Le ragazze con il pallino per la matematica

Marzo è il mese dello STEM (science, tecnology, engineering and mathematics) e per celebrarlo meglio è stato appena pubblicato Le ragazze con il pallino per la matematica, un libro che vuole aiutare a spazzare via un pesante pregiudizio di genere. L’idea che la passione per le materie scientifiche non sia una prerogativa femminile.

Scritto da Chiara Burberi, docente, consulente e creatrice della “Palestra della matematica più grande d’Italia” e Luisa Pronzato, giornalista del Corriere della Sera e coordinatrice della 27maOra, raccoglie le esperienze di ragazze e donne che hanno messo la scienza, la matematica, l’economia, l’ingegneria al centro della propria vita, nonostante la diffidenza di genitori e professori, i pregiudizi, le statistiche e numeri in negativo.

Hanno creduto nelle proprie capacità e sfidato le convenzioni.

La matematica è innata. Recenti studi documentati in questo libro, hanno dimostrato che nasciamo con il senso della numerosità, che condividiamo con cuccioli e animali. Già a quattro mesi riconosciamo la numerosità, cioè abbiamo reazioni fisiche alla presenza di uno, due o tre oggetti. Reagiamo se ne scompare uno e se ne riappare un altro.

Questo scrive Chiara Burberi e devo fare un vergognoso coming out: sono l’esempio vivente di ex bebé andato a male. Probabilmente anch’io avevo un buon senso della numerosità, nei lontani anni’60.

Poi questo talento è andato perso, non credo solo a causa di stereotipi di genere ma anche perchè al liceo scientifico ho avuto un orrido prof di fisica e matematica (sì, era anche maschilista).

Tanto che all’esame di maturità quando chiesi alla mia compagna, (la più brava in matematica che poi è diventata medico) se il suo risultato fosse “2” come il mio, lei rispose che invece era una cosa complicatissima con degli x, degli y e altre cose strane, me lo sono fatta passare.

Sono stata promossa ed è stato l’ultimo compito di matematica della mia vita!

Me ne vergogno? Un po’ sì, perchè ho sprecato un’occasione per essere migliore, per apprendere.

Con due figlie al liceo e all’università, posso testimoniare che i pregiudizi sul talento femminile nelle materie dello STEM esistono eccome. Però la situazione sta migliorando, le ragazze vogliono veramente combattere i limiti culturali di genere. Le adolescenti emulano in rete tutto quello che viene dai paesi anglossassoni e in questo caso, grazie al cielo,  c’è un modello positivo, proposto da una delle top model più famose e ammirate, Karlie Kloss, che promuove il coding per le ragazze e ha lanciato seminari e borse di studio per chi vuole imparare a programmare.

Possiamo fare tutto?

Le donne hanno i superpoteri , devono solo ricordarsi, o meglio avere il coraggio di usarli. Sembra semplice, ma non sempre riusciamo a esprimere le nostre potenzialità che ci aiutano a vivere meglio. E soprattutto a conciliare le molteplici esigenze della nostra vita. A darci una mano è arrivato il manuale di Valérie Lorentz-Poinsot, manager francese di successo, ai vertici della Boiron.
Nel suo libro l’autrice spiega come è riuscita a conciliare tutto: famiglia e carriera. Per farlo indica e sollecita a incrementare l’autostima, a essere audaci, a non farsi ammazzare dai sensi di colpa e soprattutto a essere oneste con se stesse e non trovare scuse per giustificare un eventuale e pernicioso senso di inadeguatezza.
Insomma le donne, se vogliono, possono farcela.
E c’è una lista luminosa di esempi di invenzioni utili e tutte al femminile.
Lo sapevate, ad esempio, che i sacchetti di carta sono stati inventati nel 1882 da Maria Beasly? E l’idea delle scale anti-incendio è venuta nel 1887 ad Anna Connely mentre, nello stesso anno, Josephine Cochrane creava niente meno che la lavatrice. Poi mentre ci faceva il bucato avevamo tanto tempo libero e allora Elizabeth Magie nel 1903 ha pensato bene di inventare il Monopoly. Che mancasse il frigo invece l’ha notato Florence Parpart e nel 1914 ha pensato di rimediare al problema proponendone il primo prototipo.
La lista delle donne pratiche e geniali è lunga e non posso elecarle tutte, basta pensare noi donne abbiamo una marcia in più e se vogliamo utilizzarla sky’s the limit, come dicono le anglossassoni.
Nel libro della Poinsot, la parte più interessante è quella che riguarda gli accorgimenti legati alla salute e al benessere fisico. Perchè molto spesso “le donne toste” sono capacissime di seguire le regole di empowerment al maschile (credere in se stesse, osare l’inosabile, farsi rispettare, ecc) ma poi come gli uomini si fanno venire l’ulcera dallo stress e soffrono mille altre magagne psicofisiche. Invece per star bene mentalmente è soprattutto necessario curare anche il benessere fisico. In queste pagine si trovano utilissimi consigli su come fare attenzione alla dieta (non ipocalorica ma sana), al movimento e al sonno (di notte ma anche un riposino, una siesta relax per combattere lo stress della giornata). Insomma diciamo “si” ai nostri poteri, ma al femminile, con quella sensibilità che ci contraddistingue e che è il nostro atout. E così bendispsote verso l’universo saremmo capaci di cogliere, al volo, anche quella botta di fortuna che aiuta sempre a mettere a posto l’armonia cosmica ma anche il privato di ognuna di noi, che in questo caso si chiama conciliazione.

