Unlearning: un film per cambiare la vita

Quante volte frustrati dalla routine, dai contrattempi, dagli imprevisti o anche solo dalla stanchezza, abbiamo pensato di cambiare vita, di lasciare tutto e rivoluzionare modi e abitudini? Poi per pigrizia, paura del cambiamento, vigliaccheria, facciamo finta di niente e continuiamo con il solito tran-tran, affrontando magari solo qualche piccola modifica.
Invece c’è chi con coraggio ha veramente mandato all’aria la vita metropolitana e l’incasellamento nelle abitudini per provare a vivere diversamente. Seguendo un ideale, un po’ come si faceva nell’ottica frickettona degli anni’70. E dall’esperienza è nato Unlearning, un film documentario che sarà possibile vedere presso lo Spazio Oberdan a Milano dal 27 maggio al 3 giugno.
Il viaggio di una famiglia, Lucio, Anna e Gaia, attraverso ecovillaggi, comunità, famiglie itineranti per conoscere chi ha avuto il coraggio di cambiare. Sei mesi di viaggio al costo di poche centinaia di euro: per realizzare il progetto la famiglia ha usato il baratto, scambiando competenze, casa, oggetti, tempo. Senza un’autovettura a disposizione hanno dovuto arrangiarsi con l’autostop, percorrendo così oltre 5000 Km in compagnia di sconosciuti. Hanno vissuto ogni nuovo incontro come una possibilità, imparando a lasciare a casa paranoie, retaggi culturali imposti, prestandosi a dare una mano nei modi più disparati per ottenere vitto e alloggio e vivendo ogni occasione per crescere come famiglia, per capire davvero cosa conti in una squadra per definirsi tale.
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Un documentario sulla fiducia, su un’Italia di uomini, donne e bambini che, all’omologazione, hanno risposto facendo della propria esistenza un inno alla diversità per aprirsi al cambiamento.
Lucio, sua moglie Anna e la piccola Gaia Basadonne sono i tre protagonisti di Unlearning che racconta in modo semplice e diretto l’esperienza di una famiglia come tante che un giorno ha deciso di provare a vivere in modo diverso.
«Otto ore di lavoro al giorno a testa, bambina a scuola fino alle quattro del pomeriggio, babysitter…. Quando arriva il momento più importante della giornata, la cena, ci ritroviamo sfiniti a parlare di mutuo e bollette, organizzando un’altra giornata di sopravvivenza», ha dichiarato Lucio.
«Questo è il modello comune che finora abbiamo vissuto, che ci confina in uno stile di vita che a nostra volta stiamo trasmettendo ai nostri figli come assunto di verità. Ma se lasciassimo la religione del comfort per condividere i tempi, gli spazi, le logiche e i meccanismi di relazione con chi ha un concetto diverso di famiglia?»

5 comments

  • Molto, molto interessante. La sfortuna vuole che ieri fosse a Bergamo con gli autori e io leggo oggi. Comunque ho un’altra possibilità il 13 giugno!
    Posso farti un piccolo appunto? Perché non Anna, suo marito Lucio e la piccola….

  • patriziavioli

    Hai ragione 🙂 prima le donne, motore della famiglia!

  • mah…sì per carità pare tutto bello e bucolico.
    Sinceramente penso che sia ben più coraggioso cercare di migliorarare la propria vita senza stravolgerla del tutto, senza dover fare per forza qualcosa di eclatante.

  • patriziavioli

    Spesso è così: si preferisce fare qualche cosa di completamente diverso per poi avere la forza di tornare indietro e aggiustare le cose.

    però un film sugli aggiustamenti non si potrebbe fare 🙂