Correvo e bevevo succo d’albero

Torno a scrivere con molto ritardo perchè sono stata travolta dagli avvenimenti (dal blocco creativo al test di medicina di Anita!)
Comunque… faccio finta di niente e ripenso a Londra.
Una delle cose più piacevoli, fingendo di essere una vera londoner, era andare tutte le mattine a correre nel parco di fronte a casa: Battersea Park. Meraviglioso e molto vasto, con una parte che costeggia il Tamigi. Ombreggiato, con la temperatura giusta, c’era un sacco di gente che faceva sport, cani che correvano, ciclisti, vecchietti, bambini, una pista di atletica, il laghetto, la pagoda, un campo da cricket e tanti angoli meravigliosi.
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Così la mattina dopo una colazione leggera, partivo gasatissima, infilavo gli auricolari, connessa alla mia app con la musica e il coach motivazionale. Mi sentivo una lepre: un giorno facevo 7km e quello successivo 4,5.
Non avevo caldo, non avevo sete, non avevo male alle ginocchia. Una delizia.
Correvo sotto Chelsea Bridge e mi sentivo fichissima, quasi la protagonista di qualche thriller: una sportiva che trova anche un cadavere, o anche magari una borsa abbandonata piena di droga, mentre fra jogging. E così saltella su posto, ovviamente per non lasciar raffreddare i muscoli, mentre con il cellulare chiama subito Scotland Yard.
E poi sul posto arriva l’ispettore fico, ma sempre un po’ psicologicamente travagliato, e parte la sigla…zoomata sul Tamigi.
L’unica cosa che disturbava questa mia fantasia cinematografica era l’app, perchè dopo quel momento fantastico, qualche mese prima, in cui funzionava a meraviglia e sentivo la voce di Ashton, dopo un aggiornamento del telefono non era più la stessa, aveva cominciato a fare le bizze.
Un giorno la playlist si è fermata a metà percorso, un altro è andata in pausa e non è più ripartita, un altro ancora correvo, correvo e mi aspettavo di sentire la conta dei chilometri percorsi e invece ha iniziato a calcolare la mia corsa in miglia obbligandomi a laboriose conversioni metriche.
OK ero a Londra, le miglia ci stavano, ma poi la voce finale con i commenti era in italiano, impersonale come quella del navigatore: che delusione!
Insomma per essere felice ho provato, con frustrazione, varie app e non è per niente facile trovare quella giusta.
Perchè c’è quella che non ti dice le calorie, l’altra che vuole fotografarti, quell’altra ancora che ti spara pubblicità a tutto spiano, sperando che clicchi per sbaglio quando sei stravolto dalla fatica dell’allenamento.
Insomma un mezzo incubo.
L’ultimo tentativo è questo, dove come coach, per essere motivata, ho scelto la voce dell’allenatore dei marines, che è un po’ (molto) rude ma divertente.
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Un’altra cosa estremamente salutista che ho fatto in quei giorni è stato bere tree-water, l’ho scoperto qui dove offrivano degli assaggi: potevo scegliere fra acero, betulla e bamboo.
Ho comprato acero, ricco di manganese, mi sembrava l’idea migliore anche se non conoscevo esattamente le proprietà di questo minerale. Sono andata sulla fiducia, la commessa aveva un viso simpatico e sorrideva molto 🙂
Anche se adesso mentre la linfa vitale dell’albero scorre dentro di me, non sento molta differenza, ma la bottiglia era veramente carina!

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