Sondaggio: la salute delle donne italiane

Come stiamo?
Benino e dobbiamo farci i complimenti perchè siamo delle Wonderwomen. Non sto scherzando, questo è quello che traspare da una ricerca fatta da ONDA (Osservatorio nazionale sulla Salute della donna) su un campione di 800 italiane, dai 18 ai 64 anni, di diversa provenienza geografica, status e professione (dalle studentesse, alle pensionate, passando per le casalinghe e le disoccupate).
Da questo studio, compiuto dopo dieci anni dal precedente, emergono fattori molto interessanti.
Leggendo i dati si intravede soprattutto il nostro impegno per stare meglio e aiutare i nostri cari (3 su 4 donne si prendono cura della salute di qualcuno in famiglia) ma nello stesso tempo riceviamo meno aiuto da chi ci sta attorno. Addirittura meno che nel 2006.
Quindi per far combaciare tutto non resta che far conto sui nostri superpoteri.
Infatti 1 donna su 4 è stressata per la condanna a essere multitasking!
La percezione della salute è l’obiettivo principale della nostra vita.
Il 76% delle donne nel 2006 e il 69% oggi la cita come priorità.
Ma la visione è evoluta: si discosta dalla sola assenza di malattia ed efficienza fisica, per diventare sempre più un concetto olistico, una condizione
di equilibrio che coinvolge sia il corpo che la mente.
Si smorza la sua concezione deterministica, dovuta a fattori genetici o addirittura al destino, in favore dell’importanza dei comportamenti e dell’ambiente in cui si vive.
Infatti il 57% delle intervistate cura la propria alimentazione e il 47% fa attività fisica. E 2 su 3 donne vorrebbero fare di più.
Grande importanza è data alla prevenzione, dal 44% del 2006 al 49% di oggi. Il 62% delle donne si sottopone a controlli e visite, contro il 48% di dieci anni fa. Però non siamo soddisfatte degli ospedali e delle prestazioni S.S.N.
Non le ritiene sufficienti il 44% delle interpellate. A questo proposito ONDA ha lanciato la campagna dei Bollini Rosa che vengono attribuiti alle strutture ospedaliere più a misura di donna e ha un grande progetto per i prossimi dieci anni dell’organizzazione: quello di poter costruire un ospedale specializzato nella cura di tutte le patologie femminili.
Un altro importante dato è che la medicina tradizionale per le donne ha sempre meno appeal: dal 25%, di dieci anni fa, sono passate al 71% quelle che cercano cure alternative. Mentre le informazioni sanitarie, il 65% le cerca in rete.
Ma lo stress è sempre in agguato, infatti 1 donna su 4 fuma, come dieci anni fa. Però l’insoddisfazione per lo stato di salute mentale e psicologica è purtroppo peggiorato: dal 10% nel 2006 al 14% odierno.