Hillary continua a non convincermi

Democratic Presidential hopeful, Sen. Hillary Rodham Clinton, D-N.Y., laughs at a remark by moderator Chris Matthews, not shown, while addressing a forum sponsored by the American Federation of State, County and Municipal Employees, Tuesday, June 19, 2007, at the Marriott Wardman Park Hotel in Washington. AFSCME is the largest union for workers in the public service with 1.4 million members nationwide. (AP Photo/J. Scott Applewhite)

(AP Photo/J. Scott Applewhite)

L’avevo già scritto in tempi non sospetti e adesso Hillay Clinton mi convince ancora meno. Sono contenta che le mie perplessità siano condivise dalle americane più giovani e le vecchie femministe, quasi coetanee della Clinton, passino per babbione.
Mi sono sciroppata tutte le serie di The Good Wife e House of Cards, quindi so (più o meno) quanto sia stressante affrontare una campagna presidenziale. E quanto lo sia altrettanto doversi schierare, per convenienza economico/politica, dalla parte di un marito fedifrago, quindi concedo a Hillary qualche attenuante in più da quanto avevo scritto qualche anno fa. Ma continuo a non fidarmi di lei. Il fatto di essere una donna e poter diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti non la salva. Perchè mi pare, in un personaggio come lei, rappresenti un’etichetta più che una qualità.

 

Letteratura al femminile made in Africa

La lotta contro la discriminazione verso le donne passa anche per sentieri impervi e imprevisti, come per esempio lanciare una casa editrice che pubblica esclusivamente romanzi rosa in un paese difficile come la Nigeria. Questa è la missione di Ankara Press, una nuovissima casa editrice nata proprio per diffondere letteratura femminile romantica nei paesi africani. L’obiettivo di questa avventura è non solo quello di far sognare le lettrici con storie d’amore intriganti e coinvolgenti, ma anche di sovvertire i luoghi comuni e gli stereotipi africani più tradizionali e radicati nel rapporto di coppia.
Leggendo sul sito della casa editrice lo scopo della loro attività, si intuisce la novità e il coraggio di questa iniziativa. Infatti nella ricerca di nuove autrici, che scrivano in inglese, si specifica che i manoscritti che si possono inviare, con speranza di pubblicazione, devono ovviamente avere una trama che segua il classico plot del romanzo rosa ma con interessanti novità: il protagonista maschile, per esempio, non deve essere il solito figaccione, ricco sfondato e fascinoso, naturalmente deve essere piacente ma può fare anche un lavoro umile, come il falegname, il tassista, l’elettricista.
E lei, l’eroina della storia, deve essere una donna di carattere, pronta all’amore ma non a mettere sotto i piedi carriera e ambizioni.
Insomma non il solito zerbino insicuro dei nostri recenti bestseller.
Il romance quindi come cammino verso l’autostima e l’indipendenza. E tutti i protagonisti devono essere di colore e le storie ambientati nelle grandi città africane.
Mi sembra notevole in un continente dove la gran parte delle donne è sottomessa, esiste il fenomeno delle spose bambine, vige ancora la poligamia e l’infibulazione.
Auguro tutto il successo possibile ad Ankara Press, tra l’altro sul loro sito, si può trovare anche un regalo romantico per S.Valentino: un’ebook di storie d’amore africane, da scaricare come PDF o da ascoltare come file audio.

