Cosa vogliono i bambini in vacanza?

Giocattoli e dolciumi? Macché. Molto meglio piscine, smartphone e wifi. I bambini e gli adolescenti di oggi hanno le idee molto chiare, anche quando si tratta di scegliere l’albergo dove trascorrere le vacanze con la famiglia.

Genitori, prendete nota prima di incorrere nel broncio h24 dei piccoli eredi!

Da letti morbidi ed elastici su cui saltare nottegiorno, alle stanze con vista panoramica, per scattare e postare foto sui social, passando per il WiFI che deve sempre funzionare bene.

Anche i più piccoli hanno esigenze ben precise e il noto motore di ricerca Booking ha pensato di intercettarle – e dar loro voce – con un sondaggio che ha raccolto circa 23 mila recensioni di bambini di tutto il mondo dopo un soggiorno in albergo.

Il risultato è un’analisi di gusti, desideri e tendenze talmente precisa che, secondo alcuni, potrebbe persino spingere Booking in un futuro non troppo lontano a battezzare una sezione di feedback esclusiva per bambini, in modo che possano indicare ai loro coetanei le cose che in un albergo sono veramente importanti: i letti dove si salta meglio, le camere più colorate, i camerieri più simpatici e le migliori connessioni internet per il gaming online.

Considerando i piccoletti nella fascia di età dai 5 agli 11 anni, il 73% indica come priorità in albergo la presenza o la vicinanza di piscine, scivoli e giochi d’acqua. I più “tradizionalisti” (58%) esigono la spiaggia. Fondamentale per il 54% è la possibilità di fare giochi e attività all’aperto che non si possono fare a casa, possibilmente in compagnia di altri bambini (condizione richiesta dal 42% degli intervistati). Tanti sognano di trascorrere la vacanza regalandosi qualche peccato di gola, in particolare il gelato (34%) e tutte le altre leccornie (32%) che normalmente la mamma non concede a domicilio. Il 24% vuole una stanza più spaziosa della cameretta di casa e letti su cui poter saltare (22%). Un bambino su dieci si aspetta che i camerieri sappiano raccontare barzellette divertenti.

Cambiano le esigenze con l’aumentare dell’età, ma una cosa è certa: anche per gli adolescenti non è vero che una location vale l’altra. Per l’89% dei teenager (dai 12 ai 15 anni) è fondamentale una veloce connessione WiFI hotel, principalmente per due motivi: giocare online e postare sui social network le foto più belle scatatte durante la giornata – esigenza in realtà condivisa coi genitori, bisogna ammetterlo… Richiestissime le attività serali in albergo e la possibilità di fare colazione più tardi (42%), per dormire qualche ora in più al mattino. Diversamente dai bambini più piccoli, soltanto 1 adolescente su 4 ritiene fondamentale fare nuove amicizie con coetanei durante il soggiorno in hotel.

foto da wallpapersafari.com

Tutta la verità sulla prova costume

Siamo arrivati al momento tanto atteso temuto quello in cui ci si spoglia e si affronta poi lo specchio in costume da bagno. Sapete bene come vi sentite al riguardo, ma se volete sapere la verità, tutta la verità, su come si sentono gli altri (vicini di ombrellone compresi) potete leggere i risultati del sondaggio di Gympass.

Il 62% ritiene che i risultati ottenuti in palestra siano sufficienti per sentirsi in forma.

Il 22% li considera insufficienti ma non pare preoccuparsene, a differenza del 10% che non ci pensa nemmeno a togliersi i vestiti!

Solo un fiero 6% sfoggerà soddisfatto la propria forma fisica.

Rispetto allo scorso anno, il 46% degli intervistati si trova stazionario, quindi sempre fuori forma, mentre il 22% nota i miglioramenti di questi 12 mesi di sforzi in palestra. Il 18% ritiene invece di aver peggiorato il proprio stato fisico, ammettendo di essersi allenato di meno.

Per ovviare a difetti più o meno visibili, il 26% ricorre a trucchi come trattenere la pancia in dentro, assumere posizioni plastiche o indossare costumi in grado di valorizzare i pregi. (vedi instagram!)

Il 40%, duro e puro, non fa nulla e si mostra così com’è.