Il topo dei denti

Cavolocavolocavolo! Acciderbolina ‘sta b….brinconcella della Fata Dentina ci ha tirato il pacco!
Poffanbacchio che sfortuna!
(Sono stata un giorno in rehab e non dico più parolacce).
Ho fatto la peggior cosa che una madre può fare: ieri sera mi sono dimenticata completamente di trasformarmi nel topo dei denti. Vabbè essere multitasking, ma ieri sera proprio non ce l’ho fatta. In questi giorni solo da sola e tenere tutto sotto controllo è dura. Proprio ieri a cena a Emma è caduto il primo canino. Grande entusiasmo suo e relativo abbandono speranzoso del dentino sotto il cuscino. Si è addormentata con l’oleogramma del dollaro nelle pupille.
Il Sant’Uomo is away ed era sera era il turno di Anita nel lettone.
Ieri nella sua scuola media c’era un banchetto dei libri e lei aveva acquistato un romanzo di Jacqueline Wilson, prima di andare a letto l’ho sfogliato e mi sono accorta che era un po’ troppo “pesante” per lei: la mamma della protagonista si ammalava di tumore, faceva la chemio, il papà era violento, ecc. Le ho consigliato di provare stamattina a cambiarlo. Ci siamo addormentate parlando di libri. Avevo la testa piena di pensieri e problemi preadolescenziali. Il topino dei denti era lontano. Anche perchè al primo dente del primo figlio l’adrenalina è alla stelle, poi col cadere dei denti e il passare degli anni l’eccitazione per l’avvenimento scema. Al secondo figlio già diventa un po’ routine…fino all’oblio totale di ieri sera. Stamattina sveglia all’alba per me e Anita, colazione e “confezionamento” per uscire in tempo record e poi dopo aver depositato la primogenita sulla scuolabus, sono andata dolce-dolce a svegliare Emma.
lei apre gli occhi, si stiracchia, allunga la manina sotto il cuscino e ca…caspiterina, fa una brutta smorfia.
“Non è venuto il topino!”
“Ah! Non posso crederci! Ma sei sicura?” e il naso mi si è allungato fino a raggiungere la porta della cucina.
“Eh sì! Non c’è niente!”
“Magari si sarà dimenticato…”
“Ma non doveva…era un canino”
“Infatti un canino è un dente molto interessante…forse non è venuto perchè ha trovato brutto tempo…”
“????”
“E’ capitato una volta anche ad Anita…”
“Davvero? E poi cosa è successo?”
“Le ha portato 3 euro invece di 2 per scusarsi…”
“Infatti, i topi dei miei compagni portano 5-10 euro…il nostro solo 2…”
Nonostante il senso di colpa queste speculazioni mi danno sui nervi e quindi vado in cucina.
“Non sarà venuto perchè c’è la crisi economica?”, continua Emma davanti alle conchigliette al cioccolato.
Sono quasi certa che mi sta prendendo in giro. Il terzo grado sulla vita dei topini dei denti continua fino al momento di uscire. Comincio a innervosirmi come davanti alla polizia. Ho paura di contraddirmi, ma cerco di mantenere i nervi saldi.
“Ma cosa fanno i topini con i denti?”
“Costruiscono delle case e dei palazzi”
“Ma i denti li fondono?”
“Credo di no”
“Ma c’è un topo solo in tutta la città?”
“No, i topi lavorano a zone”
“Quanti ce ne saranno nella nostra zona?”
“Penso tre”
“Ma sei sicura?”
Sto per confessare, non reggo più questo interrogatorio serrato. Poi arriva un via d’uscita insperata. Emma cercando di raggiungere un bicchier d’acqua, rovescia le sue conchigliette. Un bel lago cioccolatoso sul tavolo. Tutte le altre mattine avrei imprecato, ma oggi no. Sono contenta. Non si indaga più sulla latitanza del maledetto topo.

E’ solo una questione di ossitocina?

Su “D” il supplemento di sabato de “La repubblica” c’era un articolo molto interessante su un libro The Sexual Paradox: Men, Women and Real Gender Gap della psicologa americana Susan Pinker. L’autrice sostiene, provocando molte polemiche, che l’impossibilità delle donne di “avere tutto” (carriera & famiglia felice) è soprattutto una questione di ormoni. Certo le condizioni cuturali e sociali influiscono, ma in fondo le donne non vogliono la carriera clonando il comportamento maschile perchè sono “ripiene” di ossitocina e prolattina. Il primo ormone ha dei picchi durante la gravidanza, l’allattamento, il parto, l’orgasmo e anche quando ci si bea degli abbracci e delle coccole ai propri cuccioli. La prolattina si attiva “a manetta” durante l’allattamento e potenzia la voglia di nutrire e proteggere la prole. Questi ormoni hanno anche un effetto euforizzante e anestetizzante sulle donne e le rendono più inclini all’accudimento. Anzi aiutano ad essere più recettive nei confronti del prossimo, a provare empatia a leggere le emozioni sul viso degli altri. Mentre il testoterone, secreto in maggioranza dagli uomini, può alterare alcune connessioni neuronali legate all’interpretazione degli stati emotivi del prossimo.
(Vi viene in mente qualcuno di sesso maschile che conoscete bene?).
Le storiche femministe americane sono insorte davanti a questa teoria per loro svilente. Io credo nella potenza degli ormoni ma anche all’impossibilità di conciliare tutto se non si hanno, oltre a delle superpalle, molti vantaggi di partenza. Di solito sui quotidiani quando c’è il servizio “super mamma in super carriera” si intervistano Marina Berlusconi e Jonella Ligresti. Chissà perchè.
Un’altra cosa carina che ho letto, ripresa da un articolo del New York Times, riguarda sempre la differenza fra i sessi: ora negli States, in California, ci sono corsi, tenuti da tutor da 100 dollari all’ora, che insegnano ai ragazzini maschi delle medie a tenere in ordine fogli e appunti nel loro zaino della scuola. I ragazzi, essendo maschi, non sono multitasking (non possono fare/pensare più di una cosa alla volta) perciò il tutor li aiuta a catalogare e dividere a seconda delle materie. A organizzare in maniera più logica la loro borsa per la scuola. Da questo a imparare a trovare camicia e calzini nel cassetto del comò il passo può essere breve.