Nel mirino

Sono diventata un target.
E’ successo così da un giorno all’altro, senza preavviso.
Una volta le zanzare non mi pungevano, a loro piaceva solo Sant’ poi quando è nata Emma anche lei è diventata una loro vittima. Io e Anita no, libere e belle. Senza Autan, senza Citronella, senza Apis melliflua. Loro invece nervosi si grattavano e lamentavano.
Quante liti con Sant’ su questo argomento, quante cenette romantiche nei dehors milanesi saltate. Quanta aria condizionata gelida. Ma ora ho capito.
Anzi la prova d’amore Sant’ me la diede tantissimi anni fa, quando dopo la prima fatidica telefonata e un appuntamento in una pizzeria, locale climatizzato, lo invitai a cena da me: avevo 5m quadri di monolocale e 20m quadri di balcone. Romantic tete à tete in terrazza. Tutto perfetto, serata di agosto, forse solo noi due a Milano. Infatti al momento di scolare gli spaghetti, Sant’ mi segue nel cucinino e cominciano le punture. Il soffitto era nero: completamente coperto di zanzare. Una roba da film dell’orrore. Le bastarde erano arrivate lì affamatissime perchè tutti gli altri milanesi erano in vacanza.
Sant’ mi disse: “Molla tutto!” e siamo fuggiti da casa mia.
Dalla cena, dal vino bianco, dalla tavola apparecchiata in terrazza.
Però è rimasto con me, non ha pensato che non fosse il caso di sposarsi con una che quando cucina attira le maledettissime zanzare.
Sono passati tanti anni, sono arrivate chez nous le zanzare tigri. Quelle che lavorano 24ore non-stop. Domenica sono andata mezz’ora al parco giochi, sono rimasta in piedi a parlare con un’amica vicino agli alberi e ho iniziato a saltellare. Avevo dei jeans corti a pinocchietto: 25 punture per gamba. Ieri, recidiva e coraggiosa, sono andata 10 minuti in un altro parco giochi in un paese vicino. Mi hanno colpito subito: con metodo, tra un bozzo rosso e l’altro, mentre mi spruzzavo di Autan. Le altre madri erano lì tranquille a chiacchierare e ridere, mentre io mi trasformavo nella Pimpa e scappavo con uno scatto da centometrista.