Meglio la tata o il tato?


Tra un bucato di lenzuola vomitate (dono natalizio dell’influenza di Emma) e l’ennesima spremuta di arance iper-vitamniche, ho visto il film “Il diario di una tata” con Scarlett Johansson. Storia più o meno vera tratta dall’esperienza di due ex-baby-sitter che hanno lavorato per ricche famiglie newyorkesi. Il film è divertente e realistico: per trovare mamme come la protagonista non c’è bisogna di andare fino all’Upper East Side di Manhattan, basta fare un giro attorno a casa mia. E mi sono anche ritrovata, purtroppo, nelle abitudini culinarie di quella pessima madre, anch’io ho un debole per le bistecche di soia e affini. Comunque punto focale del film è, ovviamente, la figura della tata che in questo caso è intelligente e strafiga come Scarlett Johansson e infatti turba e arrapa il marito fedifrago della cattiva mamma. Perchè tutte sanno che la tata tra le tante doti richieste ha quella di essere bruttarella, altrimenti potrebbe mettere a rischio l’armonia coniugale. Gli esempi celebri si sprecano: Jude Law ha fornicato con la baby-sitter, Robin Williams se l’è sposata e anche, tanto tanto tempo fa, il papà di Madonna appena rimasto vedovo ha impalmato la tata.
A casa mia di tate belle ne sono “quasi” arrivate due. La prima secoli fa, quando Anita era appena nata e del mondo delle baby-sitter non sapevo ancora nulla. Tramite un’amica mi era piovuta in casa una splendida ventenne norvegese. Una specie di Gisele Budchen delle tate che mi aveva un po’ allarmato per la sua bellezza, ma ero così stravolta dall’allattamento e dai rigurgiti che avevo perso il senso della realtà. Il destino però decise di salvare il mio matrimonio, infatti ancora prima di iniziare la bellissima e dolcissima norvegese mi telefonò per dirmi che nel frattempo aveva trovato un altro lavoro più prestigioso e quindi non veniva più da noi. La seconda tata-fata l’ho incontrata alcuni mesi fa. Anche lei ventenne, alta, sinuosa e arrapante. Ero un po’ alla frutta e così ho deciso che andava benissimo: era automunita e simpatica alle bambine. Così un giorno l’ho portata con me all’uscita della scuola per presentarla alle maestre. Oltre alle insegnanti l’hanno vista le altre madri e alcune mi hanno telefonato per chiedermi se fossi impazzita. Non dovevo assolutamente mettermi in casa una sirena del genere. Massimo rischio. Poi però anche questa ragazza mi ha dato praticamente forfait: deve frequentare l’università a tempo pieno e non ha mai tempo di venire da noi a rovinare il mio matrimonio. Così sono senza baby-sitter ma ancora felicemente sposata.
Adesso però va tanto il tato, il male-nanny come lo chiamano in inglese, dagli Usa sta prendendo piede anche da noi. Conosco una mamma che ne ha uno e si dice tanto contenta, anche perchè si sta separando.