Piccoli yankee crescono?

Sabato su La Repubblica c’erano due pagine che parlavano di bambini omologati/alienati. Tutti vestiti più o meno uguali, che giocano con gli stessi giochi elettronici, che guardano gli stessi fumetti, mangiano le stesse schifezze. Tutti plasmati dalla cultura angloamericana. Tutti che festeggiano Halloween. Una roba molto triste, ma anche comoda per i genitori. Perchè a volte anch’io quando inciampo su una biglia di Emma e quasi mi rompo l’osso del collo, preferirei che i “giochi dimenticati” sparissero veramente per sempre. Perlomeno da casa mia. Oppure quando trovo il pavimento pieno di avanzi di pezzi di spago, cartoncini appiccicosi di colla e bastoncini di ghiaccioli riciclati, vorrei avere una figlia che gioca sempre al Game Boy, invece di costruire ponti tibetani per i suoi pupazzi. Poi pensando a Bush, Sarah Palin e alla mia amica americana, con la quale ho rotto da pochi mesi, rinnego e maledico ogni influenza yankee e stacco i residui di vinavil dal parquet con più buonumore.
In questo spirito patriottico, l’altro giorno ho comprato la raccolta completa dei DVD della vecchia serie televisiva Gian Burrasca, in onda alla Rai negli anni’60. Qualche anno fa avevo letto Il giornalino di Gianburrasca alle bambine e ci eravamo divertite. Pensavo che anche il mitico adattamento televisivo (con Rita Pavone) facesse ridere. Invece è una fiction preistorica. Una pizza mostruosa, senza azione, con moltissimi balletti e canzoni. Tanto che Emma, alla quarta scena, mi ha chiesto stremata: “Mamma ora mettiamo i Simpsons?”