Otto le coiffeur


L’altro giorno approfittando delle vacanze ho avuto un’ideona: portare le bambine dal parrucchiere a spuntare un po’ i capelli. Ho dovuto contrattare perchè non volevano accorciarli ma poi tra minacce e promesse le ho convinte. Era lunedì quindi ho pensato che dal coiffeur non ci sarebbe stato nessuno, ho scelto ingenuamente il salone del centro commerciale più vicino che appunto è sempre aperto. E invece…
Tutti gli umani della zona avevano avuto la mia stessa idea, ma non ho desistito. Armate di Topolino e Focus Junior ci siamo accomodate in attesa del nostro turno tra spruzzi di lacca, phon a manetta e musica assordante. Considerata l’alta stagione del voglio-farmi-bella-per-le-feste, il boss del salone aveva assoldato degli extra aiutanti non proprio professionali. Fra questi Otto (vedi foto) il clone del guidatore sballato dello scuolabus dei Simpsons. Stessa acconciatura, stessa età, stessi tatuaggi, stesso sguardo perso, stesso piercing al naso. Mentalmente ho incrociato le dita sperando che Otto non fosse libero quando toccava a noi. Ma la legge di Murphy non fa sconto neanche nelle vacanze natalizie e infatti Otto ha invitato Emma al lavatesta. La sventurata è andata e i guai sono cominciati subito. Emma pur contorcendosi e mettendosi in ginocchio non arrivava bene al lavandino. Di solito le mettono dei giornali o degli asciugamani impilati su cui troneggiare. Ma Otto doveva lavorare a cottimo e non perdere tempo con gli aggiunstamenti tecnici perciò ha semplicemente chiesto a Emma di guardare in alto e “giraffarsi” il collo. Volevo dire qualcosa, ma poi mi sono autofrenata pensando di non fare la solita madre ansiosa e politicamente scorretta che non voleva un probabile ex-tossico come coiffeur per la pargola.
Nell’altro lavatesta c’era Anita che invece è più alta, quindi stava più comoda. Poi le era toccata una ragazza un po’ dark ma più professionale di Otto. Nell’attimo in cui mi sono voltata per controllare Anita, deve essere successo il disastro. Infatti quando ho rivolto nuovamente l’attenzione a Emma e l’ho trovata con una faccia disperata, singhiozzava in silenzio, mentre grossi lacrimoni le scendevano sulle guance.
Otto aveva trovato un nido di nodi e aveva tirato. La tensione era palpabile. Otto ha proposto una maschera nutriente. Emma voleva chiamare Telefono Azzurro. Ho contato fino a dieci, ho fatto un respiro profondo e ho chiesto a Otto spiegazioni sull’incidente dei nodi. Lui ha riproposto la maschera, che tra le sue caratteristiche ha anche quella di districare i nodi.
Poi si è fatto audace e mi ha chiesto: “Ma voi a casa fate regolarmente una maschera?”
Volevo rispondergli male, ma invece ho detto: “No, perchè siamo sempre di fretta”
Otto a questo punto si è scandalizzato: “Noooooo, la maschera non si può fare in fretta”
“!!!???!!”
Sulla maschera non ci siamo accordati e ma sui 5 centimetri di taglio sì. Otto poi ha lavorato veloce e senza empatia. Ho pagato e portato fuori Emma con i capelli ancora un po’ umidi ma tanto nel centro commerciale il caldo era soffocante. Ad Anita è andata meglio, ma la prossima volta cercherò un parrucchiere più a misura di bambino, che non tratti i clienti come polli in batteria da tingere e phonare.