S.O.S educazione sessuale

In inglese lo chiamano “talking about birds and bees”, il discorso sugli uccelli e sulle api. Si tratta di quella chiacchierata imbarazzante che i genitori si sentono costretti a fare dopo aver ricevuto un po’ di domande spinose a cui non possono più rispondere cambiando discorso o offrendo un gelato.

A scuola non si fa più “italiano sessuale”.
L’aveva definito così alle elementari un compagno di mia figlia. Era capitato una mattina quando la maestra di italiano, appunto, aveva cominciato a spiegare certe cose dopo aver trovato un bigliettino “scottante”.

La “Buona Scuola” ha deciso di risparmiare su questa materia e così va a finire che ragazzini e ragazzine imparano dalla rete e dai compagni.

Una volta che parlavo di un film forse troppo esplicito per la sua età, mia figlia mi ha risposto scandalizzata: “Mamma, ma io ho fatto le medie!”

Insomma l’educazione sessuale è in mano alle famiglie ed non è certo facile affrontare certi argomenti. Anche se la sessualità ci circonda con riferimenti forti, con scene ed esibizioni non troppo velate su tv, internet e pubblicità, non sempre i genitori sono pronti a dare risposte. E parlare in famiglia di sesso rimane un tabù difficile da scardinare.

Nello stesso tempo però i ragazzi sono tempestati da immagini che li spingono verso varie forme di precocità. Ci troviamo in un contesto in cui questi messaggi pervadono la mente dei nostri figli ma il loro cervello non è pronto, nella maggior parte dei casi, a elaborare quanto visto.

Ai genitori allora è chiesto di intervenire, di educare alla sessualità senza colpevolizzare e senza anticipare i tempi. È fondamentale che i genitori sappiano dare informazioni giuste al momento giusto – anche ai più piccoli, quando capitano per la prima volta argomenti sessuali e arrivano le prime domande e curiosità.

Questo tema, così attuale e spinoso, sarà affrontato il prossimo lunedì 6 febbraio, in un incontro gratuito da non perdere, alla Scuola Genitori di Daniele Novara. A discuterne con lui Silvia Veggetti Finzi, psicologa clinica e scrittrice.

Ecografie e domande imbarazzanti


L’ultimo must-have, l’oggetto di culto per le mamme in attesa è AngelSounds: un ecodopler fetale a ultrasuoni che dà la pssibilità di registrare e ascoltare i battiti del cuore del proprio bambino, dalla 12ma settimana. Si può acquistare in farmacia a 59 euro oppure on line a “soli” 82. E’ l’ultima frontiera del lucroso business della gravidanza, dopo l’ecografie a 3D e 4D da eseguire nello studio del ginecologo. In queste sedute, assolutamente non diagnostiche, in un’ora sborsando dai 200 ai 400 euro, mamma e papà possono vedere il loro futuro bambino in immagini piuttosto realistiche. E portarsi a casa un CD di foto o un DVD da mostrare a parenti e amici (vi ricordate la noia di filmini e le diapositive delle vacanze degli altri?) in cui si vede il futuro bebè che sgambetta sereno nel liquido amniotico. Incredibilmente Angelsounds ha avuto la benedizine dell’AGOI (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani) anche se da anni la FDA americana ha lanciato l’allarme sull’ecografie eseguite per scopi non diagnostici, soprattutto per il rischio di esposizioni prolungate e di maggiore intensità agli ultrasuoni. Non si sa se possano danneggiare o meno il feto. Ma l’ansia e la curiosità delle mamme in attesa è comprensibile, quand’ero incinta avrei voluto sposare il mio ginecologo per averlo tutto per me: lui e il suo apparecchio doppler.

Undici anni dopo…
Ieri sera ero da sola in auto con Anita che mi ha chiesto spiegazioni sul film Juno, perchè l’aveva incuriosita un manifesto pubblicitario. Le ho risposto che è la storia di una ragazzina sedicenne che rimane incinta e decide di non abortire. Abbiamo parlato brevemente del’aborto (i dettagli necessari), mi ha domandato se le gravidanze di adolescenti sono molto comuni (più da noi o negli Usa?). Poi mi ha chiesto come hanno reagito i genitori di Juno quando lei ha confessato di aspettare un bambino. Ho esitato perchè non ho visto il film e non sapevo bene cosa dire, allora Anita sorridendo ha aggiunto: ”Le avranno detto: era ora!” e ci siamo fatte una risata. Spero che le nostre conversazioni sul sesso abbiano sempre questa leggerezza, perchè ho scoperto che nel parlarne sono imbarazzata come una vecchia babbiona. Tre anni fa, in farmacia Anita ha visto dei preservativi (tipo denim) mi ha chiesto cos’erano e le ha detto che si trattava di cerotti da mettere quando si va a una festa e le scarpe con i tacchi alti fanno male. Solo due anni fa quando me l’ha ri-domandato, in un altro negozio sempre vicino alla cassa (preservativi Benetton multicolore) ho dovuto dire la verità. Vorrei tanto che ci riproduccessimo per partenogenesi.