Lion – La strada verso casa

E’ difficile narrare una storia carica di pathos e drammaticità senza scadere nell’emotività, senza esagerare nei toni più melensi.

Ma questo film ci è riuscito benissimo.

Racconta la storia vera di Saroo un bambino indiano che è stato adottato ed è cresciuto in Australia, ma non ha mai dimenticato la vera madre e il suo passato. Dettagli che negli anni sono diventati un’ossessione. Il tassello mancante ed essenziale per comprendere la sua identità. Perciò diventato adulto cerca disperatamente di ritrovare le sue origini, identificare il suo villaggio e ricostruire quello che gli era veramente accaduto.

Da piccolino si era perso nella stazione di Madras e poi per sbaglio era salito su un treno diretto a Calcutta. L’India è un Paese enorme dove si parlano lingue diverse, Saroo non riusciva a farsi capire, vagava perso e indifeso senza una meta.

Così era iniziata la sua odissea in mezzo ai bambini di strada, ai pericoli e agli orrori di una vita ai margini. Poi c’era stato l’orfanotrofio e infine l’adozione internazionale.

Il ruolo di Saroo, da bambino, è interpretato da un ragazzino indiano di otto anni, il bravissimo Sanny Pawar. Mentre da adulto diventa Dev Patel e la madre australiana ansiosa e premurosa è Nicole Kidman. (Intensa e imbruttita da copione, per assomigliare alla vera madre adottiva della storia di cui si vedono le foto nei titoli di coda).

Lion è proposto agli Oscar come miglior film, miglior attore (Dev Patel), migliore attrice (Nicole Kidman), miglior sceneggiatura, miglior fotografia, miglior colonna sonora originale.
Spero che vinca in ogni categoria.
E’ una storia coinvolgente, a tratti straziante, che mi ha commosso e fatto molto riflettere sul processo delle adozioni internazionali.
La vicenda del film si svolge negli anni ’90 e a quei tempi, credo, non fosse prassi comune per i genitori adottivi riportare, appena possibile, i figli adottati nel loro Paese di provenienza. Affrontare un viaggio all’indietro, per aiutarli a rendere meno traumatico il distacco dalle loro radici, dal loro vissuto, per quanto drammatico potesse essere stato.
Per errore forse si tendeva a pensare che per i bambini fosse più sano rimuovere, dimenticare, quello che erano prima. Che fosse giusto cancellare la pagina della vita precedente per sentirsi fortunati di averne una nuova: più ricca, più bella.
Piena di amore e attenzioni.
Non sono un’esperta in adozioni ma credo che adesso non si ragioni più così.
A scuola con Emma c’era un ragazzino indiano, con una storia molto simile a quella del protagonista di Lion, viveva in strada quando è stato trovato, portato in orfanotrofio e poi adottato in Italia.
Quando era arrivato alla materna sembrava piccolo, non si sapeva esattamente quanti anni avesse e gli era stata attribuita l’età dall’analisi ossea. Poi con il passare del tempo si è rivelata sbagliata, era piccolo perchè aveva avuto una vita dura, in verità è quattro anni più grande.
I suoi genitori adottivi però non hanno fatto l’errore di voler cancellare il suo passato, per quanto difficile potesse essere stato, ma l’hanno riportato, in vacanza in India, per aiutarlo a trovare identità e consapevolezza.