La Parigi di Maria Antonietta

Gli itinerari storici vanno tantissimo di moda. Senza l’orda di turisti che intasano i monumenti da ammirare, con un fascino più discreto e coinvolgente, fanno ammirare i capolavori artistici e raccontano storie d’altri tempi capaci di farci sognare.
Questo è quello che succede pianificando un viaggio a Parigi, seguendo le tracce della deliziosa guida scritta da Alice Mortali.
L’autrice, abbinando rigore storico a uno stile intrigante da romanzo, svela un percorso nuovo ed emozionante: edifici, castelli, vie, musei parigini frequentati da Maria Antonietta quando si allontanava dalla reggia di Versailles, la sua prigione dorata. Ma al tempo stesso racconta la biografia della sovrana, una delle figure femminili più controverse della storia: da sempre oggetto di ammirazione devota e critiche feroci. La giovanissima principessa austriaca che per la ragion di Stato, per saldare un’importante alleanza politica venne spedita in Francia, a soli quattordici anni, per sposare il delfino sedicenne, futuro Luigi XVI. Ed ebbe una vita intensa e travagliata.
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L’itinerario biografico di Maria Antonietta inizia da Versailles, situato a 20km da Parigi, è stato per 150 anni la residenza del re di Francia. Nacque come un ampliamento del padiglione di caccia, fatto costruire nel 1624 da Luigi XIII. Un castello con 700 stanze, 2513 finestre, 352, camini, 13 ettari di tetti, circondato da un parco di 800 ettari con boschi, giardini e 55 bacini d’acqua. All’interno del parco furono costruiti altri due castelli più piccoli: le Grand Trianon e le Petit Trianon. Quest’ultimo diventò il luogo in cui Maria Antonietta decise poi di rifugiarsi, divenne il suo piccolo paradiso privato, dove si concesse un’esistenza quasi “normale”. Appena arrivata, dopo il matrimonio, invece fu alloggiata nel Castello principale, nei Grands Appartements, che si estendono su tutto il primo piano della reggia. Oggi ci si arriva dal grande scalone di marmo, da dove iniziano anche i tour guidati di visita al Castello.
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Quando poteva Maria Antonietta si recava a Parigi: amava molto andare a teatro all’Odéon, a quei tempi nuovissimo perchè appena costruito (nel 1782), all’Opéra, a svagarsi al Bois de Boulogne, il parco a nord della città, dove fu anche la responsabile della costruzione del Palazzo della Bagatelle.
Ma frequentava anche le vie parigine, come i comuni mortali, andava per esempio dalla sua modista preferita, Rose Bertin, che aveva un atelier al 149 di Rue Saint-Honoré. Maria Antonietta è sempre stata criticata per il suo amore per la moda e Madame Bertin fu proprio la responsabile dei copricapi più oltraggiosi della regina. L’altro colpevole era il parrucchiere Léonard Cadet, quello che innalzò le acconciature della regina fino a un metro d’altezza. Per saperne di più sulle eccentricità del guardaroba reale l’indirizzo giusto è quello del Museo Carnavalet.
Quando rimaneva a Parigi, Maria Antonietta, prima di ritrutturare alcune stanze nel palazzo delle Tuleries (che non esiste più, ci sono solo i giardini) si fermava in un appartamento segreto al 2 di Rue Royal, dove oggi c’è la sede del Museo della Marina.
Poi ci sono gli indirizzi dei luoghi più tristi: la Tour du Temple, dove la famiglia reale fu rinchiusa quando venne arrestata. L’antica fortezza non esiste più, c’è solo una targa a ricordare il luogo. E la Conciergierie, la prigione sul’Ile de la Cité, dove si possono ancora visitare le minuscole celle in cui venivano rinchiusi i prigionieri e dove anche la regina passò gli ultimi giorni.
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Pochi personaggi storici hanno colpito così tanto l’immaginario collettivo come Maria Antonietta, a lei sono stati dedicati film, biografie, opere teatrali e anche cartoni animati. E se volete approfondire, domani l’autrice Alice Mortali e Marina Minelli parleranno e discuteranno ancora un po’ il mito di Maria Antonietta (alla libreria Coop Zanichelli di piazza Galvani a Bologna).

Sanculotti

Mi sono ripresa un po’ dal trauma della sciagura del post precedente e ora racconto qualche episodio vacanziero.
Anche quest’anno siamo andati in Francia, in Provenza.
E abbiamo festeggiato il 14 luglio la festa nazionale. Nella notte fra il 13 e il 14, nel 1789 il popolo ha cominciato la rivoluzione, con la presa della Bastiglia. La sera del 13 di quest’anno l’extra famiglia non si è fatta trovare impreparata.
L’anno scorso Emma era particolarmente delusa perchè non aveva “les lampions”, le lanterne di carta in colore pattriottico che invece tutti gli altri avevano nella festa in piazza. Quest’anno di buon’ora siamo andati all’ufficio del turismo locale e ci siamo muniti di lampions e poi quando è scattata l’ora X, via in corteo a fare la rivoluzione, a prendere la Bastiglia. Aprivano il corteo alcuni rivoluzionari a cavallo, poi c’erano quelli cattivi con le lance e poi noi popolo a piedi. I più agguerriti avevano comprato anche la cuffia rossa. Il prossimo anno la voglio anch’io.

Da filo francese quale sono ero contentissima, un po’ per l’idea della rivoluzione, un po’ perchè era bello imboscarsi così, noi unici italiani. L’entusiasmo era alle stelle, dai balconi tutti incitavano. Sant’ un po’ mi preoccupava perchè parlava italiano e avrebbe potuto farci scoprire.
Gli dicevo di star zitto o dire qualcosa in francese che sapeva come ad esempio abat jour o croissant.
Ma era molto indisciplinato e per farmi rabbia ha detto Catherine Deneuve.
A un certo punto ha anche chiesto ad alcuni ragazzi che ci inneggiavano dal terrazzo:
“Escusez-moi pour la Bastille?”
“Tout droit!” hanno gridato questi e non ci hanno sgamato.

Dopo un bel giro siamo arrivati nella piazza principale dove la sanculotta più esagitata, era la nostra capo-branco, è salita sul palco e ha incitato tutti a cantare l’inno rivoluzinario, che andava a palla dagli altoparlanti. Tutti gridavano morte al re e a tutti les aristos.
Poi il sindaco si è complimentato per la festa e l’entusiasmo e si sono aperte le danze.
Stranamente con un cha-cha, così poco patriottico.