Il 52% con un un mea culpa ammette che, se quelli sono i risultati, non si è allenato abbastanza. Mentre il 29% invece già si promette di voler fare di più, mentre uno sconsolato 11%, di fronte allo specchio pensa di aver investito male il proprio tempo, e quasi si pente di non averlo trascorso sul divano!

Il 44% dichiara spudoratamente che l’unico sforzo ammesso in vacanza sarà  quello per mettersi la protezione solare. Niente sport ma almeno un po’ di movimento per il 54% che per lo meno non disdegna camminate, partite a beach volley etc..

Resta uno stoico 2%, per il quale l’allenamento non conosce stagioni.

Può capitare che il dolce far niente sotto l’ombrellone ci porti a buttare l’occhio sugli altri. E così il 41% vede nei difetti degli altri una giustificazione, pensando di non essere l’unico fuori forma. Un autocritico 34% guarda gli altri per avere uno stimolo a migliorarsi, mentre il 15% non si guarda nemmeno intorno e ritiene di non aver niente da invidiare a nessuno.

Il 10% di rassegnati preferisce non buttare l’occhio, perché a prescindere, sa che il vicino di sdraio sarà messo meglio.

Trova la tua dog beach

Anche se l’esercito dei proprietari di cani, in Italia, è arrivato a sette milioni di padroni felici (secondo l’ultimo rapporto Assalco-Zoomark 2017), nei mesi estivi nella maggior parte dei lidi è vietato portare cani sulle spiagge. Tuttavia, grazie a una crescente sensibilità nei confronti dei nostri amici, sono sempre di più le spiagge che si attrezzano per diventare “a misura di cane”.

Riporto uno studio di Volagratis.com che ha preso in considerazione alcune delle mete più gettonate dell’estate italiana, identificando alcuni bagni che possono essere considerati a tutti gli effetti “pet-friendly”.

EMILIA ROMAGNA

Con la sua Riviera, l’Emilia Romagna è una delle mete estive più frequentate. Già rinomata per essere a misura di famiglia e di bambini, la Regione è all’avanguardia anche per quanto riguarda gli amici animali con oltre 30 bagni attrezzati, tra strutture private e spiagge libere. In tutta la regione non è concesso agli animali di fare il bagno, ma da Rimini a Riccione, da Cesenatico a Ravenna, sono molteplici i servizi in spiaggia a disposizione degli animali: aree dedicate, veterinario, educatori cinofili tra gli altri. In particolare, si distinguono: la Dog Beach del Bagno81 di Rimini, il Bagno Corallo di Cesenatico e Beach 33 di Rimini.

TOSCANA – SPIAGGE LIBERE

Anche la Toscana è tra le Regioni con più spiagge dog friendly. La provincia con più spiagge per cani è quella di Livorno, seguono la provincia di Grosseto e le province di Pisa e di Lucca. Ecco un elenco di spiagge libere dove i cani possono fare il bagno tutto il giorno a patto che siano al guinzaglio e che il padrone sia munito di secchiello e paletta. C’è la spiaggia di Capocavallo, Cecina, la spiaggia nella zona compresa tra la Chiesina di San Cerbone e il pontile del porticciolo, Golfo di Baratti. Poi la spiaggia comunale di Felciaio, Isola d’Elba e quella di Torre del Lago Fraz. Torre del lago Puccini 55049 Viareggio.

Nelle altre regioni più gettonate in estate, ecco le spiagge più ‘a misura di animali’:

LIGURIA – Baba Beach, Alassio.

SARDEGNA – Tilliguerta Dog Beach, Cagliari.

PUGLIA – Santos Bau Bau Beach, Torre Canne Fasano Brindisi.

 SICILIA

Con le sue innumerevoli spiagge da sogno è purtroppo in fondo alla classifica italiana per quanto riguarda l’accoglienza dei pet. Tuttavia, a Catania è possibile trovare una vera “dog beach”, al Lido Azzurro, dove i cani potranno correre liberi dentro il parco giochi e fare il bagno in acqua, ovviamente sotto la responsabilità del padrone, e dove è disponibile anche un servizio di “dog sitting” per i padroni che vorranno lasciare il proprio cane (per mezza giornata). La Bau Bau Beach di Priolo, in provincia di Siracusa, offre anche percorso di “agility” per mantenerli in forma e farli giocare, mentre la splendida Vulcano, presso il Lido sabbie nere e acque calde, permette anche ai cani di fare il bagno godendosi l’acqua fresca e cristallina.

