Arrivederci a primavera

Credevo di farcela, di avere il tempo di lavorare al mio romanzo, aggiornare il blog e frequentare la rete. Oltre naturalmente a smazzarmi tutte le altre incombenze familiari che mi toccano. Ma purtroppo non è così. Non ho tempo per far tutto e quindi visto che devo rispettare un contratto che ho firmato e dar da mangiare alle mie figlie, l’unica attività che non mi porta grane legali (pagamento di penali o perdità della… matria podestà?) se bigio un po’ è il blog e perciò, con grande rammarico, sacrifico questa.
Mi dispiace ma devo prendermi un mesetto o più di aspettativa, ci riaggiorniamo a primavera, verso fine marzo. Fate le brave e non dimenticatemi 🙂

Nel frattempo vi lascio come souvenir la scheda del romanzo…

Una famiglia di bellissime senza scrupoli vede gli uomini solo come polli da spennare finchè non si imbatte in quello pericoloso che fa sballare il budget.
Tre generazioni di donne disposte a tutto per vivere nel lusso. La nonna, reginetta di bellezza d’antan, è la matriarca e con il suo carattere volitivo e cinico detta legge. Ha addomesticato figlia e nipoti al credo di famiglia: meglio non lavorare ma cercare uomini sponsor, da compiacere e sfruttare. Relazioni senza emozioni e sentimenti per non rischiare di perdere il controllo e di conseguenza anche il reddito.
Ma un giorno irrompe un elemento destabilizzante: una delle nipoti si innamora. Il suo cuore congelato dal cinismo delle regole familiari comincia a sciogliersi per un bel barista, giovane e spiantato. Uno scandalo, per mamma e nonna che non tollerano questo sciagurato cambiamento di rotta e tentano in ogni modo di riportarla sulla “retta” via.
La ragazza abdicherà nel nome dell’interesse familiare o si toglierà gli anelli di Pomellato per preparare insalate nel bar del suo amore?

Cambio di stagione

In questo ridente autunno in giro ci sono donne disperate che ululano, in palestra, davanti alla scuola, sui mezzi pubblici: “Devo fare il cambio di stagione!”
“Ho iniziato il cambio di stagione anche per le mie figlie, ma non so quando finirò”, raccontano le vere mamme.
“Piuttosto metto i sandali tutto l’inverno”, dicono quelle che vorrebbero vivere magari nella Grande Mela.
“Cambio di che? Uhhh, non non parlamene!”, sostengono le negazioniste.
“Ho fatto il cambio di stagione per mio marito e lui ha solo ora scoperto di avere dei maglioni che gli ho comprato tre anni fa!”, lamentano le mogli realistiche.
Perchè se noi femmine perdiamo domeniche e pomeriggi a spostare parei, cercando maglioni, gli uomini sono quelli che chiedono seriamente con preoccupazione scrutando i cassetti della bianchieria:
“Chi ha nascosto il mio pigiama?”
Una domanda che solo Winnie Pooh potrebbe fare a Tigro senza sentirsi ridicolo.
Sono gli stessi che pensano, da sempre, che ci sia un complotto maligno per occultare e rendere introvabili i loro calzini e qualche volta anche le magliette. Questi esseri, semplici e ciechi, non si sono mai ma proprio mai preoccupati dell’alternanza delle stagioni nel settore guardaroba.
Invece la popolazione femminile italiana sembra avere il maledetto dovere del cambio-di-stagione nel DNA.
Fastidioso e ineluttabile come le mestruazioni, ma almeno viene solo due volte all’anno.
So per certo, essendo vissuta in Inghilterra, che lassù tutti se ne sbattono di questo rito: indossano, e ammassano allegramente insieme nell’armadio, canotte e stivali con il pelo. Adesso con il cambiamento climatico anche le loro stagioni sono più definite ma giustamente continuano a fregarsene.
Mentre io quando tiro fuori i maglioni dal loro sacchettino e li ri-riempio con toppino di seta estivo, non posso negare di provare un certo piacere. Mi sento “giusta”, in pace con il mondo.
Ma forse potrei imparare a fregarmene e lavorare di meno.
Voi cosa ne pensate?
E chi vive all’estero mi può raccontare, come butta lì, se magari riesce a spiare nell’armadio della vicina di casa?

