Albrecht Dürer a Milano

L’atro giorno sono stata alla conferenza stampa per l’inaugurazione della mostra Dürer e il Rinascimento a Palazzo Reale. Era come al solito stracolma di colleghi e alla fine della conferenza c’è stata la possibilità di visitare l’esposizione. E purtroppo devo dire che anche questa volta i giornalisti hanno mostrato il loro lato peggiore.

Sarà colpa stata dell’età, erano quasi tutti piuttosto attempati. Oppure della crisi della carta stampata. O ancora dell’eccitazione di vedere per la prima volta esposte in Italia le opere del celebre artista di Norimberga. Come risultato l’accesso alle sale della mostra è stato avventuroso, con un body language parecchio violento tra gomitate e spintoni per passare avanti. E poi scattarsi dei selfie davanti ai dipinti più famosi!

I selfie da vecchi sono il male ma con l’alibi dello scenario artistico contiuavano a scattare.

Insomma si è ripetuta la stessa scena che avevo raccontato anche qui.

Sono contenta di esserne uscita senza lividi, solo con qualche pestata di piedi, e soprattutto di aver potuto ammirare le opere di questo artista grandioso.

Innamorato dell’Italia, e in particolare di Venezia, Dürer si rivela geniale soprattutto nelle sue incisioni, stampe e disegni. Appassionato di geometria e matematica, oltre che artista  fu anche teorico dell’arte e questo è il suo lato più interessante.

(Nella mostra ci sono 12 dipinti, 3 acquerelli e circa 60 tra incisioni, libri, manoscritti e disegni)

Poi ho scoperto che aveva anche una mente molto moderna, infatti sapeva come utilizzare motivazioni artistiche ad uso “commerciale”: ne è un esempio il suo autoritratto datato 1500. L’artista, allora ventottenne, raffigurò se stesso visto di fronte, con uno sguardo che punta direttamente allo spettatore ei capelli sciolti sulle spalle. Il richiamo iconografico alla figura di Gesù Cristo voleva sottendere la considerazione che lui, come tutti gli uomini, era fatto a immagine di Dio. Ma c’era anche una motivazione di tipo promozionale: era come se dicesse “se sono in grado di dipingere me stesso a somiglianza del figlio di Dio, immaginate cosa potrei fare per voi!”.

La Madonna della Scimmia 1498 ©Mario Parodi

 

Dürer era anche preoccupato dei falsi: per proteggere i suoi lavori creò il primo marchio di fabbrica: un monogramma una D annidata tra le gambe di una grande A che apponeva a tutte le stampe e dipinti.

Ottenne anche il primo copyright con una concessione speciale dell’imperatore Massimiliano, in base alla quale a nessuno sarebbe stato concesso di stampare o vendere falsi delle sue incisioni. Proclamò questo diritto acquisito nelle acqueforti del 1511, Vita della Vergine, dove si scagliava sui possibili contraffattori mettendoli in guardia sul fatto che avrebbero addirittura rischiato la vita se avessero contraffatto le sue opere.

Aveva amministrato bene la sua fama tanto che, dopo la morte, Dürer assunse lo status di santo, addirittura nel XIX secolo le celebrazioni in suo nome divennero di moda tanto che nel 1840 una sua statua monumentale fu eretta a Norimberga con l’iscrizione “Padre Dürer, dacci la tua benedizione!”

Simbolismo: la mostra a Milano

Da oggi fino al prossimo 5 giugno sarà possibile visitare questa mostra imperdibile allestita a Palazzo Reale. In 24 sale si possono ammirare circa 150 capolavori fra dipinti, opere grafiche e sculture.
Il percorso espositivo parte da Baudelaire, considerato il vero precursore del Simbolismo, versi de I fiori del male, sono riportati nei vari pannelli che introducono alle opere della mostra, che spaziano dal 1890 al 1914, quando l’orrore della prima guerra mondiale spazzò via brutalmente sogni e idealismi.

XIR18924 Orpheus, 1893 (oil on canvas) by Delville, Jean (1867-1953); 79x99 cm; Private Collection; Belgian, in copyright PLEASE NOTE: This image is protected by the artist's copyright which needs to be cleared by you. If you require assistance in clearing permission we will be pleased to help you.

Orpheus – Delville

Il simbolismo si diffuse in tutta Europa e contagiò non solo l’arte ma anche la musica, la filosofia e la neonata psicologia come testimoniano le opere di Nietzsche, Wagner e Freud, protagonisti occulti della mostra. I temi sono affascinanti e coinvolgenti, basati sul contrasto tra eros e thanatos, amore e morte, purezza e dannazione. La donna è angelo e demonio, meravigliosa ma pericolosissima fonte di perdizione. Tra i quadri leggiadri e onirici si insinuano così opere molto sensuali che testimoniano il lato più oscuro e provocatorio di questo movimento.

Amore dea – Segantini

Ieri sono stata alla conferenza stampa, che era gremita. Soprattutto di persone anziane, sembrava di essere a Villa Arzilla. Piacevole da un certo punto di vista perchè mi sentivo quasi una teenager, ma anche molto frustrante perchè questi vecchi giornalisti (probabilmente in pensione e con una gran voglia di vedere gratis la mostra) si comportavano come i loro coetanei sull’autobus o in fila alla posta. Aggressivi e maleducati.

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Il Silenzio – Kienerk

Terminata la conferenza stampa sono entrati come una fiumana imbizzarita nelle sale della mostra, spingendo senza ritegno, passando davanti a chi cercava di guardare un quadro o leggere un pannello, senza scusarsi. Anzi, facendosi largo a colpi di borse e cartelle stampa.
Poi dopo le prime sale, quando i quadri si sono fatti più erotici, hanno cominciato (probabilmente) a sentirsi più frizzantini e si sono un po’ calmati rimanendo fermi, immobili davanti alle opere, sognando probabilmente dei tempi andati. Una signora particolarmente impellicciata si faceva anche dei selfie (nonostante la mancanza di luce) davanti ai ritratti più sexy delle femme fatale della Belle Epoque. Gli addetti alla sala, che di solito possono redarguire i visitatori che si comportano male, non potevano dire nulla, perchè si trattava di un vernissage privato. E i vecchi birboni lo sapevano e ne approfittavano, alla grande.
Altro che silenzio. Chiacchieravano sempre, al telefono e fra loro. Era tutto un “sapesse signora” in stile un po’ rintronato.
“Ti do la mia email”
“La metterò nel mio indirizzario”
“E quindi tu sei la figlia”
“Ma di chi?”

Amore-Chini