Una serata particolare 2

Dopo molti anni di matrimonio avere una seratina intima è difficile: Sant’ ed io non andiamo fuori a cena molto spesso, ma quando decidiamo di farlo succede sempre qualcosa di molto speciale.
E anche sabato scorso quando siamo andati in un locale di Brera, per una cenetta sushi guardandoci negli occhi, il fato ha voluto che qualcosa di inaspettato suggellasse la serata.
Usciti dal ristorante ci siamo concessi un gelato e una passeggiata, proprio in via S.Marco, prima di tornare alla macchina e guidare verso casa.
Stavamo appunto camminando quando abbiamo sentito un boato fortissimo e poi tutte le luci della strada si sono spente in un colpo solo.
Sant’ (sempre troppo curioso dei fatti della strada quando lo vorrei totalmente coinvolto invece nella conversazione che cerco di costringerlo a fare) si è naturalmente domandato cosa fosse. Invece nel bel mezzo di una recriminazione familiare (era il nostro anniversario: quale momento migliore per rinfacciare tutto quello che non è andato bene in tot anni di matrimonio?) ho solo pensato:
“Sarà mica una bomba?”
Ma è durato un attimo, perchè subito abbiamo girato l’angolo e siamo entrati in auto, dove nella comodità e nella privacy dell’abitacolo ho potuto continuare imperterrita a triturargli le balle con i “perchè io” e “perchè tu”.
Un caso esemplare di slinding doors: se fossimo passati dalla stessa strada 1 minuto dopo e invece di voltare per trovare la nostra auto, avremmo tirato dritto in Via S. Marco, saremmo arrivati verso il numero 33 dove c’è stato il corto circuito. Potevamo passare sopra il tombino sbagliato e saltare per aria!
Magari proprio a metà di una frase in cui sostenevo di aver ragione 🙂

Il parafulmine


Grazie a tutte quelle che mi hanno dato consigli su come affrontare i problemi di salute di Anita…non ho scritto prima perchè è un periodo strano, pesante in cui non riesco a gestire tutto quello che di solito è (abbastanza) sotto controllo. Forse sono stanca perchè è la fine dell’anno. Ma soprattutto mi sento come un parafulmine, cioè creata per addossarsi i problemi di tutti i membri della famiglia, cane compreso. E’ così per tutte naturalmente: la maternità è proprio la versione umana del parafulmine.
In queste settimane come non mai (stranamente perchè di solito capita quando i bambini sono piccoli), sento che la coperta è sempre troppo corta. Metto una pezza da una parte, risolvo una grana e se ne scopre un’altra. Sono sempre indietro migliaia di ore con tutte le cose che dovrei fare e questo mi fa sentire in colpa e inadeguata. Forse ho consumato tutte le riserve di pazienza che avevo in dotazione dalla nascita?
Oppure questo è l’aspetto domestico-realistico della profezia dei Maya?
Per farmi capire ecco due esempi eclatanti delle rottura di scatole che devo gestire in questi giorni: Lola, il mio cane, dopo quasi un anno di convivenza ha un attacco acuto di sindrome dell’abbandono e non posso lasciarla in casa da sola, altrimenti distrugge la casa. Mentre Anita pare abbia due, dico due, diversi codici fiscali, l’ho scoperto poco fa destreggiandomi fra impegnative varie nel tentativo di prenotare delle visite!

