Eleganza vintage

E’ stata una sorpresa inaspettata. Nonostante viva a Milano da tanti anni e l’itinerario fra viale Premuda e piazza Risorgimento sia così familiare (oramai lo chiamo con lo slang dei coetanei delle mie figlie  “vado in Riso”),  qualche giorno fa, cercando un parcheggio, ho iniziato a gironzolare per la prima volta all’interno del quartiere.  Ho scoperto vie con nomi “bizzarri” e molto poco milanesi, come Benjamin Franklyn e Abramo Lincoln. E ho capito che qualcosa stava per succedere.

Il primo miracolo è stato trovare un posto per lasciare l’auto, senza il pericolo di multa o rimozione.  Poi mi sono avventurata in una stradina costeggiata da inconsuete villette colorate. Bellissime, allegre con tanto di giardinetto. Quasi un miraggio. Forse un’allucinazione: non sembrava più di essere in centro a Milano ma in un elegante periferia francese. Così ho cominciato a instagrammare, ho cercato informazioni e scoperto il Villaggio Lincoln, costruito nell’800 come dimora per gli operai cittadini, e così ben preservato da diventare oggi un gioiellino di edilizia chic. Appena finito di ammirare e invidiare quelle graziose abitazioni, ho attraversato la strada e proprio di fronte, in via Cellini, sono stata colpita da un’altra soprendente scoperta. Un negozio vintage delizioso, elegantissimo e raffinato nel decor e nelle proposte di abiti, accessori, gioielli e bijoux.

Affascinata dall’atmosfera del negozio sono entrata a curiosare e ho conosciuto la proprietaria, Sabrina Manin, che mi ha raccontato la della sua passione per la moda e i gioielli d’epoca. L’amore e l’attenzione per la manifattura di qualità, per i dettagli che fanno la differenza. Così con la cura e  la costanza del collezionista, ha raccolto nella sua boutique proposte moda che partono dal secolo scorso fino ad arrivare ai mitici anni ’80. Ci sono capi e accessori griffati ma anche tanti esempi di ottima manifattura  italiana. E i prezzi sono ragionevoli e abbordabili. Insomma il posto perfetto per trovare un regalo mai banale.

Il gusto estetico di Sabrina Manin si ritrova anche nell’arredamento in modernariato del negozio, perfetto complemento di stile che si abbina con l’abbigliamento e gli accessori proposti. Sembra di fare un viaggio a ritroso nel tempo ed entrare in una raffinata boutique degli anni ’50. Non ho osato chiederle se anche Gerry, il suo piccolo Jack Russell, che sonnecchiava tranquillo sotto una delle poltrone del negozio, sia stato scelto ad hoc. Mi ha incuriosito perchè anche lui sembrava perfettamente vintage, sia per la taglia che per il grazioso guinzaglio in cuoio. Così lontano dalla solita versione in nylon sgargiante che tengono a bada tutti i cani che conosco.

Il negozio è aperto solo da tre anni, ma è già un indirizzo doc per le stylist, studentesse e appassioante di moda. Ma è soprattutto è amatissimo da un pubblico orientale. E’ una tappa milanese fondamentale per molte turiste cinesi, giapponesi e coreane che adorano la moda vintage italiana.

Griffe e dintorni

Il successo di Abercrombie and Fitch continua fra le ragazzine. Milanesi e non. Arrivano anche da lontano in pellegrinaggio per fare la fila e sbavare davanti ai commessi-modelli. L’età delle clienti si abbassa mentre il profitto del negozio aumenta. Il boom iniziale dell’apertura del negozio si è trasformato in un durevole rito di shopping.
L’altro pomeriggio passando ho notato due ragazzine decenni che correvano fuori dal negozio, trotterellando felici verso le mamme, esibendo in mano come trofeo la loro polaroid con il bellone discinto.
Una scena meno felice invece sul marciapiede di fronte, dove una quarttordicenne in lacrime discuteva con il padre, quarantenne, che non voleva sciropparsi un’ora e mezza di fila per consentire anche alla sua bambina di essere felice e farsi immortalare con il bel boscaiolo di turno all’entrata.