Dove andare in vacanza con il cane

Sono al mare. Senza Lola. E sto un po’ male.
Mi sento in colpa perché avevo scelto di non portarla, credevo fosse più facile invece il mio cuore sanguina. Mi manca. L’altro giorno ho visto in spiaggia un signore che lanciava un sasso al proprio piccolo Jack Russel e quest’ultimo, convinto di essere un cane da riporto, nuotava fino a dove pensava fosse caduto il sasso e poi si immergeva per raccoglierlo.
Peccato che sul fondo fosse pieno di sassi identici e così dopo un po’, rialzava il musino costernato e guardava il padrone per dire: me ne lanci un altro?
Purtroppo il padrone era un po’ avvinazzato e così rideva sguaitamente, beveva un altro sorso, faceva un rutto e solo dopo lanciava un altro sasso. E il piccolo Jack Russell, felice e ottimista, partiva con un’altra strategica immersione.
Ieri invece ho paparazzato la signora della foto (sorry!) che nuotava felice con il proprio golden retriver. Le foto fanno un po’ schifo ma l’amore e l’affiatamento fra i due era totale e commuovente.

Oltre al senso di colpa per essere senza Lola ho provato anche una fitta di gelosia.
E stanotte ho sognato Jack, il mio vecchio golden, che era riapparso magicamente al mio fianco ed era buonissimo, tanto che, nel delirio onirico, ero a casa e ho chiesto a Lola:
“Possiamo tenerlo?”
Lei ovviamente si è opposta.
Così per non ridurvi come me e soffrire la mancanza del vostro amato peloso in vacanza, vi consiglio di consultare Dogalize, il social per proprietari di cani, e scoprire come gestire la vacanza con il vostro cane e trovare spiagge e strutture dove sarà il benvenuto.

Buone Vacanze!

Oggi giornata di grande esodo, in città oramai si guida veloce e si trovano un sacco di parcheggi: tutti stanno partendo per le vacanze.
Così anche il blog si prende una pausa, mentre ne approfitterò per scrivere (un progetto che procede troppo pigro) tappata in casa nella penombra delle tapparelle abbassate. Leggerò dei libri lasciati sul comodino in attesa per troppo tempo. E alla sera forse andrò a vedere qualche vecchio film nei cinema all’aperto, sfidando con coraggio le cattivissime zanzare d’agosto. Ci rivediamo a settembre con qualche bella novità.
Felice estate a tutti!

Fish therapy

Da quasi una settimana siamo al mare a Creta: caldo, sole, vento e grandi nuotate.

20120830-185007.jpg

L’altro giorno abbiamo fatto un giro a Xania, la città più vicina a noi, e tra le viuzze dietro al porto ho scoperto una strana Spa, specializzata in fish therapy. Infatti all’interno del salone c’erano tre vasche grandi come acquari domestici, dentro ai quali nuotavano tantissimi pesciolini argentati. Chi voleva farsi il pedicure immergeva le gambe fino a ginocchio e diventava cibo per pesci. Infatti i pescetti facevano merenda spiluccando la pelle secca (le cellule morte) dei piedi a mollo. Dieci euro per quindici minuti di bagnetto.
Due turiste adolescenti avevano già abboccato e stavano facendosi piluccare. Anita voleva provare, la proprietaria voleva tirarci dentro, ma ero scettica e così è riuscita ad appiopparmi solo la brochure. L’ho letta con attenzione e questo è il link del sito dove spiega tutto: questi pesciolini sono parenti delle carpe, vivono solo in acque molto calde, come queste intorno Creta, in Turchia e in Siria e amano sbocconcellare gli umani. Gentilmente non come i pirana ma comunque un po’ di impressione me la facevano.
Ma ieri c’è stato il colpo di scena, abbiamo sperimentato una nuova baietta (vedi foto), una meraviglia, acqua azzurra, trasparente e caldissima e chi ci trovo a sguazzare dentro?
I mitici pescetti che si ingozzano di cellule morte. Migliaia e migliaia di loro che naturalmente azzannano gratis. (E allora Anita ha detto che le fanno paura). A dire il vero non amano solo i calcagni, adorano anche mordere i polpacci. Sono piuttosto delicati, procurano solo un lieve pizzicorino.
Tornerò a casa con una pelle stupenda!

