Buone Vacanze!

Oggi giornata di grande esodo, in città oramai si guida veloce e si trovano un sacco di parcheggi: tutti stanno partendo per le vacanze.
Così anche il blog si prende una pausa, mentre ne approfitterò per scrivere (un progetto che procede troppo pigro) tappata in casa nella penombra delle tapparelle abbassate. Leggerò dei libri lasciati sul comodino in attesa per troppo tempo. E alla sera forse andrò a vedere qualche vecchio film nei cinema all’aperto, sfidando con coraggio le cattivissime zanzare d’agosto. Ci rivediamo a settembre con qualche bella novità.
Felice estate a tutti!

Fish therapy

Da quasi una settimana siamo al mare a Creta: caldo, sole, vento e grandi nuotate.

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L’altro giorno abbiamo fatto un giro a Xania, la città più vicina a noi, e tra le viuzze dietro al porto ho scoperto una strana Spa, specializzata in fish therapy. Infatti all’interno del salone c’erano tre vasche grandi come acquari domestici, dentro ai quali nuotavano tantissimi pesciolini argentati. Chi voleva farsi il pedicure immergeva le gambe fino a ginocchio e diventava cibo per pesci. Infatti i pescetti facevano merenda spiluccando la pelle secca (le cellule morte) dei piedi a mollo. Dieci euro per quindici minuti di bagnetto.
Due turiste adolescenti avevano già abboccato e stavano facendosi piluccare. Anita voleva provare, la proprietaria voleva tirarci dentro, ma ero scettica e così è riuscita ad appiopparmi solo la brochure. L’ho letta con attenzione e questo è il link del sito dove spiega tutto: questi pesciolini sono parenti delle carpe, vivono solo in acque molto calde, come queste intorno Creta, in Turchia e in Siria e amano sbocconcellare gli umani. Gentilmente non come i pirana ma comunque un po’ di impressione me la facevano.
Ma ieri c’è stato il colpo di scena, abbiamo sperimentato una nuova baietta (vedi foto), una meraviglia, acqua azzurra, trasparente e caldissima e chi ci trovo a sguazzare dentro?
I mitici pescetti che si ingozzano di cellule morte. Migliaia e migliaia di loro che naturalmente azzannano gratis. (E allora Anita ha detto che le fanno paura). A dire il vero non amano solo i calcagni, adorano anche mordere i polpacci. Sono piuttosto delicati, procurano solo un lieve pizzicorino.
Tornerò a casa con una pelle stupenda!

La rubamariti?

