Gli anni bui delle medie

Ieri pomeriggio ho visto donne affannate che trasportavano teglie.
Papà con cassette di bibite.
Nonne con cestini di panini.
Tutti di corsa.
A scuola, mentre finivo di ascoltare il saggio della mia classe già la scena stava cambiando e cominciavano ad allestire per la festa. Pizzate, buffet, apericena (?) o dopocena.
Qualsiasi cosa va bene per celebrare la fine dell’anno scolastico (anche se è freddo come alla recita di Natale).
Siamo alle medie, la terra di mezzo.
Il momento meno brillante del curriculum scolastico dei nostri figli.
Alla materna erano buffi e teneri.
Alle elementari simpatici e bricconi.
Passa un attimo e sono alle medie: già ribelli.
E la seconda media è l’anno peggiore.
Mentre in prima sono un po’ spaesati, l’anno successivo i ragazzi esplodono e diventano ibridi alieni.
Tutte le diversità devono convivere.
Meravigliosi teenagers vestiti tutti con le stesse marche che affrontano il mondo armati di iPod.
Ci sono i bassetti, gli spilungoni, i bulli, le vamp e le bambinette.
Brufoli, apparecchio, trucco improponibile, capelli piastrati, vocine e vocioni, peli superflui, sopracciglia depilate ad ala di rondine, push-up ma anche ascelle puzzolenti, overdose di gel e parolacce.
Ma soprattutto guerra all’ultimo sangue fra le Belibers, fan di Justin e le 1D, le acerrime nemiche, fan degli One Directions.
E di conseguenza anche i genitori diventano strani: non si racappezzano più.
E sparano al bersaglio più facile: il professore.
Ma non bisogna disperare, le scuole superiori sono dietro l’angolo e al liceo è bellissimo: nessuno pronuncia la parola pizzata e scrive TVTTB.

P.S. Mi hanno appena fatto notare che nella lista delle tipologie ho dimenticato i rapper: è verissimo, in seconda media è pieno di rapper! Oggi mia figlia ha rappato accompagnandomi (di mala voglia) a fare la spesa al super.

Quando iniziano a volare

Svolta epocale: oggi la mia primogenita è andata, per la prima volta, in centro a Milano da sola con l’autobus.
Evento della stessa importanza dello svezzamento, spannolinamento, ingresso alla materna, ecc.
Lunedì comincerà il liceo che raggiungerà appunto in autobus, insieme abbiamo già provato alcune volte il tragitto, ma oggi ha voluto farlo con una futura compagna di classe.
Questa sua amica è fisicamente molto simile a mia figlia: entrambe sono alte 1,75, hanno capelli biondi lunghi, un notevole stacco coscia, una passione per i pantaloncini corti e una delle due, putroppo, ha anche le tette.
Perciò, capirete, che erano giorni che cercavo di posporre la loro gita.
Fortunatamente ci sono manifestazioni di piazza, sciopero dei mezzi e il progetto è stato spostato avanti nel tempo. Ma le ragazze incalzavano.
Ne ho parlato con Sant’: “Prima o poi dovrà andare”
Ne ho parlato con Anita: “Stai attenta a questo, a quello, il telefono, il portafoglio…mettiti i pantaloni lunghi…non parlare agli sconosciuti…non comprare elefantini di ebano”
“Ma dai mamma, stai tranquilla, il mio amico F, va sempre”
“Echissenefrega! F è un maschio brufoloso!”, non avrei mai creduto di arrivare a dire cose del genere ma l’ho fatto.
Nella mia testa visualizzavo due turiste svedesi negli anni’70, concupite da bagnini di Riccione.
Che agitazione.
“Mamma, poi mangiamo il sushi alla Rinascente”
“Perchè allora non andate da Just Cavalli Cafè? O da Nobu? Siete impazzite?! Ti finanzio solo un panino, al massimo un panzerotto!”
Stamattina è partita.
“Mamdami un sms appena atterri…cioè… arrivi”