La rubamariti?

Qualche giorno di vacanza al mare e un lunghissimo viaggio in auto per arrivarci. E’ un posto senza connessione quindi questo post è stato covato da giorni nella speranza che la rete tenga…
Comunque, mentre viaggiavamo per raggiungere la meta, e Sant’ gentilmente ci accompagnava, ci siamo fermati in un autogrill per rifocillarci. (Con noi c’era anche Lola, quindi le soste sono state frequenti). In una di queste mentre noi mangiavamo, bevevamo, compravamo stupidate e andavamo in bagno, Sant’ era rimasto fuori a sgranchirsi un po’.
Quando l’ho raggiunto mi ha detto:
“Quella bionda ha cercato di abbordarmi e mi ha chiesto un passaggio per andare a P”
“???”
Da tempo per rinvigorire il nostro rapporto, Sant’ mi racconta di donne che lo guardano, lo concupiscono, lo interpellano con le scuse piú originali. Insomma fanno di tutto per rubarmelo. Molte volte se l’inventa o esagera per cui anche questa volta l’ho guardato perplessa.
“Quella la”
In effetti una bionda c’era, l’avevo notata anch’io. Una bionda sui “trentotto-quaranta”, piuttosto carina, con un top bianco, un po’ in carne, con una borsa bianca e una sacca da viaggio. L’avevo notata anch’io perchè era seduta su un muretto proprio all’uscita dell’autogrill, e si stava mangiando tranquillamente, senza sensi di colpa, quello che sembrava un pezzo di torta al cioccolato.
Quindi ho chiesto spiegazioni.
“E tu cosa hai risposto?”
“Che non andavo a P”
“E lei?”
“Delusa. Poi ho visto che l’ha chiesto a tutti gli altri uomini soli. Ma anche gli altri hanno rifiutato…”
Strano, era una bella donna. Non sembrava depressa dall’insuccesso, al momento continuava tranquillamente a sbaffarsi la torta. (E sì era un po’ forte di fianchi).
P era a circa un’oretta di distanza ed era sabato sera a ora di cena, quasi tutti gli omarini in giro avevano presubilmente qualche impegno…
La storia dell’abbordaggio intanto era stata condivisa con le ragazze, quindi abbiamo continuato
a tenerla d’occhio, mentre Lola espletava i suoi bisogni, ed espresso alcune teorie:
– era una zoccola (ma non era vestita in maniera volgare anzi era piuttosto elegante e quindi anche l’ipotesi autostoppista sembrava fuori luogo. Non ti metti i tacchi per viaggiare in autostop)
– era stata abbandonata dal fidanzato/marito al grill (questo giustificava i bagagli) ma avrebbe dovuto essere un po’ preoccupata invece sembrava serena. Forse aveva un marito/fidanzato stracciaballe…
-era una truffatrice (nel frattempo un giovane un po’ truzzo si era avvicinato per parlare ma poi l’aveva lasciata lí senza darle un passaggio). Forse un complice aitante che l’avrebbe aiutata a spennare l’eventuale pollo?
-era una dipendente del grill che era rimasta a piedi per un imprevisto. Ma in questo caso mi sarei aspettata che armeggiasse con il cellulare per chiedere aiuto a qualche amico/a.
Insomma chi era?
Qual era il suo scopo?
Voleva veramente mandare all’aria il mio matrimonio?
E soprattutto quante calorie aveva la torta?
Avrei voluto rimanere lì a spiarla e venire a capo dell’enigma ma i miei cari non me l’hanno permesso. Perciò ora voglio condividere con voi questo mistero, vi prego ditemi qual è la vostra ipotesi….

New York

Prologo

Lo scorso 21 dicembre ero un po’ in ritardo per andare a prendere Emma a scuola alle 16,30 così avevo telefonato alla bidella per dirle se potevano tenere mia figlia 10 minuti in più dentro ai locali scolastici, considerato che aveva cominciato a nevicare copiosamente. La saggia bidella mi aveva risposto che magari era meglio se facevo andare a casa Emma con un’altra mamma…aveva ragione… infatti 4 ore dopo ero ancora in auto, in una Milano paralizzata dalla neve.

