Piccole Donne, il mio libro feticcio #nonditeloaigrandi

piccoledonne

L’ho letto e riletto Piccole Donne è stato il libro che ho amato di più durante la mia infanzia. La storia delle sorelle March mi coinvolgeva e intrigava moltissimo. Ero figlia unica e invidiavo tantissimo la loro famiglia numerosa, le schermaglie, l’affetto, la rivalità e la solidarietà che riempivano la loro vita. La prima volta che ho affrontato questo romanzo avrò avuto dieci anni e la sorella maggiore, Meg, che all’inizio della storia ne aveva (ben) sedici mi sembrava anche troppo adulta e non è mai stata la mia preferita. Quella da imitare era Jo, con un carattere molto più interessante e ribelle. Poi la sua passione per la scrittura ha suscitato subito molta ammirazione e probabilmente anche emulazione. Forse ho deciso anch’io di scrivere per copiarla.
La seconda sorella preferita era Amy, piccola e vanesia. Mi è sempre stata simpatica anche perchè condividevo con lei il problema del naso a patata e ispiranndomi al suo personaggio, da piccola, cercavo di restringerlo costringendolo dentro una molletta da bucato (che male!).
L’unica che non mi ha mai entusiasmato è stata invece Beth, un po’ troppo moscia per i miei gusti. Poi si è anche ammalata ed finita male, RIP 🙁
(Poi mi sono letta anche “Piccole donne crescono”, “Piccoli uomini” e “I figli di Jo”, ma non è stata la stessa cosa. Avevo bisogno di altre dosi ma non ho avuto la stessa appassionata soddisfazione. Come sempre i sequel sono un po’ minestra riscaldata)
Queste le mie sensazioni da lettrice bambina.
Sfogliando invece il romanzo adesso, da adulta con una certa esperienza di scrittura, posso comprendere e ammirare ancor di più il talento dell’autrice, Louise May Alcott.
Già l’incipit della storia è fulminante: con un dialogo di quattro frasi fra le sorelle mette in luce, in maniera essenziale e perfetta, le caratteristiche psicologiche delle sue protagoniste!
Ha pubblicato “Piccole donne” nel lontanissimo 1868 ma rileggendo alcune descrizioni, ad esempio l’incidente scolastico di Amy che spacciava limoncini sottobanco, le dinamiche fra compagne di scuola, l’ironia e la competizione sono modernissime e super attuali.
Un vero genio della letteratura!

Questo post fa parte #nonditeloaigrandi per promuovere in rete le buone letture, in occasione della Fiera del libro per ragazzi da oggi al 27 marzo a Bologna, per parlare dei libri che nella nostra infanzia ci hanno emozionato e forse anche cambiato la vita.
Chi volesse partecipare qui trova il link.

6 comments

  • Alzi la mano chi non ha mai desiderato essere Jo 🙂

  • Gran bei ricordi!

  • patriziavioli

    E’ vero soprattutto pensare che la sedicenne Meg mi sembrasse già così vecchia!!!

  • Chi ha pane non ha denti, etc…. Io – che sono sempre stata paragonata a Jo – ho sempre preferito Beth, tra tutte e sopra tutto. E detestavo Amy (il cui matrimonio con Laurie è un fuor d’opera al quale deve rimediare, narratologicamente, dopo, la stessa autrice).
    Comunque concordo con te, capolavoro assoluto. Ne parlerò il prossimo settembre a una conferenza internazionale.

  • patriziavioli

    Sul matrimonio con Laurie concordo pienamente!!!

    Sul resto hai messo già in evidenza tu le nostre discordanze 🙂

    e complimenti per l’intervento alla conferenza.