Una serata romantica

Quando i figli crescono si può uscire senza chiamare la babysitter.
Possono rimanere a casa da sole anche alla sera. E possono portare anche fuori il cane.
La scorsa settimana era l’anniversario del primo appuntamento fra me e Sant’.
In un picco di romanticismo, nella Milano vuota e bollente, abbiamo deciso di celebrare.
Cena? Cinemino? Prima cena e poi film?
Un scelta difficile, anche perchè i ristoranti erano quasi tutti chiusi.
Al cinema ripropongono i successi della scorsa stagione, ma una pellicola interessante l’avevamo individuata.
Allora abbiamo deciso di spezzare la “commemorazione”: quella sera film e appena il nostro ristorante preferito avrebbe riaperto, ci sarebbe stata anche la cena.
Quindi siamo usciti, abbiamo raggiunto il cinema in tempo record, eravamo forse gli unici in città quindi niente traffico e un’overdose di parcheggi gratis (sensazione inebriante). In anticipo abbiamo comprato i biglietti per un film che ci ingolosiva, quattro stellette nelle recensioni, abbiamo avuto anche il tempo di mangiarci un gelato al bar del cinema e finalmente è arrivata l’ora di entrare in sala.
Comodi comodi ci siamo spaparanzati nelle poltroncine, gustandoci i trailer e poi finalmente i titoli di testa del nostro giallo. Prima scena e vedo Sant’ che tira fuori il telefono dalla tasca dei pantaloni.
Stavo per dirgli: “Ti sembra il momento di controllare la posta brutto pirla?”
(sono passati più di vent’anni dal primo incontro)
Ma le parole mi sono morte in gola perchè Sant’ dopo aver bofonchiato qualcosa nel telefono, mi ha preso per mano, dicendo: “Quelle deficienti…non ci posso credere!”
Sono stata trascinata fuori dalla sala prima di conoscere altri dettagli.
“Sono uscite con Lola e al ritorno hanno rotto la chiave nella toppa della serratura”
Sono seguite varie imprecazioni mentre tornavamo a prendere la macchina.
“Ma porca…come hanno fatto…a ferragosto…rimaniamo fuori tutta la notte..e come l’hanno girata quella chiave…alla caxxx l’hanno girata!”
Nella calda e lontana notte del nostro primo appuntamento, nella Milano deserta dei primi anni’90, non mi sarei mai immaginata che vent’anni dopo sarebbe andata così. Lo stesso uomo al mio fianco, le stesse strade deserte, la stessa calura, le stesse zanzare, gli stessi idioti che di notte passano con il rosso, ma anche una casa assieme con l’impossibilità di entrarci.
“E adesso come facciamo? Nel garage ho qualche attrezzo ma bisogna vedere come si è rotta…altrimenti dove lo trovo un fabbro a quest’ora?”
“C’è il papà di un compagno di scuola…ma non siamo tanto amici…magari sono al mare”
“Certo chi vuoi che ci sia la settimana di ferragosto? Poi questa volta devi essere dalla mia parte…perchè tu le difendi sempre!”
“Scusa adesso è colpa mia?”
Vent’anni e passa dopo, il fascino misterioso e intrigante del primo appuntamento si è stemperato. Le barriere sono cadute e le conversazioni sono diventate più dirette e personali.
Siamo riusciti a mandarci al diavolo e contraddirci almeno tre volte prima di parcheggiare sotto casa.
Abbiamo trovato le ragazze e Lola sul pianerottolo con gli occhi bassi. Anche il cane aveva capito che girava male. Abbiamo chiamato il fabbro d’emergenza. Ci è costato come una cena ma almeno, per l’anniversario, siamo tornati a dormire nel nostro nido d’amore.

Piccoli piromani…ooops blogger crescono

 
Questo è un video inagurale girato da Anita che ha deciso di aprire un fashion blog. Per il suo compleanno aveva chiesto come regalo un paio di leggings Galaxy (come si vede nel filmato) che aveva ordinato da un sito americano. Invece di arrivare a casa nostra sono stati spediti a Papua in Nuova Guinea. Non sto scherzando. Disperavamo di rivederli. Invece dopo due mesi sono arrrivati (come documentato) anche da noi. Quindi se nelle vacanze Anita si dedicherà al suo blog di moda, Emma ha deciso di darci dentro con i filmini di Lego. Ieri le ho lasciate a casa per un paio d’ore da sole (15 e 12 anni) per andare dal parrucchiere. Stasera ho la presentazione del libro e DEVO essere estremamente fi…ichissima… vabbè presentabile. Comunque, mentre guidavo per tornare a casa, mi chiama Anita ed esordisce così:
“Mi hai detto di telefonarti solo se c’erano i serpenti o il fuoco, non se litigavamo…”
“Verissimo”
“Ecco, i serpenti non ci sono…”
“Il fuoco????”
“Ma l’abbiamo già spento”
“COSA?”
“Emma stava facendo un video di Lego e per avere una luce migliore, come aveva sentito in un tutorial, ha pensato di mettere un foglio di carta sulla lampada alogena…”
“Quella del mio studio?”
“Sì, l’ha spostata…però il foglio ha preso fuoco e allora ha incominciato a urlare…meno male che ha lanciato il foglio infuocato sul parquet…”
“Sul parquet?”
“Sì, meno male perchè se lo lanciava sul tavolo dove c’era tanta carta sarebbe stato peggio…poi io sono arrivata e con una bottiglia d’acqua l’ho spento…adesso tutto bene”
Sto pensando di trasferirmi a Papua, da sola, così per l’estate.

