Ultra-multi-december-tasking

Dicembre è un mese diabolico per le mamme: ci sono milioni di cose da fare e il tempo vola. Sono anche oberata dal lavoro e quindi ancora più ansioso-paranoica. Quindi cerco di inventarmi sempre più situazioni in cui posso fare due-tre cose in una volta per economizzare secondi preziosi. Cose banali come: riempire la lavastoviglie e telefonare, fare la cyclette e leggere o rispondere a sms, stirare e guardare un Dvd con le mie figlie, cucinare e aiutare a fare i compiti, asciugarmi i capelli e leggere il giornale, pulire i pavimenti e imparare il francese. Andare in pizzeria con la mia famiglia e fare un’intervista al telefono. Guidare e insegnare l’inglese a Emma con un cd nell’autoradio. Lavorare al computer e farmi una maschera idratante. Oppure il manicure e surfare in rete (il risultato però è scoraggiante).
Una volta allattavo e leggevo (allora ero un’ignara principiante) .
Poi c’è il grande classico: accompagnare le figlie a un corso e portare il computer per lavorare.
Non metto guardare la tv che si può facilmente abbinare a tutto, perchè non è un dovere ma un passatempo, mentre stirare e guardare un Dvd, magari di cartoni animati, è più un dovere genitoriale.
Anche telefonare si può più o meno abbinare a tutto.
So che potrei migliorare, perciò voglio conoscere le vostre strategie: cosa abbinate? Sesso e stiro? Lasagne e pediluvio? Ceretta e spesa on-line? Shopping natalizio e conference call per briefing aziendale?

Piccoli campioni crescono


Quando si aspetta un bambino tanti sono i timori e i dubbi. Ci sono quelli seri ma anche le paure più superficiali: ci si domanda se si ingrasserà come balene, se le tette, dopo l’allattamento, diventeranno due buste da tè e se le smagliature avranno il sopravvento. Poi ci sono le amiche-Cassandra che prevedono un parto di trentacinque ore, le coliche del bebè e tre anni di notti in bianco. Insomma si diventa mamme con una visione abbastanza disincantata e cinica. C’è una previsione/maledizione però che nessuno fa: fra otto-dieci anni dovrai svegliarti alle sette anche nel fine settimana e passerai le tue domeniche ad accompagnare il pargolo, sportivamente dotato, alla gara di nuoto, di equitazione o alla partita di calcio e/o basket. Proprio nell’età in cui si pensava di averla oramai sfangata con le corvée superimpegnative e potersi godere qualche anno sereno prima della rivoluzione dell’adolescenza, le mamme devono trasformarsi in accompagnatrici compulsive. Assonnate e annoiate guidano senza sosta verso le località meno amene del pianeta per portare i loro figli a tutte le gare. Poco importa se poi i piccoli campioni arrivano ventottesimi o stanno in panchina senza segnare, l’importane è partecipare. Come mi ha spiegato in un’intervista la psicologa Elena Rosci, autrice del saggio “Mamme acrobate ” una volta le madri avevano l’obiettivo di crescere figli sani ed educati mentre ora vogliono qualcosa in più per sentirsi la coscienza a posto: è fondamentale anche sviluppare i talenti dei loro piccoli. Questa è la ragione (oltre a cercare di occupare il tempo dei bambini) per cui si iscrivono i figli a mille corsi. E quando finalmente vengono scelti per fare agonistica o mostrano comunque una certa capacità, nessuna si sente pronta a rivendicare il proprio tempo libero a scapito del piccolo sportivo. Così si passano i sabati pomeriggio a guardare i “pulcini” che tentano di fare goal, in mezzo a genitori che fanno un tifo sfegatato e volgare peggio che alla curva nord. E le domeniche a respirare cloro rinchiuse in squallide piscine dell’hinterland. Oppure, come capita a me, si guida per un ora per arrivare in Brianza dove c’è quel certo maneggio meraviglioso, dove la puzza della cacca di cavallo è sempre la stessa e il fango pure, ma l’istruttrice é bravissima e Anita è felice. Tutto questo perché all’orizzonte ci aspetta la terribile profezia del libro “Ho 12 anni faccio la cubista mi chiamo principessa” della giornalista Marida Lombardo Pijola dove le bambine sono terribili ma i maschietti non brillano certo per il loro candore. Allora ci si sacrifica per crescere i bambini con un hobby sportivo e sano. Poi sanno che ora anche i grandi sportivi si dopano, ma quello arriva più tardi… e intanto le mamme si sono impegnate per fare del loro meglio.