Contro la violenza sulle donne

Arrivo un po’ tardi, ormai è sera.
Scrivo solo adesso perchè voglio raccontare quello che ho sentito a un convegno in cui sono stata oggi pomeriggio, all‘Umanitaria. Si parlava di quello che si sta facendo concretamente a Milano. L’impegno pratico è su vari fronti. C’è il Pronto Soccorso Antiviolenza al Policlinico di Milano, fondato nel 1996 dalla ginecologa Alessandra Kustermann, che ha raccontato come in questi vent’anni la situazione è migliorata ma non significativamente. Le donne infatti che arrivano al Pronto Soccorso si fanno curare ma sempre con una gran fatica ad ammettere la violenza subita, soprattutto quando è avvenuta in ambito domestico. Quando sono vittime del partner o dell’ex partner. Molto importante in questi momenti di accoglienza e ascolto è che le donne riescano ad arginare la vergogna, sentano l’empatia, l’assenza totale di giudizio, di discriminazione in chi le accoglie.

Questa metodologia di aiuto, con la comunicazione da donna a donna, viene da lontano, è stata sperimentata per la prima volta più di cent’anni fa. E’ stata infatti messa in pratica da Alessandrina Ravizza, una signora della borghesia milanese che venne soprannominata “la contessa del brodo”, perchè era una benefattrice. Si impegnò sempre per aiutare i più deboli e fu soprattutto dalle parte delle donne. Una femminista ante litteram, la stessa che fondò il famoso “asilo Mariuccia”, assieme a Ersilia Majno, per aiutare le donne lavoratrici.
Sempre dalla parte delle donne più povere e reiette, delle donne violate e maltrattate ma anche delle prostitute. Si inventò il primo consultorio per curare la sifilide e capì anche l’importanza di fornire, così in anticipo rispetto ai tempi, l’importanza di dare una seconda possibilità a queste donne, di fornire loro un’educazione professionale per riuscire a mantenersi e sfuggire alla fame e alla miseria e alla violenza.
Per ironia della sorte oggi a Milano il suo nome fa venire alla mente un parco (che le è stato intitolato), e questo parco anni fa è stato anche al centro di uno scandalo perchè luogo di prostituzione, maschile però questa volta.

Un altro aiuto concreto alle donne che vogliono sfuggire ai maltrattamnti domestici (le statistiche confermano che la violenza nasce soprattutto in casa) arriva dalla Casa delle Donne maltrattate, un’organizzazione che è nata a Milano all’inizio degli anni’80 e offre a chi ne ha bisogno un aiuto concreto (con supporto economico, psicologico e legale) per almeno un anno.
Al convegno c’erano anche un’avvocato e una giudice, che hanno purtroppo ammesso che a livello legale c’è ancora molto da fare: alla Procura di Milano i casi di insabbiamento delle denunce che riguardano la violenza sulle donne, soprattutto quella psicologica e lo stalking, sono da record. Non ci sono i mezzi per fare le indagini e una volta arrivato in tribunale il caso viene archiviato per mancanza di prove e derubricato come conflitto di coppia!
Il divario fra i buoni propositi (teorici) della legislazione e la pratica, come sempre nel nostro Paese, è enorme. Proprio il giudice ha rivelato che nonostante l’esistenza dell’art.583 del Codice Penale che identifica l’infibulazione come reato, nonostante sia ancora diffusissima, anche da noi fra le bambine immigrate, a Milano non c’è mai stato un processo perchè non è mai stata presentata una denuncia.
Questo significa che nonostante i passi avanti legislativi, il problema più grave è quello culturale. Non solo fra le donne straniere ma anche fra le italiane, perchè la violenza contro le donne è ovunque a prescindere dal ceto sociale, dall’etnia e dalla religione. La crisi ha acuito l’aggressività e i 114 casi di femminicidio registrati lo scorso anno lo dimostrano drammmaticamente.

