La vita dolce

Nella nostra realtà in cui tutto è banalizzato, il Carpe Diem di Orazio è diventato un logo da stampare su una maglietta e i segreti per conquistare un nuovo benessere sono quasi sempre frutto di qualche genialata marketing, scoprire un manuale con La vita dolce di Angela Lombardo è una bella e utilissima sorpresa. Un libro originale che coinvolge, incuriosisce a aiuta anche a migliorare le nostre abitudini di vita.

L’autrice infatti conduce il lettore attraverso gli scritti e la filosofia di Epicuro (spesso purtroppo semplificato dai media come il padre di un superficiale edonismo), e la poesia di Orazio e Lucrezio. Interpretando le loro opere si possono cogliere consigli importanti su come cambiare prospettiva, riflettere sui nostri errori, diventare più spontanei e vivere meglio.

La voce fresca e viva dei maestri antichi arriva in una nuova traduzione che ci restituisce tutto lo spirito dei loro testi. A dispetto di chi oramai considera lo studio del greco e del latino come un’inutile perdita di tempo e inneggia alle tecnologie, l’arte e la filosofia ci dimostrano che anche a distanza di millenni il cuore degli esseri umani batte sempre per gli stessi dolori.

Spessso c’è una certa paura o inibizione nell’affrontare i testi dei grandi classici, il pregio di questo manuale è proprio la capacità di approfondimento dell’autrice che riesce a spiegare i grandi principi universali che hanno ispirato questi autori armonizzando il loro pensiero con la nostra realtà (anche quella più pop!).

Perciò leggendo La vita dolce è facile convincersi che la felicità non è una cosa complicata, ma una scelta quotidiana che nasce anche dalla capacità di non accontentarsi e di coltivare la propria unicità.

Le ragazze con il pallino per la matematica

Marzo è il mese dello STEM (science, tecnology, engineering and mathematics) e per celebrarlo meglio è stato appena pubblicato Le ragazze con il pallino per la matematica, un libro che vuole aiutare a spazzare via un pesante pregiudizio di genere. L’idea che la passione per le materie scientifiche non sia una prerogativa femminile.

Scritto da Chiara Burberi, docente, consulente e creatrice della “Palestra della matematica più grande d’Italia” e Luisa Pronzato, giornalista del Corriere della Sera e coordinatrice della 27maOra, raccoglie le esperienze di ragazze e donne che hanno messo la scienza, la matematica, l’economia, l’ingegneria al centro della propria vita, nonostante la diffidenza di genitori e professori, i pregiudizi, le statistiche e numeri in negativo.

Hanno creduto nelle proprie capacità e sfidato le convenzioni.

La matematica è innata. Recenti studi documentati in questo libro, hanno dimostrato che nasciamo con il senso della numerosità, che condividiamo con cuccioli e animali. Già a quattro mesi riconosciamo la numerosità, cioè abbiamo reazioni fisiche alla presenza di uno, due o tre oggetti. Reagiamo se ne scompare uno e se ne riappare un altro.

Questo scrive Chiara Burberi e devo fare un vergognoso coming out: sono l’esempio vivente di ex bebé andato a male. Probabilmente anch’io avevo un buon senso della numerosità, nei lontani anni’60.

Poi questo talento è andato perso, non credo solo a causa di stereotipi di genere ma anche perchè al liceo scientifico ho avuto un orrido prof di fisica e matematica (sì, era anche maschilista).

Tanto che all’esame di maturità quando chiesi alla mia compagna, (la più brava in matematica che poi è diventata medico) se il suo risultato fosse “2” come il mio, lei rispose che invece era una cosa complicatissima con degli x, degli y e altre cose strane, me lo sono fatta passare.

Sono stata promossa ed è stato l’ultimo compito di matematica della mia vita!

Me ne vergogno? Un po’ sì, perchè ho sprecato un’occasione per essere migliore, per apprendere.

Con due figlie al liceo e all’università, posso testimoniare che i pregiudizi sul talento femminile nelle materie dello STEM esistono eccome. Però la situazione sta migliorando, le ragazze vogliono veramente combattere i limiti culturali di genere. Le adolescenti emulano in rete tutto quello che viene dai paesi anglossassoni e in questo caso, grazie al cielo,  c’è un modello positivo, proposto da una delle top model più famose e ammirate, Karlie Kloss, che promuove il coding per le ragazze e ha lanciato seminari e borse di studio per chi vuole imparare a programmare.