Qualche giorno di vacanza al mare e un lunghissimo viaggio in auto per arrivarci. E’ un posto senza connessione quindi questo post è stato covato da giorni nella speranza che la rete tenga…
Comunque, mentre viaggiavamo per raggiungere la meta, e Sant’ gentilmente ci accompagnava, ci siamo fermati in un autogrill per rifocillarci. (Con noi c’era anche Lola, quindi le soste sono state frequenti). In una di queste mentre noi mangiavamo, bevevamo, compravamo stupidate e andavamo in bagno, Sant’ era rimasto fuori a sgranchirsi un po’.
Quando l’ho raggiunto mi ha detto:
“Quella bionda ha cercato di abbordarmi e mi ha chiesto un passaggio per andare a P”
“???”
Da tempo per rinvigorire il nostro rapporto, Sant’ mi racconta di donne che lo guardano, lo concupiscono, lo interpellano con le scuse piú originali. Insomma fanno di tutto per rubarmelo. Molte volte se l’inventa o esagera per cui anche questa volta l’ho guardato perplessa.
“Quella la”
In effetti una bionda c’era, l’avevo notata anch’io. Una bionda sui “trentotto-quaranta”, piuttosto carina, con un top bianco, un po’ in carne, con una borsa bianca e una sacca da viaggio. L’avevo notata anch’io perchè era seduta su un muretto proprio all’uscita dell’autogrill, e si stava mangiando tranquillamente, senza sensi di colpa, quello che sembrava un pezzo di torta al cioccolato.
Quindi ho chiesto spiegazioni.
“E tu cosa hai risposto?”
“Che non andavo a P”
“E lei?”
“Delusa. Poi ho visto che l’ha chiesto a tutti gli altri uomini soli. Ma anche gli altri hanno rifiutato…”
Strano, era una bella donna. Non sembrava depressa dall’insuccesso, al momento continuava tranquillamente a sbaffarsi la torta. (E sì era un po’ forte di fianchi).
P era a circa un’oretta di distanza ed era sabato sera a ora di cena, quasi tutti gli omarini in giro avevano presubilmente qualche impegno…
La storia dell’abbordaggio intanto era stata condivisa con le ragazze, quindi abbiamo continuato
a tenerla d’occhio, mentre Lola espletava i suoi bisogni, ed espresso alcune teorie:
– era una zoccola (ma non era vestita in maniera volgare anzi era piuttosto elegante e quindi anche l’ipotesi autostoppista sembrava fuori luogo. Non ti metti i tacchi per viaggiare in autostop)
– era stata abbandonata dal fidanzato/marito al grill (questo giustificava i bagagli) ma avrebbe dovuto essere un po’ preoccupata invece sembrava serena. Forse aveva un marito/fidanzato stracciaballe…
-era una truffatrice (nel frattempo un giovane un po’ truzzo si era avvicinato per parlare ma poi l’aveva lasciata lí senza darle un passaggio). Forse un complice aitante che l’avrebbe aiutata a spennare l’eventuale pollo?
-era una dipendente del grill che era rimasta a piedi per un imprevisto. Ma in questo caso mi sarei aspettata che armeggiasse con il cellulare per chiedere aiuto a qualche amico/a.
Insomma chi era?
Qual era il suo scopo?
Voleva veramente mandare all’aria il mio matrimonio?
E soprattutto quante calorie aveva la torta?
Avrei voluto rimanere lì a spiarla e venire a capo dell’enigma ma i miei cari non me l’hanno permesso. Perciò ora voglio condividere con voi questo mistero, vi prego ditemi qual è la vostra ipotesi….

New York

Prologo

Lo scorso 21 dicembre ero un po’ in ritardo per andare a prendere Emma a scuola alle 16,30 così avevo telefonato alla bidella per dirle se potevano tenere mia figlia 10 minuti in più dentro ai locali scolastici, considerato che aveva cominciato a nevicare copiosamente. La saggia bidella mi aveva risposto che magari era meglio se facevo andare a casa Emma con un’altra mamma…aveva ragione… infatti 4 ore dopo ero ancora in auto, in una Milano paralizzata dalla neve.

Il giorno dopo avevamo l’aereo alle 10,30 da Malpensa per New York e temevamo di non poter partire perchè la città, grazie alla lungimiranza dei vertici cittadini, era tutta bloccata. Invece miracolosamente l’impavido Sant’ ha guidato la nostra Mini nella siberia del varesotto e siamo arrivati all’aereoporto dove, altrettanto miracolosamente, è decollato anche il nostro aereo…leggermente stressati ma felici abbiamo affidato la nostra vita nelle mani del pilota.

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Il clima

Polare, un freddo disumano. Le temperature espresse in gradi Farenheit mi illudevano perchè sembravano un po’ più alte, andavano dai 28°F ai 35°F.  Ma in verità erano sempre attorno allo zero. Sarà che a me piace il caldo ma l’aria gelida che mi soffiava costantemente in faccia ha un po’ tarpato lo spirito esplorativo. Ero già stata due volte a New York, nella mia vita precedente, in primavera e in estate, e devo dire che era tutta un’altra cosa. Manhattan va girata a piedi e questa volta è stata un po’ dura farlo con nonchalance. Abbiamo sempre affrontato la furia degli elementi bardatissimi: sciarpa, berretto, guanti…peggio che sulle Dolomiti. Sant’ ha fatto l’alpino e quindi era un tantino più rilassato. Abbiamo saltato alcune mete che avevamo in programma ma siamo stati intrepidamente a Central Park, dove abbiamo visto i pattinatori, molti turisti russi completamente a loro agio con il clima, parecchi scoiattoli e ci siamo fatti questa foto. E’ bastato un minuto seduta sul muretto e mi si sono gelate le chiappe!