Hania: la forza di un’eroina guerriera

 

Dopo l’incredibile successo de L’ultimo Elfo, Silvana De Mari, autrice bestseller, amatissima dai fan del fantasy, tradotta in ben venti Paesi, torna con una nuova triologia, magica, e avventurosa. Si intitola Hania, ed è anticipata da un breve prequel Il regno delle tigri bianche,  che introduce le situazioni e i personaggi del primo romanzo: Il Cavaliere della Luce,
in cui si narra la storia di Haxen, principessa del regno delle Sette Cime, che ha la disgrazia di essere prescelta dall’Oscuro Signore, per dare alla luce la sua creatura. Haxen è disperata ma rifiuta di eseguire l’ordine ragionevole e doloroso di ucciderla. Come le ha insegnato suo padre lei è un Cavaliere e un non può uccidere un bambino, o il mondo perderà la sua anima. La principessa decide così di portare la creatura a vivere nel deserto, di nasconderla, dove non potrà nuocere a nessuno.
Tutta la storia è vista da due punti di vista, quello della principessa Haxen e quello della bambina Hania, intelligentissima, scorbutica, cattivissima ma irrimediabilmente muta. Hania già nel grembo di Haxen sa tutto e vede tutto. Ha capacità percettive fuori dal comune e diventerà un guerriero terrificante.

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La novità di questa trama, ricca di colpi di scena, che avvince nell’eterna lotta fra il bene e il male, è la forza di Hania, e anche di sua madre, donne che hanno il coraggio di ribellarsi alle leggi più ataviche. La loro è una forza indomabile e femminile che diventa un ottimo messaggio per le giovani lettrici del romanzo.

Silvana De Mari è stata astutissima e lungimirante a inserire questo elmento fra le pagine della sua storia. Chi parla di femminismo adesso viene zittito con la storia della quote rosa. Allora meglio delle parole sono gli esempi. E quello di questa principessa guerriera diventa una metafora che spero riesca a dare la carica a tutte le ragazzine che si appassioneranno alla sua storia.

 

La versione di Barbie


Ho capito perchè fin da bambina ti odiavo, insopportabile top model di plastica: sei il primo modello di donna rispetto al quale cominciamo tutte a sentirci inadeguate. Un bel vaffa è dedicato a te. E sono i vaffa che aiutano a crescere

Questo è scritto sulla quarta di copertina de La versione di Barbie, il nuovo libro di Alessandra Faiella. “I vaffa che aiutano a crescere” non è solo una geniale parodia del best-seller di Asha Phillips ma è un’assoluta verità. Perchè seguire il modello Barbie è rovinoso sempre e comunque.
Il libro della Faiella è un saggio ma anche un memoir. Dove si alternano ricordi di esperienze personali a riflessioni di costume.
Esilarante, ma anche tanto vera, l’analisi del suo primo bacio: la sensazione di un capitone viscido che si muove guizzando sul mio palato!
E la descrizione della catastrofe delle mestruazioni, con ricco excursus storico sul problema, ma anche un approfondimento fantascientifico su come sarebbero considerate fichissime le nostre cose se ad avercele fossero i maschi: C’ho un flusso! Ce l’ho molto più abbondante che tutti i miei amici! Vuoi veder che flusso ho nei pantaloni?
Un libro che fa tanto ridere, ma anche pensare, perchè l’autrice lancia un grido di allarme: siamo messe malissimo. Siamo tornate indietro di trent’anni (conferma purtroppo tutte le mie paure espresse nel post precedente), per le ragazzine uniformarsi con i modelli proposti è un inferno. Un inferno in salita.
Infatti, per tutte le donne è una corsa a ostacoli essere all’altezza delle aspettative che ci propinano i media. Dalla Barbie in poi tutti fanno a gara per proporci una visione falsa, sdolcinata e distorta della realtà al femminile: dai giornalini per teen, alla pubblicità, all’immagine della coppia e del ruolo materno, fino allo spauracchio della menopausa.
Che fare, oltre a dileggiare questi messaggi?
Non essere passive, non pensare che sia normale perchè oramai il modello è accettato ubiquamente.
Parlare, ridere e deridere, leggere questo libro e regalarlo alle amiche. Di qualsiasi età.

