Un regalo per i nonni

Il nostro è un Paese per nonni. In Italia si fanno pochi bambini ma in famiglia ci sono tanti anziani in gamba pronti ad accudire i più piccoli. Finalmente un primato positivo con i numeri che confermano questa tendenza. Una recente statistica europea rileva che il 33% dei nonni italiani è attivo nella cura dei nipoti, contro il 2,95 in Svezia e un misero 1,6% in Danimarca.I nostri nonni sono preziosi. Nel cuore e nel portafoglio. Dei veri e propri ammortizzatori sociali: impagabili alleati delle famiglie, a costo zero.

L’aiuto dei nonni ha infatti un valore economico che si aggira intorno ai 18 miliardi di euro l’anno, pari all’1,2% del PIL. E anche se le coccole dovrebbero non avere prezzo, praticamente l’aiuto dei nonni innesca una spirale di economie positive, permettendo alle mamme di riprendere il lavoro e alle famiglie di risparmiare i costi di strutture private e baby-sitter, per un valore compreso tra i 496 milioni e gli 1,3 miliardi di euro. Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica il 30,6% ha un impegno attivo e intenso nell’accudimento dei nipoti, mentre il 42,6% si propone come nonno part-time.

E allora questi nonni così preziosi si meritano un bel regalo, qualcosa di prezioso non per il portafoglio ma per il cuore.

Si tratta di uno scrap book, un libro da costruire su souvenir e ricordi Nonna parlami di te e Nonno parlami di te, un albo da declinare al maschil e al femminile, da completare come un gioco assieme. Una storia tutta da scrivere e da comporre e sono proprio i nonni a creare il racconto rispondendo a tante domande dei nipoti: che cosa sognavi di diventare da grande? Com’erano i tuoi genitori e i tuoi nonni? Quali erano i tuoi giochi preferiti? Dove e quando hai conosciuto il nonno/la nonna? Quali sono le più belle esperienze che avete vissuto insieme?

Il libro è suddiviso in capitoli – accompagnati da testi, illustrazioni e da immagini evocative della storia e cultura italiana – che attraversano tutte le fasi della vita degli autori-nonni: dall’infanzia, agli anni della scuola, al matrimonio, passando per la vita professionale e gli interessi. C’è spazio anche per annotare ricette di famiglia tramandate in generazioni e altri aneddoti che sono preziosi perché unici per ognuno di noi, ma anche per disegnare e attaccare foto.

Un regalo che diventa anche un gioco da fare tutti insieme in famiglia.

Operazione nostalgia

fornovo
Tutto stranamente piccolo: in scala ridotta. Sono tornata nel paese dove ho trascorso i primi nove anni della mia vita e quello che ricordavo c’era ancora ma era rimpicciolito.
Perchè quando vivevo lì ero di taglia minuscola.
Sono tornata nella chiesa dove ho fatto la prima comunione da sola, perchè nella domenica giusta avevo un gran febbrone. Ho rivissuto il panico e la vergogna di quando ho dovuto attraversare la navata da sola. Mi sembrava di avere tutti gli occhi addosso e di dover percorrere chilometri, mentre invece ho scoperto che in realtà erano solo pochi metri.
chiesa
Poi mi sono ricordata del bambino di cui mi era innamorata all’asilo: lo vedevo solo oltre una rete, perchè le suore erano severissime e odiavano la promiscuità, poteva essere pericolosa!
Perciò maschi da una parte e femmine dall’altra.
Così lui era bello e irrangiungibile. Però sapevo il nome e il cognome. E quel cognome l’ho visto su tutte le auto in giro nel paese: ha una concessionaria.
Poi c’era invece una bambina bastarda, più grande. Si divertiva a giocare con me per comandarmi e farmi paura. Un brutto giorno mi aveva convinto che sarei andata in prigione perchè avevo rotto il porta matite di suo fratello (accusa oltrettutto falsa) e così ogni sera che in tv c’era una certa sigla di musica sinfonica dai toni cupi e roboanti, mi mettevo a piangere e correvo a nascondermi a letto per non farmi trovare dai carabinieri che sapevo sarebbero arrivati a minuti.
(Naturalmente l’amichetta mi aveva ordinato di non dire niente a mia madre)
L’incubo è durato per almeno un anno.
Così sono andata a cercare la casa dove viveva questa ragazzina, era una palazzina nel centro del paese. Abita ancora lì e c’era anche una bella targa sul portone.
Volevo fare un graffito minaccioso con scritto “a volte ritornano…la pagherai…” ma sono stata una signora e mi sono trattenuta.
Poi ho visto la strada dove ho imparato ad andare in bici, la mia scuola, il panettiere e anche la panchina davanti al Comune dove, a sette anni, andavo a giocare con una mia amica e facevamo finta di essere grandi: avere quattordici anni e sette figli!