese e rappresenta ancora l’occasione perfetta per ribadire la speranza di una rinascita.

La chirurgia estetica è il male

mammabella
Ho visto in palestra sul tapis roulant una signora che aveva due fette di petto di pollo sotto gli zigomi per evidenziarli e due simpatiche labbra a canotto. Sembrava il piccolo Dumbo nel classico cartone animato di Walt Disney.
Ne ho incontrata un’altra, qualche tempo fa, nella sala d’aspetto della mia ginecologa. Lo studio medico era in condivisione con un centro di chirurgia plastica. Seduta insieme a me ad aspettare c’era una signora elegante, bionda, alta e snella. Aveva i capelli corti e una faccia che sembrava quella di una cernia. Mentre andavo in bagno nel corridoio, l’ho incrociata che entrava dal suo chirurgo plastico. Quest’ultimo l’aspettava sulla soglia del suo studio e con l’immagine del dollaro che pulsava nelle pupille, sorridendo, ha salutato la cernia:
“Buongiorno, Signora XY, è proprio splendida!”
Sono stata zitta, ma ho avvertito una gran rabbia mentre la signora cernia entrava nello studio illusa e felice.
A tutte sale un po’ di disperazione quando allo specchio si vedono nuove rughe, segnetti malefici che il giorno prima non c’erano e altre nefandezze varie che spuntano, mentre altri angoli del viso soccombono alla forza di gravità.
Ma bisogna sapersi accettare, la lotta contro il tempo è una battaglia sempre persa.
Mettono ansia anche le attrici che appaiono, più o meno sfigurate da bisturi eccellenti o sono immobilizzate da botulino troppo invadente.
So che non tornerò mai più come ero in questa foto di 25 anni fa, ma non mi metterò il burka, non crederò alle bugie di creme più costose, che promettono miracoli, e nemmeno velerò gli specchi. Dormire abbastanza, sorridere un po’ e mangiar sano sono le uniche terapie anti-age che salvano dal disastro.

Poi un giorno mi farà impagliare!

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