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I taxisti

Sono tutti molto nervosi, quasi borderline. Il traffico della Grande Mela è molto caotico e stressante e i taxisti ne fanno le spese, suonano il clacxon a manetta e si infilano ovunque. (La neve però viene spazzata via in un nano secondo). Dopo aver salvato la pelle nel viaggio di andata abbiamo rischiato di brutto nel taxi che ci ha portato dall’aereoporto all’hotel. Il nostro driver era particolarmente irritato dal traffico congestionato della superstrada/tangenziale/sopraelevata/megaponte che portava a Manhattan. Insofferente a ogni regola del codice della strada,  comunicava il suo stress prima tamburellando con le dita sul volante, poi partiva con uno slalom tra le auto zizgando a tutta velocità a destra e a sinistra pur di sorpassare. A volte inchiodava imprecando. Emma fortunatamente, stravolta dal viaggio e dal fuso orario dormiva, mentre io e il resto della famiglia pregavamo silenziosamente pentendoci dei nostri peccati ogni volta che ricominiciava a tamburellare.  Prima di frenare davanti all’hotel all’ultimo semaforo ha urlato dal finestrino:
“Move baaack!!!”,  facendo il pelo a una povera turista giapponese che stava educatamente aspettando il verde a un semaforo pedonale.
Però una volta vaccinati a loro umori, i taxisti newyorkesi si possono anche  apprezzare soprattutto perchè sono molto numerosi e meno cari dei nostri.

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Il cibo

Era uno dei miei timori, invece è stata una piacevole sorpresa. Soprattutto per due motivi: nel nostro albergo c’era un ottimo ristorante italiano perciò alla sera quando tornavamo stravolti e infreddoliti, invece di tentare un’altra escursione per trovare un posticino dove mangiare, cedevamo alla pigrizia e alla comodità e mangiavamo in hotel. Le mie figlie erano contentissima di farsi un buon piatto di gnocchi o di ravioli, da vere italians. Per il pranzo invece abbiamo scoperto Hale & Hearty, una catena di fast food dove le zuppe sono il piatto forte ed erano veramente buonissime. Il colpo di fulmine è avvenuto il primo giorno, mentre eravamo in cima a Top of the Rock, come suggerito dall’ex newyorkese Wwm. Il Top of the Rock è la sommità del Rockfeller Centre da cui si può vedere tutta Manhattan (la prima foto è stata scattata lì). Tra un click e l’altro un odorino di sugo al pomodoro ci inebriava. Sempre da veri italians, che sentono quel certo languorino all’ora di pranzo,  abbiamo cominciato a dirci:

“Uhmm…che buono, ma da dove viene?”

Seguendo il naso, quando siamo scesi dalla sommità del edificio, abbiamo scoperto che proprio sotto c’era la meravigliosa cucina dello zuppodromo e il relativo negozio. Unico neo il fatto che i posti da sedere sono pochissimi, perchè questo cibo è essenzialmente take away. Quindi per sederci dovevamo fare la posta ai pochi tavolini disponibili.
Poi abbiamo provato hamburger e milkshake da Johnny Rockets una catena di diner in puro stile anni ’50. Con tanto di musica di Elvis e jukebox sul tavolo. L’abbiamo sperimentato in un mall del New Jersey a grande richiesta di Anita ed Emma.

Poi grazie ai favolosi consigli di Caia, che l’anno scorso abitava a New York, ci siamo fatti dell’ottimo sushi in un ristorantino del Village.

(continua…)

Quanto manca?