Hillary? No, grazie


In prima pagina del Corriere di oggi c’è la notizia dell’incontro di Hillary Clinton, attuale Segretario di Stato Americano con la leader birmana Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace. Un meeting storico che si spera possa alleggerire la tensione in Birmania. Non mi addentro nel commentare politicamente l’incontro, ma vorrei invece parlare di Hillary Clinton che in un altro articolo “di spalla” secondo Tina Brown, direttone di Newsweek e del quotidiano on line Daily Beast, viene definita paladina delle donne e dei loro diritti. Per avvalorare il suo parere cita un programma strategico, di 4 anni, redatto dal Dipartimento di Stato della Clinton in cui le donne e i loro diritti sono nominate 133 volte in 220 pagine. Cito testualmente le parole della Brown:
“Secondo la Clinton se si consente alle donne di svolgere un ruolo politico e culturale rilevante nella società, tutti ne traggono benefici, inclusi gli uomini e i bambini”.
Sono d’accordo al 100% con questa affermazione ma non mi fido della Clinton come paladina dei diritti delle donne.
Così come non mi fidavo di Condoleeza Rice come esempio dei diritti degli afroamericani.
La Clinton non mi sembra neanche tanto una donna, è un mostro di ambizione di sesso femminile che per avere il potere si comporta come un uomo.
Hillary Clinton la sua reputazione femminista se l’è giocata quando non ha divorziato, per convenienza ovviamente, da Bill Clinton, allora Presidente, se la intendeva con Monica Lewinsky nella Stanza Ovale.
Queste mogli che perdonano e rimangano a fianco dei mariti potenti, e maiali, per interesse mi disgustano profondamente.
OK, è un atteggiamento molto anglosassone. Cultura diversa, loro sono più repressi.
Da noi non succede: perchè o non è mai vero o non è mai peccato.
Però, ripensandoci, alla fine la nostra Veronica è stata meglio della Clinton.
Quindi ottimo se grazie alla nuova Hillary ci saranno miglioramenti a livello globale per la vita delle donne, ma a santificarla come eroina delle donne proprio non ci riesco.

Non c’è scelta?