P.S: Quelle che non vanno da Madonna stasera, possono invece venire alle 18.30 in via Sannio 18 alla Libreria “Il mio libro” (Metro Piazzale Lodi)

Ritratto di famiglia

Invece di fare i compiti ieri Emma ha creato questo “plastico”: da destra, Sant’ con il telefono in mano (sempre connesso?), io con un croissant (toppi carboidrati?), Anita con una spazzola per capelli (troppo davanti allo specchio?) e l’autrice che aveva in mano un topo (da omaggiare a Pepe?) ma poi l’ha tolto dall’opera finita.

Oggi le ragazze escono prima da scuola perchè c’è sciopero dei docenti che protestano per gli errori che il Ministero dell’Istruzione, capitanato sempre dalla grande Gelmini, ha infilato in ben 976 domande delle oltre cinquemila che gli insegnanti che vogliono tentare il concorso per divenire presidi hanno dovuto studiare.
Quindi oltre a togliere il tempo pieno la ministra purtroppo riesce anche ad accorciare le mattinate scolastiche.

Domani scade il giveawy del manuale Così calmo il mio bambino, ultima chance di far smettere di piangere il vostro bebè!

L’amore ai tempi di Google

La settimana scorsa siamo stati due giorni a Nizza.
Come sa chi mi legge, ho una leggera ossessione con la lingua francese.
Una sera al ristorante Sant’e io abbiamo litigato perchè lui si è rivolto alla cameriera in inglese e mi sono arrabbiata perchè come conseguenza poi ci hanno risposto nella stessa lingua e così non potevo più conversare in francese.
In litigio con Sant’ è rapidamente degenerato: lui mi ha detto che non sono normale e io, offesa, ho risposto che non lo era neanche lui con la sua fobia per le zanzare. Ero fuori tema, lo so, ma volevo comunque offenderlo.
Poi gli ho anche fatto perfidamente notare che visto che siamo stati tantissime volte in Francia avrebbe potuto anche approffitarne per imaprare un po’ il francese anche lui. Mi ha risposto che non ha tutto il tempo libero che ho io (????) e blah…blah….blah…perchè tu…perchè io…. due ore dopo abbiamo fatto la pace anche perchè le mie figlie si erano proprio rotte le scatole di stare con due genitori immusoniti.
Il giorno dopo è tornato il sereno tra noi e da quando siamo rientrati a casa Sant’ ha deciso di seguire il mio consiglio e imparare il francese. La prima parola che gli ho insegnato è stata “cache col”, tanto per darvi un’idea del livello. Ma lui ha deciso di impegnarsi.
Alla mattina lui si alza prima di me e mi lascia un bigliettino vicino alla tazza della colazione.
Primo giorno: Bonjour
Gli ho telefonato per ringraziarlo.
Secondo giorno: Bonjour mon amour
Gli ho telefonato per complimentarmi.
Terzo giorno: Bonjour mon amour bien aimé et merveilleux
Naturalmente mi sono subito riconosciuta nella lusinghiera descrizione ma ho anche cominciato ad avere i primi sospetti.
Qualcosa non tornava, ma l’ho comunque ringraziato. Lui si è schernito: “Sto imparando”
Oggi, il colpo di scena: Je vous souhaite une bonne journée ma chére.

Mi da del voi, usa verbi “strani” e azzecca tutti gli accenti.
Gli ho telefonato: “Google translator?”