Siamo pronti per partire: andiamo, anche stavolta, in Francia. Anita che studia francese a scuola, spenderà tutti i suoi soldi nell’edicola per comprare “Galopin”. “A’ cheval”, “Cheval & chevalier”, “Mon petit cheval”. Consiglio a Emma invece di portarsi qualche giornalino autoctono. Guarda nello scatolone archivio dei Topolini. Rimane stregata. Comincia a leggere. Fa colazione con un braccio solo ma leggendo. Si lava i denti leggendo, la vesto e lei legge. Tento di mantenere la calma anche se gli ultimi minuti prima della partenza sono sempre un po’ tesi. Tengo l’urlo dentro. Emma si siede in corridoio per terra nel punto più stretto a leggere.
Le avventure della Banda Bassotti danno assuefazione. Istantenea e adesiva. Per passare con borse e valigie dobbiamo scavalcarla. Il suo braccio ingessato la salva, per il rotto della cuffia, dagli improperi più pesanti. Scendiamo le scale: continua a leggere, camminando come uno zombie già incidentato. “Non leggere in macchina che stai male”, le consiglio.
Il viaggio sarà di 4-5 ore.
Al casello della tangenziale all’uscita da Milano, chiede disperata “Quanto manca? Apri il finestrino, ti preeeego! Ho il vomito”
Mi giro a guardarla mentre cerca di nascondere il giornalino sotto la coscia di sua sorella.

Più o meno 1000 A. C.

Primo giorno di vacanza:
Anita zoppica, una bella giornata di trekking, per smaltire in anticipo le calorie che sognavo di slurparmi a cena, è improponibile. Perciò partiamo tardi in direzione Valcamonica. Cerco di essere ottimista e visualizzare una Anita piè-veloce per l’indomani. Dormiamo in un Bed&Breakfast medievale, cioè ricavato in una residenza perfettamente ristrutturata in questo stile. Così medievale che nella nostra camera anche a mezzogiorno è buio pesto. Le finestre medievali sono piccole, l’edificio è in mezzo a un nodo di vicoli, nel centro medievale, del paese medievale, per cui anche sporgendosi sul davanzale non si vede quasi nulla. Ho anche dimenticato la mia fedele pinzetta da soppraciglia, comprarne una nuova non risolve il problema. Sarà una vacanza pelosa.

Secondo giorno:
Anita zoppica. Però sembra primavera. La proprietaria del B&B ci consiglia una passeggiata facile, nei pressi di un monastero. Arrivando vedo la scritta “Mamma Celeste” e mi domando se sia una blogger. Il mio cammino verso la disintossicazione web è ancora lungo. Vediamo un’insegna allettante: Agriturismo con ristorante, parco giochi, centro benessere, piccolo zoo, piscina, ampio parcheggio. In auto seguiamo le indicazioni giù per una discesa stretta ma asfaltata su uno spazio terrazzato c’è l’ampio parcheggio. Solo quello, anzi ci sono ancora un po’ sbiadite le scritte ammiccanti di tutti i servizi che offriva l’agriturismo che adesso, peccato, non esiste più. E’ solo una cascina abbandonata. Non possiamo fare inversione perchè la strada è troppo stretta, proseguiamo scendendo verso la valle.
La strada diventa sempre più stretta e ripida, i tornanti sono a gomito. La pendenza di circa il 16% (ha detto Sant), la nostra auto è in stile “cummenda”, larga 1 metro e 90, la strada è larga 1 metro e 95. Possiamo incastrarci a ogni svolta. Sogno un’apecar e comincio ad aver paura. Non c’erano indicazioni di quello che sarebbe diventata questa maledetta discesa. Ad ogni svolta la strada si assottiglia, le buche sull’asfalto aumentano e i parapetti diventano sempre più assurdi. Prima ringhiera, poi rete, poi filo spinato, poi una corda. Undici chilometri così, però ci sono un sacco di case, più o meno vecchie. Alcune sono in vendita (non mi stupisce), altre in affitto (ma neanche…). Sono aggrappata con le unghie al sedile, spalmata come un adesivo. Dico a Sant che voglio scendere e proseguire a piedi. Mi dice che non se ne parla nemmeno. Le bambine sono abbastanza tranquille, Emma ogni tanto dice “Mi viene da vomitare” ma nessuno ci fa caso. L’ultimo tratto prima di arrivare alla statale è il più spaventoso: a strapiombo su una diga. Prego e mi pento di tutti i miei peccati. I pneumatici della nostra auto si incastrano fra due case nell’ultimo tratto. Sant perde un po’ del suo buonumore, ma poi riusciamo a liberarci mandando maledizioni all’assessore all’urbanistica di quel comune.

