Grazie e graziella Pisapia!

Come forse anche i non-milanesi sanno da qualche anno a Milano è in vigore l’area C, zona centrale all’interno dei Bastioni, le antiche porte della città, in cui non si può transitare in auto (per limitare traffico e inquinamento) a meno che non si paghi un ticket da 5 euro. All’ingresso di ogni strada che penetra nell’area C ci sono simpatiche telecamere che fotografano la targa e identificano (più o meno) i trasgressori.

Noi che siamo una famiglia altamente informatica, ovviamente ci siamo registrati on-line sul sito dell’area C e quando abbiamo avuto bisogno di entrare in centro in auto (dalle 7,30 alle 19,30 nei giorni feriali) abbiamo pagato il balzello. Anche perchè chi si dimentica di saldare riceve una bella multa di una sessantina di euro.
Cosa fa Pisapia con i soldi delle multe?
Probabilmente compra i cuoricini da appendere in strada nella settimana di S.Valentino.
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Certo non ripara le buche nelle strade che sono oramai voragini profondissime e pericolose.

Ultimamente ho avuto giorni pesanti: Anita ammalatissima, Emma che si è fatta fregare l’iPhone e altre amenità varie. Comunque, oggi doveva essere il mio giorno bello; quello della delizia, della distrazione.
Sono andata a pranzo con un’amica, in centro appunto, ma con i mezzi. Ho lasciato la mia auto al parcheggio del passante ferroviario e ho preso il treno fino alla stazione Garibaldi.
Mi sono divertita a spettegolare con la mia amica, davanti a un ottimo pranzetto indiano e poi felice, contenta e rilassata, l’ho salutata per proseguire nel mio pomeriggio di amenità.
Il benessere è durato più o meno due minuti.
Infatti mi è arrivata subito una telefonata di Sant’ che mi avvisava di
aver pagato il mio ingresso in area C. Gli era appena arrivata una mail dal Comune che segnalava l’ingresso della mia auto nella zona proibita.

Coooosa? Come era possibile? Chi la guidava? Un ladro figo che aveva deciso di fare subito un po’ di shopping in centro?
Queste sono state le prime domande che ci siamo fatti.
Le altre invece sono state: quanto mi darà l’assicurazione? Che macchina potrei comprare con quei soldi? Quanto tempo rimarrò a piedi?

Di corsa ho ripreso il treno e sono tornata con il cuore in gola al parcheggio del passante ferroviario, con le dita di mani e piedi incrociate, sono uscita dallo schifoso tunnel della stazione (di Segrate) e ho affrontato il degradato parcheggio.
E lì, bella e immobile, parcheggiata un po’ di sbieco c’era la mia macchinina. Nessuno l’aveva toccata. Tutti i graffi della carozzzeria erano al loro posto.
Con commozione ho bippato la chiave e sono entrata. Mi sono seduta accarezzando i sedili. Ho annusato inebriandomi la puzza di cane nell’abitacolo.

I cari addetti al rilevamento del Comune, interpellati successivamente sulla faccenda, hanno detto che magari la loro telecamera si era sbagliata a leggere la targa! Però sono stati così solerti a mandare un’email a un utente con targa simile (Sant’ e magari anche qualcu’altro?), così tanto per farci avere un’overdose di strizza e rovinarci la giornata.

Peccato che questa cura e solerzia il Comune di Milano non la usi anche per altre piccole magagne cittadine come, ad esempio, il fenomeno delle rom che si attaccano come cozze ai totem che forniscono i biglietti nelle stazioni più importanti della metroplitana.
Le ho viste in Stazione Centrale e Duomo. Stanno abbarbicate alle macchinette aspettando i turisti che cercano di fare il biglietto, appena se ne avvicina uno schiacciano il pulsante “Italiano” così l’ignaro straniero non capisce una mazza, poi scelgono per loro un biglietto a caso e infine quando il povero turista mette i soldi per pagare si fanno pagare “l’aiutino” con il resto delle monete.
Non vedono l’ora che inizi l’Expo!