Notti da brivido

Nelle ultime sere guardiamo tutti insieme alcuni film ispirati dai romanzi di Agatha Christie: Omicidio sull’Orient Express, Delitto sul Nilo, Delitto al sole. Poi andiamo a letto ancora un po’ eletrizzati dall’atmosfera da thriller. Ieri sera dopo il film, Sant’ ed io ci siamo infilati sotto le lenzuola:
“Buonanotte”
“Anche a te”
Bacio.
Poi mi giro dall’altra parte, inforco la testa nel cuscino per trovare la giusta posizione.
Chiudo gli occhi e sto quasi per addormentarmi quando un grido acuto di Sant’ mi gela il sangue.
Una zanzara? Una zanzara tigre? Una tigre?
Sant’ è particolarmente insofferente agli insetti domestici ma un tale urlo è decisamente fuori misura.
Il Monsieur Poirot che è in me non fa in tempo a materializzarsi che Sant’ (ancora vivo) accende la luce, prende in mano una cosa (che non vedo) e inizia a porconare di brutto.
Molti degli insulti sono rivolti a me.
Non capisco.
Poi mi mostra e urla: “Un ago! Mi sono punto il polpastrello della mano che ho messo sotto il cuscino con un ago! Porc..put..vac…checaz ..!”
“Che strano!”
“Come che strano? In quest’ago c’è attaccato il filo beige!”
“Beige?”
“Il filo con cui hai cucito l’orlo dei miei pantaloni!”
Comincio a ricordare, nel pomeriggio avevo cucito (perchè sono gentile e me l’aveva chiesto più volte) l’orlo dei suoi pantaloni, sdraiata sul letto così intanto mi sono anche data lo smalto sulle unghie dei piedi.
(Mentre si asciugava cucivo)
“Ero sicura di averlo messo via”
“Potevo togliermi un occhio!”
Vorrei rispondergli: “Come Santa Lucia”, ma sto zitta.
Un buon matrimonio si nutre anche di cose non dette.

Eroi moderni

La mia primogenita è molto alta e perciò vede cose che non dovrebbe vedere.
“Mamma, sopra al frigo è sporchissimo! C’è tantissima polvere!”
Così ho preso la scala e ho pulito “il top” del frigo (come direbbero i mobilieri).
Dall’alto della scala purtroppo anch’io ho avuto brutte visioni: anche sopra i pensili della cucina c’era un sacco di polvere.
Ma oramai era ora di cena e ho deciso di posticipare il lavoro al giorno dopo.
Però ne ho parlato con Sant’ che magnanimo ha detto: “Li pulisco io domani mattina”
Sono andata a letto felice.
Il giorno dopo, ancora nel dormiveglia quando ho sentito un fragore infernale provenire dalla cucina.
Ma l’urlo che temevo seguisse fortunatamente non c’è stato.
Era Sant’ che litigava con i pensili?
Paventando comunque il peggio mi sono alzata, sono andata in cucina e ho trovato Sant’ imbestialito, con il vapore che gli usciva dalle orecchie, con un trapano in mano che si accingeva a tentare di rimettere a posto il pannello della lavastoviglie staccato.
Infatti era inciampato scendendo nell’ultimo piolo della scala ed caduto di schiena sullo sportello della lavastoviglie lasciato aperto.
Non ho visto ferite, ma l’aria era molto, molto pesante.
Perciò non ho chiesto perchè avesse lasciato aperto lo sportello della lavastoviglie, ho detto solo:
“Mi dispiace molto” e sono andata a svegliare Emma.
Dopo molti porconamenti è riuscito a far ri-funzionare la lavastoviglie e con il minimo di conversazione indispensabile mi sono offerta di pulire io gli altri pensili.

Il giorno dopo: stessa ora, stessa cucina.
Sto bevendo il mio amato capuccino.
Arriva Sant’: “Ciao amore”
Poi lancia un urlo: “Ma ca………!!!!!”, si piega a terra, tenendosi la testa.
Purtroppo intuisco subito quello che è successo. Passando dietro alle mie spalle, ha dato una capocciata lo spigolo dello sportello (del pensile) che si apre spingendo verso l’alto. Molte volte mi ha rimproverato di non alzarlo tutto e di fargli rischiare di ferirsi.
Infatti è appena capitato.
“Mi dispiace molto”, dico con vergogna nascondendo il viso nella tazza del cappuccio.
“Mi sono tagliato la testa!”
“Ma dai, non ti sei decapitato!”, cerco di minimizzare.
“Mi viene vicino e mi fa vedere le dita insanguinate e poi il taglio che ha sulla cute.
Sono emofobica: vedo le stelline e comincio a perdere i sensi.

Siamo ancora vivi e ancora sposati. Stasera usciamo insieme, speriamo bene.