Il giorno dopo avevamo l’aereo alle 10,30 da Malpensa per New York e temevamo di non poter partire perchè la città, grazie alla lungimiranza dei vertici cittadini, era tutta bloccata. Invece miracolosamente l’impavido Sant’ ha guidato la nostra Mini nella siberia del varesotto e siamo arrivati all’aereoporto dove, altrettanto miracolosamente, è decollato anche il nostro aereo…leggermente stressati ma felici abbiamo affidato la nostra vita nelle mani del pilota.

IMG_1000

Il clima

Polare, un freddo disumano. Le temperature espresse in gradi Farenheit mi illudevano perchè sembravano un po’ più alte, andavano dai 28°F ai 35°F.  Ma in verità erano sempre attorno allo zero. Sarà che a me piace il caldo ma l’aria gelida che mi soffiava costantemente in faccia ha un po’ tarpato lo spirito esplorativo. Ero già stata due volte a New York, nella mia vita precedente, in primavera e in estate, e devo dire che era tutta un’altra cosa. Manhattan va girata a piedi e questa volta è stata un po’ dura farlo con nonchalance. Abbiamo sempre affrontato la furia degli elementi bardatissimi: sciarpa, berretto, guanti…peggio che sulle Dolomiti. Sant’ ha fatto l’alpino e quindi era un tantino più rilassato. Abbiamo saltato alcune mete che avevamo in programma ma siamo stati intrepidamente a Central Park, dove abbiamo visto i pattinatori, molti turisti russi completamente a loro agio con il clima, parecchi scoiattoli e ci siamo fatti questa foto. E’ bastato un minuto seduta sul muretto e mi si sono gelate le chiappe!

IMG_0063

IMG_0065

IMG_0070

I taxisti

Sono tutti molto nervosi, quasi borderline. Il traffico della Grande Mela è molto caotico e stressante e i taxisti ne fanno le spese, suonano il clacxon a manetta e si infilano ovunque. (La neve però viene spazzata via in un nano secondo). Dopo aver salvato la pelle nel viaggio di andata abbiamo rischiato di brutto nel taxi che ci ha portato dall’aereoporto all’hotel. Il nostro driver era particolarmente irritato dal traffico congestionato della superstrada/tangenziale/sopraelevata/megaponte che portava a Manhattan. Insofferente a ogni regola del codice della strada,  comunicava il suo stress prima tamburellando con le dita sul volante, poi partiva con uno slalom tra le auto zizgando a tutta velocità a destra e a sinistra pur di sorpassare. A volte inchiodava imprecando. Emma fortunatamente, stravolta dal viaggio e dal fuso orario dormiva, mentre io e il resto della famiglia pregavamo silenziosamente pentendoci dei nostri peccati ogni volta che ricominiciava a tamburellare.  Prima di frenare davanti all’hotel all’ultimo semaforo ha urlato dal finestrino:
“Move baaack!!!”,  facendo il pelo a una povera turista giapponese che stava educatamente aspettando il verde a un semaforo pedonale.
Però una volta vaccinati a loro umori, i taxisti newyorkesi si possono anche  apprezzare soprattutto perchè sono molto numerosi e meno cari dei nostri.

IMG_1149

Il cibo

Era uno dei miei timori, invece è stata una piacevole sorpresa. Soprattutto per due motivi: nel nostro albergo c’era un ottimo ristorante italiano perciò alla sera quando tornavamo stravolti e infreddoliti, invece di tentare un’altra escursione per trovare un posticino dove mangiare, cedevamo alla pigrizia e alla comodità e mangiavamo in hotel. Le mie figlie erano contentissima di farsi un buon piatto di gnocchi o di ravioli, da vere italians. Per il pranzo invece abbiamo scoperto Hale & Hearty, una catena di fast food dove le zuppe sono il piatto forte ed erano veramente buonissime. Il colpo di fulmine è avvenuto il primo giorno, mentre eravamo in cima a Top of the Rock, come suggerito dall’ex newyorkese Wwm. Il Top of the Rock è la sommità del Rockfeller Centre da cui si può vedere tutta Manhattan (la prima foto è stata scattata lì). Tra un click e l’altro un odorino di sugo al pomodoro ci inebriava. Sempre da veri italians, che sentono quel certo languorino all’ora di pranzo,  abbiamo cominciato a dirci:

“Uhmm…che buono, ma da dove viene?”

