Mese di verifiche: copiare 2.0 e oltre

Meno di un mese e mezzo alla fine della scuola: tempo di verifiche a raffica e di simulazioni per l’esame di maturità. Ma, come tradizione, gli studenti si organizzano per non soccombere alla mole di impegno che li aspetta. La sfangano in modo tradizionale o tecnologico, a seconda dei mezzi e della fantasia. Copiare è un’arte: bisogna avere tattica e sangue freddo. I principianti nervosi sono quelli che si fanno beccare.
La strategia che mi ha entusiasmato di più, ho scovato la foto su FB, è questo innovativo terzo braccio posticcio, fondamentale per sostituire l’arto destro dello studente, che viene quindi comodamente usato per cercare ciò che serve. Per surfare in rete con lo smartphone, sotto il banco, senza destare i sospetti dell’insegnante.
Una protesi tattica forse scomoda da indossare ma geniale.
Gli smartphone ovviamente hanno un ruolo cruciale nell’apprendimento dei nativi digitali.
Sono la loro appendice, i migliori amici, nel bene e nel male.
Il giorno della verifica si arriva a scuola con due esemplari di telefono: quello preistorico da dare in pegno all’insegnante che, per precauzione ritira i cellulari, e quello vero -ultimo modello molto performante- da tenere per copiare e cercare ciò che serve.
Anche per i nostri alunni 2.0 sopravvivono i classici bigliettini che sono anche sinonimo di studio (per scriverli con la cura di un amanuense bisogna sintetizzare e prendere appunti). Vengono nascosti un po’ dovunque, dall’astuccio fino all’interno dell’etichetta della bottiglietta dell’acqua che viene personalizzata con quello che serve per la verifica.
testo
Ai miei tempi baravo alla vecchia maniera: appunti scritti nel vocabolario e testa girata il più possibile verso il compito della mia amica più brava della classe (la ringrazio ancora per il compito di matematica alla maturità!).
Ora che tutti i millenials sono tatuati, e considerato che vanno tanto di moda le scritte, mi aspetto che gli studenti chiedano al tatoo artist qualcosa di utile: dai paradigmi, alla tavola degli elementi.
Adesso che fa quasicaldo le ragazze possono mettere le gonne senza calze e avere a disposizione spazio sulle gambe dove si possono scrivere un sacco di date, formule e quant’altro. Ma pure all’interno dei polsi, sugli avambracci. E anche una grattatina ai polpacci potrebbe avere il suo scopo.
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Queste bellissime scarpe possono essere molto utili anche al test per medicina e poi vedrei bene anche una borsa simil Luis Vuitton con stampate nozioni più utili che il monogramma dello stilista.