W la lagna libera

Dopo anni di lavoro nei giornali femminili, mi sono smazzata una vagonata di inchieste sulla vita di coppia: su cosa vuole lui e su cosa vuole lei, sui litigi più frequenti, sul perchè, il percome e il qualora dei diversi desideri maschili e femminili.
Ho telefonato a centinaia di psicologi per dare autorevolezza alle indagini, ma non ho mai potuto riciclare alcun consiglio a livello personale.

Con Sant’ abbiamo continuato a litigare con una certa regolarità seguendo sempre, come una maledizione, lo stesso schema.
Eccone un esempio: io sono triste/disperata/arrabbiata per una causa esterna.
Mi rivolgo a Sant’ per essere consolata e lui invece di farlo mi spiega perchè non è giusto che sia di un umore così schifoso.
Mi illustra perchè non dovrei esserlo: propone soluzioni e cambiamenti.
Mi dà subito sui nervi perchè vorrei solo essere consolata e coccolata.
Trovare complicità poi eventualmente in un secondo tempo un rimedio.
Glielo faccio notare e lui si offende. Litighiamo.
Alla fine ci mandiamo al diavolo.
Sono ancora più triste/arrabbiata/disperata.

Questo fino all’altra sera quando, alla faccia di tutte le succitate riviste femminili, ho trovato un’ inaspettata soluzione al problema. L’ho scovata guardando Modern Family, la mia sitcom preferita.
Nella puntata c’era una scena in cui un gruppo di signore spiegava a Phil Dunphy, uno dei protagonisti, come trattare con la moglie Claire, quando si lamentava di qualche contrattempo. Anche lui doveva smettere di proporre soluzioni, molto meglio invece ascoltare ed essere semplicemente empatico. Le indicazioni su come risolvere il problema doveva darle, solo più tardi, quando la moglie le avesse richieste.
Altrimenti sarebbe apparso sbrigativo e poco amorevole.
Le sagge signore commentavano che questa reazione propositiva è tipicamente maschile.
Nella scenetta in questione, Phil Dunphy opponeva un po’ di resistenza per adattarsi al nuovo metodo ma, dopo qualche esempio, finalmente imparava.
E naturalmente poi con la moglie le cose andavano a gonfie vele!

Vedere tutto ciò mi ha riempito il cuore di gioia: ho capito di non essere l’unica a desiderare di lamentarmi a oltranza.
Che sollievo! Lagna libera e sdoganata.
Poi si troverà, con calma, una soluzione.
Questa tecnica nel periodo di tensione premestruale è il massimo e non dobbiamo vergognarci.
Gli ormoni maschili fanno scherzi ben peggiori.
Gli uomini vogliono aiutare subito perchè non sopportano le donne lamentose e quindi sperano di censurarle con una bella soluzione alternativa.
O peggio sminuendo il problema!

Non vedevo l’ora di raccontare questa illuminante puntata di Modern Family a Sant’.
Quando l’ho fatto, ha commentato:
“Senz’altro il copione è stato scritto da una donna!”
Ho deglutito serenamente e gli ho mostrato i credit: gli autori sono due, entrambi maschietti.
Tiè!

E voi cosa ne pensate?
Quando vi scende la catena, vi piace essere consolate o preferite tout-court un consiglio costruttivo?

Buona giornata

Questo può considerarsi la seconda puntata di un altro post che ho scritto qualche tempo fa. Non avevo premeditato il sequel ma sono felice di condividere con voi i trucchi che mi sembrano utili per evitare di scannarsi. Per non rovinare quella deliziosa e zuccherosa armonia che sperimentate con l’uomo della vostra vita.

Ho identificato alcune situazioni a rischio rissa. Un momento, a casa mia, totalmente pericoloso è la mattina appena svegli, mentre ci si prepara per andare al lavoro e a scuola.

L’atmosfera è elettrica, i minuti sono contanti. L’autunno non aiuta, i raffreddori neppure. Basta un niente, un commentino, la richiesta di una cosa da fare, già promessa e mai ottenuta per far scattare la miccia. Perciò il mio consiglio è: silenzio.

Omertà. Vaghezza. Stop alle domande. Zero discussioni. Niente ripasso dei programmi giornalieri.

Si può pensare tutto il male possibile del proprio partner, maledirlo mentalmente ma consiglio di rispondere solo con enigmatici: “Mmmmm…” sorridendo alla tazza del caffè.