Nel vostro futuro

La rentrée la chiamano i miei “amici” francesi. Da noi il rientro, la ripresa suona molto peggio. Ma tant’è. Loro hanno Carlà e noi abbiamo la Clerici.
Mi sembra comunque il momento giusto per dare due notizie fresche di stagione a chi ha i figli più piccoli delle mie.
Una buona e una cattiva.
Iniziamo con la buona. Quando si arriva almeno in quinta elementare ce ne si sbatte del corredo scolastico. Fino a due anni fa soffrivo. Ora sono libera. certo abbiamo comprato l’astuccio nuovo, i quaderni, le copertine e abbiamo scritto il nome sulle etichette. Ma con nonchalance, senza ansia. Alle medie poi è ancora meglio: magari in prima un po’ di stress c’è, bisogna fare bella impressione sui nuovi compagni, però la situazione è sotto controllo. In terza media poi è stupendo i ragazzi imparano anche a non ammazzarsi di libri da portare a scuola. A non spaccarsi la schiena.
(Hanno già perso tutto l’interesse per lo studio? Portano solo il cellulare? Potrebbe anche essere, ma ora voglio godermi l’attimo)
La cattiva notizia invece è questa: continuerete a guidare per portare i vostri figli di qui e di là. A lezione di questo e di quello, all’allenamento, alla partita, dagli amici, al cinema. Magari abitando a Milano sono più disgraziata della media, magari chi vive in un piccolo centro li manda a piedi, in autobus o in bici. Quando sono piccoli la mamma può decidere dove andare, da quali amichetti. Quando non c’è tempo o voglia di spostarsi ci si inchioda al giardinetto davanti a casa. Ma quando i ragazzi arrivano all’adolescenza vogliono andare, uscire, incontrarsi e non si può sempre tarparloro le ali. Quella dell’accompagnamento è una maledizione perchè si perdono i pomeriggi a guidare, guidare, guidare. Se i figli sono più di uno le esigenze raddoppiano e il tempo diminuisce.
Ieri pomeriggio ero in colonna dietro ai Tir su una statale fra i campi per portare/andare a prendere Anita al maneggio e deliravo. Dicevo a Emma: “Che bello, se fossimo nel dopoguerra non ci sarebbe tutto questo traffico e Anita potrebbe andare in bici!” e mi immaginavo uno scenario in bianco e nero da film neorealista.
“Fico! Potrei farlo anch’io?”, mi ha risposto subito entusiasta.
Chi ha una macchina del tempo mi faccia sapere….

P.S. se non ne avete abbastanza di leggere le mie sclerate qui c’è una mia intervista!

Ultra-multi-december-tasking

Dicembre è un mese diabolico per le mamme: ci sono milioni di cose da fare e il tempo vola. Sono anche oberata dal lavoro e quindi ancora più ansioso-paranoica. Quindi cerco di inventarmi sempre più situazioni in cui posso fare due-tre cose in una volta per economizzare secondi preziosi. Cose banali come: riempire la lavastoviglie e telefonare, fare la cyclette e leggere o rispondere a sms, stirare e guardare un Dvd con le mie figlie, cucinare e aiutare a fare i compiti, asciugarmi i capelli e leggere il giornale, pulire i pavimenti e imparare il francese. Andare in pizzeria con la mia famiglia e fare un’intervista al telefono. Guidare e insegnare l’inglese a Emma con un cd nell’autoradio. Lavorare al computer e farmi una maschera idratante. Oppure il manicure e surfare in rete (il risultato però è scoraggiante).
Una volta allattavo e leggevo (allora ero un’ignara principiante) .
Poi c’è il grande classico: accompagnare le figlie a un corso e portare il computer per lavorare.
Non metto guardare la tv che si può facilmente abbinare a tutto, perchè non è un dovere ma un passatempo, mentre stirare e guardare un Dvd, magari di cartoni animati, è più un dovere genitoriale.
Anche telefonare si può più o meno abbinare a tutto.
So che potrei migliorare, perciò voglio conoscere le vostre strategie: cosa abbinate? Sesso e stiro? Lasagne e pediluvio? Ceretta e spesa on-line? Shopping natalizio e conference call per briefing aziendale?