Sweet fourteen vs. vecchia rimba


Anita, l’altro ieri, ha compiuto quattordici anni.
La prova che oramai sia grande l’ho avuta dal fatto che nella rubrica del mio cellulare non ho più i numeri delle mamme delle sue amiche, ma direttamente quelli delle ragazzine.
Abbiamo celebrato, Emma è stata carina e generosa con la sorella maggiore,
ma si sa, i compleanni degli altri rendono sempre un po’ invidiosi. Così per stemperare la frustrazione della non festeggiata ho pensato di fare un regalino extra a Emma.
Per caso, ravanando tra i miei gioielli ho trovato un anellino che avevo comprato un sacco di anni fa. Un serpentello con l’occhio di rubino, uguale a uno che avevo da piccola. La mia secondogenita ama molto gli egizi e questo accessorio da Cleopatra mi sembrava perfetto.
“Emma guarda ti piace? Lo vuoi?”
“Che bello, mamma, davvero me lo regali?”
“Certo!”
Ci baciamo per suggellare l’importante momento di bonding madre-figlia. Emma è felicissima, le racconto che portavo quel tipo di anello anch’io da piccola e tutto sembra meraviglioso.
Poi torna Anita. Emma le mostra orgogliosa il gioiello.
“Quello è il mio nuovo anello”
“Non è possibile. E’ mio”
“No, è mio. Me l’ha regalato oggi la mamma”
“Ti sbagli. Questo anello l’aveva già regalato a me un po’ di tempo fa”
Vorrei sparire. Non ricordo assolutamente di averlo già regalato ad Anita, ma potrebbe anche essere.
“Mamma, l’avevi già dato a me un po’ di tempo fa!”, insiste la mia primogenita.
Provo una debole difesa: “Ma sei sicura?”
Capisco improvvisamente l’amnesia del bigamo.
Sono come Sarkozy che aveva regalato a Carlà e all’ex moglie lo stesso anello.
Sono come Mr.B che compra i gioielli in serie e regala lo stesso modello a tutte le amichette.
Che vergogna.
Un’ultima patetica via d’uscita in extremis:
“Ma perchè l’anello era ancora fra le mie cose? Allora non ti piaceva?”
“Emma può averlo in usufrutto!”, taglia corto magnanima Anita dall’alto della saggezza dei suoi nuovi quattordici anni. E serenamente si rimette le cuffiette dell’i-pod.

Conversations

Alcune mamme blogger riportano le conversazioni dei loro piccolini, mentre io ho pensato di illustrare quelle con un adolescente.

Arrivo nella camera di Anita, vedo il disordine e caccio un urlo.

Lei mi prende per i fianchi, mi gira verso la porta, accenna a un trenino e mi esorta: “Conga!”

Ieri sera a tavola illustro il menù per sapere cosa vuole mangiare:

“Allora ci sono: il tortino di verdura, le crocchette di patate, il polpo e le carotine”

Non vedo segni di risposta, allora insisto: “Dì qualcosa”

Lei mi risponde: “Fico!”

P.S. Se volete sapere se riciclo l’umido (in questo caso dove sono finiti i resti del tortino) potete leggere questa intervista su Babygreen

Notti brave

Conversazione di ieri con Anita.
“Mamma devo dirti una cosa horror, ma non ti arrabbiare”
“Sono tutta orecchie…”
“La mia cartella ha passato la notte fuori”
“E ha bevuto”
“No, no, è vero”
“E’ tornata alle 5, incinta?”
“No mamma, non scherzare…ha passato la notte fuori…di fianco alla macchina nel parcheggio”
“???”
“Quando prima sono andata a prendere le cartelle dal baule della tua auto, ma la mia non la trovavo. Mi sono preoccupata, poi l’ho vista. Era fuori, me l’ero dimenticata lì”
“Chi vuoi che rubi una cartella, qualcuno che vuol fare i compiti?”, interviene Emma.
“Ma dentro avevo il telefonino”, confessa piano Anita. Poi aggiunge con ottimismo:
“Meno male che non viviamo nel Bronx, vero mamma?”