Dire piuttosto: “Sì certo…hai ragione”, come si fa con i matti.

Piuttosto fingersi occupate. Cercare i calzini dei bambini imprecando mentalmente.

Sognare vendette attuabili nei minimi dettagli ma al momento non articolare troppo.

Se riuscite a comportarvi così e a salvaguardare l’inizio della giornata, alla sera avrete tutta l’energia per scannarvi in santa pace. E magari coglier l’occasione per buttar fuori anche la rabbia per tutte le rotture di scatole che vi hanno procurato anche gli altri esseri umani con cui avete agito durante il giorno.

L’evoluzione del lettone

Ammetto che è una bella soddisfazione sapere che le mie figlie nonostante la loro veneranda età (13 e mezzo e 10 anni) litighino ancora per addormentarsi nel lettone. A volte mi chiedo se sono un caso patologico come le madri che allattano fino a quattro anni, ma poi mi rassicuro pensando che oggi l’uso che facciamo del lettone non è più quello di quando erano piccole. Adesso quando planano tra le lenzuola lo fanno per le chiacchiere e le confidenze pre nanna. Emma è particolarmente fissata su questo punto, perchè le sembra che quando Anita dorme con me si chiacchieri di più.
Allora quando è il suo turno nel lettone arriva con una bella pila di Topolino, ma anche tanta voglia di tirar tardi a parlare.
Da parte mia gioco un pò sporco.
Dico: “Adesso leggiamo”, tiro fuori il mio libro e spero nell’autonomia. Ma non la scampo mai.
Al momento di spegnere la luce: “Bene, buonanotte, bacio”
Emma mi guarda e dice: “No, adesso parliamo. Con Anita parli e ora lo fai anche con me!”
So di non avere scelta.
“Ok, però spegnamo la luce così c’è più atmosfera”
Conto sul buio per tagliar corto e ronfare al più presto.
“Va bene, di cosa vuoi parlare? Vuoi dei pettegolezzi sui miei compagni?”
Emma sa che amo i pettegolezzi e quindi mi vuole allettare.
Accetto, congratulandomi per l’idea.
Si parte: “Mamma lo sai che Coso….”
“E invece Cosa….”
“Davvero?” e intanto la palpebra mi si appesantisce. Il problema è che siamo a metà settembre e queste storie sono un pò vintage perchè le più fresche risalgono a giugno.
“Vuoi che ti faccia l’elenco di tutti quelli che…”
“Nooooooo….non ci credo!”
Cerco di darle un po’ di soddisfazione. Anche se non sono più notizie nuove. Domani comincia la scuola e sono contenta perchè finalmente avremo merce fresca…
“Perchè poi la maestra l’ha beccato…”
Zzzzzzz…
“Mamma mi ascolti?”
Continua implacabile a raccontare: elenca nomi e dettagli, ricreazione dopo ricreazione….Mi dispiace deluderla ma oramai sono in dormiveglia. Faccio uno sforzo per ritrovare un pò di lucidità, la bacio, le prendo la manina e confesso: “Ti voglio tanto bene, ma adesso basta, pietà!
Sono stanca me lo racconti domani, ti prego….Zzzzzz”
Cado in catalessi, sognando bidelle che rincorrono alunni esagitati.

Alla base

Domenica l’idromassaggio si è ritrasformato in zucca e dalla beauty-farm sono tornata a casa.

Il primo giorno è stato molto affettuoso: baci e abbracci.  Smack! Smack! Smack!

“Mamma quanto ci sei mancata!”

“Anche voi! Anche voi! Anche tu Sant’!”

Insomma melassa pura. “E la cucina?”

“Tutto a posto, non ti preoccupare vedrai!”

E così è passata la prima sera back home. Happy family indeed.

La mattina dopo invece è tornato, inaspettato, un muratore, poi ho visto un sacco di disordine,  poi ero grassa (lo chef dell’hotel era troppo bravo!) invece secondo i miei piani dovevo essere magra. Insomma una belva. Neanche 24 ore e le tossine sembrava avessero ripreso il sopravvento. Soprattutto nel mio cervello. Ho cacciato due o tre urlacci e ho letto i loro pensieri:

“Era meglio quand’era via!”