A casa mia però nel settore T-shirt non è che le cose vadano meglio.
Sant’ reduce da un viaggio negli USA ha portato come regalo a Emma una maglietta gialla dei Los Angeles Lakers con abbinata felpa tecnica, cappellino e polsini. Sant’ da ragazzo era una promessa del basket e recentemente Emma ha mostrato un certo interesse a questo sport e quindi viene largamente appoggiata dal papà.
Non amo il giallo e l’abbinamento con il viola mi disgusta.
Da anni cerco di femminilizzare un pochino Emma.
E soprattutto questa cavolo di felpa tecnica non ha la zip sul davanti.
Ha invece un cappuccio e un’apertura per far uscire la testa troppo stretta, ogni volta per toglierla ci vorrebbe un epiositomia.
Emma riesce a infilarsela da sola ma per svestirsi mi chiama perchè rimane invaribilmente incastrata nel collo della felpa. Con il naso mezzo fuori e mezzo dentro. Maledico i Los Angeles Lakers e anche Sant’.
Perchè io tiro da una parte ed Emma si lamenta: “No, così nooooo! Mi fai maleeeee!”
“Nooooo, di làààààà!”
“Più sùùùùùù! Più giùùùùù! Non dalle maniche!”
Un inferno. A volte ho anche pensato di andarmene e lasciarla incastrata lì dentro.
Poi la felpa è sì “tecnica” ma pesante, ingombrante e sotto il grembiule della scuola non ci sta. Emma si ingolfa e non riesce più a muovere le braccia.
Così stamattina quando ha detto “Mamma, mi metto la felpa” ho cominciato a borbottare come una pentola di fagioli e sono andata a truccarmi per non sbottare e dire troppe cattiverie. Però quando Sant’ mi si è avvicinato non ho potuto far a meno di commentare: “Questo regalo non è stato una grande idea!”
Sant’ ha attaccato come un serpente a sonagli. “Anche se le regalavi una felpa rosa di Mondo Barbie sarebbe stato uguale! Questa dei Lakers è una felpa bellissima ha solo il buco della testa un po’ troppo piccolo!”
“Mooooondo Barbie a chi?”, ho urlato mentre dalla rabbia mi infilavo il pennello dell’eye-liner nell’occhio.
“E poi a dieci anni dovrebbe vestirsi da sola…è colpa tua…non sa neppure legarsi bene le stringhe….sei troppo…troppo mammina!”

(Quando arriva la festa della mamma i papà sono sempre nervosi)

Precoci a calare la braghe

Qual è l’incubo delle mamme dei maschi che vanno alle medie? Le madri delle femmine ne hanno svariati, più o meno drammatici e realistici, ma quelle dei ragazzini ne identificano uno in particolare: il boxer a vista. Da abbinare al jeans calato fino alle anche. Bambini che fino a pochi mesi prima indossavano con allegria e spensieratezza slip di Sponge Bob e l’Uomo Ragno, improvvisamente vogliono solo boxer e calano le braghe.
Perchè dagli undici anni in poi, il cavallo a metà coscia sarà inelegante, scomodo, magari anche ridicolo ma decisamente cool.
La tendenza viene, come sempre, d’oltreoceano dove la moda del jeans abbassato è mutuata dai rapper, che sono notoriamente dei duri e a loro volta si sono ispirati alle divise oversize dei detenuti. Adesso però proprio dagli Usa arriva il contrordine, al grido di Stop the Sag, il senatore afromaericano Eric Adams intima di tirar su i jeans perchè osceni. L’ispirazione di questa crociata arriva da un fatto di cronaca: un giovane gangster di Brooklyn inseguito dagli agenti è inciampato nei jeans, non è riuscito a saltare ed è caduto nel vuoto. Da questa tragedia è partito il contrordine: le braghe a metà coscia non sono più da fighi ma da poveretti.
Da noi fortunatamente cose del genere non sono capitate ma nel nostro piccolo abbiamo comunque qualche problemuccio con i saggy jeans. Infatti mia figlia ha raccontato che alcuni suoi compagni, con il jeans abbassato per correre dietro allo scuolabus e non perderlo, si devono tenere i jeans con le mani, proprio come fanno le damigelle o le spose con l’abito lungo. E questo non è certamente da duri.

Moda & peluche

L’articolo che mi ha colpito era ieri su La Repubblica ma purtroppo non è sul web e non posso linkarlo. Si tratta di un reportage su la 70ma edizione di Pitti Bimbo. Copio qui le due frasi che mi hanno procurato angoscia.
“…si adeguano le neonate con il leopardato sotto il vestitino rosa (Cavalli). Va forte la maglia: Ermanno Scervino, che alle bimbe regala gli stivali cuissard delle mamme, la usa perfino per i cappotti.”
Naturalmente non voglio criticare la collega che l’ha scritto, anch’io mi occupavo di moda tanti anni fa e so quanto sia difficile descrivere tendenze e redigere il reportage delle sfilate. Ce l’ho con gli stilisti e non solo con questi due. Oramai da anni ci propongono bambine lolite o maliziose Alici nel Paese delle meraviglie, con tacchi, spacchi e calze a rete. Una moda dedicata a madri dementi e abbienti. Ma la neonata leopardata e lo stivalone a mezza coscia, così comodo per andare a scuola, non riesco a digerirlo. Già nel nostro bel Paese le cose vanno abbastanza male, dobbiamo proprio infierire leopardando gli innocenti?

Oggi pomeriggio sono andata con Emma in un negozio di giocattoli in centro, le avevo promesso un’altra dose di Lego e lei, poverina, era in crisi di astinenza…Alla cassa ho aspettato il mio turno dietro a un elegantissimo signore sui 60 o forse anche qualcuno in più. Molto chic dai bei capelli bianchi, al costoso cappotto cammello fino al mocassino marrone con nappine. Questo facoltoso cliente si faceva incartare 2 peluche di quelli giganti e lussuosi, forse due Trudi oppure anche qualcosa di meglio: una focona e un orsone. Di quelli che sono così ingombranti che forse c’è bisogno di una cameretta extra. Di quelli che, se per caso il bambino milanese che li riceve in regalo ha il broncospasmo, l’asma o una qualche allergia, raccolgono così tanta polvere sui loro corponi di pelo da essere letali.
La commessa ha detto: “Sono 340 euro”
E il signore chic ha pagato senza fare una piega.