Pro e contro della fama da blogger

Un po’ di anni fa, quando era uscito Una mamma da URL questo blog aveva molto traffico, ero contenta e vivevo un po’ in una bolla strana di soddisfazione e incredulità. Scrivevo e raccontavo con un approccio molto personale.
Ero ottimista e pensavo che il mondo, e soprattutto il web, fosse pieno di persone meravigliose e disponibili.
Poi un giorno, in questo delizioso stato d’animo, sono andata alla festa di fine anno della seconda media di Anita.
La scuola aveva un giardino, l’aula di mia figlia era a piano terra, così l’allestimento di cibo e beveraggi vari era stato disposto all’aperto davanti alla porta finestra dell’aula. Era un caldo pomeriggio di fine maggio e tutto sembrava andare per il meglio.
I ragazzi, dopo aver fatto il pieno di varie schifezze alimentari piene di coloranti e additivi (quelli che le madri comprano al discount per risparmiare, sperando che li mangino solo i figli degli altri), si erano dileguatiimboscati al largo tra alberi e aiuole, mentre padri e madri si intrattenevano, chiacchierando amabilmente.
C’era ovviamente anche qualche insegnante che prendeva parte alle conversazioni e tutto sembrava procedere per il meglio.
A un certo punto una prof (della nostra classe di una materia minore che non avevo mai incontrato) e una supplente (che conoscevo di nome ma non di persona) si sono avvicinate, mi hanno chiesto se fossi la madre di Anita e mi hanno domandato di seguirle all’interno.
Mia figlia era una delle più brave della classe per cui, nella mia nuvola di benessere da blogger famosa, che pubblica anche un libro, ho subito acconsentito con piacere, immaginando che volessero coinvolgermi in qualche meravigliosa attività genitori-insegnanti.
Invece appena dentro l’aula un po’ buia, nell’intimità del nostro trio, mi hanno aggredito verbalmente. Dicendo che avevano letto il blog e non dovevo permettermi di scrivere certe cose su di loro!
Sono caduta dal classico pero e ho chiesto di cosa stessero parlando.
La più vecchia, più aggressiva, mi ha rinfacciato un post che secondo lei era critico nei suoi confronti. E un altro che riguardava la supplente. Mi hanno intimato di cancellarli.
(Alla faccia della libertà di espressione, fossi stata negli USA avrei potuto invocare il Quinto Emendamento, ma al momento ero troppo basita e spaventata anche solo per fare la battuta!)
Ho provato a obiettare che stavano sognando o meglio male interpretavano, ma la prof si è arrabbiata ancora di più e ho pensato che potesse anche arrivare a menarmi.
Impaurita, allora sono scappata dall’aula e tornata fra gli altri genitori che, ignari e tranquilli, conversavano sorseggiando prosecco e sbocconcellando pizzette.
Ero così scioccata che non ho denunciato l’agguato a nessuno. La situazione mi sembrava troppo assurda per essere raccontata. Mi avevano rovinato la festa e l’umore.
Oramai al mio palato le pizzette sapevano di cacca e invece del prosecco avrei dovuto bere litri di assenzio per stordirmi e calmarmi.
Ho cercato allora di scappare dalla festa il prima possibile.
Non ho raccontato nulla a mia figlia che doveva trascorrere ancora un anno in quella scuola.
Non sono andata a dirlo alla preside che immaginavo avesse problemi più grossi da affrontare.
Ho solo chiesto un parere legale a Silvia che ho visto il giorno dopo a Roma, quando sono andata a presentare Una mamma da URL, mi ha rassicurato. Non avevo nulla da temere.
Però comunque ho impiegato sei anni prima di aver voglia di fare outing e raccontare questa disavventura!

Back to school

2006-09-11 at 08-31-34 (1)
Fra pochi giorni Emma inizierà il liceo classico, la foto sopra è del primo giorno di elementari: il tempo è volato.
Il suo nuovo liceo è la scuola già frequentata dalla sorella, quindi godrà delle dritte di chi è più esperto di lei. Anita invece avrà due professori nuovi e mi ha spiegato che, nel grande fratello della rete, esistono alcuni comodissimi siti per studenti, dove si possono “googlare” i nomi dei docenti per scoprirne pregi e difetti.
Manie e idiosincrasie. Crudeltà e passioni.
Mi sembra fichissimo.
Leggere profili con dettagli utili e succulenti come: “Ama le citazioni”.
“Perde il filo del discorso mentre spiega”.
“Sembra bastardo ma alla fine ti aiuta”
O anche il dettaglio che rende più felici li studenti: “Non interroga mai”
Comunque…per rimanere in tema docenti ecco una storiella, verissima, di qualche tempo fa.

Due classi vanno in gita in un Museo delle Scienze accompagnate da due insegnanti. Come sempre ci sono un po’ di ragazzini vivaci da tenere a bada, da sgridare perchè corrono nei corridoi. Non prestano attenzione, possono rovinare gli oggetti esposti. Infatti a un certo punto, vicino alla riproduzione di uno scheletro, in terra, una delle due prof trova un ossicino bianco.
Lo raccoglie, lo esamina e dà in escandescenze. Acchiappa due degli esagitati che ha appena sgridato e li accusa di aver scontrato lo scheletro e fatto cadere quel piccolo osso che brandisce, severa, mostrandolo alla collega.
Quest’ultima senza osservarlo troppo bene, senza quindi prenderlo in mano, propone di riappoggiarlo, cammuffandolo un po’, di nuovo nello scheletro esposto. Così fanno.
Poi le classi proseguono il loro giro in un’altra sala.
A questo punto mia figlia deve soffiarsi il naso e apre la piccola borsa che ha portato con sè per prendere un kleenex. All’interno trova un altro ossicino identico a quello che ha causato l’ira della prof.
Sono i biscotti di Lola che aveva messo nella borsina qualche giorno prima, per portare fuori il nostro cane. I biscottini servivano a convincere Lola a tornare, a prenderla per la gola, per farsi rimettere il guinzaglio, dopo essere stata libera di correre.
Biscotti a forma di osso. Piccoli, bianchi secchissimi, a forma di osso. Molto realistici.
Poco prima, sempre per prendere i kleenex mia figlia, inavvertitamente, ne aveva fatto cadere uno sul pavimento vicino allo scheletro!

