VegAgenda 2019

Per iniziare il nuovo anno con buoni propositi (mangiare meglio, perdere peso, fare più attività fisica, trovare un nuovo equilibrio…) c’è un piccolo alleato molto utile: la VegAgenda.

Divenuta oramai una tradizione, l’edizione del 2019 arriva arricchita e ancor più accattivante. Piena di consigli anche per chi non sia già “un adepto” e con curiosità voglia entrare a piccoli passi nel mondo “verde” di vegani e vegetariani.Decidere di non mangiare più prodotti animali è una scelta etica e la nuova VegAgenda dedica le prime pagine a raccontare di Empty Cages, un’associazione americana che ha come scopo quello di sensibilizzare l’opione pubblica verso il rispetto degli animali considerati non “bestie” ma essere senzienti, dotati di intelligenza e sensibilità.

Questo concetto è stato stabilito anche dal recente trattato di Lisbona ma troppo spesso noi umani tendiamo a non ricordarcene. Esiste un premio Empty Cages, gabbie vuote, titolo ottimista di grande significato e speranza, attribuito alle personalità che con i loro studi riescono a diffondere il rispetto verso gli animali.

Quest’anno il premio è stato vinto da Mark Bekoff, docente all’Università di Boulder in Colorado, e negli anni precedenti da altrettanto importanti personalità nel mondo accademico anglossassone.

Dopo la prefazione sui diritti degli animali la VegAgenda, coloratissima e con una grafica molto accattivante, con una pagina per giorno, fornisce suggerimenti e informazioni. Come affrontare il nuovo anno in maniera più semplice, allegra e soprattutto ecologica

Ci sono ricette originali e golose, indicazioni su come cimentarsi al meglio nello smaltimento dei rifiuti e anche semplici e divertenti tecniche di pet therapy che regalano benessere, a noi e ai nostri amici pelosi.

Più o meno chef

Un trionfo culinario. E’ quello che è avvenuto ieri a casa mia. Considerata la temperatura semiglaciale, la tosse di Emma e i compiti di Anita, abbiamo deciso di non affrontare un pomeriggio metropolitano e ci siamo chiuse in casa a cucinare. La molla, devo ammetterlo è stata “l’invidia del pane” che oramai nutro nei confronti del Sant’uomo che continua a panificare con successo in ogni minuto libero. Si è anche comprato il mattarello. E mentre impastava le bambine gli stavano a fianco estasiate. Elemosinando di poter fare un piccolo intervento nel meraviglioso laboratorio di cucina del papà.
Così per catturare un po’ di attenzione ieri mattina ho fatto gli yougurt (con la yogurtiera) ma per Anita ed Emma non era più una novità e non mi hanno degnato di alcuna attenzione. Allora ho tirato fuori l’asso dalla manica: il budino d’arancia.
Un colpo gobbo che mi è riuscito grazie alla Vegagenda. Un prezioso diario/manualetto di cucina vegetariana per talebani del tofu e simpatizzanti. Ci sono un sacco di ricette facili ed esotiche. Il budino di arancia è libanese e per farlo bastavano le arance, lo zucchero e la maizena. E così abbiamo provato.
Ques’ultima, mai usata prima, che fortunatamente avevo in casa perchè comprata per una ricetta con non avevo fatto, è magica.
Infatti, mentre Anita mescolava sconsolata il pentolino sul fuoco con il succo d’arancia con lo zucchero e la maizena, che doveva addensarsi ma continuava ad avere l’aspetto di una semplice spremuta, è avvenuto il miracolo. Improvvisamente si è creato il budino. Bello, denso, lucido e profumato. Incredibile.
Entusiaste abbiamo pensato che a noi Gualtiero Marchesi faceva un baffo, mentre mettevano il capolavoro in frigorifero a raffreddarsi.
Ma per le pari opportunità e soprattutto per conservare l’armonia familiare, ho anche fatto, questa volta con Emma, il salame dolce (il solo dolce che so fare da quando ero piccola e copio ancora dal mio vecchio Manuale di Nonna Papera, l’unico libro della mia infanzia che si è preservato intatto nei secoli e nei traslochi).
In questo caso la ricetta e rodata e quindi è andato tutto liscio.
Alla fine ho lasciato Emma a slurparsi via dalla terrina l’avanzo dell’impasto di cioccolata, burro e zucchero. Il mio impegno da brava mamma cuoca era finito e avevo bisogno di un break.
Mi sono messa davanti al computer ma dopo neanche cinque minuti è arrivata Emma e mi ha detto:
“Sai mamma, non sono tanto amica con Anita”
“Cosa vuoi dire? Avete litigato?”
“Sì perchè le ho chiesto una cosa… lei mi ha risposto male…allora io le ho dato un pugno…lei mi ha dato una spinta…e poi lei…invece io…ma lei è antipatica…fa sempre così….”
Ho smesso di ascoltare. E inserito mentalmente il pilota automatico. Ho cominciato a scaricare la posta, tanto le storie dei loro litigi sono tutte uguali.
“…lei mi ha detto facciamo la pace… e allora io le ho detto no: prima dimmi se hai capito dove hai sbagliato…”
Mi si sono rizzate le antenne: questa è la frase che io uso con loro.
La piccola Emma mi copia. L’ho guardata con tenerezza. Attorno alla bocca aveva una maschera marrone di cioccolata che confinava quasi con il naso e le orecchie.
“E Anita cosa ti ha risposto?”
Emma si è rabbuiata e ha sbottato:
“Mi ha riso in faccia. E ha detto: vai a lavarti la faccia, piccoletta”