Tutto quello che dovete sapere sui libri gialli

I romanzi gialli sono costantemente in testa alle classifiche, catturano e intrigano sempre più lettori. Ma quando è nato questo genere letterario? Quali sono le varie tipologie? E le regole di scrittura?

Se, come me, leggete avidamente la cronaca nera e “amate” il crimine, volete scoprire tutti i retroscena, storici, letterari e anedottici di questo argomento non potete perdervi questo saggio scritto da Elenora Carta.

Un libro veramente interessante ed esaustivo sull’argomento. Si parte dalla premessa che il “romanzo giallo” è un’invenzione tutta italiana. Un “made in Italy” che deriva dalla prima collana di libri polizieschi Mondadori. Denominati così perché avevano tutti la copertina color canarino. In Francia, invece, ci sono i noir perchè la più famosa collana storie poliziesche aveva cover di quel colore.

Eleonora Carta parte raccontando di Edgar Allan Poe, l’autore tormentato e geniale, considerato l’inventore della letteratura gialla. E ricorda l’amicizia misteriosa dello scrittore americano con Alexander Dumas. Analizza a fondo il loro racconto parigino con troppe coincidenze simili. Chi ha copiato chi? Due grandi che hanno giocato con lo stesso mistero.

Questo saggio, scritto molto bene, stimola la curiosità del lettore con dovizia di particolari originali e dettagli tecnici. Illustra regole di scrittura e segnala anche come i più grandi autori (vedi Agatha Christie) si siano divertiti a infrangerle sistematicamente.

C’è anche una panoramica sulle varie digressioni del genere, dal giallo psicologico all’hard boiled, e un elenco delle particolarità di stile dei maestri più famosi del genere. Infine, in appendice, un utile elenco per approfondire e costruirsi l’esssenziale biblioteca di classici del crimine!

L’imprevedibile caso del bambino alla finestra

Un dodicenne ha scelto di autoisolarsi nella sua cameretta. Di vivere come un recluso pur di non aver contatto con il mondo esterno. Si chiama Matthew e preferisce osservare dalla finestra l’umanità. O almeno l’andirivieni dei suoi vicini di casa, nel quartiere residenziale alla periferia londinese dove vive. Spiare oltre le tende pur di non doversi sporcare le mani a contatto con il prossimo.

Per Matthew l’igiene è la cosa più importante. Infatti per non essere contaminato dai germi, si lava mille volte le mani, ha lo spruzzino del disinfettante sempre accanto e quando deve spostare qualcosa, per non contaminarsi, indossa guanti usa e getta.

Soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo e per questo ha smesso di andare a scuola e la mamma gli porta da mangiare solo cibi confezionati in scatola.

Questo è il protagonista di L’imprevedibile caso del bambino alla finestra, bestseller della scrittrice inglese Lisa Thompson. E’ una storia che si tinge di giallo fin dalle prime pagine, quando Matthew si rende conto di essere l’unico testimone del rapimento di un bambino del quartiere, un piccolo di quindici mesi che sparisce misteriosamente.

La trama di questo romanzo strizza l’occhio a un grande classico come La finestra sul cortile, pellicola cult di Alfred  Hitchcock  e alla storia de Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte.

Il ragazzino che fino a quel momento aveva trovato la sua zona di confort nella reclusione, nello spiare i vicini e nel commentare le loro gesta con un immaginario pupazzo di leone, deve avere il coraggio di uscire dal suo guscio e calarsi nella realtà per aiutare nelle indagini. L’autrice è bravissima nel delineare il suo protagonista, bizzarro ma anche molto simpatico nel suo disagio. E altrettanto coinvolgenti sono le figure dei genitori che fanno del loro meglio per capire, curare e proteggere il figlio.

La trama thriller cattura fino all’ultima pagina e anche se il libro viene indicativamente consigliato per lettori giovani, dai 10 anni in poi, può essere un piacevole intrattenimento anche per un pubblico più adulto.

Thirteen reasons why

Da lontano, dopo tanti anni, i tempi del liceo li ricordiamo come un momento felice, spumeggiante e leggero. Gli adolescenti eravamo noi: senza rughe, senza obblighi famigliari e professionali, senza mutuo. Una pacchia.

Anni mitizzati perchè dobbiamo mettere in conto anche un calo di memoria.

Ma forse no, perchè nel nostro Paese abbiamo tanto sfighe, ma non siamo mai stati così minus habens, così vuoti e semplici, come i teen-agers americani protagonisti di Thirteen reasons why. La nuova serie di Netflix ambientata in un liceo americano, tratta dall’omonimo best-seller uscito dieci anni fa, che racconta del suicidio di una studentessa bella e tormentata.

Liberty High, l’istituto in cui è ambientata la storia, viene descritto come una specie di inferno. Tutti sono bugiardi e anche piuttosto vigliacchi. Non è una scuola disagiata, ha  un bel giardino intorno, siamo nella dorata California, e anche il preside è un bell’uomo di mezza età senza pancia.

C’è un variegato mix di razze (siamo politically corect), tutti sembrano tanti carini e invece…

La protagonista della vicenda è la povera Hannah Baker, che dall’aldilà torna a materializzarsi grazie a una collezione di sette cassette (da ascoltare attentamente lato A e lato B) in cui ha registrato le 13 ragioni per cui si è tolta di mezzo.

Questi nastri vengono misteriosamente recapitati al coetaneo più timido e anche un po’ secchione della scuola (però naturalmente è bello) che, soffrendo come un cane, in mezzo a mille ostracismi fisici e morali, cerca di sbrogliare la matassa.

La produttrice della serie è Selena Gomez che conosce bene i suoi polli fans e infatti Thirteen reasons why è perfettamente calibrato per un pubblico di adolescenti che si lasciano stregare dal plot in cui la drammaticità è data dalla classica ricetta sesso-droga-rock’n roll, edulcorata in stile teen-ager. E condita con un contorno di bullismo all’americana, dove ci sono le cheerleaders, i drugstore dove comprare l’alcol da bere nel sacchetto di carta marrone, i balli della scuola e  anche i SUV guidati, in comode stradone senza ZTL,  a sedici anni.

La suspence della trama dovrebbe avere un ritmo più serrato, molte situazioni sono prevedibili, ma i dialoghi fra adolescenti sono realistici e così pure gli impasse esistenziali.

Sconsigliato ai maggiori di 17 anni.