Seguendo il naso, quando siamo scesi dalla sommità del edificio, abbiamo scoperto che proprio sotto c’era la meravigliosa cucina dello zuppodromo e il relativo negozio. Unico neo il fatto che i posti da sedere sono pochissimi, perchè questo cibo è essenzialmente take away. Quindi per sederci dovevamo fare la posta ai pochi tavolini disponibili.
Poi abbiamo provato hamburger e milkshake da Johnny Rockets una catena di diner in puro stile anni ’50. Con tanto di musica di Elvis e jukebox sul tavolo. L’abbiamo sperimentato in un mall del New Jersey a grande richiesta di Anita ed Emma.

Poi grazie ai favolosi consigli di Caia, che l’anno scorso abitava a New York, ci siamo fatti dell’ottimo sushi in un ristorantino del Village.

(continua…)

Nel posto sbagliato

Leggendo questo post mi sono ricordata che anch’io tanti anni fa, avevo sbagliato spogliatoio…

Emma aveva due anni e Anita cinque, quell’estate avevamo affittato una casa sul Lago Maggiore, tra Stresa e Baveno.  Non era un momento facile della mia vita. Mio padre era malato terminale e in famiglia lo sapevo solo io. Era luglio, Sant’ lavorava a Milano e veniva nei week end. Non avevo la baby sitter. Il tempo era pessimo, pioveva sempre. Con due bambine piccole la situazione era poco allegra: acqua nel lago e acqua dal cielo. Avevo appena tolto, con insuccesso, il pannolone a Emma e non facevo altro che lavare mutande, pantaloncini e calzini.

In questa stupenda cornice vacanziera avevo preso una decisione epocale per salvaguardare la mia sanità mentale: iscriverci  per un mese alla piscina di un grande albergo di Baveno. Veramente le piscine erano due: una coperta e una scoperta nel prato antistante il lago, utilizzabile solo nei rari giorni di sole.

A me attizzava molto quella coperta: sfiancavo le bambine con corsi di acquaticità fai-da-te e alla sera ronfavano che era un piacere. Poi c’erano i teli da bagno puliti dell’albergo da usare a volontà. Quelli non li dovevo lavare io e mi facevano veramente impazzire di gioia.  Avvolgevo Emma in due-tre teli con grande libidine. Proprio qui, in questo disordine mentale, ho cominciato a usare lo spogliatoio degli uomini, senza saperlo.  Entravo e tiravo fuori tutto dalla borsa, gridavo qualcosa alle bambine, passavo merende e biberon, mica avevo il tempo di guardare il loghino sull’ingresso! Di solito non c’era mai nessuno, però un giorno c’era un signore che mi guardava strano.

“Che vuole questo?”, ho pensato. Immaginavo che lo spogliatoio fosse misto, non certo di essere dove non dovevo.

“Anitaaaaaaaa!”

“Emma nooooo!”

“Finitelaaa!”

“Porc….!”

Eravamo così invadenti con i nostri braccioli, i vestiti, le mutande pisciate e i cracker appicicati alle ciabatte di gomma  che quel signore ha solo cercato di vestirsi più in fretta possibile e andarsene.

Solo il tristissimo ultimo giorno di abbonamento, a fine mese, per caso ho guardato cosa c’era scritto sulla porta della spogliatoio e ho capito che il mio stato di rimbambimento era molto più avanzato di quanto sospettassi.

Quanto manca?

