La nostra famiglia da qui in poi

I  matrimoni durano in media quindici anni, l’amore finisce per vari motivi. Il progetto familiare sbiadisce, l’entusiasmo dei primi tempi evapora e alla fine, soffrendo, si decide che la convivenza sia divenuta insopportabile. E ci si separa. Per andare alla ricerca di una nuova serenità, per rifarsi una vita, per trovare un equilibrio più stabile. Ma quando ci sono di mezzo i bambini questo piano di cambiamento, questa ribellione a una routine che va stretta, si complica molto.
Simona Rivolta, psicologa che si occupa dell’evoluzione della famiglia nella società attuale e lavora a Milano presso la Fondazione Minotauro, ha scritto questo manuale  per aiutare i genitori in crisi a vivere meglio il momento della separazione e ad arginare il più possibile il disagio dei bambini.
Da spettatrice privilegiata, grazie alla sua esperienza clinica, ha potuto osservare che i danni inconsapevoli che i genitori sul punto di separarsi fanno sono dovuti essenzialmente a un errore di prospettiva. Madri e padri vedono la separazione da un punto di vista essenzialmente “adulto”, ignorando le vere esigenze dei bambini.
Il primo sbaglio è minimizzare la sensibilità dei più piccoli e illudersi di proteggerli con delle scuse, delle menzogne raccontate a fin di bene. Per cercare di far vedere ai bambini i vantaggi della nuova situazione.
La propaganda più banale è quella che prospetta doppi regali a Natale, ai compleanni, doppie vacanze, doppie camerette, ecc. Una bugia patetica quasi come dire “é buono, sa di pollo” quando si cerca di far mangiare il pesce ai bambini.
I commenti e le osservazioni dell’autrice (separata a sua volta) sono coraggiosi e provocatori rispetto a una mentalità comune che spesso sembra sminuire l’impatto della separazione sulla psicologia dei figli. Ma nelle pagine de La nostra famiglia di qui in poi c’è molta empatia e il titolo stesso ne spiega l’obiettivo: aiutare chi si sta separando a capire che la famiglia va preservata. Continuerà a esistere e per farlo deve evolvere dallo status precedente a quello successivo, dove il padre e la madre non vivono più insieme ma continuano a esercitare il loro ruolo dei genitori al meglio delle loro possibilità.
Non è semplice ma la lettura di questo manuale può essere di grande aiuto.

Boyhood


Dura due ore e quarantacinque minuti, ma li vale tutti.
Boyhood è un film bellissimo e molto particolare. La lavorazione è durata ben dodici anni, perchè il regista voleva narrare la vita del protagonista, dai 6 ai 18 anni, nello stile più veritiero possibile. Quindi ogni anno, ogni estate, ha riunito la stessa troupe per girare un ulteriore spezzone del film.
Gli adulti sono ovviamente invecchiati e i ragazzi sono diventati adolescenti e poi adulti.
La storia, che si svolge in Texas, è quella di Mason e della sua famiglia.
Ci sono padre e madre (Patricia Arquette ed Ethan Hawke), diventati genitori troppo giovani. Hanno divorziato e i loro figli Mason e la sorella, vengono trascinati dalla madre in nuove realtà famigliari, con infiniti traslochi e ambientamenti vari, a rischio bullismo, in nuove scuole.
L’aspetto straordinario di questo film è la narrazione realistica, senz’altro ottenuta grazie alla continuità degli attori, ma anche al talento del regista che è riuscito a coinvolgere, commuovere, scandalizzare e far sorridere, senza appesantire mai.
Senza drammatizzare, senza il bisogno di sottolineare nulla. Mostra, ad esempio, degli aspetti molto sbagliati nella gestione del divorzio dei genitori, senza prendere le difese o attribuire colpe.
E questa neutralità così incisiva rende ancora più forte il messaggio del film.
Enfatizza gli errori che gli adulti compiono nei confronti dei ragazzi, cercando di fare invece del proprio meglio.
Sbagliando spesso non solo per egoismo, ma perchè la vita è sempre complicata. Chi ha figli si rispecchia in questa pellicola e spera con tutto il cuore che Mason cresca equilibrato anche se ha avuto un padre troppo infantile, una madre con un pessimo gusto nel scegliersi i fidanzati, una sorella prevaricatrice e un nonno acquisito che, per il diciottesimo, gli regala un bel fucile.
Ci sono dettagli molto americani che fanno tirare un sospiro di sollievo e pensare:
“Beh, almeno quella stupidata lì noi non la facciamo! Non siamo mica texani!”
A parte questo, per chi ha dei figli adolescenti è una rimpatriata. Un film toccante che mostra molti degli errori che nell’educazione non si dovrebbero proprio fare, ma si fanno. Capita di sbagliare, ma c’è un messaggio di speranza.
Alla fine comunque i ragazzi crescono e se si sentono amati le cose, un po’, magari, si possono anche rimediare.