Terzo giorno:
Anita zoppica. Decidiamo di andare a Capo di Ponte a vedere le incisioni rupestri. Sono veramente incredibili. Disegni fatti sulla roccia circa 3000 anni fa, durante l’età del ferro. Rappresentano uomini, animali, alci, cavalli. Sono così nitide da lasciarci senza fiato. Ce n’è anche una che sembra un prototipo di un Mac….

Quarto giorno:
Anita zoppica. Fa freddo e piove. Siamo reduci, un po’ appesantiti, da un banchetto medievale organizzato ieri sera dal B&B medievale. Nel buio pesto della nostra camera abbiamo dormito un sacco e ci siamo riposati. Ma in fondo non vediamo l’ora di tornare ai giorni nostri.

Stasera faccio l’estrazione del Blog Candy con le ragazze.

Patinoire

Ieri pomeriggio un’amichetta di Emma festeggiava il compleanno al patinoire.
Tutti gli invitati dovevano pattinare sul ghiaccio. La mamma che ha organizzato il compleanno ha un’altra figlia (ex compagna di scuola di Anita) che è una quasi campionessa di ice-skating e quindi pensa che tutti nascano “pattinati”.
Da noi, purtroppo, non è così. Dopo un breve “periodo roller” le mie figlie si sono innamorate dello skateboard e quindi soprattutto per Emma l’esperienza di pattinatrice è praticamente nulla. Quindi ero un tantino perplessa.
Ma non si poteva rifiutare l’invito.
(Il maledetto bon-ton dei compleanni merita un post ma sarà per un’altra volta).
Molti bambini volteggiavano leggiadri, altri come le mie figlie, andavano come i pazienti ospedalieri dopo l’anestesia, un po’ anchilosati.
Ero preoccupata e ansiosa soprattutto per Emma e invece a un certo punto è caduta Anita e non riusciva ad alzarsi.
Porcoqui, porcolì, porcolà!
Non si è rotta la gamba per fortuna ma comunque ha il ginocchio blu e gonfio. L’ho imbottita di arnica e ghiaccio. Non è andata a scuola perchè zoppica vistosamente e adesso è spalmata sul divano. Ho pensato che la prossima festa di compleanno la organizzo sulle rampe da skate o al maneggio per una sessione di salto a ostacoli.
(Le “crocette” da saltare sono solo di 30 centimetri, che ci vuole?).
L’inconveniente è particolarmente irritante anche perchè domani abbiamo programmato una vacanzina in montagna di quattro-giorni-quattro.
Ne ho veramente bisogno, è da agosto dell’anno scorso che non stacco.
Ho deciso di provare anche ad allontanarmi dal blog.
Ieri sera a cena per sdramamtizzare la situazione, ortopedicamente mesta, ho lanciato a tavola questo giochetto: facciamo a chi indovina più mamme blogger?
Sant ha accettato, Anita, alla quale ogni tanto concedo l’onore di leggermi, pure mentre Emma giocava in squadra con Sant perchè non è autorizzata a leggere (anche perchè a volte forse si offenderebbe).
Anita ama le mamme artigiane e quindi ha debuttato, urlando: “Mammafelice!”
Sant l’ha guardata dritta negli occhi e le ha detto: “GloGLo”
“Italianmom!”
“Mammamsterdam!”
“Worldwidemom”, ha scandito bene Sant.
“Piattini circensi”, rilancia Anita.
“Non vale! Hai sbagliato!”
“Rossana!”
“Ms!”
“Emily!”
“Alle!”
“Casa nella prateria”, Anita ama la natura.
Il gioco è andato avanti per un po’ sempre più entusiasmante…i concorrenti erano paonazzi ed eccitatissimi…snocciolavano nomi su nomi, in un crescendo di delirio web…poi si sono arenati, nonostante i miei criptici suggerimenti…
“cosa dicono i bambini quando sono felici?”
Ma a Filastrocche e Jolanda non ci sono arrivati.
Poi eravamo già (letteralmente) alla frutta, quando Emma ha gridato: “Panzallaria!”, portando la squadra alla vittoria.
Capite ora come sono ridotta. Per 4 giorni non toccherò tastiera.

E il blog Candy quindi sarà sorteggiato lunedì 2 marzo, ufficialmente, cambio la Costituzione e decreto un giorno in più di concorso.