Poi mi è passata, mi sono scusata, ampiamente, diffusamente, vergognosamente… e oggi è tornata la melassa, anzi la glassa. Infatti abbiamo passato un pomeriggio in cucina, tutta nuova con tanto di soffitto e pavimento a cucinare cupcakes. Anzi Anita ha cucinato, io mi sono limitata ad assistere e pulire. Anita era un po’ tesa perchè, nei mesi scorsi, i primi due tentativi erano andati male: aveva creato dei “diversamente cupcakes”.

Ma stamani è andato tutto divinamente bene: cupcakes commestibili e mamma simpatica.

Domani, la poveretta, che oggi ha iniziato l’anno scolastico, li porterà a scuola alle sue compagne.

Litigi: istruzioni per l’uso

Convivere a volte è dura. E spesso si litiga per una sciocchezza: una frase sbagliata, un’intonazione irritante o una risposta troppo secca. Allora per non far degenerare la questione in un battibecco infinito ho trovato un rimedio efficace. Mi allontano dal luogo della contesa pensando le cose peggiori su Sant’ e vado in bagno a farmi una maschera.
Le maschere mi sono sempre piaciute: purificanti, idratanti, nutrienti, emollienti. A strappo o da risciacquare. Da ragazza me le facevo artigianalmente con lo yougurt e altri igredienti commestibili.
Fanno bene alla pelle e salvano anche la coppia.
Dopo una discussione, Sant’ l’altro giorno mi ha inseguito in bagno per chiedermi spiegazioni. Per ribadire il suo punto di vista. Mi ha fatto una domanda provocatoria. Poi mi ha guardato. Ero un mostro con la faccia verde.
La mia maschera era alla bardana, c’era anche un po’ di argilla che la fa seccare in fretta e fa assomigliare a un pezzo di vecchia terracotta. Sant’ non si è spaventato ma ha detto: “….non capisc…azz…semp…porc…”
L’ho guardato muta e immobile. Veramente zen.
Ma lui non si è scoraggiato: voleva comunicare. Voleva ribadire di aver ragione:
“….quella minc…di maschera…proprio or….non puoi parlare?”
Allora ho rispolverato l’alfabeto muto. Però non l’ho ricordavo bene.
Ho cercato di fare una “F” e poi una “O”.
Sant’ era impaziente e ha cercato di interpretare: “Fottiti?”
Volevo dire invece: “Forse è meglio che lasciamo passare un po’ di tempo prima di parlarne“, ma in fondo anche “Fottiti” andava benissimo.
Allora ho sorriso. E purtroppo mi sono fatta uno squarcio all’argilla lato labbra.
Anche Sant’ ha sorriso e mi ha mandato a …

Mamma sapiens

Emma sta facendo i compiti, fa una pausa ed entra in cucina mentre Anita finisce di fare colazione.
Sto risciacquando le tazze sul lavandino (si, proprio sotto lo squarcio del soffitto).
“Come si calcola l’area…”, chiede Emma ad Anita.
“L’aria?”, Anita a volte sembra che lavori per l’ufficio Complicazioni affari semplici
“Base per altezza”, esclamo da sopra lo scroscio dell’acqua.
Le ragazze mi guardano come fossi il Messia. Stupite. Ammirate. Incredule.
Io stessa sono sorpresa della mia bravura. Base per altezza mi è sgorgato così, in automatico.
Una formula incastrata fra i neuroni arrugginiti.
Proprio io che non ne azzecco mai una nè in matematica, scienze, chimica, fisica, geometria e chissà come ho finito il liceo scientifico. Da vent’anni vivo con Sant’ che non perde un’occasione (secondo me anche a sproposito) per condire la nostra esistenza di frasette spaventose come “secondo la legge della fisica pinco palla”, “è la legge dei grandi numeri”, “certo, segue una curva gaussiana”.
Insomma, mi sono sempre ammutolita davanti a qualcosa di più complesso di 2×3.
Invece stamattina ho detto base per altezza. Sono troppo orgoliosa.
E infatti visto il successo, azzardo anche: “Di che figura geometrica?”, prima di lavare un’altra tazza.
“Per caso, un rettangolo?”
“Sì, mamma un rettangolo”, mi dice Emma guardandomi con un nuovo rispetto.
Poi si rivolge con disprezzo a sua sorella e le dice: “E tu, fai le medie e non lo sapevi neanche!”
Anita, seccata risponde: “Avevo capito aria, pensavo tu parlassi dei gas”
Poi si rivolge a me e cerca di prendermi in contropiede: “E il triangolo, mamma?”
L’azzecco.
“E il rombo, mamma?”
Anche quello.
Entra Sant’: “E il cerchio?”
Allora vogliono fregarmi.
So che è qualcosa che a che vedere con 3,14 ma non so bene come, dove e soprattutto perchè.
Ma non voglio arrendermi, allora dico: “Raggio…”, poi apro forte il rubinetto in modo che l’acqua copra bene la mia voce, sfrego una tazza, poi la metto giù. Chiudo il rubinetto e alla fine aggiungo: “… 3 e 14!”