Qualche giorno fa ho letto questo articolo su La Repubblica, mi sono ripromessa di farlo leggere anche ad Anita, che fra 3 settimane compirà tredici anni.
Poi l’altra sera, prima della buonanotte, ci siamo messe a parlare di scuola, di insegnanti, di pagelle e di ragazzine e ragazzini.
“Ci sono bambine di prima che vengono a scuola truccate e scollate. Anche con questo freddo, anche se sono piccole, basse e non hanno le tette”, mi ha raccontato mia figlia.
Allora mi è venuto in mente quello che avevo letto nel pezzo di Repubblica, di quanto sia univoco il modello presentato oggi alle adolescenti. Nei giornalini per loro tipo Cioè, Topgirl e altri di cui fortunatamente non ricordo il nome, ci sono espliciti consigli della ginecologa, così espliciti da farsi quasi il segno della croce anche se si è atei, pensando che il pubblico che legge parte dai dodici anni, poi pagine e pagine su come sedurre, piacere, truccarsi, dimagrire, copiare il look vincente della cantante smutandata che scale le classifiche, ecc.
Perchè è questo che si chiede alle bambine, crescere in fretta per diventare sexy ed esserlo dai 12 ai 65 anni.
L’ho commentato con Anita, tenendo al minino i risvolti politici, raccontandole anche un po’ di storia sociale.
Negli anni ’50 le ragazze dovevano essere “perbene” e più o meno si arrangiavano per apparire tali. Le ho detto delle fujtine e dei matrimoni riparatori. Era più stupita che se le avessi parlato dell’avvistamento di un UFO.
Negli anni’ 70 è arrivato il femminismo, la rivincita delle cattive ragazze e si è aperto un ventaglio di scelta sui modelli da seguire. Le ho parlato dei consultori e del fatto che oggi stiano scomparendo.
Le ho detto che a 12-13-15 anni una ragazzina ha il diritto di essere interessata ad attività diverse: andare a cavallo, giocare a basket, sciare, disegnare, usare il computer, ecc. Non solo cercare di sedurre i maschi. In Francia, ad esempio, abbiamo trovato tantissimi giornalini per teen-ager pazze per l’equitazione, che però affrontavano anche gli altri temi psicologici interessanti per quell’età, da noi non esiste niente di simile. Si va direttamente dalle Winx alla seduzione tout-court, passando per i gossip sui divi.
C’è una grande involuzione nei costumi: una punzione contro la libertà e la consapevolezza femminile. Ho dato la colpa al consumismo per non proiettare troppa negatività sulla mia bambina.
Anita ha concordato con me che il modello seguito dalla stragrande maggioranza delle ragazzine che conosce è proprio quello della velina-to be e per essere diversa ci vogliono grandi dosi di coraggio, fantasia e spirito di indipendenza. E nell’adolescenza non si hanno tonnellate di autostima e sicurezza che permettono di uscire dal coro.
Ho tenuto il tono della conversazione volutamente leggero, senza troppi drammatici approfondimenti per non angosciare mia figlia. Alla fine comunque mi ha chiesto:
“Ma mamma come facciamo a cambiare queste cose? Peggiorerà sempre? Le bambine di cinque anni vorranno già aver le tette?”
Ho cercato di sorridere e rassicurarla: “No, no Anita, vedrai che le cose cambieranno”
Ho mentito, perchè invece sono veramente preoccupata.

Da Biancaneve a Frida Kahlo

Post dedicato alle mamme delle bambine. Ma anche a quelle dei maschietti. Considerato che in questo momento violento il concetto di prevaricazione e uguaglianza dei sessi sta pericolosamente andando a ramengo. Negli ultimi tempi ho letto almeno tre post di madri preoccupate sullo stesso tema: ma le favole classiche così politicamente scorrette, retrograde e pericolose per i neuroni delle nostre bambine, dobbiamo boiccottarle?
Quanti danni fanno, in una società già densa di Grandi Fratelli, sesta di reggiseno e veline uber alles?
Ok, ci rincorriamo tutte sugli stessi temi, ma questo mi sembra importante, fondamentale nell’educazione delle nostre figlie e quindi non una semplice ripetizione. In questi giorni le ragazze non possono nenache più uscire la sera senza rischiare e quindi riparlare di Barbablù mi sembra quasi doveroso.
Un’alternativa intelligente alle storie di principe e principesse esiste, sono i libri sulle ragazze indipendenti, sulle eroine del passato, in questa collana si trovano biografie di ragazze toste del passato, scritte per le ragazzine, dai 9-10 anni in su. Noi l’abbiamo scoperta comprando il libro sulla vita di Anita Garibaldi, perchè spesso nonne affini, dicevano ad Anita quando si presentava:
“Ah! Come Anita Garibaldi!”.
Lei mi guardava con un’espressione interrogativa e così il libro era servito per scoprire chi fosse veramente questa giovane sudamericana. Sabato invece, siamo andate a vedere Caravaggio e alla libreria della Pinacoteca di Brera, ho visto il libro della stessa collana su Frida Kahlo. Non ho resistito e l’ho comprato per Anita. Anche edulcorata la vita della pittrice messicana è proprio agli antipodi di quella della demente Biancaneve.
Si è sposata quel panzone egoista, infedele e ubriacone di Diego Rivera, l’ha amato e ha sofferto tutta la vita. Ha dipinto quadri angoscianti. Ma è una delle poche pittrici donne al mondo. Ho insistito su questo. Sulla sua forza e determinazione. Ho glissato sui quadri pieni di sangue e di strazio. Ho sperato che stanotte le mie figlie non avessero incubi. Forse il salto da Cinderella a Frida è stato un po’ azzardato e pericoloso, ma il libro lo leggeremo insieme.