Come se tu non fossi femmina

Un viaggio in Croazia, itinerante con le figlie al seguito, bambine di sei e nove anni. Piccole esploratrici audaci, curiose e avide di novità. Una vacanza in famiglia programmata anche con il papà, che all’ultimo momento, per un imprevisto lavorativo, dà forfait.

Ma la mamma carica le piccole in auto e decide di partire ugualmente, di mestiere fa la giornalista e dirige anche un paio di giornali, perciò sfrutta anche l’occasione per scrivere Come se tu non fossi femmina. Libro che è un diario di viaggio ma anche un flusso di pensieri su come (cercare di) educare al meglio le bambine a crescere forti e indipendenti.

Un viaggio è sempre un’esperienza di crescita e di maturazione. Ed è anche un momento ideale per instillare nuovi insegnamenti e idee che nascono da situazioni contingenti (un’imprevisto, una novità, una scoperta della vacanza) ma possono poi germogliare in qualcosa di importante e duraturo.

Annalisa Monfreda, tra soste al mare, visite al museo, avventure nelle cascate, spiega cose molto importanti alle proprie bambine. Ne libro ci sono 50 lezioni, principi da tenere presente per crescere felici e sicure di sè, senza soccombere alle discriminazioni di genere. Il numero uno, recita così “non perdete mai la strada del desiderio“. Per realizzarlo, basta tener a mente la lezione numero due: “non c’è nulla che non possiate fare se lo desiderate veramente“.

Queste enunciazioni non sono mai vuote. Vengono espresse con il supporto di racconti, storie famigliari dell’autrice e anche arricchite da citazioni autorevoli, di autrici e personalità che hanno segnato la storia al femminile.

Un libro piacevole e soprattutto utile. Fa riflettere su quanto sia importante l’educazione per combattere gli stereotipi. E arrivare finalmente a infrangere quel durissimo vetro di cristallo che ancora incombe su di noi.

New York (seconda puntata)

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Shopping

Le svendite sono iniziate il 26 dicembre alle 5 del mattino. No, non siamo andati. Con il dollaro basso, l’euro la faceva da padrone e in giro per New York c’erano moltissimi connazionali. La stragrande maggioranza era sulla Quinta Strada in fila davanti ad Abercrombie & Fitch (perchè non tutti sono fortunati come noi milanesi ad avercelo anche a casa).

Anita era piuttosto interessata allo shopping mentre la povera Emma (bravissima per tutto il viaggio) veniva sballottata da un megastore all’altro senza protestare troppo. L’unica cosa che la interessava era andare da F.A.O Schwarz che è il negozio di giocattoli più famoso a New York. Ed è stata una delusione, infatti è molto meglio Hamleys  a Londra (più bello e grande  il palazzo e più originali i giochi).

Il reparto più interessante da F.A.O Schwarz era quello dei dolci, dove c’era la barretta di cioccolata di Willy Wonka, quella de La fabbrica di cioccolato di Roald Dahl.  Poi a me è piaciuto anche l’angolo del calzino spaiato (avranno copiato l’idea a Panz?) dove vendevano coloratissime “paia” di calzini a tre e ciabatte simili ma non uguali. Ho comprato un paio di ciabatte (perchè le avevo dimenticate a casa) e mentre acquistavo è passata una signora che ha commentato sarcastica e saggia:

“Calzini spaiati? Me li spaio da sola, non ho certo bisogno di comprarli!”

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Il darkside dello shopping era la ressa che mi innervosiva e faceva venire i sensi di colpa etici. Tipo: che schifo tutto questo consumismo/vergognamoci! Per purificarmi dovevo almeno darmi una patina di cultura ed entrare in una libreria. Il lato bello delle svendite newyorkesi è che anche i libri sono scontati al 40-50%.

In un impeto di pattriotismo ho portato tutti alla libreria Rizzoli che è un luogo meraviglioso pieno di volumi e vuoto di turisti. Abbiamo guardato, sfogliato, annusato l’odore meraviglioso dei libri. Il negozio è su più piani: io ed Emma siamo salite al secondo dove c’erano molti volumi fotografici, libri d’arte e di fotografia. Insieme ci siamo messe a guardarne uno di Michelle Obama: bellissime immagini, dalla campagna elettorale ai giorni nostri. Finito con Michelle, estasiata da tanta cultura/eleganza/attualità/politica, sono passata alla scaffale successivo, appena dietro l’angolo per scovare altre chicche. Invece mi sono trovata faccia a faccia con questo enorme “accessorio genitale maschile”, in primissimo piano, larger than life, che troneggiava sulla copertina di un libro di foto in bianco e nero, probabilmente di Robert Mapplethorpe o di un suo epigono. So che a New York l’ambiente gay è spumeggiante e assolutamente creativo, ma aspetto ancora qualche anno per illustrarne le meraviglie alle mie figlie.

“Ragazze andiamo!”, ho gridato come se il locale stesse prendendo fuoco.

“Mamma aspetta, ci sono i libri sui graffiti!”, ha cercato di fermarmi Anita.

“No, no! Scendiamo di sotto, che è più bello!”, ho insistito parandomi davanti al volume Xrated.

E così abbiamo chiuso anche con la cultura.

Il negozio più meraviglioso che abbiamo visto invece è stato un bugigattolo pieno di timbri, di tutte le specie e le dimensioni immaginabili che si trova sempre nel Village,  in Caia’s zone.