Inside out e la mappa delle emozioni


Esce domani ed è un film molto divertente. La trama è semplice, il classico plot americano sui traumi emotivi dei ragazzi costretti a trasferirsi da uno stato all’altro per colpa del lavoro dei genitori. In questo caso la protagonista, la dodicenne Riley deve lasciare il Minnesota per andare a vivere a S.Francisco. Da un punto di vista italiano sembrerebbe una botta di fortuna, ma per Riley non è così. Lasciare i suoi amici, la montagna, cambiare casa e scuola è un dramma.
Un cambiamento che le stravolge lo schema emotivo e qui c’è la genialità del film, girato quasi interamente all’interno del cervello della ragazzina, dove protagonisti sono proprio le emozioni. C’è Gioia, Rabbia, Paura, Tristezza e anche Disgusto. Saranno loro che, allertati dal roller coster degli umori di Riley, cercheranno di salvarla dai pericoli e soprattutto dai suoi capricci.
Se per i bambini vederlo è divertente seguire tutti i colpi di scena, per gli adulti fa riflettere proprio sul ruolo delle emozioni. Se riuscissimo a essere meno coivolti in certi nostri momenti di black out emotivo, fermarci un attimo, visualizzare anche nel nostro cervello gli “omini” rabbia, paura, disgusto, che lottano per avere il sopravvento, forse riusciremo a comportarci meglio. A essere più felici.
Quando sono uscita dal cinema dopo aver visto il film, ero convinta di potercela fare anch’io, essere zen e governare meglio i miei malesseri.
Vedevo Rabbia che cercava di coinvolgere Disgusto ma io li bloccavo coinvolgendo Gioia. E poi inserivo Chisenefrega (che non c’era nel film perchè per i bambini non è educativo mettere un personaggio che si chiama indifferenza, ma per gli adulti è consigliabile)
Da quel giorno sono passati tre mesi e tantissime rotture di scatole.
Ho consolidato la partnership con Rabbia e sono diventata amica anche con quella palla di Tristezza, ma so che devo riprendere al più presto questo allenamento mentale se voglio affrontare l’autunno senza sclerare troppo.