Il fantastico viaggio di Stella

“Se mettete qualcosa dentro un buco nero non significa per forza che sia persa per sempre…studi recenti hanno dimostrato che se buttate qualcosa che vi infastidisce…qualcosa che vi rende tristi…non significa che sparirà. La forza di gravità la risucchia, ma poi il problema crescerà”

Così scrive Michelle Cuevas nel suo romanzo più recente, Il fantastico viaggio di Stella, dove la scrittrice americana, racconta di una bambina, di nome Stella, che per non affrontare le emozioni più difficili e dolorose, decide di negarle. E lo fa in un modo molto originale, le getta appunto in un buco nero. Ma non uno qualsiasi, un buco nero che diventa il suo pet. Infatti Stella è una ragazzina che abita vicino alla NASA e proprio un giorno in cui cerca di farsi ricevere da un ingegnere della famosa agenzia spaziale americana, viene seguita fino a casa da un “baby” buco nero che vuole farsi adottare.

Poi non sarà facile gestirlo, perchè il buco nero domestico è ancora piccolo e come tutti i cuccioli, vivace e imprevedibile. Così Stella dovrà superare numerosi ostacoli per riuscire a non soccombere e a trovare un nuovo equilibrio. Insomma a crescere.

Inventarsi una metafora del genere per spiegare ai bambini che non devono avere paura di fronteggiare anche le sensazioni più difficili e complicate, è segno di grande creatività, fantasia e sensibilità. E Michelle Cuevas è un’autrice che dimostra di possedere tutte queste doti. Oltre a una buona dose di ironia, fondamentale per riuscire a trascinare i suoi giovani lettori anche nei temi più drammatici e delicati, come quelli della perdita e della solitudine.

L’ha già dimostrato anche nel suo best-seller Le avventure di Jacques Papier, la storia di un’amico immaginario, narrata proprio da quest’ultimo.  Un ragazzino che è invisibile ma nello stesso tempo compagno e supporto fondamentale per i bambini che incontra. Una storia surreale e avvincente che commuove e fa sorridere. Il libro ha scalato le classifiche di vendita, avuto molte traduzioni e si è aggiudicato il prestigioso Premio Andersen nel 2016.

I libri di Michelle Cuevas piacciono ai bambini ma incantano anche gli adulti, perchè a seconda dell’età e della maturità del lettore riescono a offrire un diverso livello di coinvolgimento. L’avventura, il divertimento e lo stupore sono per i più piccoli, la commozione e la riflessione per il pubblico di lettori più maturo.

Per imparare ad amare la matematica

Con la mia ignoranza in matematica l’ho sfangata più o meno tutta la vita.
Però adesso, sembra arrivata la vendetta dei numeri: Emma-liceo classico, bravissima in tutto ha avuto un break down in mate. Non tanto per il voto quanto per l’emozione negativa, l’angoscia che le provocavano rette e parabole.
(Come darle torto?!?!?)
Naturalmente non ho detto molto ma mi sono sentita in colpa.

(Altrimenti che mamma sarei? Me l’ha confermato anche una psicologa con cui ho parlato ieri, nel codice materno il senso di colpa è intrinsico, inutile illudersi. Non si scappa)

Però non è solo colpa mia, è anche di un’insegnante di mate che per due anni ha mandato certificati medici ed è stata piuttosto assente. E poi è anche colpa di un supplente bellissimo che era arrivato in classe l’anno scorso e le ragazze si facevano interrogare (senza voto) andavano alla lavagna così le compagne le potevano fotografare con il bello.
Foto carine ma niente apprendimento.
Però adesso c’è un film che può salvarci la vita e migliorarci la pagella.
Il diritto di contare, che racconta una storia vera e coinvolgente.
Una vicenda ambientata in Virginia nel’61, alla NASA, dove lavorava nel settore colored computer , un team di una ventina di donne di colore particolarmente geniali con i numeri. Così geniali, nonostante la pelle scura e l’handicap di essere femmine, da essere scelte per missioni delicate e speciali. Come, ad esempio, calcolare la rotta del razzo che avrebbe portato nello spazio l’astronauta John Glenn. Dotatissime nei calcoli tanto da imparare a programmare le schede per i primi calcolatori IBM.
Succedeva in un periodo dove il razzismo era fortissimo e la discriminazione totale.
In autobus c’era la sezione (di pochi posti) per i neri, i bagni erano divisi, le scuole più importanti off limits, e queste donne sono state delle eroine coraggiose, capaci di lottare per i loro diritti e passioni.
E qual è stata la leva che ha scardinato le discriminazioni? La matematica.
L’amore per la matematica e per i numeri.
Questa pellicola riesce magistralmente a coinvolgere lo spettatore che tifa per le protagoniste, si emoziona e angoscia davanti ai troppi ostacoli.
Miracolosamente ce l’ha fatta anche con me, quindi funziona con chiunque.
E a maggior ragione con uno studente che deve trovare il coraggio e la voglia di affrontare senza paura e prevenzione cose mostruose come equazioni e integrali.
Il diritto di contare è quasi una medicina, una terapia.
Meglio di mille discorsi per cercare di convincere a studiare chi si dichiara intollerante ai calcoli. Un film che dovrebbe essere messo nel POF.
Con un cast di attori bravissimi e una storia forte, diverte e commuove, ma soprattutto fa venir voglia di ricredersi.
Purtroppo non si può vivere senza matematica.
E studiarla, è incredibile, ma può essere anche un piacere.