Siamo pronti per partire: andiamo, anche stavolta, in Francia. Anita che studia francese a scuola, spenderà tutti i suoi soldi nell’edicola per comprare “Galopin”. “A’ cheval”, “Cheval & chevalier”, “Mon petit cheval”. Consiglio a Emma invece di portarsi qualche giornalino autoctono. Guarda nello scatolone archivio dei Topolini. Rimane stregata. Comincia a leggere. Fa colazione con un braccio solo ma leggendo. Si lava i denti leggendo, la vesto e lei legge. Tento di mantenere la calma anche se gli ultimi minuti prima della partenza sono sempre un po’ tesi. Tengo l’urlo dentro. Emma si siede in corridoio per terra nel punto più stretto a leggere.
Le avventure della Banda Bassotti danno assuefazione. Istantenea e adesiva. Per passare con borse e valigie dobbiamo scavalcarla. Il suo braccio ingessato la salva, per il rotto della cuffia, dagli improperi più pesanti. Scendiamo le scale: continua a leggere, camminando come uno zombie già incidentato. “Non leggere in macchina che stai male”, le consiglio.
Il viaggio sarà di 4-5 ore.
Al casello della tangenziale all’uscita da Milano, chiede disperata “Quanto manca? Apri il finestrino, ti preeeego! Ho il vomito”
Mi giro a guardarla mentre cerca di nascondere il giornalino sotto la coscia di sua sorella.

Più o meno 1000 A. C.

Primo giorno di vacanza:
Anita zoppica, una bella giornata di trekking, per smaltire in anticipo le calorie che sognavo di slurparmi a cena, è improponibile. Perciò partiamo tardi in direzione Valcamonica. Cerco di essere ottimista e visualizzare una Anita piè-veloce per l’indomani. Dormiamo in un Bed&Breakfast medievale, cioè ricavato in una residenza perfettamente ristrutturata in questo stile. Così medievale che nella nostra camera anche a mezzogiorno è buio pesto. Le finestre medievali sono piccole, l’edificio è in mezzo a un nodo di vicoli, nel centro medievale, del paese medievale, per cui anche sporgendosi sul davanzale non si vede quasi nulla. Ho anche dimenticato la mia fedele pinzetta da soppraciglia, comprarne una nuova non risolve il problema. Sarà una vacanza pelosa.

Secondo giorno:
Anita zoppica. Però sembra primavera. La proprietaria del B&B ci consiglia una passeggiata facile, nei pressi di un monastero. Arrivando vedo la scritta “Mamma Celeste” e mi domando se sia una blogger. Il mio cammino verso la disintossicazione web è ancora lungo. Vediamo un’insegna allettante: Agriturismo con ristorante, parco giochi, centro benessere, piccolo zoo, piscina, ampio parcheggio. In auto seguiamo le indicazioni giù per una discesa stretta ma asfaltata su uno spazio terrazzato c’è l’ampio parcheggio. Solo quello, anzi ci sono ancora un po’ sbiadite le scritte ammiccanti di tutti i servizi che offriva l’agriturismo che adesso, peccato, non esiste più. E’ solo una cascina abbandonata. Non possiamo fare inversione perchè la strada è troppo stretta, proseguiamo scendendo verso la valle.
La strada diventa sempre più stretta e ripida, i tornanti sono a gomito. La pendenza di circa il 16% (ha detto Sant), la nostra auto è in stile “cummenda”, larga 1 metro e 90, la strada è larga 1 metro e 95. Possiamo incastrarci a ogni svolta. Sogno un’apecar e comincio ad aver paura. Non c’erano indicazioni di quello che sarebbe diventata questa maledetta discesa. Ad ogni svolta la strada si assottiglia, le buche sull’asfalto aumentano e i parapetti diventano sempre più assurdi. Prima ringhiera, poi rete, poi filo spinato, poi una corda. Undici chilometri così, però ci sono un sacco di case, più o meno vecchie. Alcune sono in vendita (non mi stupisce), altre in affitto (ma neanche…). Sono aggrappata con le unghie al sedile, spalmata come un adesivo. Dico a Sant che voglio scendere e proseguire a piedi. Mi dice che non se ne parla nemmeno. Le bambine sono abbastanza tranquille, Emma ogni tanto dice “Mi viene da vomitare” ma nessuno ci fa caso. L’ultimo tratto prima di arrivare alla statale è il più spaventoso: a strapiombo su una diga. Prego e mi pento di tutti i miei peccati. I pneumatici della nostra auto si incastrano fra due case nell’ultimo tratto. Sant perde un po’ del suo buonumore, ma poi riusciamo a liberarci mandando maledizioni all’assessore all’urbanistica di quel comune.