S.O.S adolescenza

Domenica mattina. Come altre volte mi sveglio nella casa silenziosa. Tutti dormono. Vado in cucina quatta quatta e mi preparo la colazione; pregusto una libidinosa e solitaria lettura dei giornali (in arretrato). Sto per sedermi con il quotidiano già aperto davanti alla tazza del cappuccino spolverato alla cannella, quando in cucina arriva Emma.
“Ciao, mi sono svegliata così ti faccio compagnia”
Mi alzo, reprimo un porcavacca di ingratitudine, e preparo la colazione anche a lei.
Mi risiedo, Emma mi guarda e dice:
“Vuoi sapere come si dividono gli adolescenti?”
“???”
“Prima ci sono i tredicenni che non sono grandi ma nemmeno piccoli e cominciano a dare fastidio”
La guardo interrogativa e lei continua:
“Poi ci sono quelli tra i quattordici e i diciotto anni che sono sempre arrabbiati e musoni”
Mi chiedo se mia figlia sia posseduta dallo spirito di Pietropolli Charmet, lo psicologo più famoso esperto in problematiche sui teen-agers. Poi mi viene in mente che sulla mia scrivania avevo lasciato un ritaglio su un libro che voglio comprare che parla dell’evoluzione del cervello degli adolescenti.
“Hai letto queste cose sul ritaglio?”
“No, lì non si capiva niente…queste cose le so io…poi dopo a diciotto anni diventi adulto e forse normale”
Continuo a guardarla senza dire niente. Allora lei continua:
“Ma una volta non era così…”
Allora capisco, vuole compiacermi. Pensa che sia una babbiona, tipo nonno Simpson, che anela i bei tempi andati?
“Grazie Emma dell’analisi, ma è sempre stato così…io ero anche peggio”
Sembra un pochino delusa, ma neanche troppo. Affonda il cucchiaio nei Chocopops e inizia a mangiare.
In questo periodo Emma vive un momento di particolare successo in famiglia, dopo lunghi anni in cui è stata considerata (giustamente) la rompiballe, ora è diventata una piccola saggia, ragionevole e disponibile.
La nuova situazione di prestigio le piace e cavalca l’onda. Se può mietere consensi ci dà dentro. E soprattutto se può provare che anche i libri, o i ritagli, sostengono nero-su-bianco che chi dà veramente fastidio, tra noi, è sua sorella maggiore perchè è un’adolescente, (ufficialmente da una settimana, da quando ha compiuto tredici anni) è contenta.
Insomma anche lei fa la sua piccola campagna elettorale.

Così crescono…

Ieri siamo andate a fare la visita medica sportiva agonistica per Anita, richiesta dal “suo” maneggio. E’ stato necessario più di un mese di prenotazione, perciò anche se ancora non è andata a scuola dopo l’influenza, essendo sfebbrata ho pensato che stesse abbastanza bene per la visita. L’avevamo già fatta un paio di anni fa, ma allora non avevo notato un parterre così interessante nella sala d’aspetto.
Ieri infatti tutti i ragazzini che dovevano farsi visitare erano pre-adolescenti: boys and girls.
Quindi l’atmosfera era tutt’altro che allegra e rilassata.
Non c’è niente che un pre-adolescente odi di più che una visita medica.
Musi lunghi, capelli piastrati, sguardi nel vuoto, pantaloni a vita bassissima con boxer in paramount, brufoli e soprattutto scarpe da ginnastica firmate con stringhe di due colori diverse. E chiuse come va di moda, con le stringhe all’interno che lasciano il piede libero e un po’ ballerino all’interno.
Una mamma si vantava a voce altissima di quanto sua figlia fosse brava a gestire la sua carriera agonistica di ginnasta, ma anche sciatrice provetta. Gare di qua, gare di là. Anche all’estero.
Un’altra mamma seduta al suo fianco, le ha chiesto timidamente:
“E i compiti?”
“Mia figlia arrriva a casa allle ore X, alle X e 10 mangia, poi alle X e 30 inizia i compiti e dopo un’ora agli allenamenti! Così tutti i giorni! E’ bravissima!”
“Ah pero’ che organizzazione!”, ha commentata l’altra un po’ perplessa. Suo figlio invece oltre a essere un po’ grassottello, quindi forse non era neanche un asso nell’eventuale sport agonistico scelto, non aveva un cavolo di voglia di fare i compiti:
“Da noi invece è una lotta tutti i giorni ….”
Ma la mamma strafica non ha avuto pietà, nè consigli. Ha fatto solo un sorrisino di compatimento.
La sala d’aspetto era gremita. Avevo messo le nostre giacche su una sedia, ma poi una signora di fianco a me ha preso in braccio la sua bambina: una marcantonia alta almeno un metro e settantacinque che le stava a malapena sulle ginocchia e sembrava schiacciarla.
Allora ho preso in braccio le nostre giacche e le ho offerto la sedia.
Mi hanno guardato stupite:
“No, no grazie. Preferisce stare qui, in braccio. Così almeno ci facciamo le coccole!”
Sorridevano tutte e due di un beato amore madre-figlia.