Chef si nasce?

Da un po’ di tempo Emma vuole dilettarsi a cucinare. Forse la sua sensibilità culinaria è un dono che ha ereditato dal papà. Prende la cosa molto sul serio e qualche sera fa aveva insistito per preparare lei la cena. Pensavamo fosse un po’ troppo impegnativo.
“Grazie, ma non devi lavorare troppo”
“Abbiamo poca fame”
“Fa caldo, stiamo leggeri…”
Dopo cinque minuti di convenevoli abbiamo trovato un accordo. Avrebbe preparato una pasta al tonno, veloce ed estiva.
Emma era in cucina, si è messa il grembiule e ha allineato ingredienti e utensili.
Noi tre sul divano, in finto relax, pronti a scattare se prendeva fuoco uno strofinaccio. E invece è stata bravissima, io le ho aperto la scatoletta del tonno, il papà le ha acceso i fornelli, Anita l’ha aiutata a scolare i fusilli. Il risultato spettacolare: una pasta buona, cotta a puntino a condita al punto giusto. Le abbiamo fatto un sacco di complimenti e lei è stata molto contenta.
La sera dopo non sapevo cosa fare a cena, Sant’ non aveva grandi idee, il frigo era quasi vuoto e così ci siamo guardati e abbiamo avuto la stessa intuizione:
“Emma ci rifai quella buonissima pasta al tonno?”
E lei felice ha replicato il capolavoro, nel pacchetto c’era anche previsto l’allestimento della tavola e sparecchiare.
Sì, era sfruttamento di minore ma è stato molto comodo.
Ieri sera non potevamo papparci le terza pasta al tonno di fila e allora ho cominciato a chiedere a Emma se avesse qualche idea per la cena.
“Voglio fare una torta al cioccolato: ho una ricetta della banda bassotti”
“Mmmm… e di primo?”
“Pasta al ton…”
A quel punto avevo già tirato fuori il suo libro di ricette del momento “In cucina con mukka Emma” (indovinate perchè le piace?) e gliel’ho aperto evitando per precauzione le pagine sui pop-corn e i marshmallow.
Sfogliando ha trovato “pomodori prigionieri” e si è entusiasmata.

Praticamente dei vol au vent con pomodorini. Non essendo pasta al tonno, non ho potuto andare a leggermi una rivista sul divano come una madre disgraziata ma sono rimasta in cucina a fare da aiuto cuoca passiva.
La pasta sfoglia era già pronta e l’ha tagliata a dischi con un bicchiere. Nella ricetta diceva di metterli in forno con dei fagioli secchi sopra per non creare bolle.
I fagioli naturalmente non li avevamo e allora abbiamo spezzettato delle carote. Infatti sono venuti un po’ sbilenchi, ma con i pomodori sopra non si notava troppo. Ho acceso e spento il forno, poi il fornello per saltare i pomodorini spezzettati in padella. Ho tirato fuori gli stampini dal forno caldo per evitare che Emma si bruciasse un dito, infatti mi sono scottata io.
Però alla fine il risultato è stato grandioso. Le è piaciuto molto aggiungere le erbe provenzali (il timo della ricetta non l’avevamo) e tagliare il pecorino a listelle per metterlo sopra.
Poi al momento di gustarli lei e Anita hanno fatto un sacco di storie, perchè erano “troppo pomodorosi” così alla fine abbiamo fatto la foto e poi ce li siamo pappati tutti io e Sant’.
Stasera non so se ordinare quelli o la pasta al tonno.
Anita cucina solo muffin o cupcakes perchè sono belli da vedere.

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