Serpeggia una certa tensione…

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Sono stata via un paio di giorni per la Fiera del Libro a Bologna e nel mio quartiere (residenziale e verde come come quello che ho descritto in Una mamma da URL) le cose sono precipitate!
Soprattutto fra l’allegro gruppo dei proprietari di cani e il resto del mondo.
Come avevo già raccontato ogni tanto nei prati intorno alle abitazioni vengono mandati degli agenti della polizia locale in borghese (per raccogliere fondi) che multano (di un bel 100 euro) i proprietari che vengono beccati a pascolare il loro cane senza guinziaglio.
E’ successo anche un paio di pomeriggi fa, ma il vigile ha scelto la signora sbagliata. Infatti invece di sottostare e fornire le generalità per il verbale la suddetta si è messa a discutere e ha reagito piuttosto male.
Sono volate parole grosse e presto i due contendenti sono venuti alle mani.
(Non essendo stata presente, purtroppo ho solo notizie di seconda mano!).
In un primo resoconto sembrava che, nel crescendo della tensione, il cane della signora, per solidarietà con la padrona, avesse morsicato la mano all’agente. Mentre nella seconda versione, forse più vera (perchè pubblicata dal giornale locale) ma più sorprendente, è stata addirittura la signora ad azzannare la mano del vigile.
Poi lei dallo stress ha avuto un piccolo malore.
Così alla fine sono arrivate due ambulanze: una per ogni contendente.
La signora in manette e il vigile con sette giorni di prognosi.
(Ma chi avrà riportato a casa il cane?)

Il postino suona sempre due volte

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Lavorando da casa vengo spesso disturbata da scampanellate inopportune: il volantino pubblicitario, il giornale gratuito, il venditore del Folletto, eventuali operai, il vicino che ha dimenticato la chiave del portone e via così…Li odio tutti. La maggior parte delle volte fingo di non esistere e non rispondo. Oramai conosco anche gli orari e i giorni dei vari rompiscatole e ghigno da sola di piacere quando suonano e non avranno risposta.
Qualche volta invece sono di buon’uomore e magari urlo uno spiacevole: “Chi è????” al citofono.
Accade soprattutto all’ora di pranzo quando so che in giro c’è il postino, perchè poi andare a prendere la raccomandata in posta è anche peggio. Oggi è successo così. Alla seconda energica scampanellata, ho porconato da sola, Lola ha abbaiato e poi ho risposto.
“Postino, c’è da firmare”
Sono scesa nell’atrio del mio palazzo e, botta di fortuna, ero anche vestita e truccata normalmente (mentre di solito ho la maschera in faccia, il pigiama o i capelli bagnati).
Il postino (con il casco in testa alla moda di Hollande) mi sventola davanti agli occhi una raccomandata e mi passa il modulo da firmare. Per farlo mi avvicino a lui, perchè teneva in mano “il coso” dove era pinzato il foglietto.
Dopo la prima firma mi guarda strano. Mi domando cosa significhi quello sguardo, stavo scrivendo roba d’amore un attimo prima quindi penso che forse quell’occhiata rapita è solo una mia impressione. Quindi senza retropensieri faccio la seconda firma e poi afferrò la busta. Sorrido, lo saluto e mi allontano.
Quando sono ai piedi delle scale, a circa tre passi da lui, mi dice:
“Lei ha un profumo buonissimo, è di rosa, vero?”
Lo guardo pensando: “Un mago dell’olfatto con la divisa delle Poste”
Invece dico: “Eh, sì!” e metto il piede sul primo gradino.
“E’ quella cosa che fa bene alla pelle e si mette in faccia”
“Si, certo”, salgo in casa, facendo i gradini quattro a quattro.
Emozionata da questo magico incontro, apro subito la raccomandata e sono 311 euro di multa che Sant’ deve saldare perchè nel 2011 ha dimenticato di pagare una tassa.
Lo chiamo subito per avvisarlo e gli racconto anche che il postino probabilmente mi ama.
Siamo sposati da 100 anni per cui la sua reazione è stata “Ma porc….311 euro…ma caxxx…ma no…311… ne arriva sempre una”
E non ha neanche pensato di sfidare a duello il postino!