In becco alla cicogna

Desiderare un figlio e crescerlo nella testa e nel cuore prima che nella pancia. Perchè la pancia rimane ostinatamente vuota, nonostante si provi e riprovi.

Con tutti i metodi: prima a casa propria, declinando i tentativi in varie tappe sempre meno divertenti. (Dal fare l’amore, a voler farsi inseminare a tutti costi, quel dato giorno a quella certa ora, per beccare l’ovulazione). Poi in ospedale, dove inizia il percorso stressante della procreazione assistita. Un cammino emotivamente e fisicamente pesante che spesso però fa nascere una grande solidarietà tra le donne che sognano di diventare madri.

Eleonora Mazzoni, attrice e scrittrice, ha vissuto questa esperienza sulla propria pelle e ne ha preso ispirazione per il suo primo romanzo Le Diffettose, da cui è stato tratto anche un bellissimo spettacolo teatrale.

Mentre ora con questo nuovo libro, nato dalle lettere ricevute dalle tante donne che sognano un bimbo e stanno percorrendo la strada della procreazione assistita,  Eleonora Mazzoni fa chiarezza su questo percorso, di cui si discute tanto nei media ma in modo confuso e spesso accusatorio.

Tra le pagine di In becco alla cicogna, in uno stile divulgativo ma molto coinvolgente, vengono analizzate tutte le problematiche che una donna deve affrontare nella ricerca di un figlio. Oltre alla postfazione con l’autorevole opinione di Carlo Famigni, ci sono interessanti ed eccentrici excursus storici sull’origine delle pratiche di fecondazione artificiale.

Tutti sanno che la prima bimba nata in provetta fu Louise Brown nel 1978, ma il primo caso di inseminazione fu “un esperimento” dell’abate Lazzaro Spallanzani che negli anni’70 del 1700 rese madre, di tre cuccioli, una barboncina. Non vi racconto come fece a procurarsi il seme del padre barboncino, ma vi lascio immaginare la strategia.

Un altro fatto sconosciuto riguarda la scoperta delle gonadotropine (fatta attorno al 1950 dall’azienda farmaceutica Serono), sostanze che servono a stimolare la produzione di ovociti. E dove si trovano in abbondanza le gonadotropine? Nella pipì delle donne in menopausa. Così Pietro Bertarelli, a quei tempi capo dell’azienda, ebbe una trovata geniale: una grande quantità di questa urina si poteva reperire nei conventi, nella pipì delle suore. Meglio se in clausura, così non c’era neppure il pericolo di contaminazioni con infezioni sessuali. Le monache accettarono di buon grado e così la Serono potè commercializzare i primi farmaci per favorire il concepimento.

La generazione


Sono in ritardissimo con la recensione della scorsa settimana, ma eccomi qui. Praticamente un libro e un film in una botta sola. Infatti il romanzo La generazione di Simone Lenzi è stato trasformato in un film (che non ho ancora visto ma è nella mia wishing list). Probabilmente ha avuto l’onore della trasposizione cinematografica perchè è la prima volta che la storia di un figlio desiderato a tutti i costi viene raccontata, con onestà e sentimento, dalla parte di lui.
Dal punto di vista del padre, o meglio di colui che sogna di diventarlo.
Il romanzo è l’altra faccia della medaglia della storia raccontata da Eleonora Mazzoni ne Le difettose, dove le emozioni, le paure e la frustrazione per una gravidanza che non arriva sono tutte al femminile.
La prima differenza, molto vera, fra queste due testimonianze è che l’uomo dice: “Vorrei un figlio”. Usa il condizionale perchè il desiderio c’è ma non è così impellente e totalizzante. Mentre la moglie del protagonista di questo romanzo “Vuole un figlio”, presente indicativo, più forte e deciso.
Certo, per i maschi è diverso. Il desiderio di procreare, di generare (da cui il titolo del romanzo) può essere forte ma non viscerale come per le donne. Poi le storie dei due romanzi corrono quasi parallele: in entrambi si impara il gergo tecnico usato da chi si sottopone a inseminazioni e trattamenti. Le donne sono fivettare, la cicogna diventa la cico, ci sono le beta e si cova. Poi, proprio perchè un figlio che non arriva è un bambino pensato, sognato perciò astratto, più di testa più che di pancia, in entrambi i libri i protagonisti hanno tanto tempo per riflettere sul significato della vita. Su quello che li ha portati a vivere questa esperienza. Mentre per Eleonora Mazzoni il filosofo di riferimento è Seneca per il protagonista de La generazione è Aristotele.
Una cosa mi ha colpito, fatto sorridere, ma anche fatto giudicare un po’ immaturo il protagonista di questo romanzo. Per l’inseminazione aritificiale l’uomo deve produrre il seme. La donna invece deve prima bombardarsi di ormoni, sottoporsi appunto all’inseminazione e tremare poi tutte le volte che va in bagno sperando di non vedere le rosse.
Allora per la produzione di questo benedetto seme di solito i maschietti si chiudono in un cubicolo con un giornalino e/o un po’ di fantasia al fine di fornire il vasetto con il prezioso liquido. Non sarà romantico e neppure ecccitante, ma non mi pare un eccessivo sacrificio. Invece nel libro questa attività viene descritta, certo con molta ironia, ma anche come una difficile, frustrante, corvée.
Suvvia, nella vita c’è di ben peggio che una pippa a comando.

Giveaway del romanzo Le difettose


La maternità comincia prima nella testa che nella pancia. E il desiderio di un figlio può diventare così forte da trasformarsi in un’ossessione. Specialmente quando non arriva. Ai miei tempi avevo tentato inutilmente di rimanere incinta solo per un anno e mezzo ma un po’ l’ho sperimentata questa febbre. Forse anche per questo ho particolarmente amato Le difettose il romanzo di Eleonora Mazzoni, in cui l’autrice descrive l’odissea della ricerca di un figlio a tutti i costi. Il viaggio nel pianeta della procreazione assistita, dove le donne che sognano il pancione si sentono appunto meno “giuste” delle altre, le mamme toutcourt, le superfertili. Si pensano appunto difettose. E proprio per questa sorellanza (come succede sempre fra le donne quando sono in difficoltà) instaurano fra loro una grande affettuosa complicità, si sostengono a vicenda, comunicano anche con un linguaggio speciale. Loro sono “le fivettare”, i rapporti sessuali nei giorni fertili diventano “i compitini”, le mestruazioni “le maledette” e l’augurio più sincero è “in becco alla cicogna”.
Eleonora Mazzoni riesce a raccontare questo mondo dosando sapientemente leggerezza e introspezione. Mixando scienza e superstizione. Perchè chi vuole farcela a tutti costi non si ferma davanti a niente e le prova tutte: dagli espertoni della medicina agli sciamani, passando per la religione. La ricerca di un bebè oggi è un business fiorente e c’è sempre qualcuno disposto a venderti la formula “bimbo-in-braccio”.
Ma proprio perchè la maternità non è solo una questione di ovaie pimpanti, l’autrice ripercorre anche il proprio vissuto, la sua esperienza di figlia e nipote. E anche qui mi ha coinvolto e divertito, perchè usa il dialetto romagnolo che mi ricorda l’infanzia. Per esempio, un’overdose di piadine pare faccia miracoli…ma adesso smetto di raccontarvi la trama perchè vi rovinerei la lettura. Infatti se volete una copia del libro, partecipate al giveaway: lasciate un commento e rilanciate sul vostro blog, Facebook o twitter. Avete tempo fino al 22 aprile.