Esserci ma non esserci…

La riga uno, di pagina uno, di un qualsiasi manuale di sopravvivenza per genitori di figli adolescenti o pre-adolescenti dice: “Dovete essere vicino ai vostri figli senza imporvi…”
Essere presenti ma invisibili.
Ieri ho messo in pratica per la prima volta questo fondamentale concetto. Era, per Anita, l’ultimo giorno di prima media, usciva alle 14 e dopo ci aspettava un tour de force di commissioni che sarebbero poi terminate con l’accompagnamento a una festa a casa di una compagna di scuola.
Perciò la sera prima le ho detto: “Domani niente scuolabus per tornare a casa, vengo a prenderti così mangiamo un panino e poi andiamo dal dentista che è lì vicino e blah…blah…”
Mi ha guardato e detto un po’ preoccupata: “Ma domani devo salutare i miei amici….non offenderti mamma…”
“Ok, non mi vedrà nessuno. Ti aspetto nel bar in fondo all’angolo. Quando hai salutato tutti, vieni lì”
“Ma sei offesa?”
“No, no, figurati”, il mio naso si allungava come quello di Pinocchio.
Così ieri io ed Emma camuffate come Barnaby Talpa ci siamo messe in un tavolo d’angolo del bar e abbiamo spiato da dietro le tende:
“Emma se vedi qualcuno che si sta baciando ti do cinque euro”
So che alcuni dodicenni della scuola già si imboscano e si baciano furtivamente e speravo in uno scoop.
“Mamma ma che schifo!”, mi ha risposto Emma.
Poi attizzata dall’idea del facile guadagno: “Davvero, cinque euro?”
Purtroppo non abbiamo sorpreso nessuno in flagrante.
Però dopo un po’ è arrivata Anita.
“Tutto bene tesoro?”, dolce e falsa come una buona mamma di preadolescente.

Manine morte

Bambini di prima media che palpeggiano furtivamente le compagne.

Le stesse che erano con loro all’asilo. Maschietti che sembrano solo bambini, non ragazzi, che dicono ridacchiando: “Ma a loro piace!”

Ragazzini che sono passati dai Gormiti alle “curve” in un colpo solo.
Manine morte che così si giustificano: “A quelle racchie piace di più!”
Come dicevano, ottanta e passa anni fa, ai tempi di mio nonno.
Adolescenti che non sono rumeni.
Sono solo ipersessualizzati, da tutto quello ci circonda.
Il discorso sarebbe vasto e molto triste.
Mamme dei maschi dovete fare qualcosa.
Mamme delle femmine dobbiamo fare qualcosa, anche solo spegnere la tv.

Intuito


L’ispirazione arriva da un commento di Tanaka al post precedente:
da cosa si intuisce che tua figlia è diventata grande?
-Quando si prepara i dolci del compleanno da sola.
-Quando come regali chiede un paio di scarpe e una T-shirt.
-Quando telefoni alle altre madri delle invitate alla festa e queste si stupiscono dicendo:
“Ma mia figlia non aveva già confermato ad Anita?”
-Quando due invitate hanno le tette.
-Quando altre due arrivano con una piccola borsa.
-Quando le regalano il suo primo profumo.

Peggio di così…

Sul D di Repubblica ho letto un bellissimo, interessante e purtroppo realistico articolo sulla sessualizzazione precoce degli adolescenti. I nostri figli sono esposti, immersi, in un mondo altamente erotizzato e ne vengono manipolati senza avere la maturità e la competenza per interpretare e filtrare i messaggi. Questo cercavo di spiegare anche ad Anita, domenica dopo aver visto “Romeo and Juliet” e riflettuto sull’età acerba della protagonista. A quattordici anni lei si è “rovinata” per Romeo, ora ci sono delle bambine di undici, di nostra conoscenza che messaggiano su internet con dei nick name da bombe del sesso o descrivendosi nel loro profilo con frasi spagnoleggianti che invitano all’amplesso. Cosa facciamo? Ascoltiamo il premier che ci spiega che la proporzione soldati e belle ragazze non è attuabile? O guardiamo Sanremo? Dove il baldo presentatore Bonolis spiega, ammiccando: “Certo il Festival è un programma per famiglie, anche se ci saranno come ospiti le conigliette di Playboy, dipende dall’apertura mentale della famiglia!”.

Les ados

Ieri sono andata a prendere Anita a scuola. Poi siamo andate a mangiare insieme e lei mi racconta un po’ di gossip adolescenziali:
“Sai, Cosa oggi era arrabbiata perchè ha lasciato Coso”
“Ah davvero..perchè?”
“Perchè a Coso piace un’altra”
“Gliel’ha confessato lui?”
“No, ha scoperto che chattava su messanger con l’altra”
“Ah! …”
“E Cosina, che è la cugina di Coso, non si è stupita”
“Cosa vuoi dire?”
“Ha detto che lui non è cambiato…è sempre stato così…infedele”
“Ma ha undici anni!
“Infatti, era così anche alle elementari!”
Non ci sono commenti. Guardo il mio sushi e penso: “Piccoli fedifraghi crescono”.

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