L’incubo dei compiti

La notizia era ieri sul Corriere della Sera, ripresa dal Daily Mail: gli scolari inglesi da una ricerca del’Unicef sono risultati i più infelici, al 21mo posto mentre gli italiani sono piuttosto sereni: stazionano a metà classifica. Secondo l’Associazione degli Insegnanti questa infelicità può essere causata dai compiti a casa che “aumentano la pressione sugli studenti e non migliorano l’istruzione”. E così i membri di questa associazione stanno valutando la possibilità di abolirli. I bambini sono stressati dalla mole di compiti che creano anche discriminazione: quelli con i genitori più istruiti e disponibili riescono a farli bene perchè seguiti da mamma o papà. Mentre gli altri, abbandonati a se stessi, perchè i genitori non hanno tempo nè voglia, non fanno i compiti o li sbagliano. E una volta a scuola fanno figuracce con gli insegnanti e vengono redarguiti. Sul Daily Mail ho scoperto che anche David Beckham, non certo famoso per il suo intelletto, ha avuto problemi a seguire nei compiti di matematica il figlio Brooklyn quando questo aveva solo sei anni e ha dovuto chiedere aiuto alla Spice. Ieri in una riunione di classe (sono purtroppo rappresentante nella classe di Emma) ho approfittato della notizia per chiedere alle maestre un parere sulla decisione dei colleghi inglesi. Apriti cielo: i compiti si fanno e non si riducono. Ma i genitori hanno l’obbligo di seguire e aiutare i pargoli? Solo controllarli, mi è stato risposto gelidamente. Con Anita mi è andata di lusso: ha sempre provveduto autonomamente. E infatti adesso che devo rincorrere Emma con diario alla mano per sapere cosa deve fare, la mia primogenita mi guarda accusatoria e mi dice: “Perchè l’aiuti? Con me hai studiato solo le conifere!”. E’ vero. Infatti ora sulle conifere sono molto preparata e quando andiamo in montagna sfoggio la mia cultura. All’inzio avevo provato ad abbandonare Emma al suo destino, ma al momento del bacio della buonanotte, prima di chiedere gli occhietti e abbandonarsi serena sul guanciale stringendo il suo pupazzo, troppo spesso capitava che lanciasse un grido lancinante: “Ho dimenticato di colorare! Dovevo studiare la poesia”. Si metteva a singhiozzare disperata e allora io facevo le ore piccole a colorare fotocopie in bianco e nero. Dovevo anche farlo in un certo modo, “però non troppo da mamma, altrimenti le maestre se ne accorgono”. Ho anche scritto un sacco di giustificazioni sulle poesie non imparate. Altre volte dimenticava a scuola proprio “quel quaderno”, indispensabile per i compiti. Altre volte, la domenica sera, quando stava per chiudere lo zaino, si buttava a terra lanciando un acutissimo un grido di dolore (come le comari che in meridione erano pagate per piangere ai funerali) e tra le lacrime gridava: “Non ho finito le schede!”. E allora via con una bella sgridata e un’altra vergognosa scusa scritta sul diario. Per questo i genitori odiano i compiti e su sul tema fra le mamme e le maestre è da sempre guerra fredda, anzi glaciale. Sempre ieri alla riunione di classe un’altra maestra ha sentenziato, per liquidarmi: “I compiti indicano il metodo di studio, chi l’impara andrà bene dall’elementari fino alle superiori”. Sottintendendo: altrimenti ciccia, sono cavoli vostri, cari genitori fannulloni!