Madri sempreverdi?

“Sperma e ovociti per tutti”. Non è la nuova variante dello slogan dell’uomo politico inventato da Antonio Albanese, ma la promessa seria di Zev Rosenwaks, direttore del Centre for Reproductive Medicine and Infertility di New York. La notizia era in prima pagina del Corriere di ieri: fra trent’anni non ci saranno più problemi di infertilità. L’orologio biologico non cliccherà più, si potrà procreare oltre la menopausa, l’andropausa e al di là di ogni preferenza sessuale. Tutto ciò grazie all’ectogenesi: utero artificiale e staminali. Basta con i parti prematuri e via libera alla diagnosi preimpianto. Sono entusiasta per la risoluzione dei problemi di infertilità. Non mi pronuncio sulle coppie di omosessuali, ma sono molto perplessa su quelle formate da genitori vecchi. Sono nata da una primipara attempata, molto attempata per gli anni’60 e quando me ne sono resa conto non mi è piaciuto per niente. Volevo una mamma diciottenne e, con la sincerità un po’ crudele dei bambini, l’ho anche dichiarato apertamente. Poi anch’io ho avuto le bambine piuttosto tardi e me ne rammarico.
A Insieme abbiamo fatto varie volte inchieste sui tempi della maternità: 20-30-40 anni, qual è l’età giusta? Nessuno fra gli esperti si è mai sbilanciato troppo. A vent’anni fisicamente è il massimo ma poche ne approfittano, attorno ai trenta va bene ma ci si fotte la carriera. A quaranta si è madri consapevoli: più portate a sacrificarsi per la prole, però l’energia comincia a scarseggiare. Ogni età ha i suoi pro e contro. Ma le mamme-nonne, per favore no. Non inventiamoci il lifting anche per la maternità.