Terzo giorno:
Anita zoppica. Decidiamo di andare a Capo di Ponte a vedere le incisioni rupestri. Sono veramente incredibili. Disegni fatti sulla roccia circa 3000 anni fa, durante l’età del ferro. Rappresentano uomini, animali, alci, cavalli. Sono così nitide da lasciarci senza fiato. Ce n’è anche una che sembra un prototipo di un Mac….

Quarto giorno:
Anita zoppica. Fa freddo e piove. Siamo reduci, un po’ appesantiti, da un banchetto medievale organizzato ieri sera dal B&B medievale. Nel buio pesto della nostra camera abbiamo dormito un sacco e ci siamo riposati. Ma in fondo non vediamo l’ora di tornare ai giorni nostri.

Stasera faccio l’estrazione del Blog Candy con le ragazze.

Patinoire

Ieri pomeriggio un’amichetta di Emma festeggiava il compleanno al patinoire.
Tutti gli invitati dovevano pattinare sul ghiaccio. La mamma che ha organizzato il compleanno ha un’altra figlia (ex compagna di scuola di Anita) che è una quasi campionessa di ice-skating e quindi pensa che tutti nascano “pattinati”.
Da noi, purtroppo, non è così. Dopo un breve “periodo roller” le mie figlie si sono innamorate dello skateboard e quindi soprattutto per Emma l’esperienza di pattinatrice è praticamente nulla. Quindi ero un tantino perplessa.
Ma non si poteva rifiutare l’invito.
(Il maledetto bon-ton dei compleanni merita un post ma sarà per un’altra volta).
Molti bambini volteggiavano leggiadri, altri come le mie figlie, andavano come i pazienti ospedalieri dopo l’anestesia, un po’ anchilosati.
Ero preoccupata e ansiosa soprattutto per Emma e invece a un certo punto è caduta Anita e non riusciva ad alzarsi.
Porcoqui, porcolì, porcolà!
Non si è rotta la gamba per fortuna ma comunque ha il ginocchio blu e gonfio. L’ho imbottita di arnica e ghiaccio. Non è andata a scuola perchè zoppica vistosamente e adesso è spalmata sul divano. Ho pensato che la prossima festa di compleanno la organizzo sulle rampe da skate o al maneggio per una sessione di salto a ostacoli.
(Le “crocette” da saltare sono solo di 30 centimetri, che ci vuole?).
L’inconveniente è particolarmente irritante anche perchè domani abbiamo programmato una vacanzina in montagna di quattro-giorni-quattro.
Ne ho veramente bisogno, è da agosto dell’anno scorso che non stacco.
Ho deciso di provare anche ad allontanarmi dal blog.
Ieri sera a cena per sdramamtizzare la situazione, ortopedicamente mesta, ho lanciato a tavola questo giochetto: facciamo a chi indovina più mamme blogger?
Sant ha accettato, Anita, alla quale ogni tanto concedo l’onore di leggermi, pure mentre Emma giocava in squadra con Sant perchè non è autorizzata a leggere (anche perchè a volte forse si offenderebbe).
Anita ama le mamme artigiane e quindi ha debuttato, urlando: “Mammafelice!”
Sant l’ha guardata dritta negli occhi e le ha detto: “GloGLo”
“Italianmom!”
“Mammamsterdam!”
“Worldwidemom”, ha scandito bene Sant.
“Piattini circensi”, rilancia Anita.
“Non vale! Hai sbagliato!”
“Rossana!”
“Ms!”
“Emily!”
“Alle!”
“Casa nella prateria”, Anita ama la natura.
Il gioco è andato avanti per un po’ sempre più entusiasmante…i concorrenti erano paonazzi ed eccitatissimi…snocciolavano nomi su nomi, in un crescendo di delirio web…poi si sono arenati, nonostante i miei criptici suggerimenti…
“cosa dicono i bambini quando sono felici?”
Ma a Filastrocche e Jolanda non ci sono arrivati.
Poi eravamo già (letteralmente) alla frutta, quando Emma ha gridato: “Panzallaria!”, portando la squadra alla vittoria.
Capite ora come sono ridotta. Per 4 giorni non toccherò tastiera.

E il blog Candy quindi sarà sorteggiato lunedì 2 marzo, ufficialmente, cambio la Costituzione e decreto un giorno in più di concorso.